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INTERVISTA A MAHMOUD: “CRESCIUTO SENZA PADRE, A CASA PARLIAMO IN SASSARESE”

Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile

“FIN DA BAMBINO LA MUSICA E’ STATA IL MIO SFOGO”

Ecco le parole dell’intervista uscita sul Corriere.it a firma di Candida Morvillo ad Alessandro Mahmoud, 26 anni, mamma sarda, padre egiziano, il contestatissimo vincitore di Sanremo 2019 e ragazzo dei record.
Il primo ad aver vinto, tutto insieme, Sanremo Giovani, il relativo premio della critica e il Festival di Sanremo.
«Soldi» è il singolo italiano più suonato di sempre su Spotify nelle prime 24 ore e nella prima settimana di uscita ed è quello entrato nella Top 100 global mondiale nella posizione più alta, al numero 40.
Preferisce che la chiami Alessandro o Mahmood?
«Mahmood. Ormai, sono abituato così».
Mahmoud, con la u, è il cognome di suo papà , che ha lasciato che a crescerla fosse sua madre. È di lui che parla «Soldi», la canzone con cui ha vinto Sanremo?
«È nata dalla frase in arabo waladi habibi ta’aleena, “figlio mio, amore, vieni qua”. Era con quelle parole che papà  mi chiamava per tornare a casa quando, bambino, giocavo nel parchetto di Gratosoglio».
E, poi, di colpo, non l’ha chiamata più.
«Avevo cinque anni. Sono rimasto uguale. Mia madre si preoccupava perchè le chiedevo “mamma mi porti al parco?” e non “dov’è papà ?”».
Suo padre non le mancava?
«Ero così piccolo… I momenti di rabbia sono venuti dopo e li ho superati. Però, ho scritto Soldi perchè avevo bisogno di fissare i ricordi di qualcosa che poteva andare meglio».
Canta «ieri eri qua, ora dove sei, papà ?». Oggi, sa dov’è?
«No».
Dice che con suo padre ha risolto, ma l’ha messo anche in «Gioventù bruciata» e «Mai figlio unico». Perchè?
«È stata un’autoanalisi, perchè papà  qualcosa mi ha lasciato. Quando dico che faccio Morocco Pop, è un’affermazione d’identità . Da piccolissimo, ascoltavo la musica di mamma, De Gregori, Dalla, Battisti, e quella araba di papà . Il mio primo ricordo sono io che suono la trombetta Chicco davanti alla tv. A otto anni, già  prendevo lezioni di solfeggio, ma i suoni mediorientali li ho recuperati dopo, come quando da bambino non ti piacciono le verdure, poi cresci e cerchi tutte le verdure che ti sei perso».
Il primo ricordo di suo padre?
«Voleva insegnarmi a pescare, io la pesca la odiavo. Lo ricordo all’Idroscalo, facevamo il barbecue. E poi, la prima volta in Egitto con lui, a otto anni. Abbiamo visto il deserto, le piramidi, il museo del Cairo coi gioielli dei faraoni, sono rimasto affascinato. Mi piace che quello sia un pezzo delle mie origini».
In «Gioventù bruciata» ha scritto della «violenza chiusa dentro quattro matrimoni».
«Quattro sono le mogli che ha avuto papà . Ci ho fatto i conti: le persone si amano, non si capiscono più, si lasciano. Ma non sto parlando di poligamia. Mamma e papà  si sono sposati in chiesa, io ho frequentato l’oratorio, ho fatto battesimo, comunione, cresima. L’Islam non c’entra».
Cos’è l’Islam per lei?
«Io sono per rispettare tutti. E, davanti alla violenza, sono dalla parte della vita».
Quanti altri figli ha suo padre?
«Io ho conosciuto una sorella a Milano e un fratello in Egitto. Quando conosci un fratello dall’altra parte del mare, a 8 anni, è già  successo tutto e, dopo, niente può farti male. Dopo, io e papà , abbiamo passato altre estati insieme. I primi addii sono belli tosti, alla quarta ti abitui e ti senti più sicuro nel posto dove stai sempre».
L’ultimo addio
«Qualche mese fa».
Dopo la vittoria l’ha sentito?
(Silenzio).
In «Soldi», scrive «dimmi se ti manco o te ne fotti»
«Non penso che non se ne importi. Voglio credere che tutti hanno umanità . Ma ci sarà  modo di chiarire, io non chiudo le porte».
Quando i suoi colleghi rap e trap cantano di soldi, sono Rolex e Rolls Royce. Lei i soldi li depreca come inquinatori di rapporti.
«Volevo raccontare come possono condizionare i sentimenti e le famiglie. In un divorzio, i genitori possono dividersi sul mantenimento, la casa… Anche nel video, gli uomini neri davanti al bambino rappresentano i soldi, la società  coi suoi valori non puri».
Ha davvero un cobra tatuato sulla schiena come in quel video?
«No. Il cobra rappresenta il marchio che ti segna. Il cobra, nel video, ce l’ha anche tatuato, in piccolo, il padre. È il dubbio che cresce, se non lo risolvi, ma io, con mio padre, dei dubbi ho parlato».
Che mi dice del ritornello «come va? Come va…»?
«È la frase migliore, a volte, per dire che non t’interessa davvero sapere come va».
Come si cresce senza padre, riuscendo comunque a fare la propria strada e affermarsi
«Devo tutto a mamma. All’inizio, mi accompagnava lei dal maestro di musica, partendo da Buccinasco, dove lavorava, e portandomi a Baggio. Ogni giorno, un viaggio. Mi ha fatto da madre e da padre. Non posso dire che papà  mi sia mancato, perchè lei mi ha dato tutto. Mi ha sostenuto. Mi diceva: ti pago i corsi di musica solo se vai bene a scuola».
E lei andava bene?
«Alle elementari vincevo sempre la medaglia come miglior lettore di libri. Però, alla maturità , non mi sono presentato. Era una fase ribelle, facevo tardi la sera. L’anno dopo, per punizione, mamma non mi mandò a musica».
Cos’era per lei, la musica?
«Da bambino uno sfogo e, crescendo, lo scopo primario. Finito il liceo, facevo il barista all’alba e al mattino per poter studiare pianoforte il pomeriggio. A un certo punto, mamma aveva un bar in via Larga a Milano, veniva a mangiare il figlio di Caterina Caselli, mamma voleva che gli dessi un cd, non l’ho fatto. Dopo Sanremo giovani 2016, ho preferito star fermo. Ho scritto per altri, mi sono perfezionato, volevo maturare musicalmente. E poi pensavo: metti che perdiamo un cliente».
Com’è la «Milanosoglio» di «Mai figlio unico»?
«Nella vita, la chiamo Gratosolliwood. Non è una periferia brutta come l’ho vista in certi servizi tv. Bisogna vederla in una bella giornata di sole. Ci sono cresciuto senza paura, ho più paura in piazza Duomo».
Per il sindaco Beppe Sala, la sua è una vittoria di Gratosoglio, di Milano, dell’Italia.
«Bella frase, mi piace, ma per far vincere Gratosoglio non basto io a dare una mano. E comunque non mi sento svantaggiato per essere nato lì, le periferie sono posti dove tanti giovani crescono bene, tanti che fanno bella musica vengono da posti così».
Gratosoglio è anche il quartiere di Micol, la diciottenne che a novembre ha rapinato una farmacia con una pistola, ridendo.
«Anche in centro fanno le rapine».
Che risponde alle polemiche sulla frase di Salvini?
«Che io non ho mai avvertito di essere diverso. La differenza me la stanno facendo sentire oggi. Ho fatto le scuole con bimbi russi, bulgari, rom. Il più figo della classe era cinese, quello un po’ bullizzato era italiano, messo in mezzo perchè cicciottello, non per altro».
Sui social, c’è chi ha scritto «italo egiziano e pure gay, Salvini sarà  contento»
«Io non ho mai detto di essere gay. La mia è una generazione che non rileva differenze se hai la pelle di un certo colore o se ami qualcuno di un sesso o di un altro. Io sono fidanzato, ma troverei poco educata la domanda se ho una fidanzata o un fidanzato. Specificare significa già  creare una distinzione».
Vivrà  ancora con sua madre?
«Mi comprerò un monolocale. Forse a Gratosoglio, forse altrove, ma voglio far sentire a mamma che ora ce la faccio da solo».
Se le chiedo ora come va?
«Va che ora devo fare di più. Andrà  meglio o peggio, ma dovrò dare ancora il massimo e lo darò».

(da Globalist)

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ANSIA DA ROUSSEAU: IL PARADOSSO DI UN GRUPPO DI ATTIVISTI CHE SU UNA PIATTAFORMA PRIVATA DECIDE SE IL POTERE LEGISLATIVO DEVE MANDARE IL POTERE ESECUTIVO DAVANTI AL POTERE GIUDIZIARIO

Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile

DI MAIO VIOLA IL “SILENZIO ELETTORALE”… QUESITO CAMBIATO , ROUSSEAU DOWN, IL VOTO SLITTA DUE VOLTE, SI ALLUNGA LA LISTA DEI MAL DI PANCIA

Luigi Di Maio dice che sosterrà  l’esito della consultazione fra gli iscritti ma avverte quasi minaccioso che “poi ognuno si assumerà  le proprie responsabilità ” violando il silenzio elettorale nel giorno in cui il Movimento 5 stelle vota su Rousseau cosa farsene di Matteo Salvini.
Può sembrare bizzarro e paradossale definire così la mossa del capo politico, ma cosa c’è di più paradossale di una manciata di attivisti che decide su una piattaforma privata se il potere legislativo deve mandare il potere esecutivo davanti al potere giudiziario?
E così un bigio lunedì allunga la sua cappa d’attesa sui palazzi romani.
Alle 21 il vicepremier riunisce i suoi parlamentari. Ordine del giorno: presenza sul territorio. Inizia a muoversi il corpaccione che fu degli amici di Beppe Grillo in una ristrutturazione che lo farà  assomigliare a un partito.
“Serve un’organizzazione a livello nazionale e territoriale”, ha rilanciato oggi il leader. Gli onorevoli mugugnano. Sono sempre più quelli che si tengono la pancia mentre studiano il da farsi.
L’influente e tutt’altro che dissidente Alberto Airola ha annunciato che voterà  sì all’autorizzazione a procedere comunque vada.
E filtra che almeno uno dei suoi colleghi in Giunta, Mattia Crucioli, va dicendo che lui si esprimerà  “secondo coscienza” sul voto richiesto dall’organismo tecnico del Senato.
Saranno tutti lì, in assemblea, a iniziare a parlare di nuova organizzazione. Perchè forse della Diciotti non si riuscirà  a parlare.
Perchè il Movimento che vorrebbe governare online ha avuto più di qualche difficoltà  a sopportare l’urto dei soli attivisti, tutti collegati, tutti insieme. Il blog delle stelle va down, Rousseau lo segue a ruota.
Il termine delle votazioni dalle 19 viene prima spostato alle 20, quindi alle 21.30 al momento in cui scriviamo. I risultati sono attesi in serata, ma ulteriori slittamenti sono complicati da prevedere.
Al pasticcio tecnico si è affiancato il pasticcio sostanziale. Perchè, per come era stato posto, il quesito invitava a votare No se si voleva spedire Salvini alla sbarra, e Sì se gli si voleva concedere lo scudo.
Formulazione cambiata in tutta fretta dopo la valanga di critiche, prima fra tutte quella dello stesso Grillo. “Ci sta scherzarci su”, ha risposto Di Maio, cercando di scacciare con la mano il fastidio di parole pesanti come il piombo.
Come a certificare che la situazione non è seria. Ma potrebbe nel giro di qualche ora diventare assai seria.

(da “Huffingtonpost”)

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DI MAIO NON VA AL CONVEGNO DELLA FEDERICO II PER EVITARE LA CONTESTAZIONE

Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile

STUDENTI PRONTI, MA IL VICEPREMIER ANNULLA L’APPARIZIONE

Una decina di studenti aderenti a centri sociali tra cui ‘Je so pazzo’, nato tra gli occupanti di un ex Opg erano entrati alle 14.30 nell’aula magna dell’ateneo Federico II di Napoli in corso Umberto dove alle 16.30 avrebbe dovuto tenersi un convegno della Federazione Antiracket alla presenza del vicepremier Luigi Di Maio.
Un gruppo di 70 persone, poi, tra ex Lsu e disoccupati aderenti alla lista 7 Novembre, si accingeva a contestare Di Maio davanti alla sede universitaria.
Il vicepremier, però, e gli organizzatori dell’evento, già  alle 13.50, per impegni romani di Di Maio, avevano fatto sapere che l’appuntamento era rinviato a una data ancora da stabilire.
“Troviamo assurdo che la nostra Università  sia scenario delle passerelle politiche di un Ministro che parla di lotta alla criminalità  organizzata, quando il Decreto Sicurezza del suo stesso governo permette il riacquisto da parte dei privati dei beni confiscati, facendo un vero a proprio ‘regalo’ alle mafie”.
Lo si legge in un documento del Collettivo autorganizzato dell’università  Federico II, dove il vicepremier Luigi Di Maio era atteso oggi pomeriggio per un convegno al quale invece ha cancellato la propria partecipazione. Lo staff del ministro fa sapere che l’appuntamento sarà  “riprogrammato” quanto prima.
Il Collettivo, assieme a Potere al Popolo e ad altri gruppi di base come quello dell’ex Opg “Je sò pazzo”, aveva organizzato una contestazione nei confronti di Di Maio: “Non permettiamo – affermano – che l’Università  diventi un luogo di propaganda di un partito, come il Movimento Cinque Stelle, che in campagna elettorale ha raccolto consensi al Sud promettendo misure sociali per migliorarne le condizioni di vita, ma che è al governo con la Lega (Nord) che per anni ha seminato odio e disprezzo nei confronti del Meridione e che ancora cerca di aumentare il divario tra le varie regioni con l’Autonomia Differenziata. Questo provvedimento, infatti, adeguando le risorse economiche destinate all’istruzione al gettito fiscale regionale, non farà  altro che smantellare l’Istruzione pubblica nazionale a svantaggio delle regioni meno ricche. Tutto questo mentre i Cinque Stelle continuano a non rispettare le promesse fatte in campagna elettorale, ad esempio accelerando i lavori di costruzione delle Grandi Opere come TAV e TAP, inutili, dannose e dispendiose, difendendo esclusivamente gli interessi dei ricchi imprenditori”.

(da agenzie)

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IL RAGAZZO SARDO CHE BURLA SALVINI, SI FA UN SELFIE CON LUI PER DIRGLI: “PIU’ ACCOGLIENZA, PIU’ 49 MILIONI”

Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile

CONTESTAZIONI A OZIERI, STRISCIONE CON SCRITTO “FOTTITI” LO ACCOGLIE A CASTELSARDO

C’è un piccolo genio ad Ozieri: è il ragazzo sardo che, con la scusa di farsi un selfie con Salvini, è riuscito a dirgli in faccia “più accoglienza, più 49 milioni“.
Il video della scenetta sta ovviamente diventando virale.
Dal palco Salvini aveva lodato gli studenti dello scientifico e dell’agrario di Ozieri che avevano deciso di assistere al comizio del ministro invece che andare in classe, complice anche la bella giornata di sole.
Chissà  se il Capitano dopo questo “spot” ha cambiato idea. Oltre al misterioso studente di Ozieri Salvini è stato contestato anche da altre persone che assistevano al suo comizio.
Il ministro ha risposto con la sua solita simpatia: “Non vi si sente, amici miei. Anche in Sardegna i comunisti sono in via d’estinzione, faremo per loro un parco acquatico per difenderli, mi fanno tenerezza quelli che ancora credono nella falce e nel martello”.
Il messaggio dello studente invece Salvini lo ha sentito di sicuro.
Salvini è stato contestato anche con un vistoso striscione su un palazzo a Castelsardo. La scritta “Salvini coddati” significa in sardo “Salvini fottiti”.

(da “NextQuotidiano”)

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I SONDAGGI SEGRETI COMMISSIONATI DA CASALEGGIO ASSOCIATI CHE FANNO TREMARE IL M5S: SOTTO IL 20%

Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile

MOLTI SONDAGGI CERTIFICANO UNA PERDITA DEL 10% RISPETTO ALLE POLITICHE… MA PER QUALCUNO SI E’ SCESI ANCORA E IL VOTO SALVA-SALVINI DARA’ LA MAZZATA FINALE

Nubi nere all’orizzonte per il Movimento Cinque Stelle. I recenti sondaggi, sia quelli pubblici che quelli “segreti” commissionati dagli stessi grillini, sono concordi: il gradimento della base non è mai stato così basso.
Gli ultimi sondaggi vedono il M5s al suo peggior risultato di sempre: addirittura sotto il 20 per cento.
A far tremare Casaleggio associati e co è un probabile ritorno del binomio destra e sinistra, che dopo gli scossoni delle elezioni del 2018, potrebbe ritornare ad affermarsi.
“La cifra che fa sobbalzare dalla sedia lo stato maggiore vedrebbe i Cinque stelle al di sotto, di qualche decimale, della «soglia psicologica» del 20%”, scrive il quotidiano Il Giornale.
Un recente sondaggio di Antonio Noto realizzato dopo la debacle in Abruzzo, il M5s si attesta intorno al 22-23 per cento, ben 10 punti in meno rispetto alle politiche del 4 marzo 2018. .
A gravare in questi ultimi giorni sul gradimento Cinque Stelle è anche la questione dell’autorizzazione a procedere a Matteo Salvini sul caso Diciotti.
“Se i vertici 5 stelle interpellano gli iscritti, significa che non sanno che pesci pigliare, o preferiscono che a pigliarli al posto loro sia la “base. […]     E questo è già  preoccupante, per un Movimento nato per contestare i privilegi della casta e per affermare la legge uguale per tutti. Un caso tipico di crisi di identità ”.
A scriverlo è Marco Travaglio, nel suo editoriale di sabato 16 febbraio sul Fatto Quotidiano. Travaglio sferra così un duro attacco ai Cinque Stelle per la scelta di far decidere alla base come votare sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per il caso Diciotti.

(da “TPI”)

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SAPETE DOVE SE LA METTONO I PASTORI SARDI L’ELEMOSINA ELETTORALE DI SALVINI?

Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile

COLDIRETTI E CIA BOCCIANO LA PROPOSTA: I COSTI DI PRODUZIONE SONO 70 CENTESIMI DI EURO + IVA, RIDICOLO CHE VENGA PROPOSTA UNA SOLUZIONE CHE NON COPRE NEANCHE I COSTI

«L’acconto iniziale di 72 centesimi non è un traguardo soddisfacente perchè si trova sotto i costi variabili medi di produzione certificati dallo studio Ismea sulla crisi del settore» così Coldiretti boccia la proposta di 72 centesimi al litro per il latte di pecora destinato alla produzione del Pecorino Romano DOP.
Secondo il ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio è possibile arrivare al prezzo di un euro al litro ma ci vorrà  del tempo. Oggi ospite ad Uno Mattina il ministro ha confermato che l’intenzione del governo è quella di arrivare «oltre l’euro che chiedono i pastori» ma che al momento il problema è dovuto alla non richiesta del mercato” e alla conseguente “produzione al di sopra delle richieste” e al calo del prezzo.
Anche il ministro ha riconosciuto come i dati dell’ente pubblico Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) «ci dicono che il prezzo minimo sarebbe di 74 centesimi» a fronte di costi di produzione iva esclusa che hanno raggiunto i 70 centesimi/litro.
Ed è proprio il fatto che l’accordo sui 72 centesimi al litro sia al di sotto dei costi medi di produzione certificati da Ismea a non soddisfare gli allevatori e Coldiretti che chiede che nella bozza dell’accordo venga inserita «una clausola che garantisca l’obiettivo di un euro per il prezzo del latte pagato ai pastori dagli industriali, che sono i diretti beneficiari delle consistenti misure di sostegno per 49 milioni di euro messe in campo da Governo e Regione»
Tra i dieci punti dell’intesa viene stabilito di fissare il prezzo al litro del latte di pecora per la produzione di Pecorino Romano a 0,72 centesimi iva inclusa come acconto per i mesi di febbraio, marzo e aprile 2019.
A fine maggio, sulla base del mercuriale della Camera di Commercio di Milano, relativa al periodo giugno 2000 e 18 maggio 2019, ci sarà  la verifica del valore medio del prezzo del Pecorino Romano che costituirà  il prezzo base per i mesi successivi (secondo prezzo in acconto).
Per il primo novembre è prevista la verifica finale del prezzo medio relativo al periodo novembre 2018-ottobre 2019. Su questa base sarà  determinato il conto a conguaglio da corrispondere a saldo
A bocciare nettamente l’accordo è la Cia-Agricoltori Italiani che ha detto no alla proposta di 72 centesimi al litro per il latte ovino.
«Le richieste dei pastori partivano dalla copertura del costo di produzione pari a 74 centesimi + Iva al litro per arrivare al prezzo di 1 euro + Iva come promesso dal Ministro Salvini» scrive la Cia in un comunicato stampa dove ribadisce che la proposta attuale è molto distante dalle premesse di partenza della vertenza.
Nel frattempo ha iniziato a circolare un documento contenente le integrazioni da parte dei Pastori di Sardegna al documento proposto sul tavolo “Vertenza Latte” del 17 febbraio. Oltre a chiedere le dimissioni del consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela del Pecorino Romano Dop a pagina tre del documento si legge che «non si accetta un prezzo di acconto inferiore ad euro 0,75 al litro per i mesi di febbraio, marzo e aprile 2019».
Secondo il leader del Movimento dei pastori sardi, Felice Floris la bozza di accordo è un passo indietro: «si torna così alla proposta già  scartata un mese fa al tavolo organizzato dall’assessore dell’agricoltura. Allora si stava chiudendo sopra i 70 centesimi più Iva e non abbiamo accettato. E senza mettere sul piatto della bilancia i 50 milioni di euro di oggi».
Insomma Salvini è andato in Sardegna promettendo di risolvere la questione e se ne è uscito con una proposta che non è per nulla migliorativa rispetto a quella cui i pastori sardi si erano opposti.
Che il ministro dell’Interno stia imparando dal collega Di Maio come gestire le vertenze?

(da “NextQuotidiano”)

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IL POETA FRANCO ARMINIO: “L’ITALIA NON E’ DI SALVINI, DOBBIAMO CONTENDERCELA CASA PER CASA”

Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile

“LA GENTE E’ SENZA LUCE NEGLI OCCHI, IL VERO NERO CHE MINACCIA L’ITALIA NON E’ IL FASCISMO, MA LA CUPEZZA D’ANIMO CHE HA PORTATO AL GOVERNO M5S E LEGA”

Prima di ogni cosa, l’incantesimo da spezzare: “L’Italia non è in mano a Salvini, non è vero che ha in pugno il paese. L’Italia dobbiamo contendercela pezzo per pezzo, casa per casa, centimetro per centimetro. Opporre alla vigliaccheria, la generosità . Al rancore, l’altruismo. Alla fine, vedrà , vinceranno gli innocenti”.
Il fervore s’impossessa di Franco Arminio, uno dei poeti più importanti del nostro paese , non appena si tocca la materia incandescente della realtà .
Forse perchè i poeti come lui — ma, forse ancor di più, tutti i poeti — hanno l’istinto animale dell’attualità .
Nel corpo sentono la temperatura del mondo e, con il corpo, si gettano nella lotta. Non hanno prudenza. Sono senza riguardi.
Facilmente, possono passare per pazzi: “Il nostro tempo è il tempo dell’emozione. E Salvini vince perchè è emotivo. Lo si può contrastare con la ragione, con l’intelligenza, ma non certo con la razionalità  algida dei conti in ordine. Per questo, Calenda non è l’uomo giusto per combatterlo. Non trasmette niente. Non accende nulla. Non tocca nel profondo nessuno”.
“Per anni, io stesso ho scritto solo per gli altri poeti. Poi, mi son liberato da questo obbligo e ho cominciato a scrivere per le persone che leggono. Ho venduto decine di migliaia di copie. Posso dire che non è vero che l’Italia sta morendo, che non ha più slanci. Siamo un paese profondamente depresso, questo sì: la scontentezza è ovunque, al sud, al centro, al nord; tra i giovani, tra i vecchi; tra i poveri, come tra i ricchi. Certo, non sono un medico, nè un sociologo: parlo per impressioni. Ma quello che vedo in giro è l’infelicità , il torpore, l’irritazione, l’indisponibilità . La gente è senza luce negli occhi. E il vero nero che minaccia l’Italia non è il fascismo, ma è l’umore, lo stato d’animo cupo che ha portato al governo i Cinque stelle e la Lega”.
Ma Salvini e Di Maio sono anche la cura per questo male?
No, non lo sono affatto. Il clima del paese è rimasto lo stesso. Non sono riusciti ad accendere la passione, l’entusiasmo popolare.
Hanno un gran consenso, però.
Ma perchè dura ancora la rabbia per chi c’era prima, e che, per giunta, non se n’è ancora andato.
Perchè avrebbe dovuto?
Perchè non so cosa succederà  dopo Salvini e Di Maio, ma non credo torneranno Renzi e Calenda.
Lei vede già  oltre Salvini e Di Maio?
No. Io non vedo un vero movimento popolare dietro questi uomini. Si sanno raccontare. Le loro foto sui social prendono molti mi piace. Ma dov’è l’Italia che arde per Di Maio e per Salvini? Magari ci fosse. Non sarebbe la mia Italia. Ma sarebbe qualcosa.
Ma perchè dovrebbe esserci questo sovrappiù?
Perchè all’Italia non serve solo qualcuno che faccia le leggi, serve qualcuno a cui potersi affidare, una guida che la faccia uscire dalla depressione, gli faccia ritrovare un afflato lirico, spirituale.
L’ha mai avuto, l’Italia?
L’Italia degli anni sessanta-settanta era piena di vita. Ha costruito, ha sperato, ha fatto figli. Oggi è ferma sulla Tav, opera a cui sono del tutto contrario, ma il cui destino incerto dà  il segno del blocco che vive il paese.
Gli intellettuali possono fare qualcosa?
Potrebbero, ma sono depressi, come tutti gli altri. Non prendono iniziativa, sono isolati.
Ma se hanno moltiplicato gli interventi pubblici, Arminio.
Ma si tratta, in molti casi, di narcisismo travestito da impegno. Saviano è un caso speciale, rischia la vita veramente. Ma lei ha visto gli altri dedicare una parte della propria vita alla società ? Chi è mai andato da un operaio in cassa integrazione, da un disoccupato, da una famiglia che ha un malato di mente in casa e non sa come gestirlo? Questo è l’impegno. Non firmare appelli. Scrivere manifesti.
Non servono anche le parole?
Sì, ma bisogna stare attenti a non sopravvalutare le figure con cui abbiamo a che fare. Urlare al fascismo è inappropriato.
Perchè?
Perchè gli dà  una dimensione superiore a quella che hanno effettivamente. Nè Di Maio nè Salvini possiedono la statura per dare una svolta storica all’Italia e al mondo.
Era più appropriato evocare la “svolta autoritaria” con Renzi?
No, ma non bisogna dimenticare la bruttezza che ha prodotto la classe dirigente del centro-sinistra: la bruttezza etica, estetica, psicologica, spirituale. Bisogna dirselo: non hanno più energia, e dovrebbero avere il coraggio di farsi da parte. Basta guardarli: sono spenti.
Vede in giro qualcuno di più acceso?
Al momento, no. Ma non perchè non ci siano, in Italia, risorse emotive e spirituali, ma perchè la via della rappresentanza politica, per queste forze, è bloccata.
Lei cosa direbbe a Salvini?
Che l’idea della vita che evoca è meschina.
Perchè?
Perchè è una vita misera, una vita piccola, una vita piena di rancore e paura; paura dell’immigrato, dei furti, delle aggressioni.
È ottimista per il futuro?
Sì, una parte di me lo è.
Quale parte?
Quella che crede che Salvini sia come l’ultima fiamma della candela. Brucia, brucia, brucia, sempre più forte. Poi, all’improvviso, si spegne.

(da “Huffingtonpost”)

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AIROLA (M5S): “VOTERO’ PERCHE’ SALVINI VADA A PROCESSO, SIAMO SEMPRE STATI CONTRO GLI SCUDI, IL M5S SIA COERENTE”

Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile

IL SENATORE: “LA NOSTRA PRIMA REGOLA VA RISPETTATA SENZA ECCEZIONI”

Il senatore del Movimento Cinque Stelle Alberto Airola nella consultazione online su Rousseau   voterà  perchè il ministro dell’Interno Matteo Salvini vada a processo per sequestro di persona nel caso della nave Diciotti.
Una presa di posizione di peso che arriva dopo altri annunci pubblici.
Airola, 48 anni, torinese di Moncalieri, è un esponente storico dei Cinquestelle. Prima di entrare nei meetup, ha fatto parte a lungo del movimento No Tav. E Airola, in fondo, la pensa come il presidente della commissione Antimafia, il senatore Nicola Morra, anche lui parlamentare al secondo mandato e tutore dei principi fondativi del Movimento.
“Il M5s — spiega Airola in un post su facebook — in tutti i casi ha sempre rifiutato qualsiasi scudo giuridico o immunità , Salvini in quanto ministro, non deve secondo noi, sottrarsi ad un eventuale processo. Così come non si sottrae nessuno: parlamentari, sindaci, amministratori pubblici, consiglieri, assessori, normali cittadini. Anche se questo caso tecnicamente è diverso, la regola vale lo stesso, anche nei confronti dei leghisti, nulla di personale”.
E nemmeno vale, per Airola, il ragionamento sulla tutela di un interesse tutelato dalla Costituzione o comunque un interesse pubblico: “Non entro nel merito — taglia corto il senatore — La prima regola del M5s va rispettata senza eccezioni”.
Ma soprattutto, secondo il senatore torinese, se il M5s votasse no al processo si produrrebbe una contraddizione dopo che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i ministri Luigi Di Maio e Danilo Toninelli si sono autodenunciati alla Procura di Catania che li ha indagati con l’ipotesi di concorso del reato con Salvini.
“Ora — ragiona Airola — visto che Di Maio aveva dichiarato che si sarebbe fatto processare, e di conseguenza Toninelli, come voteremo la prossima volta su Rousseau? Ci potremmo trovare nel singolare caso di Salvini salvato e gli altri perseguiti. Inaccettabile“.

(da agenzie)

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TRAVAGLIO FURIOSO E IL SUICIDIO DEL M5S

Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile

SEI MOTIVI PER MANDARE A PROCESSO IL SEQUESTRATORE DI PERSONE E SALVARE IL M5S

Marco Travaglio è avvelenato con il MoVimento 5 Stelle per il voto per salvare Salvini su Rousseau, e non ha alcuna intenzione di nasconderlo.
Oggi il Fatto Quotidiano apre con la presa di posizione dei tre più autorevoli sindaci grillini, ovvero Virginia Raggi, Chiara Appendino e Filippo Nogarin, che chiedono di mandare Salvini a processo.
Il direttore invece firma un editoriale che comincia così:
Oggi il M5S tenta il suicidio. E i suoi 100 mila e più iscritti hanno l’onore e l’onere di salvarlo da morte certa, votando No all’impunità  per il ministro Salvini sul caso Diciotti. Per almeno 6 buoni motivi.
E poi elenca i sei motivi: il primo è il quesito ridicolo che scambia il sì con il no, già  sfottuto ieri da Beppe Grillo che così si è guadagnato la possibilità  di dissociarsi dalla decisione se qualcuno gliene chiederà  conto durante i suoi spettacoli.
Il secondo è la sequela di “errori” contenuti nel post che spinge i grillini a votare per salvare Salvini, il terzo motivo è proprio la presa di posizione dei sindaci grillini, il quarto è l’atteggiamento di Salvini che continua a dire di essere tranquillo anche in caso di processo; il quinto motivo è invece il rischio che alla fine a processo al posto dello stesso Salvini vadano Conte, Toninelli e Di Maio che si sono autodenunciati. Infine, ecco il sesto motivo:
Se gli iscritti salvano Salvini, i senatori M5S voteranno allo stesso modo di Forza Italia per bloccare un processo a un ministro. Regaleranno al Pd l’esclusiva della legalità . E se lo sentiranno rinfacciare finchè cà mpano. Se invece votano No ricompattano il M5S, altrimenti spaccato per sempre.
Tutti i dubbi sono comprensibili, anche perchè chi oggi voterà  non ha potuto leggere le carte processuali, diversamente dai senatori che le hanno lette e non le hanno (o   fingono di non averle) capite.
Ma, in caso di dubbio, c’è un solo sistema per non sbagliare e non doversi poi pentire: ascoltare la propria coscienza e agire con coerenza.

(da agenzie)

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