Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile
I DETTAGLI DELLA MANOVRA
Ci sono otto miliardi di nuove tasse nella legge di bilancio 2020. La manovra finanziaria del governo
Conte Bis prevede la sterilizzazione delle clausole IVA per un importo di 23 miliardi, ovvero ha fatto quello che la Lega aveva paura di fare e per questo si è ritirata dal governo.
Ma i numeri inseriti nel Documento Economico Finanziario dicono che anche il prossimo anno bisognerà darsi da fare per l’annullamento di altre clausole, pari a 18,3 miliardi. E nel frattempo il carico fiscale aumenta.
La differenza con il governo Conte One è che almeno il carico è stato alleggerito.
Ma, spiega oggi il Messaggero, ci sarà la cancellazione del superticket sanità che però arriverà soltanto a settembre 2020 anche se viene pubblicizzato come imminente dal governo in cerca di risultati da vendere all’opinione pubblica, e i tre miliardi di taglio del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti che invece è atteso per giugno e che porterà 40 euro in tasca ai redditi più bassi secondo le più rosee aspettative, mentre per gli agricoltori è confermato l’azzeramento dell’IRPEF:
Sull’altro piatto della bilancia, con il segno contrario, ci sono quasi 11 miliardi di incremento di tasse e contributi. Anche sottraendo i 3 che sono il frutto del rinvio al prossimo marzo della rata di imposte dirette prevista per novembre — e dunque non rappresentano un vero appesantimento — ne restano circa 8 che in varie forme vengono posti a carico del mondo produttivo e dei contribuenti in genere. Chi paga il conto?
Formalmente le voci riconducibili al capitolo “lotta all’evasione” ammontano a 3,2 miliardi, ma poco o niente viene dalla spinta ai pagamenti elettronici, che è forse il messaggio principale sul piano della comunicazione.
La parte del leone la fanno invece la stretta sulle compensazioni e quella contro le frodi in particolare nel settore dei carburanti, oltre al potenziamento del meccanismo del reverse charge (l’Iva anticipata dal compratore) e della responsabilità solidale tra committente e appaltatore.
La propaganda dell’opposizione in questi giorni si è concentrata su tutta una serie di norme che non ci sono: nessuna tassa sulle sim, nessuna tassa sullo zucchero o sulle merendine, nessuna rimodulazione, nemmeno parziale dell’Imposta sul Valore Aggiunto di taluni prodotti.
In compenso però ci sono altre tasse.
Come la Plastic tax, una tassa da 1 euro per ogni chilo di imballaggi o confezioni di plastica: vale 1,8 miliardi nel 2020, 2,5 nel 2021 e 2,3 nel 2022, compresi i balzelli sul gasolio e gli olii industriali. Spiega oggi Valentina Conte su Repubblica che è plausibile che il mondo del commercio si rivalga sul consumatore finale per recuperare l’aggravio.
Potrebbero aumentare anche pere, mele e insalata — ovvero il carrello della spesa — sino a quando i green corner, gli angoli verdi nei supermercati, con i prodotti sfusi non saranno diffusi ovunque (c’è un incentivo su questo).
A leggere bene poi il Dpb spuntano altre tasse. Le detrazioni al 19% — tranne gli interessi sul mutuo — caleranno per i redditi alti (si ipotizza da 120 mila euro) fino a scomparire (da 240 mila).
Si introduce un’imposta di bollo da 2,4 euro per foglio sui certificati penali. L’imposta ipotecaria e catastale sui trasferimenti immobiliari (anche prima casa) passano da 50 a 150 euro ciascuna, anche se
quelle sui trasferimenti soggetti a Iva calano da 200 a 150 euro.
Cancellate le esenzioni vigenti sui buoni pasto cartacei a 4 euro (ma aumentano quelle sui buoni elettronici). La flat tax al 15% per le partite Iva fino a 65 mila euro resta, ma con vincoli e paletti. Quella al 20% fino a 100 mila euro non debutterà nel 2020: abolita. Questo porta 250 milioni nel 2020, quasi 2 miliardi nel 2021 e 1,4 miliardi nel 2021.
Il decreto fiscale prevede anche il blocco per il 2019 della deducibilità fiscale di alcune poste.
Vengono congelate le deduzioni sulle svalutazioni e perdite sui crediti, ma anche differite in dieci anni le deduzioni sulle svalutazioni derivanti dall’applicazione dei nuovi principi contabili IFRS. Viene prevista, per il 2020, anche la rimodulazione della deducibilità delle tasse differite (le cosiddette Dta) sull’avviamento.
Ma nella manovra c’è anche la modifica della cedolare secca sugli immobili, l’imposta in percentuale fissa che grava sui redditi da locazione per gli affitti a canone concordato.
Dal 2014 l’aliquota — originariamente pari al 15% — è stata ridotta al 10 con misure provvisorie, di volta in volta prorogate. Con la manovra il governo chiude il capitolo delle proroghe, innalzando però l’aliquota al 12,5%. Una decisione chiaramente motivata dall’esigenza di far cassa, che ha fatto infuriare Confedilizia, l’associazione dei grandi proprietari immobiliari e l’opposizione.
Le microtasse nella manovra
E poi ci sono le microtasse: in manovra è previsto un aumento delle accise delle sigarette, che potrebbero crescere di 20 centesimi al pacchetto, e del tabacco trinciato.
È prevista, segnala La Stampa, anche l’eliminazione degli sconti sul prezzo del gasolio utilizzato per il trasporto di merci e passeggeri dei veicoli di categoria Euro 3 e una tassa sui prodotti inquinanti impiegati per la produzione di energia, e c’è l’incremento dal 30% al 100% nella determinazione della base imponibile ai fini Irpef del reddito detraibile per le auto aziendali più inquinanti.
E ancora:
Stop all’esenzione Iva per le autoscuole, una norma che attua la sentenza della Corte di giustizia Ue che ha dichiarato illegittima l’esenzione e che darà un gettito di 66 milioni l’anno. Per spingere sul pedale «digitale», sono ridotte le esenzioni per i buoni pasto cartacei, fino a 4 euro, mentre aumenta a 8 euro l’esenzione per quelli «elettronici».
Per quanto riguarda la casa, sale da 50 a 150 euro l’imposta ipotecaria e catastale sui trasferimenti immobiliari soggetti all’imposta di registro (prima casa e altri immobili). Sul versante opposto, scende da 200 a 150 euro l’imposta sui trasferimenti immobiliari soggetti ad Iva.
Sarà poi introdotta un’imposta di bollo per chi deve richiedere i certificati penali, di importo pari a 2,40 euro per foglio. Sembra confermato il varo della cosiddetta sugar tax, l’imposta sugli zuccheri aggiunti alle bevande che potrebbe valere circa 250 milioni all’anno di gettito: costerà 10 euro per ettolitro di prodotto finito, o 0,25 euro per chilo per i prodotti semilavorati.
Tutte misure che aumentano la tassazione in un quadro generale che rischia di rivolgersi sui consumatori.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile
IL DOSSIER ANTICORRUZIONE PRESENTATO DA CANTONE, PRIMA DEL SUO ADDIO E DEL RITORNO IN MAGISTRATURA: “IN ITALIA NESSUNO SE NE OCCUPA”
Quarantasette politici arrestati, 20 dei quali sindaci. Sono alcuni numeri che emergono dal dossier “La corruzione in Italia nel triennio 2016-2019: numeri, luoghi e contropartite del malaffare”, presentato dal presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, al suo ultimo bilancio in Anticorruzione e presto di ritorno in magistratura.
Il report analizza i casi registrati nell’ultimo triennio: “Il 74% delle vicende (113 casi) ha riguardato l’assegnazione di appalti pubblici, a conferma della rilevanza del settore e degli interessi illeciti a esso legati per via dell’ingente volume economico. Il restante 26% (39 casi) è composto da ambiti di ulteriore tipo (procedure concorsuali, procedimenti amministrativi, concessioni edilizie, corruzione in atti giudiziari)”.
Un bilancio a tinte fosche, soprattutto per gli appalti pubblici, ma non certo paragonabile a Tangentopoli. Se non altro perchè la “mazzetta” sembra essere tramontata, rimpiazzata da beni materiali e non, ben più facili da occultare.
“Il livello di mazzette è molto meno significativo del passato, si tratta di episodi di piccolo calibro”, recita il dossier. Alla tangente ora si preferiscono favori, un esempio per tutti: il posto di lavoro.
Nel dettaglio “fra agosto 2016 e agosto 2019 sono state 117 le ordinanze di custodia cautelare per corruzione spiccate dall’Autorità giudiziaria in Italia e correlate in qualche modo al settore degli appalti: esemplificando è quindi possibile affermare che sono stati eseguiti arresti ogni 10 giorni circa”.
“Si tratta in ogni caso di una approssimazione per difetto rispetto al totale, poichè ordinanze che ictu oculi non rientravano nel perimetro di competenza dell’Anac non sono state acquisite – si osserva nel dossier dell’Anac – In linea con questa cadenza temporale sono anche i casi di corruzione emersi analizzando i provvedimenti della magistratura: 152, ovvero uno a settimana (solo a considerare quelli scoperti)”.
“Nel periodo in esame sono stati 207 i pubblici ufficiali/incaricati di pubblico servizio indagati per corruzione – si legge nel dossier – Indicativo è il tasso relativo all’apparato burocratico in senso stretto, che annoverando nel complesso circa la metà dei soggetti coinvolti si configura come il vero dominus: 47 dirigenti indagati, ai quali ne vanno aggiunti altrettanti tra funzionari e dipendenti più 11 rup (responsabile unico del procedimento)”.
Gli appalti pubblici e la deregulation
Anche se non se ne parla, non vuol dire che la corruzione sia diminuita o scomparsa. Cantone lo spiega: “La parola corruzione nell’ultimo periodo è quasi scomparsa dall’agenda. Sembra quasi non ce ne si occupi. Invece da questo rapporto emergono dati in chiaro scuro. Noi tutto sommato scopriamo l’acqua calda ma adesso abbiamo le prove”.
Ad allarmare è la situazione negli appalti pubblici. “La corruzione, – si legge ancora nel dossier – benchè all’apparenza scomparsa dal dibattito pubblico, rappresenta un fenomeno radicato e persistente, verso il quale tenere costantemente alta l’attenzione. Al tempo stesso, occorre rilevare come la prevalenza degli appalti pubblici nelle dinamiche corruttive giustifichi la preoccupazione nei confronti di meccanismi di deregulation quali quelli di recente introdotti, verso i quali l’Anac ha già manifestato perplessità ”
Meno tangenti, più ‘benefit
Quello che emerge dal rapporto dell’Anac è anche un cambio di modalità . La corruzione in Italia si dematerializza, alla vecchia tangente si sostituisce spesso il pagamento con beni o servizi, più difficilmente dimostrabile come reato per gli inquirenti. L’assegnazione di un posto di lavoro a un parente o un sodale, oppure di una consulenza reale o fittizia fino ad arrivare alla concessione di benefit come viaggi, cene, ristrutturazioni edilizie. Ed anche, talvolta, il soddisfacimento della richiesta di prestazioni sessuali.
“Il denaro continua a rappresentare il principale strumento dell’accordo illecito – si legge nel documento – tanto da ricorrere nel 48% delle vicende esaminate, sovente per importi esigui (2.000-3.000 euro ma in alcuni casi anche 50-100 euro appena) e talvolta quale percentuale fissa sul valore degli appalti”. Ma il resto degli episodi si consuma in altro modo. La ‘ritirata’ del contante è legata spesso alla “difficoltà di occultamento delle somme illecitamente percepite”, così “si manifestano nuove e più pragmatiche forme di corruzione”
La mappa della corruzione
Tornando agli arresti, la relazione rileva che “a essere interessate sono state pressoche’ tutte le regioni d’Italia, a eccezione del Friuli Venezia Giulia e del Molise. Cio’ non implica che queste due regioni possano considerarsi immuni, ma semplicemente che non vi sono state misure cautelari nel periodo in esame”. Dal punto di vista numerico, spicca il dato relativo alla Sicilia, dove “nel triennio sono stati registrati 28 episodi di corruzione (18,4% del totale) quasi quanti se ne sono verificati in tutte le regioni del Nord (29 nel loro insieme). A seguire, il Lazio (con 22 casi), la Campania (20), la Puglia (16) e la Calabria (14)”. Di queste ordinanza di custodia cautelare per corruzione “il 74% ha riguardato l’assegnazione di appalti pubblici, a conferma della rilevanza del settore e degli interessi illeciti a esso legati per via dell’ingente volume economico”.
“Credo sia giusto un inasprimento delle sanzioni verificato ai casi più gravi. – ha commentato poi, a margine, Cantone rispondendo a una domanda sull’evasione fiscale – Non ho mai pensato che con le manette si risolvano i problemi ma l’evasione è un reato grave. Naturalmente va verificato come è scritta la norma prima di dare un giudizio”.
(da agenzie)
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Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile
IL GRUPPO AL SENATO SCEGLIE PERILLI
Danilo Toninelli non ce la fa a diventare capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Senato. 
Al suo posto l’ha spuntata per tre voti (47 a 44) Gianluca Perilli e non possiamo che manifestare tutto il nostro dolore per la scelta dei senatori, che così ci privano di uno degli uomini di punta grillini che dal palcoscenico di Palazzo Madama avrebbe potuto darci tante di quelle soddisfazioni che lèvati.
Spiega oggi Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera:
Tre voti soli premiano l’ex consigliere regionale ed ex membro del mini-direttorio romano.Un esponente considerato vicino alla cerchia ortodossa, ma stimato anche dai governisti. Toninelli,invece, perde la prova di forza interna: la sua candidatura nelle scorse settimane ha fatto storcere il naso ad alcuni colleghi, che hanno giudicato inappropriato, dopo le vicissitudini legate alla sua esperienza di governo,un suo ritorno da capogruppo al Senato.
Intanto anche alla Camera gli eletti preparano uno scherzetto a Di Maio:
Silvestri, ex vicecapogruppo uscente come Perilli, rimane il favorito, ma non ha saputo conquistare il bacino di voti lasciato da Macina. Il deputato, ben visto dai vertici al punto da conquistare anche un ruolo di raccordo con la giunta capitolina, ha costruito una squadra che comprende anche elementi dei falchi, come Riccardo Ricciardi, suo potenziale vice.
Il team «di mediazione», però, non ha trovato il sostegno completo dei governisti: alcuni temono possibili voltafaccia.
Quella di Trano, invece, viene considerata all’interno del gruppo parlamentare, una candidatura «di rottura», al punto che l’esponente pentastellato è intervenuto nei giorni scorsi per smentire l’etichetta di dissidente che è stata affibbiata a lui e alla sua squadra: «Nulla di più lontano dalla realtà che ci vede alla continua ricerca di una condivisione e di una partecipazione che coinvolga tutto il gruppo parlamentare». Lo stallo alla Camera non può protrarsi a lungo. Il gruppo dovrà rivotare la prossima settimana, ma c’è chi sta premendo per arrivare a un ballottaggio tra i due pretendenti senza quorum. C’è anche chi si augura una soluzione di compromesso, una «terza via».
La situazione rimane rovente e nel gruppo tornano a circolare voci su altri 3-4 possibili addii.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile
NAUFRAGIO DI LAMPEDUSA, LA TESTIMONIANZA DEL RESPONSABILE DEI REPARTI SUBACQUEI DELLA GUARDIA COSTIERA: “SIAMO PROFESSIONISTI, MA CI SONO VENUTE LE LACRIME AGLI OCCHI”… “ABBIAMO RIDATO DIGNITA’ A QUELLE PERSONE. E DICO PERSONE, NON MIGRANTI”
Il capitano Rodolfo Raiteri è il responsabile dei reparti subacquei della Guardia costiera. Ed è lui, insieme ad una squadra di sommozzatori, che sta preparando le operazioni per il recupero dei corpi che si trovano all’interno del relitto naufragato lo scorso 7 ottobre.
“Credo che lo stato d’animo di tutti noi sommozzatori che stiamo partecipando a questa operazione si legga sui nostri volti. Una stretta allo stomaco, un nodo alla gola. Siamo professionisti abituati a queste situazioni, ma mi creda che scendere lì sotto è veramente durissima”.
Raiteri racconta di aver partecipato alle operazioni nel caso della Costa Concordia e in quello della Torre dei piloti, ma di non aver retto di fronte alla vista del bambino tenuto ancora fra le braccia da sua madre: “È un colpo al cuore, ad una cosa così forte non sei mai preparato. Ho 52 anni e una bimba di due anni: vedere quel corpicino adagiato sul fondo a fianco di quella che probabilmente è sua mamma è stato un pugno allo stomaco. Il fatto che siano rimasti così vicini e le braccia della ragazza ci fanno pensare che lo abbia tenuto stretto fino all’ultimo”.
Il capitano racconta quindi come è stato ritrovato il relitto, spiegando che i primi giorni dopo il naufragio sono stati molto duri per i sommozzatori, in quanto nonostante la squadra fosse arrivata a Lampedusa quella mattina stessa, le condizioni meteo non permettevano l’immersione.
“Un terribile stato di impotenza sapendo quanto vale ogni minuto”, spiega Raiteri. “Ma non ci siamo arresi e venerdì per la prima volta il sonar ha suonato. Le correnti avevano spostato barca e corpi di 450 metri, sembrano pochi ma a quelle profondità sono tanti. Abbiamo mandato giù il nostro robot e quando, sulla consolle che abbiamo sul gommone, sono apparse le prime immagini ci sono venute le lacrime agli occhi”.
Raiteri spiega anche a Repubblica che non si tratta di operazioni semplici. “Avremmo anche potuto lasciar perdere, la complessità dell’intervento e il tempo inclemente avrebbero potuto indurci a concludere tutto dichiarando impossibile l’impresa. E invece abbiamo voluto testardamente continuare per ridare dignità a queste persone. E dico persone, non migranti”.
(da Fanpage)
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Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile
ALESSIO COLZANI E’ MILITANTE DELLA LEGA DAGLI ANNI ’90… LA MANIPOLAZIONE PER FAR APPARIRE CONTE COME UNO CHE VUOLE DARE LAVORO IN ITALIA A MIGLIAIA DI AFRICANI… FONTANA CHE NE DICI? LO DENUNCI E LO LICENZI O GLI DAI UNA MEDAGLIA?
A volte basta poco per confezionare una bufala. Non serve saper usare photoshop per modificare una
fotografia o elaborare un video fino a farlo diventare un deep fake. Basta tagliare una clip, privare del contesto una frase e condire il tutto con scritte in stampatello che ne alterano completamente il significato.
È quello che ha fatto e condiviso Alessio Colzani.
Secondo la sua biografia, visibile su Facebook, Colzani è originario di Lecco e vanta una militanza nella Lega che dura dall’inizio degli anni ’90.
Dopo varie esperienze politiche nelle terre attorno al lago di Como, ora fa parte, sempre secondo la sua bio, del team di comunicazione che segue il governatore lombardo Attilio Fontana.
Il 14 ottobre Colzani ha pubblicato sul suo profilo Facebook un video di Giuseppe Conte attorniato da alcune scritte, tutte in caps lock: «FOLLIA CONTE, FAI GIRARE!!!». E poi: «NO PORTI CHIUSI E LAVORO AGLI AFRICANI».
Accanto al video, Colzani ha pubblicato un commento in cui viene riportato un supposto virgolettato del presidente del Consiglio: «Noi lavoreremo per poter offrire a migliaia di giovani africani il lavoro, con mutuo beneficio, e così andremo a risolvere concretamente il problema dell’immigrazione, non con lo slogan ‘porto chiuso’…».
Da queste premesse sembrerebbe quindi che Conte stia proponendo di dare lavoro a chi arriva in Italia per affrontare la questione migranti.
E ascoltando i 19 secondi del video si potrebbe anche pensare che sia davvero così, ecco il discorso integrale.
“Noi lavoreremo perchè potrà offrire, riproducendolo, a migliaia di giovani africani il lavoro con mutuo beneficio e così andremo a risolvere concretamente il problema dell’immigrazione. Non con lo slogan porto chiuso.”
Manca qualcosa alle parole di Conte riportate nel video. Manca un soggetto.
Il discorso integrale è disponibile sul canale YouTube di M5sParlamento, uno dei profili ufficiali del Movimento 5 Stelle. Ascoltandolo si coglie meglio il senso del discorso, che si sviluppava in tutt’altra direzione.
Qui Conte parlava del “Progetto Africa”, un’operazione che coinvolge Eni, Bonifiche Ferraresi e Coldiretti. L’obiettivo è quello di creare una filiera agricola in Ghana, per dare posti di lavoro a chi vive in questo territorio. Un progetto completamente opposto a quello attribuito da Colzani a Conte.
(da Open)
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Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile
L’ORRIBILE COMMENTO SOCIAL ALLA FOTOGRAFIA DI UNA BIMBA IN BRACCIO A UNA DONNA: “BUTTALA A MARE”… SUL SUO PROFILO APPARE COME UN FAN DI FRATELLI D’ITALIA
L’odio vive e si alimenta quotidianamente sui social. E chi lo nega, compresi i politici, è perchè vuole che tutto questo non venga bloccato e impedito.
Più volte ci siamo trovati di fronte a insulti a vittime, migranti, persone malate o solamente a favore di politiche più umane, ma quel che è apparso sui social nelle ultime ore non può che far accapponare la pelle.
Parole, scritte da un uomo che su Facebook dice di essere un Vigile del Fuoco, contro una bambina. Forse una migrante. Ma la ‘colpa’ di questa piccola, poco più che neonata, è avere la pelle nera.
Il commento è stato riportato Anna Rita Leonardi, esponente politico vicino a Matteo Renzi. Noi, per correttezza e per evitare lo shitstorm nei confronti dell’uomo — presunto vigile del fuoco — che andrebbe contro qualsiasi principio deontologico della professione giornalistica, non condivideremo il suo nome, tantomeno l’immagine riportata dalla donna sui social.
Perchè denunce devono solo mostrare come l’odio (anche per colpa dei social) sia ormai un germe che vive quotidianamente nelle menti di molti italiani.
Ed è così che il presunto Vigile del Fuoco di Milano ha ben pensato di commentare la foto di una donna bianca che tiene in braccio una piccola bambina nera: «Ma buttala in mare».
Forse si sarà applaudito da solo l’uomo che si è reso protagonista di questo schifo e di questa vergogna.
Scorrendo sul suo profilo Facebook, poi, si nota la sua aderenza a partiti della destra italiana. Più che la Lega, infatti, condivide maggiormente le notizie provenienti da Fratelli d’Italia, condite dalle classiche bufale sovraniste che non possono mai mancare.
Ed ecco che questo mix diventa letale per l’umanità , per il senso della decenza e della misura. E dice di essere un vigile del fuoco, una di quelle persone che sono note per salvare vite umane.
(da “Giornalettismo”)
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Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile
SE GLI PIACCIONO I METODI DEI REGIMI MILITARI CHIEDA ASILO POLITICO AL SUO AMICO AL SISI, UN ESPERTO DI COME SI TRATTANO GLI ARRESTATI
La notizia dell’arresto di sei agenti della Polizia penitenziaria a Torino non è piaciuta a Matteo Salvini. Il
leader della Lega, da Terni, ha commentato il caso dei presunti maltrattamenti al carcere Lorusso e Cotugno del capoluogo piemontese e ha criticato i giudici.
Il motivo? Aver dato peso alle parole dei detenuti, dando maggior risalto alle loro dichiarazioni senza dar valore a quelle dei poliziotti coinvolti. E le indagini stanno valutando l’ipotesi di altri casi sospetti.
«Che la parola di un detenuto valga gli arresti di un poliziotto mi fa girare le palle terribilmente. Quindi la mia massima solidarietà a quei sei padri di famiglia».
Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Francesco Saverio Pelosi e partite dopo la segnalazione di Monica Gallo, la garante dei detenuti del capoluogo piemontese, vanno avanti e si cerca di ricostruire la vicenda anche basandosi su altri casi sospetti.
E non poteva mancare l’attacco alla magistratura: «Non so se è scattata un’epidemia in qualche tribunale: o si stanno scoprendo come pericolosi torturatori le donne e gli uomini in divisa o c’è qualcuno che si fida degli spacciatori e non dei poliziotti — ha aggiunto Matteo Salvini.
Sarebbe opportuno che qualcuno ricordasse a Salvini:
1) Prima di esprimere giudizi un politico dovrebbe leggere gli atti della polizia giudiziaria che non si basano solo su denunce di detenuti ma sui successivi accertamenti, riscontri e raccolta di prove.
2) Le indagini sono state fatte dall’organismo preposto della stessa Polizia penitenziaria, quindi non esiste alcun accanimento di terzi.
3) Il mandato di arresto deve essere sempre avallato da un Gip e in questo caso c’era un pericolo di occultamento delle prove.
4) Se ci sarà un rinvio a giudizio e un processo saranno i giudici a condannare o assolvere gli imputati, non il giudizio “a prescindere” di un politico. Vale la presunzione di innocenza per tutti, ma non esistono categorie di impuniti perchè ti prestano una polo per farti fare passerelle in televisione.
(da agenzie)
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Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile
INCREDIBILE CHE DI MAIO FACCIA LA GUERRA A CONTE CHE CORRETTAMENTE VUOLE COMBATTERE TUTTI GLI EVASORI
Sulla lotta all’evasione Giuseppe Conte e Luigi Di Maio la pensano diversamente? A quanto pare la risposta è sì perchè da alcuni giorni il ministro degli Esteri continua a spiegare con video e dirette su Facebook che il programma di contrasto all’evasione fiscale che il governo Conte Bis intende mettere in campo non c’è l’intenzione di punire commercianti o piccoli artigiani.
Per Luigi Di Maio «in Italia bisogna combattere contro la GRANDE EVASIONE, non contro il commerciante. Io non accetto che si criminalizzino certe categorie. Prima della multa sul Pos bisogna abbassare le commissioni delle BANCHE».
Ora è chiaro che da una parte il Capo Politico del M5S vuole rassicurare appunto commercianti e bottegai sul fatto che non solo loro l’obiettivo della lotta all’evasione. Perchè — diceva Di Maio un paio di giorni fa — lo Stato «ha sempre fatto il debole con i forti e il forte con i deboli, anche sull’evasione fiscale» e che «è troppo facile accanirsi su un commerciante o su un piccolo artigiano che si spezzano la schiena per la propria famiglia e i propri figli».
E sulla lotta ai “grandi evasori” Di Maio può contare senza dubbio sull’appoggio del direttore del Fatto Marco Travaglio.
Al contrario il Presidente del Consiglio lo stesso giorni aveva parlato di lotta senza quartiere all’evasione fiscale, senza fare alcun distinguo. E soprattutto in un video pubblicato il 15 ottobre Conte ha parlato di un “patto con gli italiani” per andare «a recuperare e far emergere l’economia sommersa».
Il sommerso e la sotto-dichiarazione sono due fenomeni che secondo l’ISTAT in Italia valgono 192 miliardi di euro. Sotto-dichiarazione e impiego di lavoro irregolare valgono da soli 176 miliardi di euro, a questi vanno aggiunti i proventi delle attività illegali che per ovvi motivi non possono “emergere” ed essere regolarizzate.
Ed è proprio l’Istituto nazionale di statistica a dire che il 41,7% del sommerso economico si concentra nel settore del Commercio all’ingrosso e al dettaglio, trasporti e magazzinaggio, attività di alloggio e ristorazione, dove si genera il 21,4% del valore aggiunto totale.
Non esattamente i grandi evasori che portano all’estero i milioni ma proprio quei commercianti e negozianti che Di Maio dice di voler proteggere dallo Stato. «Lotteremo contro l’evasione fiscale come mai fatto prima. Non posso accettare che gli italiani onesti paghino più tasse per colpa di coloro che non le pagano affatto», aveva detto Conte, e senza dubbio gli incentivi all’utilizzo della moneta elettronica e i pagamenti digitali non servono per colpire i “grandi evasori”.
Nell’intervista pubblicata oggi dal Fatto Quotidiano il premier lo ha detto chiaro: «nessuna forza politica di questo governo intende difendere l’evasione, grande o piccola che sia». Un principio sul quale, dice Conte, anche il MoVimento 5 Stelle è d’accordo.
A giudicare da quello che ha detto Di Maio nella sua diretta questa mattina verrebbe da dire: mica tanto. Perchè per il ministro degli Esteri la priorità rimane quella di combattere contro la grande evasione, non contro il commerciante.
Anche se Conte ha esplicitamente detto che «non possiamo penalizzare nessuna categoria di lavoratori, professionisti compresi» per il Capo Politico del M5S la situazione è diversa perchè «non possiamo pensare che il simbolo dell’evasione sia l’elettricista, l’idraulico o il tassista, io non ci sto a scatenare la guerra tra i poveri». Secondo Di Maio l’Italia ha miliardi di euro di evasione perchè ci sono «soggetti che hanno portato fuori dal Paese milioni di euro» e che poi li hanno fatti rientrare con scudi fiscali.
Ma quei capitali “scudati” con i condoni non sono più aggredibili dal Fisco. Ed è senz’altro vero che c’è chi evade di più e chi evade di meno.
Ma dal punto di vista del cittadino che paga onestamente le tasse che differenza c’è? Vedrà sempre che c’è qualcuno che evade.
Chissà se lo capirà anche Di Maio.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 17th, 2019 Riccardo Fucile
SUI LIMITI AL CONTANTE RIVOLTA M5S CONTRO CONTE… NON PERCHE’ SERVA A POCO (IL CHE E’ VERO) MA PERCHE’ DEVONO COCCOLARE IL PROPRIO ELETTORATO
È una vera e propria rivolta interna quella che sta andando in scena in queste ore nel Movimento 5 stelle. 
La furia pentastellata ha un obiettivo ben preciso: l’abbassamento della soglia di utilizzo del contante. E coinvolge pesantemente il premier Giuseppe Conte. “La misura sul contante è stata una mia proposta e senza la mia determinazione confesso che non sarebbe andata in porto”, ha detto il premier intervistato da Marco Travaglio.
Appena ieri i vertici 5 stelle domandavano provocatoriamente di chi fosse “la manina” che avesse inserito il calo del tetto da 3mila a mille euro nella legge di bilancio: “Noi non ne sapevamo niente”.
Le chat 5 stelle sono esplose. Non è la linea del Movimento, non lo è mai stata.
I parlamentari delle commissioni Bilancio e Finanze si sentono tra di loro. È Alessio Villarosa a dare voce alle perplessità diffuse: “Non ci sono stime che consentano di valutare l’efficacia della riduzione dell’utilizzo del contante — spiega il sottosegretario all’Economia – e non ha senso neanche questa fissazione sui Pos”.
A nessuno sono sfuggite le parole di Roberto Fico a Carta Bianca: “Non mi pare una discussione primaria, ci sono obiettivi più ambiziosi”, ha detto il presidente della Camera, solitamente restio a intervenire sui temi di stretta attualità politica.
Che qualcosa di non banale stava bollendo in pentola lo si è capito poco prima delle dieci del mattino, quando la comunicazione annuncia una diretta del capo politico di lì a poco. Nulla di strano, se non fosse che Luigi Di Maio è a Washington, e compare in diretta su Facebook quando l’orologio locale segna le 4 del mattino. Il leader non vuole alimentare uno scontro con il presidente del Consiglio, ma le preoccupazioni dei suoi sono anche le sue.
Parte dall’evasione fiscale, il leader 5 stelle, parla a suocera perchè nuora intenda: “Non esiste una legge di bilancio che fa la lotta all’evasione fiscale senza il carcere con pene severe ai grandi evasori, per noi è imprescindibile”.
È l’altro grande tema di insoddisfazione a 5 stelle, ma non il più cogente.
Le dichiarazioni vengono presentate così: “Dichiarazioni sui grandi evasori”. Ma il cuore è un altro. Eccolo: “Bisogna combattere contro la grande evasione, non contro il commerciante. Io non accetto che si criminalizzino certe categorie. Prima della multa sul Pos, bisogna abbassare le commissioni delle banche”.
A microfoni spenti, una fonte parlamentare spiega: “Se abbassi il tetto del contante e non lavori sulle commissioni chi ci guadagna? Le banche. Noi non faremo mai passare una cosa del genere”.
“Evasione di sussistenza”, arrivò a chiamarla l’allora viceministro dell’Economia Stefano Fassina. È quella che nè Di Maio nè i 5 stelle vogliono mettere all’indice. Con grande irritazione è stata accolta la risposta di Conte alla domanda sulle perplessità stellate: “Il nostro obiettivo è premiare i cittadini onesti e in questo modo far emergere automaticamente il sommerso, un principio che il Movimento 5 stelle ha
condiviso sin dall’inizio”. Come a dire: la strada è questa, adeguatevi.
O almeno è così che il messaggio è piombato nei corridoi di Camera e Senato. Destando sconcerto. Per questo gli occhi sono puntati su un eventuale secondo passaggio della manovra in Consiglio dei ministri. “Se sta roba non cambia — dice sprezzante un uomo di governo — in Parlamento faremo le barricate”.
(da agenzie)
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