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L’INFETTIVOLOGO GALLI: “POLEMICA SUI MIGRANTI STRUMENTALE, C’E’ MOLTO PIU’ VIRUS IN ITALIA DI QUANTO POSSA ARRIVARNE DA LORO”

Agosto 2nd, 2020 Riccardo Fucile

“NON POSSIAMO PERMETTERCI DI RINUNCIARE ALLE PRECAUZIONI”

Non è finita e se l’Italia, al momento, sta meglio degli altri è perchè probabilmente ha preso le misure necessarie. Ma adesso c’è una gara a chi fa più l’imbecille.
“Non possiamo permetterci di rinunciare alle precauzioni. L’Italia, grazie a un serio lockdown, ha una posizione di vantaggio rispetto a molti altri Paesi, che però si può perdere alla prima distrazione”
Lo ha detto Massimo Galli, professore ordinario di Malattie infettive all’università  Statale di Milano e primario dell’ospedale Sacco, in un’intervista al quotidiano ‘La Stampa’.
Galli è d’accordo con la linea dura del Comitato tecnico scientifico sui treni: “Capisco i turisti che viaggiano scomodi, ma se devo fare il mio mestiere dico che è meglio aspettare a togliere le distanze. Cts troppo duro? I miei colleghi non sono nati ieri. Sembrano severi, ma spesso mi trovo in linea con le loro decisioni”.
Anche sulle discoteche è passata la linea dura? Vanno evitati gli assembramenti, pure allo stadio, e anche all’aperto in caso di contatti ravvicinati è bene non dimenticare distanze e mascherine”.
“Se il virus è mutato? E’ lo stesso dell’inizio e sperare che sparisca da solo come la Sars mi pare complicato. Sulla seconda ondata non è questione di stagioni, ma di focolai che non sfuggono al controllo”, ha aggiunto
“La polemica sui migranti è strumentale, c’è molto più virus in Italia di quanto possa arrivarne da loro, anche se in un mondo globalizzato ogni ingresso è rischioso”, ha concluso Galli.

(da Globalist)

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“AL MARE E IN DISCOTECA AMMASSATI, COME SE IL COVID NON CI FOSSE. MA SIAMO IMPAZZITI?”

Agosto 2nd, 2020 Riccardo Fucile

LO SFOGO DELLA VIROLOGA SU FACEBOOK

“Buona estate, ma ringraziate chi continuerà  a lavorare per limitare i danni di irragionevoli comportamenti”: lo sfogo su facebook è della professoressa Maria Chironna, responsabile del Laboratorio di Epidemiologia molecolare dell’unità  operativa di Igiene del Policlinico di Bari, il principale centro pugliese dove vengono processati i tamponi per l’individuazione del Coronavirus.
La professoressa appare preoccupata per alcuni comportamenti individuali che rischiano di far risalire la curva dei contagi anche in Puglia: “Siamo in agosto – dice – e ci aspettano le 2-3 settimane più critiche di questo incredibile 2020 dopo i durissimi mesi di marzo e aprile. Fiumi di macchine verso le mete turistiche. Le solite della nostra regione. Le persone hanno però rimosso o dimenticato che per poter godere di qualche giorno di riposo e di mare devono stare attenti e adottare adeguati comportamenti per evitare nuovi focolai di infezione”. Invece, “si fanno feste, anche con gente sconosciuta, si va in discoteca. E anche se all’aperto, ma a 20 cm di distanza, il rischio è altissimo. Ci si riversa in spiagge cercando di piazzare l’ombrellone il più vicino possibile al mare, incuranti che già  ci sono altre persone a mezzo metro”. Per Chironna “comportamenti assolutamente deplorevoli”.
Chironna ricorda che “il virus circola anche d’estate, nel caso non fosse chiaro abbastanza”.
“Magari – aggiunge – la mascherina ce la portiamo dietro ma l’abbassiamo per l’occasione. Igiene delle mani e disinfettanti, un ricordo passato. Flaconi presenti all’ingresso di lidi e sui banconi ma il livello è sempre lo stesso. Ma siamo impazziti?”. “Io – conclude – ho ancora ben stampate nella mente le scene di marzo e aprile, il deserto delle strade e le sirene notturne”.

(da agenzie)

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DISTANZIAMENTO SUI TRENI, SUL FRECCIAROSSA SI VIAGGIA AL 100%

Agosto 2nd, 2020 Riccardo Fucile

TRENITALIA NON RISPETTA L’ORDINANZA DEL MINISTERO DELLA SALUTE

In una mail Trenitalia conferma il distanziamento fisico e il limite del 50% di posti «da occupare a scacchiera». Ma le notizie e le immagini pubblicate da Open fotografano un’altra verità  dei fatti
Passeggeri ammassati, costretti a viaggiare con il terrore di essere infettati a causa di posti a sedere occupati, in alcuni casi, al 100% senza rispettare il distanziamento fisico sui convogli, ripristinato ieri dal governo con ordinanza del ministero della Salute per contenere la pandemia del Coronavirus. Braccio a braccio per quattro o cinque ore. Protetti solo da una mascherina.
Cosa è successo
Si viaggia con quattro posti su quattro occupati: uno di questi si libera soltanto a Firenze, due ore dopo la partenza dalla stazione Centrale di Milano. Questa la situazione a bordo della carrozza nove, sul Frecciarossa 9311 partito oggi, 2 agosto 2020, alle 9.50 circa dal capoluogo lombardo e diretto a Napoli, come mostrano le foto pubblicate in esclusiva da Open.
Trenitalia, nonostante l’email inviata stanotte ai passeggeri, non sembra essersi adeguata all’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che impone il distanziamento sociale di almeno un metro sui mezzi di trasporto. Stamattina sul Frecciarossa 9311, dunque, non sono state rispettate le norme di contenimento del contagio. Non è dato a sapersi — è bene ricordarlo — se i passeggeri (che compaiono nelle nostre foto) abbiano rispettato il posto a sedere loro assegnato in fase di acquisto del titolo di viaggio, ma stupisce eventualmente la totale assenza di controlli da parte di Trenitalia nel corso di tutto il viaggio.
Il motivo del sovraffollamento potrebbe essere da ricercare nella «soppressione e cancellazione di alcuni treni» di Italo (che viaggia sulle stesse tratte del Frecciarossa) «costretto a modificare repentinamente la propria flotta e i propri servizi commerciali».
In altre parole, Italo (che ha assicurato rimborsi ai propri utenti) ha lasciato a terra decine di persone — molti in partenza per le vacanze — le quali nelle scorse ore, come risulta a Open, hanno acquistato un nuovo biglietto, stavolta con Trenitalia, andando ad affollare sempre di più i convogli dei Frecciarossa. In barba ad ogni disposizione.
Cosa dice l’ordinanza del ministero della Salute
L’ordinanza del ministero della Salute del primo agosto parla chiaro (e viene ribadita anche in un post su Facebook): obbligo di mantenere una distanza interpersonale di almeno un metro.
Prima dell’intervento di Roberto Speranza, però, Trenitalia la pensava diversamente dichiarando, nelle mail inviate ai passeggeri, di voler occupare il 100% dei posti a sedere dei treni a lunga percorrenza. I viaggiatori, in quel caso, avrebbero dovuto mandare una mail a dichiarazionecovid19@trenitalia.it in cui dichiarare di «non essere affetti da Covid-19 e di non accusare sintomi riconducibili al Covid-19».
Dunque i viaggiatori avrebbero dovuto «assumersi l’onere di rendere, per quanto a loro conoscenza, una dichiarazione veritiera». A Trenitalia deve essere sfuggita la notizia che la maggior parte dei malati Covid siano asintomatici e che dichiarare una cosa di cui una persona non può essere a conoscenza rischia di non essere il modo più efficace per garantire la salute pubblica.
Alle 3.53 del 2 agosto il dietrofront, sempre via mail. Trenitalia conferma il distanziamento sociale e il limite del 50% di posti «da occupare a scacchiera». Ma le notizie, e soprattutto le immagini pubblicate da Open, fotografano un’altra verità  dei fatti.
Sul caso, sollevato da Open, è stata inviata una mail a Trenitalia per accogliere un’eventuale replica o chiarimento.

(da Open)

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IL RADICALE SERGIO D’ELIA: “LA STRAGE DI BOLOGNA, PER UN DIFFUSO PREGIUDIZIO, DOVEVA ESSERE FASCISTA”

Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile

“MAMBRO E FIORAVANTI NON SONO I RESPONSABILI, CONTINUARE AD ADDITARLI COME TALI E’ UN TRADIMENTO ALLA MEMORIA DELLE VITTIME”

“La teoria di stragi di Stato nel nostro Paese non si è certo fermata alla stazione di Bologna. Potrebbe essere ‘di Stato’ anche quella di Bologna, nel doppio o alternativo senso di una strage che lo Stato, potendolo fare, non avrebbe impedito avvenisse o di una strage che, una volta avvenuta, lo stato avrebbe coperto da una spessa e impenetrabile coltre di omertà .
La ‘verità  processuale’ sulla strage di Bologna si specchia nel ‘segreto di Stato’ che per oltre 40 anni è stato imposto sulla strage di Bologna e sull’occultamento di possibili e più probabili verità  alternative, indicibili e inconfessabili per la loro gravità . Non per libera convinzione ma per comune convenzione, non per un fondato giudizio ma per un diffuso pregiudizio, la strage doveva essere ‘fascista’.
Si tratta della stessa convenzione che per decenni ha portato l’arco costituzionale a escludere il Movimento Sociale Italiano dalla vita democratica e a negargli la dignità  di forza politica del nostro Paese.
Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, che per storia e loro stessa natura ‘fascisti’ non sono mai stati, erano le vittime predestinate di questo luogo comune dominante: stragismo uguale fascismo.
Aggiungo che, non per conoscenza diretta dei fatti e degli atti processuali, ma per conoscenza diretta del vissuto dei loro ultimi 30 anni, ho maturato da tempo il libero convincimento, l’assoluta convinzione della loro innocenza.
Quando sono usciti dopo due decenni di pena espiata, come Nessuno tocchi Caino abbiamo decisi di accoglierli, perchè doppiamente innocenti, non solo diversi dal tempo del delitto, ma anche estranei al più grave dei delitti.
Sono testimone del fatto che Marco Pannella diceva che avrebbe affidato loro l’educazione dei suoi figli. Per loro, militanti ‘fascisti’, era nato un comitato composto per lo più da ‘antifascisti’ militanti che si chiamava ‘E se fossero innocenti?’.
Dopo vent’anni, non credo vi sia un solo promotore di quel comitato ‘di sinistra’, un solo rappresentante delle istituzioni di questo Paese che, in scienza o coscienza, non abbia superato la cautela del dubitativo e dell’interrogativo posti all’origine e alla fine del nome di quel comitato.
Le vittime della strage di Bologna vanno onorate innanzitutto del dovere più sacro che va reso loro, quello della ricerca della verità .
Continuare a dare in pasto all’opinione pubblica colpevoli per convenzione, di comodo o di copertura, sarebbe la violazione più grave dei loro diritti, un alto tradimento della loro memoria.”

(da “Huffingtonpost”)

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PONTE DI GENOVA, I FAMILIARI DELLE VITTIME: “NOI NON CI SAREMO, GRATI A MATTARELLA CHE CI HA CHIESTO UN INCONTRO PRIVATO, CI ANDREMO”

Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile

“COLORO CHE VOLEVANO TRASFORMARE L’INAUGURAZIONE DI UN PONTE NATO DA UNA TRAGEDIA IN UNA FESTA DI CARNEVALE DOVRANNO FARE PACE CON I NOSTRI MORTI”

Non sarà  il grande giorno dal varo del nuovo ponte “Genova San Giorgio”, lunedì, per i familiari delle vittime del crollo del Morandi.
Mentre una città  intera aspetterà  l’atto finale della ricostruzione del viadotto della tragedia, dopo due anni di dolore e disagi, “noi non ci possiamo sentire parte dell’attesa, nè vogliamo parteciparci”, spiega Egle Possetti, portavoce del comitato che riunisce i parenti delle vittime.
“Passeremo la giornata in viaggio perchè il Presidente della Repubblica Mattarella ha chiesto di incontrarci, un’attenzione per noi davvero importante, e ci riceverà  in città  prima dell’inaugurazione. Ma lì ci fermeremo”
Queste ore di vigilia “per noi sono angoscianti e faticosissime, emotivamente e non solo” — continua Possetti, che nel disastro dell’agosto 2018 ha perso la sorella, il cognato, i due nipoti.
Ieri sera, venerdì, una rappresentanza dei familiari ha partecipato al concerto organizzato dal Teatro Carlo Felice ai loro cari: “abbiamo ascoltato il brano che ha dedicato loro Ennio Morricone ed è stato molto bello”.
Possetti, dopo la decisione di non presenziare all’inaugurazione, e le tante polemiche di questi mesi, state facendo “pace” con il clima di questi giorni?
“Noi non dovevamo fare pace con nessuno, erano quelli che hanno pensato di trasformare l’inaugurazione di un ponte nato da una tragedia in una festa di carnevale, che dovevano fare pace con i nostri morti. Dal programma che vedo sarà  una cerimonia più sobria, e siamo contenti che i nostri cari siano ricordati a margine di un momento del genere. Non ci sentiremo mai parte di quel ponte, nato sulle ceneri di un dramma, personalmente non ci metterò mai piede, nè ci interessa l’inaugurazione e spero vivamente che una volta in funzione tutta questa attenzione mediatica finisca. Ma almeno i nostri cari saranno ricordati in modo attento e rispettoso. La cosa più importante”.
Nei giorni tesi delle polemiche, quando le istituzioni hanno deciso comunque di festeggiare con concerti e Frecce tricolori il varo della nuova infrastruttura, avevate chiesto espressamente non venissero nominati i vostri familiari. Ora avete cambiato idea, perchè?
“Quando si è prospettata la possibilità  di una inaugurazione in diretta tv con presentatori e cantanti, abbiamo chiesto al sindaco e commissario straordinario Marco Bucci, con il quale siamo in costante contatto, di non leggere durante l’inaugurazione i nomi dei nostri cari. Ora sembra che la cerimonia sia diventata più sobria, più giusta, e saremo contenti se verranno pronunciati i loro nomi. Ma il loro ricordo, il vero momento della memoria, per noi troverà  spazio solo il 14 agosto, nel secondo anniversario della loro morte, tra gli alberi del memoriale temporaneo che è stato allestito sotto al nuovo ponte. Solo lì potranno avere il giusto rispetto che meritano”
Come voi, in tanti hanno rinunciato a presenziare al taglio del nastro, dal comitato degli sfollati ai Vigili del Fuoco. Che ieri hanno fatto sapere non saranno tra gli invitati di lunedì.
“Queste notizie ci fanno commuovere, non finiremo di ringraziarli. Queste dimostrazione di vicinanza per noi sono determinanti, ci fanno coraggio, ci danno forza nella nostra ricerca della verità . Una battaglia di civiltà , non solo una battaglia dei parenti di chi ha perso la vita nel crollo”.
Cosa direte, al Presidente Mattarella? Ha chiesto espressamente di incontrarvi prima della riapertura del nuovo viadotto.
“Ci dirà  alcune cose lui, abbiamo tante cose da dirgli noi. Rimarrà  tutto tra noi, però, non voglio anticipare quello che gli chiederemo. Di sicuro gli faremo presente alcune nostre sensibilità , e faremo qualche richiesta per il futuro”.

(da “La Repubblica”)

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DI MAIO, UN PICCOLO UOMO, FORTE CON I DEBOLI E DEBOLE CON I FORTI

Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile

HA CONVOCATO L’AMBASCIATORE TUNISINO MA NON SIA MAI CHE L’ABBIA FATTO CON QUELLO EGIZIANO… MENTRE LAMORGESE OTTENEVA UN AUMENTO DEI RIMPATRI E TRATTAVA CON TUNISI, DI MAIO USA I CONTRIBUTI DOVUTI PER LA COOPERAZIONE COME ARMA DI RICATTO

Il sempre più improbabile ministro degli Esteri, probabilmente infastidito dall’attivismo “mediterraneo” della sua collega ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha deciso di tornare alla ribalta mediatica, annunciando lo stop ai fondi per la cooperazione allo sviluppo fino a quando la Tunisia non dimostrerà  una maggiore collaborazione nel contrasto alle partenze dalle sue coste.
Non contento della sparata, giovedì ha convocato alla Fernesina l’ambasciatore tunisino chiedendo maggiori controlli sulle coste del Paese nordafricano e una rapida ripresa dei rimpatri.
Convocare un ambasciatore è, sul piano diplomatico, un atto importante, grave. Che il ministro Di Maio si è guardato bene dal fare nei riguardi dell’ambasciatore egiziano dopo l’ennesima presa in giro sul caso Regeni o per esprimere la riprovazione italiana per il trattamento inflitto dalle autorità  egiziane a Patrick Zaki.
Ma si sa, Giggino è forte con i deboli e debole con i forti.
E’ usare i soldi della cooperazione come arma di ricatto: se fai il bravo te li diamo, altrimenti ti arrangi. E fare il bravo, per il titolare della Farnesina, significa garantire l’esternalizzazione delle frontiere, non importa se questo significa ricacciare indietro decine di migliaia di disperati, intercettati in mare, e ricacciarli nei lager libici.
E’ questo che il ministro di Maio vorrebbe dalla Tunisia? Fare come in Libia? Prendere a modello la cosiddetta Guardia costiera libica, una vera e propria fucina di crimini?
Cosa ha da dire in proposito il presidente del Consiglio, e soprattutto, cosa aspettano i leader, o presunti tali, delle forze progressiste e di sinistra, che del Conte II fanno parte? Una cosa è certa: l’ultima uscita di Di Maio conferma che sul Mediterraneo e la securizzazione della questione migranti, il Conte II è la fotocopia in peggio del Conte I.

(da Globalist)

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LO SFOGO DI UN’INFERMIERA TOSCANA: “VOI IN GIRO SENZA MASCHERINA, MENTRE IO SUDO NELLO SCAFANDRO PER SALVARE LE VOSTRE VITE”

Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile

“GRAZIE A VOI ABBIAMO BUTTATO MESI NEL CESSO, MERITATE L’ESTINZIONE”

“Stamani mentre mi stavo infilando per l’ennesima volta questo bello scafandro ho pensato a quanti mesi abbiamo tirato nel cesso. E ho pensato a tutti quegli imbecilli che continuano a dire che tanto il virus è finito. Col cavolo che è finito”.
Comincia così il lungo sfogo di una infermiera dell’ospedale San Luca di Lucca in un post su Facebook, con tanto di foto, che è poi stato rimosso perchè, come si legge sul Tirreno, l’azienda sanitaria non avrebbe gradito questa esternazione.
L’infermiera aveva anche scritto: “Voi andate pure al mare, che io mi diverto a sudare dentro a questo ‘coso’ di plastica. Avete fatto bene a riaprire le discoteche, era di primaria necessità . E fate bene ad andare in giro senza mascherina, fate proprio bene. Meritate l’estinzione”. E ancora: “Mi raccomando ora ricominciate con quella buffonata degli eroi. L’unica medaglia che ci meritiamo è quella per non aver ancora commesso una strage nei confronti dei cretini che popolano questa Terra. Riflettete”.

(da Fanpage)

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RICCIARDI: “LA POLITICA NON ASCOLTI I NEGAZIONISTI, ALTRO CHE FASE 3, SIAMO ANCORA IN PIENA FASE 1”

Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile

“LA CURVA SI STA RIALZANDO”

Ogni giorno, i medici che fino a poche settimane fa erano considerati eroi devono combattere con l’ondata di negazionisti, complottisti e imbecilli vari che stanno mettendo in serio pericolo la salute del Paese.
Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza per l’emergenza Covid, ha dichiarato in un’intervista a Repubblica: “Siamo ancora nella pandemia. Si parla di fase 2, di post Covid, ma in realtà  siamo fermi alla 1. Qualcuno non ha capito che abbiamo ottenuto l’appiattimento della curva ma non l’abbiamo ad azzerata. Se allentiamo la guardia, appunto smettendo di usare la mascherina quando serve, rischiamo di tornare indietro”.
I negazionisti, afferma Ricciardi, “danneggiano solo quando la politica li prende in considerazione. Se li ignora non ci sono problemi, se fa come Bolsonaro o Trump si osservano subito le conseguenze negative. Decidere credendo che il virus non c’è, che è nato in laboratorio, che si sconfigge con l’idrossiclorochina e sbagliare certe decisioni ha causato migliaia di morti. Quando, come dice Mattarella, la politica si allea con la scienza e ignora le notizie false salva le vite. E salva l’economia. Anche in quel campo i problemi maggiori li ha avuti chi ha ignorato la verità  scientifica”.
Quanto alla scuola “va riaperta seguendo una programmazione ferrea – sottolinea Ricciardi – Anche qui bisogna essere scientificamente rigorosi e organizzativamente forti. Guardiamo i protocolli cinesi, sul distanziamento fisico, l’igiene, il comportamento individuale, che hanno funzionato. Chi non ha fatto così, come Israele e Francia, ha avuto problemi. La scuola può essere il fulcro della vita civile e dello sviluppo ma se non è ben gestita diventa il fulcro della diffusione del virus”.

(da agenzie)

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GLI ITALIANI SONO I MENO PREOCCUPATI D’EUROPA PER LA SECONDA ONDATA: CHE CI SIA UN 23% DI IGNORANTI IN ITALIA NON E’ UNA NOVITA’

Agosto 1st, 2020 Riccardo Fucile

IL 77% E’ PREOCCUPATO, IN FRANCIA 88%, IN SPAGNA 96%

Una ricerca dell’agenzia di marketing e public relations Burson, Cohn & Wolfe (Bwc) condotta nel mese di luglio su 4 paesi di europei (Italia, Francia, Spagna e Germania) ha evidenziato come gli italiani siano, in Europa, quelli che meno si preoccupano del ritorno del virus a settembre, la cosiddetta ‘seconda ondata’: il che, secondo l’agenzia, è un dato positivo perchè la mentalità  degli italiani sarebbe libera dalla paura e pronta a ricominciare.
L’Italia è l’unico mercato in cui più si afferma che la priorità  è riaprire l’economia (52%) piuttosto che prevenire la diffusione del Coronavirus (48%), contro una media europea del 63% di intervistati ancora timorosi (con il 73% della Spagna).
Anche per quanto riguarda la seconda ondata del virus gli italiani sono preoccupati (77%) ma in misura minore di Francia (88%) e Spagna (96%).
In particolare, l’Italia è il Paese europeo che vede meno degli altri il rischio nel ritorno al lavoro (16%) e dell’apertura di esercizi commerciali non essenziali (15%) ma anche del settore dell’ospitalità  (ristoranti, bar, hotel – 34%).
Il 28% degli intervistati in Italia si aspetta di rientrare regolarmente a lavoro a settembre (Spagna e Francia addirittura dal mese di agosto).
Ben il 75% si sente assolutamente tranquillo di tornare al lavoro anche domani. Il 48%, però, ha il timore di portare a casa il virus e il 29% non si fida che i propri colleghi seguano le necessarie attenzioni.
Il 58% ritiene, comunque, che il proprio datore di lavoro abbia preso tutte le necessarie precauzioni (leggermente sotto la media europea del 62%).
“Abbiamo voluto sondare – afferma Elena Silva, co-market leader di Bcw Burson Cohn & Wolfe Italia – la percezione in alcuni Paesi europei per capire meglio la propensione e i timori dei lavoratori nei confronti del rientro alla normalità  nei posti di lavoro in seno all’emergenza sanitaria Covid-19. Nonostante un comprensibile grado di preoccupazione, gli italiani si mostrano pronti a dare il proprio apporto alla ripresa economica in tempi brevissimi”.

(da agenzie)

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