Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile
ALTRO CHE REGIONALI O REFERENDUM, IL VERO VOTO SPARTIACQUE DELLA POLITICA ITALIANA SARA’ TRA TRE MESI NEGLI STATI UNITI… UNA SCONFITTA DEL SANTO PROTETTORE DEI SOVRANISTI PER SALVINI E MELONI SAREBBE UNA MAZZATA
Il voto che può cambiare l’Italia sarà fra tre mesi, in America. Altro che referendum costituzionale, altro
che elezioni regionali per mettere nuovi ducetti al posto dei governatori attuali: il futuro della nostra politica dipenderà dalla riconferma o meno di Trump.
Perchè guai a sottovalutarne gli effetti. “The Donald” non è solo un miliardario irascibile e spiazzante, impetuoso e maleducato, circondato da molte belle donne, che un bel giorno ha deciso di scendere in campo (ne abbiamo avuto uno anche noi).
Lui è il santo protettore di tutti i sovranisti, compresi quelli con la coccarda tricolore. Lui proclamò “America first”, prima gli americani, quando Salvini stazionava ancora al 4 per cento. Lui, in larghissimo anticipo su Matteo, dichiarò guerra commerciale alla Cina. Lui promise di erigere un muro contro i migranti, imitato successivamente da Viktor Orbà¡n. Fu Trump a farsi eleggere puntando non sulla testa ma sulla “pancia” della gente, sulle frustrazioni delle classi medie impoverite dalla globalizzazione, sulle voglie di rivalsa dei vecchi privilegiati bianchi, sugli spiriti animali che è stato mostruosamente bravo a cavalcare.
È stato Trump a mettere nel mirino l’Europa, a favorirne le spinte centrifughe, a contestare il senso profondo dell’Alleanza atlantica, a trasformare la Nato da strumento difensivo nel baraccone burocratico attuale, e non certo per far felice il suo amico Vladimir ma per spregio degli alleati Ue, incominciando dalla Germania che odia perlomeno quanto Salvini detesta la Merkel.
In sintesi: quattro anni della sua presidenza hanno destabilizzato la politica planetaria, creando un habitat perfetto per populisti e nazionalisti. Da quando circola Trump, guarda caso, è tutto un fiorire di leader che l’autoritarismo ce l’hanno nel sangue.
Ma il prossimo 3 novembre Donald lascia o raddoppia. Se verrà cacciato, e al suo posto si insedierà Joe Biden – personaggio moderato, rassicurante, timorato di Dio – l’eredità trumpiana si rovescerà nel suo contrario.
Il nuovo presidente vorrà ristabilire le rotte atlantiche e (perseguendo i propri interessi) riscoprirà la partnership strategica con l’Europa.
Chi punta a sfasciare l’Unione non troverà più sponde a Washington. Con la Cina Biden tenterà di rappattumare; un precario equilibrio verrà ristabilito, forse, perfino con gli ayatollah iraniani.
Un’onda rasserenante si spanderà dall’America varcando gli oceani. In Italia saremo sommersi di camomilla; gli sguaiati di casa nostra (senza far nomi) rischieranno di annegare in questo immenso giulebbe.
Il “politically correct”, viceversa, gonfierà le vele Pd; riprenderà fiato Renzi che con Biden aveva intrecciato rapporti già ai tempi di Obama; si troverebbe a suo agio lo stesso Conte, perchè è vero che Trump gli aveva posato la mano sulla spalla chiamandolo in un tweet “Giuseppi”, ma il presidente del Consiglio non vive di nostalgie e sa adattarsi al nuovo che avanza.
Viceversa la destra sovranista finirebbe relegata in una dimensione asfittica, chiusa, provinciale, un po’ come Orietta Berti quando andavano i Beatles.
E se invece Trump, smentendo i sondaggi, fra tre mesi verrà rieletto? A quel punto nessun riuscirà a tenerlo. Non avendo la possibilità di un terzo mandato, agirà senza più remore. Farà tutto quanto gli è stato fin qui impedito, incominciando proprio dalla resa dei conti con l’Europa. Per quanto poco gli importi dell’Italia, che è una pulce nel suo universo, proverà a usarci come testa d’ariete contro l’asse franco-tedesco.
E Salvini (del quale l’amministrazione Usa diffida) diventerà il socio d’affari, la quinta colonna, il grimaldello indispensabile per scardinare gli equilibri del Vecchio Continente. Il sovranismo riceverebbe la consacrazione finale.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile
“TUTTI DOVREMMO IMPARARE DAL MODO IN CUI IL GOVERNO ITALIANO HA SAPUTO GESTIRE L’EMERGENZA”
Quando il Coronavirus ha colpito il nostro Paese, agli occhi del mondo l’Italia è divenuta “l’epicentro dell’incubo”, un luogo da evitare a tutti i costi e il simbolo di un contagio incontrollato.
“Guarda cosa sta succedendo con l’Italia”, diceva il presidente Trump ai giornalisti il ​​17 marzo scorso. “Non vorremmo essere in una posizione del genere”. Ma le cose sono cambiate nel corso dei mesi e l’approccio adottato nell’affrontare l’emergenza è divenuto addirittura un modello da elogiare.
A ricordarlo è il New York Times, prestigioso quotidiano statunitense, che torna a parlare dell’Italia.
La buona gestione dell’emergenza Coronavirus ha portato l’Italia dall’essere un ‘paria’ globale a modello per il resto del mondo. “Dopo un inizio con qualche inciampo, l’Italia ha consolidato e mantenuto i frutti di un duro lockdown nazionale attraverso un mix di vigilanza e competenze mediche dolorosamente acquisite”, scrive il corrispondente dalla Capitale Jason Horowitz.
L’articolo elogia gli sforzi fatti dal governo, “guidato da comitati scientifici e tecnici”, mentre “medici locali, ospedali e funzionari sanitari raccolgono ogni giorno più di 20 indicatori sul virus e li inviano alle autorità regionali, che li inoltrano poi all’Istituto Superiore di Sanità ”.
Un modello che ha consentito all’Italia di avere “una radiografia settimanale della salute del Paese su cui si basano le decisioni politiche”, consentendo di mettersi alle spalle “il panico” e il rischio “collasso” verso cui si stava scivolando nel mese di marzo.
L’estensione dello stato di emergenza al 15 ottobre, prosegue il quotidiano americano, consentirà al governo di “mantenere le restrizioni in vigore e di rispondere rapidamente — anche con lockdown — a eventuali nuovi focolai. Il governo ha già imposto restrizioni di viaggio a più di una dozzina di Paesi verso l’Italia, visto che ora è l’importazione del virus da altri Paesi la più grande paura del governo”.
L’Italia però paga un alto prezzo per le sue scelte, per quanto si siano dimostrate efficaci per il contenimento del virus: “Non c’è dubbio il lockdown sia stato economicamente costoso. Per tre mesi sono stati ordinati la chiusura di esercizi commerciali e ristoranti, la circolazione è stata molto limitata — anche tra regioni, città e strade — e il turismo si è fermato. Si prevede che quest’anno l’Italia perderà circa il 10% del suo prodotto interno lordo”, ricorda il New York Times.
Ma a un certo punto, mentre il virus minacciava di diffondersi in modo incontrollato, “i funzionari italiani hanno deciso di anteporre la vita all’economia”. Scelta che il quotidiano ricorda con le parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: “La salute del popolo italiano viene e verrà sempre prima di tutto”.
“La strategia di chiudere tutto ha attirato le critiche di chi accusava il governo di eccessiva cautela e di paralizzare l’economia. Ma potrebbe dimostrarsi più vantaggiosa che cercare di riaprire l’economia mentre il virus infuria ancora, come sta accadendo in paesi come Stati Uniti, Brasile e Messico”, insiste il giornale, secondo il quale in Italia c’è anche una parte della popolazione che non rispetta le misure anti-Covid.
(da agenzie)
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Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile
UNA MISURA CHE NON AVEVA SENSO CON 13 REGIONI ITALIANE SOPRA L’INDICE 1
«È giusto che sui treni restino in vigore le regole di sicurezza applicate finora. Non possiamo permetterci di
abbassare il livello di attenzione e cautela. Per questo ho firmato una nuova ordinanza che ribadisce che in tutti i luoghi chiusi aperti al pubblico, compresi i mezzi di trasporto, è e resta obbligatorio sia il distanziamento di almeno un metro che l’obbligo delle mascherine».
Lo annuncia il ministro della Salute Roberto Speranza. «Questi sono i due principi essenziali che, assieme al lavaggio frequente delle mani, dobbiamo conservare nella fase di convivenza con il virus», sottolinea.
Dopo la valanga di polemiche delle ultime ore, il governo ha rapidamente fatto dietrofront così da poter tornare alle precedenti misure che impongono ai viaggiatori di sedere a posti alternati sui convogli
Anche la ministra dei Trasporti Paola De Micheli avrebbe inviato una lettera a Trenitalia e Italo per chiedere che venissero ripristinate le vecchie regole che vietano ai passeggeri di occupare tutte le poltrone, così da essere nelle condizioni di rispettare il metro di distanza, tra le più efficaci misure anticontagio da Coronavirus fin qui note.
Anche perchè nelle ultime ore la comunità scientifica si è fatta sentire forte e chiaro a proposito dei grandi rischi connessi al mancato rispetto del distanziamento sui treni a lunga percorrenza, specie in questo momento «in cui i nuovi contagi stanno di nuovo crescendo, e lo dimostrano i dati degli ultimi giorni», come ha evidenziato il professore Franco Locatelli del Consiglio superiore di Sanità .
Il ministero dei Trasporti nelle sue linee guida aveva stabilito che si potesse viaggiare più vicini in presenza di una serie di condizioni, tra le quali il riciclo dell’aria attraverso l’impianto di climatizzazione o l’apertura delle porte esterne alle fermate; la misurazione della temperatura prima di salire a bordo, l’obbligo di indossare una mascherina chirurgica e di sostituirla ogni 4 ore; salite e discese individuali dal treno; nessuna possibilità di cambiare il posto assegnato durante il viaggio per evitare contatti nei movimenti.
(da Open)
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