Destra di Popolo.net

BRIATORE RICOVERATO PER COVID, LE SUE CONDIZIONI SAREBBERO SERIE

Agosto 25th, 2020 Riccardo Fucile

DA LUNEDI’ E’ AL SAN RAFFAELE… AVEVA CRITICATO LE MISURE DI CONTRASTO AL COVID-19 … POSITIVI ANCHE 60 DIPENDENTI DEL BILLIONAIRE

Flavio Briatore è stato ricoverato all’ospedale San Raffaele di Milano per aver contratto il Covid. Secondo quanto è in grado di rivelare l’Espresso, l’imprenditore sarebbe arrivato nella struttura milanese lunedì. Al momento non si troverebbe in terapia intensiva ma le sue condizioni sono definite “serie”.
Negli scorsi giorni Briatore si era reso protagonista di una polemica molto dura contro il governo e le sue misure previste per il contrasto al Coronavirus, tra cui la chiusura dei locali della movida.
Tra questi anche il suo “Billionaire” in Sardegna, chiuso il 17 agosto. Nelle scorse ore proprio il locale di Porto Cervo si è rivelato essere un focolaio attivo del contagio con ben 60 persone dello staff risultate positive al virus dopo essere state sottoposte al tampone
“Io credo che il sindaco di Arzachena è scappato, non io. Io sono a casa mia a Montecarlo. Invece abbiamo le prove che ieri sera nei locali tutti ballavano sui tavoli. Ha aspettato che il Billionaire chiudesse per fare festa. Fessi no, questa è una vergogna”. E’ quanto ha detto Flavio Briatore, in un video pubblicato su Instagram, commentando la decisione della chiusura del noto locale sardo, dopo che sei persone, fra dipendenti e ospiti, sono risultate positive al coronavirus.
Di più, Briatore ha anche partecipato a una partita di calcetto con altri vip lo scorso 15 agosto presso l’hotel Cala di Volpe e Porto Cervo: tra questi anche l’allenatore del Bologna Sinisa Mihajlovic che nei giorni scorsi è risultato positivo al Covid e genera preoccupazione poichè in cura per combattere la leucemia.

(da L’Espresso”)

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LEZIONE PER GIORGIA MELONI E CAZZARI SOVRANISTI: VI SPIEGHIAMO COS’E’ IL BLOCCO NAVALE DI CUI PARLATE SENZA CONOSCERE NEANCHE LE NORME CHE LO REGOLANO

Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile

E’ ILLEGALE E IRREALIZZABILE: ECCO PERCHE’

Oltre ogni limite. Non solo di decenza, oltre ogni limite di ignoranza, nel senso latino del termine. Giorgia Meloni è riuscita perfino a battere quello che sembrava il re incontrastato delle sparate, senza fondamento, il Messi delle castronerie spacciate come verità  politiche: Matteo Salvini.
Ma Giorgia ha sbaragliato il campo. Ed eccola di nuovo cavalcare il suo evergreen: il blocco navale.
L”’ammiraglia” Meloni lo chiede da tempo, ma di cosa si tratti per davvero, lei non ne ha la minima contezza.
Vademecum per Giorgia
Il blocco navale è disciplinato dall’articolo 42 dello statuto delle Nazioni Unite ed è un’azione militare finalizzata a impedire l’accesso e l’uscita di navi dai porti di un Paese o di un territorio. Esso non è consentito al di fuori dei casi di legittima difesa.
Inoltre “Il blocco dei porti o delle coste di uno Stato da parte delle forze armate di un altro Stato” è definito come un vero e proprio atto di aggressione, anche in assenza di dichiarazione di guerra, dall’art. 3, lettera C) della Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite 3314 (XXXIX) del 14 dicembre 1974.
I criteri per attuarlo sono stabiliti dalle Convenzioni di Ginevra del 1949 e 1977 sui conflitti armati via mare.
1)Prima di attuare il blocco navale la forza militare che lo attua deve comunicare alle nazioni terze non belligeranti la definizione geografica della zona soggetta al blocco stesso;
2) il blocco navale deve essere imparziale nei confronti delle nazioni non belligeranti;
3) una volta attuato consente la possibilità  di catturare qualsiasi imbarcazione mercantile che violi il blocco e il suo deferimento a un apposito tribunale delle prede;
4) consente, altresì, la possibilità  di attaccare qualsiasi imbarcazione mercantile nemica che opponga resistenza al blocco navale;
5) l’obbligo da parte della forza militare che attua il blocco di permettere il passaggio di carichi contenenti beni di prima necessità  e medicinali per la popolazione locale.
Per impedire l’avanzata delle navi con a bordo i migranti, le imbarcazioni militari di vedetta devono attuare delle manovre strategiche (spesso utilizzate in tempi di guerra), una di queste è la navigazione a cerchi concentrici che restringe sempre più il raggio di navigazione della nave clandestina.
Fuori dalle polemiche di parte, varrebbe la pena ricordare che cosa significhi concretamente, attuare un serio “blocco navale”.
Per implementare il blocco navale devono essere impiegati almeno 5000 uomini sul terreno, a difesa delle struttura strategiche, 4/6 droni da media e bassa quota per la sorveglianza delle coste, una nave con funzioni di comando e capacità  di appoggio aereo per la quale immaginiamo la portaerei Cavour, due cacciatorpediniere per la protezione aerea nel caso in cui un Mig libico volesse compiere un attacco contro la nostra portaerei, una decina di unità  minori, corvette e pattugliatori per imporre fisicamente il blocco navale e chiare regole di ingaggio, onde evitare che i nostri uomini diventino bersagli impotenti di terroristi e scafisti, spiega, con dovizia di particolari, un report del Geopolitical Center.   Fregate, corvette e pattugliatori posizionati a tre miglia dalle coste libiche e coordinati da una nave da assalto anfibio tipo San Giorgio sarebbero in grado — rimarca l’analista militare Gianandrea Giani – di controllare in modo capillare l’area costiera intorno a Zawyah, la più vicina a Lampedusa, da dove salpano la gran parte dei barconi di migranti. La sicurezza del tratto di litorale e la deterrenza contro eventuali attacchi di miliziani verrebbero garantite dai cannoni delle navi, dagli elicotteri e dai jet da combattimento decollati dalle portaerei Cavour o Garibaldi o dalle basi dell’aeronautica di Trapani e Pantelleria.
Per impedire l’avanzata delle navi con a bordo i migranti, le imbarcazioni militari di vedetta devono attuare delle manovre strategiche (spesso utilizzate in tempi di guerra), una di queste è la navigazione a cerchi concentrici che restringe sempre più il raggio di navigazione della nave clandestina.
“Per ottenere un reale sbarramento, considerata la vastità  dell’area da controllare, servirebbe quindi un elevatissimo numero di navi e velivoli, con costi di esercizio comprensibilmente insostenibili, considerando anche la necessità  di turnazione dei mezzi. Chi pensa che sia agevole attuare questo “blocco”, probabilmente è stato fuorviato dalle immagini che venivano proposte qualche tempo fa negli studi televisivi, dove su di una cartina più o meno fedele del Mediterraneo Centrale venivano sovrapposte, per ovvie ragioni di comprensibilità , grandi icone di navi ed elicotteri che sembravano dominare agevolmente l’area …Una volta poi localizzato il natante sospetto, si deve essere in grado di porre in atto le azioni conseguenti, ovvero imporne lo stop, verificare l’illecito, contestarlo al responsabile dell’imbarcazione, attuare le azioni di respingimento o sequestro. Il tutto in accordo con la legislazione internazionale e ovviamente senza pregiudizio per l’incolumità  degli occupanti della barca.
È evidente che servono mezzi adeguati, anche dimensionalmente: l’avvicinarsi a piccole imbarcazioni da parte di navi delle dimensioni di un pattugliatore d’altura è estremamente rischioso (caso Sibilla docet…). E naturalmente, in relazione alle condizioni meteo, alle condizioni dei natanti intercettati, spesso fatiscenti, e all’elevato numero di persone a bordo, molto spesso l’operazione di law enforcement si trasforma rapidamente in una di salvataggio”, sintetizza efficacemente il Think Tank “Il Nodo di Gordio”
L’ammiraglio Fabio Caffio, tra i massimi esperti delle questioni di diritto marittimo in Italia, è molto netto: “Credo che ci sia un equivoco terminologico che magari giova a qualcuno. Credo che nessuno si riferisca a un “blocco in mare” intendendo un respingimento coattivo, forzato. Nessuno che abbia un minimo di cognizione del diritto si può immaginare qualcosa del genere».
Per questo, prosegue Caffio, «il blocco in mare è irrealizzabile e illegale”.
Nel suo Glossario di diritto del mare, del 2007, Caffio spiega quali sono i termini della questione.
Il blocco navale è “una classica misura di guerra volta a impedire l’entrata o l’uscita di qualsiasi nave dai porti di un belligerante»” I precisi termini della sua applicazione sono definiti dalla consuetudine, visto che in materia non ci sono trattati internazionali, ma si tratta in sostanza di una grande forza aerea e navale che opera a ridosso del Paese che subisce il blocco e che è pronta — anche con la forza — a impedire ogni arrivo o partenza dalle coste, attaccando ad esempio i mercantili che provano a forzarlo.
Il blocco deve essere formalmente dichiarato e notificato agli Stati coinvolti, riguarda le navi di qualsiasi nazionalità  e tipo, compresi i mercantili, con l’unica eccezione dei beni di prima necessità  e degli aiuti umanitari”.
“Un blocco navale per riportarli in Libia? Bisognerebbe conquistare anche tutta la costa libica, come ai tempi di quell’Impero che chi prospetta questa soluzione forse rimpiange — rimarca sul suo seguitissimo blog Guido Viale-.
E poi gestire in loco i campi di concentramento; o di sterminio. O affidarsi a un accordo con le autorità  locali, che per ora non hanno alcun potere nè alcun interesse ad assumere un ruolo del genere se non lautamente retribuiti (come la Turchia).
Per poi minacciare in ogni momento di aprire le dighe (come aveva fatto a suo tempo Gheddafi e come minaccia di fare Erdogan) se non vengono soddisfatte le loro pretese, ogni volta più pesanti e umilianti per tutta l’Europa.
Considerazioni che valgono per tutti i paesi con cui il Governo italiano ha siglato o vuole siglare accordi del genere.
Nel migliore dei casi le persone trattenute o “rimpatriate” riprenderanno la strada del deserto e del mare appena possibile. Nel peggiore…”.
Un tragico precedente Il 25 marzo 1997 il governo italiano di Romano Prodi e quello albanese di Sali Berisha strinsero un accordo a Roma con il quale l’Italia si impegnava — su formale richiesta albanese, il che non lo rende un blocco navale in senso proprio — a impiegare uomini e mezzi a ridosso delle coste albanesi e nelle acque internazionali del canale di Otranto per fermare l’afflusso di migranti verso le coste italiane.
L’operazione scattò già  al momento della firma, senza aspettare i protocolli di applicazione (che sarebbero arrivati il 2 aprile); solo due giorni dopo, la motovedetta albanese Katà«r i Radà«s, carica di migranti, venne speronata in acque internazionali dalla nave italiana Sibilla: morirono 108 persone.
Gli sbarchi, di fatto, non si fermarono, e l’operazione della Marina militare italiana proseguì ancora per qualche mese. Per rinfrescare la memoria
“Occorre fare attenzioni alle parole. È impossibile ad esempio il blocco navale evocato in questi giorni poichè è un atto di guerra. Così il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, intervenendo alla trasmissione L’Intervista su Skytg24. “Questo governo vuole controllare il traffico clandestino di uomini connesso alle migrazioni – ha precisato – non vuole negare i diritti dei migranti. Le navi della Marina militare e della Guardia costiera continueranno a salvare uomini in mare, “lo dice il diritto internazionale” rimarcò la titolare della Difesa confermando che gli uffici del ministero stanno lavorando alla richiesta formale per concorrere all’assegnazione del premio Nobel per la pace per “tutte le componenti italiane che partecipano al salvataggio dei migranti”.
Nota bene: l’intervista è del 23 giugno 2018, e Trenta era ministra della Difesa del governo gialloverde Conte1, quello con Salvini all’Interno e vice premier in condominio con Luigi Di Maio. In conclusione. La parola chiave, quella impronunciabile è un’altra. Quella parola è “combattere”
Che non è la traduzione italiana di “peacekeeping”. Combattere significa definire regole d’ingaggio non difensive; significa impegnarsi attivamente non solo nell’addestramento di ciò che resta dell’esercito libico, ma agire per disarmare le milizie, liberare i centri ancora occupati dalle diramazioni nordafricane dello Stato islamico, alla frontiera tra la Libia e la Tunisia.
Significa mettere in campo, in una prospettiva di medio termine, non qualche migliaio di uomini, ma una forza, concordano gli analisti, di almeno 50mila unità . Combattere a terra, e non solo con missioni aeree o bombardamenti navali. Significa preparare l’opinione pubblica a situazioni di rischio e anche a pagare un tributo di sangue. In una parola, significa prepararsi a una guerra. Alle porte dell’Italia.
Il blocco navale è irrealizzabile e illegale. L’avrà  finalmente capito Giorgia? E’ vero che non c’è limite alla divina provvidenza, ma la vediamo molto dura…

(da Globalist)

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SOVRANISTI DISPERATI

Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile

CRESCONO I CONTAGI, LE BALLE NEGAZIONISTE CROLLANO DI FRONTE AI NUOVI NUMERI E LORO SI RITROVANO ADDITATI COME IRRESPONSABILI… E SI INVENTANO LA BALLA DEI MIGRANTI “UNTORI”

Siccome sia Salvini che Meloni hanno finora “giocato” col virus sostenendo in buona sostanza la tesi negazionista (più Salvini invero), davanti ai numeri che crescono e alla sempre più probabile ripresa della pandemia in autunno, entrambi si trovano improvvisamente scoperti.
Tutti sanno (anche i loro sostenitori) che il Covid non solo esiste ma è ancora letale e continua a essere pericoloso… In queste settimane la paura è dunque cresciuta negli staff dei due leader della destra: che fare? Come evitare l’accusa di incoscienza e irresponsabilità ? Perchè di questo si tratta: fare la figura di chi non si è curato per nulla del destino delle persone ma solo dei propri interessi.
Dunque si corre ai ripari nel solo modo possibile per loro due: accusare gli stranieri di essere gli untori.
Contro ogni evidenza (vacanze, rientri, discoteche, giovani, viaggi ecc.), Salvini e Meloni si aggrappano come due disperati all’unica cosa che gli resta: prendersela con i soliti immigrati. Per questo Musumeci è intervenuto chiedendo l’espulsione dalla Sicilia di tutti gli immigrati degli hot spot.
Anche lui, nel suo piccolo, si prepara a settembre: siccome ha una sanità  disastrata, deve trovare subito la scusa per quando gli ospedali siciliani saranno presumibilmente soverchiati. Speriamo e ci auguriamo che non accada mai.
Aggiungerei una piccola domanda a Musumeci: dove vorrebbe inviarli i migranti? In Lombardia, in Veneto? O solo nelle regioni cosiddette rosse? (PS se risponde “al paese loro” cade in contraddizione: si tratta di competenza statale e lui non può ordinare proprio nulla).
Questi sovranisti sono disperati: hanno già  utilizzato tutti gli argomenti populistico-sovranisti possibili giungendo a convincere metà  del Paese. E lì si è fermata.
Da qualche tempo anzi sta andando indietro. E non se ne capacita. La rabbia monta alla testa. Non sanno più cosa fare e dunque dissennatamente sparano le solite accuse.
Oggi attaccano i soliti migranti accusandoli del coronavirus quando tutti sanno che si tratta di un fake. Ma domani chissà  cosa si inventeranno.
È il tragico destino dei leader sovranisti in tutto il mondo: cercare di creare il caos per sopravvivere.

(da agenzie)

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AMATRICE SMASCHERA IL POPULISMO, LE PROMESSE DELLA RICOSTRUZIONE NON SONO STATE MANTENUTE

Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile

L’ASSENZA DEI FAMILIARI, IL FALLIMENTO DI DI MAIO , UNA POLITICA CHE SA SOLO ILLUDERE LA GENTE… QUANDO BASTEREBBE DIRE LA VERITA’

La foto del campanile di Amatrice, svettante nel nulla a macerie sgombrate, ha qualcosa di più spaventoso delle immagini di quattro anni fa, 24 agosto 2016, quando la luce dell’alba lo sorprese superstite fra i cumuli della distruzione.
Soltanto cinque mesi più tardi, Luigi Di Maio elesse il campanile a emblema dei ritardi del governo — non ancora il suo — e le promesse del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, moneta patacca buona a prendere in giro le persone.
Non lo si scrive per segnalare un’eccezionalità  del piccolo leader a cinque stelle: anzi, è uno sconsiderato costume delle opposizioni ancorarsi ai terremoti, purtroppo così frequenti e così devastanti, per dimostrare l’incompetenza e l’accidia dei nemici di maggioranza.
Talvolta, per calare sul tavolo una briscola pesante, si insinuano o più volentieri si denunciano loschi affari sulla pelle del popolo, senza l’incomodo di allegare un indizio. Trascorso un anno dal collasso di Amatrice, Beppe Grillo impegnò quella palestra di psichedelie che è il suo blog (una volta qui era tutta Bibbiano) per giocarsela come al solito da Cavaliere Mascherato, in sella al destriero bianco contro le jene che speculano sulla disperazione della gente
Se la moneta patacca è dei governi, i veri patacones sono sempre delle opposizioni. Ed è denaro di cartapesta che gli torna sempre in tasca.
La commemorazione di stamattina, sul campo sportivo di Amatrice, è stata disertata dai parenti delle vittime e la diserzione resa manifesta dalle sedie vuote (è la seconda volta in poche settimane: la prima a Genova per l’inaugurazione del ponte sul Polcevera).
Poi una donna sfiancata — perduta prima la casa, quindi il marito suicida — è andata faccia a faccia con Giuseppe Conte a dirgli ora basta, ora basta promesse.
La leggenda del pifferaio magico, citata spesso a vanvera, trova ormai applicazione quotidiana: quasi senza accorgersene, i cinque stelle si ritrovano issati sul patibolo da loro eretto per rinfocolare, sul collo degli avversari, la sete di vendetta di chi è all’inesausta ricerca di un colpevole, fosse pure il colpevole di un terremoto.
Poi, naturalmente, il lassismo c’è, i ritardi ci sono ed evidenti, c’è anche qualche ruberia (poche, veramente), ma una politica seria, di opposizione o di governo, alla ricerca di un senso e non di un consenso, peraltro effimero, dovrebbe dire le cose come stanno: che ricostruire, ad Amatrice come all’Aquila, sarà  un lavoro molto lungo, ricostruire tutto sarà  impossibile, che i terremoti continueranno a colpirci perchè l’Italia è quasi per intero zona sismica, che mettere in sicurezza anche soltanto l’Appennino, coi suoi mille e mille borghi medievali, sarà  impresa titanica e infinita, e magari irrealizzabile, che il cilindro del mago è vuoto e lo è sempre stato, che in democrazia la politica può fare un po’ peggio o un po’ meglio ma non esistono, se non nelle favolette, governi di tenebra e opposizioni luminose. Tutto il resto è populismo, e viene da lontano.
Ogni popolo ha il populismo che si merita.

(da “Huffingtonpost”)

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TREMILA AZIENDE SOSPETTATE DI FRODE PER AVER RICHIESTO AIUTI COVID TRUFFANDO LO STATO

Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile

SICILIA IN TESTA ALLA CLASSIFICA CON 465 AZIENDE, SEGUONO NAPOLI, LAZIO, LOMBARDIA, EMILIA ROMAGNA…FACEVANO FIGURARE COME DIPENDENTI PARENTI E AMICI PER INCASSARE LA CASSA INTEGRAZIONE

Qualcuno ha pensato di tirare dentro un cugino o comunque un parente, insomma qualcuno di fidato da far figurare come dipendente.
Qualcun altro ha pensato all’amico, altrettanto fidato. Tutti sono stati attenti alla stessa cosa: indicare una data precisa nella comunicazione inviata all’Inps per la nuova assunzione. Entro e non oltre il 17 marzo.
Perchè il 17 marzo è stato approvato il Cura Italia, il decreto del Governo che ha messo in moto la macchina della cassa integrazione per fronteggiare l’emergenza Covid.
I parenti e gli amici sono risultati così lavoratori anche se in quell’azienda non ci hanno messo mai piede. E l’azienda ha potuto chiedere per loro i soldi della cassa. I soldi dello Stato, quindi degli italiani.
E potrebbero averlo fatto migliaia di aziende. La Direzione antifrode e gli ispettori dell’Inps ne hanno bloccate 3.075. Tutte a rischio frode.
Ma quella delle assunzioni retrodatate non è il solo escamotage che queste aziende furbette hanno messo in campo per provare a ottenere la cassa Covid. L’alert è scattato anche per assunzioni fittizie, non solo retroattive, e anche per aziende fittizie.
Arriva la crisi, arrivano i soldi dello Stato, nascono nuove aziende. Create ad hoc solo per ottenere la cassa integrazione.
Il rischio di una frode è nella possibilità  che queste aziende esistano solo sulla carta, quella inviata all’Istituto di previdenza per informarlo dell’iscrizione avvenuta. Perchè? La risposta è nella natura di queste neo aziende: fanno parte di settori incompatibili con il lockdown.
C’è un’indagine, di cui Huffpost è a conoscenza, che la Direzione e gli ispettori di vigilanza dell’Inps hanno portato a termine il 31 luglio. Contiene una black list con tutte le aziende a rischio frode proprio in relazione alla richiesta e all’ottenimento della cassa integrazione Covid.
Aziende che sono state bloccate dall’Istituto e che ora sono al vaglio delle strutture preposte per l’accertamento della frode. Un check che si accompagna a un’istruttoria da parte delle sedi dislocate sul territorio per respingere definitivamente la richiesta dell’ammortizzatore sociale.
L’indagine prende in considerazione il periodo aprile-giugno e il numero delle aziende che hanno provato a intascarsi la cassa integrazione pagata dallo Stato è di gran lunga superiore a quello registrato nell’intero 2019. L’anno scorso, infatti, le aziende attenzionate e bloccate sono state circa 2.300. Quest’anno sono 3.075, ma in appena tre mesi.
Il fenomeno è trasversale se si prende in considerazione l’ubicazione delle aziende. Si va dalla Sicilia, con 465 aziende, al Lazio (265), all’Emilia-Romagna (238). In testa c’è la Direzione coordinamento metropolitano di Napoli (l’Inps ha venti direzioni regionali, una per ogni Regione, ma per tre città  esiste anche una Direzione di coordinamento metropolitano) con 457 casi.
A queste aziende bisogna sommare 56 in Abruzzo, 119 in Calabria, 185 in Campania, 182 della Direzione di Milano, 291 di quella di Roma, 20 in Friuli Venezia-Giulia, 15 in Liguria, 195 in Lombardia, 19 nelle Marche, 8 in Molise, 22 in Piemonte, 158 in Puglia, 55 in Sardegna, 139 in Toscana. Completano la black list 27 aziende della provincia di Trento, 42 di quella di Bolzano, 85 dell’Umbria, 13 del Veneto e una della Valle d’Aosta. Il totale fa 3.075.

(da “Huffingtonpost”)

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SALVINI LE PROVA TUTTE (LE PRESE PER IL CULO): “PRIMA I CAMPANI” PER ANNUNCIARE IL TOUR DI TRE GIORNI

Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile

DAGLI INSULTI SUI NAPOLETANI “COLEROSI” CHE GLI COSTARONO NEL 2014 UNA CONDANNA PER RAZZISMO ALLA LOCANDINA IN CUI DIVENTANO “PRIMI”

C’è il volto sorridente di Matteo Salvini e la scritta “Prima i campani”. Ecco il manifesto preparato dalla Lega per le Regionali in Campania.
Lo slogan fa il verso a “Prima gli italiani” che il leader della Lega ha lanciato da tempo per la sua battaglia contro l’immigrazione clandestina. Eppure quel “Prima i campani” fa a cazzotti con le frasi pronunciate in passato da Salvini contro i partenopei.
Nel 2014 fu condannato a una pena pecuniaria per razzismo: alla festa della Lega Nord a Pontida del 2009 l’allora capogruppo al Comune di Milano Salvini si lasciò andare a cori contro i napoletani “Senti che puzza scappano anche i cani, sono arrivati i napoletani. Sono colerosi, terremotati…”.
Dal quartiere generale della Lega a Napoli fanno sapere che “al momento i manifesti non sono stati ancora affissi in strada”.
Salvini sarà  in Campania domani martedì 25 agosto e mercoledì 26 per un tour elettorale. “Il capitano torna in Campania”, si legge sulla pagina social “Prima i campani”

(da agenzie)

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ROBERTA LOMBARDI ATTACCA: “CON LA RAGGI IL M5S RISCHIA DI ARRIVARE TERZO A ROMA, ESCLUSI DAL BALLOTTAGGIO”

Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile

“FAREBBE BENE A RITIRARSI E PERMETTERE UN ACCORDO M5S-PD”

Roberta Lombardi, consigliera regionale al suo secondo mandato nel MoVimento 5 Stelle, non è felicissima della ri-candidatura di Virginia Raggi in Campidoglio perchè, dice, così il M5S rischia di non arrivare nemmeno al ballottaggio:
A Roma, invece, si è ricandidata Virginia Raggi. Poi è arrivato il voto su Rousseau. Le è piaciuto l’iter?
«No. Il Movimento si è messo a rincorrere la forzatura di Raggi. La sua è una scelta legittima, vuole provare a continuare il lavoro di questi 5 anni. Purtroppo i risultati fin qui non sono stati eclatanti come quelli che speravamo da cittadini romani. In ogni caso viene prima il M5S, poi le aspettative dei singoli. Sarebbe stato giusto risolvere la questione “terzo mandato” prima che Raggi si riproponesse».
Resta la ricandidatura: Raggi è il volto 5S per le Comunali a Roma.
«Non c’è nulla di automatico. Le Comunarie? Vedremo. Quella di Raggi resta comunque una corsa in solitario. Gli ultimi test elettorali su Roma parlano chiaro (il M5S è arrivato terzo al III e VIII Municipio, alle Regionali e alle Suppletive del centro, ndr) e Raggi con questa scelta così forzatamente indotta condanna il Movimento a non arrivare nemmeno al ballottaggio, perchè con lei dovremmo per forza correre soli, considerati i “no” del Pd».
E se Raggi si sfilasse per favorire un accordo tra 5S e Pd?
«Sarebbe molto generosa, farebbe qualcosa di utile per permettere al M5S di fare un accordo vincente e rimanere così alla guida del Campidoglio per continuare il lavoro che ha iniziato».

(da “NextQuotidiano”)

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IL PARROCO DI SIRACUSA: “A VOI CHE GIOITE PER L’ORDINANZA ANTI-MIGRANTI DI MUSUMECI DICO: NON VENITE PIU’ A MESSA”

Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile

DON LORENZO RUSSO: “NON GIOVA A NULLA BATTERVI IL PETTO, ASCOLTARE IL VANGELO, NUTRIRVI DELL’EUCARESTIA. LA VOSTRA IPOCRISIA VI PRECEDE, CUSTODITE ODORE DI MORTE”

Dopo l’ordinanza di Musumeci, suggerita da Salvini, senza valore se non quello propagandistico, un parroco di Siracusa, don Lorenzo Russo, ha scritto ai propri parrocchiani un messaggio chiaro e inequivocabile, per ricordargli cosa è il Vangelo: “A quanti tra questi oggi gioiscono per l’ordinanza di Musumeci convinti da domani di essersi liberati del problema delle migrazioni, a quanti osannano scelte politiche che non fanno il bene dei poveri di questo mondo ma guardano solo al proprio interesse.
A voi dico: non venite a Messa, state perdendo tempo! Non giova a nulla battervi il petto, ascoltare la Parola del Vangelo, nutrirvi dell’Eucarestia. La vostra ipocrisia vi precede. Chiedete coerenza a chi vi circonda, imparate voi ad essere coerenti con la fede che dite di professare. Sennò saremo solo come i “sepolcri imbiancati” di cui parla Gesù: che si lasciano ammirare dalla gente per la loro bellezza esteriore, ma che all’interno custodiscono solo odore di morte. Convertiamoci al Vangelo, fratelli miei! Un giorno dovremo dare conto a Dio di tutto, delle parole come dei silenzi! Sull’amore saremo giudicati!“

(da Globalist)

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I LEONI DA TASTIERA CONTRO LA CONSIGLIERA REGIONALE M5S DELLA SARDEGNA, REA DI PARLARE INDOSSANDO UNA TUTA LEOPARDATA

Agosto 24th, 2020 Riccardo Fucile

DESIRE’ MANCA: “CRITICATEMI PER IL MIO LAVORO, NON PER IL VESTITO CHE INDOSSO”… C’E’ GENTE CHE INVECE CHE PENSARE ALLE CORNA CHE PORTA IN TESTA PASSA IL TEMPO A CRITICARE GLI ABITI ALTRUI

Desirè Manca, consigliera regionale M5S in Sardegna, ha pubblicato una diretta su Facebook, in cui critica la gestione Solinas per il Coronavirus. L’attenzione dei commentatori non si è concentrata però sul merito ma sull’outfit della Manca, che ha indossato una tutina leopardata.
Alcune persone soprattutto donne, hanno ritenuto di esprimere dissenso perchè un politico, a loro avviso, non è credibile se si veste in modo diverso.
Le doti intellettuali vengono sminuite dalla tutina, dice chi non può più indossarla.
E’ la stessa Manca a rispondere alle critiche, che non le vengono rivolte da oggi.
La consigliera spiega che quando è stata eletta era stata avvertita: lei ha sempre amato un certo stile e le avrebbe creato dei problemi.
Ma proprio perchè è così non ha ritenuto di dover cambiare perchè ha sempre creduto in quello che fa a livello politico e ha sempre cercato di insegnare e valorizzare la diversità . Spiega che Chiara Geloni è stata una delle poche ad averle espresso solidarietà  in pubblico e in privato.
Desirè Manca invita quindi a criticarla per il suo lavoro e non per la sua tutina. Del resto precisa di entrare in consiglio per lavorare per tutti i sardi e di questo di dovrebbe parlare. Chi si ricorda quando Maria Elena Boschi fu oggetto di sessismo per aver indossato un bikini? Forse sarebbe arrivata l’ora di smettere di guardare l’abito e di concentrarci sul monaco.

(da agenzie)

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