Gennaio 25th, 2019 Riccardo Fucile
INVITATA A UN CONVEGNO, LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE FINANZE VUOLE PRIMA SAPERE SE AVRA’ UN POSTO ADEGUATO AL SUO LIGNAGGIO, COME LA PEGGIORE KASTA
Io sono io, tuonò dal suo account mail l’Onorevole Presidente grillina Carla Ruocco. Anzi, io
sono “l’autorità ” e come tale devo sedere dove mi spetta al convegno sulla Shoah.
La nemesi del grillismo è tutta in una mail partita incautamente dall’indirizzo della deputata, Presidente della commissione Finanze di Montecitorio, in cui Ruocco — o chi per lei del suo entourage – richiede perentoriamente un posto tra le autorità .
E poco importa se un tempo sarebbe stata massacrata dai suoi stessi compagni in nome della battaglia all’odiata Casta.
L’ufficio del cerimoniale della Camera inoltra lo scorso 17 gennaio a tutti i deputati un messaggio che recita: “Si trasmette l’invito al convegno “Trasmettere e insegnare la Shoah è impossibile?”, che si terrà venerdì 25 gennaio 2019 (oggi, ndr) alle ore 10.30 nell’Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari”.
Una settimana dopo, e siamo a oggi, alle ore 9.47 dalla casella di Carla Ruocco parte questa mail: “Buongiorno, per la Presidente On. Carla Ruocco è stato riservato un posto tra le autorità ?”. Non solo.
La richiesta è accompagnata anche dall’ultimativa postilla: “Gradirei essere informato al 349…”, e segue numero di telefono completo.
Per una svista, il messaggio viene spedito non solo al cerimoniale, ma a tutti i parlamentari. La notizia inizia a circolare, i parlamentari ne parlano nelle chat private. Poco dopo, la deputata di Forza Italia Laura Ravetto commenta tagliente: “”Le autorità … e poi erano gli altri la Casta…”. Il dem Luigi Marattin: “Quando si tratta di prendere i voti, “uno vale uno” e “abbasso la casta”. Quando si siedono sulle poltrone, chiedono i posti “autorità ” anche nelle iniziative contro la Shoah, in cui basterebbe solo ascoltare. Sono proprio uno spasso questi grillini”.
Che sia stata Ruocco o qualcuno del suo staff a scrivere la mail conta poco, in fondo. Il messaggio parte dall’indirizzo istituzionale della parlamentare, tra gli esponenti di punta dei cinquestelle e già membro del direttorio a cinque che fu incaricato di reggere il Movimento per diversi mesi.
Adesso la mutazione sembra completa. E non basterà sostenere che “autorità ” era scritto in minuscolo per scrollarsi di dosso quel sapore evidentemente dolce di Casta.
(da agenzie)
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Gennaio 25th, 2019 Riccardo Fucile
“UN UOMO CON LA SVASTICA TATUATA SUL BRACCIO MI HA GUARDATA CON ODIO E POI MI HA SPUTATO ADDOSSO”… A QUESTO SI STA ARRIVANDO LASCIANO A PIEDE LIBERO GLI ISTIGATORI ALL’ODIO RAZZIALE
Tre sputi. Uno in faccia, uno sulla valigia e uno sulla borsetta che portava a tracolla e sulla quale erano stampate alcune parole in yiddish.
La sua unica colpa? Essere ebrea. O, almeno, sembrarlo.
Alessandra Veronese, professoressa di storia medioevale ed ebraica all’Università di Pisa, ha affidato a un post su Facebook il racconto di quello che le è capitato lo scorso giovedì 17 gennaio, mentre si trovava a Roma.
“Era l’ora di pranzo, stavo aspettando di incontrare un’amica, in una piazza centralissima, ed essendo arrivata in anticipo mi sono fermata a guardare la vetrina di una libreria – ricorda Veronese – Alla mia destra, seduto su dei gradini c’era un uomo. Ha iniziato a osservarmi e prima ancora che me ne accorgessi me lo sono ritrovato a due centimetri di distanza. Mi ha guardato con uno sguardo di odio e disprezzo, poi mi ha sputato. Io sono rimasta basita, non capivo”.
L’uomo, che si è subito allontanato, è stato riconosciuto da alcune persone che hanno assistito alla scena. “Uno studente mi ha detto che è un volto noto della zona, un fascista non nuovo ad aggressioni di questo tipo. Mi ha anche fatto notare che portava una svastica tatuata sull’avambraccio”.
A quel punto, per la professoressa, è stato tutto più chiaro: “Quell’uomo mi ha sputato perchè credeva che fossi ebrea, mi ha scelta proprio per quello. Sulla borsetta di tela che indossavo c’erano delle scritte in ebraico di un corso di yiddish che avevo seguito alcuni anni fa a Tel Aviv”.
Veronese ha deciso di rivolgersi alla Digos e denunciare l’episodio: “Volevo che si sapesse, volevo raccontarlo: mi è sembrato un gesto così grave, enorme. Sono troppi i casi di intolleranza e non possiamo certo rimanere in silenzio”.
(da agenzie)
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Gennaio 25th, 2019 Riccardo Fucile
L ‘EX CANDIDATO SINDACO M5S DI PALERMO SI DISSOCIA SULLA GESTIONE DELLA SEA WATCH: “SPREZZANTI I VOSTRI METODI, INACCETTABILE L’ATTEGGIAMENTO DEL GOVERNO, E’ ORA CHE LA BASE M5S FACCIA SENTIRE LA SUA VOCE”
“Non parlate in mio nome…”. Ugo Forello, ex candidato sindaco di M5S a Palermo, prende
nuovamente, e in modo clamoroso, le distanze dal suo movimento.
Lo fa con un post su Facebook che prende spunto dal caso della Sea Watch, la nave con 47 migranti ferma nelle acque di Siracusa.
Forello scrive: “Mi dissocio dalle prese di posizione dei Ministri Di Maio e Toninelli. Il vostro modo sprezzante di parlare di persone, come se fossero cose, non è accettabile. No…”.
Il consigliere comunale di Palermo, che qualche giorno fa si era definito “indipendente” dentro il gruppo consiliare di 5 Stelle, contesta la politica dei “due forni” del movimento.
“Mi rivolgo ai tanti cittadini che hanno votato il MoVimento 5 Stelle, chiedo a loro di alzare la voce, di prendere una posizione chiara; non si può cedere, ancora, il campo alla teoria che sia necessario occuparsi “prima” di qualcosa o di qualcuno, a discapito di qualcos’altro o di qualcun altro; non si può accettare la strategia del chi è più duro o intransigente, sulla pelle degli altri. Non si può continuare a perseguire la politica dei due forni”.
Afferma ancora Forello: “E’ (o meglio dire, sarebbe, in un paese normale) buono e giusto accogliere, soccorrere e far sbarcare le persone che si trovano in mezzo al mare, così come occuparsi dei bisogni dei cittadini, di quelli che sono in difficoltà o sono in uno stato di emarginazione economica e sociale. E’ un errore grossolano mettere le due cose in termini di contrapposizione, o l’uno, oppure l’altro”.
Secondo l’esponente grillino “non esiste alcuna emergenza, alcun massiccio flusso migratorio che possa, neanche e lontanamente, giustificare il comportamento – inaccettabile – del governo italiano. Le Ong in mare hanno svolto e continuano a svolgere un’attività importantissima, di grandissimo valore umano, quelle stesse ONG che dopo anni di inchieste e insinuazioni, risultano pulite, senza nessun indagato”.
(da agenzie)
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Gennaio 25th, 2019 Riccardo Fucile
FILIPPO PARADISO E’ STATO TIRATO IN BALLO DA UN AVVOCATO, VERBALI SONO STATI SECRETATI
Filippo Paradiso, classe 1966, pugliese che in passato ha prestato servizio negli uffici di diretta collaborazione dei vari sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, con Prodi, come con Berlusconi. Ora lavora al ministero dell’Interno, come collaboratore della segreteria di Matteo Piantedosi, il capo di gabinetto di Matteo Salvini indagato con il Capitano nell’affaire Diciotti.
Ma, scrive oggi Il Fatto Quotidiano, Filippo Paradiso è anche indagato in un filone della mega-inchiesta romana su un presunto giro di sentenze comprate anche al Consiglio di Stato.
Scrivono Antonella Mascali e Valeria Pacelli che Paradiso viene tirato in ballo in questa indagine dall’avvocato Giuseppe Calafiore, che è stato molto vicino all’ex legale dell’Eni, Piero Amara: entrambi hanno fatto rivelazioni, alcune secretate, che hanno dato spunto a diversi filoni di indagine.
Su Paradiso, Calafiore racconta — ma per averlo saputo de relato— di somme di denaro che gli sarebbero state versate da Amara. Ovviamente sono affermazioni che devono essere riscontrare dai magistrati, anche perchè finora non ci sono prove di passaggi di denaro, nè Amara ha confermato la circostanza.
Intanto, i pm cercano di ricostruire il nesso tra Paradiso e Amara: il sospetto — anche questo da verificare — è che il primo potrebbe essere stato utile al legale per i suoi rapporti con il mondo della politica e magari della magistratura.
Contattato dal Fatto, Paradiso ha spiegato di non aver “avuto mai rapporti personali”con Calafiore, mentre conferma di conoscere Amara, con il quale dice di avere “rapporti di cordialità ”. Ma, continua Paradiso, “escludo nel modo più assoluto di aver ricevuto delle somme denaro.
Oltre la vicenda che riguarda il collaboratore del Viminale, ci sono altri filoni di questa inchiesta tenuti segreti.
Come quello in cui è indagato il presidente della Sesta sezione del Consiglio di Stato, Sergio Santoro. È accusato di corruzione in atti giudiziari, ma solo i pm ne conoscono il motivo.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 25th, 2019 Riccardo Fucile
LA PACCHIA RAZZISTA E’ FINITA: ORA SE L’ATTRACCO NON VIENE GARANTITO FINISCONO TUTTI DENUNCIATI PER VIOLAZIONE DELLE NORME DEL DIRITTO MARITTIMO E PER OMISSIONE DI SOCCORSO… ALTRO CHE LE STRONZATE CHE DOVEVANO CONSEGNARE I PROFUGHI AI CRIMINALI LIBICI
La nave Sea Watch 3 con a bordo 47 migranti soccorsi il 19 gennaio è entrata nelle acque
territoriali italiane e torna a divampare la polemica.
L’imbarcazione della ong tedesca è ancorata ad un miglio a largo delle coste di Siracusa, a 1 miglio (2 km) a nord di punta Maglisi.
L’ingresso, secondo quanto si apprende dalla Guardia Costiera italiana, è stato consentito a causa delle cattive condizioni meteo per garantire la sicurezza delle 47 persone che si trovano a bordo, ormai da 7 giorni, e della stessa imbarcazione, che ora è affiancata da motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza.
Come ricostruito, “nella mattinata dello scorso 19 gennaio — si legge in un comunicato del Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto — la nave ‘Sea Watch 3’ ha soccorso, in area Sar di responsabilità libica, 47 migranti su una unità in difficoltà . Terminate le operazioni di soccorso, l’unità , a causa delle condizioni meteorologiche in peggioramento, inizialmente procedeva nella navigazione verso Lampedusa e successivamente verso la Sicilia orientale per trovare riparo”.
“A #SeaWatch, per riparare dalle condizioni meteo in ulteriore peggioramento, è stato assegnato un posto di fonda a 1,4 miglia dal porto di Augusta, Marina di Melilli- Siracusa — scrive la ong in un tweet — Un ‘posto di fonda’ assegnato invece di un Pos”, place of safety, cioè un porto di sbarco sicuro”.
“Per quanto riguarda la Sea Watch devo vedere ancora il dossier: certamente l’Italia non ha mai coordinato i soccorsi, li hanno fatti loro. Avrebbero dovuto attendere la guardia costiera libica, perchè il tutto è avvenuto nel mare libico”, aggiunge Toninelli.
Il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, si dice pronto ad accogliere i migranti: “L’amministrazione comunale di Siracusa è pronta ad accogliere i 47 migranti che si trovano in mare aperto, a bordo della Sea Watch 3, avvalendosi della collaborazione della Curia e di tante associazione che sono state contattate e hanno dato la loro disponibilità “.
Il sindaco ha già scritto al ministro della Marina mercantile e, per conoscenza, al prefetto e al comandante della Capitaneria di porto di Siracusa, chiedendo di consentire l’attracco della nave.
(da agenzie)
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Gennaio 25th, 2019 Riccardo Fucile
IL SABATO AMBULATORIO APERTO A TUTTI: “LA MEDICINA NON HA FRONTIERE, CURIAMO TUTTI”
Come racconta Bianca De Fazio su Repubblica.napoli il professore Mario Delfino, direttore della Dermatologia del Policlinico dell’ateneo Federico II, spiega l’iniziativa che sabato mattina aprirà le porte dell’ambulatorio di Dermatologia a chiunque provenga da un Paese non europeo: “Non è un ghetto. E non c’è canale preferenziale. È solo il nostro tentativo di superare le barriere culturali che spesso, troppo spesso, tengono lontani i migranti dalle cure di cui avrebbero bisogno”.
“Chiunque tema di aver contratto una malattia della pelle o della sfera sessuale potrà venire da noi ed ottenere una prestazione sanitaria assolutamente gratuita. Senza passare per i medici curanti, i medici di base, e le loro impegnative, senza registrazioni ufficiali o prenotazioni, senza i documenti da ” Straniero temporaneamente presente”.
“Noi vogliamo rispondere al bisogno reale, e immediato, di chi ha un problema sanitario” aggiunge Delfino
Una sorta di giornata di accoglienza senza frontiere. L’appuntamento è sabato dalle 9.30 alle 12.30 al secondo piano dell’edificio 10 del Policlinico.
Ma più che di ambulatorio per i migranti i medici parlano di ambulatorio di Dermatologia e Venereologia Etnica, ” un presidio di prima accoglienza altamente specialistico che supera le barriere culturali, linguistiche e cliniche e assicura visite ai migranti, con o senza permesso di soggiorno ” .
“Abbiamo attivato – spiega Delfino – un percorso facilitato studiato per superare le barriere che spesso impediscono a chi viene dai paesi extracomunitari di accedere alle terapie necessarie ” .
L’ambulatorio etnico è attivo da pochi mesi, ma sino ad oggi la struttura era poco conosciuta. A fronte delle 34 mila prestazioni fatte in ambulatorio nel corso dello scorso anno, solo 300 sono quelle “etniche”.
Poco, rispetto alle effettive necessità dei tanti migranti che vivono sul nostro territorio. E che si scontrano con barriere spesso legate alle loro culture.
“I migranti hanno, in tanti casi, un approccio alle malattie diverso dal nostro. Hanno, tanto per fare un esempio, uno spiccato pudore che gli impedisce di scoprirsi. Un pudore legato a motivi culturali, psicologici, religiosi. Dunque il nostro approccio, quello dell’ambulatorio etnico, è ” dedicato” ” . Frutto di una esperienza di lavoro con gli immigrati, di un’attenzione particolare alle loro istanze.
Anche i medici sono specialisti che hanno nel loro curriculum assistenziale una esperienza dedicata agli extracomunitari. C’è Patrizia Forgione, ad esempio, responsabile dell’Asl Napoli 1 del laboratorio Migranti dell’Ascalesi. C’è Nicola di Caprio, con una lunga esperienza nel casertano, dove le comunità migranti sono numerose.
“A me non piace neanche parlare di migranti – afferma Delfino – preferisco usare il termine scelto dall’Organizzazione mondiale della sanità : popolazioni umane mobili”. Che poi curarle significa, anche, evitare la possibile diffusione di qualsiasi tipo di contagio. “Le malattie, molte malattie della pelle e soprattutto le malattie veneree, si contagiano. Sarebbe oltremodo stupido, oltre che contrario alla deontologia professionale, non assistere chi vive qui. Curare gli immigrati è interesse di tutta la collettività . Il nostro è un dovere di tutela di “tutta” la popolazione. Non può essere un discrimine se quell’uomo o quella donna è qui in Italia legittimamente o meno. Il malato è malato, va assistito comunque”.
Che in tempi di respingimenti degli immigrati e chiusura delle frontiere suona come un monito. ” Fa parte dell’etica, vorrei dire “ancestrale” che ispira noi medici. Il giuramento di Ippocrate dice che il medico deve rispettare il paziente, chiunque esso sia. Ippocrate diceva che entrando in una casa il medico deve rispettare l’uomo ( l’unico che aveva piena cittadinanza), la donna, lo schiavo. Sì, anche lo schiavo. La medicina nasce senza frontiere. Ed oggi non possiamo dimenticarcene. Non possiamo, nell’assistenza sanitaria, rinunciare ad un criterio universalistico”. Fondamentale la collaborazione degli enti coinvolti nella gestione delle politiche migratorie ” ed è grazie alle associazioni di volontariato che si occupano di questi temi che spesso possiamo avvalerci anche dell’aiuto dei mediatori culturali, fondamentali specie per superare gli ostacoli linguistici”.
(da agenzie)
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Gennaio 25th, 2019 Riccardo Fucile
IL CONSIGLIO DI STATO HA RESPINTO IL RICORSO DEL VIMINALE CHE VOLEVA VIETARE LA PRESENZA DEI RIFUGIATI NELLA PARROCCHIA DI VICOFARO
Una bellissima notizia: “Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello del ministero dell’Interno
contro la nostra accoglienza a Vicofaro! Resistiamo”.
Lo annuncia, con un post su Facebook, don Massimo Biancalani, che nella parrocchia pistoiese di Vicofaro accoglie migranti e senza fissa dimora.
Il ministero dell’Interno aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato dopo che il Tribunale amministrativo regionale della Toscana, il 15 novembre scorso, aveva accolto la richiesta di sospensiva dell’ordinanza dell’11 settembre con cui il Comune di Pistoia vietava l’accoglienza dei migranti nella parrocchia di Vicofaro
I giudici del Consiglio di Stato hanno ritenuto “opportuno lasciare la situazione inalterata sino alla decisione” del Tar della Toscana “nel bilanciamento dei contrapposti interessi”.
Il Tar, nell’accogliere la richiesta di sospensiva presentata dall’avvocato Umberto Buiani, legale della parrocchia di Vicofaro, aveva parlato di “fondatezza del ricorso” e di “genericità e mancanza di proporzionalità della misura adottata” nell’ordinanza comunale che imponeva “di cessare l’attività di accoglienza di persone comunitarie ed extracomunitarie” a Vicofaro.
(da agenzie)
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Gennaio 25th, 2019 Riccardo Fucile
L’AZIENDA FARMACEUTICA SI DISSOCIA: “NON SONO I NOSTRI VALORI”
A tirare la corda questa prima o poi si spezza: lo impara Libero in queste ore, dato che l’azienda Menarini, sponsor del quotidiano, ha deciso di non poter tollerare oltre le provocazioni di Feltri e del giornalista Filippo Facci, autore del titolo su Pil e gay che ha indignato l’Italia intera
E quindi ha deciso di colpire Libero dove fa più male: nel portafogli. L’azienda si è infatti dissociata dal giornale, dietro sollecitazione dell’eurodeputato Daniele Viotti, che ha scritto ai dirigenti per spingerli a riconsiderare la sponsorizzazione.
“Anche noi di Menarini ci sentiamo profondamente offesi da quelle parole perchè si discostano totalmente dai valori che ci contraddistinguono come azienda” è la risposta di un portavoce all’email di Viotti.
“Il nostro Gruppo, presente in 136 paesi nel mondo con 17.000 dipendenti, ha sempre tutelato la libertà individuale. Pertanto rifiutiamo categoricamente ogni tipo di discriminazione fondata su etnia, religione, orientamento sessuale, opinione o condizione personale e sociale. Per questi motivi, agiremo di conseguenza” conclude il portavoce.
E’ plausibile quindi che alla presa di distanza possa conseguire, nei prossimi giorni, un ritiro della pubblicita’ dalle pagine del giornale.
(da agenzie)
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Gennaio 24th, 2019 Riccardo Fucile
PERCHE’ MAI PARLA DI VOTO IN SENATO SULLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE CONTRO DI LUI SE HA DETTO CHE AVREBBE RINUNCIATO ALL’IMMUNITA’? CHE FA, SCAPPA?
“La speranza è che rinunci all’immunità “. Il Movimento 5 stelle gioca una di quelle partite il
cui esito si decide su un altro campo.
Alla Giunta per le immunità del Senato sono arrivate le carte su Matteo Salvini.
Il vicepremier è stato messo sotto processo dal Tribunale dei ministri di Catania per i fatti legati ai migranti a bordo della nave della Guardia costiera Diciotti.
In casa 5 stelle la vicenda è una sorta di bomba atomica collegata a un timer.
Il perchè è presto detto. L’assemblea di Palazzo Madama sarà chiamata a votare sull’autorizzazione a procedere per il segretario del Carroccio. E mai il Movimento ha espresso pollice verso su una fattispecie simile.
Ma difficilmente il governo sopravviverebbe a una maggioranza che affossa il leader di uno dei partiti che la compongono.
I contatti con Luigi Di Maio in giornata sono stati continui, ma nessuno dei due ha scoperto le proprie carte. “Aspettiamo di vedere che fanno – ha commentato Salvini con i suoi – devono capire che in gioco non c’è la posizione del leader della Lega, ma la tutela del ruolo di ministro”.
Tra gli uomini del leader 5 stelle si spera che, alla fine, il ministro dell’Interno dia seguito a quel che disse lo scorso 27 agosto, quando affermò di voler rinunciare all’immunità .
La situazione è di assoluto stand-by, ma la sensazione è che la war room stellata già stia mettendo in campo la macchina per salvare capra e cavoli, governo e alleato.
Trovando una sponda in Forza Italia.
“Vedrete – spiega un senatore che vuole rimanere anonimo – daranno libertà di voto confidando che gli azzurri voteranno contro l’autorizzazione a procedere”.
Ma l’operazione sarebbe rischiosissima. La maggioranza consta di sei/sette voti di margine. E nel pallottoliere risulterebbero ad oggi già una trentina i senatori sulla ridotta del sì, con Elena Fattori, Paola Nugnes e Alberto Airola gli unici finora ad uscire allo scoperto.
Un caposaldo 5 stelle fin dalle origini, e ribadito anche nel programma elettorale, come ha fatto prontamente notare Pippo Civati, nel quale si ribadiva la “volontà di intervenire su quelle prerogative che oggi sottraggono deputati, senatori e ministri dall’applicazione della giustizia”.
Dal quartier generale del Carroccio arrivano segnali contraddittori.
Perchè se il vicepremier in diretta Facebook si è detto sicuro “del voto” dei suoi senatori, dando dunque per scontato di volersi avvalere dell’immunità , dal suo entourage si fa notare che “quella parola oggi non è mai stata pronunciata”, e che “è presto per farlo, il ministro ancora non ha letto le carte”.
Il salva-Salvini procede su un crinale strettissimo. Perchè da un lato c’è lo strapiombo della fine dell’esperienza gialloverde. Dall’altro il crepaccio dell’implosione del gruppo parlamentare 5 stelle, e la slavina potenziale in vista delle urne di maggio.
(da “Huffingtonpost”)
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