Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
“DOTTORE, PASSAVO DI QUI PER CASO, C’E’ NIENTE PER ME?”… “LEI E’ FORTUNATO, HO GIUSTO UNA DOSE”
Noi auguriamo al Gen. Comm. Grand’Uff. F. P. Figliuolo le migliori fortune, anche perchè sono pure
le nostre.
Ma l’altra sera, vedendolo in tv collegato con Fazio in adorazione e col prof. Burioni in estasi mistica, ci siamo sentiti un po’ a disagio.
Delle due l’una: o eravamo noi a non capire ciò che Fazio&Burioni intuivano al volo (“Oh finalmente! Una rivoluzione! Li sente gli applausi nello studio vuoto?”, “È un grande onore esser qui con lei! Mi viene in mente un suo collega: il generale Eisenhower!”); o il famoso “Nuovo Piano Vaccini”, peraltro già da buttare dopo lo stop ad AstraZeneca, è leggermente fumoso.
Sarà che il Gen. Comm. Grand’Uff. alterna il linguaggio dei giornaloni (“accelerare”, “cambio di passo”, “svolta”) a quello delle furerie (“fare fuoco con tutte le polveri”, “legioni” invece di “regioni”) a quello delle mezzemaniche ministeriali (“capillarizzare”, “sistema Paese”).
E spende gran parte dell’intervista a raccontare che spende gran parte del tempo a parlare “quotidianamente”, “una o più volte al giorno”, a voce o “via whatsapp”, con Draghi, Curcio, Speranza, Guerini, Gelmini (“attentissima a tutte le problematiche”) e Bonaccini, che “colgo l’occasione per ringraziare” a uno a uno. E, già che c’è, ringrazia pure se stesso che, modestia a parte, è “il centravanti della squadra”.
Il suo segreto? “Tutto sta all’arrivo dei vaccini”. Ma tu guarda.
“500mila dosi al giorno, 80% di vaccinati a settembre”. Lo diceva già il putribondo Arcuri. Ma ora “Draghi ha chiamato quasi tutti gli ad delle case produttrici” (che sono quattro: andiamo bene). Poi la moltiplicazione dei pani e dei pesci: “J&J è monodose, quindi averne 25 milioni sarà come averne 50 dei vaccini odierni” (dev’essersi laureato in matematica con Gallera). E la conferma delle “tre linee operative”: “approvvigionare, somministrare, controllare”. Guai a invertire l’ordine, specie fra prima e seconda: iniettare un vaccino che non è ancora arrivato potrebbe causare al paziente bolle d’aria ed embolie. “Tutto pianificato”, nota Burioni in un lago di bava. Inclusa la vexata quaestio delle dosi eccedenti.
Tenetevi forte: “Se ci sono classi prioritarie, ok, se no chiunque passa va vaccinato”. Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione. E il Figliuol prodigo lo è di tutto.
Che sia un tipo vispo ognun lo vede: capillarizzare e programmare serve appunto a vaccinare “chiunque passa”. Il segreto è passare di lì al momento giusto, fischiettando o fingendo di fare jogging.
“Dottore, passavo di qui per caso, c’è niente per me?”. “Lei è fortunato! Ho giusto qui una dose di Johnson&Johnson che, essendo monodose, vale doppio: non è che vuole chiamare anche la sua signora?”.
(da il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
“OCCORRE LIMITARE RESPONSABILITA’ A COLPA GRAVE”
“Ho ricevuto tramite l’Ordine dei medici l’invito a iscrivermi alle liste dei vaccinatori. Dopo che i colleghi siciliani sono stati indagati per la morte di due persone dopo il vaccino credo che passerò, grazie. Buoni ma non scemi”.
È il testo di un tweet che un medico scriveva il 12 marzo. Il giorno in cui la procura di Siracusa, tra le altre, iniziava ad indagare sulla morte di un militare, avvenuta qualche ora dopo la somministrazione del vaccino di Astrazeneca. Nel caso specifico ancora non sono stati resi noti i risultati dell’autopsia, che chiarirà se c’è un qualche nesso tra la somministrazione e il decesso.
Nesso che in altri due casi non dissimili, in Sicilia e in Campania, è stato escluso a un primo esame autoptico. Nell’attesa che il tutto venga chiarito – e mentre, lo ricordiamo, l’Aifa sottolinea che Astrazeneca è un prodotto sicuro, che non c’è nulla da temere e non ci sono motivi per rifiutare il vaccino – si ripropone il tema dello scudo penale per i sanitari in tempi di emergenza.
E se pochi mesi fa la questione riguardava i medici che avevano operato nei reparti Covid, oggi si chiede di tutelare i sanitari che praticano le iniezioni che aiuteranno il Paese a sconfiggere il virus.
Il rischio, tra l’altro, è che alcuni di loro, spaventati dall’idea di poter essere indagati indipendentemente dalle dinamiche degli eventi vagliati dagli inquirenti, e nel timore di dover affrontare uno o più processi, rinuncino all’incarico. Decidano di non entrare nell’ “esercito dei vaccinatori”, contribuendo, loro malgrado, a rallentare la campagna di immunizzazione.
L’allarme è stato lanciato da Filippo Anelli, il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri: “Molti colleghi sono spaventati da quello che è successo in Sicilia. La magistratura fa il suo doveroso lavoro e sono ‘atti dovuti’ ma serve mettere in serenità gli operatori e pensare a “una sorta di ‘scudo penale’, un intervento legislativo idoneo, senza sconvolgere i nostri principi democratici, per dare in un questa fase emergenziale la possibilità al medico di potersi esimere dai problemi di carattere colposo”, ha detto all’Ansa
Ma come dovrebbe essere declinata una eventuale norma? Cristiano Cupelli, professore di Diritto penale all’Università di Tor Vergata, ha sul tema le idee precise. Non apprezza l’espressione “scudo penale”, parla piuttosto di “una norma di garanzia per tutelare chi – in questa fase critica – sta operandosi, in condizioni critiche e di estrema difficoltà , per tutelare la salute pubblica”.
Senza una legge che tuteli i sanitari, sottolinea Cupelli parlando con HuffPost, c’è il rischio di “medicina difensiva”, anche in sede di vaccinazione: “In buona sostanza, i medici, preoccupati dal rischio di indagini connesse ad eventi avversi sostanzialmente imprevedibili (e a loro dunque, allo stato, non imputabili), accompagnate dal frastuono mediatico e da un eccesso di allarmismo, ben potrebbero scegliere, nei pochi minuti che hanno a disposizione per la l’anamnesi che precede la somministrazione del vaccino, di astenersi o di rimandare a casa chi sta per vaccinarsi ed è indeciso o non è in grado di ricostruire e valutare adeguatamente il proprio quadro clinico”.
Con il risultato di posticipare l’immunizzazione di un numero di soggetti che potrebbe essere piuttosto corposo.
Per limitare questo fenomeno, che sarebbe devastante nel momento in cui il vaccino è l’arma più potente che abbiamo per sconfiggere il virus, la soluzione potrebbe essere ridurre i casi in cui il medico è penalmente perseguibile.
Creare cioè, continua Cupelli, “una norma che limiti la responsabilità alla sola colpa grave e che, nel definirla, dia un peso decisivo al fattore contestuale; un intervento di natura sostanziale, volto a offrire alla magistratura i necessari strumenti per escludere il rilievo penale di determinate condotte ed operare più agevolmente — dopo — sul piano processuale”.
Ma cosa si intende per colpa grave? In riferimento alla vaccinazione si possono fare due esempi: un errore grossolano del medico nella fase di valutazione della situazione clinica manifestamente critica è incompatibile con la profilassi del paziente o un errore materiale al momento dell’inoculazione del farmaco. “In questi casi – conclude Cupelli – la colpa potrebbe essere evidente”.
Nella corsa all’immunizzazione di massa il no dei medici a diventare vaccinatori per paura di eventuali conseguenze penali potrebbe essere l’ennesimo intoppo. La politica dovrà valutare se correre il rischio o provare, nei limiti della legge, a correre ai ripari.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
DIFFICILE GESTIRE PEGGIO DI TUTTO QUANTO E’ RUOTATO FIN DALL’INIZIO SU QUESTO VACCINO
Fin dall’inizio dell’iter di approvazione, la confusione determinata dai continui ripensamenti
sull’impiego è stata deviante.
Cambiando idea ogni tre giorni hanno reso noto prima che Astrazeneca era indicato per gli under 55; poi hanno esteso fino a 65 ma con dei paletti; infine è stato dichiarato un vaccino buono per tutta la popolazione.
Ad assistere a questo ballo di opinioni cangianti, un’opinione pubblica mai così informata come in questa fase della pandemia.
I regolatori e i decisori non hanno fatto i conti con una cosa elementare: le persone vivono uno stato ormai di disperazione, palese o latente, l’umanità sta subendo una prova durissima, ha paura del virus e delle sue conseguenze, sulla salute e sull’economia.
Da un anno viviamo in un terribile incubo, col pensiero della morte, della povertà . In un mondo che senza abbracci e senza feste, senza cinema e teatro, senza la folla al centro commerciale, non riconosciamo più.
Tutti abbiamo guardato e guardiamo ancora al vaccino come l’unico modo per venire fuori da questo incubo, e oggi tutti sappiamo la differenza tra i vaccini da adenovirus e quelli mRNA. Anche chi prima non si preoccupava di queste cose, tutti hanno seguito con attenzione ogni passo, dalla ricerca all’introduzione sul mercato, le trattative, quanto costano.
L’opinione pubblica classifica facilmente le cose secondo gli strumenti forniti da cinquant’anni da marketing e pubblicità , e le troppe parole che AIFA e il Ministero della Salute hanno profuso su Astrazeneca hanno fatto trarre l’immodificabile ormai idea che Astrazeneca sia un vaccino di serie B.
Chi oggi titola che il Piano Vaccinale rischia di saltare sbaglia due volte: primo, un piano vaccinale continua a non esserci, c’è una nuova spinta verso la vaccinazione di massa ma al momento non c’è una logistica soddisfacente in ogni regione; il Piano Vaccinale basato su Astrazeneca è saltato nei fatti.
Non c’è margine di recupero di credibilità , e questo è accaduto per le troppe parole al vento. Oggi tutti i giornali riportano le parole di AIFA e del ministro Speranza che due giorni fa rassicuravano su Astrazeneca e a distanza di meno di 24 ore hanno sospeso la somministrazione. Le giustificazioni sono legittime, chi conosce i meccanismi lo sa. Ma nell’opinione pubblica non cambierà l’idea di una centrale di comando in confusione.
Sul piano della comunicazione, le future rassicurazioni non saranno sufficienti a riabilitare il vaccino perchè nessuno crederà a chi nell’ultimo mese ha detto tutto e il suo contrario.
Chi non rinuncerà al vaccino Astrazeneca non lo farà perchè rassicurato ma perchè ha più paura del virus che dell’arma per sconfiggerlo.
Mette nel conto che qualcuno dei tanti milioni di vaccinati può subire qualche effetto collaterale ma il vaccino lo vuole, lo pretende.
C’è invece chi si rinchiude ancora più impaurito, terrorizzato prima dal virus e ora dalle reazioni sospette, dai supplementi di indagine, dalle inchieste, dalle autopsie, tutte parole che su persone rese fragili da un anno di libertà condizionato sono terribili.
Questo il risultato di un vero e proprio cortocircuito in cui scienza e politica sono entrati in conflitto, con la prima totalmente subalterna alla seconda.
Qui non discutiamo se giusto o meno, ma che la determina e la circolare su Astrazeneca, e prima sui monoclonali, siano stati infine firmate dal ministro Speranza in persona e non siano venute fuori dall’Agenzia Italiana del Farmaco, è un dato irreale per chi ha costruito l’indipendenza dell’Agenzia e un segno di grave difficoltà nei rapporti tra controllore e vigilato. Una risposta fragile nei tempi del forse definitivo, culla di ogni paura di assumere decisioni.
A questo punto il premier Draghi ha un compito in più, difficilissimo. Sostituire in gran parte le fiale di Astrazeneca con gli altri vaccini è un compito titanico, almeno sul breve periodo. È un’impresa titanica, ma possibile. A patto di avere idee chiare e persone capaci di portarle avanti con coraggio.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
DAI 15 EURO DELL’EMILIA-ROMAGNA A 45 EURO DEL PIEMONTE
A differenza di quanto accaduto con le mascherine, gli accordi sui prezzi i tamponi antigenici sono stati lasciati in capo alle singole Regioni
Da Nord a Sud, l’Italia si divide sui tamponi antigenici.
Diventati cruciali dopo il via libera del Ministero della Salute il 29 settembre 2020 — che ne ha autorizzato l’uso anche al di fuori degli aeroporti — a oggi non tutte le amministrazioni hanno ancora stipulato accordi per calmierare i prezzi o per renderli accessibili ai cittadini nelle farmacie.
Come specificato a Open da Invitalia (l’agenzia nazionale gestita da Domenico Arcuri, ex super commissario all’emergenza Covid), gli accordi sui prezzi sono stati lasciati in capo alle singole giunte — anche, e soprattutto, a causa degli equilibri già delicati tra potere regionale e statale sul settore della sanità .
Il tampone rapido — meno sensibile di quello molecolare, ma estremamente più veloce — si è pian piano imposto come sistema privilegiato per il controllo dei casi positivi in molti territori, tanto che a inizio gennaio il Ministero ha deciso di inserirli nel conteggio giornaliero dei tamponi nei bollettini.
Ma da settembre a oggi, la fotografia del Paese appare disomogenea: ad aver stipulato accordi con Federfarma sono solo alcune Regioni, e non tutte hanno stabilito dei prezzi massimi per frenare la deriva privatista. Altre ancora, invece, hanno scelto di renderli gratuiti ma di riservarli solo ad alcune categorie specifiche.
Gli accordi delle Regioni con le aziende
Lazio
La Regione Lazio ha raggiunto l’accordo sui prezzi dei privati lo scorso novembre con l’Associazione di Categoria Farmacie Convenzionate. Stando a quanto stabilito, le farmacie che aderiscono alla campagna di tracciamento possono eseguire i test al prezzo di massimo 22 euro
Lombardia
L’accordo nelle farmacie lombarde è arrivata solamente a inizio febbraio. La Regione ha firmato un accordo tra Federfarma Lombardia, Assofarm Conservizi Lombardia e la Federazione regionale Ordini dei Farmacisti. Come spiegato in una nota, la Regione riconoscerà alle farmacie 12 euro, iva esclusa, per ogni test rapido effettuato — cifra che comprende «i costi per l’approvvigionamento dei materiali di consumo, dei dispositivi di protezione individuale e della remunerazione del servizio». Attualmente il costo per i cittadini è fissato a 30 euro.
Piemonte
In un comunicato stampa del 26 ottobre, la Regione Piemonte ha fatto sapere che il test rapido prenotato in farmacia può costare al massimo «fra i 30 e i 45 euro».
Emilia-Romagna
A partire dal 4 febbraio, in Emilia-Romagna «tutti i cittadini iscritti al sistema di assistenza sanitaria regionale possono effettuare nelle farmacie convenzionate dell’Emilia-Romagna il test antigenico al prezzo calmierato di 15 euro». Il costo è stato deciso in accordo con la rete delle farmacie territoriali e le associazioni Federfarma, Assofarm, Farmacieunite e Ascomfarma
Marche
Costa 18 euro un test antigenico nelle farmacie delle Marche: in Regione l’accordo è stato stipulato con Federfarma lo scorso 22 marzo. In quella data, ad aderire erano state 60 farmacie
Campania
In accordo con FederFarma, la Regione Campania ha stabilito a dicembre che il prezzo del test antigienico nelle farmacie non potrà essere superiore ai 22 euro e che l’acquisto dei test e «di tutte le attrezzature ed il materiale di consumo necessario all’esecuzione dello stesso» è a carico delle farmacie
Veneto
Grandi sostenitori del test rapido, in Veneto si è proceduto per primi ad accordarsi per distribuire il servizio nelle farmacie. La delibera regionale è stata firmata lo scorso 16 settembre e prevede un costo di 30 euro. Per quanto riguarda l’accordo con le farmacie, l’intesa è stata firmata lo scorso 8 febbraio con Federfarma Veneto.
Puglia
Costa massimo 20 euro un test rapido in Puglia. L’accordo, stilato con Federfarma, Assofarm e Ordini provinciali dei farmacisti, è stato chiuso lo scorso primo febbraio.
Umbria
L’accordo tra Regione Umbria e Federfarma è arrivato lo scorso gennaio e ha stabilito un prezzo calmierato nelle farmacie di massimo 22 euro. Alcuni punti, inoltre, offrono il servizio gratuitamente a studenti e personale docente.
Sardegna
Con una delibera dell’8 ottobre, il presidente Christian Solinas si era mosso fin da subito per fissare il prezzo a 17,97 euro. A metà novembre era poi arrivato l’accordo tra Assessorato alla sanità , Azienda Tutela Salute (ATS) e Federfarma Sardegna per distribuirli anche in farmacia.
Friuli Venezia Giulia
Lo scorso 2 febbraio la regione di Massimiliano Fedriga ha firmato il protocollo che permette alle farmacie aderenti (oltre 400 su tutto il territorio) di effettuare test rapidi. Il prezzo calmierato è di 26 euro. L’unica condizione è quella di non manifestare i sintomi del Covid e di non essere stati in contatto stretto nelle precedenti 48 ore con un positivo.
Provincia autonoma di Trento
La provincia autonoma di Trento ha aperto ai test rapidi a pagamento nelle farmacie per i cittadini asintomatici lo scorso 22 gennaio. Il prezzo calmierato è stato stabilito sui 30 euro.
Il caso Sicilia
Non c’è ancora un accordo ufficiale con le farmacie (come confermano da Federfarma Palermo, «è tutto fermo da un mese»), ma la Regione si era comunque mossa per calmierare il prezzo nei laboratori a 15 euro — uno dei più bassi d’Italia. Talmente basso che l’Ordine Nazionale dei Biologi si era opposto definendolo «inadeguato e diseconomico», poichè «il test viene già venduto dai fornitori ai laboratori di analisi a circa 10 euro, e a quelli vanno aggiunte anche tutte le altre spese per la obbligatoria messa in sicurezza e sanificazione dei locali». Il Tar ha accolto il ricordo dell’Ordine, ma la giunta ha annunciato di voler continuare su quella strada
Le altre Regioni
Negli altri territori è comunque possibile fare il test, ma non è detto che lo si trovi nelle farmacie (potrebbe non essere ancora stato stipulato l’accordo con le associazioni di categoria, come nel caso della Sicilia) o a prezzi bassi. In Alto Adige, ad esempio, le farmacie e le cliniche private offrono il servizio, ma i prezzi vanno dai 35 ai 50 euro. La Toscana, al contrario, ha optato per lo screening gratuito e rapido nelle farmacie riservato unicamente a studenti, ai loro familiari e al personale scolastico. In Basilicata, Abruzzo, Calabria, Liguria e Molise invece, non si è ancora arrivati a una quadra: la linea resta quella dell’autunno, e cioè di utilizzarli per gli screening di massa laddove necessario e di coinvolgere unicamente i laboratori.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
RISULTANO NEGATIVI AI TEST MOLECOLARI MA CON SINTOMI COVID
Un nuovo cluster di Sars-CoV2, con un numero sufficiente di casi per essere definito una nuova
variante. Il Directeur General de la Santè Jerome Salomon ha spiegato con un comunicato destinato a tutti i professionisti del settore sanitario della Francia che dalle ricerche fatte su diversi casi è stata rilevata una nuova variante del Coronavirus. Sarebbe stata scoperta in Bretagna e sarebbbe in grado di sfuggire ai tamponi nasofaringei.
Si legge infatti nel documento: «A seguito del rilevamento di diversi casi con una ripetuta discordanza tra i segni clinici indicativi di Covid-19 e risultati negativi di RT-PCR eseguiti su tampone nasofaringeo, sono state condotte indagini epidemiologiche e virologiche».
I risultati dei test hanno rivelato così una nuova variante: «Le analisi molecolari rivelano una variante con nuove mutazioni. È in corso una valutazione per capire il possibile impatto di queste modificazioni genetiche su un mancato riconoscimento da parte di test virologici che ha portato a una sottodiagnosi e che potrebbe interferire con la strategia di screening e di tracciamento dei contatti attualmente in vigore». Al momento sono in corso tutte le analisi per valutare la gravità e la contagiosità di questa nuova variante e per capire se potrebbe essere davvero una minaccia per l’evoluzione dell’epidemia.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
I POSTI LETTO ORDINARI SONO AL 39%… TREDICI REGIONI HANNO SUPERATO LA SOGLIA CRITICA
Continua a crescere in tutto il paese l’occupazione dei posti letto di terapia intensiva: secondo l’ultimo monitoraggio dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) aggiornato al 15 marzo, si attesta ora al 35%, segnando un aumento del 4% rispetto al 9 marzo, in cui si era superata la soglia critica del 30%, arrivando al 31%. Vicina alla soglia critica del 40% l’occupazione dei letti dei reparti di area non critica di pneumologia, malattie infettive e medicina generale: a livello nazionale è del 39%, registrando una crescita del 4% rispetto al 9 marzo.
Sono 13 (2 in più rispetto al 9 marzo) le regioni che superano la soglia del 30%: Abruzzo (40%), Emilia Romagna (49%), Friuli Venezia Giulia (40%), Lazio (31%), Lombardia (51%), Marche (57%), Molise (51%), Provincia autonoma di Bolzano (33%), Provincia autonoma di Trento (53%), Piemonte (44%), Puglia (33%), Toscana (40%) e Umbria (53%).
Aumentano di 2, arrivando così a 9, le regioni sopra la soglia del 40% nei reparti di malattie infettive, pneumologia e medicina generale. Sono Abruzzo (46%), Emilia Romagna (53%), Friuli Venezia Giulia (42%), Lombardia (49%), Molise (46%), Piemonte (53%), Puglia (42%) e Toscana (48%).
Le situazioni migliori si hanno invece in Sardegna, forte della sua zona bianca (13% in terapia intensiva e 11% nei reparti di area non critica), Sicilia (13% e 19%) e Val d’Aosta (15% e 7%).
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
UNA NUOVA INTESA PER LA CONSEGNA ANTICIPATA
“So quanto sia cruciale il secondo trimestre per l’attuazione delle nostre strategie di vaccinazione
negli Stati membri”, ha spiegato la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen annunciando un accordo con BioNtech-Pfizer per un anticipo di consegna di 10 milioni di dosi di vaccino.
“Questi 10 milioni di dosi accelerate porteranno le dosi totali di BioNTech-Pfizer nel secondo trimestre a oltre 200 milioni. Questa è un’ottima notizia. Offre agli Stati membri spazio di manovra e possibilmente di colmare le lacune nelle consegne”. Le dosi arrivano dall’opzione di 100 milioni di dosi nel secondo contratto BioNTech-Pfizer, previsto per il terzo trimestre e il quarto trimestre del 2021.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
LA LETTERA DELL’AUTORITA’ DEL FARMACO DANESE AI VACCINATI
Macchie rosse sulla pelle e sanguinamenti che faticano a interrompersi.
L’Autorità per i medicinali danese invita a fare attenzione ad alcuni sintomi, fra chi è stato vaccinato con AstraZeneca.
Richiamando alla tranquillità prima di tutto, l’Agenzia ha comunque inviato una lettera ricca di informazioni a tutti quelli che hanno ricevuto l’iniezione negli ultimi 14 giorni. La Danimarca era stato uno dei primi paesi a bloccare il vaccino messo a punto dall’università di Oxford, giovedì scorso. Oggi raccomanda ai suoi cittadini immunizzati da meno di due settimane: “Se notate segni di sanguinamento sulla pelle o nelle mucose dovreste rivolgervi a un medico. Potrebbe verificarsi ad esempio un sanguinamento causato da un semplice sfregamento. Non bisogna preoccuparsi se accade nel punto di iniezione, dove è normale”. Altri segni cui prestare attenzione, secondo l’Agenzia danese, sono “le macchie rosse sulla pelle”.
I sintomi indicati nella lettera potrebbero essere, in alcuni casi, tipici della carenza di piastrine, uno dei sintomi riferiti dalle persone che si sono sentite male o sono decedute in Norvegia, Germania e Danimarca per problemi di coagulazione del sangue. L’Autorità danese non ha paura di rivolgersi ai suoi cittadini con schiettezza: “Insieme con l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, stiamo investigando le notizie di alcuni casi, molto rari ma seri, di persone che hanno riportato sintomi concomitanti, come livello basso di piastrine nel sangue, emorragie e coaguli di sangue dopo aver ricevuto il vaccino di AstraZeneca”. Al momento, tranquillizza comunque la lettera, “non ci sono prove che questi problemi siano legati alla vaccinazione”. Anche il Paul-Ehrlich-Institut in Germania pubblica sul suo sito una nota simile, mettendo in guardia i neo-vaccinati da sintomi che durano per più di quattro giorni dopo l’iniezione, “mal di testa persistente e grave e sanguinamento puntiforme” (a puntini ravvicinati) sotto la pelle.
Già alcuni giorni fa l’Autorità danese aveva mandato una prima lettera agli immunizzati con AstraZeneca. Si ricordava che è perfettamente normale avere mal di testa, febbre, dolore a ossa e muscoli, brividi e rossore nel punto dell’iniezione fino a un paio di giorni dopo la vaccinazione: tutti segni della reazione del sistema immunitario. Ma che ci sono sintomi che dovrebbero invece indurre a chiamare il proprio medico. Oltre a sanguinamenti e macchie rosse sottopelle (segni di un’eventuale carenza di piastrine e quindi di difficoltà di coagulazione del sangue), l’Autorità elenca invece sintomi più tipici della trombosi: mal di testa o mal di stomaco che non passa, difficoltà di respirazione, paralisi da un lato del corpo o una gamba che diventa fredda. Questi segnali si riferiscono a casi di trombosi che possono colpire varie zone del corpo: testa, polmoni o apparato digerente. Resta ancora da capire però se le segnalazioni di effetti collaterali arrivate dai vaccinati riguardino un organo più di un altro, o se ci sia un sesso più colpito. A livello aneddotico, le donne potrebbero sembrare più toccate rispetto agli uomini: ma su questo mancano informazioni ufficiali.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
DAGLI EFFETTI COLLATERALI ALL’EFFICACIA
Quali Paesi hanno sospeso il vaccino Astrazeneca?
Sono almeno 11, la maggior parte in Europa. I primi a bloccarlo sono stati Irlanda, Bulgaria, Danimarca, Norvegia e Paesi Bassi. Ieri anche la Germania, l’Italia, la Francia e la Spagna hanno di deciso di sospendere le somministrazioni in via del tutto precauzionale, così pure la Thailandia e la Repubblica Democratica del Congo.
Perchè è stato sospeso?
Perchè in alcune persone che avevano ricevuto il vaccino, un numero molto limitato di casi, si sono formati dei coaguli di sangue e si teme che possa esserci un legame tra i due eventi. Nessuno ha ancora trovato la prova di questo nesso, ma la sospensione temporanea serve a fare ulteriori controlli per precauzione.
Quindi non c’è ancora un legame confermato tra il vaccino e questi effetti?
No. L’organizzazione mondiale della sanità ha detto che non ci sono prove di un collegamento tra il vaccino e i coaguli di sangue. Domani (martedì) gli esperti dell’Oms si riuniranno per discutere della questione e così farà anche l’Agenzia europea per i medicinali (Ema). Giovedì arriveranno le conclusioni. Sia l’Ema che l’Oms hanno però detto che il vaccino dovrebbe continuare ad essere utilizzato.
L’Ema infatti ritiene che ad oggi il numero di trombosi riscontrato nei vaccinati non sia maggiore di quello osservato nella popolazione generale. L’agenzia del farmaco del Regno Unito, Paese che ha fatto un uso massiccio di Astrazeneca – con circa 10 milioni di vaccinati – ha spiegato alla Bbc che “dato l’elevato numero di dosi somministrate e la frequenza con cui la trombosi sanguigna può verificarsi naturalmente, le prove che abbiamo non suggeriscono che il vaccino sia la causa”. AstraZeneca, in un comunicato diffuso domenica, ha spiegato che “un attento esame di tutti i dati di sicurezza disponibili sugli oltre 17 milioni di vaccinati nell’Ue e nel Regno Unito non ha mostrato alcuna evidenza di un aumento del rischio di embolia polmonare, trombosi venosa profonda o trombocitopenia”. Icasi segnalati di coaguli di sangue sono meno di 40, ha spiegato l’azienda.
Astrazeneca ha altri effetti collaterali?
Gli studi clinici hanno mostrato alcuni effetti collaterali: i principali sono dolore e un aumento della sensibilità nel punto in cui viene fatta l’iniezione. Ci possono essere altre reazioni come la febbre, dolori muscolari o mal di testa.
L’efficacia del vaccino è in dubbio?
No. L’Ema e l’Oms ribadiscono che “i benefici dei vaccini continuano a superare i rischi” e che – dice l’Oms – non c’è nessun motivo per non usare “il vaccino di AstraZeneca”. L’efficacia di Astrazeneca contro le forme sintomatiche di Covid-19 si aggira intorno al 60%.
Qual è la posizione dell’Italia?
La presidenza del Consiglio ha spiegato che “la decisione di sospendere in Italia la somministrazione del vaccino Astrazeneca è stata adottata insieme al ministro della Salute Speranza e in linea con gli altri Paesi europei, ed è temporanea e cautelativa, in attesa delle prossime valutazioni da parte dell’Ema”.
Sono 7 i casi di reazioni avverse riscontrati in Germania, particolarmente gravi, segnala il Paul-Ehrlich-Institut di Berlino, perchè caratterizzati da “un accumulo impressionante di una forma speciale di trombosi venosa cerebrale molto rara (trombosi della vena del seno) in connessione con una carenza di piastrine del sangue (trombocitopenia) e sanguinamento in prossimità temporale alle vaccinazioni con il vaccino Astrazeneca”.
(da agenzie)
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