Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile
LORENZOTTI E’ EX PRESIDENTE DEL MUNICIPIO VI DI ROMA, PRIMA CON LA LEGA E POI CON FORZA ITALIA… SCOPERTO UN GIRO ILLECITO PER FAR OTTENERE IL PERMESSO DI SOGGIORNO
Massimiliano Lorenzotti, ex presidente del municipio VI e successivamente consigliere municipale
nella stessa amministrazione, in quota Pdl, poi Noi con Salvini e quindi Forza Italia, dovrà affrontare un processo, insieme ad altre quattro persone, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Racconta oggi Repubblica Roma che venerdì è stato rinviato a giudizio dal gup Alessandro Arturi:
Le accuse che la procura gli contesta sono di aver ospitato fittiziamente cittadini extracomunitari presso la sua abitazione.
Un modo questo per facilitarli nella richiesta del permesso di soggiorno o per ottenere documenti d’identità e lavorativi.
I fatti risalgono al primo semestre del 2017. Stando a quanto contestato dal pm Marcello Cascini, Lorenzotti agiva in concorso con un gruppetto, dove ognuno aveva il suo ruolo. Lorenzotti avrebbe dato il suo apporto «quale conoscitore delle procedure amministrative in quanto ex consigliere del VI municipio». Ma anche «ospitando fittiziamente presso la sua abitazione» otto bangladesi.
Un secondo imputato, Massimo Evangelisti, soprannominato “Mussolini”, e un cittadino del Bangladesh, avrebbero fatto da «collegamento con cittadini stranieri che avevano necessità di avere i documenti di identità , lavorativi e permessi di soggiorno». Il quarto anello, invece, era “l’elemento di contatto con gli altri correi per gestire le ricompense economiche e reperire fittizie residenze anagrafiche a cittadini extracomunitari”.
Il quinto imputato avrebbe messo a disposizione per finta casa sua, facendo figurare come residenti otto cittadini extracomunitari. In totale sarebbero 25 gli stranieri che avrebbero utilizzato i servigi del gruppetto.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile
IN FORZA ITALIA SI CONSOLIDA IL FRONTE CARFAGNA, BRUNETTA, ROTONDI E PARLAMENTARI DEL SUD: “FAREMO SCELTE DIVERSE”
Dopo la rivolta nel MoVimento 5 Stelle contro Di Maio per la guerra a Giuseppe Conte annunciata dalla testa di cavallo fatta ritrovare nel letto del premier sotto forma di post sul Blog delle Stelle, la Trattativa Stato-M5S sulla legge di bilancio 2020 entra nel vivo.
Ieri infatti Luigi Di Maio e i grillini hanno cercato, come fa spesso Salvini, di attribuire ai media il tentativo di dividerli dal Povero Giuseppi, secondo uno schema lungamente riprovevole in allenamento (come diceva la Gialappa’s Band) e al quale ormai credono soltanto quelli che lavorano negli Uffici Stampa & Propaganda dei grillini e i fans più sfegatati.
Dal canto suo il Poor Giuseppi è stato chiarissimo a Eurochocolate mandando segnali ben precisi proprio al MoVimento 5 Stelle: “Il piano anti-evasione non può essere smantellato. Ho iniziato con un MoVimento che gridava ‘Onestà ‘, ‘Onestà ‘… dobbiamo fare squadra e chi non la pensa così è fuori dal governo”. Chissà se oggi uscirà un post sul Blog delle Stelle per dire che quello è un imitatore di Conte pagato dalla stampa.
Sul Corriere della Sera intanto Monica Guerzoni fa sapere che Conte sa bene che il suo esecutivo non ha i numeri per rinunciare a nessuna delle tre forze che lo sostengono, ma sa anche che nè Renzi, nè Di Maio sono in condizioni di sfiduciarlo in Aula per poi contarsi nelle urne.
Per scongiurare il collasso della sua litigiosa maggioranza, il premier ha segnato in agenda per domani un vertice chiarificatore, in cui sfiderà Renzi (e Di Maio) al rispetto degli accordi assunti davanti ai cittadini.
Dal Capo Politico il premier vuole «piena fiducia» e l’impegno a non toccare il suo piano anti-evasione. È una prova di forza, in cui però Conte concede a Di Maio una foglia di fico da offrire alla sua base. L’aliquota della flat tax al 15% per i redditi fino a 65 mila euro non sarà toccata e poi, quando il piano anti-evasione comincerà a dare i frutti sperati, si potrà abbassare anche tra i 66 mila e i 100 mila. Purchè nessuno pensi che la manovra possa tornare sul tavolo del Cdm.
Lunedì quindi avremo chiaro tutto? Ma proprio per niente.
Perchè è evidente a tutti che il MoVimento 5 Stelle è nel pieno del gioco politico che consiste nel recitare il ruolo che era di Salvini nel governo Conte One, un ruolo che tenta di contendergli Matteo Renzi, mentre la scelta di lasciare il ministero dell’Economia al Partito Democratico serviva esattamente a questo: a fare proposte bislacche pretendendo poi dagli altri i soldi per le coperture. Spiega Tommaso Ciriaco su Repubblica che a questo piano però fa da contraltare quell’ostacolo su cui spesso vanno a sbattere i politici, la realtà
La verità è che la guerriglia è appena cominiciata. E Conte conosce bene paludi e trappole lungo il cammino. Sa che a nessuno converrebbe votare, neanche al Pd che evoca le urne. Sa anche che nessuno, neanche il Quirinale, vedrebbe di buon grado elezioni anticipate prima di aver completato con l’eventuale referendum l’iter costituzionale del taglio dei parlamentari. Ma sa anche, il premier, che molto dipende dal dato caratteriale dei protagonisti.
«Renzi ha voglia di tornare a Palazzo Chigi», sostiene da settimane. «E Luigi ha un problema, quello di tenere compatto il Movimento». In effetti, i gruppi 5S soffrono violente battaglie correntizie, ma sempre più parlamentari si schierano con il premier e la stabilità della legislatura. E non sono gli unici.
Così come è evidente nei numeri che la distinzione tra piccoli e grandi evasori è da sciocchi, numeri alla mano, o meglio: da furbetti che vogliono lisciare il pelo all’elettorato di riferimento. E mentre Conte regala l’ennesimo cambiamento delle norme sulla flat tax per le partite IVA per tenersi buona almeno una parte della sua maggioranza, si capisce benissimo che il miliardesimo incontro chiarificatore tra le forze di governo non risolverà nulla finchè non sarà conclusa la propaganda grillina, o finchè Di Maio non riceverà una bella batosta dai suoi parlamentari.
Le parole di Carla Ruocco al Mattino oggi sono particolarmente interessanti in questa ottica:
Per l’appunto i rumors di palazzo riferiscono di una quarantina di parlamentari schierati con Di Maio e il resto con Conte. Lei da che parte sta?
«Io penso che questo governo e lo sforzo del presidente Conte vadano sostenuti con fiducia e passione e, magari, anche un costruttivo spirito critico, perchè è veramente l’ultimo treno per il rilancio del Paese».
E intanto sempre Repubblica fa balenare un’altra possibile soluzione ai traballamenti:
Appena necessario, i “responsabili” forzisti si uniranno: Mara Carfagna, Renato Brunetta, Gianfranco Rotondi, molti parlamentari meridionali di FI si schiereranno anche in Aula contro Salvini.
Non è detto che serva subito un gruppo parlamentare, quello arriverà solo in caso di necessità .
Ma è chiaro che la direzione è quella: «Segniamoci questa data, 19 ottobre 2019 — ragiona Rotondi, che rivede in Conte il tocco magico della sinistra Dc — In piazza San Giovanni è nato il “Pdl per Salvini”. Forza Italia non si presenterà alle Politiche. Silvio può chiederci tutto, ma non di firmare una cambiale per il leghista. Noi faremo una scelta diversa».
Ovvero quella di far durare la legislatura il più possibile. Conti quel che Conte.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile
SECONDO PAGNONCELLI IL PARTITO DI RENZI STENTA A DECOLLARE
Negli orientamenti di voto oscilla tra il 4% e il 5% (4,8% nell’ultimo sondaggio Ipsos) e per 3
italiani su 4 (74%) non riuscirà a raccogliere molti consensi, rimanendo un partito marginale nella politica italiana.
Al contrario, solamente il 10% prevede che raccoglierà molti consensi e diventerà un punto di riferimento importante per gli elettori riformisti, moderati ed europeisti.
C’è di più: secondo un recente sondaggio Ipsos per Dimartedì, il nuovo progetto renziano viene considerato dal 69% degli italiani più motivato da ambizioni personali che dall’interesse per il Paese (8%).
A ciò si aggiunge l’opinione, largamente diffusa, che Renzi possa rappresentare una spina nel fianco del governo Conte il quale sta facendo registrare un graduale aumento del consenso: quasi due su tre (63%) pensano che il leader di Italia viva potrebbe presto abbandonare il sostegno all’esecutivo per un calcolo politico.
Di parere opposto il 12% degli italiani convinti che Renzi costituisca uno stimolo per il governo e possa contribuire con idee innovative alla sua azione. Le difficoltà ad accrescere il bacino di consenso di Italia viva sembrano dipendere da tre aspetti: innanzitutto il gradimento di Renzi si attesta su valori molto bassi(solo il 12% esprime un giudizio positivo su di lui).
In secondo luogo, non è ancora chiaro agli occhi degli elettori quale sia la proposta politica dell’ex premier, cioè quali siano le novità e l’idea di Paese.
Infine, lo stile comunicativo utilizzato da Renzi nel dibattito politico può apparire distante da quello dell’elettorato moderato a cui Italia viva intende rivolgersi.
(da agenzie)
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Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile
IL PARTITO DELLA “RIVOLUZIONE LIBERALE” E’ FINITO, SEPOLTO PER SEMPRE DAGLI ERRORI POLITICI E STRATEGICI DEL SUO FONDATORE
La rivoluzione liberale, qualcuno se la ricorda? Era il gennaio 1994 e Silvio Berlusconi annunciava la sua discesa in campo. “L’Italia è il Paese che amo“, recitava l’allora Cavaliere nel famoso video entrato negli annali della comunicazione politica.
Rendere l’Italia un Paese liberale era l’obiettivo di Silvio Berlusconi. Meno tasse, meno spesa pubblica, riforma del sistema pensionistico, combattere “l’ideologia comunista” e lo statalismo che attanagliava il Belpaese, questi erano i classici refrain che il Cavaliere andava ripetendo a ogni comizio elettorale, a ogni dibattito televisivo, a ogni intervista.
Ma che cos’è rimasto di quella tanto annunciata rivoluzione liberale? A conti fatti, a distanza di quasi 26 anni dalla sua discesa in campo, nulla.
Non solo nel corso degli anni, e dei governi da lui presieduti, le promesse non sono state affatto mantenute, ma nel giro di cinque lustri Silvio Berlusconi è riuscito anche a soffocare e distruggere quel poco di liberalismo vecchio stampo che in Forza Italia cercava di resistere.
Sono lontani i tempi in cui Silvio Berlusconi, sfidando la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, partecipava a “Braccio di Ferro” disquisendo di riforma delle pensioni, lanciando allarmi sulla sostenibilità del sistema previdenziale e dei conti pubblici e invettive contro gli sprechi pubblici. Quel Silvio Berlusconi non esiste più da anni, sparito nel nulla dopo la caduta del suo primo esecutivo.
La metamorfosi del liberalismo berlusconiano è pressochè nota a tutti: pur di rincorrere consensi, Silvio Berlusconi ha continuato a propagandare la rivoluzione liberale ma di pari passo ha proposto — e spesso introdotto — misure che con con il liberalismo non avevano nulla a che fare.
Per non parlare di diritti civili, da sempre ignorati e osteggiati dalla componente più cattolica del partito.
Nel 2011, poi, il punto di non ritorno. L’Italia era attanagliata dalla crisi economica, lo spread correva, i conti pubblici erano in dissesto e il default alle porte. Dopo la caduta del quarto esecutivo Berlusconi, sostituito con il governo tecnico “lacrime e sangue” di Mario Monti, il Cavaliere è profondamente cambiato, diventando la macchietta di se stesso.
Nel mezzo, numerosi problemi politici interni e giudiziari, su tutti l’incapacità di trovare “un delfino” a cui affidare la rinascita del Pdl e di Forza Italia poi, hanno portato Silvio Berlusconi alla totale dèbà¢cle. Bruciato Fini, bruciato Alfano, bruciato Toti, solo per fare alcuni nomi, Silvio Berlusconi ha trascorso gli anni percorrendo testardamente la strada della disfatta e inanellando una serie di grossolani errori politici, uno dopo l’altro.
Impossibile condensare in poche righe otto anni di crolli e sconfitte, sicuramente è però fondamentale raccontare il disastroso ultimo anno e mezzo di Forza Italia. Elezioni politiche del marzo 2018: a sorpresa la Lega di Matteo Salvini passa da un risicato 4 per cento a un incredibile 17,6 per cento, sorpassando Forza Italia di oltre 3 punti percentuali.
Le politiche del 2018, però, cambiano i paradigmi e Silvio Berlusconi, nel giro di un anno e mezzo, da federatore del centrodestra diviene null’altro che un convitato di pietra che aleggia imperturbabile nell’agone politico ma senza più alcun potere decisionale. Il pallino è in mano a Matteo Salvini che
approdato al governo con il Movimento 5 Stelle, fa il bello e il cattivo tempo, forte soprattutto di un consenso elettorale dalla crescita inarrestabile. Nonostante i molteplici attacchi e sgarbi di Salvini, Berlusconi ha continuato imperterrito a inseguire il leader della Lega, appiattendosi sulle sue posizioni iper-sovraniste che più distanti dal liberalismo non si può.
Nel frattempo, i malumori in Forza Italia si moltiplicano e la componente più liberale del partito cerca di ribellarsi e di far capire a Berlusconi che sta sbagliando tutto e continuando così porterà Forza Italia alla distruzione.
Tra i più insofferenti ci sono sicuramente Mara Carfagna e Gianfranco Rotondi, che sui social non risparmiano rimbrotti e critiche. Berlusconi, però, tira dritta e consegna lo scettro di leader del centrodestra a Matteo Salvini dichiarandolo pubblicamente e annunciando a sorpresa che Forza Italia il 19 ottobre scenderà in piazza San Giovanni a Roma per “Orgoglio italiano”, la manifestazione contro il governo Pd — M5S indetta dalla Lega a cui ha partecipato anche il movimento neofascista Casapound.
“Venticinque anni di storia liberale non possono essere liquidati così”, commenta caustica Mara Carfagna, sempre più insofferente a questo continuo rincorrere Matteo Salvini nei modi e nel linguaggio.
Che ne sarà di Forza Italia d’ora in poi? A meno di improvvisi colpi di scena, il tragico fato del partito della rivoluzione liberale è ormai scritto, destinato a morire senza possibilità di resurrezione, sepolto per sempre dagli errori politici e strategici del suo fondatore.
(da TPI)
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Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile
QUATTRO MESI FA LA FRASE SUI MANIFESTI DI FRATELLI D’ITALIA
O tempora o mores! Ieri Giorgia Meloni era con il tricolore sul palco a coprire il simbolo della Lega
durante la manifestazione del centrodestra mentre appena quattro mesi fa, durante la campagna per le elezioni europee, Fratelli d’Italia attaccava in giro manifesti in cui chiedeva di salvare Roma “dalla Lega Nord che la odia / dall’incapacità del M5S / dalla sinistra che l’ha saccheggiata”.
Per questo sui social network gira oggi questo manifesto che risale all’epoca e che è firmato dai Sovranisti Conservatori, ovvero dal raggruppamento con cui FdI ha tentato di arrivare a formare un gruppo al Parlamento Europeo.
D’altro canto lo stesso Zaia oggi in un’intervista a La Stampa ha detto che Meloni è sembrata molto in sintonia con piazza San Giovanni mentre Berlusconi più marginale: “Il discorso programmatico l’ha fatto Salvini e gli altri erano ospiti, la manifestazione l’ha organizzata la Lega”.
La memoria selettiva di Giorgia d’altro canto non è una novità : è divertente che proprio lei parli di “sinistra che ha saccheggiato la città ” quando gli scandali e le ruberie di questi anni hanno visto coinvolti personaggi legati al suo ex compagno di partito Gianni Alemanno (erano insieme in Alleanza Nazionale), che nell’inchiesta Mondo di Mezzo ovvero Mafia Capitale è stato condannato a sei anni di carcere con interdizione perpetua dai pubblici uffici per corruzione e finanziamento illecito.
D’altro canto si tratta della stessa Meloni che non ha battuto ciglio mentre ieri Salvini derubricava le sue lamentele sul simbolo della Lega a San Giovanni a invenzione giornalistica…
(da agenzie)
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Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile
PER RACCOGLIERE L’APPLAUSO DI QUALCHE BECERO IL DANDY VENETO DIVENTA ESTREMISTA PER UN GIORNO
C’è un altro intervento — oltre a quello di Matteo Salvini — che è stato molto apprezzato dai militanti in Piazza San Giovanni
L’intervento è quello del presidente della Regione Veneto Luca Zaia che ha detto che bisognerebbe restituire il manganello ai poliziotti. Una frase che ha suscitato più di qualche preoccupazione dei partiti non alleati con la Lega e che ha fatto storcere il naso anche ai più moderati nell’alleanza di centro-destra.
Ma Luca Zaia rivendica quell’affermazione, pur completandola con una rassicurazione: «Si tratta di un’affermazione che sintetizza un pensiero e che viene pronunciata in un comizio — ha detto nel corso di un’intervista a La Stampa -. Tutti sanno che io sono un moderato che governa una grande regione ».
Dunque, acqua sul fuoco dopo aver infiammato la piazza. Luca Zaia ha ricordato la scarsa dotazione delle forze dell’ordine e i rischi quotidiani a cui gli agenti sono costantemente sottoposti.
Tuttavia, il manganello da sempre rievoca la violenza dello scontro nelle manifestazioni, un’immagine che può considerarsi il simbolo dell’autorità ostile.
Chef Rubio ricorda che Federico Aldrovrandi non è morto certo a causa delle carezze della polizia, mentre altri esponenti politici (si pensi al ministro pentastellato Federico D’Incà ) ricordano che i manganelli sono sempre stati a disposizione della polizia e che quella di Luca Zaia è evidentemente una provocazione per incitare le forze dell’ordine alla violenza.
(da agenzie)
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Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile
IL COMUNICATO DEL VIMINALE DIMOSTRA CHE I PARTECIPANTI ERANO UN TERZO DI QUELLO DICHIARATO DALLA LEGA
Alla fine i conteggi ufficiali della Questura sono arrivati: erano 70.000 i partecipanti alla
manifestazione della Lega in Piazza San Giovanni.
E che non ci siano contestazioni sui numeri lo dimostra anche il messaggio dell’europarlamentare della Lega Alessandro Panza, responsabile organizzativo della Lega per la manifestazione: “Desidero ringraziare per il grande lavoro svolto i volontari del servizio d’ordine e i militanti. Un grande evento reso possibile anche grazie alla collaborazione e alla disponibilità mostrata dalla Prefettura e dalla Questura di Roma per l’ottima gestione”
Eppure, nonostante il dato fosse disponibile già ieri nel tardo pomeriggio, Libero e il Giornale in prima pagina sbattono i 200mila che ha annunciato l’organizzazione della Lega.
Ieri avevamo scritto che un articolo del Corriere della Sera qualche tempo fa però ridimensionava molto questi numeri.
Da considerare che i pulmann erano 500 (circa 20.000 persone) e diversi i treni speciali ( circa 5.000 persone).
(da agenzie)
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Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile
GRAZIE A ERDOGAN SDOGANATO L’ISIS CHE TORNA AD OPERARE.. CONTINUE VIOLAZIONI DELLA TREGUA DA PARTE DELLA TURCHIA
Le prove già c’erano: ma funzionari americani hanno confermato alla Cnn che forze sostenute dalla Turchia stanno violando dal primo giorno la tregua di 102 ore concordata da Ankara e Washington. L’alleanza curdo araba delle Forze democratiche siriane (Fds) hanno fermato le operazioni, ma vengono attaccate, ha spiegato la fonte a condizione di anonimato.
Il funzionario ha quindi aggiunto che le forze filo turche stanno agendo fuori dal controllo di Ankara o ”senza che (Ankara, ndr) si preoccupi di quello che stanno facendo”.
La tregua, quindi, ”non viene rispettata”, ha confermato un secondo funzionario americano alla Cnn.
Nel frattempo un convoglio umanitario è entrato nella città di Ras al Ain, nel Nord-Est della Siria, per evacuare i feriti dell’offensiva militare lanciata dalla Turchia il 9 ottobre scorso.
Il convoglio, rimasto in città solo poche ore, ha caricato diversi feriti presenti nell’ospedale locale, che verranno ora trasferiti nelle strutture sanitarie delle città di Qamishli e Hasakah
Ma intanto dal fronte giungono altri video terribili: un gruppo di jihadisti delle milizie filo-turche finanziate da Erdogan che lanciano minacce contro i curdi usando le stesse parole dell’Isis: “ Arrendetevi o vi taglieremo la testo, tra poche ore mostreremo le vostre teste tagliate”.
E ancora: “Se dio vuole stiamo venendo da voi, la vittoria viene solo da dio. Con le decapitazioni”.
Una tregua farlocca: gli aerei da ricognizione turchi continuano a volare sul cielo della città di Seràªkaniyઠsenza sosta, mentre i mercenari jihadisti delle milizie filo- turche continuano a bloccare la strada che porta all’ospedale della città per impedire l’apertura di un corridoio umanitario per trasportare i feriti.
Tra l’altro l’esercito turco ha approfittato della tregua per guadagnare terreno e portare le milizie dei mercenari e armi pesanti nella città di Seràªkaniyàª.
Senza considerare che anche ieri i turchi hanno bombardato un certo numero di villaggi e quartieri della città , causando la morte di numerosi civili nel distretto di Zarkan appartenenti a Seràªkaniyàª.
Nel frattempo un esponente della comunità cristiana di Seràªkaniyઠha lanciato un appello all’Onu, alla Lega araba e a tutte le organizzazione umanitare perchè sia consentita l’evacuazione dei civili che sono rimasti intrappolati nelle aree di guerra.
(da agenzie)
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Ottobre 20th, 2019 Riccardo Fucile
APERTA UN’INCHIESTA DELLE NAZIONI UNITE SULLE TERRIBILI VIOLAZIONI DELLE LEGGI INTERNAZIONALI
La denuncia era stata fatta nei giorni scorsi dalle autorità curde e anche funzionari dell’Onu hanno
aperto una indagine: napalm e munizioni al fosforo bianco sarebbero stati utilizzati dalle forze turche nella loro offensiva nel nord-est della Siria.
A sostenerlo era stata l’amministrazione autonoma curda in una nota, nella quale si sottolineava come Ankara abbia fatto ricorso alle armi vietate a causa dell’inaspettata resistenza incontrata nella città di Ras al-Ayn.
“L’aggressione turca sta usando tutte le armi disponibili contro Ras al-Ayn – si leggeva nella nota – Di fronte all’evidente fallimento del suo piano, Erdogan sta ricorrendo ad armi che sono vietate a livello globale come il fosforo e il napalm”
Ora dagli ospedali sono arrivate nuove prove. Ricoverati con ferite che sembrano provocate dal fosforo bianco.
Se esiste una giustizia internazionale c’è altro materiale per indagare sui crimini di guerra perpetrati contro la popolazione curda durante l’offensiva voluta da Erdogan
(da agenzie)
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