Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile
LA POLIZIA HA BLOCCATO LA MANIFESTAZIONE APPOGGIATA DA GRUPPI NEONAZISTI… GRAZIE A QUESTI CRIMINALI IN GERMANIA I NUOVI CONTAGIATI SONO TORNATI A LIVELLO DI MILLE AL GIORNO
Migliaia di persone, senza mascherina e non a distanza di sicurezza, si sono radunate a Berlino, sul viale di Unter den Linden, per manifestare contro le misure di contenimento del coronavirus per il sedicente “giorno della libertà ”.
Secondo i media locali, sarebbero state circa in 15mila a contestare le misure prese dal governo. Una manifestazione molto partecipata, anche se interrotta dalla polizia, a causa del mancato rispetto delle regole che stavano contestando.
Anche la Germania, quindi, ha i suoi gilet arancioni. Rispetto alle manifestazioni italiane, però, c’è stata molta più partecipazione, ma anche più contestazione.
Infatti, a Berlino ci sono state alcune contro-manifestazioni
Così come nella manifestazione italiana, le forze dell’ordine hanno presentato una denuncia penale contro gli organizzatori dell’evento, cioè il gruppo “Iniziative Querdenken” – iniziativa pensiero trasversale -, fiancheggiati, secondo la Build, da gruppi neonazisti, che hanno invitato alla partecipazione.
Per i manifestanti, le misure di lockdown sono una insopportabile violazione dei diritti umani. I cori più diffusi sono stati “Corona, falso allarme”; “siamo costretti a indossare una museruola” e ”è la pandemia la più grande teoria cospirazionista”. “Via queste leggi che ci sono state imposte, via le mascherine che ci rendono schiavi”, ha detto una dimostrante alla Bbc.
Nelle ultime 24 ore la Germania ha registrato 955 nuovi casi di coronavirus, per un totale di 209.653 persone contagiate dall’inizio della pandemia. I decessi hanno raggiunto quota 9.148 dall’inizio dell’emergenza.
I politici tedeschi hanno lanciato dure critiche contro l’evento: “A migliaia festeggiano la ‘seconda ondata’, senza mascherina, senza distanza. Mettono in pericolo i nostri successi contro la pandemia e per la ripresa economica. Irresponsabile!”, ha scritto su Twitter Saskia Esken, leader dell’Spd.
Dello stesso tenore il commento di Jan Redmann della Cdu: “A Berlino si torna a manifestare contro le misure di contenimento mentre registriamo 1000 nuove infezioni al giorno. Questa pericolosa stupidaggine non ce la possiamo più permettere”.
(da agenzie)
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Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile
LA SINDACA: “COSA SIAMO DIVENTATI?”…. TE LO DICIAMO NOI: UN PAESE DI MERDA
Una donna si è cosparsa di liquido incendiario e si è data fuoco prima delle 13 in un campo vicino a un
ristorante a Crema. Un passante, che era in auto con la moglie, è sceso dalla macchina e ha cercato di spegnere le fiamme con un asciugamano, aiutato in seguito da un uomo arrivato con un estintore. Nel frattempo – ha poi raccontato il soccorritore – altre persone con il telefonino in mano sono rimaste nel parcheggio del ristorante. Per la donna non c’è stato nulla da fare.
È stato il sindaco Stefania Bonaldi a pubblicare su Facebook il racconto dell’uomo, commentando che “se gli spettatori di questa tragedia hanno avuto la freddezza di prendere il telefonino ed immortalare la scena, anzichè correre in aiuto o chiamare i soccorsi, allora dobbiamo farci delle domande. Serie e molto, molto urgenti. Cosa siamo diventati?”.
“Una donna si è data fuoco e mentre passavo con mia moglie sono sceso subito dall’auto e ho cercato di spegnere quello che potevo con un asciugamano da palestra”. ha dichiarato l’uomo che l’ha salvata, che ha scritto alla sindaca. “La signora bruciava nel campo di fronte e io ero l’unico che cercava di fare qualcosa. In compenso una ventina di persone con il telefonino riprendevano la scena. Dopo minuti e minuti si è avvicinato uno con un estintore che non sapeva cosa fare. Ho spento tutto con l’estintore”.
L’uomo ha manifestato la sua perplessità verso i passanti: “Ma la gente con il telefonino dal parcheggio mi ha lasciato di sasso. Si parla di un essere umano, ma quelle persone con il telefonino cosa facevano, riprendendo? Se fossi passato un paio di minuti prima, forse l’avrei salvata. Scrivo a lei perchè è il primo cittadino di Crema e questo evento è successo nella sua, Nostra, città . So che lei non può far nulla, ma ho pensato a lei come primo cittadino per avvisarla per prima. Ho scritto a lei perchè magari alcuni messaggi arrivano più forti dalla sua carica… Mi è spiaciuto che nessuno abbia avuto l’idea di intervenire prima”.
(da agenzie)
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Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile
UN QUINTO NE HA PURE APPROFITTATO PER RUBARGLI IL BORSELLO… SOGGETTI INDEGNI DI STARE AL MONDO
Arrestate quattro persone per l’aggressione del carabiniere ferito la scorsa notte a Castellammare. Sono tre maggiorenni e un 17enne. Arrestato anche un quinto uomo che ha rubato il borsello al militare mentre era a terra ferito. Il militare fuori dal servizio è stato ferito alla testa mentre cercava di separare alcuni ragazzi che stavano litigando in piazza Umberto, a due passi dalla Cassa Armonica.
L’appuntato 37enne, effettivo alla stazione di Gragnano, stava passeggiando con la moglie e alcuni familiari quando è intervenuto per sedare la lite che stava degenerando in rissa, nata dopo un incidente tra due scooter. Il militare è stato improvvisamente aggredito da alcuni dei giovani coinvolti nella rissa, che lo ho hanno investito con lo scooter e colpito ripetutamente con calci, pugni, con un casco e una sedia. Uno dei suoi familiari è riuscito a far allontanare i giovani, che sono scappati facendo perdere le loro tracce.
Colpito gravemente alla testa, il 37enne ha perso conoscenza e le ferite hanno provocato una seria emorragia. E’ stato soccorso dai tanti testimoni presenti alla scena, mentre gli aggressori sono fuggiti. Trasportato d’urgenza all’ospedale San Leonardo, è stato giudicato guaribile in 25 giorni. Il traffico è rimasto paralizzato e ne sono conseguite difficoltà anche per far arrivare l’ambulanza sul luogo dei soccorsi. Il 118 ha impiegato 23 minuti.
I Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno individuato e arrestato 4 persone, arrestato anche un uomo che ha rubato il borsello al militare mentre era riverso in strada.
Nel pomeriggio, a Castellammare, I Carabinieri della locale Compagnia e del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata hanno tratto in arresto 3 uomini di 27, 22 e 19 anni ( di cui 2 pregiudicati) e un diciassettenne.
In particolare, grazie all’analisi dei sistemi di videosorveglianza e alle ricostruzioni testimoniali, è stata individuata una parte del gruppo di aggressori, che, irritati dall’intervento del militare, lo hanno colpito sino a lasciarlo a terra privo di coscienza.
Le indagini proseguono per individuare ulteriori complici nell’aggressione, i Carabinieri hanno documentato, inoltre, il furto del borsello del militare, che, mentre lo stesso, riverso in strada, era in attesa delle cure, è stato sottratto da un 42enne pregiudicato, estraneo alle precedenti colluttazioni: riconosciuto e sottoposto a perquisizione, è stato trovato in possesso degli effetti personali del militare e conseguentemente arrestato.
(da agenzie)
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Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile
MILITANTI TRAVESTITI DA SPOSI CON TANTO DI TORTA NUZIALE, SUI SOCIAL FACILE L’IRONIA: “PARLA LEI CHE NON E’ SPOSATA?”
“Il settore degli eventi e in particolare quello dei matrimoni è stato tra i più colpiti dall’emergenza Covid
eppure è tra quelli di cui la politica finora si è occupata di meno in assoluto. Per questo militanti e parlamentari di Fratelli d’Italia hanno simbolicamente indossato degli abiti da sposi, preso una torta e allestito un matrimonio: vogliamo accendere i riflettori su questo ambito e formulare due proposte molto semplici”.
Lo dice in un video su Facebook da Loro Piceno, nelle Marche, la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.
“La prima è l’unificazione degli anni fiscali 2019-2020 considerati come un unico anno fiscale e far pagare le tasse a giugno del 2021 perchè questo consentirebbe di compensare gli utili del 2019 e le perdite del 2020. E l’altra è sugli aiuti a fondo perduto: noi chiediamo che il contributo venga calcolato sulla media annuale e non sul fatturato del mese di aprile perchè vuol dire escludere comparti come questi che hanno un guadagno stagionale successivo, di solito, al mese d’aprile”.
“Dal periodo del lockdown a oggi le stime parlano di circa 80mila matrimoni saltati e le associazioni di categoria dicono che circa 45mila aziende che operano in questo settore sono in estrema difficoltà , per un volume d’affari di circa 15 miliardi di euro. Aziende di ogni genere, che vanno dalle location, ai catering, ai ristoranti, agli atelier, ai parrucchieri, truccatori, fotografi, wedding planner: tantissime persone che rischiano il posto di lavoro”.
“Vogliamo rimettere in piedi questo settore e lo facciamo proprio con la simbologia del matrimonio che alla fine è questo: il giorno in cui dici si, è il giorno in cui ami e in cui speri, è il giorno in cui inizia un nuovo percorso”.
Salvo che per lei convivente, quindi?
(da agenzie)
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Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile
RISPETTO ALLE EUROPEE LA LEGA PERDEREBBE IL 6,5%, IL M5S IL 4,7%, IL PD STABILE… RENZI CON + EUROPA AVREBBE L’8%, FDI GUADAGNA IL 5,9%, FORZA ITALIA PERDE UN PAIO DI PUNTI
Un sondaggio sulle elezioni regionali in Toscana commissionato a EMG da Italia Viva e di cui si parla oggi su Repubblica Firenze dà in vantaggio la coalizione che sostiene Eugenio Giani, ma il centrodestra che ha candidato la leghista Susanna Ceccardi è a 4 punti.
Secondo il sondaggio il Pd è nettamente avanti sulla Lega, con il 31,5% contro il 25%. Alle Europee in Toscana il Pd aveva il 33,3%, la Lega il 31,5%
Fratelli d’Italia, raggiunge l’11%, mentre Forza Italia è ferma al 4%. Alle Europee Fdi aveva il 4,9% e Forza Italia il 5,8%
Il M5S è dato all’8% (alle Europee aveva il 12,7%)
Nel centrosinistra subito dopo il Pd ci sarebbe Italia Viva, che corre insieme a Più Europa: i due partiti insieme arrivano all’8%.
Il 4% lo raggiungono altre liste della coalizione, mentre 2020 A Sinistra sarebbe al 2%.
(da agenzie)
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Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile
EX ASSESSORI DI CALDORO, MASTELLIANI, COSENTINIANI, FORZISTI: UN ESERCITO DI TRASFORMISTI SALE SUL CARRO DI DE LUCA, COSTRETTO A DIRE BASTA, I POSTI SONO FINITI
Ecco, ci risiamo: il Sud come luogo comune, il “vado dove si vince”, le folgorazioni sulla via di don Vicienzo,
come lo chiamano da quelle parti (De Luca).
Anzi, la conversione di massa di mezzo centrodestra alla fede del vincitore annunciato. Roboante, sfacciato, eccessivo. Ma un certo punto è stato troppo anche per lui. Sentite questa, che dà l’idea della dimensione.
L’altro giorno lui, il governatore, ha chiesto al suo fedelissimo Fulvio Di Bonavitacola di fermare gli ingressi, perchè di posti per tutti non ci sono più. Ed è meglio non suscitare appetiti prima se non hai pane per tutte le bocche poi, perchè, insomma, la gente di mondo lo sa: mica si cambia partito per ideale, in queste terre e di questi tempi: “Fulvio proviamo a ridurre le liste”. Al momento sono 17, l’obiettivo sarebbe di farne 12-14. Tanto il grosso di chi doveva entrare è entrato, con tanto di banda, fanfare e senza neanche tanto sdegno del Pd, ora si può fare a meno di bazzecole e pinzillacchere.
Dicevamo: il grosso, che evoca il metodo collaudato (ricordate le fritture di pesce e le clientele come Cristo comanda?). Contano anche le cliniche. E dunque, Aldo Patriciello, re delle cliniche molisane e proprietario anche qualche struttura in Campania, macina-voti come pochi ormai in Italia.
Alle scorse Europee fu eletto con Forza Italia. Adesso sosterrà Vincenzo De Luca. Lo ha spiegato al Fatto: “Essere dialogante è la mia natura e la mia natura è la mia forza. E Clemente (sempre Mastella, ndr) è un amico”. Altra sua amica è Flora Beneduce, consigliere regionale di Forza Italia, con un processo in corso per presunto voto di scambio che riguarda la sua passata elezione. Si è fatta una lista e sosterrà Vicienzo. Qui la letteratura è sterminata.
Mettete su Google il nome suo e quello di De Luca e troverete una valanga di foto di lei con Berlusconi, con la scritta “Mandiamo De Luca a casa”. Sempre curiosando un po’ sulla biografia, si scopre che la signora è la vedova dello storico ras democristiano, Armando De Rosa, assessore alla Sanità e ai Lavori pubblici ai tempi del terremoto dell’80. Fu arrestato un paio di volte. La seconda, raccontò di aver portato una tangente di 300 milioni ad Antonio Gava che però rimase deluso: “Armà , so’ pampuglie (spiccioli, ndr)”.
E poi c’è Mastella, e coi lui De Mita e anche Pomicino, che ha fatto una lista, accompagnata, a Roma, dalla fuoriuscita di sua moglie da Forza Italia, in direzione maggioranza. Tutti assieme, appassionatamente.
Gira su whatsapp un video di un comizio di De Luca del 2010, sempre lui il candidato contro Caldoro, che poi vinse. Udite udite che diceva, rivolto ai suoi avversari: “Si sono presentati con uno schieramento che fa paura, loro. Quelli che volevano rinnovare l’universo hanno avuto lo stomaco di presentarsi tutti insieme con De Mita, Mastella, Cirino Pomicino, Giulio Di Donato, Nicola Cosentino.
Questi sarebbero i rinnovatori”. Dieci anni dopo, tutti di qua. Compresi alcuni che stavano nel Pdl di Nicola Consentino, detto Nick ‘o merikano, magari nella variante di figli, figliocci e mogli. Facciamo i nomi. Eccone uno, su cui la trattativa è in corso: Cosimo Amente, il figlio del sindaco assai discusso di Melito, Antonio. Stando agli atti del blitz antimafia di Sant’Antimo di qualche giorno fa, i personaggi in odore di camorra appoggiavano l’assunzione di un ingegnere (finito in carcere) “per replicare il collaudato sistema delle clientele di Sant’Antimo”. Sempre da Sant’Antimo arriva un altro figlio d’arte, Domenico, figlio dell’ex sindaco Aurelio Russo, il cui comune fu sciolto per condizionamento mafioso.
Ogni settimana c’è un pacchetto di voti che transita, ogni giorno una defezione. Raccolta dall’alto uomo macchina di De Luca, Nello Mastursi. È l’ex capo della segreteria momentaneamente messo da parte dagli incarichi pubblici dopo una condanna non definitiva a 18 mesi per presunte pressioni attorno alla sentenza che consentì di insediarsi a Santa Lucia, nonostante una condanna in primo grado e la Severino.
Un altro proveniente dal centrodestra è Carmine Mocerino, (la moglie ai domiciliari per un’altra vicenda) eletto nel 2015 con la lista “Caldoro presidente” e ora candidato nella lista “De Luca presidente”. Beh, perdonate la battuta ma davvero fa molto “Franza o Spagna”, un presidente vale l’altro purchè si sta al potere. Mocerino, così pare, farà un ticket — un uomo, una donna — con Paola Raia, ex cosentiniana candidata nella lista “De Luca presidente” e, dicono, fortissima nelle zone del vesuviano. Ex consigliere regionale del Pdl, Paola è la sorella di Luigi Raia, ex consigliere provinciale di Forza Italia e attualmente direttore generale dell’Agenzia Unica del turismo in Campania.
A proposito di turismo, altro candidato pesante è Giuseppe Sommese, ex Ncd, eletto cinque anni fa a sostegno di Caldoro con oltre 20mila preferenze. Giuseppe è il figlio di Pasquale, eletto nel 2010, in quota Udc, con 23mila voti. Fu premiato da Caldoro con un assessorato potentissimo, con deleghe al personale, enti locali, turismo e beni culturali. Rieletto nuovamente con Caldoro, incappa in qualche guaio giudiziario, con un’inchiesta in cui veniva considerato considerato al vertice di una associazione a delinquere per pilotare gli appalti.
Ecco anche l’ex assessore alla Sanità (sempre di Caldoro) Angelo Montemarano, che ha ispirato una lista civica “Rinnovamento Democratico Avanti”. Tra i candidati Fernando Farroni, ex vicesindaco e assessore di Portici. Ovviamente, cinque anni fa si candidò con Caldoro. Si candida con De Luca anche Mario Ascierto Della Ratta, fratello di Paolo, oncologo di fama mondiale del Pascale di Napoli. Ex Fratelli d’Italia, ex nuovo Psi proprio con Caldoro, ex Forza Italia. Secondo i maligni c’entrerebbero i fondi per la ricerca annunciati proprio in questi giorni dal governatore. Chissà , di malelingue è pieno il mondo.
Altro canale d’ingresso, le liste del partito di Renzi. La battuta viene facile facile, e anche un po’ scontata: “Forza Italia Viva”. Però, effettivamente è così.
Gli ultimi arrivati: Pietro Smarrazzo, fino a cinque giorni fa responsabile regionale dei giovani di Forza Italia; Francesco Guarino, ex consigliere comunale di Forza Italia e secondo dei non eletti allo scorso giro; Francesco Iovino, vicesindaco della città metropolitana di Napoli in quota Forza Italia; Gabriele Mundo, eletto al consiglio comunale di Napoli nel 2011 col Pdl poi con Forza Italia nel 2014 al consiglio metropolitano poi con Luigi De Magistris, con cui fu confermato in comune nel 2016. A proposito, si rivede anche Emilia Mazzoni, già europarlamentare dell’Udc, che guiderà la lista Campania Libera.
Dicevamo, ogni giorno c’è una novità . Quella di oggi è la candidatura col Pd di Michelangelo Ciarcia, amministratore unico dell’ente Alto Calore servizi, al centro in questi giorni di una protesta di comitati civici, perchè sono rimasti a secco oltre cento comuni della provincia di Avellino. Emergenza idrica, in pieno Covid. Evidentemente sono tutti un po’ distratti da questa storia delle liste. Si deve vincere per vincere, mica vincere per cambiare.
(da “Hufingtonpost”)
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Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile
DA RAMBO (“DOVRANNO PASSARE SUL MIO CORPO”) A CONIGLIO (“FU UNA DECISIONE COLLEGIALE”)
Da quando il Senato ha detto sì alla richiesta di processare Matteo Salvini per Open Arms il Capitano, oltre a pubblicare il volto della figlia Mirta per farsi propaganda, urla e strepita ai quattro venti che la decisione fu collegiale e quindi deve essere processato anche Giuseppe Conte insieme agli altri ministri competenti sul dossier all’epoca.
Oggi Marco Travaglio sul Fatto riepiloga la vicenda segnalando tutte le volte in cui Salvini rivendicò il blocco di Open Arms come un suo merito personale mentre il resto del governo gli si opponeva:
Il 9 agosto i legali di Open Arms chiesero al Tribunale dei minori di Palermo di far sbarcare i minorenni dalla nave carica di migranti. Il 12 il Tribunale chiese spiegazioni al governo. Il 13 Conte ordinò a Salvini di far sbarcare almeno i minori, invano. Il 14 il Tar Lazio sospese il divieto di sbarco. La nave fece rotta sull’Italia, ma senza ricevere l’indicazione del porto sicuro da Salvini. Che quello stesso giorno attaccò il premier perchè era di parere opposto al suo: “Conte mi ha scritto per lo sbarco di alcune centinaia di migranti a bordo di una nave Ong. Gli risponderò garbatamente che non si capisce perchè debbano sbarcare in Italia”.
Il 15 Conte pubblicò una nuova, durissima lettera a Salvini (per i giudici, la prova che il ministro fece tutto da solo contro le indicazioni del premier): “Ti ho scritto ier l’altro una comunicazione formale, con la quale, dopo avere richiamato vari riferimenti normativi e la giurisprudenza in materia, ti ho invitato, ‘nel rispetto della normativa in vigore, ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori’… Con mia enorme sorpresa, ieri hai riassunto questa mia posizione attribuendomi, genericamente, la volontà di far sbarcare i migranti a bordo. Comprendo la tua ossessiva concentrazione nell’affrontare il tema dell’immigrazione riducendolo alla formula ‘porti chiusi’. Sei… proteso a incrementare i tuoi consensi. Ma parlare come Ministro dell’Interno e alterare una chiara posizione del tuo Presidente del Consiglio, scritta nero su bianco, è questione diversa. È un chiaro esempio di sleale collaborazione, l’ennesimo, che non posso accettare”.
Poi rivendicava la linea di “maggiore rigore rispetto al passato” contro l’immigrazione clandestina e i successi in Ue sulle redistribuzioni: “Francia, Germania, Romania, Portogallo, Spagna e Lussemburgo mi hanno appena comunicato di essere disponibili a redistribuire i migranti… Siamo agli sgoccioli di questa nostra esperienza di governo… ho sempre cercato di trasmetterti i valori della dignità del ruolo che ricopriamo e la sensibilità per le istituzioni che rappresentiamo. La tua foga politica e l’ansia di comunicare, tuttavia, ti hanno indotto spesso a operare ‘slabbrature istituzionali’, che a tratti sono diventate veri e propri ‘strappi istituzionali’ ”.
Era l’antipasto del liscio e busso che Conte gli avrebbe riservato in Senato cinque giorni dopo. Infatti Salvini cedette e sbarcarono tutti.
La linea politica del Capitano è quindi chiarissima: ad agosto 2019 faceva Rambo dicendo che quelli di Open Arms per sbarcare avrebbero dovuto passare sul suo corpo. Ad agosto 2020 si trasforma in micetto e dice che alla fine fu una decisione collegiale e anzi lui, ti pare, magari li avrebbe fatti sbarcare se non fosse stato per Conte. E poi magari si chiede pure perchè crolla nei sondaggi.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE NON MENZIONO’ I CONTI ESTERI QUANDO PRESE POSSESSO DEI BENI DELLA MADRE, POI FECE UN’INTEGRAZIONE
Repubblica è venuta in possesso della prima dichiarazione di successione presentata da Fontana
all’Agenzia delle Entrate il 15 febbraio 2016, otto mesi dopo la morte della madre. E tra i cespiti ereditari elencati, il conto di Lugano con i 5,3 milioni di euro non c’è. Apparirà soltanto diversi mesi dopo. Perchè? […]
A giugno del 2015 la signora Fontana muore. L’allora sindaco di Varese è avvocato di affari. Non è uno sprovveduto, anzi: è uno dei migliori legali su piazza. E non può non sapere del trust nelle isole caraibiche, non foss’altro perchè dal 2005 ne è il beneficiario. Quelli che lui definisce «i risparmi di una vita» in realtà sono un patrimonio sostanzioso.
Non a caso nascosto con un trust alle Bahamas, il Montmellon Valley, creato — ha notato l’Espresso — pochi giorni prima che il governo svizzero decidesse di tassare i capitali detenuti nelle banche elvetiche. Un’altra fuga dalle imposte. Ad amministrare il trust sono società e professionisti tra le Isole Vergini e il Liechtenstein. Un’ingegneria finanziaria non comune per gestire i risparmi di due medici.
In ogni caso, il figlio si ritrova con una patata bollente in mano: denunciare i 5,3 milioni all’Erario, pagandoci su tutte le tasse. Fontana però è fortunato, perchè una mano gli arriva dal governo Renzi che prolunga i termini per aderire alla voluntary disclosure. Siamo tra il novembre e il dicembre del 2015, per il futuro presidente della Lombardia è l’occasione ideale. Aderisce immediatamente.
Il 15 febbraio del 2016, otto mesi dopo la morte della signora, Attilio Fontana va dal notaio. E quel giorno manda all’Agenzia delle Entrate — Direzione provinciale di Varese la dichiarazione di successione.
Nell’elenco dei cespiti ereditati figurano gli immobili nel comune di Induno Olona (una casa, una bottega, un deposito e una rimessa), e, a Varese, una casa di 5 vani e uno studio privato di 3 vani. Non solo.
La madre gli ha lasciato anche un credito non meglio specificato di 33.977 euro e 456 mila euro in azioni e obbligazioni.
Del conto svizzero, però, non c’è traccia. Il documento — il “certificato di eseguita dichiarazione e di pagamento d’imposta” dell’ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate — porta la data del 20 gennaio 2017. […] L’atto di successione del febbraio del 2016 non è però l’unico. «Esiste un’integrazione — spiega Jacopo Pensa, legale del governatore — è di alcuni mesi dopo, effettuata nello studio dell’avvocato Franca Bellorini (lo stesso dove nel 1984 nacque la Lega, ndr) con la quale Fontana ha denunciato anche i soldi svizzeri».
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile
E IN REGIONE SI PARLA DI RIMPASTO
Nell’inchiesta sui camici in Lombardia l’attenzione degli inquirenti si sposta ora sul cellulare di Andrea Dini, l’amministratore delegato della Dama Spa e cognato del Presidente della Lombardia Attilio Fontana.
Entrambi sono tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Milano con al centro la fornitura di camici e altro materiale anti Covid ad Aria, la centrale d’acquisti regionale. Intanto dalle indagini emergono nuovi dettagli sulla vicenda, in particolare emerge un dettaglio curioso: a svelare che dietro alla vendita da mezzo milione di camici ci sarebbe stato il cognato di Fontana sarebbe stato il logo dello squalo stampato sulla carta della proposta di contratto Dama-Regione.
Ad accorgersi che dietro l’azienda Dama Spa ci fosse la famiglia Fontana, nella figura del cognato e della moglie del governatore, sarebbe stata una collaboratrice di Filippo Bongiovanni, ex direttore della centrale acquisti della regione Aria spa, anche lui indagato.
A insospettirla, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, la stampa sulla carta della proposta di contratto: uno squalo, cioè il logo della «Paul & Shark», il marchio di abbigliamento dei Dini. Da qui sarebbero partite una serie di verifiche che fanno arrivare direttamente a Fontana.
Sono attese per i prossimi giorni le operazioni che riguardano la copia forense del contenuto del cellulare. Da quanto è stato riferito, la copia del contenuto dello smartphone dell’imprenditore avverrà con le forme dell’accertamento tecnico irripetibile.
Sarà quindi nominato un consulente da parte del difensore di Dini, l’avvocato Giuseppe Iannaccone. L’operazione avverrà a “stretto giro di posta”, in quanto gli inquirenti intendono restituire il telefono al legittimo proprietario il prima possibile: l’analisi di messaggi e chat servirà per ricostruire se l’imprenditore abbia o meno tentato di rivendere i 25mila camici non consegnati alla Regione su una partita di 75mila, quantitativo previsto dall’ordine avvenuto senza gara e che poi è stato bloccato dopo la scoperta del conflitto di interessi.
Il sequestro del cellulare, come si legge nel decreto di perquisizione firmato dai pm Luigi Furno, Paolo Filippini e Carlo Scalas, è stato disposto per accertare se vi sia «traccia delle interlocuzioni avute» da Dini con i «protagonisti della vicenda». L’intento è «verificare sotto il profilo probatorio, la circostanza riferita» durante la sua audizione in Procura da Emanuela Crivellaro, della Onlus il ponte del Sorriso, «ovvero che, solo dopo essere stato spinto a convertire l’originario contratto di fornitura in una donazione parziale, Dini ha cercato di rivendere a prezzo maggiorato quella parte dei camici non consegnati ad Aria, tentando in tal modo» di non rispettare «quello che era un suo preciso obbligo contrattuale».
I camici, in tutto circa 25mila, sono però stati tutti sequestrati dalla Gdf , cosa che ha portato la sua difesa a dichiarare che l’imprenditore «non ha mai avuto intenzione di speculare ai danni della Regione. Nonostante l’elevatissima richiesta di quel materiale, i camici per la Regione sono sempre stati nel magazzino» della Dama e non è escluso che anche questo lotto possa essere donato.
Intanto continua a tener banco anche la questione dell’eredità del governatore Fontana e del relativo conto svizzero. Secondo quanto riportato oggi da la Repubblica Fontana, nella prima dichiarazione di successione presentata all’Agenzia delle Entrate il 15 febbraio 2016, otto mesi dopo la scomparsa della madre, non avrebbe indicato tra i cespiti ereditari elencati il conto svizzero con i 5,3 milioni di euro.
Questo apparirà invece solo alcuni mesi dopo.
Perchè? Il sospetto è che, visto il prolungamento dei termini della Voluntary disclosure voluto dall’allora governo Renzi, Fontana abbia atteso questa opportunità . «Esiste una integrazione — ha spiegato l’avvocato Jacopo Pensa, legale del governatore — è di alcuni mesi dopo, effettuata nello studio dell’avvocato Franca Bellorini con la quale Fontana ha denunciato anche i soldi svizzeri». Tutto regolare dunque. Ma è il tempismo a far comunque insospettire.
Se il fronte giudiziario continua a muoversi quello politico ribolle. Mentre le opposizioni hanno pronta una mozione di sfiducia, alla quale però non aderirà Italia Viva, si mormora di un possibile rimpasto in Regione.
L’ipotesi avanzata dal Messaggero sarebbe quella di affiancare a Fontana un vicepresidente pienamente operativo. Una sorta di “commissariamento”. Il nome che si fa strada è quello di Davide Caparini, assessore al Bilancio, uomo di Salvini. Il leader leghista, da Milano Marittima, deve trovare al più presto piani alternativi e vie d’uscita da una situazione che, in termini di consenso, potrebbe avere serie ripercussioni anche sul piano nazionale.
(da Open)
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