Aprile 26th, 2019 Riccardo Fucile
LA FIGLIA DI VERDINI, PER EVITARE I PAPARAZZI, SI FA SCORTARE DA DUE VOLANTI DELLA POLIZIA, EVVIVA L’ITALIA SOVRANISTA
Mentre si discute se togliere la scorta a Saviano, la nuova fidanzata di Matteo Salvini,
Francesca Verdini, usufruisce di volanti della polizia come se fossero auto blu.
È successo questa settimana presso il parrucchiere per vip Roberto d’Antonio, in pieno centro di Roma.
Frequentatissimo dai grandi nomi del cinema, della politica e del giornalismo romani (da Sabrina Ferilli a Lilly Gruber, passando per Bertolucci e Fiorello) il salone di bellezza ha ospitato anche la nuova fidanzata di Matteo Salvini.
La 26enne figlia dell’ex banchiere Denis Verdini non aveva tuttavia considerato che la fama di cui gode da quando frequenta il ministro dell’Interno porta con sè anche qualche noia.
“Guardi che fuori dal negozio ci sono i fotografi che la aspettano”, l’hanno avvisata gli aiutanti del celebre coiffeur fra una spazzolata e l’altra.
In effetti, pare che i paparazzi siano particolarmente interessati a Francesca Verdini e che la seguano quasi ovunque per rubarle qualche scatto.
Indignata e senza battere ciglio, la ragazza ha allora estratto il cellulare dalla borsetta e ha composto un numero di telefono (quello di Matteo Salvini? Del Viminale? Non si sa con precisione), il tutto sotto gli occhi attoniti e curiosi degli altri clienti.
Pochi minuti dopo, due volanti della polizia sono accorse sul posto per “prestare soccorso” alla Verdini e portarla al riparo dei paparazzi, i quali sono così rimasti a bocca asciutta fotocamere spente.
Intanto però, Francesca Verdini ha una capigliatura tutta nuova e lucente.
E a quanto pare anche la scorta.
(da TPI)
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Aprile 26th, 2019 Riccardo Fucile
PIU’ DI TRE MILIONI USCITI TRA IL 2016 E IL 2018 DAI CONTI DEL PARTITO, FINITI NELLA CASSE DI SOCIETA’ DI UOMINI DELLA LEGA…UNA COMPRAVENDITA IMMOBILIARE CON DENARO PUBBLICO TRA UNA FONDAZIONE E UN’AZIENDA DELLA GALASSIA LEGHISTA
I soldi prima di tutto. Anche «Prima degli italiani».
E così in due anni, dal 2016 al 2018, mentre proseguiva l’inchiesta per truffa culminata con il sequestro dei 48,9 milioni di euro, più di 3 milioni di euro sono spariti dalle casse della Lega per Salvini Premier, della Lega Nord e delle società da essi controllate, da Pontida Fin a Radio Padania.
Soldi dei sostenitori leghisti, milioni di euro donati per sostenere la causa del Capitano, usciti dalle casse dei due partiti e spesso finiti, dopo lunghi e complicati giri, sui conti personali di uomini molto vicini allo stesso Salvini.
Gente come il tesoriere Giulio Centemero, i commercialisti bergamaschi Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, tutti e tre con ruoli nell’amministrazione dei conti del partito e fondatori dell’associazione Più Voci, quella finanziata dal costruttore Luca Parnasi con 250 mila euro.
Un vortice di passaggi per far girare i soldi del partito. Finchè approdano nelle casse di società private o sui conti di amici del ministro. A quale scopo? Ma la Lega non risponde
L’Espresso ha analizzato i conti correnti dei due partiti e delle società scoprendo, per esempio, che a ricevere molti denari sono state anche ad alcune imprese lombarde che ultimamente hanno fatto grandi affari con la Lega salvininana.
In tutto più di 3 milioni di euro, approdati a una cerchia strettissima di persone tra cui anche la squadra di collaboratori di Luca Morisi, l’uomo che cura i profili social di Salvini.
Milioni che escono dalla Lega, passano sui conti di società private da poco costituite, e finiscono nelle tasche di fedelissimi del vicepremier.
Un immobile di una società della galassia salviniana. Vale 400 mila euro. Ma viene venduto al doppio. A una fondazione partecipata della Lombardia. E i soldi finiscono anche a una srl. La stessa che paga i commercialisti e il tesoriere del Carrocci
Tutto questo mentre i conti correnti della Lega Nord erano nel mirino della magistratura, la truffa da 49 milioni di euro metteva a rischio la sostenibilità finanziaria del vecchio Carroccio, oggi invece al sicuro dopo l’accordo con la Procura di Genova che permetterà a Salvini di restituire il maltolto a rate in quasi 80 anni.
A questa storia si aggiunge un capitolo ulteriore dai contorni opachi: un’operazione immobiliare conclusa dalla Fondazione Lombardia Film Commission, che con soldi pubblici della Regione, all’epoca guidata da Roberto Maroni, ha acquistato per 800 mila euro un edificio in provincia di Milano, comprato pochi mesi prima dalla società Andromeda per 400 mila euro.
I documenti notarili pubblicati da L’Espresso provano che l’affare è andato in porto. Ed è iniziato quando a capo della fondazione c’era Alberto Di Rubba, uno dei tre commercialisti bergamaschi scelti da Matteo Salvini per amministrare i conti del gruppo Lega alla Camera, il professionista di via Angel
Maj a Bergamo che con Manzoni e il tesoriere Centemero ha dato vita all’associazione Più Voci.
Non solo. La fortunata società immobiliare che ha incassato 800 mila euro è riconducibile alla galassia
della nuova Lega di Salvini.
Come sempre abbiamo fatto nell’inchieste giornalistiche sui soldi della Lega, prima di pubblicare abbiamo inviato le domande ai protagonisti delle vicende svelate. Ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta.
(da “L’Espresso”)
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Aprile 26th, 2019 Riccardo Fucile
IL PD ALL’ATTACCO: “FATTO GRAVISSIMO, COSA NE PENSANO I GRILLINI?”
“A Latina ci sarebbero dei pentiti che dichiarano che la mafia rom ha fatto campagna
elettorale per Salvini. Sarebbe un fatto grave, le procure indagheranno, sarebbe…ma sarebbe un fatto oscuro”.
La denuncia è di Nicola Zingaretti, segretario del Pd, che specifica: “Quello che accade a Latina l’ho letto dai giornali stamane. La mafia rom che fa campagna elettorale per Salvini: sono sicuro che le procure indagheranno”.
Criminalità di origine nomade pagata per l’attacchinaggio, ingaggiata per ruoli da bodyguard e per acquistare voti. Le rivelazioni di Agostino Riccardo, ex esponente del clan Di Silvio, arrestato lo scorso anno nell’inchiesta della Dda di Roma sulla mafia rom di Latina fanno calare diverse ombre sul partito di Salvini nell’area pontina.
“Se fosse vero sarebbe gravissimo”, scrive su Facebook il senatore Franco Mirabelli, capogruppo Pd nella commissione Antimafia e vicepresidente dei senatori dem. Mirabelli allega al post una pagina di Repubblica, nella sua edizione romana, sulle presunte relazioni tra Lega e clan.
“Tenuto conto che si parla del partito del ministro dell’Interno, che da giorni pontifica contro le mafie e il cui movimento sarebbe sceso a patti con un pericoloso clan e di una forza politica cresciuta alimentando odio e intolleranza contro i rom e che però si sarebbe servita, in campagna elettorale, dei servigi della pericolosa associazione di stampo mafioso dei Di Silvio. Le dichiarazioni dei pentiti che raccontano queste cose non possono passare sotto silenzio. Il ministro dell’Interno deve chiarire, su di lui non ci possono essere ombre così gravi. Per questo stiamo presentando un’interrogazione urgente al Senato in cui chiediamo a Salvini di spiegare i rapporti della Lega con il clan rom di Latina”.
Il segretario del Pd Lazio Bruno Astorre chiede di chiarire la posizione dei cinque stelle: “Siamo garantisti, però Chiediamo di fare chiarezza al più presto, soprattutto perchè la lega è il partito di Matteo Salvini, il ministro dell’interno. A questo punto siamo curiosi anche di vedere la reazione di Di Maio e dei 5stelle: per non perdere le poltrone si volteranno dall’altra parte anche questa volta?”. “I rapporti che stanno emergendo fra la mafia rom e la lega nella provincia di latina sono davvero molto gravi” conclude Astorre.
Nicola Morra, presidente della commissione antimafia, parlando della situazione di Latina e del litorale romano ha detto: “Quando la commissione Antimafia ascolterà il ministro dell’Interno chiederò chiarimenti sia sul comune del litorale, sia sul comune di Ferentino. Non è una mera figura retorica affermare che la mafia è alle porte: dalla presenza dei Casamonica che arretrano per l’azione dello Stato, alla camorra e alla ‘Ndrangheta sul litorale al caporalato in provincia di Latina. Il tempo dei buoni propositi deve finire e si deve passare ad una concreta azione di contrasto”. Spiegando che “la situazione del litorale di Anzio, Nettuno ed Ardea è particolarmente critica sul fronte del radicamento mafioso. La commissione antimafia farà la sua parte per fare chiarezza sulla situazione del comune di Anzio. Già nella precedente legislatura la commissione antimafia aveva stigmatizzato i legami tra alcuni esponenti della criminalità organizzata da tempo radicati nel comune di Anzio. Desta preoccupazione l’indagine per traffico internazionale di stupefacenti che ha coinvolto l’ex presidente del Consiglio comunale di Anzio”.
(da agenzie)
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Aprile 26th, 2019 Riccardo Fucile
QUANDO DICE “MI PAGANO GLI ITALIANI” INTENDE “PER NON FARE IL MIO DOVERE”
Da quando è arrivato al Viminale, il ministro Matteo Salvini è stato assente cinque volte su sei ai vertici europei.
Il ministro dell’Interno ha dato buca a ordini del giorno come la norma contro la criminalità organizzata, la cooperazione tra le polizie europee, la direttiva sui rimpatri e traffico di migranti.
Lo racconta oggi Andrea Valdambrini sul Fatto, e la storia dispiace un po’ perchè ai vertici europei Salvini avrebbe potuto raccontare come i clandestini sono diventati da 600mila a 90mila solo per effetto di una campagna elettorale (finita).
Il Fatto spiega che gli altri invece c’erano:
Vediamo gli appuntamenti nel dettaglio e come si sono comportati gli omologhi del ministro italiano. Il primo era quello del 5 giugno 2018 in Lussemburgo. L’ordine del giorno prevedeva la riforma del sistema comune di asilo e reinsediamento, i visti per i migranti e provvedimenti contro la criminalità organizzata.
Per Germania, Francia, Spagna non hanno partecipato i ministri dell’Interno, ma dei sottosegretari, mentre per l’Italia c’era il rappresentante permanente presso l’Ue, Maurizio Massari. Non c’erano riserve ma i titolari per altri Paesi, come ad esempio Ungheria, Malta, Austria, Portogallo, Finlandia,Svezia e (tra i grandi), il Regno Unito, con il ministro Sajid Javid.
Poi c’è il meeting del 12 e 13 luglio a Innsbruck, in Austria, e qui Salvini è presente. In autunno si tengono altri due Consigli, quello del 12 ottobre in Lussemburgo e quello del 6 dicembre a Bruxelles . Nel 2019, il primo appuntamento è stato il meeting straordinario di Bucarest, tenuto il 7 febbraio, con al centro la lotta al terrorismo e il diritto d’asilo. In ultimo c’è il 7 marzo, ancora a Bruxelles , ultimo Consiglio dei ministri dell’Interno prima delle elezioni europee.
Anche qui Salvini è assente.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 26th, 2019 Riccardo Fucile
GLI ITALIANI CERCHERANNO LO STESSO DI SOPRAVVIVERE ALLA NOTIZIA DIE DUE SEPARATI IN CASA
Ai tempi della politica social un “defollow” fa notizia o, almeno, può riassumere lo stato
dell’alleanza di governo.
Matteo Salvini e Luigi di Maio non si seguono più su instagram. I due vicepremier hanno vicendevolmente tolto la spunta “follow” dal profilo dell’altro mentre infuriano le polemiche su Virginia Raggi , il “salva Roma” e Armando Siri.
Sulla “crisi social” si soffermaIl Messaggeroche riporta la notizia e i numeri dei due leader di governo.
Dal selfie di Luigi Di Maio con la nuova fidanzata pubblicato tre giorni fa (…)al primo piano dell’insalata di arance siciliane caricato da Matteo Salvini (…) la sfida sul social più pacioccone, Instagram, è quotidiana.
I numeri però danno ragione a Matteo Salvini che su Instagram ha 1,4 milioni di follower, mentre Di Maio si deve accontentare della metà (785mila), anche se per fare un confronto credibile servirebbe uno studio più approfondito, incrociando tutti i social e anche il peso dei profili dei followers.
Resta però una constatazione: i due non si seguono su Instagram
Se gli aggiornamenti di uno non compaiono più sulla bacheca dell’altro, è curioso guardare chi sono i pochi personaggi seguiti dai due leader.
Partiamo da Luigi Di Maio: nella lista dei 139 profili che hanno l’onore e l’onere di essere seguiti dal capo politico del Movimento 5 Stelle ci sono, tra gli altri: the Jackal (per quei tre che non li conoscono sono i comici campani divenuti popolari come Youtuber per poi sbarcare al cinema), la Ferrari, la Lamborghini, il governo Conte fan club, la Formula 1, Fedez, vari ministri grillini, Rocco Casalino, il Quirinale, Giuseppe Conte, Virginia Raggi, Beppe Grillo e Alessandro Di Battista (no, non l’ha defollowato).
Matteo Salvini Official invece è più snob, segue solo 47 profili: tra di loro, Eros Ramazzotti, la Marini, la Marina Militare, Giuseppe Conte, Barbara D’Urso, il Milanese Imbruttito (anche qui comicità , ma più nordica), Luca Morisi e, ovviamente, Fraverdini, che sarebbe Francesca Verdini, la nuova fidanzata.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 26th, 2019 Riccardo Fucile
GLI CHIEDONO UN SELFIE E POI SI BACIANO MENTRE LUI RIMASE BASITO
È proprio vero che l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio, come diceva anni fa Quello.
Ieri sera a Caltanissetta due ragazze con la scusa di chiedere un selfie al Ministro dell’Interno Matteo Salvini gli hanno fatto l’ennesimo scherzo.
Uno scherzo che — almeno da quanto si evince dalle foto — ha lasciato parecchio perplesso il vicepremier.
Si sa poco del contesto della foto postata su Twitter questa notte e della sequenza pubblicata oggi su Facebook da Marco Furfaro e scattata a quanto pare a margine del comizio di ieri sera a Caltanissetta. Due ragazze — proseguendo la tradizione degli scherzi a Salvini inaugurata durante la campagna elettorale in Sardegna — hanno deciso di baciarsi con a fianco Salvini.
Secondo Furfaro le ragazze si chiamano Gaia e Matilde. Un gesto che è stato interpretato come una contestazione alla presenza di Salvini al congresso delle famiglie di Verona e soprattutto contro le numerose dichiarazioni sulle “famiglie schifezze” (ministro Fontana) e sui “fritti misti” (Salvini) in riferimento alle famiglie composte da persone omosessuali.
A rendere ancora più sublime — e comica — la trollata è la sequenza delle due foto.
In quello che è il secondo scatto Salvini sembra essersi accorto di quello che stava succedendo alle sue spalle.
Non un selfie come uno dei tanti che è solito elargire ma un selfie con bacio “lesbico”. Qualcuno nei commenti scrive che al vicepremier “è venuto un colpo”
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 26th, 2019 Riccardo Fucile
“VERIFICARE SE IN ITALIA VENGA O MENO COMBATTUTO IL FENOMENO DEL RAZZISMO NEGLI STADI”… IL MINISTRO, INCAPACE DI FAR RISPETTARE LA LEGGE, INVITA A INTERVENIRE GLI ALTRI TIFOSI: SALVINI HA RAGGIUNTO IL FONDO DEL RIDICOLO
Mentre i video e gli audio degli inequivocabili cori razzisti contro i giocatori del Milan
Bakayoko e Kessiè a San Siro sono arrivati alla Figc e alla Lega di serie A, come allegati inviati dal Milan a corredo del documento di protesta per la mancata interruzione della semifinale di Coppa Italia con la Lazio, il caso è ormai esploso a livello internazionale. Uefa e Fifa, gli enti di governo del calcio europeo e mondiale, hanno ricevuto informazione dettagliata dell’accaduto, sia pure informalmente, perchè la giurisdizione sulla partita è della Figc.
Ma soprattutto la Fifa, riferiscono Times e Guardian, è stata ufficialmente sollecitata a verificare “se e come in Italia venga contrastato e combattuto il fenomeno del razzismo nel calcio, dentro e fuori dagli stadi”.
Lo ha fatto Piara Powar, il direttore esecutivo di Fare network (acronimo dell’originario ente Football against racism in Europe), riconosciuto e sostenuto da Fifa, Uefa e Commissione Europea nella sua battaglia contro tutte le discriminazioni razziali nel calcio europeo.
Il caso di San Siro
La norma parla chiaro: in caso di cori razzisti, dopo due richiami dallo speaker dello stadio, l’arbitro deve sospendere la partita, cosa che il direttore di gara si è ben guardato dal fare o forse qualcuno (il dipendente del ministero degli Interni) gli ha sconsigliato di fare.
Oggi Salvini invece che chiedere l’applicazione della norma sostiene che “gli altri tifosi dovrebbero impedire ai razzisti di violare la legge”: di fatto una rinuncia all’esercizio del suo dovere, una omissione di atti d’uffico.
Nei Paesi civili si sarebbe fatto defluire il pubblico dagli altri settori, bloccati all’interno della curva gli autori dei cori e poi si sarebbe proceduto alla loro identificazione e denuncia. In caso di disordini, intervento sugli spalti degli agenti dopo aver convocato decine di ambulanze per il trasporto della feccia nei locali ospedali equamente divisi tra ospedalizzati e ospiti delle patrie galere.
La domenica successiva sugli spalti si sarebbero sentiti solo cori liturgici.
(da agenzie)
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Aprile 26th, 2019 Riccardo Fucile
MAGISTRATI E AVVOCATI: “IL PRESIDENTE HA DIMOSTRATO LA VUOTA NATURA PROPAGANDISTICA DELLA NORMA”
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha promulgato la legge sulla legittima difesa, ma “contestualmente” ha scritto alle Camere per rimarcare che le nuove norme non devono attenuare il ruolo dello Stato.
“Va preliminarmente sottolineato che la nuova normativa non indebolisce nè attenua la primaria ed esclusiva responsabilità dello Stato nella tutela della incolumità e della sicurezza dei cittadini, esercitata e assicurata attraverso l’azione generosa ed efficace delle Forze di Polizia”, scrive il capo dello Stato nella lettera inviata ai presidenti del Senato e della Camera e al presidente del Consiglio.
“L’art.2 della legge, modificando l’art.55 del codice penale – aggiunge il capo dello Stato – attribuisce rilievo decisivo ‘allo stato di grave turbamento derivante dalla situazione di pericolo in atto’: è evidente che la nuova normativa presuppone, in senso conforme alla Costituzione, una portata obiettiva del grave turbamento e che questo sia effettivamente determinato dalla concreta situazione in cui si manifesta”.
I punti importanti della lettera del Capo dello Stato sono i seguenti: la normativa sulla legittima difesa, prevista dal Codice Rocco e ancora vigente, prevede la condizione di “necessità ” che non può essere abolita dalla nuova legge perchè sarebbe contraria ai principi costituzionali. In altre parole perchè la difesa sia legittima deve continuare a sussistere la necessità di difendersi da un pericolo attuale (ossia in atto, contemporaneo) di un’offesa ingiusta.
Altro rilievo. Sull’introduzione del concetto di “grave turbamento” non può essere invocato “soggettivamente” da chi ha sparato. Se fosse una scriminante sempre e comunque colui che che ha sparato potrebbe dire di essere stato in stato di grave turbamento per evitare il processo per eccesso di legittima difesa. Bisogna invece che questo stato di grave turbamento sia riconosciuto oggettivamente.
Infine vengono segnalati due errori materiali: alcune garanzie fornite dalla legge per chi si è avvalso della legittima difesa non vengono estese al di fuori del domicilio (per esempio se vengo aggredito per strada), nè al reato di rapina (ben più grave di quello di furto o di scippo).
Anm: “Piena adesione”
“Piena adesione a quanto segnalato da Mattarella”. Pasquale Grasso, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, commenta così la promulgazione della legge di riforma della legittima difesa e le considerazioni contenute nella lettera di Mattarella. “E’ legge dello Stato. Nella concreta applicazione, se emergeranno dubbi di costituzionalità – sottolinea Grasso – saranno sottoposti al vaglio della Consulta”.
Unione Camere penali: “Interpretazione Mattarella vanifica la riforma”.
L’ interpretazione del capo dello Stato sulla riforma della legittima difesa “vanifica l’intero impianto normativo e ne dimostra la vuota natura propagandistica”.
Lo sostiene il presidente dell’Unione delle Camere penali Giandomenico Caiazza, che giudica la lettera del capo dello Stato “un fatto eccezionale che dimostra la fondatezza delle perplessità di ordine costituzionale che dal primo momento abbiamo denunziato”.
Sono due, secondo il leader dei penalisti, le osservazioni principali del presidente della Repubblica sulla riforma.”Una riguarda l’impianto della legge: Mattarella dice ‘non si pensi che lo Stato deleghi la difesa al privato’.
E’ un’ affermazione garbata ma pesantissima e significa che sarà eccezionale che il privato si difenda da solo”. “La seconda osservazione, la più importante, riguarda l’articolo 55 della legge sul grave turbamento: perchè ci sia una copertura costituzionale occorre che il grave turbamento abbia oggettività , che va valutata caso per caso.
Significa ‘toglietevi dalla testa che il grave turbamento sia presunto nel fatto in sè che sia entrato qualcuno in casa’. Sostanzialmente – conclude Caiazza- è un interpretazione che vanifica l’intero impianto normativo e ne dimostra la vuota natura propagandistica.
(da agenzie)
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Aprile 26th, 2019 Riccardo Fucile
L’INTERCETTAZIONE C’E’, A BELPIETRO VA MALE
Sollecitata dal caso Siri, il sottosegretario alle Infrastrutture della Lega indagato dalla
Procura di Roma per corruzione, e lesta nel soccorso dell’azionista di maggioranza del Governo, Matteo Salvini, si è messa al lavoro la “macchina del rumore”.
Una variopinta e ormai stagionata compagnia di giro – giornalisti, parlamentari, social influencer – specializzata in Operazioni Confusione.
Quelle che devono accreditare come “falso” ciò che è vero. Come “inesistente” e “fantasma”, ciò che al contrario esiste. Scommettendo sulla vecchia regola degli spin doctor. Se non puoi dimostrare che una cosa è falsa, fallo almeno credere.
A qualcuno il dubbio resterà . E dunque, ieri mattina, strilla il quotidiano la Verità , una “rivelazione choc” di uno dei pm romani consente di concludere che quanto raccontato da Repubblica e il Corriere della Sera nei giorni scorsi è “un fake”. Che “l’intercettazione dei 30 mila euro contro Siri non esiste”. “È un tarocco”.
Al punto – si spiega con la certezza dell’indicativo – che “nel fascicolo dell’inchiesta l’audio non c’è” e non è saltato fuori neppure “dopo giorni di scartabellamenti”.
Oibò. La faccenda è assai ghiotta. Non fosse altro perchè – guarda un po’ che coincidenza – cade proprio nelle ore in cui il premier di un Governo ormai politicamente dissolto avoca a sè la decisione sulla permanenza o meno nel gabinetto di Siri.
Sotto un diluvio di chiacchiere, i fatti si dissolvono e la storia può essere riscritta a mano libera.
Dunque, come stanno le cose? Repubblica è tornata a sollecitare diverse e qualificate fonti della Procura di Roma con accesso agli atti di indagine che consentono di ricostruire con esattezza questa storia e i suoi punti documentalmente acclarati. A cominciare da quello dirimente.
L’intercettazione del settembre 2018
Nel fascicolo è regolarmente trascritta (al punto che sarà presto depositata al Tribunale del Riesame) una lunga intercettazione ambientale del settembre 2018 in cui è incisa la conversazione tra l’ex deputato Paolo Arata e il figlio imprenditore Francesco.
L’intercettazione – con buona pace di chi ciancia di “fantasmi” e ricerche affannose negli archivi – è stata registrata dalla Dia (che ne conserva copia), messa a disposizione dei pubblici ministeri, richiamata in un’informativa del 29 marzo 2019, e persino riascoltata nelle ultime ventiquattro ore dagli inquirenti, per verificarne, con esito positivo, il tenore e il contenuto.
Che – spiegano due diverse fonti di Procura – “hanno un’interpretazione univoca. La stessa che è a fondamento del reato contestato all’indagato e al provvedimento di perquisizione di giovedì della scorsa settimana”. Fissiamo dunque un primo punto. Non solo l’intercettazione esiste, ma è proprio il suo contenuto quello su cui si fonda l’iscrizione al registro degli indagati di Siri. Dunque, è “la conversazione”. È la pietra angolare dell’imputazione. Perchè è lì che si fa riferimento a Siri e ai 30 mila euro.
La conversazione
Come riferiscono ancora fonti di Procura, “la conversazione intercettata non consente di stabilire se i 30 mila euro siano stati effettivamente pagati o, al contrario, soltanto promessi. Ma questo, sotto il profilo della contestazione del reato, non cambia le cose”.
A ben vedere, la “macchina del rumore” e chi allegramente è salito sopra la sua giostra avrebbero potuto agevolmente evincere l’esistenza del dialogo anche solo dalla lettura del decreto di perquisizione (il ministro dell’Interno non deve avere avuto il tempo di farlo, visto che ha preferito gigioneggiare chiedendosi se esista o meno l’intercettazione). Ma è anche vero che era un dettaglio non funzionale all’Operazione Confusione.
Scrivono infatti il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi: “il fumus (del reato, ndr.) è costituito, tra l’altro, dal contenuto di alcune conversazioni tra l’indagato Paolo Franco Arata ed il figlio Francesco (alla presenza anche di terzi) nelle quali si fa esplicitamente riferimento alla somma di denaro pattuita a favore di Armando Siri per la sua attività di sollecitazione dell’approvazione di norme che lo avrebbero favorito”.
Per essere “una presunta conversazione”, peggio, “un tarocco”, quello di Repubblica, non è male.
Ma, visto che ci siamo, si può aggiungere qualche altro dettaglio.
Il contenuto della conversazione tra Arata e il figlio (che, come scrivono i pm, non è per altro l’unica) non consente, per dirla con le parole di una fonte inquirente, “nessuna altra spiegazione plausibile che non sia quella che le è stata attribuita è che è evidente dall’ascolto”. Così come “è certo che è a Siri che i due si riferissero in quella discussione”. “L’unico modo che Arata avrebbe per suggerire una spiegazione diversa – conclude la fonte – sarebbe sostenere che mentre diceva quelle cose, scherzava. Peccato, però, che non si trattasse di una chiacchiera al bar, ma di un dialogo con il figlio sui molti e diversi affari della famiglia. Tra cui, appunto, quelli che riguardavano il ruolo di Siri”.
I riscontri
La si potrebbe chiudere qui la pagliacciata velenosa dell’intercettazione che “non c’è”. E tuttavia l’inchiesta su cui è cominciato il tiro al piccione ha acquisito anche altro.
Partendo da quel dialogo carpito dalla Dia – a seguito del quale per altro è stato indagato il sottosegretario alle infrastrutture – gli investigatori hanno ricostruito il contesto del rapporto tra gli Arata e Siri e le mosse di quest’ultimo nel cercare, per via legislativa, di introdurre norme che garantissero un sistema di incentivi per il cosiddetto minieolico con tariffe simili a quelle precedenti il 2017. Cosa che avrebbe ingrassato il business degli Arata e del loro socio occulto in odore di mafia Vito Nicastri. Di più: nel fascicolo dei pm ora ci sono anche i verbali dei funzionari del Ministero dello Sviluppo Economico che hanno confermato le pressioni subite dal sottosegretario. Chi sa che la “macchina del rumore” ora non faccia sparire anche quelli.
(da agenzie)
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