Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile
E’ SUCCESSO A SESTO SAN GIOVANNI: “ERA TUTTA SUDATA”… AUGURI AL BENEFICIATO
Come un giocatore al termine di una partita trionfante che va sotto la curva avversaria a omaggiare i
suoi tifosi con la maglietta sudata, così anche Matteo Salvini regala mascherine ai suoi fan.
In modo particolare, è quello che è successo a Sesto San Giovanni questa mattina, dove il leader della Lega ha fatto il consueto bagno di folla, in mezzo ai suoi fan e ai suoi elettori. Addirittura è arrivato a regalare una mascherina a un uomo di mezza età , orgoglioso del cimelio conquistato.
La sua mascherina nera con una striscia tricolore sottile sul lato è stata gentilmente concessa a una persona che si trovava lì in quel momento. Fino a quel punto, Matteo Salvini aveva indossato la mascherina, ma in occasione dei selfie non copriva naso e bocca, ma la teneva abbassata sul collo.
Prima di iniziare il suo intervento in pubblico, Salvini aveva invitato le persone arrivate lì per lui (circa 200) a indossare la mascherina «altrimenti ci arrestano».
Poi, in presenza dei giornalisti, ha spiegato il motivo del suo gesto: «Me l’ha chiesta e gliel’ho regalata volentieri».
L’agenzia LaPresse ha anche ripreso il momento esatto in cui Salvini ha regalato la sua mascherina con le sue iniziali (MS) e ha intervistato la persona che ha ricevuto il gentile omaggio dal leader della Lega: «Eccola qua, era tutta sudata — ha detto di fronte alle telecamere -. Se ho paura del contagio? No, no: io ogni tanto le igienizzo e le lavo. Poi Salvini lo conosco bene e conosco anche il sindaco di Sesto San Giovanni».
Vale appena la pena ricordare che le mascherine sono strettamente personali e — se non sono lavabili — dovrebbero essere monouso.
Le mascherine lavabili, invece, vanno igienizzate per bene prima di un nuovo impiego. Di certo, però, non è saggio nè prudente scambiare le mascherine con persone estranee.
Sul tema, Salvini ha fatto registrare un cambio di passo nell’ultima settimana: si è passati dalla mascherina non indossata volutamente al Senato, all’incontro con un bambino sul palco della Lega a Cervia che — nonostante l’invito del leader della Lega a toglierla — gli ha detto che preferiva tenerla, fino ad arrivare all’intervista a Sky Tg 24 in cui Matteo Salvini ha affermato l’importanza di indossare la mascherina nei luoghi chiusi, facendo appello ai suoi elettori e non solo affinchè potessero portarla sempre con sè.
Oggi, però, il nuovo scivolone.
(da agenzie)
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Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile
L’IPOTESI DI REATO E’ EPIDEMIA COLPOSA… L’ESPOSTO DELLE FAMIGLIE DI 26 VITTIME
Arriva da Como la notizia di un blitz dei Nas in 17 case di riposo e in un ospedale in provincia. L’indagine è cominciata in seguito agli esposti presentati dalle famiglie di 26 vittime e dal personale sanitario delle strutture.
I militari dell’Arma hanno sequestrato le cartelle cliniche di 363 pazienti che hanno perso la vita a causa del coronavirus. L’ipotesi di reato nell’ambito dell’inchiesta è quella di omicidio ed epidemia colposi.
Anche Rsa e ospedali della provincia di Como si aggiungono alla lista di realtà perquisite dal Nucleo antisofisticazione e sanità per accertamenti in merito alla gestione dei casi di coronavirus e ai conseguenti decessi nel periodo più acuto della pandemia.
L’inchiesta è stata avviata qualche giorno fa dalla procura della Repubblica di Como ed ha portato, nella giornata di oggi, al sequestro di 363 cartelle cliniche di altrettanti pazienti deceduti. L’inchiesta — attualmente — è a carico di ignoti e l’esame delle cartelle cliniche insieme alle testimonianze degli inquirenti dovranno stabilire se tutti i protocolli di prevenzione sono stati rispettati adeguatamente o se ci siano stati errori e disattenzioni che hanno favorito l’ingresso del virus all’interno delle strutture sanitarie.
Le indagini sulle Rsa
Sono parecchie le inchieste aperte in questo senso per capire se l’ingresso del Covid in tante Rsa e la conseguente morte di pazienti fragili ospitati al loro interno sia imputabile a qualcuno.
Dal viceministro della Salute Sileri arriva un commento positivo per le operazioni che si stanno svolgendo: «Bene gli accertamenti nelle Rsa, serve fare luce per una sanità migliore. Le indagini e i controlli sono essenziali alla comprensione dei fatti, della responsabilità e soprattutto della giustizia e della verità che si devono ai parenti delle vittime». Sileri ha definito «straordinario il lavoro di magistratura e carabinieri del Nas in tutta Italia» sottolineando come «debbano essere loro il nostro riferimento per l’acquisizione di informazioni utili alla ricostruzione dei giorni più duri della pandemia».
(da agenzie)
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Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile
PINI E ALTRI 20 LEGHISTI DELLA VECCHIA GUARDIA HANNO INVIATO UNA DIFFIDA AL COMMISSARIO DELLA LEGA NORD SULLE PROCEDURE DI TESSERAMENTO: PRONTI A PRENDERSI IL SIMBOLO, IL NOME E IL LOGO DI ALBERTO DA GIUSSANO
Vecchi militanti della Lega “Nord” contro la Lega di Salvini. Carmelo Lopapa e Claudio Tito su
Repubblica raccontano una disfida interna al Carroccio che vede la Vecchia Guardia contro il Capitano. E la possibilità di adire le vie legali:
I nostalgici di Bossi hanno chiesto un parere ad alcuni avvocati. La scelta di “regalare” e di non far pagare l’iscrizione alla Lega Nord che viene mantenuta in vita solo formalmente, potrebbe invalidare l’intero percorso che conduce alla Lega per Salvini Premier e al sistema del doppio tesseramento.
Alcuni dirigente fedeli al Senatur sono pronti a far valere l’illegittimità e a riprendersi il simbolo, il nome e l’immagine di Alberto da Giussano.
Tutto si fonda su un interrogativo presente nei pareri legali: «E’ possibile non pagare le quote associative per un partito che avrebbe ancora 49 milioni di debito con lo Stato?».
Gianluca Pini, ex deputato leghista e sfidante di Salvini all’ultimo Congresso, insieme ad una ventina di esponenti della vecchia guardia ha inviato una diffida a Igor Iezzi, il Commissario federale della Lega Nord (Salvini si è dimesso dalla segreteria per incompatibilità rispetto al nuovo partito), richiamando proprio le procedure del tesseramento.
«In attesa di ricevere un celere e puntuale riscontro, significando sin d’ora che in caso di palesi violazioni delle norme interne, saranno espletati tutti gli atti necessari al rispetto dello statuto e del regolamento».
L’universo leghista, dunque, sta entrando in fibrillazione. Se non supererà lo stress test del 2021, allora partirà la caccia a Salvini o si aprirà la ricerca del nuovo segretario della Lega Nord scissionista.
E il prescelto sarà cercato in quello che un tempo era il cerchio magico di Bossi, a partire da Maroni. Il progetto sovranista, insomma, non corre più lungo i binari della certezza ma della precarietà . Gli spazi in politica non restano mai vuoti troppo a lungo.
(da agenzie)
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Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile
IL RISCHIO DELL’OPERAZIONE E’ QUELLO DI AMMETTERE L’INEFFICIENZA DELLA GIUNTA SULL’EMERGENZA CORONAVIRUS… E SE POI FONTANA FINISCE IMPUTATO, LA LEGA COME NE ESCE?
Il Messaggero racconta oggi che Matteo Salvini ha deciso di prendere in mano il caso Lombardia per correre in soccorso del “suo” presidente di Regione Attilio Fontana.
L’idea del Capitano è quella di far fuori Giulio Gallera, l’assessore alla Salute tanto chiacchierato per le sue performance durante l’emergenza Coronavirus:
Salvini ha deciso: «Serve un segnale sulla Lombardia», ha detto ai suoi nel week end. E dunque a inizio settembre si andrà verso un rimpasto della Giunta. A rischio è soprattutto l’assessore Gallera che era già stato frenato nelle ultime settimane.
L’obiettivo del Capitano è quello di rafforzare qualche assessorato, rilanciare la Regione alle prese, tra l’altro, con un ‘piano Marshall’ per le grandi opere che ritarda per la lentezza nei passaggi amministrativi. Nel mirino soprattutto la Sanità . Anche se pubblicamente la difesa è a spada tratta («averne come quella lombarda in giro per l’Italia…»), è ormai parere unanime nel partito di via Bellerio che sono stati commessi errori grossolani.
E allora è necessario intervenire, salvaguardando allo stesso tempo il governatore Fontana. Perchè su Attilio il leader lumbard continua a mettere la mano sul fuoco.
Ingenuità e leggerezze ma nessun dolo
Una tesi di parte ovviamente, saranno i giudici a stabilire la verità .
Creare magari una sorta di ‘task force’, una rete di protezione con dei manager competenti che affianchino il lavoro della Giunta. Le pressioni per una svolta arrivano da più parti, anche all’interno del partito di via Bellerio e dalle altre regioni.
Il rischio è che un calo di consensi in Lombardia possa pregiudicare l’immagine di buon governo degli amministratori leghisti. Ma ovviamente c’è anche l’altra faccia della medaglia. La preoccupazione di molti dirigenti è che un’operazione di rimpasto possa non essere compresa, che possa essere interpretata come una ammissione di colpa.
Inoltre — l’invito arrivato a Matteo — occorrerà trovare le figure giuste. In ogni caso si dovrebbe procedere prima delle elezioni Regionali. Perchè anche se non si vota in Lombardia («Fontana per noi è un modello, potrà ricandidarsi, se lo vorrà », ha detto ieri l’ex responsabile del Viminale) il timore è che possa esserci un contraccolpo negli altri territori.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile
“TANTI ELETTORI MODERATI SCELGONO I SOVRANISTI PERCHE’ NON C’E’ UN’AREA LIBERALE E MODERATA”
Campagna acquisti: Enrico Costa, deputato di Forza Italia e responsabile Giustizia del partito di
Berlusconi, lascia gli azzurri e aderisce ad Azione, il movimento di Carlo Calenda e Matteo Richetti.
L’annuncio è stato dato durante una conferenza stampa alla Camera alla quale era presente anche Andrea Mazziotti, uno dei componenti del comitato promotore di Azione. Costa rivestirà il ruolo di responsabile Giustizia nel Movimento di Calenda.
”Faccio una scelta controcorrente, da responsabile Giustizia di un partito con un Gruppo di 150 parlamentari a capogruppo di me stesso, ma c’è l’ambizione di costruire la grande casa dei liberali”.
Lo ha detto Enrico Costa, annunciando il suo passaggio a Azione con Carlo Calenda alla Camera.
”Tanti elettori moderati e liberali oggi scelgono Salvini e la Meloni perchè vedono spento lo spirito propulsivo dell’area liberale -ha spiegato Costa-. Calenda è la persona giusta per interpretare queste idee, per approfondire i problemi, una forza politica che fa questo può solo crescere”.
(da agenzie)
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Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile
IL VIRUS E LA COMUNICAZIONE IMPAZZITA: “SIAMO I MIGLIORI AL MONDO”
Ormai è sempre più evidente: i nervi di Donald Trump vacillano sotto i colpi che il coronavirus continua a infliggere agli Stati Uniti, dove l’epidemia prosegue la sua corsa diffondendosi anche nelle aree rurali.
Quando si tratta di Covid-19, la comunicazione del presidente si fa schizofrenica, con un una email in cui si invoca l’utilizzo da “patrioti” della mascherina e un tweet a caratteri cubitali in cui si intima di “aprire le scuole!!!”, come se tenerle chiuse fosse un capriccio di alcuni governatori anzichè una misura per contenere i contagi.
Dopo aver apostrofato come “patetica” l’allerta lanciata da Deborah Birx, coordinatrice della risposta della Casa Bianca all’emergenza coronavirus, sulla “nuova fase” della pandemia negli Usa, il presidente ha cercato di glissare, limitandosi a rimarcare quelli che secondo lui sono i risultati ottenuti dal Paese nella lotta alla pandemia.
“Credo che stiamo andando molto bene e credo che abbiamo fatto quanto ogni altra nazione”, ha detto, rispondendo a chi gli chiedeva di tornare sul tweet di poche ore prima con cui lamentava il fatto che Birx avesse ‘abboccato all’amo’ nella sua risposta alle critiche della Speaker della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi.
“Credo che stiamo facendo benissimo. Ho detto alla dottoressa Birx che ritengo stiamo andando molto bene. È stata da me nel mio ufficio poco fa. È una persona nei confronti della quale nutro grande rispetto. Credo che Nancy Pelosi l’abbia trattata molto male, molto molto male. Molto cattiva”, ha osservato.
Per Trump, riporta The Hill citando le parole del presidente, la gente dovrebbe concentrarsi maggiormente sul modo in cui gli Stati Uniti hanno aumentato la produzione di ventilatori o sul volume dei test effettuati.
Trump aveva detto di essersi sentito ferito dalle dichiarazioni con cui Birx in un’intervista televisiva del fine settimana aveva parlato di una pandemia diffusa negli Stati Uniti. “Dunque la folle Nancy Pelosi ha dichiarato cose orribili su Deborah Birx, accusandola di essere troppo positiva sull’ottimo lavoro che stiamo facendo nella lotta al virus cinese. Per contestare Pelosi, Deborah ha abboccato e ci ha colpiti. Patetico”, aveva scritto l’ex tycoon. Birx aveva parlato di una “nuova fase” della lotta al virus nel Paese, virus “eccezionalmente diffuso”, aveva detto alla Cnn, esprimendo al contempo il proprio “profondo rispetto per Nancy Pelosi e per il suo impegno di lunga data nei confronti del popolo americano”.
Ma The Donald — quando si tratta di Covid e comunicazione — non fa in tempo a mettere una pezza da un lato che una crepa si apre dall’altro. È il caso dell’intervista, diventata virale, concessa dal presidente a Jonathan Swan, giornalista di Axios. L’intervista è stata effettuata il 28 luglio, ma è andata in onda su HBO lunedì sera. “Siamo più bassi del resto del mondo”, afferma il presidente sventolando dei grafici e tabelle sulle statistiche dell’epidemia in America. Il giornalista rimane esterrefatto: “Cosa??”. Poi, quando The Donald gli passa le carte, capisce: i grafici evidenziano il numero di vittime americane in rapporto ai contagi, non in proporzione alla popolazione.
“Qua, nel rapporto con la popolazione, gli Stati Uniti stanno andando malissimo, peggio della Corea del Sud, della Germania…”.
Al che Trump si irrigidisce e poi si impalla: “Non puoi farlo, devi guardare al rapporto con i contagi…”. “Perchè non posso farlo?”, ribatte Swan.
Ma non c’è niente da fare: il presidente prosegue per la sua strada agitando altri fogli. “Non stai riportando la situazione correttamente Jonathan — accusa il giornalista – Guarda quest’altra tabella: siccome facciamo più test, abbiamo più casi. Siamo i migliori, Jonathan, i migliori”.
Soltanto su Twitter, la clip condivisa dal profilo di Axios è stata visualizzata più di 10 milioni di volte. Un gran risultato, questo sicuramente sì.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile
REGIONALI TOSCANA, LA CECCARDI PRENDE MENO VOTI DELLA COALIZIONE DI CENTRODESTRA
Sei punti avanti. Dopo un fine settimana vissuto pericolosamente c’è un nuovo dato sul tavolo del
Pd toscano.
È un altro pezzo del sondaggio di Masia, Emg Aqua, reso noto nel weekend.
Di quella rilevazione datata 30 luglio solo la somma dei partiti delle due coalizioni di centrosinistra e centrodestra era stata resa nota e l’effetto è stato quello di una scossa: 4 punti avanti il Pd, 45,5% contro 41,5%, ma con l’incognita di un 2% attribuito a 2020 a Sinistra da cui però si è sfilata Sinistra Italiana, quanto basta per un weekend thriller.
Ora salta fuori che nel lavoro di Masia esiste anche un confronto tra i candidati che vede Giani al 46,5% contro Ceccardi 40,5%, con la candidata M5S Irene Galletti all’8%.
Sei punti avanti, segno che la candidata del centrodestra potrebbe valere meno della somma dei partiti che la sostengono, epifania di un possibile, sebbene marginale, voto disgiunto.
Eppure, per Giani e i Dem, è appena un’ebbrezza. Solo la conferma che un po’ di vantaggio esiste sempre, ma niente di rassicurante.
(da agenzie).
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Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile
IL PROVVEDIMENTO VERRA’ ESAMINATO A SETTEMBRE
Se uso parole poco gentili verso una donna in quanto donna dalla mia pagina Facebook, se faccio lo stesso con un uomo in quanto gay, dicendo che ‘non mi piacciono’ i matrimoni omosessuali, le miei restano mere opinioni.
Se sono un prete e dissento sulle unioni dello stesso sesso e lo dico in una predica, se capita che durante una cena critichi aspramente una persona trans o lesbica e le sue condotte di vita, le mie restano idee personali espresse e nulla di più.
Se però alle mie parole aggiungo l’invito a prendere a schiaffi quella donna, quella persona gay, trans, bisessuale o lesbica, a farle una ‘faccia così’, a ‘levarla dal mondo’, o a diffamarla, a molestarla o quant’altro, a quel punto compio un reato, rischiando fino a quattro anni di carcere.
È più o meno questo lo scenario che si presenterà se la legge contro l’omofobia, contro gli atti discriminatori fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, sbarcata ieri alla Camera, dovesse diventare legge.
Inoltre, questi atti diventano un’aggravante di altri reati, come già accade per discriminazioni di odio etnico, razziale, religioso e nazionale
Cosa contiene il testo della legge contro la transomofobia
La proposta di legge Zan, dal nome del relatore di maggioranza, Alessandro Zan del Pd, a proposito dei cosiddetti delitti contro l’uguaglianza, già previsti dagli articoli 604-bis e ter del codice penale, alle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, aggiunge, riallacciandosi alla legge Mancino, aggiunge, come abbiamo detto, quelli legati ai caratteri sessuali.
La differenza, però, è che mentre se per la Shoah, per i crimini di genocidio, così come per quelli contro l’umanità e di guerra, per l’odio razziale e religioso, è reato anche la sola propaganda, per quelli compresi nella proposta di legge sarebbe reato solo l’istigazione (e non la propaganda).
Oltre a questo, la nuova legge mira a diffondere una cultura della tolleranza, con l’istituzione della giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, fissa il giorno 17 maggio.
Cosa vuol dire istigare per il codice penale
Istigare è un incitamento concreto a commettere reati, non è quindi qualunque manifestazione di opinione, ma un’esortazione “che abbia una efficacia determinante nei confronti delle persone a commettere un reato”, come spiega ad HuffPost il costituzionalista Davide De Lungo.
Ci deve dunque essere la reale capacità dell’istigazione a suscitare odio e potenzialmente a determinare un concreto rischio di commissione di condotte delittuose.
L’aspetto delicato è che, ad esempio, una determinata frase molto sgradevole e offensiva rivolta a una donna — perchè il provvedimento è anche contro la misoginia — potrebbe sì essere un incitamento alla violenza e contenere una forma di istigazione, però sarà il giudice che, per condannare o meno il sospettato, dovrà “valutare in concreto la situazione alla luce di chi è l’autore, delle modalità la concreta attitudine della condotta a determinare la commissione del reato”.
Il rischio è di penalizzare le mere opinioni
La Carta all’articolo 21, primo comma, fissa il principio costituzionale secondo cui tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Stante questa base, come dicevamo, già esistono le fattispecie di reato che riguardano la propaganda e l’istigazione per discriminazioni razziali, etniche e religiose. “I reati d’odio — prosegue De Lungo — nel nostro ordinamento esistono dal 1975, con la normativa ONU sulle discriminazioni, e poi l’abbiamo attuata nel ’93”.
Quando però si creano nuove fattispecie di reato, il problema è questo: “c’è il rischio che possa aprirsi un’indagine o avviarsi un processo per accertare che la condotta rientri o meno all’interno dei casi puniti”.
Per quanto la norma della nuova legge possa essere chiara, “potrà sempre esserci un pubblico ministero, un giudice o anche una persona offesa che possano ritenere diversamente e che quindi ci siano i presupposti per procedere”.
A che punto è l’iter legislativo
Ieri è finita la discussione generale, adesso si passa all’esame del provvedimento, preceduto da due pregiudiziali di costituzionalità presentate da Fratelli d’Italia e Lega. La Camera quindi esamina queste pregiudiziali e le vota. Se vengono bocciate, l’iter procede, se per caso viene approvata anche una delle due, allora il provvedimento è morto, perchè viene ritenuto dall’Aula non costituzionale. “E’ all’ordine del giorno oggi, ma tutto depone perchè, per forza di inerzia, avvenga a settembre”, spiega una fonte parlamentare vicina al dossier.
Si tenta di fare questa legge da vent’anni
La legge contro l’omofobia l’Italia la rincorre da più di vent’anni, prima con i militanti del mondo gay, poi nel 1999 con il primo tentativo di diversa matrice, questa volta cattolica, con il deputato del Ppi Paolo Palma.
Il problema, anche degli ultimi tentativi, come quello di Ivan Scalfarotto del Pd, è che naufragano sempre perchè “sia i radicali del mondo arcobaleno che gli oltranzisti cattolici alla fine non accettano la minima mediazione”, dice la fonte.
“Quando Scalfarotto nella scorsa ha provato a trovare un punto di caduta, sulla Rete se lo sono mangiato dicendo che aveva ceduto, che si trattava di un compromesso al ribasso”.
In questi giorni nei palazzi della politica circolava la domanda ‘Ma come mai con tutte le emergenze che abbiamo ci occupiamo dell’omofobia?’. Tra le risposte in Aula, è arrivata quella del dem Walter Verini, che ha riportato alcuni numeri: “Nel 2017 sono state 324 le segnalazioni che non si siano tradotte in denunce di atti discriminatori o di atti di violenza per motivi di orientamento sessuale o di identità di genere”.
Nel 2018 “sono state 284 e nel 2019, 219”. E poi la sua stoccata ai contrari: “Alcuni sono nipoti di coloro che nei primi anni Settanta si opposero con tutti i mezzi alla legge che introdusse il divorzio”
L’Italia è in ritardo rispetto agli altri Stati europei
L’Onu il 13 maggio scorso ha sollecitato con una lettera il nostro Paese a muoversi con più leggi contro le discriminazioni, perchè siamo considerati indietro rispetto alle altre nazioni dell’Europa occidentale.
Anche il Parlamento europeo è intervenuto più volte con delle risoluzioni per chiedere ma a tutti gli stati membri, non solo a noi, di legiferare in materia antidiscriminatoria. L’omofobia, intesa come atto violento o incitamento all’odio, è esplicitamente punita come reato con sanzioni in Danimarca, Francia, Islanda, Norvegia, Paesi Bassi e Svezia. In quest’ultimo paese, la normativa è molto stringente: il colpevole di minacce o dell’espressione di disprezzo verso gli omosessuali può essere condannato da 6 mesi a 4 anni di carcere.
Lì, sullo stesso tema, nel 2005 è entrata in vigore la legislazione anche in materia di sicurezza sociale.
Quanto alla Norvegia, è stato il primo paese al mondo a includere gli omosessuali nella sua legislazione anti-discriminazione del 1981, rendendo penalmente perseguibile chi rifiuta beni o servizi a una persona per la sua “disposizione, stile di vita o tendenza all’omosessualità ”. Qui si rischia il carcere fino a sei mesi.
Il codice penale danese dal 1971 punisce l’incitamento all’odio nei confronti degli omosessuali, quello sloveno dal 1994, lo spagnolo già dal 1995, l’islandese dal 1996, mentre in Ungheria è in vigore dal 1997 la legge sulla salute pubblica, che inquadra la stessa fattispecie.
Serbia, Montenegro e Repubblica Ceca, invecem ci sono arrivati nel 2000. In Francia dal 2004 chi insulta gay e lesbiche rischia un anno di carcere e fino a 45.000 euro di multa.
Nei Paesi Bassi non esiste una legge antidiscriminatoria per gli omosessuali, ma chi diffama pubblicamente un gruppo per la sua razza, religione, credenze personali o il suo orientamento sessuale è punito con il carcere fino ad un anno o con una multa fino a 4500 euro.
In Germania, diversamente, non esiste a livello federale una legge antidiscriminatoria di questo tipo. Per il resto, Finlandia, Cipro, Belgio, Austria, Irlanda, Lussemburgo e Gran Bretagna hanno norme più legate alla sfera lavorativa e al gap occupazionale. L’avvocato Matteo Bonini Baraldi, infine, ricorda ad HuffPost che “già dal 2015 quattordici Stati dell’Ue, tra cui Belgio, Francia, Spagna e Grecia considerano la finalità omofobica come circostanza aggravante o un elemento da prendere in considerazione nella determinazione della pena prevista per il reato”.
L’Italia, in sostanza, non farebbe altro che mettersi la passo con la realtà di oggi, ma la differenza con la maggior parte delle altre nazioni è che il nostro ordinamento è caratterizzato da un eccesso normativo che complica di molto l’interpretazione delle leggi.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile
BRESCIANO DI LUMEZZANE, E’ COMMERCIALISTA COME MANZONI
Domenica Repubblica ha parlato di un incontro tra un politico di primo piano del Carroccio e uno
dei tre commercialisti Scillieri, Di Rubba e Manzoni comparsi nel caso Lombardia Film Commission.
Oggi Il Fatto sostiene in un articolo a firma di Stefano Vergine che il politico sia Stefano Borghesi, bresciano di Lumezzane, commercialista come Manzoni, ma soprattutto uomo del cerchio magico di Matteo Salvini, vice del Capitano ai tempi della segretaria della Lega Lombarda, senatore e presidente della commissione permanente Affari costituzionali. L’incontro, dice il Fatto, è con Manzoni:
Cosa si dicevano Manzoni e Borghesi? Lo abbiamo chiesto a Borghesi, ma nel momento in cui il giornale va in stampa il senatore non ci ha ancora risposto.
Borghesi non è indagato per la vicenda della Lombardia Film Commission. Il suo legame con i commercialisti leghisti finiti sotto il faro della Procura è però un fatto documentato. Quarantatrè anni, laurea in Economia e commercio, un paio di nomine nei consigli di revisione contabile di società a controllo pubblico (Agea e gruppo Poste Italiane), Borghesi è in affari con Manzoni e Di Rubba. E anche con Giulio Centemero, l’ex assistente personale di Salvini diventato tesoriere del partito. I quattro condividono infatti le quote azionarie della Mdr Stp Srl.
È la piccola società che, fra il 2018 e il 2019, ha ricevuto 39 bonifici da Lega per Salvini Premier, Lega Nord e Radio Padania. Un totale di quasi mezzo milione di euro bonificato dalle casse del partito — gravato dal debito dei 49 milioni di euro frutto della truffa sui rimborsi elettorali ottenuti presentando bilanci falsi — e arrivato a quelle dell’i mpresa privata dei suoi esponenti. Motivo? Servizi contabili: questo almeno è l’oggetto sociale della società dei commercialisti di fede salviniana.
Borghesi, con Manzoni, Di Rubba e il tesoriere Centemero, è socio della Mdr Stp che ha ricevuto mezzo milione di euro dalla Lega:
Le quote della Mdr Stp peraltro non sono distribuite in modo equo: Di Rubba e Manzoni detengono il 96% dell’a zi end a, mentre Borghesi e Centemero sono titolari del 2% ciascuno.
Insomma, degli eventuali utili aziendali i due parlamentari beneficerebbero in minima parte. Una spiegazione potrebbe trovarsi fra le norme che regolano le perquisizioni.
Che succede se la polizia giudiziaria deve perquisire gli uffici di una società privata tra i cui soci ci sono dei parlamentari? Succede che non basta presentarsi con un decreto firmato da un giudice. SE INFATTI un parlamentare (e qui sono due) ha il suo ufficio personale all’interno dell’azienda, la faccenda si è molto più complicata. Serve il voto della giunta per le autorizzazioni, cioè l’ok da parte degli stessi colleghi in Parlamento.
(da “NextQuotidiano”)
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