Marzo 21st, 2019 Riccardo Fucile
IL SUO AMICO IMPRENDITORE MASSIMO CASANOVA INDAGATO PER ABUSI EDILIZI… NEL 2018 LE VACANZE CON LA ISOARDI E L’INTENZIONE DI ACQUISTARE UNA DEPENDANCE
Aveva annunciato che il ministro degli Interni, Matteo Salvini, avrebbe avuto una sua dependance nella tenuta di Bosco Isola, nel cuore di uno dei posti più belli della Puglia, il lago Lesina.
“Si è innamorato di questa terra e qui avrà il suo buen retiro” aveva confessato agli amici. Ieri nella tenuta di Massimo Casanova, imprenditore turistico con interessi da sempre nella riviera romagnola, si sono presentati però i finanzieri del nucleo di polizia tributaria.
Presunti abusi edilizi nella tenuta “Bosco isola” di Lesina, dell’imprenditore Massimo Casanova, dove in passato è stato ospitato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. L’indagine e coordinata dalla Procura di Foggia e condotta dagli uomini del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Bari.
A far scattare gli accertamenti sono state alcune verifiche condotte dai finanzieri , che hanno riscontrato irregolarità edilizie e enti paesaggistici nella documentazione relativa alla proprietà di Casanova.
La magistratura ha quindi delegato attività ispettive e acquisizioni di documenti presso alcuni enti. Bosco Isola è una zona umida ubicata nel territorio di Lesina, tra il mare e il lago, sottoposta a importanti vincoli paesaggistici nella sua qualità di Sito di importanza comunitaria.
Nelle scorse settimane si erano diffuse indiscrezioni sulla possibilità che Matteo Salvini volesse addirittura acquistare un’abitazione a Bosco Isola per farne il suo buen ritiro, anche alla luce dell’apprezzamento per quella parte settentrionale della Puglia, manifestato con enfasi sui social dopo la vacanza della scorsa estate.
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2019 Riccardo Fucile
NEL CENTRO DI DETENZIONE DI SABAA BLOCCATI 300 MIGRANTI, 100 SONO MINORI, RINCHIUSI SENZA BAGNI NE’ LETTI, UN PASTO OGNI TRE GIORNI.. LA VERGOGNA DEL GOVERNO COMPLICE DEI CRIMINALI LIBICI
I dati dell’ultimo rapporto di Medici Senza Frontiere sono allarmanti. 
Tra i 300 migranti rifugiati e bloccati nel centro di detenzione a Sabaa, Tripoli, almeno 100 di loro sono minori e più di 30 sono stati chiusi a chiave in uno spazio di 4,5 metri per 5, meno di un metro quadrato per persona, senza spazio per sdraiarsi e senza latrine.
Un pasto ogni 2-3 giorni se fortunati, 4 se si è appena arrivati.
MSF ribadisce con sicurezza: “La Libia non è un porto sicuro e il fatto che le politiche europee consentano di riportare le persone soccorse in mare in queste disumane condizioni di detenzione, è del tutto immorale”.
Nel rapporto si chiede alle autorità libiche e alla comunità internazionale di affrontare al più presto le inumane e pericolose condizioni all’interno dei centri di detenzione libici.
Nei centri di detenzione, dichiara Karline Kleijer responsabile per le emergenze di Medici senza frontiere mancano “necessità di base che servono a supportare la vita umana. Se non riescono a fornire alle persone cibo, ripari e servizi esssenziali in modo costante e adeguato, le autorità libiche devono immediatamente rilasciarle”.
Attacca l’Europa che “contribuisce a questa sofferenza permettendo che le persone soccorse in mare vengano riportate forzatamente in queste condizioni disumane. È immorale”.
Secondo gli screening nutrizionali di MSF, condotti a febbraio, circa una persona su quattro a Sabaa mostra sintomi dovuti alla fornitura non costante e alla scarsa qualità del cibo.
Il 2 per cento soffre di malnutrizione severa acuta, il 5 per cento di malnutrizione acuta moderata, un ulteriore 16% è sottopeso.
I minori sotto i 18 anni, che rappresentano più di un terzo della popolazione complessiva del centro, hanno il doppio delle probabilità di sviluppare una malnutrizione severa e tre volte le probabilità di sviluppare una malnutrizione moderata rispetto agli adulti.
La richiesta di Medici senza frontiere per affrontare l’emergenza libica è suddivisa in 4 punti:
“1. Garantire a tutte le persone detenute a Sabaa e negli altri centri di detenzione in Libia un’adeguata quantità di cibo per rispondere ai loro bisogni nutrizionali di base.
2. Liberare dalla detenzione tutti i minori di 18 anni e fornire loro il supporto di cui hanno bisogno.
3. Sospendere i nuovi arrivi nel centro di Sabaa se non sarà possibile fornire cibo e spazio adeguato, garantendo il rilascio o il trasferimento delle persone attualmente detenute.
4. Garantire che le condizioni nei centri di detenzione rispettino gli standard definiti a livello nazionale, regionale e internazionale”.
Marco Bertotto, responsabile advocacy di Medici senza frontiere conclude: “Per la prima volta in questi giorni il governo italiano ha scritto nero su bianco che la Libia rappresenta un porto sicuro. Ma le leggi internazionali e marittime, numerosi rapporti delle Nazioni Unite, e quanto testimoniano i nostri medici nei centri di detenzione, affermano esattamente il contrario”. Quindi: “Oggi l’unica soluzione offerta ai migranti dall’Europa e dall’Italia è la Libia, ma la Libia non può in alcun modo essere una soluzione.”
I medici affrontano principalmente problemi causati e aggravati dalla mancanza di un’assistenza medica adeguata e dalle condizioni inumane all’interno dei centri. All’ordine del giono: infezioni del tratto respiratorio, diarrea acquosa acuta, scabbia e tubercolosi. Molti pazienti soffrono di ansia e depressione o mostrano sintomi di disordine da stress post-traumatico.
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2019 Riccardo Fucile
IERI LA TRAGEDIA E’ STATA EVITATA GRAZIE A UN RAGAZZINO ITALIANO DI ORIGINE MAROCCHINA… E UNO DEI GENITORI COGLIE IL PROBLEMA: “L’ODIO GENERA ODIO, LE PAROLE DI ODIO GENERANO PENSIERI DI ODIO, IN CHE MONDO STIAMO FACENDO CRESCERE I NOSTRI FIGLI?”
La narrativa dell’integrazione mancata e degli stranieri che sono tutti pericolosi
Oggi Il Giornale apre con un titolo delirante: “Terrorismo Buonista“. Il riferimento è alla strage mancata di Ousseynou Sy l’autista di origine senegalese ma cittadino italiano dal 2004, che ha dato fuoco ad un autobus.
Fortunatamente i propositi dell’uomo sono stati vanificati dall’intervento dei Carabinieri, allertati da una chiamata partita proprio dall’interno del mezzo dove l’autista aveva sequestrato i ragazzini.
Per Libero il “senegalese” (ma appunto è italiano) è un “emulo di Erode” e un altro esempio di integrazione mancata. Non possiamo chiudere gli occhi davanti al pericolo dell’immigrazione, è la chiosa. Perchè non sappiamo chi ci portiamo in casa quando decidiamo di accogliere a braccia aperte profughi e migranti come fanno i buonisti.
Inutile ricordare che essere italiani non è garanzia di essere dei bravi cittadini o di non essere dei criminali (l’uomo aveva dei precedenti gravi eppure faceva il conducente).
Il problema qui non è la cittadinanza ma l’aver commesso un reato.
E forse l’esito sarebbe stato diverso se non fosse stato per il coraggio di due ragazzi, due eroi. Sulla Stampa Niccolò Zancan racconta che Samir, un ragazzo italiano di origine marocchina, aveva avuto la freddezza e la prontezza di nascondere il suo telefonino sotto il sedile.
Lui era seduto sul fondo dell’autobus e in quei pochi minuti necessari a Ousseynou Sy per raggiungere la coda del mezzo e verificare che nessuno avesse il telefonino ha creato una via di fuga per sè e per i compagni.
«Se non fosse stato per Samir e per i due studenti accanto, anche loro di origini straniere, tutti bravissimi a non consegnare quel telefono senza farsi prendere dal panico, non ci saremmo salvati», ha raccontato il docente Giacomo Andrico, uno degli accompagnatori della scolaresca. Poi è stato un lavoro di squadra dove gli studenti — italiani e stranieri — si sono dati una mano per cercare di comporre il 112. Divincolandosi perchè con le mani legate non è stato affatto facile.
Ora la sindaca di Crema vorrebbe dare una medaglia a Samir e agli altri eroi del pullman della società Autoguidovie.
Se per Renato Farina su Libero è tuta colpa dei buonisti perchè «per evitare guai, nessuno osa elevare il minimo sospetto e ti becchi con un sorriso il musulmano ubriacone e pedofilo» fino al punto che «se Dracula fosse musulmano e nero, da noi lo assumono all’Avis, i precedenti non contano, bisogna integrare anche il vampiro». Il cortocircuito sovranista di chi predica l’odio su base etnica è tutto qui.
Qualcuno ha dato a Sy il permesso di condurre quei mezzi, e non certo perchè fosse buonista o perchè lui fosse senegalese.
L’integrazione — quel processo misterioso di cui nessuno sa e tutti parlano — significherebbe in poche parole dare lavoro ai criminali se sono di origine straniera per non essere tacciati di razzismo.
Ma le cose stanno diversamente, integrazione significa cooperare assieme, italiani e “nuovi italiani” per creare una società migliore (nella visione ottimistica) o semplicemente convivere senza doversi odiare solo perchè siamo “diversi”.
Nessuno pretende di integrare criminali solo perchè stranieri. Non c’è razzismo nel dire che un delinquente deve andare in galera.
È diverso invece sostenere che potenzialmente tutti gli immigrati sono dei criminali. Senza magari ammettere che lo stesso si può dire anche degli italiani.
Ma se abbiamo già i “nostri” delinquenti perchè importarne anche da fuori? chiederà senza dubbio qualcuno. La risposta è tutta in quello che è successo ieri su quell’autobus diretto a Linate. Un cittadino italiano ha messo a repentaglio la vita di 51 persone.
Un gruppo di ragazzini di origine straniera assieme ai compagni italiani “veri” lavorando assieme è riuscito ad evitare il peggio.
Pensate cosa sarebbe successo se invece che aiutarsi per chiamare i soccorsi gli studenti avessero preso ad insultarsi, con gli italiani a dire alle risorse che erano dei criminali come l’uomo che li teneva in ostaggio e che erano tutti dei terroristi perchè di origine straniera. Fortunatamente non è successo, perchè quei ragazzini forse sapevano che la differenza non è tra italiani e stranieri, ma tra persone normali e criminali.
Come scrive su Twitter uno dei genitori degli studenti che si trovavano sull’autobus dirottato da Sy il problema non è la cittadinanza del dirottatore ma l’odio.
Senza nulla togliere alle precise responsabilità penali dell’autista e senza volerne assolutamente trovare una giustificazione al gesto, il genitore scrive che «Fa paura pensare in che mondo stanno crescendo i nostri figli. L’odio genera solo odio, le parole di odio generano pensieri di odio. Loro adesso hanno bisogno di amore».
Una ricetta buonista? Forse, ma l’unica in grado di interrompere la spirale d’odio.
A meno di non voler crescere i nostri figli in una società che coltiva l’odio e il sospetto nei confronti di chiunque abbia un cognome “straniero”, come Samir e Rami.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 21st, 2019 Riccardo Fucile
SOLO QUALCHE ASSENZA PER EQUILIBRARE QUELLE DI IERI, LA POLTRONA CONTA PIU’ DELLA DIGNITA’
La solitudine di Danilo Toninelli va in scena a Palazzo Madama nelle prime ore del mattino,
quando solo il ministro Barbara Lezzi e il sottosegretario Vincenzo Santangelo siedono con lui tra i banchi del governo.
Nell’Aula del Senato impazzano le mozioni di sfiducia di Pd e Forza Italia nei suoi confronti e davanti a sè il ministro dei Trasporti vedi gli scranni vuoti degli alleati leghisti e anche gli amici M5s non sono poi così tanti. Forza Italia alza i cartelli con scritto “Dimettiti, lo facciamo per te”. E il capogruppo dem Stefano Marcucci infierisce così: “Sarà un dato casuale se non ci sono i ministri leghisti?”. Ieri invece, nel voto sull’autorizzazione a procedere nei riguardi di Matteo Salvini sul caso Diciotti, a disertare sono stati molti senatori pentastellati così oggi il vicepremier leghista è a fare campagna elettorale in Basilicata.
Oggi Toninelli subisce un attacco dopo l’altro e poi finalmente arrivano i soccorsi. Solo quando si è a ridosso delle dichiarazioni di voto si palesano i senatori che bocciano la mozione di sfiducia presentata dal Pd con 159 voti contrari, 102 favorevoli e 19 astenuti. E poi quella di Forza Italia con 157.
A sostenere il ministro nel frattempo sono giunti a Palazzo Madama anche il premier Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Ed è così che l’Aula si scalda fino a toccare picchi di temperatura altissimi quando il grillino Alberto Airola passa sotto i banchi di Forza Italia e, a Biasetti che sta intervenendo, urla: “Voi siete quelli del bunga bunga”.
Il vicepremier grillino scoppia a ridere, il sottosegretario Andrea Cioffi non resiste, nei banchi dell’esecutivo sorridono tutti soddisfatti. Conte è appena andato via. La presidente Casellati ammonisce il senatore M5s.
Subito dopo il capogruppo grillino Patualli fa notare: “Bunga, bunga è anche nel vocabolario Treccani”. E tutti prendono lo smartphone per controllare se è vero. L’azzurro Francesco Giro fa il segno delle manette verso i banchi pentastellati, in Aula scoppia il caos dopo una prima fase della seduta che era sembrata priva di ogni interesse da parte di chi era chiamato a intervenire o era direttamente coinvolto.
Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro arrivano dopo oltre un’ora di fuoco di fila che Toninelli subisce in silenzio durante la discussione generale. E giusto in tempo per ascoltare la replica del ministro, si siede al suo fianco il premier Conte a blindare l’esecutivo dai suoi detrattori. In tarda mattinata si presenta anche il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi, e dopo ancora Giammarco Centinaio, unici leghisti negli scranni dell’esecutivo. Fotografia che non sfugge al Pd: “Toninelli, ci sono solo i suoi colleghi M5s. E gli altri?”.
Tuttavia il ministro dei Trasporti si sente sollevato quando finalmente arrivano gli esponenti M5s. Quindi inizia a parlare, leggendo un discorso già scritto: “Gli attacchi che mi vengono fatti sono unicamente rivolti alla mia persona. E casualmente sono partiti quando abbiamo messo in discussione il sistema delle concessioni”. Applausi dei senatori M5s. “Tutto ciò – dice – è la prova dell’inconsistenza utilizzata contro il mio operato”. E il ministro pensa a chi gli rinfaccia le gaffe e tira in ballo l’imitazione del comico Crozza.
Ma negli interventi delle opposizioni non c’è solo questo. C’è chi ricorda che la Tav “non è stata fermata come promesso” e chi rimarca che per approvare il decreto del ponte di Genova ci sono voluti sei mesi. Lui ribatte colpo su colpo. Partito democratico e Forza Italia attaccano per un’ora di seguito nel silenzio dell’Aula, poi si voteranno a vicenda le mozioni.
La berlusconiana Maria Alessandra Gallone si rivolge direttamente al ministro: “Lei, Toninelli, è il migliore detrattore di se stesso”. Il ministro risponde con un applauso sarcastico. Ma nessuno tra i 5Stelle lo sostiene anche perchè ancora non sono arrivati.
I senatori di maggioranza, i pochi presenti durante la discussione generale, sembrano avere altro da fare. I toni degli interventi sono sarcastici. “Ogni giorno – infierisce Gallone – un italiano di sveglia e si domanda quale sarà la prossima gaffe di Toninelli”. Il ministro incassa in silenzio sfogliano le pagine con i suoi appunti e ripassando il discorso. Ecco Francesco Zaffini di Fratelli d’Italia: “Avete detto che mettevate mano al codice degli appalti. Ma dov’è la riforma? Ora concludo. Dieci minuti sono pochi anche per discutere il nulla”.
Gli interventi hanno un unico filo conduttore. E illustra Loredana De Petris di Leu pur annunciando l’astensione: “Toninelli si doveva dimettere. Sulla vicenda dei porti lei è stato perennemente scavalcato perchè lo sappiamo tutti che lei i porti non li avrebbe chiusi. Io non parteciperò alla sfilata della mozione di sfiducia. Adesso c’è lo scambio con il voto di ieri sulla Diciotti, ma guardate che così non solo non salvate la dignità ma ormai è accertato da tutti che non state mantenendo gli impegni che vi eravate assunti”. Le due prove per il governo, un giorno dopo l’altro, sono state superate. Ma nel caso della Diciotti sono serviti i voti di Forza Italia perchè a causa delle defezioni del Movimento 5 Stelle non sarebbero bastati, e oggi i ministri leghisti hanno disertato.
(da “Huffingtompost”)
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Marzo 21st, 2019 Riccardo Fucile
L’ANTEFATTO: IL SINDACO AVEVA CHIAMATO I VIGILI PER FAR TOGLIERE DELLE MULTE AI RESIDENTI CHE NON AVEVANO RISPETTATO IL DIVIETO DI PARCHEGGIO
Alcune scritte contro Marco Bucci, sindaco del capoluogo ligure e anche commissario per la ricostruzione di ponte Morandi , sono comparse nella notte sulla facciata del palazzo di via Alessi dove abita, nel quartiere di Carignano.
Sul muro, scritto con una vernice di colore nero, si legge “Ruffiano con i ricchi, bullo con i misci. Bucci infame” (in genovese, “misci” significa “poveri”); il mese scorso, un’altra scritta (“Bucci belinun”) era comparsa insieme con alcune indirizzate al governatore Toti e al ministro Salvini.
Visto il luogo, le scritte potrebbero fare riferimento alle multe fatte dalla polizia Municipale ad alcune delle auto parcheggiate nella via dove abita Bucci, con gli agenti che erano poi stati fermati dopo l’intervento del sindaco .
Sugli autori delle scritte, comunque, indaga la Digos della polizia; interpellato dal Secolo XIX, Bucci ha detto che «le scritte non le ho nemmeno viste».
(da “il Secolo XIX)
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Marzo 21st, 2019 Riccardo Fucile
ORA AL SENATO LA MAGGIORANZA HA SOLO UN VOTO IN PIU’ (E NON SEMPRE PUO’ CONTARE SUI SERVI DI FDI E FORZA ITALIA)
Uno vale uno. E quindi un voto vale un voto. 
Il conto alla rovescia nel MoVimento 5 Stelle è iniziato: il voto sulla Diciotti ha certificato che ci sono almeno tre dissidenti nel MoVimento 5 Stelle: Paola Nugnes, Elena Fattori e Virginia La Mura hanno votato contro il Salva-Salvini nonostante l’indicazione di voto arrivata da Rousseau.
Sette erano i grillini assenti in missione e tra questi c’era Matteo Mantero, che aveva però messo a verbale da mesi il suo dissenso sul provvedimento.
Se il MoVimento 5 Stelle sarà coerente con quanto ha sempre affermato a proposito dei voti in dissenso e del vincolo di mandato, adesso deve cacciare Nugnes, Fattori e La Mura.
Ma se il M5S caccia le tre senatrici il governo si ritrova con un solo voto in più al Senato. Perchè finora, tolti i voti che arrivano periodicamente dal gruppo misto e tolti quelli di Forza Italia e Fratelli d’Italia che hanno salvato Salvini per ragioni di realpolitik (non potevano permettersi di votargli contro su una vicenda così sentita dal popolo del centrodestra) erano quattro.
E quattro meno tre fa uno. Uno che vale uno, ma che potrebbe valere la caduta del governo Conte.
Il MoVimento 5 Stelle si trova davanti a un altro dilemma del prigioniero all’interno della sua storia politica: cacciare le senatrici ribelli come promesso, mettendo così ufficialmente a rischio la vita del governo, o fare finta di niente come avviene regolarmente quando la realtà non è gradita ai grillini?
(da “NextQuotidiano“)
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Marzo 21st, 2019 Riccardo Fucile
L’ANALISI GIURIDICA DEL TESTO VOTATO RIVELA ASPETTI ABERRANTI
Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera ci spiega oggi che dopo il voto del Senato sulla Diciotti per salvare Salvini è stato sancito nei fatti un principio che pare piuttosto al di là di quelli che animano la Costituzione italiana:
Nel proclamare che «la configurazione di ministerialità di un reato si arresta alle soglie della lesione irreversibile di diritti fondamentali», e che perciò la categoria del reato ministeriale non varrebbe «in relazione a fatti specie criminose che ledano in modo irreversibile determinati diritti fondamentali», la relazione ieri votata aggiunge infatti che «i diritti compressi» sulla nave, cioè quelli di circolazione delle persone, «non possono annoverarsi tra i diritti fondamentali per così dire “incomprimibili”, quali la vita o la salute».
Ciò significherebbe che un ministro, per «il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo», non potrebbe arrivare a ordinare un «omicidio di Stato» (come già notava una nota del professor Luca Masera), ma potrebbe invece ledere «diritti fondamentali», a condizione che siano diversi da quelli «incomprimibili» di «vita o salute», e che la «lesione» non sia «irreversibile».
Dunque potrebbe ordinare la tortura, giacchè ogni buon manuale di supplizi è ideato proprio per non lasciare conseguenze permanenti: e la stessa conseguenza potrebbe trarsi per i trattamenti in umani e degradanti, per la compressione della libertà morale, persino per la schiavitù
Insomma, anche se non se ne è accorto nessuno perchè il tripudio di patridioti ha buttato tutto in caciara, si è sancito un principio molto più pericoloso di qualsiasi parentela acquisita per Ruby Rubacuori.
Non male, no?
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 21st, 2019 Riccardo Fucile
ARCHIVIATO IL PROCEDIMENTO A CARICO DEL DEPUTATO DI LEU CHE COMMENTA: “E’ LO STESSO SALVINI CHE FUGGE AI PROCESSI QUELLO CHE HA PROVATO A CHIAMARMI IN GIUDIZIO?”
Il GIP presso il Tribunale di Milano ha depositato oggi l’ordinanza di archiviazione del
procedimento penale a carico di Roberto Speranza per il reato di diffamazione ai danni di Matteo Salvini.
L’episodio incriminato risale ad una puntata del 13 gennaio 2015 della trasmissione “Di Martedì” andata in onda su La7, nel corso della quale furono ospiti sia Matteo Salvini che Roberto Speranza.
Proprio quest’ultimo ebbe ad affermare che Matteo Salvini fosse tra i più assenti in assoluto al Parlamento Europeo. Da qui la querela sporta da Matteo Salvini che ha dato il via al procedimento penale in questione.
La procura di Milano, è da sottolineare, aveva già formulato richiesta di archiviazione alla quale la persona offesa aveva fatto opposizione.
A seguito dell’udienza camerale tenutasi il 19.12.2018 innanzi al GIP del Tribunale di Milano, è arrivata oggi l’ordinanza di archiviazione che chiude definitivamente la questione.
Soddisfatto il difensore di fiducia dell’Onorevole Speranza, l’avvocato Danilo Leva, il quale sottolinea “come il GIP abbia accolto pienamente le tesi difensive secondo le quali le affermazioni di Roberto Speranza non fossero assolutamente lesive della reputazione di Matteo Salvini in quanto non possono essere ritenute false e rientrano a pieno titolo nell’ambito dell’esercizio del diritto di critica politica ampiamente tutelato dalla nostra Costituzione”.
“È singolare che Matteo Salvini, una volta nominato Ministro degli Interni, non abbia ritenuto opportuno ritirare la querela nei confronti di un deputato di opposizione. Comunque l’archiviazione ristabilisce la verità — dichiara l’onorevole Roberto Speranza commentando l’ordinanza di oggi. “Resta aperto un quesito paradossale: il Matteo Salvini che fugge dai processi è lo stesso che ha provato a portarmi in giudizio?”
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2019 Riccardo Fucile
IL GRUPPO ORIENTAVA NOMINE E SCELTE DEL COMUNE
Operazione contro una loggia massonica segreta a Castelvetrano, il paese natale del boss latitante Matteo Messina Denaro.
I carabinieri, coordinati dalla Procura, hanno eseguito 27 arresti per reati contro la Pubblica Amministrazione, contro l’amministrazione della Giustizia nonchè associazione a delinquere segreta. Altre dieci persone sono indagate a piede libero.
Arrestati anche esponenti politici come l’ex deputato regionale di Fi Giovanni Lo Sciuto, l’ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante e l’ex deputato regionale di Fi Francesco Cascio. L’operazione dei carabinieri è stata chiamata in codice “Artemisia”.
La superloggia segreta era formata da massoni, politici e professionisti. L’obiettivo sarebbe stato quello di orientare le scelte del Comune, nomine e finanziamenti a livello regionale e anche di ottenere notizie riservate sulle indagini in corso della magistratura. Gli investigatori avrebbero scoperto anche un vasto sistema corruttivo negli enti locali, come il comune di Castelvetrano e l’Inps di Trapani.
C’è, dunque, anche l’ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana ed ex deputato nazionale di Forza Italia Francesco Cascio, tra i 27 arrestati. Cascio è stato posto ai domiciliari. Francesco Cascio, 55 anni, dipendente dell’Asp di Palermo, esponente di primo piano di Forza Italia, ha ricoperto la carica di presidente del Parlamento siciliano dal 2008 al 2012; è stato anche deputato nazionale nel ’94 e nel ’96.
Il politico siciliano era stato anche coinvolto in un’inchiesta per voto di scambio nelle elezioni regionali del 2012. Nell’ottobre del 2016 era stato condannato in primo piano dal Gup di Palermo, con il rito abbreviato, a due anni e 8 mesi e sospeso dall’Ars per effetto della Legge Severino. Nel dicembre di due anni fa era stato assolto e riabilitato.
In carcere sono finiti tre poliziotti, Salvatore Passannante, Salvatore Virgilio e Salvatore Giacobbe.
Un avviso di garanzia è stato notificato all’ex rettore di Palermo Roberto Lagalla, oggi assessore regionale all’Istruzione: secondo la ricostruzione della procura di Trapani avrebbe avuto un ruolo nella concessione di una borsa di studio alla figlia di uno dei professionisti arrestati. E adesso è indagato per abuso d’ufficio.
(da agenzie)
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