Ottobre 19th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO LA PROVOCAZIONE DI GRILLO UN’OCCHIATA ALLA TENDENZA
Ieri Beppe Grillo ha proposto di togliere il voto agli anziani come lui, secondo un ragionamento che si può
sintetizzare con le ultime frasi del post sul blog del 71enne Garante del MoVimento 5 Stelle:
Il principio fondamentale alla base della proposta di privare il diritto agli anziani, come affermato dal filosofo Philippe Van Parijs, è che “le persone dovrebbero avere il potere di influenzare le decisioni in proporzione alla misura in cui sono suscettibili di sostenere le conseguenze di tali decisioni”.
Le generazioni non nate sono, sfortunatamente, incapaci di influenzare le decisioni che prendiamo qui ed ora. Tuttavia, possiamo migliorare il loro destino spostando il potere decisionale verso chi tra noi dovrà interagire con loro.
Va però aggiunto che a questo ragionamento manca anche un pezzetto non piccolo. Ed è quello che ci spiega per chi votano oggi gli anziani: il MoVimento 5 Stelle è infatti il terzo partito nelle preferenze dei giovani dopo il Partito Democratico, il secondo nella fascia d’età tra 35 e 54 anni e di nuovo il terzo nelle preferenze tra gli ultra 55enni.
Piccolo particolare: la percentuale di voti minori il partito di Grillo la raccoglie proprio tra gli anziani, come raccontano i dati di Youtrend citati oggi da La Stampa. Commenta oggi Mattia Feltri:
È da giovani parlare di diritti, è da vecchi parlare di doveri. Un dettaglio trascurato dall’assemblea studentesca permanente in cui dibatte questo paese, un dibattito vorticoso, inesausto, fondato nel lì per lì, basato su un vocabolario elementare — bene male, bello brutto, bianco nero, amico nemico — inevitabile prodotto di un pensiero elementare che anima le nostre più apprezzate e molto giovani classi dirigenti, su pressante richiesta di noi elettori.
E cioè la battuta e la battutaccia per i like, chi vince il dibattito televisivo, come va il sondaggio se dico questo e come va se dico quello, la tattica rinnovabile al posto della strategia, e quando ci si sente in colpa si scarta il cioccolatino con la frase di Alcide De Gasperi: «Un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione». E infatti non era nemmeno di De Gasperi, ma che importa?
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 19th, 2019 Riccardo Fucile
DATI DEL TESORO: IL 69,6% DI IRES E’ EVASA DAGLI AUTONOMI, SOLO IL 23,8% DALLE AZIENDE… SOLO IL 18% NON PAGA PER DIFFICOLTA’, L’82% NON DICHIARA NEANCHE… I PICCOLI EVADONO 32 MILIARDI, QUASI IL 70% DEL TOTALE
Ieri il MoVimento 5 Stelle ci ha spiegato per l’ennesima volta che uno vale uno ma qualcuno vale più di qualcun altro: secondo i grillini bisogna distinguere tra grandi evasori e piccoli evasori fiscali e persegui(ta)re soltanto i primi.
La tesi, già sentita dalle parti di Salvini e dell’intero centrodestra, è sempre la stessa: lotta all’evasione sì, ma solo quella dei pesci grossi.
Idraulici ed elettricisti, artigiani e professionisti stiano tranquilli. Non sono loro i motori dell’illegalità fiscale.
Ma è veramente così? Marco Ruffolo spiega oggi su Repubblica che porre in questi termini la questione è da sciocchi:
Quando i dati del Tesoro ci dicono che i lavoratori autonomi e i piccoli imprenditori in media evadono il 69,6% dell’Irpef dovuta, mentre le società non pagano il 23,8% dell’Ires, diventa arduo sostenere che l’evasione fiscale riguarda principalmente le grandi aziende.
Quando scopriamo che solo il 18% dell’evasione ha a che fare con impreviste difficoltà finanziarie (tasse dichiarate ma poi non versate al fisco), mentre il restante 82% è tutta omessa dichiarazione, è difficile sostenere che le imposte non si pagano principalmente per ragioni di “necessità ” o di “sopravvivenza”.
Dal complesso delle imprese individuali, dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi dovrebbero teoricamente arrivare ogni anno 46,1 miliardi di Irpef. Ne arrivano invece soltanto 14.
Dunque, un’evasione di 32,1 miliardi, che in percentuale sul dovuto sono appunto il 69,6%, come ci spiega l’ultima Relazione pubblicata sul sito del Tesoro. Questa è l’evasione dei “piccoli”, limitatamente all’Irpef.
Infine, è possibile anche capire se esista davvero l’evasione di necessità o di sopravvivenza:
L’unico modo di stimarla è andare a vedere quanta parte è dovuta non a “omesse dichiarazioni” ma ad “omessi versamenti”.
Le prime equivalgono alla precisa volontà di non pagare le tasse, le seconde, probabilmente, alla impossibilità di farlo.
Ebbene, per l’Irpef dei lavoratori autonomi e delle imprese, la percentuale dell’evasione “di necessità ” è del 5,6%: 1,8 miliardi su 32,1.
Decisamente più alte, ma sempre minoritarie, le quote per l’Iva (27,1%) e per l’Ires (20,7).
Nel complesso delle principali imposte, siamo al 18%. Si potrebbe obiettare che c’è anche chi non potrebbe neppure avviare un’impresa senza evadere in qualche misura, ma qui non stiamo più parlando di “necessità ”, ed entra invece in gioco lo squilibrio strutturale di un sistema imprenditoriale ancora pervicacemente aggrappato alla piccola dimensione.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 19th, 2019 Riccardo Fucile
“TRE ANNI FA IL BLOG DELLE STELLE DICEVA IL CONTRARIO DI QUELLO CHE OGGI SOSTIENE DI MAIO”
Marco Travaglio va all’attacco del MoVimento 5 Stelle dopo la testa di cavallo lasciata dai grillini sul letto
di Giuseppe Conte.
Il direttore del Fatto ricorda al MoVimento 5 Stelle che sta sostenendo le stesse cose che sostiene e sosteneva Renzi:
«Renzi Chiedi Scusa”, titolava il Blog delle Stelle il 16 settembre 2016, in cima a un lungo post di Luigi Di Maio che elencava “i 10 fallimenti del governo Renzi”. Al punto 8 (“Niente lotta alla corruzione”), c’era un duro attacco sui favori agli evasori: “Ha alzato la soglia del contante sino a 3mila euro e ha aumentato tutte le soglie di non punibilità nella sfera della grande evasione”. Ieri, sullo stesso Blog delle Stelle, si leggeva a nome di tutto il M5S: “Di fronte alle proposte contenute in manovra, dal tetto al contante alla multa sul Pos, saremmo anche d’accordo se queste rappresentassero delle vere misure anti-evasione… Ma l’inserimento di queste misure non solo non fa recuperare risorse, ma addirittura rischia di porre questo Governo nello stesso atteggiamento di quelli del passato, che pensavano di fare la lotta all’evasione mettendo nel mirino commercianti, professionisti e imprenditori.
Un segnale culturale devastante, se a maggior ragione stiamo ancora cercando l’intesa sul carcere e la confisca per i grandi evasori, cioè per coloro che evadono più di 100 mila euro. Come si può obbligare il titolare di una piccola attività familiare ad avere il Pos se poi le commissioni delle banche restano altissime? Lo stesso limite del contante non ci vede contrari, ma bisogna mettere in condizione tutti di poter usare una carta di credito”.
Poi passa all’attacco:
Può darsi che le nuove norme facciano perdere qualche voto fra gli evasori. Ma è sicuro che ne farebbero guadagnare parecchi fra i tanti cittadini onesti che hanno smesso di votare perchè stufi di pagare anche al posto di chi non paga e di ascoltare false promesse di equità fiscale. In ogni caso, i 5 Stelle non sono nati per lisciare il pelo all’illegalità in cambio di voti: per questo c’erano già i partiti. Sono nati e cresciuti fino al 33% per rappresentare l’Italia pulita contro ogni illegalità , ingiustizia e privilegio. E hanno cominciato a perdere voti un anno fa, quando il patto con la Lega li trascinò nel fango della “pace fiscale” e degli scandali salviniani. Ora hanno l’occasione di riscattarsi, rivendicando con orgoglio le norme anti-evasione che il loro premier non solo annuncia, ma realizza (altro che “democristiano”). Gli italiani perbene, che le attendono da decenni, li ricompenseranno.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 19th, 2019 Riccardo Fucile
A SOSTEGNO DI DI MAIO SOLO 40 PARLAMENTARI SU 300… SI RAFFORZA L’ASSE CONTE-ZINGARETTI
Dopo la testa di cavallo nel letto di Conte depositata dal MoVimento 5 Stelle tra i grillini c’è maretta. Il post pubblicato sul Blog delle Stelle, che minaccia un Vietnam parlamentare per il governo sulla Legge di Bilancio 2020, ha scatenato una contro-rivolta tra gli eletti che si sentono ormai più fedeli al presidente del Consiglio rispetto che al Capo Politico che li ha portati in Parlamento
Forse perchè intuiscono che se cade il governo dal Parlamento dovranno sloggiare e sarà difficile, se non impossibile, essere rieletti viste le percentuali di cui gode il M5S nei sondaggi e l’intuibile rivolta che potrebbe seguire nell’elettorato in caso di suicidio grillino dopo quello salviniano. Per questo, fa sapere oggi Annalisa Cuzzocrea su Repubblica, i gruppi parlamentari M5S si contano.
Arrivano, a sostegno di Luigi Di Maio, il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, Francesco D’Uva, alcuni deputati della commissione Finanze della Camera. In tutto, però, sono 50. Su oltre 300 parlamentari.
La chiamata alle armi, per ora, non ha funzionato. Beppe Grillo e Roberto Fico si tengono fuori. La fronda sull’Ilva ha dimostrato quanto i gruppi siano autonomi. Gli schieramenti dentro le Camere sono ancora più complicati di quelli all’interno dell’esecutivo. E potrebbero decidere la partita.
I responsabili dei vari uffici stampa & propaganda grillina cercano di avvalorare la tesi che Di Maio sta soltanto seguendo la linea parlamentare allo scopo di placare i facinorosi. Marco Galluzzo sul Corriere della Sera fa sapere che la storia non regge:
La versione che filtra dall’interno del Movimento, dai parlamentari più addentro al cuore pulsante dei gruppi è molto diversa. Da giorni ricevono richieste di fare quella che in gergo viene chiamata «una batteria» contro Conte: ovvero una raffica concordata di messaggi, tweet e comunicati a favore della linea di Di Maio. Ma sono in molti a ribellarsi. Diversi hanno persino scritto messaggini privati di solidarietà al premier.
Si racconta che non siano più di 40 i deputati che condividono le posizioni del capo politico. Con lui ci sono esponenti di peso come Francesco D’Uva e Manlio Di Stefano, come anche Alessio Villarosa e Laura Castelli. Ma se una parte della commissione Bilancio è con lui, le Finanze, che vede tra i membri Carla Ruocco, è fortemente ostile alle sue posizioni.
A questo si aggiunge la difesa di Conte da parte di Marco Travaglio, il quale sembra avere ben chiaro che il MoVimento 5 Stelle sul contante sta seguendo la linea renziana e sulla distinzione tra piccoli e grandi evasioni prevalgono piccole e grandi ragioni elettorali.
Dall’altra parte della barricata c’è il Partito Democratico: se Zingaretti aveva già fatto sapere di essere pronto ad andare a elezioni con Conte contro Renzi in caso di guerriglia di Italia Viva al governo, ma adesso usa l’arma delle urne anche contro i grillini.
Se il disegno di Di Maio e Renzi – ritenuto peraltro «velleitario» – fosse quello di stressare la situazione e indebolire progressivamente l’esecutivo per arrivare a un cambio in corsa del presidente del Consiglio in primavera, allora è certo che Conte e Zingaretti giocherebbero d’anticipo. È uno schema per certi aspetti noto, se è vero che dieci giorni fa il ministro Guerini – in una riunione di partito– convenne con il leader del Pd: «Se ci provassero – disse riferendosi a Di Maio e Renzi – noi dovremmo tirarci indietro».
E stavolta sì che il premier si dimetterebbe, e il leader dem lo asseconderebbe, ritirando la delegazione da Palazzo Chigi e dichiarando l’indisponibilità ad altre opzioni di governo, con l’obiettivo di andare subito alle urne.
Prima che il referendum formalizzi il taglio dei parlamentari e prima che le Camere modifichino il sistema elettorale.
In tal caso si voterebbe con il Rosatellum, che per Renzi e Di Maio è criptonite, siccome li costringerebbe a schierarsi in un sistema di alleanze. Ecco il motivo per cui Zingaretti insiste su una coalizione con M5S, che a suo giudizio sarebbe «competitiva» nella sfida con Salvini. E per quanto Di Maio respinga per ora le avances, non è a lui che vengono rivolte. Ma a Conte.
La guerra potrebbe portare alla caduta del governo? Improbabile, per adesso, perchè in realtà a tutti conviene guadagnare tempo per la nuova legge elettorale: votare con il Rosatellum consegnerebbe il paese a Salvini e costituirebbe la fine del mandato politico di Di Maio.
Poi la legislatura successiva sì che potrebbe durare cinque anni.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 19th, 2019 Riccardo Fucile
FUORI SI SEGUE DA MAXI SCHERMI… OGGI LA PRESENTAZIONE DEL LOGO DI ITALIA VIVA
Alla Leopolda 10 è il giorno del battesimo di Italia Viva, con la presentazione del logo del nuovo partito. E
con il via al tesseramento, a partire dalle 18.
Una procedura “solo online” perchè “il tempo dei signori delle tessere è finito”, chiarisce subito Matteo Renzi aprendo la seconda giornata della convention, all’ex stazione ferroviaria.
“‘Ciao – ciao’ alle correnti. Mi dicono che voglio staccare la corrente al governo. No, voglio eliminare le correnti dal nuovo partito”, dove “non ci sarà spazio. Sarà il primo partito de-correntizzato”, puntualizza l’ex segretario del Pd.
Anche la seconda giornata sembra, a livello di presenze, la fotocopia della prima che ha fatto registrare record di accessi rispetto a tutte le precedenti edizioni: in tanti si sono messi in coda dalle 6,30. E due ore dopo, molto prima dell’inizio dei lavori, la Leopolda 10 era di nuovo sold out.
Sul palco la ministra per le pari opportunità e la famiglia del governo Conte, Elena Bonetti, ha presentato il Family Act: “Vogliamo introdurre un assegno universale per i figli, un contributo mensile. L’attività educativa è un’azione civica, non un fatto privato delle famiglie”, ha spiegato Bonetti annunciando che il suo dicastero sta lavorando anche “a congedi parentali anche per i papà perchè l’educazione dei figli richiede la partecipazione di tutti e due i genitori”.
Il provvedimento dovrebbe essere introdotto nel 2021 col collegato della manovra. “È un progetto volutamente incompiuto. Da qui diamoci un anno – precisa Bonetti – per una convocazione straordinaria nel paese in cui tutti parteciperemo per scegliere la concretezza delle idee. Lo faremo tutti insieme. Andiamo nei territori, chiamiamo gli imprenditori, le aziende, il volontariato, il terzo settore. Facciamoci dare delle idee”.
Subito dopo, come da programma, via ai 53 tavoli tematici, guidati tra gli altri da Ivan Scalfarotto e Lucia Annibali: i tavoli saranno la base di partenza per stilare il programma di Italia Viva, il nuovo movimento fondato da Renzi.
Poi, nel pomeriggio riprenderanno gli interventi dal palco, che andranno avanti fino alle 17.30, quando sarà svelato il simbolo del nuovo partito, scelto attraverso la consultazione online. “È tutto certificato dalla Casaleggio, che ci ha mandato una mail”, scherza Renzi avvertendo anche: “Domani (sabato, ndr) diremo due cose anche sulla Casaleggio”.
Oggi, sabato, sarà pure il giorno dell’attacco frontale a Conte e agli ex compagni di partito: un emendamento a firma di Italia Viva chiederà la cancellazione di quota 100 e il trasferimento delle risorse a famiglie e salari: “Quando diciamo che Quota 100 non va bene non stiamo attaccando gli anziani: dico che 20 miliardi di euro messi tutti insieme su centomila persone o centonovantamila come dice Salvini, venti miliardi per centocinquantamila persone sono un’assurdità “, ricorda l’ex segretario dem.
“Gli 80 euro valgono 10 miliardi e vanno a 10 milioni di persone, i 20 miliardi di Quota 100 vanno a centocinquantamila persone, ed è una ingiustizia”, ha osservato Renzi. “Nessun ultimatum al governo, noi facciamo proposte. Non penso che ci possono chiedere di essere silenti. Va bene essere leali come siamo, ma cerchiamo di dare un contributo positivo e mi sembra che le migliaia di persone che sono alla Leopolda lo stiano facendo senza proteste, senza alzare i toni, cercando di dare un contributo positivo. Però credo che sia anche un popolo che vada ascoltato perchè hanno proposte belle, interessanti”, ha rincarato la dose Maria Elena Boschi che ha anche lanciato un attacco al suo ex partito: “ll Partito Democratico sta diventando il partito delle tasse, e noi non siamo il partito delle tasse”
(da agenzie)
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Ottobre 19th, 2019 Riccardo Fucile
INGRESSO DA ROCKSTAR, BAGNO DI FOLLA, IL DECENNALE CELEBRA IL CULTO DEL CAPO… SUL GOVERNO RENZI TIRA LA CORDA MA SENZA SPEZZARLA
Eccolo sul palco, dopo un ingresso da rockstar, cinque minuti di camminata per attraversare tutta la Leopolda. Cinque minuti nella musica assordante, tra baci che sgualciscono, strette di mano, autografi, sotto la sapiente regia di Lucio Presta. Eccolo, compiaciuto e sorridente, Renzi sale sul palco, col suo Io ingombrante e la camicia scomposta.
È lì che capisci il gioco, perchè di questo si tratta, alla fine della giornata più tesa per il governo: “Leggo di strane idee che Renzi vuol fare cadere il governo. Sarebbe da ricovero, lo abbiamo fatto nascere un mese fa”.
Il gioco di chi tira la corda, ma non la spezza, perchè non è nelle condizioni, nei numeri e nel consenso per farlo, ma sceglie il governo come terreno su cui riaprire uno spazio pubblico e di consenso: “Noi — dice a Franceschini – lanciamo idee, non sono ultimatum. Confondere le idee con gli ultimatum è una resa al populismo”.
Leopolda piena, urne chissà perchè del gioco fa parte il non contarsi, almeno per ora, alle regionali ad esempio, con la rockstar polemicamente soddisfatta: “Altro che flop, amici della stampa, dei talk show e commentatori, figuratevi se era piena che casino”. Poi qualche battuta sul confronto tv con Salvini, perchè che belli i confronti con gli avversari, altro che con i “giornalisti” che “fanno da controparte”.
Applausi e peccato che, molto spesso, i giornalisti vengono invitati quando i politici i confronti non li vogliono fare, come accadeva anche al renzismo ai tempi del potere e non della ricerca della visibilità . Ma questo è un altro discorso.
Poi, finalmente, un momento di serietà , con il collegamento con la capitana delle truppe curde da Kobane, che, da un rifugio, si commuove per il calore che le tributa la stazione fiorentina.
Leopolda del decennale, che ha l’ambizione di un nuovo inizio, si diceva così anche gli altri anni, aperta dalla canzone di Jovanotti, sul Lungomare del mondo, quella che inizia con “da oggi chiudo i conti col passato”. Ma che, come sempre, racchiude passato, presente e futuro, nel culto del Capo. Che si presenta, già nel primo pomeriggio, per inaugurare una “mostra” di foto del suo fotografo Tiberio Barchielli, prematuramente scomparso.
Foto di Renzi negli anni di governo: al G20, con Obama e Michelle, scamiciato sull’aereo presidenziale, con Gabrielli e con Marchionne, insomma solo Renzi. “Altro che Salvini, lui sì che sa parlare con tutti”, commentano i militanti che sarebbe meglio chiamare fan. E ci risiamo, con quel lutto mai elaborato e l’orologio che, emotivamente, è fermo al 4 dicembre.
È la Leopolda dell’egolatria, forse ancora più degli altri anni, perchè più libera dell’“impiccio” del Pd, il Capo come tutto, porte aperte a chi si riconosce in lui, da destra o da sinistra. Lo chiamano Macron qui dentro, è il più classico trasformismo populista italico.
E di gente di centrodestra ce n’è parecchia. Ettore Rosato è circondato da un gruppo di calabresi. Uno di loro, Marcello, molto amico della forzista Jole Santelli dice: “Io vengo da Forza Italia, in Calabria è un fiume in piena”. Poco più un là c’è un ex consigliere campano, ex Udeur, Peppino Manzo: “Il rampantismo di Renzi mi piace, in fondo questo è un partito di centro, mi ci riconosco”. In fondo, la politica è anche questa, i vuoti non esistono, in Italia poi, si riempiono che è una meraviglia: “Io — dice Alfredo — cantavo ‘Menomale che Silvio c’è’, ma adesso Silvio non c’è più. E quindi…”.
Sul palco parla Marco Fortis, l’economista “ottimista”, già collaboratore di Tremonti, molto inserito nel mondo che conta tra finanza e industria sin da quando iniziò a collaborare con Carlo Sama, il famoso “Carlo il bello”, ex manager del gruppo Montedison e cognato di Raul Gardini. Poi nei cda di Edison, Eridania Beghin Say e Antibioticos, qualche anno fa Renzi lo voleva alla Consob, stoppato perchè non proprio super partes.
Ad applaudirlo, sotto il palco, c’è anche Catello Vitiello, ex Cinque stelle, ex massone “in sonno” del Grand’oriente d’Italia: “Questo progetto di Renzi mi piace, mi ci riconosco perchè non è nè di destra nè di sinistra”. Ecco. Di “nuovi” parlamentari ce ne sono pochi, di Pd nessuno. A un certo punto passa a fare un saluto l’europarlamentare Simona Bonafè, segretario del Pd in Toscana quando arriva, per un saluto, anche Dario Nardella: “Sono nel Pd, anzi sono e resto orgogliosamente nel Pd”.
A un certo punto viene spontaneo chiedersi quale sia il progetto politico, l’idea di paese, quale sistema di alleanze. Ti fai un giro in sala, e ti dicono tutti la stessa cosa. Tal Giuseppe, con una giacca simil militare, la mette giù così: “Conte è un deficiente, noi abbiam bisogno di crescere, poi…”. Annuisce un toscano vicino a lui: “Per un po’ dura, poi dopo che cresciamo, Matteo gli dà sue colpi di quelli boni”. Per fare cosa non si sa, perchè l’egolatria è questo, affidarsi, poi quando sarà , toccherà al Capo costruirci una teoria sopra e alla curva applaudire. Olè.
(da “Huffingtonpost”)
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