Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
RUOCCO, GALLI, SARLI, VIZZINI, SPORTIELLO, BRESCIA, GALANTINO… TRA LEGITTIMA DIFESA E LEGGE SULL’AUTONOMIA .”FERMIAMO L’ONDA DELLA LEGA”
Il dissenso dentro il Movimento 5 Stelle trova l’apice tra i presidenti delle commissioni
parlamentari e come una slavina raggiunge tanti deputati e senatori.
Carla Ruocco, la presidente della commissione Finanzia della Camera, ha appena lasciato l’Aula e sta per infilarsi in ascensore per raggiungere il suo ufficio.
Con tono perentorio osserva: “È finito il tempo in cui possiamo dire di aver vinto, perchè in Sardegna per esempio non abbiamo vinto e dobbiamo riflettere e cambiare”.
Un concetto stringato che dà l’idea dell’aria che tira a Montecitorio dove il calendario dei lavori si prospetta ricco di insidie.
Due sono i temi che inquietano i deputati M5s: legittima difesa e il provvedimento sull’autonomia differenziata regionale, entrambi bandiere dell’alleato leghista. “L’onda un tempo ha seguito noi e ora segue Salvini. Come facciamo a fermarla? Non possiamo assecondarlo su tutto”, dice una deputata a taccuini chiusi.
Nei corridoi della Camera questo dissenso inizia a strutturarsi e a non essere più così anonimo. Come per il caso del decreto Sicurezza quando diciotto deputati hanno scritto una lettera al capogruppo Francesco D’Uva, allo stesso modo un gruppo di parlamentari non ha intenzione di far silenzio sulla legge che riguarda la legittima difesa.
“Quando sono state votate le pregiudiziali sono uscita dall’Aula e come me almeno altri dieci o quindici colleghi”: Veronica Giannone, alla sua prima legislatura, non teme di venir fuori allo scoperto.
Anche Gloria Vizzini per esempio non ha partecipato al voto e pensare che la discussine deve ancora iniziare.
Giannone tiene a precisare che non contesta la leadership di Luigi Di Maio, nonostante riconosca che sia necessario più dialogo, il problema piuttosto è la legge stessa: “Durante la discussione sulla legittima difesa sono necessarie delle modifiche, così com’è non può passare. Quel concetto ‘è sempre legittima’ va cambiato. Anche a Luigi, quando l’ho incontrato, ho detto che bisogna parlare di più”.
La risposta arrivata dal capo polito è la riorganizzazione all’interno del Movimento annunciata martedì e su cui molti confidono. Basterà ? Se lo chiedono tutti.
Ma la reazione sulla legittima difesa è a catena, dopo quelle di Paola Nugnes e Elena Fattori al Senato.
Ed ecco Gilda Sportiello: “Non voterò il provvedimento sulla legittima difesa. Non ho neanche presentato emendamenti al testo, perchè è proprio inemendabile”.
Stesso tenere Doriana Sarli, napoletana della commissione Affari sociali: “Non lo voto, il messaggio della Lega è pericoloso”.
Sta di fatto che qualcosa si muove e comincia a essere più organico e potrebbe scoppiare durante la prossima assemblea: “Di Maio deve ascoltarci”, è la richiesta che arriva da più parti. “Capita di ritrovarsi a cena insieme, qui intorno alla Camera quando finiamo di lavorare. E parlando ci troviamo d’accordo su alcuni temi”, spiega un altro deputato: “Non sono cene carbonare però, quando ci sarà l’assemblea dei deputati diremo tutto”.
Assemblea dei deputati fissata per martedì sera e che poi è slittata. All’ordine del giorno c’era anche il dossier Autonomie, nervo scoperto per il Movimento 5 Stelle.
“Sono l’unico a pensare che ci siano altre priorità ?”, si chiede il deputato grillino Davide Galantino, anche lui tra più critici in questo momento, anche lui tra coloro che tra una portata e l’altra si è trovato a discutere di ciò che non va dentro M5s.
Non si ferma qui: “Bisogna essere sinceri e soprattutto — scrive su Facebook – saper chiedere scusa quando non puoi mantenere fede a tutte le promesse fatte in campagna elettorale”. Il tenore è questo. “Il problema non è solo la legittima difesa. Noi siamo un partito che ha il maggior consenso al Sud, come facciamo a spiegare il provvedimento sull’Autonomia?”.
I più agguerriti sono i deputati campani.
Tra questi Doriana Sarli che già si è espressa sulla legittima difesa e Gilda Sportiello, ma anche Maria Pallini, Alessandro Amitrano.
Fino ad arrivare a Luigi Gallo, presidente della commissione Cultura della Camera, tra le persone più vicine a Roberto Fico.
Andando a incontrare gli insegnanti in protesta si è lasciato sfuggire di non essere d’accordo alla riforma delle Autonomie per poi postare un vecchio video in cui si vede Beppe Grillo e il presidente della Camera. La didascalia recita così: “Senza capi nè padroni. Il nostro leader è il programma”.
Come se non bastasse i deputati M5s Giuseppe Brescia, vicepresidente della commissione sull’Immigrazione, Valentina Corneli e Doriana Sarli hanno votato ‘no’ alla parte della mozione di Fratelli d’Italia che impegna il governo “a non sottoscrivere il Global Compact”.
Altro segnale di insofferenza nei confronti dell’alleato leghista e di dissenso nei confronti del capo politico che potrebbe manifestarsi nei voti d’Aula fino a colpire il governo.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
NELLE 133 PAGINE DI MOTIVAZIONI LA LEGITTIMITA’ GIURIDICA DELLA CONFISCA AL PARTITO A PRESCINDERE DALL’USO CHE NE E’ STATO FATTO
I giudici d’appello di Genova, con 133 pagine di motivazioni depositate ieri, scolpiscono nel marmo la premessa dei guai giudiziari che inseguono la Lega nell’era Salvini: la legittimità della confisca al partito di 49 milioni a prescindere dall’uso che ne è stato fatto, pari alla cifra che Umberto Bossi e Francesco Belsito ottennero truccando i bilanci, truffa al Parlamento per cui il 26 novembre sono stati condannati in secondo grado.
Da mesi si parla del “sequestro” dei soldi. I pm l’avevano chiesto temendo che i conti del Carroccio sarebbero stati svuotati prima del terzo grado sul raggiro Bossi-Belsito.
Con un blitz a settembre 2017 i pubblici ministeri hanno trovato solo 3 milioni e, chiuso un batti e ribatti giudiziario, hanno ottenuto via libera a “congelare” gli introiti successivi.
La Lega ha quindi rateizzato, ma attenzione: il sequestro, pur arrivando prima, è subordinato alla tenuta processuale della confisca. la quale è una sorta di condanna economica, mentre il medesimo sequestro è l’anticipazione, la «misura cautelare» per non far evaporare il denaro rimasto.
Consolidate le fondamenta del caso giudiziario
È chiaro insomma che se non regge o si sgonfia la prima, scricchiolano le fondamenta dei sequestri stessi e la caccia al tesoro sotto forma di nuova inchiesta per riciclaggio, con annessi blitz in Lussemburgo e indagini sulle presunte scatole cinesi create nel tempo dai contabili leghisti.
Perciò erano attese le motivazioni con cui i giudici spiegano quanto e soprattutto come «confiscare» in futuro.
E la risposta è lapidaria: tutto ciò che entrerà su depositi vagamente collegabili alla Lega finchè non si arriva a 49 milioni. È vero che il caso Bossi-Belsito deve ancora subire il vaglio della Cassazione, ma quest’ultima interviene su questioni di puro diritto.
Nel “merito” della legittimità della confisca, il passaggio finale, e molto netto, è quello che si è materializzato ieri.
Scrivono quindi i magistrati, per dettagliare la conferma della medesima confisca, che solo genericamente era emersa con il più sintetico “dispositivo” delle condanne in appello a Bossi e Belsito, pronunciate a fine novembre: «È superfluo accertare se la massa monetaria percepita quale profitto o prezzo dell’illecito (cioè i 49 milioni, ndr) sia stata spesa, occultata o investita; ciò che rileva è che le disponibilità monetarie, in questo caso del partito politico, si siano accresciute di quella somma, legittimando quindi la confisca in forma diretta del relativo importo».
E allo Stato devono tornare «anche somme di denaro che sono state depositate o che verranno depositate su conti correnti intestati o comunque riferibili al predetto movimento politico successivamente alla data di notifica ed esecuzione del decreto di sequestro preventivo, emesso il 4 settembre 2017».
La versione più ampia possibile della confisca, messa nero su bianco con le motivazioni del secondo verdetto sulla truffa compiuta da Bossi e Belsito, fa insomma sì che i sequestri reggano. E così il tormentone della ricerca di tutti i 49 milioni su conti italiani e stranieri.
Le contabilità occultat
Nel resto degli incartamenti, oltre a descrivere per l’ennesima volta il «dilagare» delle spese pazze con la tesoreria di Belsito fino al 2012, viene fissato un punto fondamentale per dichiarare fuorilegge i soldi destinati alle spese private d’un «consapevole» Bossi: «La Lega Nord avrebbe anche potuto decidere, in modo tacito e informale, di sostenere spese in favore del segretario federale, per rispetto verso il fondatore del movimento, riconoscenza, qualunque altro motivo condiviso dai componenti degli organi del partito. Ma la spesa avrebbe dovuto avere regolari giustificativi, essere annotata con causale fedelmente rispettosa della destinazione, trovare corretta sintesi nel rendiconto, così da rendere trasparente e conoscibile agli elettori e in generale ai cittadini la scelta di come utilizzare i rimborsi elettorali, che come tale sarebbe stata insindacabile e non soggetta ad alcun controllo di merito.
Nel caso in oggetto è invece emerso come il partito fosse all’oscuro che una parte consistente di risorse veniva distratta dal segretario federale, dai suoi familiari e dal tesoriere per fini privati del tutto estranei a decisioni della Lega Nord, tanto da dover essere occultate nella contabilità ».
Perchè se ne continua a parlare
Ultima notazione fondamentale. La Lega deve restituire 49 milioni non perchè li abbia sperperati tutti. Il motivo è un altro: poichè Bossi e Belsito, nella richiesta di rimborsi al Parlamento per “spese politiche”, ovviamente non scrissero che 500mila euro erano stati dilapidati in esborsi privati, hanno perso il titolo a incassare l’intera somma, ovvero i 49 milioni che il Carroccio incassò.
E siccome il denaro è stato incassato pure sotto le gestioni di Roberto Maroni e Matteo Salvini, e in generale ne ha beneficiato nel complesso la Lega di ieri e di oggi che mai si è costituita parte civile, ecco che l’odierno movimento è chiamato a restituire.
(da “”il Secolo XIX“)
argomento: Giustizia | Commenta »
Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO I DUE RICHIAMI DEL GARANTE DELLE COMUNICAZIONI E I DATI DELL’OSSERVATORIO DI PAVIA CHE DENUNCIANO LO SQUILIBRIO A FAVORE DEL GOVERNO
La Commissione di deputati e senatori che vigila sulla Rai chiama in audizione l’amministratore
delegato della televisione pubblica, Fabrizio Salini. Tema: il pluralismo dell’informazione.
Il presidente della Commissione, il senatore forzista Alberto Barachini, scrive a Salini ricordando i due richiami che il Garante (l’AgCom) ha inviato alla Rai lamentando la parzialità del servizio pubblico tv.
Le contestazioni del Garante – di dicembre e, l’ultimo, di venerdì scorso – preoccupano molti parlamentari perchè siamo in vista della “campagna elettorale per le Europee”.
Oltre alle bacchettate del Garante, Barachini ricorda anche i dati dell’Osservatorio di Pavia che la Commissione parlamentare ha discusso, sempre in tema di presenze dei politici nei notiziari e nei programmi del servizio pubblico tv.
Infine, nella sua lettera a Salini, il presidente Barachini cita “l’imminente approvazione”, da parte della Rai, “del suo Piano industriale”. Varo che arriverà nella riunione del Consiglio di amministrazione del 6 marzo.
Barachini, dunque, chiede a Salini di dare la sua disponibilità a un’audizione (“con cortese sollecitudine”).
(da “Huffingtonpost”)
argomento: RAI | Commenta »
Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
LA CORTE DI APPELLO DI BRESCIA LI HA CONDANNATI PERCHE’ COLPEVOLI DI AVER AUMENTATO IN MANIERA SPROPOSITATA I COSTI DEL CERTIFICATO DI IDONEITA’ ALLOGGIATIVA PER DANNEGGIARE I CITTADINI STRANIERI
Nel 2015, nei comuni di Rovato e Pontoglio, i costi di un semplice certificato di idoneità alloggiativa aumentarono rispettivamente del 624% e del 212%.
Così gli immigrati residenti nei due comuni bresciani allo sportello, quando hanno chiesto un permesso di soggiorno di lunga durata o un ricongiungimento familiare, si sono visti chiedere un balzello di 425 euro a Pontoglio e di 312 euro a Rovato.
Per questo motivo, una cittadina straniera, Sakyi Comfort, assistita dagli avvocati Alberto Guariso, Livio Neri e Marta Cavanna, ha presentato ricorso, insieme all’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) e alla Fondazione Guido Piccini per i diritti dell’uomo. Nel luglio del 2016 il Tribunale di Brescia in primo grado ha condannato per discriminazione i due sindaci, Alessandro Seghezzi (Pontoglio) e Tiziano Belotti (Rovato) entrambi alla guida di una giunta di centro-destra, ordinando loro di revocare le delibere con cui hanno stabilito gli aumenti delle spese di segreteria e di rimborsare gli stranieri che nel frattempo hanno pagato.
I sindaci hanno presentato ricorso, sostenendo, tra l’altro, che l’aumento dei costi di segreteria era stato deciso per coprire i tagli dei trasferimenti di fondi dallo Stato centrale ai comuni.
La Corte di appello di Brescia ha però confermato la condanna, con una sentenza pubblicata il 25 febbraio. “Rilasciare il certificato di idoneità alloggiativa ad un costo troppo oneroso, anche se in astratto non è richiesto ai soli stranieri, è discriminatorio perchè solo per essi finisce per incidere su diritti fondamentali della persona come quelli alla unità familiare”, spiegano in un comunicato Asgi e Fondazione Piccini.
In particolare i giudici della prima sezione civile della Corte d’Appello (presidente Donato Pianta) riconoscono che un’amministrazione comunale ha “un ampio margine di discrezionalità nel definire la propria politica fiscale nel perseguimento delle finalità che sono proprie di un ente pubblico territoriale; ma la discrezionalità nell’esercizio della autonomia finanziaria, riconosciuto dall’art 119 Cost, trova un limite nei principi generali di parità di trattamento e di ragionevolezza nonchè di tutela dei principi fondamentali della persona, come riconosciuti dalla Costituzione e dalla normativa comunitaria.
Orbene gli aumenti, indicati nel provvedimento impugnato, non trovano riscontro generalizzato presso altri Comuni, assoggettati al pari degli appellanti ai tagli dei trasferimenti erariali”.
Il sindaco di Pontoglio era stato condannato nel 2016 anche per i cartelli apposti dal Comune che invitavano ad andarsene quanti non condividevano la “cultura occidentale”.
Me nessun governo ha mai pensato di commissariare i due comuni
(da Globalist)
argomento: Razzismo | Commenta »
Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
IL FONDATORE STEPHEN OGONGO, GIORNALISTA ORIGINARIO DEL KENIA: “L’ITALIA E’ ANCHE CASA NOSTRA”
“Questa è anche casa mia, l’Italia è di chi la ama, di chi la vive. Questa è anche casa mia, ho tutto il
diritto e il dovere di fare la mia parte per aiutare il Paese a migliorarsi e ad andare avanti”.
Stephen Ogongo, giornalista 44enne originario del Kenya, vive in Italia da oltre 20 anni. Racconta a TPI del movimento che ha fondato e che intende opporsi in maniera netta all’escalation razzista degli ultimi mesi.
Stephen è arrivato in Italia nel 1995, ha studiato scienze sociali con la specializzazione in comunicazione sociale alla pontificia università gregoriana. Ha fatto il dottorato di ricerca lì e ha insegnato giornalismo per 4 anni. Contestualmente ha iniziato a coordinare la redazione di “stranieri in Italia”, un gruppo editoriale con una decina di testate per le comunità di migranti, BCon il sito stranierintalia.it ha creato un punto di riferimento per il mondo degli immigrati in italia.
Con la sua redazione ha lanciato un nuovo movimento: “Cara Italia” che in poche settimane ha incassato seimila adesioni.
Cara Italia è un movimento che ha come protagonisti gli immigrati e gli italiani che lavorano insieme contro il razzismo e tutte le altre forme discriminazioni.
Come è nato il movimento?
Il movimento è nato spontaneamente come reazione al clima pericolosissimo di odio razziale che il Paese sta vivendo. Ultimamente ci sono stati moltissimi episodi violenti, prima erano più verbali che fisici. Questo passaggio ci ha allarmati. Non si può continuare ad accettare quanto accade. Così abbiamo deciso di creare una piattaforma dove poter condannare questi episodi, chi fa queste cose e sopratutto a cominciare ad aiutare le persone a capire che non devono tollerare questi episodi e reagire in modo legale.
La piattaforma ha 7mila iscritti, in meno di quattro mesi. Sta crescendo in modo rapido. Alla piattaforma partecipano sia italiani che stranieri. Ci sono tantissimi italiani che ci incoraggiano a fare i prossimi passi, sono stanchi di questo clima di odio che purtroppo qualcuno sta spingendo per interessi politici.
Chi fa parte del movimento?
Tutti, è un movimento aperto a tutti: italiani di nascita, italiani che lo sono diventati per cittadinanza, chi non è ancora cittadino italiano. Il movimento è per tutte le persone che vivono su questo territorio, per chi l’Italia la vede come la propria casa. Un problema che colpisce un cittadino italiano colpisce anche un immigrato che non è cittadino italiano. Vivendo nello stesso paese, nello stesse città , negli stessi quartieri, i problemi sono sempre quelli.
Cosa pensa dei commenti di chi dice: “fate le battaglie a casa vostra”?
Questa è anche casa mia, l’Italia è di chi la ama, di chi la vive, questa è anche casa mia ho tutto il diritto e il dovere di fare la mia parte per aiutare il Paese a migliorarsi e ad andare avanti.
Come mai il nome “Cara Italia”?
È un modo affettivo per comunicare il nostro sentimento all’Italia. Un Paese che per noi è come una madre e merita di essere trattata con rispetto.
In un momento delicato come questo, in cui si sente il vuoto di una certa parte di politica, voi pensate a colmare quel vuoto?
Sì, la direzione è quella. Mi sono reso conto che puoi fare tutte le battaglie che vuoi, ma se sei fuori le istituzione non puoi fare niente. Prima vogliamo formare una nuova classe dirigente, sta infatti per partire un corso di formazione per chi vuole presentarsi come candidato. Non alle europee intendiamoci. Vogliamo una crescita naturale in modo che quando saremo soddisfatti delle persone formate, quelle giuste per difendere i valori in cui crediamo, allora decideremo come procedere. Voglio evitare lo sbaglio di prendere una persona e metterla lì come candidato. Potrei farlo anche oggi, ma non è il nostro obiettivo, non è tanto per portare qualcuno. Servono persone che si impegnano per difendere i nostri ideali.
Quali sono i vostri obiettivi?
Il primo a cui teniamo tanto è costringere i politici che promuovono e tollerano il razzismo a cambiare atteggiamento. Bisogna contrastare questo con tutti i mezzi possibili. Queste persone lo fanno solo per potere politico e non si rendono conto del danno che stanno arrecando a questo Paese. Adesso si vive un clima di paura ovunque, c’è insicurezza. La gente non si fida più di nessuno. Bisogna smetterla, il nuovo governo ha sdoganato questo clima pazzesco di odio e razzismo. Noi vogliamo che queste persone si dichiarino apertamente razziste, cosa che non faranno mai, o si impegnino a smorzare i toni.
Come pensate di agire adesso che non siete ancora nelle istituzioni?
Con le campagne di denuncia pubbliche, raccontare e denunciare. Moltissime persone purtroppo si arrendono e non fanno niente, le persone devono capire che alcuni comportamenti che subiscono sono reati e devono denunciare e cercare la giustizia.
Vogliamo agire anche a livello mediatico. I politici che sono razzisti difficilmente lo ammettono, però lo tollerano, lasciano fare ai loro seguaci commenti razzisti e non li moderano. Vogliamo spingerli all’angolo paffinchè tutto questo finisca. Hanno paura dell’opinione pubblica e quando li colpisci lì qualcosa si ottiene sempre.
Non teme che sottolineare ogni episodio possa ottenere l’effetto contrario?
Quando c’è un clima di odio, tutti ne risentono. Questa cosa sta sfuggendo di mano, si sta passando dall’odio verso gli immigrati e rifugiati, a quello verso gli italiani che esprimono un’opinione, pensiamo ai casi di Claudio Baglioni ed Emma Marrone, per citare i più famosi.L’odio parte si riversa sugli immigrati ma poi va verso chiunque viene considerato un nemico. Chi sarà il prossimo nemico? È un problema che colpisce tutti, dobbiamo affrontarlo.
Che percentuali di crescita prevede?
Nel giro di uno-due anni avremo i numeri per vincere in molte zone del Paese. Ci sono moltissime persone che seguono “Cara Italia” ma non si espongono pubblicamente. Fanno meno rumore di chi fa i commenti razzisti. Riceviamo messaggi ed email di chi ci sostiene. Vuol dire che in fondo c’è qualcosa che si sta muovendo e al momento giusto ci sarà un’esplosione: sarà una sorpresa per tantissime persone.
Sta incontrando i sostenitori?
Sto viaggiando moltissimo in diverse città per vederli. Persone che ogni giorni mi invitano per creare le strategie e mettere in piedi i gruppi locali. Il movimento è più forte fuori che online.
(da TPI)
argomento: Diritti civili | Commenta »
Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
RICERCA FEDERCASA: IL 18,6% DELLE FAMIGLIE NON PAGA L’AFFITTO DA PIU’ DI UN ANNO, L’11,2% E’ OCCUPATO ABUSIVAMENTE
Una ricerca di Federcasa, grazie ai dati raccolti su un totale di 80 azienda casa, rivela che il 18,6% delle famiglie che vivono in uno dei 790mila alloggi di edilizia residenziale pubblica non paga l’affitto da oltre 12 mesi
I dati evidenziano inoltre che l’88,8% dei 644.044 alloggi censiti è locato regolarmente, mentre il restante 11,2 per cento riguarda alloggi occupati in modo abusivo e alloggi sfitti. Riguardo questi ultimi, il 60 per cento è sfitto perchè in ristrutturazione e/o in mobilità , il 20 per cento perchè in attesa di assegnazione da parte del Comune di riferimento, mentre un restante 20 per cento riguarda alloggi di risulta non assegnabili perchè inadeguati. Quasi un milione e mezzo (1,4 milioni) sono invece gli italiani che vivono in un alloggio popolare
“Siamo disponibili a mettere questi dati, che compongono il primo Osservatorio Permanente Nazionale sull’edilizia sociale, a disposizione del Mit e delle Regioni – commenta il presidente di Federcasa, Luca Talluri. – Questo strumento permetterà di rendere più efficace ed efficiente l’attività di proposta e analisi del nostro settore”
Dai dati dell’Osservatorio si nota poi che il 71,2 per cento degli alloggi Erp gestiti appartengono agli enti/aziende casa.
A questi si aggiunge una quota pari al 24%, di proprietà diretta dei Comuni.
Infine, il 75,7 per cento delle abitazioni assegnate proviene dal riassetto di singoli alloggi e dal ripristino di alloggi di risulta sfitti, mentre il 7,9 per cento proviene da interventi di nuova costruzione.
Il restante 6,7 per cento proviene dal rilascio di alloggi dovuto alla decadenza.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
DURANTE LA VOTAZIONE DI OGGI ESCE CON UNA FRASE DELIRANTE: “E’ FINITA ANCHE PER VOI”
L’approvazione del Senato di reddito di cittadinanza e quota 100 è stata condita da un intervento
della sciamannata Paola Taverna, che ha come sempre utilizzato toni accesi per prendersela questa volta con i sindacati, rei secondo lei di essere “scesi in piazza contro il reddito di cittadinanza, peraltro insieme a Confindustria”.
“È finita anche per voi” ha minacciato la Taverna, “vi siete arroccati sulle vostre prerogative dimenticando che dovevate rappresentare i più deboli e non i più forti”.
La Taverna è stata contestata più volte dalle opposizioni, che le hanno contestato di negare la possibilità di opporsi democraticamente ai provvedimenti di un governo.
La Taverna ha risposto citando addirittura Madre Teresa di Calcutta: “una volta lei disse, invitata a una conferenza sulla fame del mondo: ‘ci vengo solo se chi partecipa farà tre giorni di digiuno. Per parlare di fame bisogna avere fame’.
Allora io ai colleghi senatori che vogliono parlare di povertà dico: imparate a vivere con 400 euro al mese come hanno preteso che facessero i nostri pensionati’.
Ci sarebbe da ricordare una cosa a Paola Taverna: che il governo da lei sostenuto continua ad assicurare a organizzazioni una sede abusiva e pagata con le tasse di tutti gli italiani e che ci sono soggetti come Esposito e Casalino, con stipendi da capogiro per competenze inesistenti, mentre migranti e senzatetto continuano a morire di fame.
(da Globalist)
argomento: Costume | Commenta »
Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
DA “NON SI FARA’ MAI” A “NON ABBIAMO ANCORA DECISO”
Qualcosa si muove sul fronte TAV—MoVimento 5 Stelle. E la notizia è che Luigi Di Maio ha di nuovo cambiato idea.
Oggi a margine di un incontro con Confartigianato il vicepremier e bisministro ha infatti detto: all’interno del governo “è noto che sulla Tav abbiamo opinioni diverse. Non ne parlo più finchè non abbiamo deciso”.
Ora, Di Maio fino a qualche giorno fa aveva invece deciso.
Ovvero aveva detto, accompagnato da Alessandro Di Battista a Chieti durante la campagna elettorale per le elezioni in Abruzzo, che con il M5S al governo “la Tav non si fa”.
«Guardi, più che lo scontro è aperto direi che il discorso è chiuso. Possiamo semplicemente dire che finchè al governo ci sarà il MoVimento 5 Stelle quel cantiere non inizierà a fare il buco, perchè non è stato scavato neanche un buco».
Il Dibba, nel frattempo desaparecido, già che c’era puntualizzava ulteriormente: «Se la Lega intende andare avanti su un buco inutile che costa venti miliardi di euro tornasse da Berlusconi e non rompesse più i coglioni. Chiaro?».
Limpido, verrebbe da rispondere. Se non fosse che oggi Di Maio dichiara che sulla TAV non hanno ancora deciso, e quindi significa che tutte le opzioni sono aperte.
Ovvero che anche quella di fare il tunnel lo è.
Come mai Di Maio ha cambiato idea? Si dice che decisivo sia stato il vertice di governo di due sere fa con il ministro Tria, che qualche giorno fa stava per essere cacciato proprio per le sue dichiarazioni sulla TAV: «Giorni fa ho cenato in una casa milanese con imprenditori di Confindustria, Confapi, Confcommercio. Erano tutti delusi. Per loro il governo è immobile. Non è solo questione di Tav, è passata l’idea che il Paese è bloccato. Possibile che non lo capite?».
(da “NextQuotidiano“)
argomento: Costume | Commenta »
Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
POLEMICHE PER IL TIMORE CHE POSSA AVERE ACCESSO A DOCUMENTI RISERVATI
Si chiama Elizaveta Peskova, ha 21 anni ed è la figlia di Dmitry Peskov, portavoce del presidente
russo Vladimir Putin.
Ma soprattutto lavora come stagista al Parlamento europeo, chiamata dal deputato francese Aymeric Chauprade (ex Front national e ora con Les Franà§ais Libres), che fa parte del gruppo Efdd, lo stesso dove siedono il M5S e altri partiti fra cui gli indipendentisti britannici.
Un tirocinio scoperto da Radio Free Europe che a Bruxelles è finito al centro delle polemiche, proprio in un momento in cui le relazioni fra Mosca e l’Unione europea sono contraddistinte da uno scontro politico senza precedenti.
L’Ue teme interferenze, in particolare dalla Russia, in vista delle elezioni europee di fine maggio.
Secondo quanto si apprende, la stagista non avrebbe accesso a informazioni sensibili, e tutta la responsabilità politica del suo operato ricade sul parlamentare che ha deciso di prenderla per uno stage.
In un’intervista all’Ap, Chauprade ha precisato che “il Parlamento europeo ha convalidato il contratto” e che “tutte le procedure sono state rispettate”.
Chauprade ha poi aggiunto che Peskova non lavora su dossier legati alla Russia, ma sulle relazioni con il Senegal ed il Marocco.
L’europarlamentare francese è membro della commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo, della sottocommissione per la sicurezza e la difesa e nella commissione di cooperazione parlamentare Ue-Russia.
Lo stage della figlia di Peskov, l’influente consigliere di Putin, è iniziato a novembre 2018 e dovrebbe concludersi a fine aprile.
La notizia ha alzato un gran polverone, perchè in molti temono che possa avere accesso a documenti riservati. A Bruxelles sono state tante le reazioni indignate, per la scelta di una tirocinante così vicina al presidente russo.
Il deputato Chauprade ha minimizzato i timori dicendo che “Peskova non lavora in Russia, nè per privati nè per lo Stato”, sostenendo che non vi è alcun rischio di conflitto di interessi.
Il timore più grande dei deputati è dato dalla vicinanza alle elezioni europee, e in molti pensano che avere accesso a documenti riservati della Ue possa in qualche modo avere ripercussioni.
Chauprade è anche membro della commissione Esteri, della sottocommissione Sicurezza e Difesa e di una delegazione della commissione Ue-Russia, e non ha mai fatto mistero delle sue posizioni filo-russe.
In molti hanno inoltre criticato la scelta di una tirocinante russa, invece di una cittadina europea.
La stagista, come tutti gli altri, ha accesso a documenti, riunioni e a tutto ciò che le compete in base al suo ruolo.
(da agenzie)
argomento: Europa | Commenta »