Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile
DONALD TUSK: “DIFENDEREMO DANZICA, LA POLONIA E L’EUROPA DA QUESTA ONDATA DI ODIO E DI DISPREZZO, TE LO PROMETTO”
Fino a tarda notte, e nonostante una temperatura polare, migliaia di persone hanno
vegliato in silenzio il loro sindaco assassinato domenica sera durante un evento di beneficenza.
E stamattina, sotto il vecchio municipio, un’imponente torre medievale di mattoni rossi, già ardeva un centinaio di ceri.
La città governata a lungo da Pawel Adamowicz è sotto shock. Per le strade tutti parlano a bassa voce, ovunque le bandiere sono a mezz’asta mentre a ogni ora la campane delle chiese suonano a stormo.
Intanto, manifestazioni spontanee sono state organizzate anche nel centro a Varsavia, a Cracovia, a Katowice.
Nella capitale, la manifestazione s’è tenuta sotto il Palazzo della cultura, nel cuore della città , è stata iniziata con un minuto di silenzio e l’inno nazionale cantato sottovoce.
Il sindaco Rafal Trzaskowski ha annunciato il lutto nazionale di tre giorni per rendere omaggio al collega morto. E anche a Katowice, in silenzio, sono state accese le candele per commemorare Pawlowicz.
“Difenderemo Danzica, la Polonia e l’Europa da quest’ondata di odio e di disprezzo, te lo prometto”, ha detto il presidente del Consiglio europeo ed ex premier polacco, Donald Tusk, rivolgendosi all’amico di vecchia data.
Molto amato dalla città che amministrava da vent’anni, per sei mandati consecutivi, e noto per le sue idee liberali e per l’opposizione al partito sovranista e conservatore di governo PiS, Diritto e giustizia, è stato ucciso da un 27enne, Stefan Wilmont, che era da poco uscito dal carcere dopo una condanna per rapina.
Wilmont ha detto di essersi voluto vendicare per le torture subìte durante un suo precedente arresto, avvenuto quando il partito cui faceva parte Adamowicz governava il Paese. Farneticazioni, dicono i polacchi.
È stato il quotidiano d’opposizione Gazeta Wyborcza a parlare per primo di delitto politico, maturato nel «clima di odio e di ostilità » che segna la politica polacca.
Il giornale fa riferimento al partito di governo del presidente Kaczynski, con cui pochi giorni fa il vice-premier Salvini ha stretto un patto elettorale per le europee del prossimo maggio
Adamowicz, 54 anni, padre di due figlie adolescenti e sindaco di Danzica dal 1998 era ormai fuori dal partito Piattaforma civica
Il suo omicidio, ossia quello di uno dei politici più popolari del Paese, che si spendeva per una città aperta e solidale, contro la chiusura del governo attuale, ha scosso non solo la Polonia ma tutta Europa.
L’annuncio della morte è arrivato alle 14.40 di ieri, dal ministero della Sanità polacco. Nel policlinico universitario in cui è stato ricoverato subito dopo, i medici lo avevano sottoposto a un intervento di 5 ore, ma Adamowicz non ce l’ha fatta.
Il suo grande cuore non ha resistito ai tre colpi inferti con una lama lunga 15 centimetri. L’assalto è avvenuto davanti agli occhi di migliaia di persone, volontari e seguaci della Fondazione Wosp (Grande orchestra caritative di Natale) di Jurek Owsiak, durante un evento per raccogliere fondi destinati a opere sanitarie. Il pubblico ha ascoltato il saluto del sindaco e poi ha assistito al brutale assassinio. Dopo il suo folle gesto,Stefan Wilmont, non è scappato ma ha continuato a girare sul palcoscenico brandendo il coltello insanguinato, per poi strappare il microfono ad un organizzatore e urlare: “Mi chiamo Stefan, e Adamowicz doveva morire”.
(da agenzie)
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Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile
PER IMITARE SALVINI, ANCHE LUI INDOSSA LA DIVISA DELLA PENITENZIARIA, IRONIA SUI SOCIAL
Dopo Matteo Salvini, che non perde occasione per indossare le divise della polizia o dei vigili del fuoco, ora è il turno del collega di Governo, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
Il Guardasigilli ha infatti indossato il giubbotto della Polizia penitenziaria, riportata su Facebook da un profilo della stessa Polizia penitenziaria. Subito è cominciata l’ironia attraverso ai social.
Pippo Civati commenta: “Non è secondino a nessuno”. Il blog mangino brioches scrive su Twitter: “Quando finalmente anche a te hanno comprato un costume come quello del cuginetto”.
C’è poi Marlon Brandy che sempre su Twitter commenta: “Siccome Salvini indossa sempre il pigiama della Polizia, il grillino Bonafede non ha voluto restare indietro e ha indossato la sottana della Penitenziaria. Come i bambini gelosi dei costumi altrui, a Carnevale”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile
“E’ UNA VITTIMA DEI PENTITI, NON HA UCCISO NESSUNO”… “PERCHE’ SALVINI NON CHIEDE L’ESTRADIZIONE DEI FASCISTI RESPONSABILI DI OMICIDIO CHE SI SONO RIFUGIATI IN BRASILE?”… “TORREGIANI SA CHE IL COLPO DI PISTOLA CHE L’HA COLPITO E’ STATO SPARATO DA SUO PADRE”
Se Cesare Battisti parlasse “farebbe crollare la politica, non hanno mai voluto che parlasse
perchè sono tutti compromessi”. A dirlo al Messaggero è Vincenzo, il fratello del terrorista rientrato ieri in Italia dopo la cattura in Bolivia.
“Volete saperlo – afferma -? Mio fratello è una vittima. Sì, una vittima. È stato sempre condannato in contumacia perchè i suoi amici pentiti lo hanno accusato, compreso Pietro Mutti che va facendo il signore in giro per il mondo pagato dallo Stato. Siccome Cesare era latitante, diamo la colpa a Battisti e via. L’arresto – aggiunge – è un’ ingiustizia, non è colpevole, lo stanno accusando di quello che non ha commesso è stato sempre tirato in ballo in contumacia dai pentiti, da tutti”.
Secondo Vincenzo Battisti, Cesare non ha commesso reati: “No, e quello che mi dà più fastidio è che hanno sempre rotto a mio fratello, mentre i fascisti che hanno ammazzato e stanno in Brasile nessuno li cerca, perchè non cercano pure quelli? Il signor Salvini andasse pure a cercare gli amici suoi”.
“Cesare – continua – mi ha giurato che non ha ammazzato mai nessuno, non s’è mai potuto difendere, ma tutti hanno scaricato su di lui per salvarsi. Anche Torreggiani, che si trova in quelle condizioni non per Cesare ma perchè ha sparato il padre. Lui prima ha detto che mio fratello non c’era, poi ha cambiato versione ma se è in carrozzella, e mi dispiace, è perchè la pallottola è partita al padre”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile
NEGA CHE SIA UNA NORMA CHE SALVA IL LEGHISTA RIXI: INFATTI IERI GLI AVVOCATI DEL LEGHISTA HANNO GIA’ CHIESTO CHE SIA APPLICATA
“Questa norma non salva nessuno e mi rifiuto di accettare la logica ‘ad personam’ in cui è stato impantanato per anni il dibattito sulla giustizia: a me interessano i cittadini. Mi rifiuto di accettare provocazioni”: è stato chiarissimo ieri Alfonso Bonafede in conferenza stampa a Palazzo Chigi quando ha risposto a una domanda sulla norma salva-leghisti nella legge anticorruzione.
E infatti proprio ieri i difensori di due imputati nel processo per le cosiddette ‘Spese pazze’ a carico di alcuni ex e attuali consiglieri di Regione Liguria tra cui l’attuale viceministro Edoardo Rixi hanno iniziato, seppure in via subordinata a una assoluzione, a chiedere la riformulazione del reato da peculato a indebita percezione di erogazioni o fondi pubblici.
Certo, una richiesta non vuol dire un accoglimento. Ma la tempestività della mossa degli avvocati ci fornisce la certezza che le intenzioni di chi ha presentato l’emendamento fossero esattamente quelle.
Tanto più che a novembre un altro tentativo era stato fatto con il medesimo obiettivo: la modifica del reato di peculato per mandare in soffitta i processi dei consiglieri regionali per spese pazze.
A muoversi per primi sono stati gli avvocati Pietro Bogliolo e Andrea Corradino durante il processo sulle spese pazze in regione Liguria sostenute con i fondi dei gruppi regionali nel periodo compreso tra il 2010 e il 2012 e che vede tra i 23 imputati il viceministro della Lega Edoardo Rixi per il quale il procuratore aggiunto Francesco Pinto ha chiesto la condanna a 3 anni e 4 mesi.
Le difese ne hanno solo accennato, ma ne parleranno sicuramente in sede di controrepliche quando la modifica dell’articolo 316 ter sarà effettivamente in vigore.
E anche Alessandro Vaccaro, difensore di Matteo Rosso (FdI), ha già avvertito la Corte di essere intenzionato a sollevare la questione, forte di una recente pronuncia della Corte d’Appello di Milano, in parte però rovesciata dalla Cassazione.
La modifica introdotta è stata da un emendamento che dagli atti della Camera risulta a firma di Gian Luca Vinci, Roberto Turri, Luca Paolini, Gianluca Cantalamessa, Fabio Massimo Boniardi, Manfredi Potenti, Anna Rita Tateo, Ingrid Bisa, Riccardo Marchetti e Flavio Di Muro, tutti leghisti.
Prima della modifica, il vecchio articolo diceva: “Chiunque mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l’omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sè o per altri, contributi, finanziamenti…”.
Adesso recita così: “La pena è della reclusione da uno a quattro anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso della sua qualità o dei suoi poteri”.
Con la modifica quelle figure di pubblico ufficiale (come i consiglieri regionali) che prima non erano citate, ora rientrano a chiare lettere nel 316 ter, un articolo che, aldilà dei tecnicismi giuridici, rappresenta, rispetto al peculato, un utilizzo illecito di soldi pubblici ritenuto meno grave.
Adesso toccherà agli avvocati sollevare la questione nei processi scorsi, tenendo ben presente che il codice penale stabilisce che il subentro di nuove leggi fa sì che venga applicata «quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo».
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile
LE CRITICHE SU VACCINI E DEMOCRAZIA INTERNA AL M5S… LUI REPLICA: “NON SIETE CORTESI”
Beppe Grillo è stato contestato durante la sua performance a Oxford davanti agli studenti
riunitisi all’Oxford Union.
Lo riporta un articolo pubblicato sul Corriere della sera.
Finisce tra le contestazioni degli studenti la performance di Beppe Grillo alla Oxford Union, la storica società di dibattiti legata all’ateneo britannico: un coro di «buu!» saluta la fine dell’esibizione, c’è chi grida «buffone!», «mettiamo fine a questa farsa!» mentre lui tenta di sdrammatizzare mormorando «non siete cortesi…».
E non lo sono stati i ragazzi dell’università inglese, che hanno affrontato più volte di petto Grillo.
La situazione si è scaldata quando è cominciato il dibattito alla fine del monologo di Grillo
Dibattito introdotto dallo studente 21enne presidente della Oxford Union: il quale ha provato a fare domande politiche a Grillo, chiedendogli delle attuali responsabilità come forza di governo: ma lui ha svicolato, lanciandosi in altri spezzoni di monologo. Al che il giovane presidente ha provato a insistere, rifacendo la domanda (come fanno gli intervistatori inglesi): ma non c’è stato verso.
A questo punto le facce dei ragazzi in sala viravano fra l’attonito e il divertito.
Ma la temperatura si è alzata quando a Grillo è stata contestata la posizione sui vaccini: lui ha detto di non essere contro, ma solo di mettere in questione l’obbligatorietà .
Al che il conduttore del dibattito lo ha sfidato apertamente ed è partito un folto applauso.
Lo stesso è accaduto quando lo hanno contestato sulla democrazia interna ai Cinque Stelle e quando un giovane ha esclamato «la politica è una professione seria» è partito un altro battimani, che ha accompagnato anche la difesa della democrazia rappresentativa fatta da un altro studente.
Ma l’applauso più sentito lo ha strappato il riferimento al fascismo fatto da una ragazza. «Siete tosti», ha chiosato Grillo. «Sei patetico!», ha gridato un’altra.
(da agenzie)
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Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile
PER LANCIARE IL BRAND “CALABRESI IN MOVIMENTO”, IL FILOSOFO SOVRANISTA AVREBBE INCASSATO LA CONSULENZA SENZA ONORARE L’IMPEGNO
Diego Fusaro è ancora il Presidente onorario di Calabresi in Movimento, il soggetto politico fondato dal fondatore di Home Restaurant Hotel Gaetano Campolo? Avevamo lasciato il nostro turboeroe del sovranismo a tessere le lodi delle Calabrie e della terra dei pitagorici e ce lo ritroviamo un paio di giorni fa a comunicare, sul suo profilo Facebook, di «non avere NIENTE a che fare con il gruppo, lista o quel che è dei “Calabresi in Movimento”». Cos’è successo?
A spiegarci il retroscena è proprio Campolo che dopo essere intervenuto nei commenti al post del filosofo di Spotorno ha deciso di raccontare tutta la sua verità sul raggiro di cui ritiene di essere stato vittima.
Tutto inizia, spiega il CEO di Home Restaurant Hotel, quando ha deciso di contattare Fusaro per lanciare il brand Calabresi in Movimento: «Fusaro doveva essere, in quanto influencer, una sorta di testimonial delle nostre battaglie sul DDL home restaurant», la legge presentata durante la scorsa legislatura per disciplinare l’attività di ristorazione in abitazione privata e affossata da PD e M5S nel 2017 e bocciata dall’Antitrust perchè discrimina i nuovi operatori.
Ecco quindi che Campolo, per dare visibilità al movimento ha deciso di invitare Fusaro a partecipare al convegno di presentazione di Calabresi in Movimento il 30 e il 31 ottobre scorso.
Evento durante il quale è stato insignito della carica di Presidente Onorario. Il tutto ha un costo «per quei due giorni ho pagato a Fusaro un cachet di 1.500 euro più le spese. Per “comodità ” e su sua proposta il pagamento è avvenuto in contanti» precisa Campolo.
Ma la presenza del filosofo che combatte la globalizzazione in Calabria faceva parte di una strategia di marketing più ampia. Fusaro aveva infatti proposto, sempre dietro compenso, di pubblicare due articoli su Calabresi in Movimento.
Uno è effettivamente stato pubblicato su Affari Italiani (la deontologia prevede che la pubblicità sia ben distinta dai contenuti giornalistici nei quotidiani), il secondo — che Campolo considerava molto importanti al fine di far meglio conoscere la situazione della sua App — avrebbe dovuto uscire sul Fatto Quotidiano.
Fusaro non ha specificato se l’articolo sarebbe stato pubblicato sull’edizione cartacea o sul Fattoquotidiano.it «ma mi sarebbe andato bene anche sul blog del Fatto» continua Campolo.
Costo di questa “consulenza professionale” (questa la dicitura nella fattura del 4 ottobre emessa da Fusaro)? Mille euro più Iva.
Denaro regolarmente pagato da Campolo e che in sostanza è servito a coprire le spese per l’articolo su Affari Italiani e alcuni video dove il filosofo parlava della Calabria. Fusaro aveva proposto anche un piano mensile di “consulenze filosofiche” sempre alla modica cifra di 1.000 euro «ma nonostante i miei numerosi solleciti, via WhatsApp e telefonicamente Fusaro non ha mai pubblicato l’articolo sul Fatto Quotidiano e quindi abbiamo deciso di interrompere la collaborazione».
Secondo Campolo quella ai suoi danni è stata una vera propria truffa, perchè l’accordo prevedeva che dietro il pagamento di 1200 euro (Iva inclusa) il turbofilosofo avrebbe dovuto dedicare due articoli a Calabresi in Movimento quando invece ne ha pubblicato solo uno.
«A livello di brand mi conviene, per quella cifra a me andava bene anche sul Blog perchè l’importante era essere presente nel database del Fatto Quotidiano», dice ancora Campolo.
Ma Fusaro non ha pubblicato nulla sul Fatto e Campolo è furioso: ha pagato per un servizio che non ha ottenuto. «Se io ti pago per una consulenza e questa consulenza prevede questo tu dal giorno dopo devi iniziare a farlo», dice, anche perchè su WhatsApp a Campolo Fusaro scriveva cose come «il pezzo sul Fatto sarà una bomba» oppure «il pezzo uscirà dopo la conferenza stampa».
Non c’è però alcun contratto, solo accordi verbali e messaggini su WhatsApp purtroppo Campolo ha fatto «il backup e ho perso tutta la cronologia sul cellulare» ma assicura che tutto è documentabile non appena accederà tramite computer.
«Il Professore Diego Fusaro non solo mi deve soldi ma deve anche scusa visto che mi ha liquidato ieri con un post Facebook».
Ma non potrebbe trattarsi della riproposizione della lotta di classe tra il marxista Fusaro e il padrone e imprenditore Campolo? Non è che quello di Fusaro è stato un esproprio proletario, un atto rivoluzionario di un intellettuale rivoluzionario?
In fondo proprio qualche giorno fa su La7 Fusaro citava Brecht ribadendo che rapinare una banca è ben poca cosa rispetto a fondarne una.
Campolo non ci sta, perchè «se io oggi vado in Spagna per Fusaro e il suo compare Marx la colpa è anche di Fusaro che ho pagato e non mi ha dato i servizi, i servizi sono di sostegno mediatico».
Eh sì, perchè visto che in Italia le lobby, i politici e la massoneria gli mettono i bastoni tra le ruote (secondo lui…) Campolo sta pensando di accettare “un’offerta milionaria” di alcuni investitori spagnoli e delocalizzare i suoi servizi nel paese iberico.
Ecco quindi il colmo del turbosovranista, che con le sue azioni invece che porre un argine alle trame dei pedagoghi del mondialismo finisce proprio per spingere un onesto imprenditore nelle grinfie del padronato turbocapitalistico.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile
L’INTERNAZIONALE DEGLI AFFOGATORI VUOLE IMPEDIRE CHE LA NAVE DELLA ONG RIPRENDA IL MARE… VOGLIONO CHE I PROFUGHI VENGANO STUPRATI NEI LAGER LIBICI O CHE AFFOGHINO PER FAR FELICI I RAZZISTI BEN PASCIUTI
La denuncia è molto chiara e precisa: “Il tempo in cui l’#OpenArms rimarrà bloccata in porto
non lo conteremo in giorni, lo conteremo in morti. Di fronte a questa decisione codarda, gridiamo forte e chiaro: #FreeOpenArms”
Ma che è accaduto?
Nei giorni scorsi la capitaneria di porto di Barcellona ha negato all’imbarcazione il permesso di lasciare il porto per raggiungere il Mediterraneo centrale perchè: “Italia e Malta, hanno dichiarato i loro porti chiusi, violando le convenzioni internazionali che regolano il soccorso in mare e non assicurando all’Ong le necessarie condizioni di sicurezza”
Secondo l’Ong “l’imbarcazione è costretta a rimanere in mare per diversi giorni, attraversando il Mediterraneo, e a sbarcare le persone salvate in un porto molto lontano dal luogo del soccorso”, azione che per la Spagna “viola i procedimenti relativi alle operazioni di salvataggio regolati della normativa internazionale”
Il permesso di lasciare il porto sarà negato a Open Arms finchè “non verrà garantito un accordo di sbarco dei naufraghi con le autorità delle zone Sar competenti (Italia e Malta).
“Se dunque gli Stati non rispettano i loro obblighi di soccorso – sottolinea Open Arms in una nota – nemmeno noi dobbiamo proteggere la vita dei naufraghi in mare”.
“Per l’ennesima volta, anzichè denunciare la violazione delle convenzioni internazionali, si sceglie di eliminare i testimoni scomodi dei naufragi e di nascondere la verità sulle morti nel Mediterraneo. Le politiche scellerate dell’Europa continuano a violare i più elementari diritti delle persone, primo tra tutti quello alla vita. Per questo – rivela l’Ong – abbiamo presentato ricorso all’atto di fermo e continueremo a batterci per poter tornare quanto prima a operare in mare”.
(da Globalist)
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Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO I TRE VOLTAFACCIA DI DI MAIO, LA PRESSIONE MEDIATICA DELLE AZIENDE DEL SETTORE CHE PARLANO DI “PERICOLO STRANIERO” PER SOLLETICARE GLI ISTINTI SOVRANISTI DEL GOVERNO
Il Fatto e La Verità oggi pubblicano un curioso appello firmato da Audax Energy, Po Valley, Pengas Italia, Delta Energy, Northsun Italia, Aleanna Italia, Irminio, Appennine Energy e PXOG Marshall, ovvero una serie di aziende che ha ottenuto o è in fila per ottenere dal ministero dello Sviluppo Economico permessi di ricerca di fonti di energia nel territorio italiano.
L’appello parla di produzione di energia nazionale e dice “no” alle moratorie ma per tutto il testo non cita in alcun modo nè le trivellazioni nè l’emendamento presentato dal M5S dopo lo scoppio della polemica sui permessi di ricerca concessi dal ministero dello Sviluppo e da quello dell’ambiente.
L’appello arriva dopo lo spettacolare voltafaccia di Di Maio sulle trivelle e la promessa grillina di bloccare le ricerche tramite emendamento con moratoria, arrivato dopo che il ministero ha fornito i permessi: il fatto che la norma miri a bloccare anche le trivellazioni appena autorizzate dimostra che il ministro poteva farlo per tutto il 2018 ma se ne è “dimenticato” e poi ha inventato la palla del dirigente a rischio indagine in caso di intervento per giustificarsi.
Alle balle di un bugiardo di professione si aggiungono oggi i giochi di parole delle imprese del settore, che se la prendono con il pericolo dello “straniero” per solleticare gli istinti sovranisti dell’esecutivo e auspicano un “dialogo sereno” per “il bene dell’Italia” pur non avendo nemmeno il coraggio di nominare il ministro Di Maio. Bisogna fare loro tanti auguri di buona fortuna: ne hanno davvero bisogno.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile
A RADIO 24 SCONTRO SULLA VERGOGNOSA PASSERELLA DI SALVINI E BONAFEDE PER IL RITORNO DI CESARE BATTISTI
Uno scontro all’arma bianca sull’accoglienza riservata a Cesare Battisti ha caratterizzato oggi
l’intervento del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede a Radio 24, ospite di Maria Latella e Oscar Giannino.
Bonafede ha aperto il suo intervento su Battisti e sull’accoglienza riservata al terrorista, che ha visto sfilare il ministro dell’Interno e quello della Giustizia in uniforme: Oscar Giannino gli fa subito notare che ad accogliere la salma di Antonio Megalizzi non c’era nessuno (o meglio, c’era solo Mattarella insieme a Fraccaro) e il ministro della Giustizia dice che si tratta di “sciacallaggio” nei confronti del governo. A quel punto arriva la risposta di Giannino: “Sciacallo se lo tiene per lei e per i suoi congiunti”.
La scelta di sceneggiare il ritorno in patria di Battisti è stata criticata anche da Marcello Sorgi sulla Stampa:
Voglia di apparire, mancanza di senso della misura, un’idea della comunicazione politica ormai vicina al parossismo, ieri e oggi, trascinano ministri di diversa estrazione nel paradosso. Eppure anche Salvini dovrà rendersi conto che Battisti, benchè ergastolano e responsabile di delitti efferati, adesso è un detenuto come gli altri. Scontati i sei mesi di isolamento, potrà incontrare i familiari, chiedere, tramite gli avvocati, una revisione dei processi che lo riguardano, collaborare, se vorrà , con le forze di polizia.
E soprattutto non potrà essere sottoposto a tortura, dato che il nostro ordinamento non la prevede e in alcuni casi l’ha punita. Pensate come sarebbe stato diverso, se invece di queste quarantott’ore di commedia e tragedia attorno all’arresto di un terrorista di seconda fila, un laconico comunicato, solo quello, avesse annunciato che era già ristretto nella sua cella.
(da “NextQuotidiano”)
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