Ottobre 1st, 2019 Riccardo Fucile
IL RE DELL’EOLICO IN AFFARI CON PAOLO ARATA, L’EX CONSULENTE DI SALVINI
Il “re” dell’eolico, Vito Nicastri, l’imprenditore di Alcamo in affari con Paolo Arata, l’ex consulente di Matteo Salvini, è stato condannato oggi pomeriggio a nove anni di carcere dal gup di Palermo Filippo Lo Presti. Per concorso esterno in associazione mafiosa.
Il pubblico ministero Gianluca De Leo gli contestava di aver intrattenuto rapporti spregiudicati con esponenti delle cosche di Trapani, quelli più vicini al superlatitante Matteo Messina Denaro.
Per Nicastri, accusato di intestazione fittizia e corruzione nell’ambito del caso Arata, è la prima condanna per mafia. Nonostante già negli anni scorsi avesse subito una maxi confisca di beni. Da maggio, dopo l’arresto per la vicenda Arata, l’imprenditore collabora con i magistrati della procura di Palermo, ha svelato alcuni episodi di corruzione di pubblici funzionari, chiamando in causa il suo socio coculto Arata, ma ha sempre negato di avere avuto rapporti con esponenti mafiosi. Ora, questa sentenza lo smentisce.
E’ stato il pentito Lorenzo Cimarosa, cugino di Messina Denaro, a svelare che Nicastri avrebbe fatto avere “una borsa piena di soldi” agli uomini legati al latitante.
(da agenzie)
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Ottobre 1st, 2019 Riccardo Fucile
LA POLEMICA A BOLOGNA SUI TORTELLINI SENZA CARNE DI MAIALE PER LA FESTA DI SAN PETRONIO… OGNUNO E’ LIBERO DI MANGIARLI COME GLI PARE SENZA CHE NESSUNO DEBBA ROMPERE LE PALLE
«Snaturano anche i tortellini, pure di ammiccare all’Islam, che vergogna….questa per certi è
integrazione, per me è un’offesa alle nostre tradizioni che nulla ha a che fare con l’integrazione» scrive su Facebook la senatrice leghista Lucia Borgonzoni.
«E cosa dire del vescovo di Bologna che sta scatenando la bagarre a Bologna sui tortellini, perchè il vescovo di Bologna ha proposto i tortellini senza maiale in nome del rispetto e dell’accoglienza», rilancia durante una diretta Facebook Matteo Salvini.
Il caso del giorno per la Lega sono i tortellini senza carne di maiale il “tortellino dell’accoglienza” un’idea lanciata dall’arcivescovo Matteo Maria Zuppi per la festa di San Petronio.
Secondo la senatrice Borgonzoni così si calpestano le tradizioni. Per Salvini è sbagliato “cambiare i tortellini”.
Secondo Paola Lazzari Pallotti, presidente dell’Associazione Sfogline di Bologna e Provincia, ovvero l’associazione che tutela la tradizione del tortellino e della sfoglia invece la variante non è un tradimento: «lo potranno gustare tutti, sia chi non mangia il maiale per motivi religiosi come la persona più anziana che preferisce stare leggera». Ed è proprio l’Associazione ad aver messo a punto la ricetta, non certo un comitato di buonisti filo-islamici.
In fondo non è certo la prima volta che si mette mano alla ricetta con varianti non tradizionali. Da qualche tempo vengono proposti tortellini al pesce, senza carne, alla robiola, al guanciale.
Varianti che hanno fatto storcere il naso ai puristi senza che i leghisti si preoccupassero troppo. Forse perchè di mezzo non c’era la religione e soprattutto l’accoglienza, un concetto indigesto per la Lega forse più che i tortellini al pollo.
Ed infatti in molti scrivono che “quando vanno nei loro paesi” devono rispettare le loro usanze, la solita storiella di quelli che ogni volta che si inaugura una moschea chiedono di aprire una chiesa in Arabia Saudita (ma non vanno mai a farlo).
Il punto naturalmente è che nessuno è obbligato a mangiare i tortellini al pollo. Nessun vuole dire addio alla ricetta tradizionale.
Si offre semplicemente un’alternativa, un gesto per offrire a chi non mangia carne di maiale la possibilità di avvicinarsi alla festa dei bolognesi.
E mentre la senatrice Borgonzoni ne approfitta per fare polemica dicendo è tutta colpa di quelli che hanno avuto l’idea di fare il tortellino al pollo per offendere la cultura di un’intera città Matteo Salvini se la prende con il vescovo e quelli che in nome dell’integrazione calpestano le tradizioni.
Eppure Salvini dovrebbe essere l’ultimo a parlare di rispetto delle tradizioni e tortellini da salvare nella loro autenticità .
Perchè l’ex Ministro dell’Interno a dicembre scorso fece arrabbiare tutti gli emiliani con un post su Facebook dove annunciava di essere in procinto di gustarsi un bel piattone di tortellini freschi emiliani e ragù con la salsiccia.
Non sfuggirà certo ai custodi della tradizione come i tortellini vadano mangiati in brodo e non conditi con il ragù di salsiccia.
Ma chissà come mai la senatrice Borgonzoni non ha scritto all’epoca che Salvini “offendeva un’intera città ”. Due pesi e due misure quindi. Perchè il problema non è il rispetto della tradizione — se volete i tortellini tradizionali potete continuare a mangiarli — ma la paura dell’accoglienza.
Tortellini “tradizionali” e tortellini “dell’accoglienza” possono coesistere. Proprio come cittadini italiani e cittadini di origine straniera.
E forse è questo il vero problema.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 1st, 2019 Riccardo Fucile
COINVOLTO ANCHE IL SUO CAPO-SEGRETERIA
Davide Milosa sul Fatto Quotidiano oggi racconta perchè il tribunale del riesame ha respinto le richieste del senatore Armando Siri nella vicenda della palazzina di Bresso da lui acquistata con soldi provenienti da un mutuo ottenuto da una banca di San Marino,
Durante le perquisizioni sono stati trovati due pc riferibili al politico leghista, sul cui sequestro discuterà oggi la Giunta per le autorizzazioni del Senato.
Siri è anche indagato per corruzione dalla Procura di Roma.
Sul piatto del Riesame il finanziamento per acquistare una palazzina a Bresso (Milano). Perla prima volta si può osservare, contenuto nella sentenza di quattro pagine, il capo d’imputazione a carico di Perini “in concorso con il senatore Siri”
Il reato di autoriciclaggio, secondo la Procura, si forma perchè Siri ha “partecipato alla commissione di delitti di appropriazione indebita e amministrazione infedele in relazione alla somma di 748.205 euro indebitamente corrisposte il 28 novembre 2018”. Si tratta del finanziamento ottenuto da Siri “usufruendo di condizioni di particolare favore in contrasto con i principi di sana e prudente gestione del credito”.
Per il pagamento dell’immobile verranno utilizzati due assegni circolari “emessi il 31 gennaio 2019 dalla Banca popolare di Sondrio”. A Siri viene contestata anche un’aggravante.
Recitano le ultime righe del capo di imputazione: “Con l’aggravante di aver commesso il fatto giovandosi del contributo di un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato”.
Nello specifico dell’acquisto della palazzina il Tribunale spiega: “L’importo ricevuto è stato utilizzato da Siri per l’acquisto di un immobile (…) ma invece di essere trasferito al venditore è stato accreditato sul conto corrente del notaio rogante (non indagato, ndr) sul quale poi sono stati tratti gli assegni per il pagamento del bene”.
L’acquirente “è stato individuato non in Siri ma nella figlia Giulia (non indagata, ndr), che ha rilasciato una procura irrevocabile a vendere l’immobile in favore del padre”.
Il tutto “con l’intento di dissimulare l’origine” del denaro.
Al reato, così come spiegato dal Riesame, partecipa anche Marco Luca Perini, il quale “risulta acquirente di uno dei subalterni dell’edificio”.
La Procura ha intercettato un secondo mutuo da 600 mila euro (non contestato penalmente a Siri) concesso nel marzo scorso sempre dallabanca di San Marino alla società Tf Holding. Uno dei soci, Fiore Turchiarulo, fu candidato nel movimento Italia Nuova fondato da Siri.
Marco Luca Perini è il caposegreteria di Siri.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 1st, 2019 Riccardo Fucile
L’EX VICEPRESIDENTE ENZO CHELI NON HA DUBBI
C’è il fondato sospetto che Roberto Calderoli abbia proposto un’altra legge incostituzionale. 
A metterlo nero su bianco è oggi Enzo Cheli, ex vicepresidente della Consulta, che espone tutti i suoi dubbi sul quesito che vuole introdurre il maggioritario tramite referendum: il problema a monte della richiesta delle otto regioni è che la Corte Costituzionale ha sempre statuito che la legge elettorale è “costituzionalmente necessaria”.
Ciò significa che per il buon funzionamento del nostro regime parlamentare il corpo elettorale deve avere sempre a disposizione una legge elettorale vigente e funzionante così da poter essere chiamato in qualunque momento alle urne».
L’intervista rilasciata a Liana Milella per Repubblica
Calderoli, l’esperto di leggi elettorali della Lega, sostiene che la legge che residua non solo sarebbe praticabile ma già la battezza Popolarellum.
«Questa tesi è infondata. Il referendum abrogativo mira a cancellare la parte proporzionale della legge Rosato (che riguarda quasi due terzi del sistema) per adottare di risulta un sistema elettorale interamente maggioritario fondato tutto su collegi uninominali. Se il referendum fosse accolto il Rosatellum diventerebbe immediatamente inoperante perchè andrebbero ridefiniti come uninominali gli attuali collegi plurinominali. E per questo ci vuole una legge».
Secondo Calderoli il governo ha già una delega recente per farlo. Non è così?
«Questa delega è stata concessa con una legge varata dalla precedente maggioranza per modificare i collegi dopo la riduzione del numero dei parlamentari e non riguarda il Rosatellum. È comunque sicuro che la delega non potrà essere messa in atto prima della decisione della Consulta che pertanto il prossimo gennaio si troverà davanti a collegi non ancora riformati».
È proprio sicuro che la Consulta non possa consentire il taglia e cuci sul Rosatellum?
«Anche se la Consulta dovesse farlo per l’intreccio istituzionale che si va configurando il referendum non si potrà fare».
Scusi, ma perchè?
«La ragione è questa: quando, a ottobre, verrà varato il taglio del numero di deputati e senatori la struttura del Parlamento cambierà e di conseguenza sarà necessario varare una nuova legge elettorale di cui già si parla. Che si ispirerà inevitabilmente, per sua natura, a principi diversi e avrà contenuti normativi differenti dal Rosatellum. E questo impedirà che si possa operare un trasferimento del quesito referendario dal Rosatellum alla nuova legge elettorale. La strada, quindi, del referendum, ancorchè ammesso, resterà di fatto bloccata».
Cioè una volta approvata la nuova legge elettorale la vecchia non esiste più e quindi il referendum cade?
«Proprio così, la legge cade e l’Ufficio centrale della Cassazione dichiara il referendum superato. Questo avviene in base all’articolo 39 della legge del 1970 che regola il referendum abrogativo».
Salvini però conta sulla vittoria e già pensa alle elezioni. Dove sbaglia?
«Sbaglia nel fatto che il referendum non ci potrà essere e quindi non ci sarà neppure una vittoria».
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 1st, 2019 Riccardo Fucile
LA DECISIONE DI STRACHE PRIMA DI ESSERE ESPULSO DOPO L’IBIZA-GATE E LO SCANDALO DELLE SPESE PAZZE
L’ex leader della ultradestra austriaca Fpoe, Heinz-Christian Strache, si è autosospeso dal partito, che ha guidato per 14 anni, e ha annunciato la sua uscita dalla politica.
L’ex cancelliere ha convocato in mattinata una conferenza stampa, giocando così in anticipo per evitare la sua espulsione dal partito che ormai era imminente dopo Ibiza-gate e lo scandalo delle spese pazze. Strache ha respinto tutte le accuse e ha sottolineato che non punta alla scissione della Fpoe.
Strache ha negato future ambizioni politiche. “Non voglio che mia moglie soffra un secondo in più”, ha detto, annunciando che ora si dedicherà maggiormente alla famiglia. Strache non ha invece chiarito se sua moglie Philippa accetterà il seggio in parlamento che le spetta. Dopo la breve dichiarazione Strache ha lasciato la sala, senza rispondere alle domande dei giornalisti.
Strache aveva assunto la guida del partito nel 2005, quando la Fpoe era in una profonda crisi e i sondaggi la davano addirittura al 3%, ovvero sotto la soglia di sbarramento.
È seguita una lunga ascesa e – prima dell’arrivo del giovane popolare Sebastian Kurz sulla scena politica – il partito di ultradestra era addirittura in testa nei sondaggi.
La stampa austriaca ipotizza comunque che Strache possa avere un piano B, visto che ieri è stato registrato l’indirizzo internet “liste-strache.at”, che fa pensare a una sua candidatura alle comunali a Vienna nel 2020.
(da agenzie)
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Ottobre 1st, 2019 Riccardo Fucile
“SE HA SANGUE AFRICANO NON AFFITTO LA STANZA”…IL SITO DEGLI ANNUNCI IMMOBILIARI RIMUOVE L’INSERZIONE E SI DISSOCIA
Non appena l’annuncio è stato notato sul sito Immobiliare.it, che del resto declina ogni
responsabilità in merito a quanto scritto da chi propone una stanza in affitto in zona piuttosto centrale a Milano, è scattata la denuncia della pagina Facebook de I sentinelli di Milano e poi l’indagine del Corriere della Sera che, attraverso due collaboratori, ha provato a capire un po’ di più cosa animava l’indole della signora che voleva proporre l’affitto Milano a soli italiani (rigorosamente in Caps Lock).
L’annuncio proponeva una stanza con cucina autonoma e bagno adiacente all’abitazione della proprietaria ed era rivolto preferibilmente a «studentesse, lavoratrici, referenziate SOLO ITALIANE».
Per questo motivo, il Corriere della Sera ha fatto due esperimenti: in primo luogo ha fatto chiamare una ragazza con cittadinanza italiana, studentessa alla Cattolica, nata in italia, parlante un perfetto italiano, ma con madre marocchina. La risposta è stata «se ha sangue africano no».
Il secondo esperimento del Corriere della Sera, invece, ha riguardato una ragazza francese, che parla in un italiano stentato, che mette insieme parole della nostra lingua e frasi della sua. A questo punto, però, la signora non fa resistenze: stabilisce le condizioni, la pigione e fissa un appuntamento per il giorno dopo. Un atteggiamento davvero inspiegabile.
La denuncia era stata fatta dai Sentinelli di Milano che, sulla loro pagina Facebook, avevano così presentato l’annuncio pubblicato sul noto sito per chi vuole affittare/vendere case: «Su Immobiliare.it — si legge sulla loro bacheca Facebook — scrivono e ci ricordano in che momento storico siamo».
Immobiliare.it, che ha contattato la nostra redazione, ha affermato che l’annuncio è stato rimosso dal sito e ha ribadito di essersi dissociata dal contenuto dell’annuncio stesso.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 1st, 2019 Riccardo Fucile
DOCUMENTI E INTERROGATORI PER RICOSTRUIRE LA CATENA DI COMANDO CHE HA VIOLATO LA LEGGE, CAPO DI GABINETTO E MINISTRO COMPRESI
Dalla Sea Watch 3 di Carola Rackete alla Mare Jonio, fino alla Open Arms.
Chi, delle autorità italiane, ha dato ordine di non consentire il soccorso e lo sbarco dei migranti presi a bordo dalle navi umanitarie, che sono stati quindi costretti a rimanere per settimane in navigazione, in condizioni disumane?
Le inchieste dei pm di Agrigento che puntano ad accertare le responsabilità tecniche ai piani alti del Viminale, oltre a quelle dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, sono a un punto di svolta.
Dopo aver mandato, nei mesi scorsi, la polizia giudiziaria alla Guardia costiera di Roma, i pm di Agrigento sono volati personalmente a Roma per acquisire altri documenti, ma soprattutto per ascoltare i protagonisti di quei ripetuti bracci di ferro sulle operazioni in mare.
E per ricostruire la catena di comando di quelle decisioni. Caratterizzate, ad esempio nell’ultimo “caso Open Arms”, da inediti distinguo: in quell’occasione la Guardia costiera mise per iscritto, in una mail al Viminale, il suo “nulla osta” all’attracco della nave in emergenza al porto di Lampedusa.
E la ricostruzione della catena di comando inevitabilmente porta dritto fino al prefetto Matteo Piantedosi, che fu capo gabinetto di Matteo Salvini e lo è ora della nuova ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese.
L’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore Vella potrebbe mettere nero su bianco un principio già riconosciuto dal Tar, l’inapplicabilità del decreto sicurezza-bis alle navi di soccorso dei migranti: queste navi infatti, proprio per la loro qualità , non potrebbero essere giudicate “offensive” per la sicurezza nazionale.
A Lampedusa intanto non si fermano gli sbarchi. L’ultima imbarcazione, con una cinquantina di persone a bordo, proveniente dalla Tunisia è arrivata ieri sera intorno alle 23. E il numero dei migranti sbarcati nel 2019 ha ormai superato quota 7.500, un terzo dei quali solo nel mese di settembre.
(da agenzie)
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Ottobre 1st, 2019 Riccardo Fucile
“DIREZIONI GIUSTA MA CONTENUTI TROPPO TIMIDI”… DUBBI SUL TAGLIO DEL CUNEO FISCALE, DELUSIONE PER MANCATI INTERVENTI SU AUMENTI CONTRATTUALI E APPALTI
La velocità di marcia è l’elemento che più caratterizza e dà senso all’azione di un governo. Quella della
manovra dell’esecutivo M5s-Pd, per la Cgil, è “infinitesimale”.
A poche ore dal via libera del Consiglio dei ministri alla cornice della legge di bilancio, gli umori del sindacato di corso d’Italia, raccolti in anteprima da Huffpost, delineano un giudizio chiaro.
Il ragionamento è il seguente: la direzione del governo è giusta, ma i contenuti sono davvero troppo timidi. A iniziare dall’intervento sul cuneo fiscale, dimezzato rispetto agli annunci. E soprattutto, che forma prenderà nel 2021? Ci si aspettava di più.
In attesa di una valutazione più articolata, che sarà affidata in giornata alle parole del segretario generale Maurizio Landini, quello che emerge a caldo in casa Cgil sono due fattori: la velocità di azione, come si diceva sopra, e la ristrettezza degli interventi che guardano al mondo del lavoro.
Il segnale di accelerazione, viene spiegato, “doveva essere più consistente, bisognava avere più coraggio”.
Scendendo nella pancia dei contenuti, emergono dubbi sul disegno delineato per il taglio delle tasse sul lavoro: partirà solo a giugno quest’anno, con appena 2,7 miliardi, il che significa che le buste paga dei lavoratori saranno incrementate solo della metà rispetto a quanto annunciato dallo stesso governo.
Preoccupa, e non poco, la mancata definizione dell’intervento nel 2021: per la Cgil tutte le risorse che saranno recuperate dovranno andare a finanziare l’intervento sul cuneo.
E poi c’è tutta una lista di interventi che erano attesi dal sindacato: la revisione del Codice degli appalti, quella dello sblocca-cantieri, la defiscalizzazione degli aumenti contrattuali, la messa in piedi di un tavolo per la riforma delle pensioni.
La conclusione di tutto ciò è che se la velocità indicata nella Nota di aggiornamento al Def resterà la stessa anche nella manovra, allora l’approccio rischia di essere deludente.
E si ricorda che il 9 ottobre, a Milano, è previsto un grande attivo dei delegati di Cgil, Cisl e Uil: in quella data si deciderà che atteggiamento tenere e mantenere. “C’è un ampio raggio di possibilità ” è la formula usata per dire che a priori nulla può essere escluso, neppure la piazza.
La Cgil aspetterà quindi la definizione delle misure che saranno indicate nella legge di bilancio prima di posizionarsi definitivamente in quella che è la prima partita dei rapporti con il nuovo governo.
Capire e vedere, ma intanto c’è un primo giudizio eloquente. Soprattutto è un giudizio che misura e aggiorna lo stato dei rapporti con il governo, avviati con un’apertura di credito da parte della Cgil nei confronti di Conte, apertura però condizionata e legata ai contenuti. Ora i contenuti sono arrivati così come il giudizio.
È arrivato anche quello di Confindustria. A poche ore dal Cdm di lunedì sera, il presidente Vincenzo Boccia ha giudicato positivamente lo stop all’Iva, sottolineando che su una manovra gravata da impegni obbligati “non ci sono grandi aspettative”. La Cgil, invece, si aspettava qualcosa di diverso.
(da agenzie)
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Ottobre 1st, 2019 Riccardo Fucile
LA MISURA SLITTERA’ A LUGLIO, PER RISPARMIARE META’ DELLA CIFRA INIZIALMENTE PREVENTIVATA
Il taglio del cuneo fiscale sui lavoratori dovrà portare in busta paga circa 500 euro. Lo ha indicato, all’indomani dell’approvazione della Nota di aggiornamento al Def, il vice ministro all’Economia, Antonio Misiani, intervenendo su Rai 3.
“Ridurre le tasse sul lavoro è l’obiettivo del governo. Il taglio del cuneo fiscale porterà più soldi al lavoratore dipendente. Se lo estendiamo alla platea dell’80 euro questi avranno 500 euro in più all’anno”, ha garantito l’esponente Dem.
Per verificare la realizzabilità di quel che ha affermato Misiani si può spulciare la relazione del Mef sulle dichiarazioni dei redditi.
Nel 2017 risultava una platea di 11,7 milioni di italiani ai quali spettava il bonus da 80 euro. Ipotizzando di mettere in busta paga 500 euro all’anno in più a tutte queste persone, servirebbero 5,85 miliardi di euro: poco più dei 5,45 miliardi ai quali fa per il momento riferimento la Nadef, come stanziamento previsto per la riduzione del cuneo nel 2021.
Per il 2020, invece, la dote è di solo 2,7 miliardi ed è per questo che l’operazione dovrà esser dimezzata: con quelle risorse si potrebbero mettere in busta paga “solo” 230 euro all’anno, ma si raggiungerà grossomodo la soglia indicata da Misiani facendo partire l’operazione da luglio.
Una eventualità data per certa dal ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, a Circo Massimo, su Radio Capital: “Tutti sappiamo che ci vogliono almeno 5 miliardi per iniziare ad avere un effetto dal cuneo fiscale. Ma nel 2020 partirà a metà anno perchè bisognerà definire alcune cose prima, riguarderà il periodo luglio-dicembre”.
Resta da definire, e sarà materia di uno dei disegni di legge collegati alla Manovra di bilancio, il tecnicismo del taglio. Tra le opzioni sul tavolo, c’è un credito fiscale da ricevere insieme alla busta paga di luglio.
Resta anche da vedere se ci sarà una progressività dell’intervento a seconda delle fasce di reddito, che potrebbe portare a differenziare il peso del taglio con benefici per specifiche fasce di stipendio, insieme al tema degli incapienti (già esclusi dagli 80 euro) da coinvolgere nella misura di sostegno.
Tornando a Misiani, il vice ministro ha specificato che con la riforma del Catasto (altro testo indicato tra i 23 collegati) “il gettito non aumenterà : sarà a saldi invariati, faremo una riforma di giustizia, intervenendo sulle rendite di case accatastate come popolari e che invece ora non lo sono più”. Alla domanda diretta della conduttrice di Agorà : “Abbasserete la soglia del contante?”, Misiani ha risposto “No”.
(da agenzie)
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