Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
ALTRO GRANDE SUCCESSO PER CARLO FRECCERO E LA SUA TV SOVRANISTA
Un altro grande successo per Carlo Freccero dopo i risultati di C’è Grillo e C’è Benigni: Popolo Sovrano, la trasmissione al cui trailer avrebbe dovuto partecipare il figlio di Travaglio, ieri è stato l’ultimo programma preferito dai telespettatori tra quelli delle grandi emittenti tv. Il comunicato di Auditel:
Rai1 si è aggiudicata gli ascolti della prima serata di ieri grazie al doppio appuntamento con “Che Dio ci aiuti”.
La fiction con Elena Sofia Ricci ha ottenuto infatti 5.427.000 telespettatori e il 22,05% nel primo episodio, e 4.856.000 e il 24,19% nel secondo, per una share media del 23%.
Canale 5 con il film ‘L’ora legale’ ha totalizzato 3.165.000 telespettatori pari al 14,13% di share. Ancora sul podio TV8 che con l’incontro di Europa League Zurigo-Napoli ha conquistato 1.337.000 telespettatori e il 5,5% di share.
Su La7 ‘Piazzapulita’ è stato visto da 1.194.000 telespettatori pari al 6,8%, seguito a breve distanza da Rai3 dove il film ‘The Founder’ ha registrato 1.011.000 telespettatori e il 4,3%. Retequattro con ‘Freedom — Oltre il confine’ ha ottenuto invece 999.000 telespettatori e il 4.7%, mentre il film ‘Survivor’ su Italia 1 ha conquistato 968.000 telespettatori e il 4,15% di share e il debutto di ‘Popolo Sovrano’ su Rai2 è stato visto da 521.000 telespettatori pari al 2,7% di share.
Chiude la classifica degli ascolti del prime time di ieri Nove con il film ‘Donne, regole e… tanti guai!’, seguito da 272.000 telespettatori pari all’1,2% di share.
Dopo gli insulti (“merda“) ai giornalisti che si permettevano di far notare l’infelicità dei tagli su The Wolf of Wall Street Freccero aggiunge un altro tassello alla sua fama di Re Mida all’incontrario.
Freccero, che già ha il merito di aver ideato “Povera Patria”, trasmissione che si è coperta di ridicolo grazie al servizio di Alessandro Giuli sul signoraggio, oggi si ritrova con il secondo grande successo di programma ideato per “accordare” Rai2 alla nuova maggioranza sovranista. Adesso però ci vuole il colpo di grazia: visto che Maria Giovanna Maglie dopo le critiche a Sanremo è stata salutata da Rai1, perchè non recuperarla?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
“BISOGNA STARE ATTENTI A CHI DICE: IO DECIDO E VOI ESEGUITE”
Un passo indietro di Luigi Di Maio? «Sarebbe opportuno. Siamo nati come movimento “uno
vale uno” e siamo diventati “uno vale tutti”».
Elena Fattori, senatrice del Movimento Cinque Stelle, non si tira indietro ed esprime liberamente le sue posizioni sui vari fronti aperti all’interno del M5S.
Ecco l’intervista a firma di Alessandro Trocino sul Corriere.it
Per Roberta Lombardi, Di Maio non è Mandrake.
«Non è una questione di fare più cose, ma di pluralità ».
Di Maio vuole riorganizzare il Movimento.
«Non mi piace l’idea di trasformare il Movimento in partito. Bisogna stare attenti a non fare una cosa top down: io decido e voi eseguite. Un tempo eravamo bottom up: si partiva dal basso».
Si sta adeguando al nuovo corso con l’inglese?
«Su quello ero già avanti».
Elezioni locali, è giusto allearsi alle liste civiche?
«No. Sono contraria. Abbiamo sempre criticato le liste civetta. Per noi regole severissime e poi imbarchiamo personaggi improponibili? Mi parrebbe un’ipocrisia e una mossa molto pericolosa».
Eppure perdete. Come si fa a vincere le elezioni sui territori?
«Per la verità abbiamo tutti i sindaci dei Castelli romani. Non abbiamo avuto bisogno di allearci: è bastato un attivismo antico e di buona qualità . Invece di cercare escamotage, cambiamo la legge elettorale e facciamo sì che a ogni candidato sindaco o governatore corrisponda una sola lista».
I meetup sono stati smantellati: centri pericolosi?
«Non sono chiusi. Alcuni sono anche molto attivi. Ma è vero che sono stati completamente abbandonati».
Per la senatrice Nugnes sarebbe sbagliato un referendum sul processo a Salvini.
«Di più, sarebbe illegittimo. È una decisione che non riguarda la linea politica e che deve essere presa dai parlamentari. I quali rappresentano la nazione, non il partito».
Servirebbe un referendum sulla Tav?
«Quella non si deve fare e basta. Di Maio non può cedere. Ce l’abbiamo persino nell’inno il no alla Tav. E Beppe Grillo è stato processato per questo»
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
RENZI CHIEDE UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA PER APPURARE SE QUEI SOLDI SONO STATI FATTI SPARIRE PER FINANZIARE LA MACCHINA ORGANIZZATIVA DI MORISI
Che fine hanno fatto i 49 milioni di euro della Lega? Se lo chiedono in molti, soprattutto i magistrati di Genova che hanno disposto il sequestro della somma che ritengono (il processo è ancora in corso) essere il presunto provento di una truffa ai danni del Parlamento.
Quei soldi la Lega di Salvini ha deciso di restituirli in appena 76 anni, in comode rate bimestrali da 100mila euro, e senza interessi.
Ieri Matteo Renzi, alla presentazione del suo nuovo libro, ha tirato di nuovo fuori la storia dei fondi pubblici frutto della presunta truffa.
Il senatore del PD ed ex-premier ha chiamato in causa direttamente l’attuale Segretario della Lega e ministro dell’Interno dicendo che nel libro chiede «una commissione parlamentare d’inchiesta sulle fake news, sui legami tra la ‘Bestia’ di Salvini e aziende pubbliche, per capire se parte dei 49 milioni sottratti dalla Lega sono finiti a Morisi [Luca Morisi, consulente per la comunicazione di Salvini, NdR], se la Casaleggio Associati prende soldi da soggetti pubblici e che rapporto ha con il primo partito d’Italia».
Renzi ha paragonato la situazione attuale al conflitto di interesse di Berlusconi dicendo che se «se il populismo fosse una start up l’Italia sarebbe la Silicon Valley» e chiedendo a Morisi «ha preso qualcuno di quei 49 milioni della Lega per creare la “Bestia” di Matteo Salvini? Ha preso soldi pubblici per fare una macchina di propaganda che porta Salvini ad essere più influente di Trump su Facebook?».
La Bestia è il soprannome con cui si indica la macchina della propaganda leghista da quando la gestione è passata in capo a Morisi, che su Twitter si definisce Digital philosopher e Social-megafono e che viene considerato il Casalino di Salvini (anche se forse i termini di paragone andrebbero invertiti).
Cosa sia la Bestia nessuno lo sa con certezza. Per un certo periodo di tempo si è detto che era uno sofisticato programma informatico in grado di cogliere gli umori dell’elettorato e di analizzare e macinare una mole impressionante di dati.
Morisi però ha sempre smentito questa descrizione dicendo che la vera Bestia è Salvini stesso e che il Capitano — è stato proprio lui uno di coloro che hanno appiccicato a Salvini questo soprannome — basta a sè stesso perchè ha fiuto.
A livello terra-terra la Bestia non ha un unico corpo, semmai è un misto tra lo stile comunicativo di Salvini, fatto di sparate, insulti, foto di cibo e gattini e le reazioni del popolo leghista.
Una parte di questo popolo — uno zoccolo duro di poco meno di 70 mila utenti Facebook — è radunato nel gruppo pubblico Matteo Salvini Leader che ha il compito di disseminare il verbo salviniano.
L’uscita di Renzi però non è una novità . Già nel novembre scorso il deputato PD Luciano Nobili chiedeva se la Lega avesse utilizzato parte di quei 49 milioni per finanziare la Bestia.
Il 28 novembre 2018 Nobili ha presentato un’interrogazione a risposta scritta (ad oggi rimasta senza risposta) al ministro dell’Interno di chiarire «con quali risorse sia finanziata la struttura comunicativa “Sistema intranet snc” guidata da Luca Morisi, e le altre riferibili al Ministro interrogato che curano le pagine facebook “Matteo Salvini”, “Noi con Salvini”, “Matteo Salvini Premier”, “Lega — Salvini Premier”, in particolare con riferimento a risorse pubbliche».
All’epoca Morisi rispose come al solito ribadendo che la base della Lega era fatta da persone VERE e non da hacker russi o algoritmi. Ieri invece non ha twittato nulla (ma si sa, Morisi considera Twitter un luogo deserto).
Ma cosa c’è di vero nelle accuse di Renzi e Nobili?
Dove siano finiti quei soldi, frutto di quella che i magistrati di Genova ritengono essere una truffa ai danni dello Stato, nessuno lo sa con certezza.
La vulgata leghista tende ad attribuire tutte le responsabilità alla passata gestione del Partito, quella di Umberto Bossi e del tesoriere Franceso Belsito.
Ma come hanno mostrato le inchieste giornalistiche de L’Espresso il sistema di gestione “allegra” dei fondi pubblici ha continuato anche quando Salvini — che non è indagato — era diventato capo del partito a colpi di ramazza.
Perchè è vero che la vicenda processuale che ha visto Bossi e Belsito condannati in primo grado riguarda la presunta truffa ai danni dello Stato sui rimborsi elettorali non dovuti dal 2008 al 2010 ma non si tratta però di non si tratta di errori di dieci anni fa — come a più riprese ha spiegato Salvini — perchè i soldi in questione sono entrati nelle casse del partito anche tra il 2011 e il 2014, ovvero durante la gestione di Roberto Maroni e Matteo Salvini.
Parte di quei soldi quindi è passata anche sotto il naso di Salvini (che in ogni caso è in Lega dal 1992 e non è proprio l’ultimo arrivato) ed è quindi giusto chiedergli come sono stati utilizzati ed eventualmente dove siano finiti.
Se poi sono stati utilizzati per la cosiddetta Bestia o per finanziare altre attività di partito è relativamente meno importante.
Anche perchè oggi il problema è un altro. La Bestia del Capitano, che costa circa 1000 euro al giorno, la paghiamo noi cittadini con i nostri soldi.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
NUNZIA DE CAPITE: “NON BASTA REDISTRIBUIRE, SERVE PREDISTRIBUIRE”
Nunzia De Capite, sociologa, lavora da 13 anni in Caritas italiana, per la quale si occupa
anche della redazione del rapporto annuale sul monitoraggio delle politiche di contrasto alla povertà .
Studiosa delle varie forme di sussidio e reddito, fa parte del Forum delle disuguaglianze e delle diversità coordinato da Fabrizio Barca.
Dal Rei, il reddito di inclusione varato alla fine del 2017, stiamo per passare al Reddito di cittadinanza. Qual è la sua opinione su questa norma che partirà in primavera?
«Siamo in un Paese in cui nel 2007 le persone in povertà assoluta erano 1,7 milioni e nel 2017 sono diventate cinque milioni: non possiamo fare a meno di misure di supporto sociale. Però, sia con il Rei sia con il Reddito di cittadinanza, siamo sempre in una logica redistributiva, mentre dovremmo iniziare a pensare da politiche predistributive»
Cioè?
«I provvedimenti redistributivi, almeno in teoria, consentono alle persone che stanno sotto un certo livello di cercare a vivere più dignitosamente. Ma il problema non è solo intervenire nelle situazioni più estreme: è anche decidere quali prospettive ci diamo. Dobbiamo fare un salto verso politiche predistributive, intervenendo cioè dove la ricchezza si forma e prende direzioni troppo squilibrate. È un modo di affrontare il problema molto più radicale. E previene anche alcuni possibile aspetti paradossali di questo reddito di cittadinanza».
Per esempio?
«Alla base di questo reddito di cittadinanza c’è una mancata osservazione della realtà : si immaginano persone che in buona parte non esistono. Vi immaginate chi vive in povertà assoluta, che spesso non ha gli strumenti per orientarsi, andare alle Poste e inoltrarsi nella burocrazia richiesta dalla legge? Ce lo vedete un cinquanta-sessantenne, di quelli che vengono alle nostre mense, costretto a compilare moduli on line e richiedere card? Davvero non ha insegnato niente “Io, Daniel Blake”, il film di Ken Loach? Oppure prendiamo una madre in povertà assoluta: che senso ha chiederle di accettare un lavoro se dove vive non c’è alcun supporto o servizio per l’infanzia? Il reddito di cittadinanza, così come è stato fatto, è solo una misura attiva per il lavoro. Che però rischia di non aiutare nessuno, tanto meno le persone per le quali in teoria è pensato».
(da “L’Espresso“)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
PRONTO UN VIDEO DI GIARRUSSO PER CONVINCERE I MILITANTI “LEGALITARI” A GARANTIRE L’IMPUNITA’ AL SEQUESTRATORE DI PERSONE … TANTO NESSUNO PUO’ CONTROLLARE E VERIFICARE IL VOTO, A PARTE CASALEGGIO
Sarà Mario Michele Giarrusso, senatore, audiofilo e avvocato, a cercare di convincere i grillini a votare per salvare Salvini su Rousseau.
Lo farà con un video, scrive oggi Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Luca De Carolis, che sarebbe già pronto:
Ma non prima di domani, perchè servono almeno 24 ore di preavviso per la votazione. Però il video di presentazione del quesito, che gli iscritti dovranno visionare prima di decidere se salvare o meno il ministro dell’Interno, è “più o meno pronto” raccontano. E il protagonista è l’avvocato siciliano Mario Giarrusso, l’unico dei sette al secondo mandato, già in corsa per la presidenza dell’Antimafia andata poi a Nicola Morra.
Insomma, un parlamentare noto alla base, capogruppo in giunta. Propenso decisamente per il no al rinvio a processo. Come d’altronde gran parte dei sette grillini, che per giorni hanno ripetuto a Di Maio e agli altri senatori la loro convinzione: “Sul piano giuridico la richiesta va respinta”.
Un parere da tecnici, visto che sei su sette sono legali. Ma qui il nodo è anche e soprattutto politico. Perchè in gioco c’è anche un principio identitario per il Movimento, che ha sempre detto sì in automatico a ogni richiesta dei magistrati.
E che dovrebbe rivedere un suo comandamento per il Salvini che dapprima aveva giurato di volersi fare processare, anche in un incontro apposito con Di Maio.
Proprio ieri Giarrusso — parlando con i giornalisti dopo la riunione della Giunta per le autorizzazioni a procedere — ha affermato che la posizione del M5S si conoscerà martedì e non subito, prefigurando quindi la possibilità di un voto degli iscritti prima di quello dei parlamentari. La parte divertente della vicenda è che il suo status è pieno di commenti di attivisti grillini che gli chiedono di mandare a processo Salvini.
Anche per questo, il capo politico dei Cinque Stelle ha ormai deciso di affidarsi al web, come gli consigliavano da giorni i big a lui vicini e anche dalla casa madredi Milano,la Casaleggio.
Perchè altrimenti qualsiasi decisione avrebbe avuto il suo marchio, quello del leader, che ha già una riunione fissata con i sette della giunta per lunedì sera, alla vigilia del voto.
E allora, visto che “comunque vada ci rimetteremo”come ammettono dal Movimento, tanto vale sottrarsi, per evitare possibili e pericolosissime tensioni con Salvini, l’altro vicepremier.
Si conferma poi la facile previsione del voto per deresponsabilizzare Di Maio e mettere in difficoltà i dissidenti, che se dovessero votare sì dopo il no del Blog delle Stelle si metterebbero così contro la volontà della base.
C’e’ un piccolo dettaglio di cui nessuno parla: i voti sulla piattaforma non sono controllati da una società terza e l’esito viene comunicato da Casaleggio senza che nessuno possa verificarlo.
La farsa continua
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
ENF (SOVRANISTI) 60 SEGGI, CONSERVATORI 43… IN ITALIA LEGA 29 SEGGI, M5S 23, PD 16, FORZA ITALIA 8
Popolari e socialisti non avranno una maggioranza autonoma nel prossimo Parlamento
Europeo: il primo sondaggio paneuropeo commissionato in via riservata dall’Europarlamento lo scorso 23 gennaio che Repubblica – a 100 giorni esatti dalle europee – anticipa oggi che il dato più evidente è il crollo delle due forze che da sempre controllano l’Europa.
Il Ppe passerà dai 217 seggi del 2014 a 186, confermandosi comunque primo gruppo a Strasburgo.
Peggio faranno i socialisti (Pse): da 187 seggi, la famiglia Ue del Pd scenderà a 129.
In salita i liberali (Alde): da 68 saliranno a 77 eletti ai quali vanno aggiunti i 24 accreditati a Europe En Marche di Macron.
Ed è proprio questa – Ppe-Pse-Alde – l’unica alleanza ad oggi capace di superare la soglia di maggioranza di 353 deputati.
L’Enf, attuale gruppo di Salvini e Le Pen, salirà da 37 a 60 seggi, con la Lega proiettata al 31,9% con 29 deputati
I Conservatori (Ecr) causa Brexit perderanno i Tories: saranno controllati dai polacchi di Kaczynski ma scenderanno da 75 a 43 seggi.
Partiranno da una base di 103 deputati ai quali aggiungere i 10 attribuiti ad Alternative fà¼r Deutschland (Afd), per un totale di 113 seggi.
Ma puntano a cooptare una serie di piccoli partiti dell’Est con cui il gruppone xenofobo ed euroscettico potrebbe sfiorare i 130 parlamentari, contendendo il secondo posto ai socialisti.
E in Italia? La Lega avrà 29 eurodeputati, il MoVimento 5 Stelle 23 mentre quelli del PD saranno ridotti a 16 dai 31 di partenza. Forza Italia ne avrà otto mentre per Fratelli d’Italia si rischia uno zero nella casella.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
GRAFFIO DELLA MINISTRA LOISEAU: “LEADER POLITICI ITALIANI HANNO MOSTRATO DI ESSERSI PENTITI”… DETERMINANTE LA TELEFONATA TRA MATTARELLA E MACRON
L’ambasciatore francese Christian Masset richiamato la settimana scorsa rientrerà oggi a Roma. Lo riferisce il ministero francese per gli Affari europei.
“Riparte oggi per Roma”, ha annunciato su Radio Rtl Nathalie Loiseau, con un commento graffiante. “Il presidente della Repubblica italiana, Mattarella, ha telefonato al presidente Macron, si sono parlati, hanno convenuto su quanto sia importante l’amicizia tra la Francia e l’Italia, quanto i due paesi abbiano bisogno uno dell’altro. Abbiamo ascoltato anche leader politici che si sono concessi parole e comportamenti francamente inaccettabili, mostrare di essersi pentiti”.
Prove di pace dunque tra Italia e Francia, dopo una settimana, dopo la decisione clamorosa del Quay d’Orsay di chiamare in patria il rappresentante diplomatico per consultazioni, a seguito dei “ripetuti attacchi” ricevuti dal Governo italiano, tra cui la visita di Luigi Di Maio all’ala dura dei gilet gialli.
Determinante nei giorni scorsi una telefonata distensiva tra Sergio Mattarella e Emmanuel Macron per abbassare i toni. In questi giorni si è lavorato tra Roma e Parigi a ricucire i rapporti dopo lo strappo del 7 febbraio.
La crisi politica, prima che diplomatica, si è sviluppata sulla base di diversi dossier bilaterali che tuttavia restano da risolvere: dalla Tav appena bocciata dall’analisi costi-benefici a dossier industriali come quello di Fincantieri-Stx, dalla gestione dei migranti, con le continue tensioni alla frontiera, fino alla richiesta – più volte reiterata da Salvini – di estradare i latitanti italiani rifugiatisi in Francia dopo gli anni di piombo.
Su questo punto, un primo segnale è arrivato nei giorni scorsi con l’incontro tra magistrati italiani e francesi al ministero di Giustizia di Parigi per discutere di una lista di nomi.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
CI SI CHIEDE COME UN VICEPREMIER POSSA INCONTRARE UN CAZZARO DEL GENERE
In un video rubato mostrato ieri a Piazzapulita si sente il leader dei Gilet Gialli incontrato da
Di Maio e Di Battista mentre dice: “Abbiamo dei paramilitari pronti a intervenire perchè anche loro vogliono far cadere il governo”.
Nel video Chalenà§on dice: “Io so che rischio molto. Posso prendermi una pallottola in testa in qualsiasi momento. Ma me ne fotto. Andrò in fondo a quello in cui credo. Perchè se mi ficcano una pallottola nella testa il popolo… Macron finirebbe sotto la ghigliottina. Oggi siamo arrivati a un tale livello di scontro che se mi colpiscono cade anche Macron. Perchè il popolo irrompe nell’Eliseo e distrugge tutto. Lui, sua moglie e tutta la cricca. Siamo in tanti così, se ne colpisci uno abbiamo delle persone, dei paramilitari pronti a intervenire perchè anche loro vogliono far cadere il governo. Oggi è tutto calmo ma siamo sull’orlo della guerra civile. Quindi si trovino delle soluzioni politiche molto rapidamente. Perchè dietro ci sono delle persone pronte a intervenire da ovunque”.
Un’altra voce gli chiede se è vero che abbia dei militari al suo fianco e lui risponde: “Sì. Dei paramilitari. Delle persone che si sono ritirate dall’esercito e che sono contro il potere”.
E tu sai che sono pronti a intervenire?, chiede l’altra voce. “Certo che lo so. Sì, è inquietante ma voi non vi rendete conto. Per questo ti dico che Macron ha paura, molta paura”.
Il fuori-onda è stato realizzato a margine dell’intervista di Alessandra Buccini, trasmessa da Piazzapulita su La 7.
Nel colloquio Chalenà§on invece dice anche che “la Francia è un bel paese, come l’Italia, ma serve rimetterle sulla retta via” e spiega che con il M5S “è previsto un altro incontro. Dovremmo venire noi a Roma”. E alla domanda: “Quindi, alleati? È certo?”, risponde: “Sì. Assolutamente”. Il leader dei Gilet gialli indica anche Di Battista nella foto scattata nell’incontro francese e commenta: “E’ bravo lui! E’ un pò come me! ci siamo guardati. E anche se io non parlo italiano, ci siamo capiti al volo”.
Sull’incontro Chalenà§on spiega che sono stati i grillini a contattarlo. “Esatto, E’ questo il bello. — dice — Anzi, è straordinario. Il vicepremier del governo italiano che viene in Francia, a Montargis, e nessuno sapeva niente. Ha preso l’aereo ma non si è fermato a Parigi, il cuore del potere. Perchè è venuto qui da noi. Abbiamo passato due ore insieme, ed eravamo d’accordo su tutto! Dopo la riunione abbiamo fatto le foto. Ma quando le abbiamo pubblicate: allarme rosso!”.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
ROVIGO: L’UOMO E’ STATO SALVATO, I CRIMINALI CHE LO INCITAVANO A BUTTARSI SARANNO INDAGATI
Istigazione al suicidio. È quanto rischiano alcune persone che sono stati videoripresi dalla polizia scientifica mentre stavano incitando a gettarsi in acqua il 38enne albanese di Solesino (Padova) che si era sporto sulla balaustra del ponte sull’Adige a Boara con intenti suicidi.
Non ci sono ancora fascicoli in Procura a Rovigo al riguardo, ma gli incitatori rischiano di dover rispondere di un reato punito con la reclusione da 5 a 12 anni se il suicidio si realizza e con la reclusione da 1 a 5 anni anche se l’atto suicida non si verifica.
Come accaduto l’altro pomeriggio, quando dopo due ore di trattativa con agenti della polizia e una psicologa l’uomo ha desistito dai suoi intenti mettendosi da solo in salvo.
Nella concitazione di quei momenti, con la trattativa appena iniziata ed il 38enne ancora sulla balaustra, qualche «testa calda» che stava guardando a pochi metri di distanza l’avvenimento ha incitato a voce alta e gratuitamente l’uomo a gettarsi: «Dai salta», «Buttati giù».
Attraverso la procura rodigina poi sono stati coinvolti i Servizi sociali del Comune dove abita l’albanese perchè organizzino gli incontri coi due figli dell’uomo, separato dalla moglie. L’impossibilità di vederli è stato il motivo per cui il 38enne è andato sulla balaustra del ponte sull’Adige.
(da “il Corriere dela Sera”)
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