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“VI RACCONTO DI MIO MARITO, SANO E GIOVANE, UCCISO DAL COVID-19 DOPO MESI DI CALVARIO”

Agosto 25th, 2020 Riccardo Fucile

GIANLUCA AVEVA 48 ANNI, SENZA ALCUNA MALATTIA PREGRESSA: IL VANO TENTATIVO DI UN TRAPIANTO DI POLMONI “COMPLETAMENTE BRUCIATI”

48 anni, una moglie e un bambino. Un lavoro come programmatore nell’ufficio vicino al Duomo, nel cuore della città  di Milano . La fortuna di una famiglia unita e una casa a Pantigliate, comune a poco più di mezz’ora dal centro.
L’elenco delle cose che riempivano l’esistenza di Gianluca Moscardelli potrebbero continuare, con i pregi e i difetti di una vita onesta, ma deve necessariamente fermarsi in un ospedale, per cinque lunghi mesi che porteranno il padre di famiglia al decesso, pochi giorni fa.
Covid-19, polmoni bruciati, trapianto d’urgenza, una lotta che non è finita bene. E che Daniela Spina, la moglie di Gianluca, oggi racconta ad Open «perchè tutti capiscano che non è uno scherzo, e che smettano di negare o di comportarsi come se niente di tutto questo fosse pericolo mortale».
«Mi sa che l’ho preso»
Raccontare un calvario non è cosa semplice, ma è forse necessaria per continuare o cominciare ad avere presente la serietà  del periodo che il mondo sta vivendo. «Gianluca aveva lavorato fino a una settimana prima di ammalarsi», comincia la moglie Daniela, raccontando i primi giorni in cui il marito ha cominciato ad avvertire i primi sintomi. Sentiva stanchezza «e più o meno dal 20 di marzo, una leggera febbre comparsa a intermittenza, che però all’inizio non lo aveva impaurito».
Passano quattro giorni e la mattina del 24 marzo, Daniela trova Gianluca con la testa accasciata sul tavolo, «”Mi sa che l’ho preso” mi ha detto piangendo, si sentiva debolissimo», racconta la donna.
In quel periodo, fase iniziale dei contagi che ben presto sarebbero aumentati a dismisura, i sintomi da Covid-19 non erano ancora ben chiari. Gianluca non sentiva sapori da un po’, il fare energico che di solito lo caratterizzava a lavoro, era cominciato a venir meno. «Sistemava un pc e poi si andava a stendere».
Mentre l’uomo respira a fatica, Daniela chiama l’ambulanza. Non prima di cercare aiuto nel medico di famiglia, «non allarmiamoci per nulla» le è stato risposto.
I medici del 118 al telefono vogliono ascoltare la voce di Gianluca, «subito dopo hanno voluto parlare di nuovo con me, ordinandomi di disinfettare il telefono e di mettere qualcosa davanti la bocca sia a me che a mia figlio di 8 anni».
La famiglia Moscardelli non ha mascherine in casa, «non erano ancora obbligatorie, ho cercato un panno di fortuna per me e il bambino», ricorda Daniela.
La visita dei medici parla chiaro, «saturazione bassissima, lo dobbiamo portare con noi» racconta la moglie. «Tuo marito è lì che ha bisogno di un abbraccio e tu non puoi», continua, ricordando la sofferenza di quel momento. Da lì Gianluca non è più tornato a casa, combattendo una lotta che non è riuscito a vincere. «Il medico dell’ambulanza mi ha ordinato di stare lontano da mio marito, mentre andavano via ci siamo abbracciati con lo sguardo»
Nessuna malattia pregressa
Gianluca Moscardelli era sano. Mai avuto malattie, nè patologie respiratorie ma la Covid-19 gli ha bruciato i polmoni. Non un modo di dire, «nessun terrorismo ma la realtà », come spiega Daniela, che ha portato i medici a optare per l’unica soluzione possibile, il trapianto.
Il primo ricovero è al San Raffaele di Milano, Gianluca risulta positivo al tampone per Covid-19. «Me lo aspettavo ormai, ma non immaginavo nulla sulla gravità . Era sano, giovane, mi dicevo che lo avrebbe superato», racconta Daniela.
Lei e il figlio di 8 anni rimangono a casa, sotto osservazione dell’Ats, mentre i medici li aggiornano quotidianamente sulla condizione dell’uomo. Anche Gianluca per adesso riesce a mandare qualche messaggio alla moglie:«Oggi mi hanno messo il casco»; «Faccio fatica a respirare».
Passano cinque giorni e la prima telefonata del medico del San Raffaele comincia a far capire che per Gianluca non sarebbe stato facile. «Suo marito non sta bene, la tac ci dice che i polmoni sono in gravissime condizioni», Daniela ripercorre le parole sentite dall’altra parte del telefono, alle quali seguì l’intubazione di Gianluca.
Dopo la notizia, una video chiamata dall’ospedale, pochi minuti in cui moglie e marito si vedono. «Ho cercato di tranquillizzarlo e di farmi vedere forte» ricorda Daniela. «Papà  dai che sei come Iron man», stavolta anche William, il piccolo di 8 anni aveva voluto parlare col papà . «È stata l’ultima volta che io e mio figlio abbiamo visto mio marito senza tubi».
«Ho visto una guerra»
Una serie di ultime volte si rincorrono nei ricordi che Daniela racconta a raffica, fino al 9 agosto, data della scomparsa di Gianluca. Dall’intubazione le diagnosi infatti non migliorano.
Dopo 10 giorni a Daniela viene detto che suo marito si è aggravato ulteriormente, polmoni compromessi. «Mi dicono che è necessario passare alla tracheo e all’utilizzo dell’Ecmo, il macchinario per la respirazione». Una pugnalata al cuore, come la definisce Daniela, che a quel punto chiede di vedere Gianluca almeno per dieci minuti.
«Ero disperata, mi sono assunta tutte le responsabilità  e sono riuscita a convincere i medici dal cuore d’oro». Le viene consentito poco tempo, «Sarà  una cosa nuova e forte, 10 minuti bastano», le dicono i medici. Bardata con tuta e tutto il necessario, la moglie di Gianluca entra nei capannoni creati per l’emergenza dalla raccolta fondi di Fedez e Chiara Ferragni. «Ho visto una guerra. A destra e a sinistra, giovani, anziani, donne e uomini. Tubi ovunque» ricorda la donna.
«Come il ragazzo di 18 anni»
Gianluca era ancora positivo alla Covid-19, per lei e il suo bambino Ats non si era ancora fatta sentire. «Ci hanno abbandonato, sono stati i medici dell’ospedale a intervenire e farci fare il tampone». William è risultato negativo, anche Daniela, risultata invece positiva al test per la ricerca degli anticorpi. A peggiorare la situazione il batterio ospedaliero della klebsiella, che colpisce tipicamente l’apparato respiratorio e che ha condotto Gianluca alla soluzione estrema del trapianto.
«Nessun antibiotico riusciva a debellarlo definitivamente, intanto Gianluca si indeboliva sempre di più», continua Daniela. I medici del San Raffaele propongono la soluzione del trapianto, «mi dicono di averla effettuata anche a un ragazzo di 18 anni con gli stessi problemi di Gianluca, ho accettato di farlo». Un’ultima spiaggia su cui il virus aveva lasciato Gianluca, ormai negativo al tampone ma con una traccia troppo grande nel corpo per poter sopravvivere.
«Andavo da lui tutti i giorni, cercavo di infondere forza, l’infermiera che mi aiutava a liberarmi delle bardatura quando uscivo, mi diceva “sei stata brava, sei vuoi adesso piangi”».
Daniela non ha paura di ripercorrere tutte le debolezze affrontate e ribadisce la sua volontà  di farle sapere al mondo, «perchè non si neghi» e perchè «mio marito possa riposare in pace come tutte le altre vittime, almeno potendo sentire da tutti la verità ».
L’ultima speranza
Il trasferimento dal San Raffaele al Policlinico di Milano di Gianluca Moscardelli avviene l’8 di giugno. La notizia di un donatore era arrivata alle sei del mattino, «Ho dovuto scegliere io per lui perchè non era in grado. So che avrebbe fatto la stessa cosa per me, darmi una speranza. L’ultima», dice convinta Daniela.
14 ore di intervento, operazione riuscita e una speranza in più per uscire dall’incubo. Nei dieci giorni successivi Daniela e William aspettano a casa di ricevere la buona notizia del risveglio. «I medici mi dicono che posso andare, che Gianluca era ancora collegato all’Ecmo ma in modo più lieve».
Lo vede da una vetrata, Daniela. Giorni di visite da lontano fino a che arriva il permesso di poter entrare nella stanza. I nuovi polmoni stavano funzionando, «ma la cosa più bella è stata accorgermi che Gianluca non aveva più la tracheo», racconta.
I medici le avevano fatto una sorpresa e anche il marito, che dopo essersi esercitato tutta la mattina, riesce a pronunciare alcune parole che la moglie non dimenticherà  più. «Mi lascia la mano, si concentra e mi dice che mi ama. Poi pronuncia il nome di nostro figlio. Uno dei momenti più belli della mia vita».
Nel frattempo i reni di Gianluca sono affaticati, il batterio della klebsiella era tornato ma stavolta più forte di prima. L’uomo sprofonda in una debolezza ancora più acuta. «C’è qualcosa che non va, dobbiamo approfondire, mi dicono», continua Daniela
A chi nega, l’appello disperato
Moscardelli viene messo in dialisi, reni e cuore sono affaticati, il batterio era entrato nel sangue, arrivando a danneggiare anche il midollo. Tutto il resto è la strada che porta Gianluca a spegnersi definitivamente la mattina del 9 agosto, «con le linee del macchinario che diventavano piatte» come racconta Daniela, abbracciata ai dottori «che ormai consideravano mio marito un fratello».
«Siamo stati vicini fino all’ultimo respiro» dice la donna, un respiro che è stato interrotto troppo presto «da un maledetto virus».
A chi nega, a chi dubita della buona salute del marito prima del contagio, a chi si rifiuta di mettere la mascherina, a chi prende il pericolo sottogamba, la donna continua a rivolgere il suo appello disperato.
Usa i media, «troppo spesso responsabili di una comunicazione distorta di cui io stessa sono stata vittima», e i social, come un diario dove poter condividere la storia e la memoria «di un uomo buono portato via da un virus cattivo».

(da Open)

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IL NEGAZIONISTA CHE SI PENTE DOPO CHE LA MOGLIE MUORE DI COVID-19

Agosto 25th, 2020 Riccardo Fucile

“NON SIATE SCIOCCHI COME ME, IL VIRUS ESISTE”

Oggi la BBC racconta la storia di Brian Lee Hitchens, un tassista della Florida, e di sua moglie Erin: la coppia era fermamente convinta che il coronavirus fosse stato creato in laboratorio.
I due negazionisti credevano a tutte le teorie del complotto che legano il virus al 5G o lo riducono a una banale influenza. La storia finisce male. Brian si ammala, anche se riesce a riprendersi. Ma Erin muore.
E a lui non resta che pubblicare su Facebook un post in cui avverte i complottisti che COVID-19 è reale
Brian e Erin non hanno mai seguito le norme basilari per proteggersi dal contagio. Niente mascherina, niente distanziamento sociale. A maggio si ammalano entrambi, anche se la diagnosi di COVID-19 arriva successivamente.
E infatti Brian, continua a lavorare come se niente fosse con il suo taxi e a ritirare i farmaci per la moglie senza osservare le regole di distanziamento sociale o indossare la mascherina. Ma Erin oltre ad essersi ammalata soffriva già  di asma e di disturbi del sonno. E il ritardo nelle cure le è stato fatale.
La donna di 46 anni dopo essere stata ricoverata e attaccata al respiratore è morta per problemi cardiaci subentrati alla malattia. Brian era stato contattato da BBC a luglio, quando Erin era ancora in ospedale, nell’ambito di un’inchiesta sul costo umano della disinformazione del coronavirus. E aveva spiegato che rimpiangeva di non aver ascoltato fin dall’inizio gli avvertimenti delle autorità  e che sperava che sua moglie potesse perdonarlo: “”Questo è un vero virus che colpisce le persone in modo diverso. Non posso cambiare il passato. Posso solo vivere oggi e fare scelte migliori per il futuro”. A maggio il tassista aveva spiegato in un post diventato virale che pensava che il virus fosse un complotto del governo, o che avesse a che fare con il 5G.
L’uomo ha raccontato la sua malattia e quella della moglie invitando chi leggeva a non imitare i suoi errori: “Se devi uscire per favore non essere sciocco come me, così non ti succederà  quello che è accaduto a me e mia moglie”. Brian ora può solo aggiungere: “Non soffre più, è in pace. Ho passato momenti in cui mi manca, ma so che è in un posto migliore.”

(da “NextQuotidiano”)

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ZANGRILLO DOVRA’ CURARE BRIATORE: MA IL VIRUS NON ERA CLINICAMENTE MORTO?

Agosto 25th, 2020 Riccardo Fucile

SAREBBE BASTATO USARE IL CERVELLO PER COMPRENDERE CHE IL “LIBERI TUTTI” AVREBBE PORTATO A CONSEGUENZE NEFASTE

Più che un paradosso sembra la legge del contrappasso: da un lato l’imprenditore nababbo che tuonava contro il governo e il sindaco di Arzachena, dando loro degli incompetenti per aver messo dei limiti -che come sta emergendo- hanno contribuito e contribuiranno a evitare il diffondersi dei contagi con tutte le conseguenze del caso.
Dall’altro il vicerettore del San Raffaele che aveva parlato di virus “clinicamente morto” e usato nella trasmissione della Annunziata l’espressione ‘terrorismo’ commentando le misure che la Grecia voleva imporre ai vacanzieri che fossero andati lì in estate.
Adesso che i fatti dimostrano che il virus non era clinicamente morto, ma aveva solo attenuato i suoi effetti, toccherà  proprio alla struttura di Zangrillo salvare la vita (e ci auguriamo che ci riescano) a Flavio Briatore ricoverato in serie condizioni.
Il tutto mentre al Billionaire che a destra non volevano far chiudere si sono registrati 52 contagi e chi sa a quanti saremmo arrivati senza l’intervento degli “incompetenti” che starebbero (secondo sovranisti e fascionegazionisti) imponendo la dittatura sanitaria o una falsa emergenza per non meglio precisati scopi anti democratici
Sarebbe bastato ascoltare la scienza, quella vera, per comprendere che il “libera tutti” indiscriminato avrebbe portato a conseguenze nefaste.
Quale è l’augurio? Che chiedano scusa per i selfie senza mascherina e che comprendano che questo Paese rischia di pagare un alto prezzo per dichiarazioni e commenti irresponsabili.
I fatti dimostrano che convivere col virus è possibile rispettando le norme si può lavorare, uscire, andare agli spettacoli e incontrare amici. Tranquillamente. Ma per favore mascherine, distanziamento e igiene delle mani. Più qualcosa che non si compra al mercato. Ossia il buon senso.
Lo stesso buon senso che avrebbe evitato il ricovero di Briatore e un focolaio al Billionaire.

(da Globalist)

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MIOZZO: “L’EPIDEMIA E’ ANDATA FUORI CONTROLLO: PAGHIAMO UN’ESTATE IN LIBERTA’ CON PARTY E ASSEMBRAMENTI”

Agosto 25th, 2020 Riccardo Fucile

“SE LA CURVA CONTINUA A SALIRE DOVREMO PREOCCUPARCI”

“L’epidemia è andata fuori controllo. Paghiamo un’estate in libertà , con party sulle spiagge, discoteche aperte e assembramenti senza regole”. A parlare così della crescita dei contagi in Italia sulle pagine del quotidiano Il Giornale è Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico.
Miozzo avverte:
“Una crescita sull’andamento dei contagi era prevista, però dobbiamo capire come si evolve questa curva epidemica: se raggiunge un picco e poi si ferma, possiamo stare tranquilli perchè è il colpo di coda di comportamenti scorretti dei vacanzieri, ma se continua a salire dobbiamo cominciare a preoccuparci. Entro la fine del mese sapremo cosa sta succedendo. In questi giorni le spiagge si stanno svuotando e sono cominciati i rientri nelle città . I contagi stanno emergendo”.
Sull’età  dei nuovi contagiati:
“Si è abbassata notevolmente, ma è un’arma a doppio taglio: questi ragazzi manifestano pochissimi sintomi, ma sono lo stesso contagiosi e possono innescare pericolose catene di trasmissioni familiari e a scuola, dove purtroppo la presenza in classe rappresenta un nuovo stress dal punto di vista epidemiologico ed è per questo che la diffusione del virus sul territorio nazionale dev’essere tenuta sotto controllo”.
Sulla riapertura delle scuole, Miozzo commenta:
“Bisogna far ripartire la scuola, è un imperativo sociale e politico. Sono già  sei mesi che gli istituti sono chiusi. E otto milioni di studenti non possono più stare lontano dalle aule”.
Il coordinatore del Cts invita a non abbassare la guardia, sottolineando che l’attività  di tracciamento dei nuovi contagi va rafforzata, “soprattutto con l’aiuto di chi ha vissuto situazioni di rischio e potrebbe aver contratto il virus senza saperlo”. E ai giovani di rientro dalle ferie consiglia:
“Non sottovalutate alcun sintomo, fatevi controllare anche al primo raffreddore, ricordatevi dove siete stati in vacanza e chi avete frequentato. Se ad una festa a cui avete partecipato qualcuno è risultato positivo al Covid fatevi subito il tampone di controllo. Non aspettate di stare male: più l’intervento è tempestivo, più è efficace”.

(da agenzie)

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IL CANDIDATO SINDACO DI CORSICO: DALL’APOLOGIA DEL DUCE ALL’APPOGGIO DI ITALIA VIVA

Agosto 25th, 2020 Riccardo Fucile

OTTO ANNI FA ERA “SEDICENTE” FASCISTA IN FORZA ITALIA, ORA RINNEGA TUTTO E SI FA APPOGGIARE DA RENZI: IL SOLITO AVANSPETTACOLO

Roberto Mei, assessore della giunta uscente si candida con l’appoggio di Forza Italia e Italia Viva a sindaco di Corsico, popoloso comune di 35mila abitanti a sud di Milano. Mei, iscritto a Forza Italia dal 1996, dal 1999 è stato ininterrottamente consigliere comunale e per due anni assessore ai lavori pubblici della giunta del sindaco Filippo Errante, che si ricandida con l’appoggio di Lega e Fratelli d’Italia.
Il Pd presenta un suo candidato, Stefano Ventura, ma Italia Viva ha deciso di appoggiare Mei: “Ci ha presentato un progetto di centro ben strutturato e riformista”, hanno spiegato al Corriere della Sera Lucia Caridi e Gianluca Pomo, coordinatori metropolitani del partito di Matteo Renzi. Dei 9 Comuni che andranno al voto nel milanese, Italia Viva sosterrà  il candidato del Pd in soli tre casi: Segrate, Bollate e Cologno Monzese. Ma c’è un però.
Roberto Mei, come fa notare Emanuele Fiano, “è uno che, perlomeno nel 2012, era nostalgico de “l’uomo più grande che il mondo abbia mai visto”, Benito Mussolini.
Eppure, come spiega la Stampa, bastava dare un’occhiata al suo Facebook:
Forse Matteo Renzi non si è informato bene sul conto di Roberto Mei, prima di sostenerne la candidatura a sindaco di Corsico, con il simbolo di Italia Viva accanto a quello di Forza Italia sui manifesti elettorali. Certo non ha visitato la sua pagina Facebook, dove negli ultimi dieci anni si sono accumulati post nostalgici del fascismo, citazioni di Mussolini, «nonno Benito», propositi di pellegrinaggi a Predappio, attacchi ai partigiani e al 25 aprile, giorno di «lutto nazionale»

(da agenzie)

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ASSUNTI 529 NUOVI DIRIGENTI SCOLASTICI, TRA QUESTI NON C’E’ LA MINISTRA AZZOLINA

Agosto 25th, 2020 Riccardo Fucile

LA POLEMICA RIDICOLA DEI SOVRANISTI PER L’ASSUNZIONE DEI VINCITORI DEL CONCORSO 2017 HA FINE

È stata pubblicata l’assegnazione dei nuovi nominati per scorrimento di graduatoria per i presidi per l’anno scolastico 2020/21: nell’elenco non figura la ministra Lucia Azzolina, poichè collocata oltre la posizione n. 2.492, ultimo posto assegnato in ruolo.
Ne dà  notiza l’Udir, sindacato dei dirigenti scolastici.
Qualche giorno fa ha destato più di una polemica il via libera dato dal Ministero dell’Istruzione all’assunzione di oltre 450 dirigenti scolastici, vincitori del concorso del 2017. Tra loro anche il nome della ministra Lucia Azzolina che, all’epoca, era deputata dei Cinque Stelle e membro della commissione Cultura della Camera.
In base all’elenco diffuso dal ministero dell’Istruzione, fa notare la rivista Orizzonte Scuola, sono “numerose le assegnazioni nella prima regione scelta, ma ci sono anche docenti che dovranno spostarsi nella regione indicata come scelta n. 10, 13 o 14”. Complessivamente, “il MEF ha autorizzato 529 nomine. Di queste 458 riguardano la procedura concorsuale di cui al DDG 1259/2017; 29 i soggetti inclusi nella graduatoria di merito ex DDG 13 luglio 2011, 42 corrispondono a richieste di trattenimento in servizio ex articolo 1, comma 87 della Legge n. 208/2015”.
I candidati utilmente collocati nella graduatoria del concorso Dirigenti Scolastici hanno indicato l’ordine di preferenza tra le 18 regioni disponibili esclusivamente tramite POLIS entro il 10 agosto scorso: i vincitori sono assegnati ai ruoli regionali sulla base dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse, nel limite dei posti vacanti e disponibili in ciascun USR. I vincoli del Decreto direttoriale del 23 novembre 2017 sono quello di permanenza triennale nella regione di assegnazione e di mobilità  interregionale, derivanti dall’art. 9, comma 4 del CCNL Area V del 15/7/2010 e successive modifiche. A questo proposito, i sindacati hanno chiesto un incontro.
Udir ritiene, a questo proposito, che il vincolo triennale di permanenza nella regione assegnata debba necessariamente essere superato: i problemi oggetti dovuti all’emergenza epidemiologica e le condizioni di disagio personale o familiare che in certi casi vivono i lavoratori, in questo caso dei presidi, non possono essere ignorati a favore di una rigida e illegittima norma. In presenza di posti vacanti e disponibili, l’amministrazione scolastica non può esimersi dal considerare lo spostamento motivato del dirigente scolastico. Inoltre, il giovane sindacato ritiene che debbano essere stabilizzati, sempre in presenza di posti liberi, tutti gli idonei dei concorsi, sempre sulla base delle graduatorie venutesi a costituire.
“Per un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado — spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir – ripartire con le lezioni, nell’anno del Covid, senza il proprio dirigente scolastico è una mancanza gravissima. Non comprendiamo come mai non si sia proceduto alla copertura totale delle dirigenze, visto che ve ne sono diverse centinaia che continuano ad essere libere. Continuare a coprirle con reggenze, affidandole quindi a dirigenti scolastici che hanno già  il loro bel da fare con in media 5-6 plessi a testa, rappresenta un errore di fondo che compromette la funzionalità  del servizio formativo delle scuole coinvolte”.

(da agenzie)

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E’ PASSATA MEZZANOTTE: CHE FINE HA FATTO L’ORDINANZA DI MUSUMECI?

Agosto 25th, 2020 Riccardo Fucile

NEL CONTINENTE E’ ORA DI PRANZO E NON CI SONO NOTIZIE DEGLI SPOSTAMENTI DI TRUPPE DEL DITTATORE DELLO STATO LIBERO DI PALAZZO D’ORLEANS

Noi non sappiamo che ora sia nel Regno di Sicilia, dove il pascià  Nello Musumeci comanda a colpi di ordinanze-spettacolo. Tuttavia nel continente si sono fatte le 13 e per ora non c’è traccia di alcun tipo di rispetto dell’ordine del dittatore dello Stato Libero di Palazzo d’Orlèans.
Pare quindi che nonostante sia passata la mezzanotte di lunedì (ma la notizia, lo ripetiamo, è da confermare) i migranti che secondo l’ordinanza dovevano sparire entro 48 ore (e sennò? Sennò vado ar Colosseo e me butto de sotto!) non abbiano deciso di autoinfilarsi in un buco spazio-temporale per teletrasportarsi dove vogliono ma lontano dall’isola. Strano, eppure Musumeci lo aveva promesso!
Ora, noi non staremo certo qui a segnalare l’evidenza che i siciliani siano stati riccamente presi per i fondelli dal governatore che ha emanato un’ordinanza che non era nei suoi poteri attuare.
Non staremo nemmeno qui a ricordare, come è stato fatto su Twitter, che Musumeci stesso diceva che non aveva la competenza per chiudere i porti ma poi nell’ordinanza chiude i porti, giusto per dimostrarvi che in Italia (ma chissà  se anche nel Regno di Sicilia) la situazione è disperata, ma non seria.
Da queste parti invece preme far notare che soltanto stamattina il governo forse comincerà  a muoversi nei confronti del governatore, ignorando evidentemente che prese in giro del genere possono essere reiterate anche da altri presidenti di Regione facendo montare una situazione pericolosa in primo luogo per l’ordine pubblico e in secondo luogo anche per la serietà  della politica.
Scrive il Corriere però che l’esecutivo ha intenzione sì di muoversi, ma non ha ancora deciso chi deve farlo
Lo scontro sui migranti, ammassati nell’hotspot di Lampedusa e nei centri di accoglienza, tra il presidente della regione siciliana Nello Musumeci che vuole sgomberarli e il Viminale che dichiara «nulla» la sua ordinanza obbligando i prefetti a non applicarla, finirà  di fronte al Tar. Il governo ne è già  convinto.
Si tratta solo di accordarsi sul chi debba presentarlo. Palazzo Chigi pensa che la titolarità  sia del Viminale. Ma ieri il ministro Luciana Lamorgese ha inviato solo una lettera, per auspicare il ricorso, e non una vera e propria istanza. Si tratta di materia che riguarda le regioni su una questione sanitaria, spetta a Palazzo Chigi muoversi, è il ragionamento del Viminale.
Ma anche Musumeci si è detto «pronto a rivolgersi alla magistratura», a poche ore dalla mezzanotte: orario in cui scattava l’inizio dello sgombero previsto nella sua ordinanza. Bocciata la proposta del Viminale di trasferire gli immigrati in una tendopoli allestita in un’area dell’aeronautica a Vizzini. «Il governo centrale trova la soluzione: “creiamo campi di concentramento, che chiamano tendopoli, in un deposito militare a Vizzini, abbandonato da anni», ha detto Musumeci.
«Erano tende moderne e climatizzate allestite dalla Croce Rossa in un’area ben sorvegliata», fa notare il Viminale.
Poi ieri, come nella migliore tradizione italiana, l’ultimatum è diventato un penultimatum: — “Faccio appello al ministro Lamorgese, della quale conosco la competenza: evitiamo questo braccio di ferro che non serve assolutamente”, ha detto nel corso della trasmissione Stasera Italia su Rete 4. E il fatto che sia lui a dire che i bracci di ferro sono inutile dona un tocco di surreale alla situazione.
“Noi abbiamo posto un problema serio, al di là  di ogni pregiudizio, ideologico e politico — ha spiegato Musumeci — io non sono candidato alle elezioni di settembre.Chiedo solo che lo Stato ci dica in quanti giorni pensa di voler risolvere questo problema, collaboriamo e saremo felici di poter fare ognuno il proprio dovere”.
Ora, non per voler puntualizzare a tutti i costi contro un presidente di Regione che è anche un raffinato giurista, ma la sua storia politica pare leggermente diversa da quella di un cattolico militante, visto che, scrive Wikipedia, “entra in politica a 15 anni nelle file della Giovane Italia, l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano. A vent’anni è stato eletto consigliere comunale nella sua città  di origine, Militello in Val di Catania, e successivamente nei Comuni di Gravina di Catania (1980) e Castel di Iudica (1983), dove ha ricoperto anche la carica di vicesindaco in una coalizione di centro-destra”.
Ma vale di certo la pena ricordare al “cattolico militante” (nel MSI) che ieri la Caritas di Palermo ha contestato l’ordinanza perchè «equipara i poveri e gli untori e divide l’umanità  in due preparando la catastrofe planetaria che verrà  da un mondo disunito e disumano».
E il parroco di Floridia (Siracusa), Don Lorenzo Russo, ha scritto ai parrocchiani: «a chi gioisce per l’ordinanza di Musumeci dico non venite a messa. Non giova battervi il petto: ascoltate il Vangelo».
Ma a questo punto è necessario un avviso ai parroci: è meglio non provocare troppo il governatore. Perchè nel caso ci mette poco a proclamarsi Papa e a scomunicarvi tutti.

(da “NextQuotidiano”)

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“POSITIVA DOPO UNA SOLA SERA IN DISCOTECA. HO INFETTATO PAPA’, E’ GRAVE, NON ME LO PERDONO”

Agosto 25th, 2020 Riccardo Fucile

LA LETTERA DI MARTINA, 20 ANNI AL CORRIERE DELLA SERA

“Io e i miei amici avevamo deciso di non andare in discoteche e posti chiusi per evitare i contagi, però quel sabato era il compleanno del mio più caro amico, come facevamo a non festeggiare fino a tardi? Decidemmo che per una sera non sarebbe successo niente. Fu l’inizio del film horror che sto vivendo”.
Martina ha 20 anni e ha deciso di affidare al Corriere della sera il suo sfogo. In una lettera racconta come dopo una sera in discoteca abbia contratto il coronavirus, infettando anche il padre, che da settimane ormai lotta in terapia intensiva.
Tutto è cominciato con raffreddore e tosse, sintomi lievi che ha attribuito all’uso dell’aria condizionata.
Una visita medica ha allontanato ulteriori dubbi di contagio: per il dottore non sembravano essere riconducibili al virus. Con tranquillità  Martina ha quindi proseguito la sua vita, ha continuato a frequentare la sua famiglia, i nonni. Dopo una settimana, l’annuncio: nella discoteca dove era stata per quell’unica sera, una persona era risultata positiva.
“Fecero il test a tutti i miei familiari. Solo la mamma fu negativa. Positivi i nonni, mia cugina di 12 anni, e papà . Il nonno è finito in ospedale e ora è stato dimesso e si sta riprendendo. Io, mia cugina e la nonna non abbiamo avuto problemi e dopo quattro settimane chiusi in casa siamo tornati negativi. Invece papà  no. Siccome stavo bene lui mi diceva che tanto non era il virus, che non aveva voglia di starmi lontano: ‘Dai, Marti, che poi ritorni a Madrid e non ci vediamo per tanto tempo’. E anch’io pensavo così, e gli ho dato abbracci e baci… voglio tanto bene a papà ”.
Da due settimane l’uomo si trova in terapia intensiva, intubato. Martina non può vederlo, non può tornare indietro. ”Non me lo potrò mai perdonare”, dice.
“Ormai non ho più fame, ma devo sforzarmi di mangiare sennò la mamma sta male. Non riesco più a fare niente, nemmeno alzarmi dal letto al mattino, però lo faccio, per la mamma e per la nonna. A volte provo a fingere un sorriso per alleviare la loro preoccupazione. I giorni passano veloci, e non me ne accorgo neanche. Ripenso continuamente alla felicità  di quella serata, alla sua orribile conseguenza, e prego che papà  riesca a superare anche questa. Spero almeno che la mia storia possa essere utile ai miei coetanei”.

(da “Huffingtonpost”)

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BILLIONAIRE ALTRI 52 POSITIVI, BRIATORE RICOVERATO

Agosto 25th, 2020 Riccardo Fucile

CHIUSO ANCHE IL SOTTOVENTO, QUATTRO POSITIVI ANCHE IN UN CAMPING

Flavio Briatore ricoverato a Milano per coronavirus: le sue condizioni sono gravi. Ci sono altri 52 casi di positività  al Covid-19 tra il personale del Billionaire, il locale di Porto Cervo di proprietà  di Flavio Briatore.
L’esito dei tamponi effettuati nei giorni scorsi dall’Ats – come riporta il quotidiano L’Unione Sarda – è arrivato nella tarda sera di ieri, confermando la presenza di un focolaio nel locale, chiuso dal 17 agosto.
Prima sei positivi, poi il numero era salito a 11 e in 50 si erano messi in autoisolamento.
Sempre a Porto Cervo, da ieri ha chiuso anche un altro storico locale, il Sottovento, una delle discoteche più frequentate della Costa Smeralda: il gestore è ricoverato da ieri nel reparto Malattie infettive dell’Aou di Sassari dopo essere risultato positivo al Covid-19. L’uomo accusa gravi sintomi della malattia, è sotto osservazione dei vari specialisti ed è sottoposto ad alti flussi di ossigeno.
Ieri lo staff dello storico locale ha annunciato la chiusura in via precauzionale, proprio a causa del covid. Il locale era rimasto aperto – dopo l’ordinanza di chiusura delle discoteche – in quanto svolge anche il servizio di ristorante e pianobar e negli ultimi giorni sono passati al Sottovento star del calcio e dello spettacolo come Zlatan Ibrahimovic, l’allenatore del Bologna Sinisa Mihajlovic (anche lui positivo al coronavirus), Diletta Leotta e Paolo Bonolis.
Dopo la prima chiusura del locale dei vip scoppiarono   polemiche tra Flavio Briatore e il sindaco di Arzachena: il primo cittadino infatti aveva firmato unìordinanza molto restrittiva sulle discoteche e sull’ora serale della stop alla musica: per il proprietario del Billionaire l’ordinanza impediva di fatto di tenere aperti i locali.
Solo pochi giorni prima era scatto l’alllarme contagi quando un lavoratore interinale era risultato positivo al coronavirus, è stato allora che il gestore   aveva invitato tutti i dipendenti a isolarsi in attesa dei tamponi, test che poi hanno confermato i contagi. Prima sei positivi, poi il numero è salito a 11. Oggi il numero è salito a 52 e ancora si aspettano gli altri risultati
Anche la senatrice di Fratelli d’Italia: Daniela Santanchè ha protestato contro il governo e sulla chiusura delle dei locali, lo ha fatto ballando contro il governo.Il filmato è stato condiviso sui profili social della parlamentare di FdI che prima aveva annunciato la non chiusura del Twiga (lo stabilimento-discoteca di cui è socia insieme a Flavio Briatore a Marina di Pietrasanta, in Versilia) perchè l’ordinanza firmata da Roberto Speranza poi si è dilettata nel ballo per protestare.
Dopo i quattro casi di contagio da covid 19 accertati fra gli ospiti del camping Isuledda di Cannigione – una ragazza romana già  rientrata nella capitale e tre giovani in isolamento in un appartamento di Arzachena messo a disposizione dai gestori della struttura – scattano oggi i controlli disposti dalle autorità  sanitarie: in accordo con la Prefettura di Sassari, Ats e Unità  di crisi, saranno effettuati i tamponi rinofaringei solo ai circa 150 dipendenti del camping.
I risultati si dovrebbero avere già  in giornata e in base ai dati verrà  deciso se estendere i tamponi anche ai circa 1.800 ospiti in vacanza nella struttura. Ieri fino a tarda notte era ventilata l’ipotesi di eseguire i test su tutti gli ospiti e il personale del camping, poi, per motivi di ordine pubblico e per le difficoltà  oggettive di intervenire simultaneamente su circa duemila persone, è stato deciso di procedere per step: i primi controlli saranno effettuati sui dipendenti e se la percentuale di contagi dovesse essere significativa si procederà  con i controlli anche sugli ospiti.

(da agenzie)

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