Destra di Popolo.net

“VERGOGNA, BUFFONE”: I NO TRIV CONTESTANO IL DEPUTATO GRILLINO SODANO A LICATA

Gennaio 13th, 2019 Riccardo Fucile

DAL PALCO AVEVA PROVATO A DARE LA COLPA A MONTI E AL PD, SOMMERSO DA UNA MAREA DI FISCHI: “AL GOVERNO CI SEI TU”

Non li stanno andando ancora a cercare con i forconi ma è certo è che gli alibi stanno finendo e tanti elettori grillini si stanno mordendo le mani
Migliaia di persone in piazza, in Sicilia, a Licata e Gela contro le trivelle nel mar Mediterraneo, al largo delle coste agrigentine e di Caltanissetta
E nel corso della manifestazione, il deputato nazionale del M5S Michele Sodano è stato contestato, a Licata, al termine del corteo
Il giovane parlamentare agrigentino, salito sul palco in piazza Progresso per spiegare il proprio no alle trivelle, è stato accolto dai fischi e dalle urla di un gruppo di cittadini. Ripetuti “Vergogna!”, “Vergogna!” al suo indirizzo
Soprattutto quando Sodano ha detto: “Tutte queste autorizzazioni sono state date a partire dal 2010 dal governo Monti e dal governo Pd”
In molti gli hanno risposto gridando “Vergognati” e “Buffone!”.
“Questa non è una piazza facile…”, ha ammesso Sodano prima di una nuova bordata di contestazioni.
Un cittadino gli ha gridato e ricordato: “Ma ci sei tu al governo!”.

(da agenzie)

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“SE CASCHI IN UNA BUCA CHE IL COMUNE NON HA RIPARATO E’ SOLO COLPA TUA”: LA SINGOLARE TESI DEL COMUNE DI ROMA

Gennaio 13th, 2019 Riccardo Fucile

LA GIUNTA RAGGI NON FA I LAVORI E POI LA COLPA E’ DEGLI ALTRI

Se caschi e ti fai male in una buca che il Comune non ha riparato è colpa tua e i danni te li paghi tu. Nella memoria difensiva spedita dagli avvocati del Campidoglio, «in persona del sindaco», al Tribunale civile, dove il prossimo 22 gennaio entrerà  nel vivo la class action avviata dal Codacons per difendere i cittadini incidentati per le voragini c’è scritto davvero che non è colpa del Campidoglio e che la sicurezza non è un diritto di chi paga le tasse.
Buono a sapersi, no?
«L’utente danneggiato», si sostiene nel documento consegnato ai giudici, dovrebbe «percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo», considerato che «l’insidia stradale», secondo il Comune, può «essere superata con l’adozione di normali cautele».
Insomma, se la buca, quasi mai segnalata, fa strage di semiassi e cerchi, per l’Avvocatura capitolina la colpa potrebbe essere del conducente spensierato e va quindi «considerata l’efficienza del comportamento imprudente»di chi si trova alla guida.
Le buche, si legge in un altro passaggio, altro non sarebbero che «cose inerti» e per questo va valutato addirittura il «concorso colposo» dell’automobilista sinistrato, una sua possibile«condotta negligente».
Ora, a parte che se c’è una “cosa inerte” in Campidoglio questa è proprio la Giunta Raggi, sarebbe interessante sapere se gli avvocati pensano che il ragionamento fatto per le buche valga anche per l’amministrazione.
Infatti il Codacons nella memoria ricorda che proprio la «sicurezza stradale», testuale, era un pilastro del programma con cui il Movimento 5 Stelle ha sbancato le elezioni comunali del 2016.
Tra le varie promesse, c’era l’impegno a mettere riparo «alla pessima qualità  di strade e segnaletica».
Eppure secondo l’Avvocatura del Campidoglio, quelle promesse, non hanno valore, almeno nelle cause. E in effetti per ora tutte le promesse elettorali del M5S Roma non hanno avuto alcun valore, quindi, la presa di posizione dei togati è coerente con l’amministrazione inerte di Virginia Raggi.
Sergio Rizzo su Repubblica nota che le frasi dell’Avvocatura sono un insulto all’intelligenza dei cittadini, visto che nel frattempo il Comune arriva al punto di invocare l’intervento dell’Esercito per una situazione che dovrebbe essere emergenziale:
E non soltanto per l’oggettiva difficile situazione ereditata da questa amministrazione, ma per la sua conclamata e clamorosa incapacità  ad affrontare il problema dopo aver tagliato il traguardo della metà  del mandato: i due anni e mezzo di permanenza di Virginia Raggi al Campidoglio sono passati, ed è tutto come prima. In qualche caso, come in quello delle voragini nelle strade, anche peggio. Arriviamo perfino a comprendere che in questo stato confusionale il Comune si possa attaccare a tutto pur di evitare migliaia di cause di risarcimento per i danni ai veicoli e alle persone.
Sono stati già  sperimentati nei mesi passati alcuni trucchi singolari, per esempio quello di imporre limiti di velocità  di 30 chilometri orari su assi di grande scorrimento come la via Salaria o la Cristoforo Colombo proprio per ribaltare sugli automobilisti la responsabilità  degli ammortizzatori sfasciati e degli incidenti, ben sapendo che su quelle strade è oggettivamente impossibile rispettarli. Ma adesso, con questa ultima levata d’ingegno, e dopo aver chiesto addirittura di pulire la città  (!) ai romani che pagano la tassa sui rifiuti più alta d’Europa, si è passato davvero il segno.
Ma c’è anche dell’altro.
Ovvero una corposa delibera di 14 pagine firmata dal presidente dell’Authority Anticorruzione Raffaele Cantone che esprime un giudizio severo sul modo con cui la giunta Raggi gestisce un problema enorme, quello delle opere pubbliche nei nuovi quartieri bloccate e quindi non utilizzate anche per mancanza di collaudo da parte del Comune.
Ne scrive oggi il Corriere Roma:
Decine di milioni di euro di lavori, sparsi in tante zone di espansione edilizia (Ponte Mammolo, Casal Bertone, Colle Fiorito, Pietralata, Bufalotta, Palmarola-Selva Candida,Valle Aurelia,ecc.). Fogne, strade, illuminazione pubblica,piazze, giardini, marciapiedi, mercati, asili e tutto quello che i costruttori privati realizzano «a scomputo» delle concessioni edificatorie.
Si tratta di una procedura consolidata, che nasce dalla legge Bucalossi (1977), e che permette uno sviluppo equilibrato in periferia sollevando il Comune da costosi interventi diretti.
L’Autorità  nazionale anticorruzione «ravvisa da parte del Comune di Roma — si legge nel documento — il non pieno rispetto dei principi di efficienza, efficacia ed economicità  nelle modalità  gestori e riferite alle suddette convenzioni urbanistiche (riguardanti l’urbanizzazione primaria e secondaria,ndr) e dalle relative tempistiche»…«con notevole sforamento dei tempi previsti e la conseguente non fruibilità  delle relative opere da parte della comunità …».
La delibera ordina che i risultati dell’inchiesta condotta dall’Autorità  vengano passati alla Corte dei Conti per una verifica del danno erariale e delle responsabilità  contabili. Ma il punto è che l’amministrazione rallenta il percorso delle opere pubbliche.
La Giunta Raggi è inerte. Come le buche.

(da “NextQuotidiano”)

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ABBIAMO LE BANCHE PIU’ COSTOSE D’EUROPA

Gennaio 13th, 2019 Riccardo Fucile

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

Se mettiamo insieme i costi dei salvataggi e quelli dei conti correnti le banche italiane sono di certo le più costose d’Europa.
Spiega oggi Il Sole 24 Ore che il nodo delle commissioni è sotto gli occhi di tutti, per i fondi comuni in generale e nello specifico per i Pir che hanno vissuto una stagione di riflusso dopo il boom del 2017, ma è stato rimesso in evidenza dal primo rapporto annuale che mette a confronto costi e performance del risparmio gestito in Europa pubblicato due giorni fa da Esma.
L’immagine dell’Italia non esce infatti particolarmente bene dal quadro dipinto dall’authority europea di sorveglianza dei mercati finanziari: il prezzo dei prodotti è superiore alla media continentale e soprattutto incide in maggior misura sulle performance finali.
Prendendo per esempio il decennio 2008-2017, nel complesso favorevole all’intero mondo degli investimenti, i costi degli strumenti azionari venduti alla clientela retail in Italia (incluse le commissioni di sottoscrizione e riscatto) hanno infatti impattato per il 37% sulle performance lorde quando la media europea si è fermata ad appena il 24 per cento.
Solo Spagna e Austria restano su livelli simili, mentre il nostro Paese primeggia purtroppo nel caso dei fondi obbligazionari (33,5% contro una media del 27%) che poi sono di gran lunga i più acquistati dai clienti con una quota del 30% dell’ammontare complessivo.
E questo influisce sulla raccolta. Le anticipazioni fornite questa settimana dalle cinque società  quotate a Piazza Affari del settore confermano la tendenza: tranne FinecoBank (in aumento del 4%), Azimut, Banca Generali e Mediolanum hanno subito quest’anno riduzioni della raccolta netta comprese fra il 23% e il 35% rispetto a un 2017 che a onor del vero aveva rappresentato un’eccezione in positivo, mentre se si escludono le gestioni assicurative Anima ha più che dimezzato gli afflussi negli ultimi dodici mesi.

(da “NextQuotidiano”)

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CESARE BATTISTI ARRESTATO IN BOLIVIA: COSA PUO’ SUCCEDERE ORA

Gennaio 13th, 2019 Riccardo Fucile

DUE IPOTESI: ESPULSIONE DIRETTA IN ITALIA O ATTRAVERSO IL BRASILE… MA SE LA BOLIVIA CHIEDESSE L’APERTURA DI UNA RICHIESTA FORMALE DI ESTRADIZIONE TEMPI LUINGHI E TUTTO PUO’ ACCADERE… IN OGNI CASO IN ITALIA NESSUN ERGASTOLO MA 30 ANNI DI CARCERE

Cesare Battisti è stato arrestato dalla polizia boliviana, in collaborazione con l’Interpol e grazie ad un lavoro di indagine sull’ultima fuga avvenuto tra autorità  italiane e brasiliane. Il nostro ministero degli Esteri ha ricevuto informazioni alcuni giorni fa: l’ex terrorista era stato individuato a Santa Cruz, in Bolivia.
La Bolivia è il Paese nel quale Battisti aveva già  tentato di scappare un anno fa, quando il vento era cambiato per lui in Brasile.
Poichè retto da anni dal governo socialista di Evo Morales, si supponeva che nel Paese andino Battisti potesse trovare nuovi appoggi.
Al momento non sono serviti ad evitargli l’arresto.
Le autorità  boliviane non si sono ancora pronunciate, ma si lavora a due ipotesi: l’espulsione di Battisti direttamente in Italia, o attraverso il Brasile il quale lo consegnerebbe in seguito alle nostre autorità .
Se invece la Bolivia chiedesse l’apertura di una richiesta formale di estradizione i tempi potrebbero allungarsi.
In ambienti diplomatici italiani si sospetta che il governo brasiliano vorrà  fregiarsi dell’operazione, chiedendo che Battisti passi dal Paese che gli ha dato rifugio per tanti anni, e che ora, per ragioni politiche, ha cambiato atteggiamento nei suoi confronti.
Dopo la vittoria dell’ex militare di estrema destra Jair Bolsonaro, Bolivia e Brasile si trovano agli estremi dello spettro politico, ma i rapporti sono buoni.
Evo Morales ha partecipato (unico leader della sinistra) all’insediamento di Bolsonaro il 1° gennaio a Brasilia. Si vedrà  nelle prossime ore se il governo socialista si vorrà  togliere immediatamente la patata bollente Battisti dalle mani, o se sorgeranno complicazioni

(da “Il Corriere della Sera”)

argomento: Giustizia | Commenta »

ARRESTARONO GHANESE ACCUSANDOLO DI TERRORISMO PER AVERE L’ENCOMIO: TRE CARABINIERI CONDANNATI A 9 ANNI CIASCUNO

Gennaio 12th, 2019 Riccardo Fucile

DUE SOTTUFFICIALI E UN APPUNTATO AVEVANO MESSO UNA PISTOLA A CASA DEL CITTADINO STRANIERO: “SEI MUSULMANO, ORA CHE C’E’ SALVINI TI FACCIO UN CULO COSI'”

Avevano inventato un falso caso di terrorismo costruendo le prove a tavolino e arrestando un cittadino ghanese pur sapendolo innocente con l’obiettivo di ottenere un encomio.
Sono stati condannati a nove anni di carcere a testa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord i tre carabinieri (sospesi dal servizio) che, a giugno scorso, avevano accusato l’extracomunitario di custodire armi clandestine, ipotizzando un suo coinvolgimento in attività  terroristiche.
Pochi giorni dopo ad essere arrestati sono stati proprio loro, due sottufficiali e un appuntato, in seguito all’indagine lampo che ha fatto venire alla luce il piano ordito per incastrare il ghanese.
LA CONDANNA
A sei mesi di distanza da quei fatti, si è svolto con il rito abbreviato il processo a carico di Castrese Verde, 46enne di Quarto, Giuseppe D’Aniello, 50enne di Teverola (Caserta) e Amedeo Luongo, 49enne di Acerra, carabinieri in servizio, fino a pochi mesi fa, presso la Compagnia di Giugliano in Campania.
In sede di requisitoria il pubblico ministero Stefano Faiella aveva chiesto la condanna a 11 anni e 6 mesi per ciascun imputato.
I carabinieri — che avevano già  ammesso le loro responsabilità  in sede di indagine — sono stati ritenuti colpevoli di falso ideologico, calunnia, arresto illegale, ricettazione, danneggiamento e detenzione e porto illegale di armi clandestine. Assolti invece dall’accusa di rapina.
L’ARRESTO DEL GHANESE E IL SUO RACCONTO
L’extracomunitario era stato arrestato, dai militari condannati, in circostanze sospette. Lui stesso ha raccontato agli inquirenti che i tre carabinieri gli avevano danneggiato l’appartamento con una mazza, portandolo poi sul retro dell’abitazione. Qui avevano finto di ritrovare una pistola. L’uomo ha subito intuito che cosa stesse accadendo, tanto da dire ai carabinieri che quell’arma non era sua e che erano stati proprio loro a lasciarla nei pressi della sua casa. I tre militari, secondo quanto raccontato dal ghanese, gli avrebbero urlato: “È finita, è finita, è finita! Devi morire in galera. Tu sei musulmano. Ora Renzi non ci sta più. È arrivato Salvini, ti devo fare un c… così”.
LA CATTURA E L’AMMISSIONE
Quello che nessuno poteva sapere, nè il ghanese nè i carabinieri, era che i militari erano già  da tempo tenuti sotto controllo.
L’attenzione della Procura di Napoli Nord era infatti già  focalizzata sui tre militari, per presunti illeciti commessi nel corso dell’attività  di servizio. Numerose le intercettazioni realizzate dai finanzieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura, ma anche i servizi di appostamento.
Sono dunque bastati pochi elementi agli inquirenti (e la versione dell’extracomunitario) per ricostruire l’accaduto.
Anzi, quell’arresto inventato di sana pianta ha aggravato il quadro accusatorio a carico dei tre militari. Pochi giorni dopo quell’operazione illecita i tre sono stati a loro volta arrestati e, nel corso degli interrogatori, hanno ammesso le proprie responsabilità .

(da “il Fatto Quotidiano”)

argomento: Giustizia | Commenta »

MUSUMECI TAGLIA I FONDI ALL’ANTIRACKET E ALLE ASSOCIAZIONI ANTIMAFIA

Gennaio 12th, 2019 Riccardo Fucile

“COSI’ RISCHIAMO LA CHIUSURA”… UN BEL SEGNALE CHE LA SEDICENTE “DESTRA DELLA LEGALITA'” MANDA AI MAFIOSI

Il governo di Nello Musumeci intende tagliare i contributi all’antiracket in Sicilia.
E pure le associazioni e fondazioni antimafia subiranno una corposa spending review nei finanziamenti pubblici.
Tagli orizzontali contenuti nella legge finanziaria approvata dalla giunta dell’isola e finita sul tavolo della commissione Bilancio dell’Assemblea regionale siciliana.
Ma anche nella cosiddetta “Tabella H“, cioè una lista allegata alla manovra regionale con i contributi diretti concessi dal governo dell’isola a enti, centri di ricerca e fondazioni. Denaro che in certi casi garantisce la sopravvivenza di realtà  importanti, attive sul territorio da decenni.
La spending review dell’antiracket
I tagli principali sono contenuti nella finanziaria. Per il 2019, per esempio, era previsto un contributo da 321.046 per le associazioni antiracket, fondazioni, centri ed altre strutture che assistono e tutelano i soggetti che hanno subito richieste e atti estorsivi.
Una cifra molto più alta rispetto ai 19.497 del 2018, raggiunta grazie ad emendamenti dell’opposizione approvati all’interno della Finanziaria dello scorso anno. Quest’anno, però, il governo vuole tornare ai 19mila euro, tagliando più di 301mila euro.
Stessa cosa sulle somme stanziate per l’assunzione di familiari di vittime della mafia: dovevano passare da 66mila a 188mila euro, resteranno 66mila, con un taglio della giunta da 121mila euro.
Il fondo regionale per le costituzione di parte civile nei processi contro la mafia? Da 29mila euro doveva essere portato 112mila euro, ma resterà  a 29mila dopo un taglio da 112mila euro.
Già  previsto nella finanziaria dello scorso anno, invece, l’abbassamento del fondo di solidarietà  per le vittime di richieste estorsive: passa da 695.984 a 83.398 euro. Più di seicentomila euro in meno. Altro taglio, seppur lieve, quello dei contributi per il sostegno degli orfani delle vittime della mafia: da 88.339 diventano 76.755 euro.
Tagli alle associazioni: “Così chiudiamo”
Poi ci sono i contributi diretti a fondazioni, associazioni e centri studio. Come lo storico Centro Pio La Torre: aveva chiesto 228mila euro, ne riceverà  52mila.
“E ci è andata bene: l’anno scorso erano 16mila. D’altra parte Pio La Torre era un comunista malsopportato anche dopo la morte. Ma così rischiamo la chiusura“, dice Vito Lo Monaco, presidente del centro.
“Abbiamo chiesto di distinguere, con legge, per capitolo di spesa, le associazioni antimafia storiche, quelle culturali e sociali, di procedere con stanziamenti triennali per dare certezza di programmazione culturale e organizzativa — spiega sul sito del centro — Invece si continua per bando che si avvia nel secondo semestre dell’anno al quale si riferisce l’attività  e solo a fine anno le associazioni potranno avere certezza di quanto prendere nell’anno successivo, se va bene entro aprile/giugno. Nel frattempo le attività  saranno state svolte così il Centro Pio La Torre propone un progetto educativo antimafia con le scuole secondarie di secondo grado italiane e delle case circondariali per gli studenti detenuti, oltre 12.000 studenti vi partecipano con importanti risultati di formazione, ma solo l’anno successivo saprà  quanto darà  la Regione a giudizio insindacabile di una commissione. Il Centro La Torre ha documentato ogni anno oltre cinquanta iniziative culturali, sociali, scientifiche, il risultato è che potrebbe chiudere“.
Riceveranno molto meno di quanto hanno bisogno anche il centro Cesare Terranova (13mila euro)   e la fondazione Gaetano Costa (6.200).
Le opposizioni, ovviamente, sono sul piede di guerra.   “Cultura e sociale sono le vittime preferite da questo governo regionale. Sia in Finanziaria che nella ex Tabella H la scure dei tagli colpisce sempre gli stessi settori. In pochi giorni il governo decide di azzerare di fatto i capitoli per il sostegno alle imprese taglieggiate e contemporaneamente dimezza, se non di più, i già  scarsi contributi alle associazioni storiche che si occupano della diffusione della legalità  e del contrasto alla mafia”, dice Claudio Fava che parla di “segnali pessimi: l’ennesima riprova di come, sotto gli annunci spot del governo, si nasconda un imbarazzante immobilismo”.
“A parte qualche norma spot in questa bozza di manovra i tagli la fanno da padrone. Ma siamo consci che la vera manovra, il banchetto della maggioranza, sarà  il collegato alla Finanziaria, di cui ad oggi non c’è traccia”, dicono i consiglieri regionali Luigi Sunseri, Stefano Zito e Sergio Tancredi, componenti M5s della commissione Bilancio di Palazzo dei Normanni.
“Non fa differenza sinistra o destra”, dice il presidente del centro Pio La Torre: “Tutti si definiscono antimafia ma l’antimafia non paga e non porta voti”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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FRATELLI D’ITALIA, SCONTRO SULLA FIAMMA NEL SIMBOLO

Gennaio 12th, 2019 Riccardo Fucile

PER CROSETTO “IN FUTURO SI PUO’ TOGLIERE”, ALTRI INSORGONO… LA SOLITA POLEMICA CHE VA AVANTI DA ANNI

La fiamma tricolore non si tocca. Se nel Partito democratico c’è chi apre all’ipotesi di una corsa alle europee senza il simbolo dem, Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia, assicura che al voto di maggio il simbolo del partito guidato da Giorgia Meloni “non cambierà “.
Nonostante nel partito ci sia chi, come Guido Crosetto, non considera un tabù la fiamma del Movimento Sociale, ereditata poi da Fdi: “È un tema di cui si è parlato ma per adesso non è in agenda”, dice all’AdnKronos il deputato di Fdi e coordinatore del partito guidato da Giorgia Meloni. “Nel percorso individuato da Meloni insieme altre realtà  presenti nelle liste per le europee, da Fitto a Storace, si è parlato di un futuro che passa anche per il simbolo. Ma alle europee – afferma Crosetto – il logo non cambierà “.
Ma altri esponenti del partito intervengono a difendere la fiamma nel simbolo per scongiurare una, seppur remota, ipotesi di eliminazione: “Il nostro – dice Urso all’Adnkronos – non è un brand perdente come quello del Pd. Una cosa sono i brand scaduti, un’altra quelli vincenti…”.
Se il logo di Fdi resta lo stesso, la lista del partito sarà  invece “in gran parte aperta a esponenti esterni al partito”, come i rappresentanti delle “forze politiche con cui abbiamo siglato accordi programmatici politico-elettorali” ma anche “esponenti della società  civile, produttiva e culturale del Paese”
Anche il senatore Ignazio La Russa puntualizza: “Abbiamo ipotizzato che un domani si possa modificare, anche solo parzialmente, il simbolo di Fratelli d’Italia ma forse l’ultima cosa da fare sarebbe quella di togliere la fiamma”
Per Giuliana Dè Medici, figlia di Giorgio e Assunta Almirante, dire addio alla fiamma sarebbe un grosso errore che farebbe perdere molti voti: “Se lo fanno, non arrivano nemmeno al 4%”. Anche il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida, chiarisce: “Non la leva nessuno”.

(da agenzie)

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REDDITO DI CITTADINANZA, ORA L’OFFERTA DI LAVORO VA ACCETTATA ENTRO UN ANNO ANCHE SE E’ LA PRIMA

Gennaio 12th, 2019 Riccardo Fucile

LA NUOVA BOZZA DEL DECRETO SEMPRE PIU’ FARRAGINOSO

Ultime modifiche per il decreto sul reddito di cittadinanza che, ha confermato oggi il vicepremier Luigi Di Maio, verrà  approvato dal Consiglio dei ministri del prossimo giovedì.
Tra le principali modifiche, una stretta sull’obbligo di accettare la proposta di lavoro “congrua” che arriva dal centro per l’impiego.
Decade, infatti, non solo chi “rifiuta una offerta congrua dopo averne già  rifiutate due” ma anche chi “rifiuta un’offerta congrua dopo il dodicesimo mese di fruizione del beneficio, indipendentemente dal numero di offerte precedentemente ricevute”.
Una norma che ribadisce il legame tra l’indennità  e il percorso obbligatorio di reinserimento lavorativo del beneficiato.
Rimangono i requisiti della congruità  dell’offerta.
La prima offerta di lavoro deve riguardare un’attività  da svolgersi in un raggio di 100 chilometri, se arriva entro i sei mesi, per la seconda il limite si sposta a 250 chilometri, se arriva superati i sei mesi, mentre la terza, che può riguardare qualunque lavoro in qualunque parte d’Italia, è “congrua” a patto che arrivi al rinnovo, dunque superati i 18 mesi di erogazione dell’assegno .
Di contro, sono previsti incentivi economici per chi accetta di spostarsi: il reddito viene infatti prorogato di tre mesi come compensazione per le spese di trasferimento.
La carta attraverso la quale viene erogato il reddito di cittadinanza consentirà  inoltre anche di fare un bonifico mensile per l’affitto.
Spuntano inoltre una serie di “misure non monetarie ad integrazione del reddito di cittadinanza”, tra le quali agevolazioni per l’utilizzo di trasporti pubblici, misure di sostegno alla casa, all’istruzione e alla tutela della salute.
Salta invece il il discusso divieto esplicito di utilizzare i soldi del reddito di cittadinanza per il gioco d’azzardo, pena la perdita del beneficio. Ma non è escluso che la previsione possa essere reinserita nella stesura finale del testo.
Nella nuova bozza del decreto si precisano anche i limiti al prelievo in contanti, da un massimo di 100 euro al mese per un single, a 210 euro al mese per una famiglia numerosa, secondo la scala di equivalenza (0,4 per ogni componente maggiorenne, 0,2 per ogni minore con un massimo di 2,1, quindi al massimo 210 euro).
Si conferma infine che l’Inps potrà  scrivere ai potenziali destinatari del reddito di cittadinanza, per avvisarli che ne hanno diritto.
L’istituto ha 30 giorni di tempo per predisporre i moduli per fare domanda di Rdc. “L’Inps – si legge nella bozza – è autorizzato ad inviare comunicazioni informative mirate sul Rdc ai nuclei familiari che a seguito dell’attestazione dell’Isee presentino valori dell’indicatore o di sue componenti compatibili” con i criteri per l’accesso al reddito di cittadinanza.

(da agenzie)

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PD, LITE SUL SIMBOLO E PRESSING SULLA LISTA UNITARIA, GELO DA LEU

Gennaio 12th, 2019 Riccardo Fucile

FOSSERO MAI TUTTI D’ACCORDO SU QUALCOSA

Il Partito democratico sotto congresso pensa alle Europee e litiga sul simbolo, ma la strada verso una lista unica della sinistra per Strasburgo appare ad oggi piuttosto complicata.
Leu non ci sta, infatti, ad un indistinto “fronte repubblicano” e vuol correre da sola. Anzi, rilancia il partito della sinistra e prepara un congresso fondativo.
Intanto, i dem scendono con tavolini e gazebo in mille piazze d’Italia per protestare sulle misure varate dal governo a fronte della “gelata nell’economia italiana” che, secondo l’ex premier Paolo Gentiloni, “si sta profilando, favorita anche dal rallentamento europeo, ma determinata in modo significativo dall’irresponsabilità  a cui abbiamo assistito in questi mesi. Ma questa serietà  non c’è”.
Ma, manovra a parte, il tema caldo nella sinistra è come presentarsi come alternativa alla Lega ed al M5S in vista delle elezioni europee.
Il Pd punta ad una lista unica che raggruppi tutte le forze di centrosinistra per la corsa all’Europarlamento.
“Alle Europee dovremo andare con una grande lista unitaria”, sostiene Gentiloni, senza però sbilanciarsi ai gazebo di Roma se nel simbolo di questa grande lista debba esserci quello del Pd: “lo discuteranno nel Pd e con chi parteciperà  a questa operazione, sicuramente la lista unitaria avrà  il Pd come pilastro fondamentale”, puntualizza.
E al dibattito sulla presenza o meno del simbolo del Pd alle prossime europee non si appassiona Giuseppe Sala: gli interessa di più “il futuro della sinistra e quello che si deve fare per tornare a vincere”.
E Roberta Pinotti trova “singolare e francamente incomprensibile che il dibattito congressuale del Pd oggi si stia focalizzando sull’utilizzo del simbolo alle europee”.
Il segretario uscente Maurizio Martina di rinunciare al simbolo per le Europee non ci pensa per niente. “Altro che rinunciare al simbolo. Io penso che dobbiamo allargare a tante energie del Paese che anche oggi hanno detto No a questo governo, non dobbiamo annullarci”, sbotta.
In ogni caso, Leu dice no alla lista unica, candidandosi ad essere “alternativa di sinistra”: “Alle prossime elezioni europee l’errore peggiore che la sinistra potrebbe compiere sarebbe quello di confondersi in un indistinto “fronte repubblicano”, sostiene Federico Fornaro, mentre la rete nazionale dei comitati di base ribadisce la volontà  “di andare avanti e di procedere nel progetto di costituzione del nuovo partito di sinistra nello spirito di liberi uguali che oggi vede la disponibilità  anche di sinistra italiana e di movimenti e di associazioni politiche culturali di sinistra”.
E pensa, appunto, ad un congresso di fondazione.

(da “Huffingtonpost”)

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