Destra di Popolo.net

ULTIMI SONDAGGI EUROMEDIA E TECNE’: DI MAIO C’E’ RIUSCITO, M5S SOTTO IL 20%, SORPASSO DEL PD

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

PD 20,7%-21%, M5S 19,8%-19,9%… CRESCE FORZA ITALIA 11,4%-11,7%

Nelle ultime ore sono stati diffusi i risultati di due sondaggi elettorali che confermano il sorpasso del Pd ai danni del M5S

Sondaggio Euromedia
Durante l’ultima puntata del programma tv Porta a Porta, in onda su RaiUno, sono stati presentati i risultati di una rilevazione sulle intenzioni di voto degli italiani condotta dall’istituto Euromedia Research.
Secondo l’indagine, il Partito democratico ha superato nei consensi il Movimento Cinque Stelle: i dem, guidati dal neo-segretario Nicola Zingaretti, sono stimati al 20,7 per cento, a fronte del 19,8 per cento del movimento capeggiato da Luigi Di Maio. La distanza tra le due forze è dunque maggiore di quella fotografata pochi giorni fa dal sondaggio Swg del TgLa7.
I dati di Euromedia:
Lega: 33,1 per cento
Pd: 20,7 per cento
M5S: 19,8 per cento
Forza Italia: 11,4 per cento
Fratelli d’Italia: 4,7 per cento
PiùEuropa: 3,6 per cento

Sondaggio Tecnè
Anche il sondaggio commissionato da Mediaset all’istituto Tecnè conferma il sorpasso del Pd sul M5S: in questo caso si stima un divario tra le due forze superiore a un punto percentuale, con i democratici al 21 per cento e i pentastellati al 19,9 per cento.
I dati di Tecnè:
Lega: 33,1 per cento
Pd: 21 per cent
M5S: 19,9 per cento
Forza Italia: 11,7 per cento
Fratelli d’Italia: 4,5 per cento

(da agenzie)

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IL GURU DEI NAVIGATOR SCELTO DA DI MAIO VUOLE VIAGGARE SOLO IN BUSINESS CLASS

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

DOMENICO PARISI, NEOPRESIDENTE DI ANPAL, E LA SUA BATTAGLIA SUI RIMBORSI DEGLI AEREI PER TORNARE A CASA, NEGLI USA

Il rimborso viaggi è stato uno dei temi all’ordine del giorno del primo incontro fra Domenico Parisi, nuovo presidente di Anpal, Agenzia nazionale per le Politiche Attive per il Lavoro, e il suo consiglio d’amministrazione.
Certo, poi si è parlato anche di navigator e di come trovare uno straccio di lavoro agli attesi 1,3 milioni di italiani che riceveranno il reddito di cittadinanza.
Ma intanto Parisi sta portando avanti la battaglia sui biglietti aerei.
Perchè il professore italoamericano, 53 anni, origini pugliesi, da trent’anni vive in Mississippi, dove insegna sociologia all’università , e per tornare a casa deve sobbarcarsi un viaggio intercontinentale. Il regolamento Anpal prevede un rimborso spese in classe economica, Parisi punta alla business.
I due membri del cda, Gianna Pentenero e Bruno Busacca, hanno avanzato obiezioni.
Interpellata dall’Espresso sul tema sollevato dal nuovo presidente, Anpal ha risposto che «le modalità  di rimborso spese degli organi di vertice sono in via di definizione da parte dell’Agenzia, nel rispetto della normativa vigente».
È quindi possibile che Parisi la spunti e possa tornare negli Stati Uniti viaggiando in business class. Chissà  come la prenderà  Luigi Di Maio, che si era fatto un selfie fra gli scomodi sedili dell’economy di un volo diretto in Cina, per dimostrare che il governo del cambiamento non sperpera soldi pubblici.
Il professor Parisi si occupa di data science ed è fra i creatori di un software capace di incrociare domanda e offerta di lavoro in Mississippi, dove la disoccupazione è al 4,6 per cento, come in Germania. Parisi è arrivato in Italia su invito dell’università  pugliese Lum per mostrare come il data science possa risolvere il problema della disoccupazione.
E se l’obiettivo iniziale del professore era vendere al governo il software ideato in Mississippi – magari passando dall’Università , oppure dalle società  della moglie (la Camgian, di cui è direttore finanza, o la Valentz Inc, fondata la scorsa primavera dallo stesso Parisi e amministrata dalla moglie) – è poi riuscito a farsi nominare presidente di Anpal.
Ma come farà  ora a vendere il suo software all’Italia senza inciampare nel conflitto d’interessi? Si vedrà . Nel frattempo, Parisi ha ottenuto un’aspettativa di un solo anno dall’Università  del Mississippi, mentre l’incarico in Anpal ha una durata di tre anni.
Il problema maggiore del software del professore-presidente è la delicata gestione dei dati personali degli italiani che hanno chiesto il reddito di cittadinanza: dal patrimonio mobiliare e immobiliare, all’istruzione fino alle spese correnti.
Le informazioni acquisite dall’Inps, verranno elaborate dall’applicazione inventata da Parisi, che però deve ancora passare al vaglio del Garante della Privacy. C’è infine la questione della precaria assunzione dei navigator, coloro che dovranno assistere i senza lavoro nella ricerca di un impiego. Dapprima Parisi ha tentato di imporne l’assunzione alle Regioni.
Poi è stato trovato un accordo: i navigator saranno tremila (e non più seimila) e terminati i due anni di contratto di collaborazione potranno partecipare a un bando di concorso per la stabilizzazione nelle stesse Regioni. Ma è anche possibile che in un prossimo futuro i navigator si rivolgano a un giudice per essere assunti in pianta stabile, provocando un considerevole danno erariale.
È il timore di Parisi, che in un’audizione alla Camera si è lasciato andare a un’infelice battuta. Secondo lui sarebbe un’eccellente soluzione se i navigator si tenessero le offerte di lavoro destinate ai percettori di rdc: «Così li stabilizziamo tutti», ha concluso.

(da “L’Espresso”)

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REGIONALI BASILICATA, CI SONO CINQUE IMPRESENTABILI NELLE LISTE, DI CUI DUE CONDANNATI PER PECULATO

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

TRE SOSTENGONO IL CANDIDATO DI CENTROSINISTRA, DUE QUELLO DI CENTRODESTRA (UNO E’ IN LISTA CON FDI)

Tre condannati in primo grado e due imputati, uno dei quali ha rinunciato alla prescrizione in un processo per corruzione.
Per la commissione Antimafia sono cinque gli “impresentabili” candidati alle elezioni Regionali in Basilicata. Tre di loro compaiono nelle liste che sostengono il candidato di centrosinistra Carlo Trerotola , due corrono invece a supporto del candidato del centrodestra Vito Bardi, il generale dei carabinieri scelto da Silvio Berlusconi e Matteo Salvini per strappare al Pd la regione governata fino alla scorsa estate da Marcello Pittella, poi finito agli arresti domiciliari e sospeso dalla carica di governatore per effetto della legge Severino.
I cinque “impresentabili”
Nella lista della commissione presieduta dal pentastellato Nicola Morra sono finiti Sergio Claudio Cantiani (Lista Comunità  democratiche-Pd), Massimo Maria Molinari (Presidente Trerotola-Centro Democratico), Paolo Galante (Psi), Vincenzo Clemente (lista Bardi presidente di Basilicata positiva) e Rocco Sarli (Fratelli d’Italia).
Cantiani, Clemente e Molinari sono imputati in processi in corso davanti al Tribunale di Potenza, mentre Galante e Sarli sono stati condannati in primo grado per reati previsti dalla legge Severino e aspettano il giudizio di appello.
Tutti hanno contestato la scelta della commissione, chi ripercorrendo le proprie vicissitudini giudiziarie e chi postando il casellario giudiziario.
I due condannati per peculato
Galante, già  consigliere e vice-presidente del Consiglio regionale, è stato condannato in primo grado il 6 giugno 2016 a 3 anni e sei mesi di reclusione, perchè ritenuto colpevole del reato di peculato in relazione alla vicenda del Consorzio per lo sviluppo di Potenza di cui era vice-presidente del consiglio di amministrazione. Per questo motivo, era già  stato sospeso per 18 mesi dalla presidenza del Consiglio dei ministri a causa dell’applicazione della Severino.
Stessa identica pena e per medesima vicenda aveva colpito anche Sarli, che del cda del Consorzio per lo sviluppo era consigliere di amministrazione. L’inchiesta — per la quale sono state condannate in tutto dieci persone — riguardava l’affidamento di incarichi tecnici, le procedure per l’aggiudicazione di alcuni lotti e l’uso improprio di risorse pubbliche tra il 2007 e il 2008. Il processo d’appello è in corso e la prossima udienza è fissata per il 16 maggio. Galante, avendo già  ‘scontato’ i 18 mesi di sospensione, rischia un nuovo stop di 12 mesi solo in caso di conferma della condanna. Per Sarli scatterebbe immediatamente salvo un ribaltamento del giudizio in appello.
Il sindaco a processo per concussione
Cantiani, invece, risulta imputato per concussione per una vicenda che risale a più di 5 anni fa. Secondo l’accusa, il sindaco di Marsicotevere, quando era in corsa per la poltrona da primo cittadino e assessore, ha “costretto” la ditta aggiudicataria dell’appalto alla raccolta dei rifiuti ad assumere il fratello della sua segretaria e, una volta eletto, avrebbe “minacciato” di revocare l’appalto in caso di licenziamento dell’operaio, “malgrado le reiterate inadempienze” di quest’ultimo.
Gli accusati di corruzione
Più gravi le accuse nei confronti di Clemente e Molinari, entrambi imputati per corruzione. Il primo è a processo per una vicenda che risale al 2014 ed è legata alla rateizzazione dei canoni di locazione di una casa di riposo gestita da una società  a Corleto Perticara. Anche Molinari, in corsa con il centrosinistra, è accusato di corruzione per fatti che risalgono a quando era vicesindaco di Potenza: l’attuale candidato — secondo i pm — ha facilitato l’iter autorizzativo relativo alla gestione di alcuni parcheggi ed esercitato pressioni per l’acquisto di spazi pubblicitari su un settimanale locale, il cui editore è un suo parente. “Una questione — dice lui — che si trascina da 9 anni. Siamo alle prime udienze e ho già  rinunciato alla prescrizione. Sono candidabilissimo ed eleggibile”.
Lo scontro tra Morra e Giarrusso
Gli impresentabili, giovedì, hanno provocato lo scontro in commissione Antimafia tra il presidente Nicola Morra e il senatore pentastellato Michele Giarrusso. I due hanno avuto un’accesa discussione sulla necessità  o meno di rendere noti i nomi dei cinque impresentabili inseriti nelle liste.
Il primo a lanciare “una provocazione” è stato Giarrusso: “Non rendiamo noti i nomi dei cosiddetti impresentabili — ha detto — dal momento che l’aver reso noti questi nomi, nelle passate elezioni, non ha sortito alcun effetto”.
Giarrusso, inoltre, ha proposto “un meccanismo più forte per bloccare le incandidabilità ”. Per Morra la provocazione era accettabile “ma fino ad un certo punto”. E ha aggiunto che la commissione Antimafia i nomi li avrebbe fatti, come poi accaduto, perchè, proprio nel giorno in cui “si commemorano le vittime innocenti di mafia, il silenzio è mafia”. Morra ha anche accusato le forze politiche di aver firmato un codice di autoregolamentazione delle candidature “per poi fregarsene”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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NELLA SFIDA TV A DISTANZA, PRODI BATTE DI MAIO E SALVINI

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

A PIAZZA PULITA IL PROFESSORE OTTIENE PIU’ SHARE DEI DUE VICEPREMIER A DRITTO E ROVESCIO

La sfida degli ascolti tv nel giovedì dei talk show la vince il Professore. La serata televisiva vedeva Romano Prodi a “PiazzaPulita”, condotto da Corrado Formigli su La7, e in contemporanea Luigi Di Maio prima e Matteo Salvini poi a “Dritto e Rovescio”, condotto da Paolo Del Debbio su Rete4.
Nella serata dominata dalla fiction di Raiuno “Che Dio ci aiuti” con 5,7 milioni di telespettatori e il 25,5% di share, la partita dei talk show vede nel prime time su La7 ‘PiazzaPulita’ con 879.000 telespettatori (share 5%), su Rete4 ‘Dritto e Rovescio’ con 795.000 telespettatori (share 4,5%), su Rai2 ‘Popolo Sovrano’ con 475.000 telespettatori (share 2,4%).
Interessante seguire la curva dello share nel momento clou delle interviste. Romano Prodi su La7, Luigi Di Maio e Matteo Salvini l’uno dopo l’altro su Rete4. Il grafico mostra che Prodi entra alle 21.50 ed esce alle 22.35: i primi 5 minuti (dalle 21.50 alle 21.55) sono il pezzo sui gilet gialli. Prodi è fisso sul 6% di share e Di Maio (prima parte di Del Debbio) e Salvini (che entra all’incirca alle 22.10) sono sempre sotto il Professore.
Stesso discorso sulla curva degli assoluti. Prodi fisso sopra il milione e mezzo di telespettatori e Di Maio e Salvini sotto. Dalla curva si vede che Dritto e Rovescio supera Piazzapulita solo quando La7 va in pubblicità .

(da “Huffingtonpost”)

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I MANGANELLI AL CORTEO DEI CICLISTI, UNA TENSIONE INUTILE E DANNOSA

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

IL “CRITICAL MASS” DEGENERATO IERI SERA A TORINO E UN INTERVENTO DELLA POLIZIA NEANCHE FOSSERO DEI TERRORISTI

Torino è ripiombata ieri sera in un tempo che si sperava dimenticato per sempre. Il tempo dei manganelli, della legge sospesa.
Un gruppo di ciclisti di diversa provenienza, che fanno capo perlopiù a Bike Pride – lottano per pedalare in città  senza essere investiti, certo non sono pericolosi terroristi – è tornata in strada per un “Critical mass”, dopo che per tanti anni se ne erano perse le tracce.
Un corteo a due ruote ampiamente pubblicizzato da settimane.
Una manifestazione fastidiosa per gli automobilisti, se vogliamo, che li obbliga a procedere al ritmo lento della pedivella anzichè a quello veloce del pedale dell’acceleratore.
Ci può stare che, con il traffico in tilt – ma quanto poteva essere andato in tilt il traffico alle 21, all’angolo tra corso Vittorio e corso Re Umberto? – le forze dell’ordine intervengano per invitare i ciclisti a proseguire la marcia e liberare l’incrocio.
Ma ieri sera non è successo questo. Ieri sera i poliziotti hanno fatto calare i manganelli addosso ai manifestanti, pur fastidiosi.
Di fronte a reati che non ci sono stati c’è stata una reazione violenta   delle forze dellìordine che non si è vista ad esempio due settimane fa, in occasione del corteo degli anarchici che ostentavano una testa di cartapesta sanguinolenta della sindaca.
Due fatti, oltretutto, avrebbero suggerito di procedere senza esagerare, ieri sera.
Uno è il cambio della guardia ai vertici della questura, che sembra quasi suggerire un “liberi tutti”, almeno fino all’arrivo del nuovo questore.
L’altro è la vicinanza con l’annunciata manifestazione del prossimo 30 marzo di anarchici e affini contro la chiusura dell’ex Asilo. Quanto è successo ieri rischia di versare nuova benzina su un fuoco che non si è spento.

(da agenzia)

argomento: denuncia | Commenta »

IL TRIBUNALE DEI MINISTRI HA DECISO CHE CONTE, DI MAIO E TONINELLI SONO INATTENDIBILI

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

SULLA DICIOTTI NESSUNA DECISIONE COLLEGIALE, L’UNICO RESPONSABILE DEL SEQUESTRO DI PERSONA E’ SALVINI, INUTILE AUTODENUNCIARSI

Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Danilo Toninelli sono stati ritenuti inattendibili dal Tribunale dei ministri di Catania. I tre, infatti, per meglio salvare (e quindi servire) Salvini, si erano autodenunciati sostenendo che la decisione di tener fuori la nave Diciotti dal porto di Catania fosse stata collegiale. E quindi, era il ragionamento dei tre, a dover essere indagato per sequestro di persona nell’occasione doveva essere l’intero governo.
Si tratta della famosa tesi della “decisione collegiale” sulla Diciotti che per qualche tempo è servita a Lega e M5S per fare propaganda.
Il Tribunale dei ministri di Catania che, per gli stessi fatti, aveva invece chiesto il processo per Matteo Salvini, ipotizzando a suo carico il reato di sequestro aggravato di persona, ossia dei 177 naufraghi trattenuti a bordo della nave della Guardia Costiera già  attraccata al porto del capoluogo etneo, ha deciso di archiviare la posizione dei tre autodenunciati.
Il piano di Conte, Toninelli e Salvini poteva finire molto male: all’epoca lo ipotizzò Marco Lillo sul Fatto:
Il tempo però può svolgere un ruolo beffardo. Lunedì gli attivisti del M5S dovranno votare sulla piattaforma Rousseau per decidere la posizione del Movimento su Salvini. Martedì poi la Giunta (con il voto del M5s, immaginiamo coerente alla deliberazione del voto online) potrebbe salvare il ministro dell’Interno ovvero concedere il via libera all’autorizzazione a procedere.
Se Zuccaro trasmettesse la sua richiesta di archiviazione su Conte, Di Maio e Toninelli dopo il voto contrario al processo per Salvini si potrebbe realizzare uno scenario da incubo per il Movimento: Salvini potrebbe salvarsi grazie al voto dei grillini mentre Conte, Di Maio e Toninelli potrebbero essere assoggettati al medesimo giudizio con un esito non del tutto scontato.
Il tribunale dei ministri dopo il salvataggio di Salvini avrebbe potuto ostinarsi a chiedere a questo punto solo per i restanti membri del governo autodenunciatisi l’autorizzazione a procedere. Si sarebbe così arrivati al paradosso di un processo separato ai membri del governo del M5S mentre Salvini si sarebbe goduto lo spettacolo in tv forte dello scudo dell’immunità .
Invece il tribunale ha archiviato Conte, Toninelli e Di Maio con ciò dimostrando che la loro autodenuncia era una bufala: sulla Diciotti non c’è stata nessuna decisione collegiale e ha considerato carta straccia le lettere con cui si autoaccusavano:
Quest’ultimo, disponendo l’archiviazione nei confronti dei tre,ha respinto in radice la tesi sostenuta non solo da Salvini, ma pure nell’autodenuncia dei suoi colleghi di governo. A partire dal presidente del Consiglio che, peraltro, solo poche settimane prima del caso Diciotti aveva d’autorità  ordinato lo sbarco di migranti dalla stessa nave, con il palese dissenso del ministro leghista.
Il provvedimento di archiviazione nei confronti di Conte, Di Maio e Toninelli è definitivo perchè non è impugnabile. Quanto alla posizione di Salvini invece la magistratura potrebbe anche decidere di sollevare un conflitto di attribuzione rispetto a Palazzo Madama. Secondo il presidente della Corte costituzionale, Giorgio Lattanzi “se l’autorità  giudiziaria ritiene che quella non autorizzazione non sia giustificata, può sollevare il conflitto di attribuzione di poteri contro il Parlamento. Poi —ha precisato — si tratterà  di stabilire se è ammissibile o meno”.E anche oggi sulla Diciotti facciamo giustizia domani.

(da agenzie)

argomento: Giustizia | Commenta »

CONTE PINOCCHIO NELL’ULTIMO MURALE DI TVBOY

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

LA PROVOCAZIONE DELL’ARTISTA IN VIA DELLA TORRETTA RITRAE DI MAIO E SALVINI COME IL GATTO E LA VOLPE E IL PREMIER COME PINOCCHIO NEL PAESE DEI BALOCCHI

“Ad un anno da “Amor Populi” torniamo tra i palazzi del potere romano…”: così TVBoy, autore di opere di street art che negli ultimi tempi si è concentrato sull’attualità  politica italiana (famoso il murale del bacio tra Salvini e Di Maio), annuncia il suo ritorno al racconto per immagini del governo Lega-M5S.
La nuova opera si trova in via della Torretta e ritrae Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini.
I due vice premier vestono i panni del gatto e la volpe, mentre il presidente del Consiglio quelli di Pinocchio.
“Il murale, che arriva dopo la ‘Guerra dei Social’ — spiega Tvboy sul suo sito — richiama la celebre favola di Carlo Collodi. Accade così che nel cuore della Capitale, il Gatto e la Volpe, che hanno le sembianze rispettivamente del ministro Di Maio e del vice premier Salvini, ingannano Pinocchio e lo spingono a candidarsi come Presidente del Paese dei Balocchi”.
L’opera, affissa a vicolo della Torretta, fa riferimento alle pesanti critiche ricevute dal premier Giuseppe Conte da parte del capogruppo dei Liberaldemocratici, Guy Verhofstadt, che lo scorso 12 febbraio, a Strasburgo, definì il presidente del consiglio italiano un “burattino” nelle mani di Salvini e Di Maio.
Ma il Gatto e la Volpe non è l’unica provocazione che lo street artist, definito il Banksy italiano, ha lanciato la scorsa notte tra i palazzi del potere romano.
In via dei Pianellari, troviamo “L’arte è per sempre”, l’opera ironica fa riferimento alla pronta cancellazione da parte dell’amministrazione comunale guidata da Virginia Raggi, di tutte le opere di Tvboy: da “Amor Populi” fino a “Viva le buche, abbasso i murales”, le espressioni artistiche dello street artist, che oggi risiede a Barcellona, sono state tutte censurate.
Il terzo murale, affisso in Vicolo degli Osti, ritrae Papa Francesco che tiene sulle spalle un bambino mentre scrive la frase: “Stop Abuse”. L’opera vuole essere un augurio alla risoluzione di una questione delicata e dolorosa, come quella degli abusi sessuali sui minori da parte di uomini della Chiesa, che per troppo tempo è stato un tabù e che Papa Francesco ha iniziato ad affrontare apertamente all’interno e all’esterno del Vaticano.

(da agenzie)

argomento: Costume | Commenta »

IL MORTO SULLA COSCIENZA DEL GOVERNO A SAN FERDINANDO

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

ENNESIMA VITTIMA NELLA TENDOPOLI PER UN INCENDIO, LO STATO LI HA SISTEMATI IN UN POSTO PERICOLOSO COME LA BARACCOPOLI

Il 6 marzo scorso è andato in scena lo sgombero farsa della tendopoli di San Ferdinando: la baraccopoli che godeva di cattiva fama era stata sgomberata su ordine del sindaco e con l’intervento del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Ma gli abitanti erano stati semplicemente trasferiti poco più in là .
Ora una persona di cui non sono ancora note le generalità  è morto la notte scorsa in un incendio divampato nella nuova tendopoli, gestita prima dal Comune ed ora dalla Caritas.
La tendopoli si trova a poche centinaia di metri dalla vecchia baraccopoli — smantellata nelle scorse settimane — nella quale, in un anno, 3 migranti sono morti a causa di incendi divampati nelle strutture fatiscenti di cui era fatta.
L’incendio, secondo una prima ricostruzione, si è sviluppato in un angolo della tenda da sei posti, dove erano posizionati alcuni cavi elettrici. Sul posto sono subito intervenuti i vigili del fuoco che hanno domato le fiamme. Nell’incendio è andata distrutta solo una tenda.
La tendopoli, realizzata alcuni anni fa dalla Protezione civile, è attrezzata, con presenza di servizi igienici e presidi sanitari, ed è vigilata.
All’inizio di marzo, la struttura è stata ampliata per consentire il trasferimento di una parte dei migranti che viveva nella baraccopoli — una struttura fatiscente fatta di baracche in lamiera, plastica e cartone — sorta a poche centinaia di metri e che è arrivata ad ospitare, nel periodo invernale della raccolta degli agrumi, anche 3.000 persone. Baraccopoli che è stata definitivamente abbattuta il 7 marzo scorso.
I migranti che sono confluiti nella nuova tendopoli sono stati complessivamente 840. Ma non è servito a nulla: lo Stato ha deciso per loro e li ha messi in un posto pericoloso come il primo.
Quel morto è sulla coscienza dello Stato.
Sempre che ne abbia una.

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TENSIONE ROMA-PARIGI SULLA TAV, MACRON A CONTE: “NON HO TEMPO DA PERDERE, E’ UN PROBLEMA INTERNO DEL GOVERNO ITALIANO”

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

IL BILATERALE A BRUXELLES CON CONTE CHE PARLA SEMPRE DI ANALISI COSTI-BENEFICI E IL PRESIDENTE FRANCESE CHE GIUSTAMENTE LO RIPORTA SULLA TERRA MENTRE SI DICHIARA DISPONIBILE A VERIFICARE LA SITUAZIONE DEI LATITANTI

Ridurre i costi, riequilibrarli. Per capire se si può superare il muro No-Tav innalzato dall’analisi costi benefici commissionata dal governo italiano.
Con questo obiettivo Giuseppe Conte ha provato stamattina ad aprire il confronto con Emmanuel Macron in un bilaterale a Bruxelles a margine del Consiglio europeo.
“Un incontro proficuo” ha detto Conte al termine del colloquio, il primo tra il premier italiano e il presidente francese dai giorni del ritiro dell’ambasciatore francese. “Sulla Tav abbiamo condiviso un metodo – continua il presidente del Consiglio –   riferiremo ai nostri rispettivi ministri competenti, Toninelli e Bourne, che avranno il compito di analizzare i risultati dell’analisi costi-benefici e su quella base aprire una discussione, una discussione aperta”.
Sulle dure frasi pronunciate nella notte da Macron in merito alla Torino-Lione (“Problema italiano, non ho tempo da perdere”, ha tagliato corto al termine di un lungo vertice a 27 su Brexit), Conte minimizza: “Il presidente francese mi ha spiegato che siccome ha visto che in Italia le forze politiche sono molto coinvolte e hanno preso posizioni diametralmente opposte, voleva evitare di lasciarsi coinvolgere in un dibattito politico interno, per evitare la pressione che gli stavate trasmettendo voi giornalisti
Un altro tema affrontato con il Capo dell’Eliseo è quello dei terroristi ancora latitanti in Francia: “Abbiamo parlato anche dei latitanti che sono in Francia” e condiviso il fatto che i nostri ministri della Giustizia su questo si incontreranno. Io gli ho chiesto di superare la dottrina Mitterand. Lui ha detto che si incontreranno anche su questo i ministri e valuteranno dal punto di vista tecnico: anche su questo ha dimostrato apertura”.

(da “Huffingtonpost”)

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