Febbraio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
SOLO IN ITALIA UN MINISTRO DEGLI INTERNI PUO’ ANDARE A ESPRIMERE SOLIDARIETA’ A UN CONDANNATO PER A 4 ANNI E MEZZO PER AVER CERCATO DI AMMAZZARE UN UOMO INDIFESO… POCHE BALLE, NON E’ UN CASO DI LEGITTIMA DIFESA, COME HA CONFERMATO LA CASSAZIONE
Dalla sua parte l’imprenditore di Piacenza Angelo Peveri ha visto schierarsi sindaci, sindacati
delle forze dell’ordine, centinaia di persone sui social e ora anche il ministro degli interni Matteo Salvini; contro Peveri però c’è una sentenza della Cassazione che lo ha condannato a quattro anni e mezzo per avere sparato a un ladro entrato in un suo cantiere, sentenza che ha escluso sussistesse la legittima difesa.
Salvini sabato pomeriggio si è recato nel carcere di Piacenza, dove da quattro giorni si trova Peveri, dopo che la condanna a suo carico è diventata definitiva.
La visita e la solidarietà del vicepremier è destinata a suscitare polemiche proprio perchè la vicenda che vede protagonista l’imprenditore piacentino è considerata molto «border line».
Il 5 ottobre del 2011 alcuni ladri entrarono in un cantiere sul fiume Tidone dove l’impresa di Peveri stava eseguendo alcuni lavori: scatta il dispositivo di allarme che fa accorrere sul posto il titolare della ditta e un suo operaio romeno, George Botezatu. Peveri è armato di un fucile a pompa, spara tre colpi (in aria, sosterrà lui durante l’indagine) ma ferisce uno dei ladri in fuga a un braccio.
Poco dopo sempre uno di loro torna nell’area del cantiere per recuperare la sua auto ma viene bloccato dall’imprenditore e dall’operaio.
Le indagini della procura di Piacenza hanno stabilito che l’intruso fu immobilizzato, costretto a inginocchiarsi ed ebbe la testa sbattuta contro i sassi. Peveri a quel punto avrebbe esploso un colpo di fucile da distanza ravvicinata, poco più di un metro.
Il ferito patteggerà una pena a 10 mesi per tentato furto di gasolio.
Peveri e il suo dipendente verranno invece condannati per tentato omicidio a 4 anni e mezzo.
La procura: «Non fu legittima difesa»
Pochi giorni fa la Cassazione ha reso definitiva la pena, respingendo anche la tesi della procura generale, secondo la quale la sentenza andava annullata e il processo ripetuto. Dal momento in cui per Angelo Peveri è divenuta concreta la prospettiva di finire in carcere è partita nei suoi confronti una gara di solidarietà con in testa la Lega Nord di Piacenza e incanalata da pagine facebook aperte a suo sostegno.
Pochi giorni fa anche il procuratore capo di Piacenza, Salvatore Cappelleri è intervenuto per ribadire che la legitima difesa nel «caso Peveri» non c’entra nulla e che la ricostruzione avvalorata dalla sentenza dovrebbe essere accettata da chi ricopre incarichi istituzionali.
La solidarietà del ministro
Parole che non hanno fermato Matteo Salvini che subito dopo la sentenza della Cassazione si era schierato dalla parte dell’imprenditore, telefonandogli personalmente. Ora ha voluto manifestare apertamente la sua solidarietà varcando poco prima delle 17 il cancello del carcere di Piacenza per incontrare Peveri e il suo dipendente che nel frattempo sono finiti agli arresti.
(da “il Corriere della Sera“)
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Febbraio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
IL MAGISTRATO SMONTA LA RIFORMA DELLA LEGITTIMA DIFESA DI SALVINI: “FARA’ SOLO AUMENTARE I MORTI”… SULLA DICIOTTI: “LINEA CONDIVISA DAL GOVERNO E’ UNA CHIAMATA DI CORREO E NON ATTENUA LA RESPONSABILITA’ PENALE”
Piercamillo Davigo respinge con decisione la possibilità di andare alla guida dell’Anac dopo Cantone.
“Non ci penso nemmeno”, dice in un’intervista a la Stampa sostenendo che “un’autorità amministrativa non ha possibilità di scoprire alcunchè. Far credere che l’Anac sia il rimedio è fumo negli occhi, la definirei un’arma di distrazione di massa”.
“Oggi conviene delinquere, non pagare i debiti, impugnare le condanne. Non si ha niente da perdere. invece bisogna incentivare i comportamenti virtuosi”.
Per il PM i risarcimenti per ingiusta detenzione vanno ai colpevoli “che l’hanno fatta franca”. Poi attacca: “In Italia in galera ci vanno in pochi e ci stanno poco. Crescono solo gli arresti in flagranza di reato e quelli per terrorismo e mafia”.
Sulle politiche securitarie del Viminale, il magistrato commenta: “Da un lato si alimenta, grazie alle tv, un allarme sicurezza inesistente; dall’altro si fanno operazioni che poco c’entrano con la sicurezza”, come “strade sicure”.
Per Davigo “le politiche di sicurezza servono all’ordine pubblico, quelle di rassicurazione a illudere i cittadini. Se istituisci una nuova caserma, i carabinieri sono sempre gli stessi, distribuiti diversamente. Meno auto in strada, più piantoni a rispondere al citofono”.
E sulla legittima difesa dice: “Spero non passi, saremmo condannati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo” e “aumenteranno i morti. Non tra i delinquenti, ma tra le vittime di furti e rapine. Avere le armi e saperle usare è diverso da essere pronti a uccidere, come insegnano i western. Sapere che il derubato può sparare, indurrà il ladro ad armarsi e a sparare prima”.
Infine parla del caso Diciotti: “La valutazione spetta al Senato nei limiti previsti dalla legge costituzionale” e sul fatto che secondo il premier e due ministri era una linea condivisa da tutto il governo commenta: “Di per sè, è una chiamata di correo. Dal punto di vista giuridico non attenua la responsabilità penale”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
QUANDO LI ANDRANNO A CERCARE A CASA UNO PER UNO, GLI PASSERA’ LA VOGLIA
A patrocinio gratuito, gli avvocati di Rete Legale, una rete di avvocati supportata anche da
Baobab Experience che si occupa di tutelare i diritti dei migranti, stanno aiutando anche i migranti della Diciotti a sporgere denuncia contro il Governo italiano per privazione della libertà . Il Corriere della Sera ha pubblicato una diretta facebook in cui gli avvocati della Rete spiegavano nel dettaglio il loro intervento.
Ciò che preme è soprattutto leggere i commenti e lo spettacolo è desolante.
“Andate in Africa a raccogliere banane” scrive Mimmo Centioni, cui si unisce la signora Marianna Galimberti che, fomentatissima, invoca il santo aiuto del ministro dell’interno: “anche noi ITALIANI allora vogliamo il risarcimento per aver subito per anni questa invasione di immigrati NON VOLUTA!!! fate schifo!!! Matteo fai qualcosa!!”.
C’è poi chi, forse ispirato dal giustizialismo di Mario Giarrusso, invoca l’arresto degli avvocati, chi non risparmia battute sessiste alla donna che sta parlando e chi invece paventa l’esilio per questi nemici della patria.
Sono tanti, troppi per riportarli tutti.
Ci sono anche i commenti positivi, che mostrano umana solidarietà e apprezzamento per il lavoro di questi giovani avvocati.
In ogni caso di fronte a reati, si provvede alla denuncia alla polizia postale e alla conseguente apertura di un fascicolo da parte dell’autorità giudiziaria, dopo aver proceduto alla identificazione dei leoni da tastiera.
Quando riceveranno la visita dei carabinieri e il processo in tribunale, gli passerà la voglia di rompere i coglioni alla gente perbene.
Faranno come Borghezio che per evitare la galera si era persino offerto di prestare volontariato ai campi rom, tranquilli…
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
DA DUE GIORNI L’OLANDA AVEVA NOTIFICATO ALL’ITALIA IL VIA LIBERA PER LA PARTENZA DELLA SEA WATCH, L’IGNOBILE MELINA DI 48 ORE DEL GOVERNO … LA SEA WATCH RINGRAZIA I SICILIANI PER LA GRANDE SOLIDARIETA’ DIMOSTRATA
Ieri la Guardia costiera di Catania ha permesso la partenza della Sea Watch3 verso il porto di Marsiglia, dove sarà sottoposta agli interventi di manutenzione annuale.
«Da due giorni l’Olanda aveva notificato il permesso» per salpare «ma l’Italia ha procrastinato la partenza», dunciano dall’Ong.
Le autorità italiane ed olandesi hanno «abusato del loro potere ispettivo» pur «di impedire l’attività di soccorso in mare», dice Giorgia Linardi, portavoce italiana dell’organizzazione umanitaria.
E non è escluso che l’Ong faccia ricorso alle vie giudiziarie contro chi ne ha bloccato l’attività .
Sea-Watch ha informato lunedì le autorità olandesi che l’organizzazione avrebbe adottato azioni legali contro la detenzione a Catania e contro l’imposizione dell’obbligo di navigare in un porto diverso da quello previsto.
Pochi minuti prima della scadenza del termine per l’avvio di una procedura d’urgenza, le autorità olandesi hanno richiesto alla Guardia Costiera Italiana di consentire la partenza della Sea-Watch il prima possibile.
“Venti giorni persi a dimostrare che abbiamo tutto in regola. 20 giorni usati dalle autorità italiane e olandesi per abusare del loro potere ispettivo e cercare qualcosa, la minima cosa, pur di impedire l’attività di soccorso in mare e che si parli della tragedia in corso nel Mediterraneo e in Libia e dell’incapacità dei governi europei d gestirla”, commenta Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch.
“A governi che si concentrano sulla conta dei bulloni a bordo della nostra nave, chiederei – aggiunge – di occuparsi con serietà dell’emergenza umanitaria in Libia e delle morti nel Mediterraneo”.
I soccorritori hanno lasciato il capoluogo etneo “dove pensavamo di trovare solo ostacoli e invece abbiamo conosciuto un’ampia rete di persone, di realtà e associazioni che ci sono state vicine, che sono venute a conoscere l’equipaggio e la nave con curiosità e interesse. Ringraziamo la Catania – conclude Linardi – fatta di persone solidali che portiamo con noi in una piccola brocca in ceramica portata in dono alla Sea-Watch, simbolo dell’ospitalità tipicamente sicula”.
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
MENTRE SALVINI URLAVA DI “PORTI CHIUSI” SULLE TV, CUOR DI LEONE SI SAREBBE BEN GUARDATO DA APPORRE LA FIRMA A UNA DOCUMENTO IN TAL SENSO ILLECITO… E CON IL CERINO IN MANO RESTA TONINELLI
Matteo Salvini non ha mai dato l’ordine di chiudere il porto alla Sea Watch, la nave
umanitaria ripartita ieri dopo tre settimane di stop a Catania, dove il 31 gennaio erano stati fatti sbarcare 47 migranti.
Non solo, il ministro dell’Interno non ha neanche vietato lo sbarco dei minorenni dalla nave quando è stata tenuta alla fonda a Siracusa.
E questo nonostante il vicepremier leghista avesse ribadito più volte che «in Italia i porti – lo aveva assicurato anche il 23 gennaio mentre la nave si avvicinava alla Sicilia — sono chiusi».
A smentire, ancora una volta, sono i documenti ufficiali, come già rivelato da “Avvenire” lo scorso 8 gennaio.
I documenti suscitano domande nuove sulla reale catena di comando che parte dal governo e arriva all’ultimo ufficiale delle Capitanerie di porto.
Rispondendo a una «istanza di accesso civico», la Direzione centrale dell’immigrazione presso il Dipartimento della Pubblica sicurezza, precisa che il ministero «non ha prodotto e non detiene alcun provvedimento/comunicazione trasmesso alla nave Sea Watch».
Non ci sono atti «aventi a oggetto il divieto di approdo nei porti italiani», rivolto alla nave dell’organizzazione non governativa tedesca. Non è l’unica notizia.
A bordo della Sea Watch c’erano 15 adolescenti non accompagnati a cui si era interessato il Tribunale dei minorenni di Catania, che era intervenuto nominando un tutore e sollecitandone lo sbarco.
Neanche di questo al Viminale c’è traccia. Non risulta siano mai partite indicazioni riguardo «provvedimenti in risposta alla richiesta di sbarco dei minori dalla Procura presso il tribunale dei minori di Catania».
La risposta alla richiesta dell’avvocato Alessandra Ballerini è firmata da Massimo Bontempi, direttore della Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere.
Analoga istanza è stata depositata presso il ministero delle Infrastrutture, che non ha ancora risposto.
Nella domanda Ballerini fra l’altro chiedeva di avere copia degli atti con cui era stato disposto, come preannunciato a mezzo stampa, «il divieto di approdo della nave nei porti italiani».
Tecnicamente, dunque, il ministro Salvini non ha avuto alcuna responsabilità e, sempre dai documenti ufficiali, non c’è traccia di un suo intervento.
Nel caso in cui venisse avviata un’inchiesta sulle modalità di trattenimento dei migranti, rischierebbero di finire nel tritacarne non il Viminale, ma Danilo Toninelli e il ministero delle Infrastrutture con i militari della Guardia costiera che coordinano gli interventi.
Matteo Salvini, che certo non ha mancato di esprimere indicazioni «politiche» pur senza metterle per iscritto, verrebbe graziato ancora una volta per merito degli esponenti M5s che invece avrebbero tradotto nero su bianco, assumendosene la responsabilità , ordini di cui al Viminale non c’è traccia.
(da “Avvenire”)
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Febbraio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
IL MILITARE IN CARCERE, GLI USA LO CONGEDANO, NESSUN POST DEI SOVRANISTI: NON ESSENDO AFRICANO, RIENTRERA’ NELLA CASISTICA “SE L’E’ CERCATA”
Una festa tra militari Usa, di stanza nel Vicentino, un barbecue all’aperto e tanto alcol. Ora una ragazza di 22 anni accusa di stupro il sergente statunitense Tyrekie Meyer, già congedato dall’esercito americano, come riporta Il Corriere del Veneto.
Per lui il giudice Roberto Venditti ha firmato la custodia cautelare in carcere, dove è stato accompagnato venerdì sera: troppo gravi i fatti contestati, con in più il pericolo di reiterazione.
Proprio in vista del congedo, il pubblico ministero Augusto Corno giovedì aveva disposto il fermo del militare, restringendolo ai domiciliari nella base Usa Del Din di Vicenza, dove lavora.
La misura cautelare era stata assunta per i gravi indizi di colpevolezza ma soprattutto per il pericolo di fuga, visto che, da civile, l’americano di 27 anni (sposato e con famiglia in patria) non sarebbe più costretto a rimanere a Vicenza e neppure in Italia. Per i gravi fatti contestati e il pericolo di reiterazione, Meyer non è tornato libero. Anzi è stato accompagnato in carcere.
La violenza sarebbe avvenuta l’estate scorsa, a casa di un altro statunitense, sempre in provincia di Vicenza.
Secondo quanto riferito dalla ragazza, il militare — mai visto prima della festa — ha passato la serata con lei, bevendo e mangiando, fino a quando, a tarda sera l’ha portata in una stanza della casa. Lì si sarebbe consumata la violenza, senza che la giovane potesse reagire.
Intanto sono già stati sentiti alcuni dei militari presenti al party privato dell’estate scorsa. E altri verranno sentiti di qui alle prossime settimane. Testimonianze acquisite nella forma dell’incidente probatorio: questo per cristallizzare una volta per tutte le dichiarazioni dei militari visto che potrebbero non essere più di stanza a Vicenza perchè impiegati in altre missioni.
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
1500 CITTADINI SONO SCESI IN PIAZZA CONTRO LE SCRITTE E LE MINACCE RAZZISTE CONTRO LA FAMIGLIA POZZI
Più di 1.500 persone in piazza, sindaci con la fascia tricolore, scout, bandiere della Pace e
fischietti: a Melegnano c’è molta partecipazione alla fiaccolata antirazzista di solidarietà al 22enne senegalese Bakary Dandio, il ragazzo adottato da una coppia di coniugi del posto finito al centro di un attacco razzista, appunto: sotto la casa in cui la famiglia Pozzi abita con Bakary sono apparse minacce e scritte (“Ammazza il negro”, con una svastica, l’ultima comparsa) e per questo il sindaco di Melegnano Rodolfo Bartoli ha deciso di organizzare una manifestazione di solidarietà .
Dal primo pomeriggio in tanti sono arrivati in piazza Vittoria rispondendo all’appello del sindaco a “far sentire forte la propria volontà di testimoniare la propria presenza a fianco della famiglia Pozzi e per ribadire il proprio no a ogni forma di razzismo”.
Qualche momento di tensione nella piazza della stazione per la presenza di due persone che esibivano simboli nazisti, come un tatuaggio ‘SS’ sul collo: i manifestanti hanno fischiato per allontarlarli, sono intervenute le forze dell’ordine per portarli via.
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
L’EX COMMISSARIO DELLA SPENDING REVIEW: “I SOLDI DI QUOTA 100 E DEL REDDITO DI CITTADINANZA SI POTEVANO USARE MEGLIO”
Mentre sul piano politico si assiste a bradisismi democratici e ripetuti avvicendamenti per la leadership, sul fronte economico la situazione dell’Italia non sembra aver preso la giusta china.
Il fantasma dello spread, nonostante l’ormai svanita notorietà , è tornato a mordere sui bilanci statali, mentre il fatturato dell’industria cola a picco (-7,3 per cento) come non faceva dal lontano 2009 e la recessione tecnica espande il suo contagio epidemico su mercati e borse.
Alcuni economisti affermano che, per certi versi, il panorama attuale ricorda il preludio di quella crisi mondiale che tra il 2010 il 2011 colpì debiti sovrani e finanze pubbliche dell’Italia.
Tra loro c’è Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review durante il Governo Letta, premier incaricato per qualche giorno nel maggio 2018 e oggi direttore dell’Osservatorio conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano.
Cottarelli spiega le tappe che hanno portato a una situazione simile, la perplessità che riserva sulla manovra pentaleghista e i rischi che corre l’economia italiana in un clima di perenne incertezza.
Secondo il vicepresidente della Commissione europea Dombrovskis i “danni all’economia italiana sono stati fatti prima della correzione della manovra”. Quali sono le responsabilità del Governo?
Le azioni prese nella seconda metà del 2018 sono cose che secondo me hanno fatto male all’economia, in un contesto in cui l’economia europea comunque rallentava. Tuttavia il Governo ci ha messo del suo. Mi riferisco a tutto questo tira e molla con l’Europa, tutti questi annunci di un deficit che inizialmente avrebbe sforato il 3 per cento, poi lo avrebbe sfiorato il 3 per cento, poi è stato il 2,4, con Tria che andava a negoziare 1,6, e alla fine è stato il 2,04 per quest’anno. Rimane aperta tutta la questione di come si finanziano queste maggiori spese nel 2020. Tutto questo tira e molla, dicevo, non ha fatto bene all’economia, ha creato incertezza.
Quali motivazioni hanno spinto il Governo a formulare questa manovra?
Io guardo i risultati e i comportamenti, le motivazioni non le so. Sarà stata inesperienza, sarà stata ideologia per cui si pensa necessariamente che se si sbatte il pugno sul tavolo si riesce a ottenere di più. Non lo so quale sia stata la motivazione. Sarà stato il voler dire “basta austerità , adesso dobbiamo davvero cambiare, il Governo del cambiamento è quello che serve all’Italia”. Fatto sta che sono state prese delle decisioni che non tengono in adeguata considerazione la difficoltà che noi abbiamo a prendere a prestito soldi sul mercato.
L’aumento della pressione fiscale su banche e assicurazioni per finanziare la manovra ricadrà sui cittadini?
Se le banche fossero particolarmente floride, le banche italiane intendo, forse questa cosa non verrebbe riversata sull’utenza. Ma in una situazione in cui in generale le banche italiane non sono particolarmente floride, è probabile che queste tasse vengano pagate poi dai cittadini. Il problema è che il Governo non può decidere alla fine chi paga le tasse.
Il Governo contro Bankitalia: è giusto parlare di mancata vigilanza?
Beh, il fatto che ci siano state delle crisi bancarie non vuol dire per sè che la Banca d’Italia non abbia fatto il suo dovere. Sarebbe come dire che il ministro dell’Interno si dovrebbe dimettere perchè ancora ci sono furti e omicidi. Furti e omicidi ce ne saranno sempre, non si può ridurre a zero il problema. E crisi bancarie ce ne saranno sempre, sopratutto in una situazione economica come quella italiana.
Reddito di cittadinanza e quota 100: potevano essere fatte meglio?
In termini di “si poteva fare meglio usando quei soldi”: sì, si poteva fare meglio. Il mio problema, però, è che i soldi per il sostegno alla povertà vanno bene, ma non li posso finanziare prendendo a prestito soldi, per un paese che è già molto indebitato. Se c’è la necessità di sostenere, tra virgolette, i poveri, io tasso i ricchi. Facciamo Robin Hood. Robin Hood tassa il ricco per dare al povero, non è che Robin Hood va in banca e chiede i soldi a prestito per darli al povero. Perchè questo è quello che si sta facendo: come se ci fosse Robin Hood che va in banca a chiedere i soldi in prestito per darli al povero”.
Oggi su 2 milioni di cittadini solo l’1,8 per cento trova lavoro attraverso i centri per l’impiego. Funzioneranno per il reddito di cittadinanza?
Sì, adesso ci saranno i navigator che risolvono i problemi…
(da TPI)
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Febbraio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
SECONDO IL “CORRIERE DELLA SERA” ZAIA E FONTANA HANNO AVVISATO SALVINI CHE LA LEGA RISCHIA UNA DEBACLE AL NORD SE L’AUTONOMIA RESTA BLOCCATA… TORNANO I VERTICI AD ARCORE CON BERLUSCONI E LA MELONI… DOPO LE EUROPEE LO STRAPPO
Francesco Verderami, “voce” privilegiata di Giorgetti sul Corriere della Sera, pubblica oggi
l’ennesimo retroscena che dà il governo con i giorni contati e Matteo Salvini pronto a farlo cadere, tanto da registrare mosse di avvicinamento sempre più concrete del leader della Lega verso Berlusconi:
Si scorge una certa differenza tra le parole con cui Salvini asseconda il premier che parla di «mesi» per la concessione dell’autonomia regionale («in effetti bisogna fare le cose per bene»), e i toni ultimativi del governatore lombardo Fontana («noi non aspettiamo»).
Così come si avverte un forte nervosismo nella Liga Veneta, che già ha (mal) sopportato il decreto Dignità e il reddito di cittadinanza, ma ora è sul piede di guerra per il ritardo della riforma autonomista, oltre che per il progetto di chiusura degli esercizi commerciali la domenica.
Berlusconi deve saperne di più se ieri ha detto che «saranno i fatti a costringere la Lega a lasciare M5S per venire con noi. Molti leghisti dopo le Europee imporranno il cambiamento».
Il capo del Carroccio ha un vantaggio di posizionamento sugli avversari ma è atteso al bivio: rifugge dall’idea di allearsi di nuovo con il Cavaliere, con cui si rivedrà per un inusuale vertice martedì insieme alla Meloni; ma dovrà calcolare se e quanto gli converrà restare accanto a Di Maio anche per la prossima Finanziaria.
La stagione di «Salvini il temporeggiatore» sta per finire. E chissà se significa qualcosa il fatto che gli amici di Giorgetti lo descrivano «negli ultimi giorni sereno. Come se vedesse avvicinarsi la fine di un incubo
(da “NextQuotidiano”)
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