Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
LE RICHIESTE SONO RADDOPPIATE… IL CASO DI CROTONE
Le anagrafi italiane stanno registrando migliaia di disintegrazioni di famiglie da un mese a
questa parte.
E il Giornale racconta che c’è il trucco: divorzi e cambi di residenza servono a provare a percepire il reddito di cittadinanza.
Scrive il quotidiano che gli aumenti di cambi di residenza e variazioni dello stato di famiglia erano segnalati dalle anagrafi agli uffici comunali fin da novembre, ma a gennaio, e ancor di più nei primi giorni di febbraio, stanno diventando clamorosi: raddoppio di cambi di residenza a Palermo, raddoppio a Crotone, +20% a Bari, +20-30% a Napoli.
A Milazzo (Messina) dieci cambi di residenza in tre giorni hanno indotto il sindaco a emanare una circolare urgente.
Le domande per ottenere il reddito di cittadinanza si potranno inviare soltanto a partire dal 6 marzo tramite sito dedicato, Cafe Poste Italiane.
Il tetto massimo di 780 euro può essere richiesto da un disoccupato single che paga l’affitto e che componga dunque, da solo, un nucleo familiare. Un capofamiglia con due figli a carico, e la cui famiglia risponda ai requisiti massimi di reddito e di valore immobiliare di proprietà secondo i parametri Isee, può arrivare a portare a casa, con il sussidio all’affitto, fino a 1.180 euro.
I Comuni stanno verificando se è in corso il tentativo di aumentare il numero dei familiari «single», per innalzare le possibilità di avere più assegni.
Emblematico è il caso di Crotone:
Crotone, secondo le stime, dovrebbe raggiungere il numero massimo di richieste di reddito di cittadinanza: potrebbero presentare domanda il 27,4% delle famiglie, più di una su quattro. E anche qui il Comune ha registrato un raddoppio dei cambi di residenza: «Dal 10 gennaio al 10 febbraio 2018 — puntualizzano dagli uffici — erano stati 180. Nello stesso periodo di quest’anno 330». Se si va avanti di questo passo, si rischia che metà dei cittadini chiederanno l’assegno.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
AI TEMPI DEL MSI AVREBBE SCESO LE SCALE DELLA SEDE A CALCI IN CULO
Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Luca De Marchi, ha ideato un’iniziativa in programma per il pomeriggio del 15 febbraio al luna park di Mantova.
Ci sarà una distribuzione di frittelle, ma solo per i bambini italiani.
De Marchi spiega quali sono le deliranti motivazioni: “ Le famiglie extracomunitarie godono di numerose agevolazioni, mentre le famiglie mantovane devono rinunciare ai momenti di svago con i figli perchè subissate di pensieri riguardanti le difficoltà finanziarie”.
Il luna park ci tiene a far sapere che è del tutto estraneo all’iniziativa.
Sui social sono tanti i mantovani che hanno commentano l’iniziativa, dopo che De Marchi ha pubblicato un articolo riguardante la sua proposta chiosandola con il termine “patriottismo”.
“È aberrante. Non ha veramente senso. È un’iniziativa che fa schifo. I bambini non c’entrano”, scrive un utente.
Un ragazzo sottolinea: “I bambini esclusi si sentiranno malissimo per molto tempo. Quelli a cui è dedicata si sentiranno legittimati a sentirsi superiori. Da nessuna delle due parti arriverà un bel messaggio. E lasciatelo dire: il patriottismo è ben altra cosa”.
E ancora un altro utente commenta: “Non ho parole per descrivere l’iniziativa, tranne, per il momento, i seguenti aggettivi: discriminatoria, terrificante, impensabile, inumana, idiota, vomitevole”.
Almirante si rigira nella tomba: ai suoi tempi un soggetto del genere avrebbe fatto le scale di corsa a calci in culo.
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
NON AVEVAMO DUBBI, ALTRIMENTI TORNA A VENDERE BIBITE AL SAN PAOLO
Il vicepremier e ministro delle attività produttive Luigi Di Maio dopo tre giorni di silenzio ha
detto la sua sulla finalmente sulla sconfitta in Abruzzo dove il movimento ha dimezzato i voti e invece la Lega li ha doppiati. “C’è poi chi pensa che per vincere in Abruzzo dovevamo far cadere il Governo. Questo finchè ci saroò io non avverrà “.
“I nostri iscritti- aggiunge- hanno votato il contratto di Governo e io ho dato la mia parola agli italiani che si va fino in fondo. Questo Governo durerà 5 anni e ispirerà tanti altri governi europei. Il MoVimento 5 Stelle oggi è l’unico argine a Berlusconi Ministro della giustizia o dell’economia.
Una pessima analisi della sconfitta pari solo a quella del Pd del 4 marzo 2018.
Nessuna autocritica, nessun segnale di ritorno alla coerenza dei valori fondanti del Movimento, autogol su “Berlusconi ministro della giustizia”.
Perchè chi vota per garantire l’impunità a un sequestratore di persona è forse diverso dal centrodestra che certificava che Ruby era la nipote di Mubarak?
Caro Di Maio sei diventato anche tu un nipotino di Mubarak, senza coerenza e senza etica politica, fattene una ragione e non ci importunare con le tue analisi da poltronista.
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
PASTORI SARDI IN STRADA CON I BAMBINI: “ALZARE IL PREZZO DEL LATTE O NON ANDIAMO A VOTARE, NON CI INTERESSANO LE ELEMOSINE DEL GOVERNO”
Le schede elettorali vengono depositate nei Comuni della Sardegna, mentre il latte viene versato nelle strade.
Qui, nelle colline intorno a Nuoro, dove infuria la protesta di popolo e pastori, a nessuno interessa avere i sussidi annunciati dal Governo: la battaglia ha l’obiettivo di ottenere l’aumento del prezzo del latte.
Il latte dà da vivere a tutte queste famiglie e oggi è svalutato. I camion che trasportano formaggi restano incolonnati per ore, le auto stazionano in attesa di passare, i negozi abbassano le saracinesche, l’intera Sardegna è paralizzata, passano solo i camion con i medicinali e le ambulanze.
Oggi le manifestazioni dei pastori si concentrano sotto il ponte di Lula, domani chissà . Per il voto regionale mancano meno di due settimane e la minaccia del blocco dei seggi è ancora sul tavolo.
La protesta dei pastori sardi è giunta all’ottavo giorno: “Il fuoco è partito e non si ferma più”, urla Mauro Cossu, pastore da generazioni. Tre fratelli di Nuoro per un totale di quasi mille pecore e un centinaio di bovini: “Siamo alla fame. Teniamo le strade bloccate per tutto il mese di febbraio e anche a marzo. Noi non andiamo a votare se il prezzo del latte da 60 centesimi al litro non viene alzato a un euro più Iva”.
In strada ci sono anche i sindaci, i parroci, ma soprattutto ci sono bambini che indossano magliette con la scritta “Io sto con i pastori”.
“Perchè non sono andato a scuola? Perchè sono figlio di pastori”, dice Antioco, sette anni. Porta il nome del patrono dell’isola e tiene in mano una piccola latta con dentro il latte che si appresta a versare in strada insieme a tutti gli altri.
Solo in questa zona oggi ne sono stati gettati sull’asfalto 8 mila litri. “Se il nostro latte è così svalutato, allora tanto vale buttarlo via piuttosto che regalarlo ai caseifici e agli industriali che se ne approfittano. Loro sono delle volpi”, dice la mamma, Francesca Mussino, che poi domanda al figlio: “Mamma e papà dove trovano i soldi per comprarti i vestiti?”. E lui pronto: “Con i soldi del latte”.
“Vedete – dice Francesca – noi viviamo così, non ci interessa il sussidio che propone Matteo Salvini, non vogliamo soldi, vogliamo lavorare”.
La richiesta che da più giorni viene avanzata al Governo è quella di stabilire un prezzo del latte perchè il calcolo dei pastori è presto fatto. Oggi viene pagato 60 centesimi al litro, ma per produrlo ce ne vogliono 80, quindi viene chiesto al governo di intervenire per alzare il prezzo a un euro.
Il vicepremier leghista ha annunciato una soluzione entro domani ma la soluzione che si prospetta non è quella che vogliono i pastori che oggi mostrano cartelli con su scritto: “Avanti tutti uniti”.
Anche gli insegnanti sono in strada insieme agli alunni, molti dei quali figli di pastori. Francesca Zidda chiarisce: “Niente sussidio, loro non vogliono il sussidio. La riforma deve essere strutturale. Le promesse che domani vi farà Salvini lasciatele stare”, avverte rivolgendosi ai pastori.
Il sindaco di Orune, Pietro Deiana, è una furia: “Ma quale reddito di cittadinanza, quale sussidio annunciato da Salvini. A noi interessa il lavoro, vogliamo che sia remunerato”.
“È una vergogna – aggiunge Maio Caddiu – noi non vogliamo l’elemosina ma regole chiare”.
Se il parroco di Siniscola, don Salvatore Urunesu, dovesse scegliere una parola per descrivere quello che vede sceglierebbe “esasperazione”.
Spiega che “sono esasperati, io sono prete da più di 40 anni e da sempre c’è il problema del latte qui in Sardegna. La mia è una famiglia di pastori, mi sento vicino a loro”. Quarant’anni e la storia è sola peggiorata, anche l’attuale amministrazione regionale – accusano i pastori – non ha fatto nulla e le speranze di trovare una soluzione nel tavolo tecnico del pomeriggio sono ridotte a lumicino.
“Mi auguro, l’ho detto in Chiesa e lo ripeto, – aggiunge il parroco – che questa protesta piena di grinta non degeneri in violenza. Ciò che è certo è che a Siniscola molti hanno depositato la scheda elettorale al Comune e a votare non vogliono andare”.
Niente bandiere di partito. Solo bandiere dei quattro mori e striscioni: “Basta! Basta mangiare sul latte che vi versiamo”.
Quindi ecco battere sulle latte e poi versare il latte. Nessuna fiducia neanche nel Governo del cambiamento soprattutto dopo l’annuncio del sussidio.
È arrivata anche l’intera squadra di calcio della Polisportiva Taloro: “Un nostro compagno è figlio di un pastore e noi siamo con lui”. La solidarietà massima, come spiega Luigi Masala di Irgoli: “Ci hanno abbassato la dignità , adesso la politica deve alzare il prezzo del latte e abbassare i prezzi dei trasporti. Deve pensarci Roma”.
I palazzi della Capitale sono i nemici da cui difendersi e contro cui manifestare: “Un tempo il nemico arrivava dal mare e noi sardi ci siamo difesi trovando rifugio nell’entroterra, così siamo diventati pastori”. Ora i pastori hanno iniziato una nuova battaglia contro quelli che chiamano gli “affamatori del popolo sardo”. Contro le grandi industrie, insomma. Contro il potere. E domenica 24 febbraio vogliono far sentire fino a Roma il rumore del torrente di latte.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
LENZUOLA BIANCHE ALLE FINESTRE, MIGLIAIA IN PIAZZA, SINDACI APPOGGIANO LA PROTESTA DEI PASTORI… E UN GOVERNO INCAPACE DI COLPIRE GLI INDUSTRIALI SPECULATORI
Studenti, minatori e pastori uniti nella lotta. Sono passati 50 anni ma lo slogan del ’68 che
vedeva ragazzini e operai in piazza sembra più attuale che mai nella Sardegna di questi giorni.
Una regione tutta solidale con gli allevatori di pecore che dopo il crollo del prezzo del latte nei giorni scorsi ne hanno gettato per protesta un milione di litri, hanno bloccato tir e strade, assalto camioncini.
Questa mattina migliaia i ragazzi di tutte le scuole di Cagliari e dell’hinterland si sono ritrovati davanti al liceo classico Siotto per sostenere la lotta degli allevatori. In testa al serpentone due striscioni. I messaggi : “Studenti complici e solidali con i pastori in lotta” e “pastores no t’arrendas” (“pastori non arrendetevi”, in lingua sarda).
Una festa pacifica di cori e fischietti alla quale hanno partecipato anche i minatori di Olmedo con uno striscione per dire “Siamo tutti figli di pastori”.
Si segnalano anche episodi inquietanti. C’è stato un nuovo blitz, è il terzo, contro un trasportatore del latte. Tre uomini incappucciati e armati con bastoni hanno fermato il titolare di un piccolo caseificio e gli hanno intimato di buttare sull’asfalto il contenuto della cisterna: 700 litri di latte appena ritirato dagli allevatori ovini della zona settentrionale dell’Isola. Sull’episodio indagano i carabinieri.
E altri momenti di tensione ci sono stati all’ingresso di Lula (Nuoro),quando un gruppo di pastori ha bloccato un camion per vedere il contenuto della cella frigo. Davanti al diniego dell’autista il clima si è fatto pesante: è dovuta intervenire la Polizia di Stato in assetto antisommossa.
La mediazione è stata affidata ad una decina di sindaci che sono riusciti a convincere l’autista del mezzo pesante a fare ispezionare il contenuto del camion: all’interno c’era carne di provenienza italiana. Dopo questo controllo, il camion è potuto ripartire.
Oggi, sesto giorno di protesta dei pastori, sostenuti dagli amministratori locali e cittadini, è anche la giornata delle lenzuola bianche stese sui balconi, appese alle finestre, alle serrande dei negozi chiusi al nord e sud della Sardegna.
Una mobilitazione che si sta allargando a macchia d’olio, in attesa di quelle risposte attese da un lato dal nuovo tavolo di filiera convocato per questo pomeriggio in Regione
Ieri i pastori sono arrivati sotto Montecitorio a gridare la loro protesta: una delegazione ha incontrato il vice premier Matteo Salvini e il sottosegretario all’Agricoltura Franco Manzato.
Già un milione di litri di latte, stima Coldiretti, è stato lavorato per essere dato in beneficenza, dato in pasto agli animali o gettato per colpa dell’atteggiamento degli industriali che ha portato i pastori all’esasperazione di fronte a compensi inferiori a 60 centesimi al litro, al di sotto dei costi di produzione.
I pastori hanno chiesto di procedere immediatamente al commissariamento del Consorzio di tutela del Pecorino Romano Dop, responsabile con le sue scelte del crollo del mercato che ha messo in ginocchio gli allevatori.
“Attendiamo che l’associazione industriali proponga a tutti i pastori della Sardegna il prezzo del latte, che non ha voluto nè trattare nè modificare in questi mesi rimanendo sordo alle nostre proposte”, afferma la Coldiretti.
Tra le manifestazioni principali di oggi, oltre al corteo degli studenti a Cagliar, che arriveranno davanti al palazzo del Consiglio regionale, c’è la mobilitazione a Buddusò (Sassari), dove centinaia di persone stanno sfilando per le strade del centro del paese, quella sulla statale 131 dcn tra Nuoro e Siniscola, all’altezza della zona industriale di Sologo (Lula).
Altre iniziative sono previste a Bosa (Oristano), dalle 10 in piazza con i pastori, e dalle 18.30 in Consiglio comunale per una seduta aperta, e a Ozieri (Nuoro) con la manifestazione organizzata dagli studenti dell’Istituto Fermi e la serrata dei negozi.
Ad Alghero – presente il sindaco Mario Bruno – gli studenti dell’Istituto alberghiero di Alghero saranno impegnati nella creazione di prodotti a base di latte ovino, mentre a Castiadas (sud Sardegna) il sindaco Eugenio Murgioni ha disposto la sospensione delle attività degli uffici comunali in concomitanza con la manifestazione organizzata a sostegno della protesta avviata dai pastori sardi.
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
“HA UTILIZZATO FONDI PUBBLICI PER FINI PRIVATI” … STRANO CHE SALVINI NON FACCIA UN POST CONTRO I LADRI CHE RUBANO SOLDI AI TERREMOTATI
La storia di Giuliano Pazzaglini, sindaco di Visso e senatore della Lega Nord, e dell’indagine per peculato sui soldi per il terremoto non registrati in bilancio si arricchisce di un nuovo capitolo.
L’accusa che gli muove la procura di Macerata è di aver utilizzato per fini privati soldi pubblici, in questo caso donazioni destinate ai commercianti di Visso.
E, come lui stesso ha spiegato agli investigatori della Finanza, tenendo una rendicontazione «su un file sul pc».
Una specie di contabilità parallela la cui storia fa il paio con il rapporto da chiarire con l’ex presidente della Croce Rossa locale, Giovanni Casoni, con il quale il 3 maggio del 2017, mentre il suo paese era ancora sommerse dalle macerie, ha costituito la società Sibyl Project.
La procura di Macerata ha ottenuto a fine gennaio dal Gip il sequestro, sul conto di Pazzaglini, di 10.300 euro.
Ovvero il denaro raccolto il 14 maggio 2017 da un motoraduno di solidarietà , e consegnato nelle mani del sindaco, nella sede comunale, il successivo 8 giugno, «con la finalità – si legge nel provvedimento di sequestro, confermato pochi giorni fa dal tribunale del Riesame – dell’acquisto di casette di legno per i commercianti di Visso rimasti privi delle sede dei loro esercizi».
«Ripartiamo da qui… Pacco solidale Sisma», vi era scritto su. Peccato che non si trattasse di solidarietà ma di acquisti effettuati da una società privata. Anche in questo caso pare che manchi la rendicontazione.
Per questo motivo la Guardia di Finanza depositerà nelle prossime settimane un’informativa su tutti i soldi utilizzati dal comune di Visso, e dal senatore leghista, arrivati attraverso le donazioni per il sisma
E la Lega? Si chiude in un silenzio piuttosto imbarazzato. In attesa di sapere come si evolverà l’inchiesta.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
LE SPESE NON SONO AFFATTO DIMINUITE: DICHIARANO 25 MISSIONI MA CON L’ACCESSO AGLI ATTI NE RISULTANO 105 IN QUATTRO MESI… 40.000 EURO DI CATERING, 3.720 EURO DI SERVIZIO DI PORCELLANA
Vi ricordate l’Air Force Renzi? Mentre nonostante la scenetta in favore di telecamera l’aereo
è ancora a carico dell’Italia (e di Alitalia), il governo del cambiamento non cambia molto nella gestione dei cosiddetti voli blu e, racconta oggi Carlo Tecce sul Fatto, pure il governo gialloverde di Cinque Stelle e Lega — che propugna una politica francescana, essenziale, mezzi pubblici e felpe sdrucite — perpetua la solita gestione.
Più che il cambiamento, si manifesta la perfetta continuità : ogni dicembre — e il governo di Conte non ha ribaltato la tradizione — Palazzo Chigi pianifica le spese per il ristoro a bordo e stanzia sempre all’incirca 120mila euro.
Dal 1° luglio al 29 ottobre 2018, per esempio, il servizio voli di Stato riferisce che il 31esimo Stormo dell’Aeronautica militare ha svolto 25 missioni.
E l’elenco propone i viaggi ampiamente raccontati dai media dei ministri, di Giovanni Tria o di Elisabetta Trenta o di Matteo Salvini.
Con una richiesta d’accesso agli atti, però, il Fatto ha scoperto che il 31esimo Stormo ha completato 105 missioni nel periodo citato.
E la discrepanza non si giustifica con le visite istituzionali delle più alte cariche dello Stato.
Anche la dotazione per il catering da 120mila euro è superflua: l’esborso è più consistente, ma diluito nel tempo.
Sempre dal 1° luglio al 29 ottobre 2018, come già documentato dal Fatto, le carte di credito di Chigi hanno acquistato 26.540 euro di catering in Italia, 14.851 all’estero, 3.720 per corredo al catering, cioè porcellane dell ‘azienda Manifattura di Venezia.
Per questo è impossibile ricostruire il costo annuo dei voli di Stato
Palazzo Chigi li autorizza con l’ufficio del tenente colonnello Filideo De Benedictis e copre le spese impreviste (catering a parte); il 31esimo Stormo li controlla e si occupa di manutenzione, carburante, equipaggio. Nei prospetti finanziari del ministero della Difesa ci sono le previsioni di un triennio di “t r asporto aereo di Stato”(non è incluso il personale): 25,1 milioni di euro per il 2018; 26,1 per il 2019; 26,1 per il 2020.
I Cinque Stelle hanno celebrato più volte la rottamazione dell’Airbus A340 —il famoso Air Force Renzi da più di 150 milioni di euro per sette anni — e l’interruzione del contratto di leasing con Etihad (ex azionista di Alitalia), ma l’enorme quadrimotore è ancora parcheggiato a Fiumicino, il contenzioso legale con la compagnia emiratina è appena cominciato e il risparmio —ormai il danno è fatto —sarà di poche decine di milioni di euro.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: la casta | Commenta »
Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
“AVEVA DATO LA PAROLA CHE SULLA TAV NON SI SAREBBE OPPOSTO” IN CAMBIO DEL VIA LIBERA A TERZO VALICO, TAP E ILVA
Un retroscena molto curioso pubblicato dalla Stampa di oggi racconta che Luigi Di Maio accusa Matteo Salvini di tradimento sulla TAV.
E la storia è molto interessante, perchè racconta di un patto tra i due leader sulla TAV ma anche su tutto il resto:
Il leader M5S si sarebbe sfogato con i suoi collaboratori: «Salvini ha tradito la promessa che mi aveva fatto».
Il «tradimento», per Di Maio, si è consumato una decina di giorni fa, quando il leader della Lega è andato a visitare i cantieri Tav a Chiomonte.
Il capo politico del M5S, spiegano, sostiene che sulle infrastrutture c’era un accordo verbale molto chiaro con la Lega, definito prima della firma del contratto di governo.
«Salvini — è la tesi Di Maio — ha detto che non poteva assicurarmi il no su tutte le grandi opere che non volevano. Mi ha detto: “Dimmene una che per voi è la più importante”. E io gli ho risposto “la Tav”».
Ora, è vero che l’attendibilità di Di Maio in politica è quella che è (cioè nulla, visto che il ministro è abituato a mentire anche davanti all’evidenza) ma facciamo per una volta l’ipotesi che sia tutto vero.
In questo caso c’è da fare un ragionamento conseguente: se Di Maio ha scelto la TAV, significa che su TAP, Terzo Valico e ILVA era già tutto deciso. Ovvero che mentre la Lezzi andava in giro a dire che la TAP non si sarebbe fatta, Di Maio se l’era già “venduta” con l’accordo che poi Salvini non ha rispettato. Non male, no?
E c’è di più, perchè l’articolo prosegue con la versione della Lega:
Una versione che contrasta con quella dell’alleato, i leghisti ancora in questi giorni parlano di un «patto Salvini Di Maio» sulla Tav che, secondo loro, prevedeva una «versione ridotta dell’opera, in cambio di un piano di infrastrutture al Sud».
Per Di Maio, invece, solo la rinuncia alla Tav da parte della Lega poteva giustificare il resto dell’accordo sulle infrastrutture: per questo, spiega, il M5S avrebbe accettato il Terzo valico, Tap, Pedemontana e altre opere che i grillini avevano promesso di bloccare.
La versione della Lega è che si andava verso il progetto di fare la TAV all’insaputa dei No TAV.
E non è niente male anche questo, no?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile
IL GOVERNO NON RISPETTA UNA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE IMPONEVA IL RIMBORSO DI QUELLA CIFRA ALLA REGIONE SARDEGNA PER “ACCANTONAMENTI NON DOVUTI”
Mentre Salvini promette una soluzione in 48 ore per i pastori sardi e il latte di pecora il
governo si tiene i 285 milioni di euro che dovrebbe restituire alla Sardegna dopo una sentenza della Corte Costituzionale.
La storia, raccontata dal Fatto Quotidiano, è questa: una lettera firmata dal ministro dell’Economia Giovanni Tria il 22 gennaio, spedita con posta ordinaria e arrivata fuori tempo massimo negli uffici della Regione Sardegna per consentire la riapertura del dialogo sulla vertenza “accantonamenti”, ossia le quote di risorse regionali dovute annualmente allo Stato come contributo alla finanza pubblica: la scadenza era il 31 gennaio, ma la lettera del ministero, recapitata per posta anzichè per via telematica, è arrivata solo il 5 febbraio.
Da oltre un anno, dalla scadenza dell’ultimo Accordo triennale sulla finanza pubblica nel 2017, l’isola chiede la rinegoziazione dei contributi trattenuti da Roma, ritenuti troppo onerosi persino da una recentissima sentenza della Corte costituzionale che l’11 gennaio ha invitato lo Stato a restituire alla Regione quasi 300 milioni di euro di accantonamenti “non dovuti”.
La Consulta ha accolto in toto il ricorso della Regione Sardegna dichiarando illegittimo il passaggio della legge di Bilancio 2018 che chiedeva 285 milioni all’isola.
Ma nel frattempo il governo (cambiato) è diventato uccel di bosco e dei 285 milioni non c’è traccia, così come non c’è traccia delle decisioni del ministro Tria inviate per posta ordinaria invece che in via telematica.
La cosa divertente è che in Sardegna domenica si vota.
(da “NextQuotidiano”)
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