Agosto 16th, 2020 Riccardo Fucile
“CRESCONO I CASI COVID-19, BASTA POCO PER RIPIOMBARE NELL’EMERGENZA”
Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms «distaccato» a Roma per seguire da vicino i fatti italiani, tecnico del Cts, il comitato tecnico scientifico del governo, in un’intervista al Corriere della Sera spiega che ci troviamo di fronte a una fase di crescita dei casi di Coronavirus e può bastare poco per ripiombare nell’emergenza:
Nell’ultimo rapporto del ministero della Salute è scritto chiaramente che c’è rischio di peggioramento. Eppure?
«Eppure sembra che la gente non abbia compreso quanto siamo in pericolo. È adesso che dobbiamo agire, dopo potrebbe essere troppo tardi. Ci vuole un battito d’ali per rientrare nella criticità . Man mano che i casi di nuovi positivi si accumulano i tempi di moltiplicazione dei contagi si accorciano. Significa che la crescita dell’epidemia da lenta diventa rapida e si ha una progressione geometrica»
Però fino alle scorse settimane sembrava che la situazione fosse in pugno.
«Ed è ancora così. Potremmo tenerla in pugno se tutti, dico tutti, mostrassero senso di responsabilità rispettando le tre regole base. Mascherina, distanziamento e igiene delle mani. Faremmo ancora in tempo a tornare indietro, a cambiare marcia. Invece si vedono movide, affollamenti in spiaggia, giovani che tornano infetti dalle vacanze e spesso diffondono il contagio in famiglia. No, no va per niente bene».
Qual è il rischio?
«Arrivare a ridosso della ria=pertura delle scuole con un numero di casi che la renderebbero pericolosissima. Perchè è matematico che la curva col ritorno in aula salirebbe ancora».
E allora?
«Allora o azioniamo il freno o andiamo a sbattere. L’Italia per incidenza di nuovi casi è ancora in coda rispetto ai grandi Paesi europei. Guardiamo cosa succede in Francia e Spagna. Però rispetto a qualche settimana fa il nostro Paese mostra una sequenza di tanti, troppi piccoli focolai che tengono alta la circolazione del virus»
(da agenzie).
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Agosto 16th, 2020 Riccardo Fucile
IL FIGLIO ERA APPENA RIENTRATO DALLA CROAZIA
Papà in terapia intensiva: il figlio era appena tornato dalla vacanza in Croazia. 
Un paziente positivo al coronavirus è stato trasferito nei scorsi giorni in terapia intensiva nell’ospedale Marche Nord di Pesaro: è il papà 60enne di un giovane di Fano nelle Marche rientrato nei giorni scorsi dalla Croazia, dove si registra un boom di positivi al virus.
La news è riportata da Il Messaggero.
Sono proprio i casi di ritorno la maggiore delle cause di aumento dei contagi in Italia. Tantissimi i focolai di giovani tornati da vacanze in Croazia, appunto, Spagna e Grecia. Per arginare questa nuova “ondata” il Governo ha imposto il tampone al rientro.
Il governo torna sulla stretta alle discoteche dopo lo scontro, nei giorni scorsi, con le Regioni sulla proposta di limitare l’attività dei luoghi da ballo per evitare assembramenti di giovani nelle località balneari e turistiche.
Alle 16 di oggi si terrà , secondo quanto si apprende, una riunione del coordinamento tra governo e Regioni dedicato alle discoteche. Per il governo parteciperanno i ministri Francesco Boccia, Roberto Speranza e Stefano Patuanelli.
Nel week end di Ferragosto i locali sono rimasti aperti e alcuni governatori, come Stefano Bonaccini in Emilia Romagna e Luca Zaia in Veneto, hanno emesso delle ordinanze preventive per evitare le chiusure, introducendo mascherina obbligatoria e dimezzando la capienza.
Ordinanze che hanno portato alla sospensione di locali come è accaduto a Jesolo, dove il ‘King Club’ è stato sospeso per 5 giorni perchè gli avventori erano senza mascherina.
Scopo del governo è arrivare a misure condivise su tutto il territorio nazionale per regolare la ‘movida’ notturna in accordo con le regole sul distanziamento sociale.
(da agenzie)
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Agosto 16th, 2020 Riccardo Fucile
ANCHE CINQUE GIOVANI PUGLIESI CHE HANNO CONTRATTO IL VIRUS IN GRECIA SONO STATI RICOVERATI IN GRAVI CONDIZIONI
Si sono aggravate le condizioni della ragazza palermitana tornata da una vacanza da Malta e risultata positiva al Covid-19: ora è in terapia intensiva all’ospedale Cervello.
Nonostante gli esperti abbiano dato l’allarme sul fatto che l’età media dei contagiati si sa pericolosamente abbassata, continua la campagna negazionista portata avanti da chi, senza alcuno scrupolo, utilizza l’insofferenza verso il Covid-19 per prendere voti e attaccare il Governo.
Probabilmente mai, a memoria di questo paese, si è assistito a un momento così basso e tanto pericoloso come quest’estate dove si va a ballare spensierati quando fino a quattro mesi fa non sapevamo più dove mettere le bare.
Le condizioni di chi torna dalle vacanze all’estero preoccupano: ieri cinque giovani pugliesi, tra i 20 e i 30 anni, sono stati ricoverati in condizioni gravi, dopo aver contratto il virus in Grecia.
Le strette del Governo sulle discoteche sono misure che arrivano troppo tardi: si è preferito dare un senso di falsa sicurezza che ha solo contribuito a confondere ancora di più le idee sulla pericolosità di un virus che non se n’è mai andato, ha solo abbassato la sua potenza. Nulla impedisce una seconda ondata invernale, solo la nostra responsabilità , che gettiamo alle ortiche quando ‘dimentichiamo’ la mascherina o ci ammassiamo nei locali.
Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, ha dichiarato: “Abbiamo anche persone giovani in Rianimazione. Nessuno è invulnerabile”.
“È una questione di probabilità : se si contagiano molti giovani una quota, seppur minima di essi, si ammala gravemente” riflette l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, capo della task force regionale della Puglia: “Cinque pazienti tra i 20 e i 30 anni sono in condizioni critiche”.
Chi invece sta male e viene ricoverato anche senza finire in Terapia intensiva? “L’età media adesso è intorno ai 50 anni”, sintetizza l’assessore alla Sanità della Lombardia Giulio Gallera. Tutto ciò è la conseguenza del fatto che i nuovi positivi – come evidenzia l’Istituto superiore di Sanità – hanno spesso meno di 40 anni.
(da agenzie)
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Agosto 16th, 2020 Riccardo Fucile
NELLA SPIAGGIA DI BARCARELLO GLI ABUSIVI ATTACCANO ANCHE I CARABINIERI, E’ ORA CHE LO STATO FACCIA PULIZIA
Una giornalista che stava riprendendo lo sgombero di una tendopoli nella spiaggia di Barcarello,
nella borgata marinara di Sferracavallo a Palermo, è stata aggredita insieme ad un’amica da un gruppo di una trentina di bagnanti.
In soccorso della reporter, che è stata presa a calci e pugni, sono dovuti intervenire i carabinieri.
Le due donne sono finite al pronto soccorso dell’ospedale Cervello in codice rosso. Nella zona dove è avvenuta l’aggressione ci sono alcune telecamere e i carabinieri stanno cercando di identificare coloro che hanno picchiato le vittime. Per sedare la rissa sono intervenute anche le volanti della polizia.
La giornalista ha raccontato così quanto accaduto: “In tanti anni di attività non avevo mai visto una cosa così. La rabbia, la violenza senza motivo sfogata senza remore”. E ha aggiunto: “Quello che ferisce di più, però, è stata l’indifferenza di tanti che hanno assistito alla scena. Ho chiesto aiuto, mi hanno detto ‘no’. C’era anche chi faceva un video con il telefono cellulare”.
Una signora le aveva chiesto di non riprendere i bambini. “Le ho detto che non li avrei ripresi, ma in quell’istante un gruppo si è scagliato contro di me. Mi sono ritrovata per terra – ha detto – contro di me schiaffi, calci, pugni. Una ragazza mi ha dato dei pugni sul naso. Erano donne, tante. Gli uomini guardavano. La mia amica, che mi attendeva in auto, mi ha raggiunto per difendermi ma anche lei è stata aggredita.
La cronista ha poi riferito che “il gruppo, erano tanti, ha aggredito anche i militari che prima ci hanno offerto riparo nella loro auto e poi ci hanno detto di andare via”.
Noi siamo scappate e abbiamo raggiunto il pronto soccorso dell’ospedale Cervello, dove i medici ci hanno visitato. Abbiamo un prognosi di cinque giorni, ma io dovrò fare degli accertamenti perchè ho molti dolori al torace”.
(da agenzie)
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Agosto 16th, 2020 Riccardo Fucile
IL TERRIBILE RACCONTO DELLA REPRESSIONE POLIZIESCA IN ATTO NEL REGIME CORROTTO DEL DITTATORE AMICO DI PUTIN TRA MIGLIAIA DI ARRESTI E TORTURE
In queste ore a Minsk in Bielorussia migliaia di persone hanno sfilato nel nome di Alexander Taraikovsy, il 34enne ucciso dalle forze di polizia nel secondo giorno delle proteste che hanno seguito la controversa rielezione del presidente in carica da 26 anni, Alexander Lukashenko.
Si tratta soltanto di una di molte storie che gradualmente stanno emergendo sulle violenze, i soprusi, le vere e proprie torture perpetrate ai danni dei cittadini bielorussi che hanno osato dire “no” a chi voleva far loro ingoiare l’ennesima elezione farsa.
La violenza con cui è stato represso il dissenso nel Paese ha fatto storcere il naso all’Ue, che ha annunciato di non accettare il risultato elettorale.
Lukashenko, sempre più isolato, ha respinto le proposte di mediazione e si è rivolto al presidente russo Vladimir Putin per lamentarsi di quella che definisce «aggressione che sta montando contro di noi».
Nel colloquio telefonico avvenuto tra i due, Putin si è detto «fiducioso» che in Bielorussia si trovi una rapida soluzione alla crisi. Nel frattempo, in piazza migliaia di manifestanti invocavano a grande voce la sfidante di Lukashenko, Svetlana Tikhanovskaya, che dal suo esilio a sua volta ha invocato la formazione di un governo di transizione.
Dopo le foto degli arresti e delle manifestazioni, i filmati di poliziotti che prendono a manganellate i manifestanti in piccoli “branchi” o dei giovani — giovanissimi — ragazzi che si filmavano nelle camionette mentre andavano a combattere contro i loro connazionali come se fossero in un videogioco, adesso i canali social dei media indipendenti e di alcuni giornalisti bielorussi trasmettono le storie dell’orrore dei sopravvissuti ai centri di isolamento e detenzione.
Tra loro c’è anche Maxim (nome di fantasia), 16enne di Minsk, che racconta di essere stato arrestato mentre attraversava la strada in compagnia di sua madre e della sua ragazza. Anche i suoi genitori sono stati arrestati: il padre è stato rilasciato soltanto ieri, la madre il giorno prima. Lui invece dopo circa 6 ore passate in cella, senza motivo.
«All’improvviso sono arrivati due furgoni piene di persone con il viso coperto. Mia madre e la mia ragazza sono riuscite a scappare. Io invece sono stato picchiato e mi hanno portato via, mi hanno trasferito su un camion della polizia e hanno gettato altre quattro persone nel camion, uno sopra l’altro, e ci hanno picchiati duramente. Eravamo in cinque in una piccola cella nel camion che potrebbe racchiudere una sola persona. Stavamo soffocando».
Poi cos’è successo?
«Poi ci hanno portato nella stazione di polizia — eravamo in tutto un centinaio di uomini — e ci hanno fatto sdraiare con le facce a terra. Sono stato in quella posizione per circa 6 ore prima che mi liberassero».
Ti hanno spiegato perchè sei stato arrestato?
«No, non stavo nemmeno protestando, stavo solo attraversando la strada. Non riesco nemmeno a crederci quando ci penso. Hanno inventato le accuse, dicendo che avevo attaccato la polizia in un posto diverso da quello in cui mi trovavo. In Bielorussia accade così adesso, le persone vengono catturate, picchiate e detenute. I miei genitori sono stati arrestati più tardi sempre quella sera. Erano venuti a cercarmi in una stazione della polizia e improvvisamente è arrivato un altro camion delle forze dell’ordine. Mia madre è stata rilasciata dopo due giorni, mio ​​padre dopo tre. Quello che è successo a loro è ancora peggio»
Perchè?
«Li hanno mandati in un posto speciale, un centro sulla strada Akrescina a Minsk. In questo momento sembra davvero un campo di concentramento. Le condizioni erano terribili, li hanno costretti a cantare l’inno nazionale e a recitare preghiere, sono stati picchiati uno di fronte all’altro, denudati e minacciati. Mia madre ha il diabete e le sono state negate le medicine».
Che violenze avete subìto?
«Io ho molti lividi e anche i miei genitori li hanno — in questa prigione dove si trovavano hanno anche messo le persone in una posizione tale per cui le loro mani iniziavano a fare molto male. A me hanno minacciato di cacciarmi dall’università e che mi avrebbero trovato e ucciso. Hanno anche minacciato mia madre quando ha chiesto di chiamare un medico, dicendo che le avrebbero lanciato una granata»
Conoscete altre persone che hanno vissute esperienze simili?
«Molti dei miei amici sono stati arrestati. Uno di loro, 18 anni, è stato condannato a una pena di 25 giorni: adesso si trova in ospedale perchè è stato picchiato così duramente che non riusciva più a muovere le mani. Alcuni dei miei amici sono scomparsi, siamo riusciti a trovarne la maggior parte, ma alcuni mancano, perchè le persone vengono mandate da Minsk in altre città , visto che le carceri qui sono sovraffollate. Anche mio zio è stato arrestato».
Adesso che è libero tornerà in piazza?
«Penso che prenderò parte alle manifestazioni. Secondo alcuni media il nostro ministro dell’Interno ha condannato le azioni della polizia, ma noi non ci crediamo, perchè è stato lui a ordinarle. L’intero sistema deve cambiare. Il nostro presidente ha perso le elezioni e deve accettarlo. Avevo preso parte alle proteste anche prima delle elezioni per via del fatto che gli altri candidati erano stati esclusi e ho partecipato alle manifestazioni del 9 agosto, nel giorno delle elezioni. Le proteste stanno continuando in questo momento, sono molto pacifiche e penso che mi unirò».
Cosa pensa del gesto di portare dei fiori alla polizia in segno di pace, come hanno fatto alcuni e alcune manifestanti in questi giorni?
«Penso che, come ha detto Jimi Hendrix, ‘quando il potere dell’amore supererà l’amore per il potere’, il mondo sarà un posto migliore. Approvo fermamente queste azioni e penso che questa sarà una forte mobilitazione di pace. Penso che molte di queste persone non abbiano modo di capire cos’è l’amore e cos’è la misericordia, ma penso che sia un ottimo modo per dimostrare che le nostre proteste sono pacifiche».
L’Unione europea sta facendo abbastanza?
«Sono grato agli Stati baltici e alla Lituania e ai diversi paesi per aver espresso la loro posizione in modo molto chiaro, rifiutando di riconoscere Lukashenko, tuttavia ritengo che debbano essere imposte sanzioni severe e il tribunale internazionale debba agire come fece dopo le guerre in Jugoslavia».
Oggi è fiero di essere bielorusso?
«Abbiamo sempre avuto un problema con il governo: Lukashenko è al potere da 26 anni, da 10 anni prima che io nascessi. Le proteste vanno avanti da molto tempo: amo il mio Paese e la mia gente, ma c’è uno stato di polizia brutale e penso che sia arrivato il momento di affrontarlo».
(da Open)
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Agosto 15th, 2020 Riccardo Fucile
“SALVINI NON HA MANTENUTO L’IMPEGNO SOTTOSCRITTO E LA TRANSAZIONE STIPULATA”
Matteo Brigandì è l’ex avvocato storico della Lega ed è stato anche membro del CSM in quota
Carroccio. Il Fatto racconta oggi in un articolo a firma di Stefano Vergine che il legale accusa la nuova Lega del Capitano di avergli “rubato” 6 milioni di euro.
Al centro della querela c’è una scrittura privata datata 26 febbraio 2014.
Quel giorno, a Milano, s’incontrano Bossi, Brigandì, Salvini e Stefano Stefani, allora tesoriere leghista.
Lo scandalo della truffa sui rimborsi elettorali, la laurea in Albania del Trota e gli investimenti finanziari in Tanzania avevano già costretto Bossi alle dimissioni. Da segretario della Lega, Salvini quel giorno deve risolvere una grossa grana.
Il Carroccio rischia di vedersi sequestrare 6 milioni di euro. Sono soldi che il partito dovrebbe versare a Brigandì per 13 anni di lavoro.
“Somma concordata con contratto scritto, stipulato fra me e la Lega nel 2012”, scrive Brigandì nella denuncia.
L’accordo prevede una specie di armistizio tra la coppia Bossi-Brigandì e il duo Salvini-Stefani. Armistizio che Brigandì riassume così: “Io rinunciavo ai 6 milioni di euro e, in cambio, Salvini si impegnava a una serie di azioni volte a garantire che il pensiero politico di Bossi e dei suoi collaboratori non fosse completamente gettato alle ortiche”.
Tra le varie condizioni, l’accordo sottoscritto da Salvini prevedeva che Bossi —allora come oggi presidente della Lega Nord —potesse scegliere il 20% dei candidati leghisti. “Nulla di quanto stipulato è mai stato rispettato da Salvini”, sostiene però Brigandì. Che infatti passa al contrattacco. Salvini “si è premurato di stipulare un accordo transattivo, che evidentemente considerava vantaggioso, al solo fine di guadagnare tempo prezioso per poter occultare il denaro. Denaro che avrebbe, invece, dovuto darmi di lì a qualche giorno”
Nella sua denuncia l’ex avvocato di Bossi ricorda che al momento dell’accordo del 2014 il partito aveva ancora parecchio denaro sui conti. Come dire: l’avvocato sarebbe potuto passare subito all’incasso. Ma non lo fece, scrive nella denuncia, perchè “ritenevo fondamentale che fossero garantiti idonei spazi politici per l’On. Bossi direttamente — e anche per il sottoscritto indirettamente”.
La tesi è che l’accordo sia servito a Salvini per comprare tempo e nel frattempo far sparire i soldi dalle casse padane, così da non poter più restituire all’avvocato i 6 milioni di euro di parcelle arretrate.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 15th, 2020 Riccardo Fucile
TRIDICO ASPETTA L’OK DEL GARANTE PER FORNIRE L’ELENCO
Ieri a parlarne durante l’audizione di Pasquale Tridico in Commissione Lavoro è stata Renata Polverini: c’è anche un governatore tra coloro che hanno incassato o chiesto il bonus INPS 600 euro? La Stampa riporta oggi il sospetto anche se il presidente dell’istituto non ha risposto sul punto.
«I nomi li sa e li deve dire, invece tace alimentando i sospetti», ha detto a La Stampa l’ex governatore del Lazio.
Intanto la macchia nei territori si allarga sempre più.
Il consigliere leghista della Lombardia, Alex Galizzi, ha ammesso di aver preso il bonus perchè la sua azienda di informatica aveva spese e scadenze da rispettare. Come difesa usa l’attacco e non ci sta a passare «per furbo o delinquente, io il vitalizio non ce l’ho». Se la prende con il governo: «Bastava mettere un limite di reddito e non ci sarebbero stati problemi».
In Piemonte sono stati sospesi i componenti leghisti del consiglio Matteo Gagliasso e Claudio Leone. Entrambi hanno fatto sapere di aver restituito la somma accreditata dall’Inps e si sono giustificati tirando in ballo il commercialista.
La provincia di Trento non è immune al virus del bonus. Qui sono in tre ad averlo ricevuto: Ivano Job del Carroccio, il dem Alessandro Olivi e Lorenzo Ossanna del Partito autonomista tirolese.
Il primo è proprietario di un albergo e socio di un’attività che noleggia attrezzatura da montagna e sci: «Non si diventa ricchi a fare i consiglieri, ho un negozio con sei dipendenti e i soldi servivano per pagare bollette e fornitori».
Ossanna e Olivi sono rispettivamente architetto e avvocato. Anche l’Alto Adige ha il proprio scandalo: sono quattro i consiglieri provinciali che hanno chiesto i 600 euro. Uno di opposizione (Paul Koellensperger del TeamK) mentre tre sono della Svp, ossia Helmut Tauber, Gert Lanz e l’assessore Arnold Schuler, vice del presidente Arno Kompatscher.
Intanto ieri durante l’audizione è stato spettacolare il silenzio di Tridico sui due deputati che hanno chiesto ma non hanno ottenuto il bonus. Il presidente dell’INPS ha fatto sapere che ne rivelerà l’identità , forse, solo dopo che il Garante della Privacy “ci avrà detto come trattare questi dati”: solo allora e sempre che a Montecitorio si insista per saperli — ha detto Tridico — “offriremo una risposta esauriente”.
Il Fatto Quotidiano ha promosso una richiesta di accesso agli atti curata dall’avvocata Caterina Malavenda, che oggi sul quotidiano spiega:
Avvocato Malavenda, perchè non sono emersi i nomi?
Credo che Tridico abbia prudentemente voluto tutelarsi per evitare che qualcuno degli interessati, ritenendo illegittima la divulgazione del suo nome, potesse agire nei suoi confronti per violazione della privacy, a mio avviso in maniera infondata.
Perchè un altro parere del Garante?
Sul merito si è già espresso, ma lo ha fatto con una nota stampa che è servita a rendere nota la sua posizione. Un parere motivato, reso dai componenti dell’Autorità su espressa richiesta dell’In p s , avrebbe una precisa valenza giuridica e, se fosse positivo, i nomi potranno esser resi noti senza alcun rischio di conseguenze legali. Non sono stati citati neanche i nomi noti.
Perchè?
Se l’Inps ha ritenuto di non rivelare l’identità degli altri interessati, non avrebbe avuto senso confermare quelli già noti senza il loro consenso.
(da agenzie)
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Agosto 15th, 2020 Riccardo Fucile
IL POST DI MARCO BELLAFIORE E’ UN ATTO DI ACCUSA AGLI UNTORI MEDIATICI CHE NEGANO CHE L’EPIDEMIA SIA ANCORA IN CORSO
Lo dice dall’inizio che sarà un post polemico. E lo è, quello di Marco Bellafiore, infermiere al
Policlinico Umberto I, che alla vigilia di Ferragosto ha postato una sua foto con la tenuta anti Covid e una serie di frasi molto critiche verso chi non rispetta il distanziamento e le misure di prevenzione o dice che l’epidemia di Coronavirus è finita.
“Veniteme a dì che è tutto ok, che non ce n’è coviddi, che stasera annamo a ballà . Intanto, a 30 gradi e con una tuta da centro dimagranti sobrino, ce stamo noi, non voi”, scrive Bellafiore, “dopo quasi 5 ore di turno bardato dentro che me so sudato pure l’acqua del battesimo”.
“Vai sereno zi, a te non capita. E se capita, ci sono gli str… che per un indennità di quasi 100 euro (lorde) al mese, si fanno turni interi in stile palombaro grondando acqua tipo che ce poi fa rafting quando se levamo la tuta. Ma no, a te non capita, dai. E intanto noi se respiramo la stessa aria calda dentro una mascherina per ore. Andate in vacanza va, che io ancora nn ce so andato. Sarà per questo che so un po’ polemico”, conclude.
(da agenzie)
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Agosto 15th, 2020 Riccardo Fucile
LE INCREDIBILI IMMAGINI TESTIMONIANO CHE L’IGNORANZA CHE REGNA IN MOLTI GIOVANI ITALIANI… QUEI PERSONAGGI CHE HANNO VEICOLATO LA BUFALA DEL “COVID FINITO” DOVREBBERO ESSERE ARRESTATI PER ATTENTATO ALLA SICUREZZA DELLO STATO INVECE CHE TRASMETTERE LE LORO CAZZATE IN TV
Il cattivo esempio del web, per il quale tutti dovrebbero prendersi le responsabilità . I social network in Italia hanno reso virale la famosa intervista ‘Buongiorno da Mondello’, con una donna che — a Live Non è la D’Urso — andava in spiaggia dicendo «Non ce n’è di Coviddi».
Alla storia è stata data ampia cassa di risonanza da parte del programma Mediaset e sui social network il video si è diffuso tra i giovani.
Questo servizio del Tg1 dalla Croazia, luogo di vacanza dove le discoteche sono aperte e che permettono a tanti ragazzi italiani di frequentarle con la distanza di sicurezza ridotto al minimo e con, mostra quanto il mantra sia entrato nella testa dei giovani più vulnerabili.
Felicita Pistilli, giornalista del Tg1 inviata a Pag, mostra la movida di quel luogo di vacanze. Discoteche affollate, con più del doppio degli ingressi consentiti, ragazzi in stato di alterazione che rilasciano interviste senza alcuna remora: «Non ce n’è Coviddi, non ce n’è più di coviddi» — dice una ragazza, riprendendo il tormentone.
La giornalista del Tg1 le chiede se si stia rendendo conto delle cose che afferma. Lei, ritornando seria, risponde: «Sì, ci rendiamo molto conto».
La realtà che supera l’immaginazione. Nell’ultima giornata, i contagi in Italia sono stati 629. Alcuni di questi riguardano contagi di importazione, proprio per quei giovani che — andati in vacanza all’estero: in Croazia, in Grecia, a Malta — poi tornano positivi al coronavirus.
Per alcuni di questi stati, il ministro della Salute Roberto Speranza ha disposto il tampone obbligatorio al rientro in Italia. Ma questo non sembra preoccupare i giovani della movida croata: «Martedì farò questo tampone — dice un altro ragazzo in chiusura di servizio — e se sono positivo pazienza: a vent’anni non mi ammazzi ‘sto coronavirus».
Bisognerebbe spiegarlo a quei ventenni che si sono trovati in terapia intensiva, a quell’amico di Fedez che ha dovuto subire un trapianto di polmone, alle tante vittime giovani del coronavirus.
Per non parlare della mancata consapevolezza del fatto che un giovane è contagioso al pari di altre fasce d’età e che un discorso del genere è molto egoistico.
(da agenzie)
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