Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
LA MONTANARI E’ DIVENTATA IL CAPRO ESPIATORIO DELL’INEFFICIENZA DELLA GIUNTA GRILLINA
“I cittadini hanno ragione, voglio la città pulita”: con la faccia che soltanto Virginia Raggi
potrebbe avere, la sindaca si sarebbe rivolta così a Pinuccia Montanari durante la riunione di Giunta che ha bocciato il bilancio AMA e portato alle dimissioni l’assessora all’Ambiente che non ha mai visto un topo a Roma (l’ha detto!).
L’argomento della giornata e il motivo delle dimissioni non era certo la sporcizia della città : se la Raggi l’avesse a cuore davvero e avesse individuato il problema nel duo AMA & Montanari, avrebbe dovuto cacciare tutti almeno un anno fa.
Invece le parole che la sindaca fa filtrare ad arte sui giornali servono solo a individuare la storiella di propaganda da raccontare ad usum cretini: vi mando via perchè la città è sporca e ho bisogno di un capro espiatorio e di una versione potabile per i giornali.
Montanari invece ieri se n’è andata perchè la Giunta non ha voluto accettare la soluzione proposta da AMA per i diciotto milioni di crediti per i servizi cimiteriali che vanta con il Comune di Roma ma che il Campidoglio non vuole riconoscere perchè questo costringerebbe all’ennesima variazione di bilancio e a rinunciare a quei soldi nel frattempo impegnati altrove.
Invece Lorenzo Bagnacani non vuole perchè questo costringerebbe AMA a chiudere il bilancio in passivo, con tutte le conseguenze che ciò comporta, comprese quelle sugli emolumenti di dipendenti e management.
A dispetto degli slogan sbandierati dalla sindaca che promette di «fare pulizia sul bilancio e sulle strade», tutto questo comporterà un ennesimo ritardo sull’approvazione della relazione di fine anno facendo slittare la tanto attesa firma almeno di altri due mesi. Si apre così lo scenario che vede nella decisione della giunta una chiara strategia politica legata all’intenzione di rimandare la gestione dell’affaire Ama a dopo le elezioni europee del 26 maggio.
La sindaca ha avvertito l’improvvisa urgenza di fare pulizia dopo quasi un anno dalla prima approvazione in cda del bilancio (era il marzo 2018) e dopo che lo stesso cda aveva modificato il testo del consuntivo per andare incontro alle richieste dell’amministrazione. E neanche le denunce del collegio sindacale erano valse — almeno fino a ieri — a convincere la giunta 5Stelle a far saltare il tavolo delle trattative con il presidente di Ama Bagnacani.
L’assessora Montanari saluta lasciando la municipalizzata sul binario di un futuro incerto dove i bilanci non approvati diventano due (quello del 2017 e quello del 2018, che avrebbe dovuto essere discusso in questi giorni), aprendo così un fronte caldissimo con le banche. Nei giorni scorsi gli istituti di credito, esposti per diverse centinaia di milioni di euro nei confronti di Ama, hanno fatto sapere in via informale che, in caso di incertezza industriale, potrebbero chiudere le linee di credito già dal prossimo 28 febbraio, una decisione che per la società significherebbe ridurre quasi a zero la liquidità disponibile in cassa e quindi paralizzarne l’attività .
La Montanari al Messaggero ha cercato come sempre di scatenare una caccia alle streghe, gridando al complotto senza spiegare in alcun modo le vere ragioni della crisi in Campidoglio:
«Noi abbiamo avviato un grandissimo lavoro per raggiungere gli obiettivi necessari per mettere in sicurezza Roma nei prossimi anni. Avevo da tempo proposto una due diligence su Ama. Qualcuno non vuole che si faccia questo grande cambiamento. Anche per questo rassegno in modo irrevocabile le mie dimissioni da Assessore non essendo per me più possibile condividere le azioni politiche e amministrative di questa giunta».
Per Pinuccia, che ha già dato modo in molte occasioni d essere capace di manipolare la realtà come tutti i politici, e già accusata dalla Raggi di “delirare”, si tratta di nascondere dietro il dito di AMA il totale e completo fallimento del suo piano per la raccolta differenziata, che è stato venduto per anni ai cittadini come la soluzione per l’immondizia di Roma ma che finisce addirittura sospeso in alcune zone e bocciato da minisindaci e assessori grillini.
Virginia e Pinuccia erano una strana coppia che oggi scoppia.
Il loro matrimonio politico era fondato sull’enorme balla di poter garantire l’igiene e la pulizia quotidiana della città facendo piani futuribili di riciclo e riuso di materiale che oggi la Capitale non ha nemmeno gli impianti per trattare.
Nelle cronache di Roma dei quotidiani si parla anche di una relazione inviata alla Corte dei Conti sulla gestione di AMA e di rischi per il Comune in caso di approvazione del bilancio. Tutte balle.
Quello che è contato nell’addio di Montanari sono i cassonetti stracolmi, i topi, le condizioni igieniche e di pulizia generale di una città che erano tragiche negli anni precedenti ma sono riuscite nell’incredibile impresa di peggiorare con i grillini al potere.
A causa di una gestione specializzata in piani futuribili che immaginavano le magnifiche sorti e progressive del materiale post consumo ma non si occupavano del problema del cassonetto pieno oggi.
Nel frattempo la raccolta differenziata che nel 2018 sarebbe dovuta arrivare al 55% si è fermata al 45%. Inchiodata al fallimento di Montanari e all’inefficienza di AMA, inadeguatamente guidata da quel Bagnacani che i grillini hanno voluto a tutti i costi a Roma dopo aver fatto cambiare guida altre due volte all’azienda.
Strano, pare proprio che non si trovi un manager buono per una municipalizzata anche se viene pagato a peso d’oro rispetto ai magri risultati di trasporti e monnezza.
Oppure in troppi tra questi hanno capito che la strategia giusta è promettere ai grillini mari e monti senza un piano concreto — tanto loro credono ai miracoli — per farsi nominare e poi navigare a vista fino a quando non ti cacciano.
(da “NextQuotidiano“)
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Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
AL PRIMO TURNO EN MARCHE PASSEREBBE DAL 24% AL 30%, SEGUITO DAL PARTITO DELLA LE PEN AL 27%, MELENCHON AL 12%, REPUBBLICANI ALL’8%
Emmanuel Macron arriverebbe in testa al secondo turno delle presidenziali, con il 56% dei voti, davanti a Marine Le Pen (44%) se lo scrutinio si svolgesse domenica: questi i risultati di un sondaggio Ifop per il settimanale Marianne.
Al primo turno di ipotetiche elezioni, il capo dello stato otterrebbe ben più del 24% del 23 aprile 2017: voterebbero per lui il 30% dei francesi, contro il 27% che sceglierebbe Le Pen, il 12% Melenchon (La France Insoumise, gauche radicale) e l’8% Laurent Wauquiez (destra dei Republicains).
Continua la straordinaria rimonta del leader europeista che fino a un paio di mesi fa era staccato di 4 punti dalla Le Pen e ora sta consolidando il sorpasso.
Va anche considerato che non sono ancora chiari gli intendimenti dei Gilet gialli nin merito alle elezioni europee, essendo divisi sul da farsi.
I sondaggisti ritengono che qualora si presentassero andrebbero a togliere voti sia a Marine Le Pen che a Melenchon, aumentando quindi il vantaggio di Macron.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
“PREOCCUPATI ALLO STESSO MODO”…”IL GOVERNO HA SOLO INCREMENTATO LA PAURA, FANNO SOLO ANNUNCI, SI SONO DIMENTICATI LE RISORSE”
Industriali al fianco dei sindacati, alla manifestazione nazionale di Cgil Cisl e Uil perchè,
sottolineano, “siamo tutti insieme, siamo tutti preoccupati allo stesso modo”. Tra gli imprenditori è forte la preoccupazione per lo stop alle trivelle inserito dal Governo nel Dl Semplificazioni.
Gli imprenditori arrivati da Ravenna per sfilare in corteo sono una trentina, altri arrivano dalla Basilicata, da aziende del settore dell’Oil & Gas.
Hanno portato un manifesto: “Investiamo nel gas naturale italiano, meno inquinamento, meno spesa, più lavoro. Sì al gas naturale italiano”
Sono accanto ai sindacati, sottolineano – a parlare è Ermanno Bellettini, responsabile delle risorse umane della Rosetti Marino – perchè “se non c’è crescita non c’è lavoro, e se soffrono i lavoratori soffrono anche le imprese. Siamo insieme, siamo tutti preoccupati”.
Sono un centinaio anche gli agenti che sfilano a Roma: “L’esecutivo ha incrementato la paura. Sentiamo la necessità di far sentire la nostra voce”
“Siamo in piazza – spiega una nota della Segreteria Nazionale Silp – perchè crediamo fermamente che per ridare lavoro, sviluppo e futuro a questo paese siano assolutamente inadeguate le misure previste dalla legge di bilancio. Così come sono inadeguate le risorse per le forze dell’ordine, inferiori rispetto anche al recente passato per quel che riguarda il contratto e il riordino delle carriere”.
Al corteo i poliziotti – un centinaio, liberi dal servizio – sfilano con uno striscione.
“Un governo che fino ad oggi ha vissuto di annunci e promesse, che sulla sicurezza non ha immesso le necessarie risorse per gli operatori e che ha incrementato la paura”
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
IL GOVERNO FAREBBE BENE A FARSI DUE CONTI PRIMA DI ROMPERE LE PALLE AL PROSSIMO
Prima di dichiarare guerra alla Francia bisognerebbe farsi un po’ di conti.
Un po’ come quelli che oggi Il Sole 24 Ore offre in prima pagina: incrociando i dati di Eba, Bloomberg e Aibe, emerge infatti che le banche d’Oltralpe sono quelle che più di tutte in Europa finanziano lo Stato italiano, gli Enti locali, le imprese e le famiglie nel nostro Paese.
La loro esposizione totale sull’Italia (considerando i crediti al settore pubblico e a quello privato) ammonta infatti a 285,5 miliardi di euro secondo i dati di Bloomberg ed Eba. Molto più dei 58 miliardi delle banche tedesche e dei 21 di quelle spagnole.
Anche escludendo l’interscambio commerciale tra Francia e Italia e le tante partite industriali-finanziarie incrociate (tra le quali il salvataggio dell’Alitalia), è insomma sufficiente guardare il ruolo delle banche francesi nella nostra Penisola per capire che non è auspicabile incrinare il rapporto tra i due Paesi.
Anche perchè già c’è il rallentamento economico italiano a frenare gli investimenti e l’appetibilità del nostro Paese.
Le banche francesi hanno acquisito due importanti gruppi italiani (Bnl da parte di Bnp Paribas e CariParma da parte di Credit Agricole), ma soprattutto circa il 30% del nostro debito pubblico è in mani estere.
Di questo 30% (secondo i dati dell’Aibe, che però sono aggiornati a fine 2017) quasi un terzo è nelle mani di istituti finanziari francesi.
Questo fa di loro — ammesso che dal 2017 i dati non siano cambiati — i maggiori detentori di debito pubblico italiano all’estero. Lo sono da molti anni.
Tre banche francesi (Bnp, Credit Agricole e SocGen) sono anche nella lista degli “specialisti” in titoli di Stato, cioè nella lista di quei soggetti che hanno specifici obblighi a sostegno del nostro debito pubblico sia sul mercato primario che secondario.
Il loro ruolo è dunque rilevante. Soprattutto quest’anno, che lo Stato italiano dovrà emettere 251 miliardi di titoli di Stato a medio-lungo termine.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
MA CAZZO, ALMENO COMPRATI UN VOCABOLARIO: REFUSO E’ UN ERRORE DI BATTITURA, QUA AL MASSIMO PUOI PARLARE DI LAPSUS
Quando ieri molti giornali hanno preso in giro la ‘democrazia millenaria’ francese inventata da
Di Maio nella lettera al direttore di Le Monde, i fan grillini si sono scatenati per difendere il loro vicepremier: “vi attaccate alle virgole” dicono alcuni, mentre altri, con notevole sforzo di fantasia, hanno cercato di decifrare il pensiero del Giggino nazionale: “ovviamente Di Maio intendeva dire che i francesi sono tradizionalmente di carattere democratico”.
Stiamo anche parlando del Paese con una delle monarchie storiche più assolutiste della storia d’Europa (“L’Etat c’est moi”, Lo Stato sono io, era solito dire il Re Sole Luigi XIV) e che ha risolto molti dei suoi problemi ghigliottinando senza distinzione chiunque si frapponesse sulla via della ‘democrazia’.
Ma non stiamo qui a fare le pulci alla storia medievale di Francia
Tanto più che lo stesso Di Maio ha tenuto a mettere la pezza sulla pezza, giustificandosi così: “millenaria era ovviamente un refuso”.
Peccato che refuso non significhi questo
Refuso è una parola composta, re-fuso, “fuso di nuovo”.
Si riferisce ai tempi della stampa a caratteri mobili, quando un errore di battitura lì rimaneva, in quanto il tasto cancella non esisteva ancora.
Insomma, refuso significa questo, ‘scritto male’.
Un refuso sarebbe stato, per esempio, scrivere ‘millenaria’ con una ‘l’ sola. L’uso dell’aggettivo ‘millenaria’ è semplicemente un errore. Al massimo, potremmo dire che si tratti di un ‘lapsus’.
Le parole sono importanti. È importante conoscerne il significato, per usarle con cognizione di causa.
In questo preciso istante, tutta la Francia sghignazza dietro il nostro vicepremier, che ha scritto una castroneria su uno dei quotidiani più letti del Paese.
Sono errori evitabili, basterebbe conoscere il significato di ciò che si dice. E rileggere ciò che si scrive, come pretendevano le maestre alle elementari.
(da Globalist)
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Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
NE HA DI MENO PERSINO TAIANI CHE E’ IL PRESIDENTE… “COSI’ ACCONTENTANO PIU’ PERSONE ANCHE SE LE PAGANO POCO”
Il Giornale va oggi all’attacco dei grillini dell’europarlamento per il numero di collaboratori che hanno assunto tra Bruxelles e Strasburgo. Il quotidiano dice che in media sono otto a testa:
Il gruppo del M5s conta 11 «portavoce» e 85 collaborazioni, 8 portaborse per ogni eurodeputato.
«Io ho sempre avuto solo quattro collaboratori — dice al Giornale Marco Affronte, ex parlamentare europeo dei 5s transitato a gennaio 2017 nel gruppo dei Verdi — ma molti miei colleghi del Movimento ne avevano e ne hanno di più».
E spiega che è molto difficile restare sotto il budget dei 24.526 euro se, ad esempio, si assumono dieci collaboratori: «Io sono stato sempre sotto, ora ho alzato gli stipendi e arrivo al massimo».
Dunque, dice una fonte nel Parlamento Europeo, «la soluzione consiste nell’accontentare più persone possibili, mantenendole però con stipendi bassi e facendo ricorso all’utilizzo di stagisti».
Quindi se gli undici parlamentari del Movimento spendessero tutti i fondi disponibili, si arriverebbe a una cifra complessiva di 269.786 euro mensili, che fa tre milioni e 237mila euro all’anno.
A parlare con il Giornale è Marco Affronte, il deputato uscito dal gruppo a cui Grillo, dopo averlo minacciato, non ha mai fatto pagare la penale:
Di fronte alla ciurma dei portaborse a Cinque Stelle, Affronte non si meraviglia più di tanto: «Il M5s è da molto tempo che si comporta come gli altri, soprattutto in Europa dove c’è sempre stata più libertà e meno controllo da parte della stampa».
I grillini dalla squadra più scarna si fermano a sei assistenti. mentre i campioni sono Piernicola Pedicini e Dario Tamburrano, a quota 12 e 11 collaboratori.
Addirittura Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, non è andato oltre gli otto assistenti personali.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
IERI SERA IL COLLOQUIO CON IL PATRIOTA OSCAR CAMPS, ACCOMPAGNATO DALLE SINDACHE DI MADRID E BARCELLONA
Un segnale chiarissimo, che più chiaro non si può: il direttore ad interim della Sala Stampa
della Santa Sede, Alessandro Gisotti, informa che papa Francesco ha incontrato ieri sera in Vaticano, in forma privata, la sindaca di Madrid, Manuela Carmena, e la sindaca di Barcellona, Ada Colau, con il fondatore di Open Arms, Oscar Camps. “Durante il cordiale colloquio si è parlato in particolare del tema dell’accoglienza dei migranti”, riferisce Gisotti.
“L’Africa è il continente dove i confini sono aperti per i profughi. Dove i profughi sono protetti. E’ un esempio per il mondo. Un esempio di solidarietà per il resto del mondo, soprattutto per la parte più ricca del mondo, che dovrebbe seguirlo”: lo ha detto oggi il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, citato dal quotidiano New Business Ethiopia. Guterres ha incontrato oggi ad Addis Abeba il presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki, alla vigilia del 32esimo vertice dell’Ua che sarà dedicato anche al tema di profughi e migranti
Oggi nel mondo sono oltre 68 milioni le persone costrette ad abbandonare le proprie case, stando ai dati Onu. Molti di loro arrivano dall’Africa, ma è anche l’Africa ad ospitare la maggioranza di migranti e profughi.
“I migranti africani vanno in altri Paesi africani dove possono integrarsi più facilmente – ha detto ieri Guterres a Voice of America – e dove incontrano meno problemi di xenofobia e razzismo rispetto a quando si spostano in altri continenti”
(da Globalist)
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Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
DILLO AL TUO CAPO CHE NON E’ RIUSCITO A PRENDERSI UNA LAUREA IN 14 ANNI DI FUORICORSO… PRESIDI INSORGONO: “AFFERMAZIONI RAZZISTE E OFFENSIVI”… SDEGNO TRASVERSALE, FOGNA RAZZISTA A PARTE
Più fondi alle scuole del Sud per colmare il divario con quelle settentrionali? No, più impegno e lavoro da parte di dirigenti scolastici, studenti e insegnanti.
È la risposta fornita ieri ad un giornalista che lo intervistava dal ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, in visita ad alcune scuole di Afragola e Caivano, in Campania. “Cosa arriverà qui al sud per recuperare il gap con le scuole del nord. Più fondi?”, chiede l’intervistatore. “No. Più sacrificio, più lavoro, più impegno. Vi dovete impegnare forte”.
E la scuola meridionale insorge.
“Il ministro Bussetti – dichiara la palermitana Mila Spicola, della segreteria nazionale del Partito democratico – dice agli studenti del Sud che non servono più risorse ma più impegno da parte loro. Trovo profondamente offensiva e razzista questa affermazione, oltre che fuori dalla realtà ”.
Più articolata la stroncatura che arriva dall’Associazione nazionale presidi, guidata da Antonello Giannelli. “Le parole del ministro Bussetti contro le scuole del sud sono inaccettabili”.
“Forse il ministro ignora – continuano dall’Anp – che, in molte aree “del Sud”, le scuole sono l’unico avamposto dello Stato e che gli edifici scolastici (spesso malridotti, ma non certo per loro responsabilità ) sono gli unici su cui sventola con orgoglio il tricolore. Quelle scuole — o meglio, tutte le persone che vi lavorano: dirigenti, docenti, ata — evitano ogni giorno che tanti ragazzi cadano preda della criminalità e consentono loro di coltivare la speranza di un avvenire onesto. Delegittimarle significa screditare tutto questo ed è inaccettabile”.
Gli indici di povertà , di disoccupazione giovanile e di dispersione scolastica delle regioni meridionali descrivono una realtà ben diversa da qualsiasi altra area del paese. “Le scuole del sud – incalza Lena Gissi, leader della Cisl scuola – lavorano con impegno e sacrificio ogni giorno nonostante le condizioni di contesto non siano favorevoli. Le eccellenze esistono in tutta Italia ci aspettiamo dal ministro il rispetto di tutte le eccellenze italiane. E ci aspettiamo anche – conclude Gissi – interventi per quei territori svantaggiati, in qualunque luogo essi siano”.
Un coro di sdegno si è levato anche dalla politica, primi tra tutti gli alleati di governo del M5s: “Il ministro Bussetti invita le scuole del Sud a impegnarsi di più per recuperare il gap con quelle del Nord. Secondo lui non servono altro che impegno, lavoro e sacrificio per raggiungere l’obiettivo. Al ministro vorrei rispondere da insegnante del Sud prima ancora che da portavoce del Movimento 5 Stelle”, attacca la senatrice Bianca Laura Granato, capogruppo in Commissione Cultura, secondo cui “liquidare il grave problema del divario tra scuole del Nord e scuole del Sud con un presunto atteggiamento da lavativi dei docenti meridionali è scorretto oltre che grave”. E i consiglieri M5s della Campania chiedono le scuse del ministro.
“Il compito dei governi è di rimuovere gli ostacoli che non permettono la crescita e lo sviluppo del Sud e dell’intero Paese. Purtroppo c’è ancora un evidente gap da eliminare, che riguarda il contesto in cui operano le scuole. Agli studenti del Sud bisognerebbe offrire esempi e una prospettiva, considerando che i giovani non hanno alcuna responsabilità in questo”. Lo affermano i senatori e i deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Cultura
Critico nei confronti del ministro anche il deputato del Pd Francesco Boccia: “Presenterò un’interpellanza urgente in Parlamento così il ministro, invece di offendere i cittadini del Sud, verrà in Aula a dirci cosa intende fare lui per la scuola italiana e per la scuola a tempo pieno al Sud che deve raggiungere gli stessi standard del resto d’Italia”.
Mara Carfagna, di Forza Italia, chiede che Bussetti si scusi: “Impegno e sacrificio invece di risorse e investimenti sull’edilizia scolastica e sul capitale umano, cioè gli insegnanti? Le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, sono offensive per l’intero Sud e, pertanto, irricevibili. Non le accetteremmo da nessuno, men che meno dall’esponente di un governo che col suo progetto – sbagliato, scritto male – di autonomia per le Regioni del Nord impoverirà ulteriormente di servizi quelle aree del Paese, come la Campania, dove già ce ne sono meno. Ci aspettiamo immediatamente le sue scuse e una decisa presa di distanza da parte dei due partiti che compongono la maggioranza”.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile
“AGLI ESULI PRECLUSO PERFINO IL CONFORTO DELLA MEMORIA”
Il silenzio che c’è stato sull’orrore delle foibe non può essere giustificato. 
Lo ha sostenuto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando al Quirinale alla cerimonia del Giorno del ricordo delle vittime delle foibe.
“La guerra fredda, con le sue durissime contrapposizioni ideologiche e militari, fece prevalere, in quegli anni, la real-politik – ha affermato il capo dello Stato – L’Occidente finì per guardare con un certo favore al regime del maresciallo Tito, considerato come un contenimento alla aggressività della Russia sovietica. Per una serie di coincidenti circostanze, interne ed esterne, sugli orrori commessi contro gli italiani istriani, dalmati e fiumani cadde una ingiustificabile cortina di silenzio, aumentando le sofferenze degli esuli, cui veniva così precluso perfino il conforto della memoria”.
Il presidente ha ricordato il momento storico in cui è stata fatta luce su questa tragedia che nei decenni precedenti era stata quasi dimenticata: “Solo dopo la caduta del muro di Berlino, il più vistoso, ma purtroppo non l’unico simbolo della divisione europea una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione, ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo, restituendo questa pagina strappata alla storia e all’identità della nazione”.
Poi un riferimento all’Unione europea: “L’ideale europeo, e la sua realizzazione nell’Unione, è stato ed è tuttora, per tutto il mondo, un faro del diritto, delle libertà , del dialogo, della pace. Un modo di vivere e di concepire la democrazia che va incoraggiato, rafforzato e protetto dalle numerose insidie contemporanee”.
(da agenzie)
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