Destra di Popolo.net

LA MAIL DI FRATELLI D’ITALIA INVIATA AI DIPENDENTI DELLA REGIONE PIEMONTE

Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile

VIOLATA LA PRIVACY DEI DIPENDENTI: COME HANNO POTUTO AVERE GLI INDIRIZZI MAIL DI TUTTI?

Una mail inviata da un privato cittadino ai dipendenti della Regione Piemonte, in cui c’è l’invito a iscriversi a una newsletter, il cui nome è “Gazzetta Tricolore, la newsletter di Fratelli d’Italia”.
Ma quando la comunicazione è arrivata su tutte le caselle di posta elettronica degli uffici regionali, in più di uno hanno fatto un salto sulla sedia.
Come è possibile? Chi l’ha inviata? Tale Luigi Songa, che del partito di Giorgia Meloni ne è esponente. Nome piuttosto conosciuto in Piemonte.
Scrive oggi il quotidiano La Stampa:
Una mail quasi di propaganda, arrivata sulle mail dei dipendenti regionali, con l’invito a iscriversi alla «Gazzetta Tricolore, la newsletter di Fratelli d’Italia». Il mittente? Luigi Songa, esponente del partito di Giorgia Meloni, nome importante della destra del Vco e in passato anche presidente dell’Atc Piemonte Nord, balzato agli onori delle cronache perchè nel suo ufficio custodiva diversi cimeli inneggianti al fascismo. Songa ieri ha fatto partire la mail, innescando in poche ore l’ennesimo putiferio: «I dipendenti ci hanno scritto allarmati e infastiditi, anche perchè purtroppo non è la prima volta che accadono cose di tal genere», protesta Marco Grimaldi, capogruppo di Luv in Regione.
Anche i rappresentanti del partito hanno “condannato” il gesto:
Informato, il capogruppo di Fratelli d’Italia, Paolo Bongioanni, dice che si tratta di «un episodio del quale eravamo all’oscuro, da cui prendiamo le distanze e di cui ci scusiamo. Anche perchè c’è una questione di privacy che non può essere sottovalutata».
Lo stesso Songa spiega: «Gestisco un sistema di messaggistica automatica e volevo effettuare una verifica del database». Peccato che nel messaggio di prova, tra i destinatari, siano stati inseriti per errore i contatti dei dipendenti. Possibile? Come ci sono finite le persone che lavorano in Regione? «Qualcuno li ha caricati erroneamente lo scorso anno», si giustifica l’ex presidente di Atc.
Spiegazione che non fa venir meno le polemiche.

(da agenzie)

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LA MELONI ORA DA’ ORDINI ANCHE AL COVID-19: “LA DISTANZA DI DUE METRI E’ SCANDALOSA”

Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile

COME SI PERMETTE IL VIRUS DI CONTAGIARE ANCHE A DUE METRI SENZA IL PERMESSO DELLA SORELLA D’ITALIA?

Ora la pretesa dei sovranisti è quella di dare l’ordine pure al Covid. Come se la variante inglese   dovesse contagiare di meno solo perchè l’ha deciso Fratelli d’Italia.
“La raccomandazione dell’Iss di aumentare a due metri il distanziamento nei bar e nei ristoranti è una follia assoluta. Se questa proposta dovesse diventare obbligatoria, saremmo davanti al colpo di grazia per un comparto messo in ginocchio dalla pandemia e umiliato dai decreti di Conte e Draghi. La distanza di due metri vorrebbe dire tagliare ancora i coperti: molte attività  non riaprirebbero più e il fatturato per coloro che dovessero resistere sarebbe insufficiente per durare a lungo” ha scritto su Facebook Giorgia Meloni.
“È scandaloso – aggiunge la leader di Fdi – che il governo e le autorità  sanitarie continuino a imporre regole senza senso”
Come succedeva con il Governo Conte, la narrazione sovranista sposta il focus dal virus alla politica. La logica dietro la distanza di due metri sta nella maggiore contagiosità  del virus. Non è colpa di nessuno, se non del virus.
Questo continuare a remare contro per generare malcontento porta semplicemente a un menefreghismo per le misure di sicurezza e quindi a un persistere del contagio.
Fratelli d’Italia, con queste campagne di protesta contro i mulini a vento, arrecano un danno alla lotta contro l’unico vero nemico, ossia il virus.

(da Globalist)

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LA CURIOSA GEOGRAFIA DI SALVINI: “IL PONTE SULLO STRETTO COLLEGA L’ITALIA ALL’EUROPA”

Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile

E’ MOLTO IMPROBABILE CHE IL PONTE DIVENTI LA VIA PREFERENZIALE PER GLI SPOSTAMENTI DALL’EUROPA IN SICILIA

Matteo Salvini nei suoi vari cambi di casacca oggi si è improvvisato Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: “Noi contiamo che nei prossimi giorni il Consiglio dei Ministri approvi 58 commissari per 58 grandi opere per 60 miliardi di denaro sbloccato e decine di migliaia di posti di lavoro e poi si parta per far viaggia l’Italia. Dalla Gronda al ponte sullo Stretto, dalla statale 106 ionica alla Roma-Latina, siamo qua per sbloccare e azzerare il codice degli appalti. Ne parlerò con il ministro Giovannini. Non è più il momento dei no”.
Il ponte sullo Stretto, la proposta jolly che da decenni viene puntualmente ripresentata sul tavolo come fosse la panacea di tutti i mali, non è certo un’idea originale di Salvini. Ma è originale la sua definizione, che denota un’evidente carenza geografica: “Il Ponte sullo Stretto di Messina è un’opera strategica, darebbe una grande immagine dell’Italia nel mondo e collegherebbe non solo la Sicilia alla Calabria, ma l’Italia al resto d’Europa”
Va bene la Sicilia collegata alla Calabria, ma l’Italia al’Europa? Certo, dare la possibilità  di viaggiare più velocemente tra la Sicilia e il resto d’Italia sarebbe anche un vantaggio, ma è molto improbabile che quella diventi la via preferenziale per gli spostamenti dall’Europa in Sicilia.

(da Globalist)

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ASTRAZENICA NEL PRIMO TRIMESTRE HA CONSEGNATO SOLO 30 MILIONI DI DOSI INVECE CHE 90 E NEL SECONDO PREVEDE DI CONSEGNARNE SOLO 70 INVECE DEI 180 PATTUITI

Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile

LA UE SCRIVE ALL’AZIENDA E SCOPPIA LA POLEMICA CON IL REGNO UNITO

La campagna vaccinale europea, così com’è stata impostata finora, non va. E allora, d’intesa con i leader degli Stati membri che il 25 e 26 marzo si riuniranno in Consiglio Europeo, Ursula von der Leyen ha deciso di dare una sterzata. A Palazzo Berlaymont si apprestano a “rivedere tutti gli strumenti usati finora”, annuncia il portavoce della presidente, Eric Mamer.
Revisione totale, a cominciare dal regolamento sugli export deciso a gennaio come reazione ai tagli delle forniture di Astrazeneca. L’obiettivo è poter colpire quei paesi che non rispettano i termini di “reciprocità ” con l’Unione negli scambi commerciali sui vaccini. Nella lista nera dell’Ue c’è la Gran Bretagna. In preparazione anche una lettera formale per Astrazeneca, da parte della Commissione e dei 27 Stati membri. Primo passo verso un’azione legale?
L’obiezione principale alla minaccia di von der Leyen di “bloccare gli export verso il Regno Unito”, se non ‘libera’ le dosi di Astrazeneca destinate al fabbisogno europeo, è che la maggior parte delle esportazioni europee verso la Gran Bretagna riguarda l’azienda americana-tedesca Pfizer/Biontech.
Ma questa casa farmaceutica sta rispettando i termini delle consegne pattuite con l’Ue. Dunque, perchè punirla bloccandole le esportazioni?
Il meccanismo approvato a gennaio   autorizza il blocco delle esportazioni per le aziende inadempienti, tipo Astrazeneca che ha subito lo stop italiano alla partenza di 250mila fiale destinate all’Australia, in forza del regolamento europeo.
La ‘guerra’ aperta con il paese della Brexit, che smentisce le accuse europee di protezionismo sui vaccini, impone evidentemente una revisione degli strumenti utilizzati finora. “Non vogliamo colpire singole aziende”, ci tiene a specificare Mamer quando gli si chiede come sia possibile colpire Pfizer/Biontech che, da contratto, ha assicurato all’Ue 66 mln di dosi per il primo trimestre e tante ne sta consegnando. Ma “dobbiamo difenderci dagli Stati che non assicurano reciprocità ”.
“Tutte le opzioni sono sul tavolo”, precisa Mamer.
E tra le ‘nuove’ iniziative, c’è anche una lettera da inviare ad Astrazeneca per richiamarla a rispettare gli impegni, visto che anche per il secondo trimestre l’azienda anglo-svedese ridurrà  le consegne, dai 180 milioni di fiale pattuiti a soli 70 milioni (per il primo trimestre, le forniture sono state ridotte di un terzo: da 90 milioni a soli 30 milioni).
Anche la bozza della lettera farà  il giro delle capitali per essere definita, naturalmente. È un richiamo formale, dopo le telefonate del commissario all’Industria Thierry Breton, capo della task-force europea anti-covid, con l’amministratore delegato di Astrazeneca Pascal Soriot. Telefonate che, a quanto si apprende, si svolgono ogni giorno, ogni mattina all’alba visto che il manager continua a starsene nella sua casa in Australia nonostante la bufera nei rapporti tra la sua azienda e l’Ue.

(da “Huffingtonpost”)

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LA SVIZZERA NON HA ANCORA AUTORIZZATO IL VACCINO ASTRAZENICA

Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile

“NON ABBIAMO ANCORA RICEVUTO DATI SOLIDI SUL VACCINO”

Non sono bastate le rassicurazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità , nè quelle delle autorità  sanitarie inglesi o di decine di scienziati di tutta Europa: la Svizzera non ha ancora approvato il vaccino sviluppato da AstraZeneca perchè Swissmedic, l’Istituto svizzero per gli agenti terapeutici, non ha ancora ricevuto dati sufficientemente solidi sul farmaco.
È questa la ragione per cui non è ancora stata rilasciata un’autorizzazione valida per la Svizzera. A indicarlo il direttore di Swissmedic Raimund Bruhin in un’intervista pubblicati oggi dalle testate del gruppo CH-Media.
Bruhin ha sottolineato come nel processo di autorizzazione di una sostanza la velocità  non sia un fattore determinante, neppure nel pieno di una pandemia.
Le agenzie regolatorie, al contrario, devono basarsi solo su numeri e dati solidi e nel caso di AstraZeneca Swissmedic ha, come sempre, analizzato la documentazione fornita con la richiesta di autorizzazione: nel corso della valutazione del dossier è emerso che continuano a mancare dati affidabili provenienti da studi clinici.
L’agenzia regolatoria ha inoltre spiegato che nel caso dei vaccini anti Covid-19 precedentemente autorizzati in Svizzera aveva avuto risultati più convincenti da studi clinici che hanno coinvolto un gran numero di partecipanti.
Questo non è ancora il caso di AstraZeneca. Swissmedic   ha comunque dichiarato di essere in contatto regolare con AstraZeneca nell’ambito di una procedura di “autorizzazione continua” del vaccino contro il coronavirus. La scorsa settimana l’azienda farmaceutica anglo-svedese ha consegnato un nuovo grosso quantitativo di dati che sono ora al vaglio dell’agenzia svizzera. Swissmedic — precisa Bruhin — non sostiene che il prodotto di AstraZeneca sia di cattiva qualità : “Stiamo solo dicendo che l’azienda non è stata ancora in grado di dimostrarci sufficientemente che è un buon vaccino”

(da Fanpage)

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RIPRENDE LA VACCINAZIONE CON ASTRAZENICA MA CON UN “WARNING”: COSA HA SCRITTO REALMENTE L’EMA NELLA RELAZIONE

Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile

L’EMA IN RELAZIONE AI COAGULI DI SANGUE NEI VACCINATI “NON HA ESCLUSO DEFINITIVAMENTE UN COLLEGAMENTO TRA VACCINAZIONE E CASI DI TROMBOEMBOLISMO”

Dopo lo stop in via precauzionale, la somministrazione del vaccino anti-Covid di AstraZeneca riprende a marciare, anche se con un “warning” che sarà  riportato nel riassunto delle caratteristiche del prodotto e nel foglietto illustrativo del siero.
Questo perchè, nonostante la comprovata efficacia del vaccino nel prevenire l’ospedalizzazione e la morte per Covid-19, il Comitato per la sicurezza dell’EMA, il PRAC, “non ha potuto escludere definitivamente un collegamento tra vaccino e la segnalazione di alcuni casi di tromboembolismo” che hanno portato alla temporanea sospensione da parte di una quindicina di Stati membri, tra cui l’Italia.
“La nostra responsabilità  è di giungere a una conclusione circa il fatto che i benefici superino o meno i rischi in modo che gli Stati membri possano prendere una decisione informata” ha premesso la direttrice dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), Emer Cooke, nel corso della conferenza stampa con cui sono stati resi noti gli esiti della revisione dei dati di farmacovigilanza da parte del PRAC.
Il vaccino di Astrazeneca “è sicuro ed efficace nel prevenire Covid-19” ha aggiunto Cooke, sottolineando che “i suoi benefici continuano ad essere di gran lunga superiori ai rischi”.
Il Comitato per la sicurezza dell’Ema “non ha trovato alcuna evidenza di problemi di qualità  o di lotto” sebbene il comitato abbia confermato che “il vaccino può essere associato a casi molto rari di coaguli di sangue correlati a trombocitopenia, cioè a bassi livelli di piastrine con o senza sanguinamento, inclusi rari casi di coaguli nei vasi che drenano il sangue dal cervello”.
“Sebbene molto rari — ritiene il PRAC — è molto importante rimanere vigili una volta che il vaccino continuerà  ad essere somministrato. È inoltre di estrema importanza che i professionisti sanitari e le persone che riceveranno il vaccino siano consapevoli di questi possibili effetti collaterali e possano individuare eventuali sintomi che potrebbero verificarsi dopo la vaccinazione”.
Pertanto il PRAC ha raccomandato di aggiungere un “warning” al Riassunto delle caratteristiche del prodotto (RCP) e al foglietto illustrativo del vaccino per fornire queste informazioni ai sanitari e al pubblico. “I pazienti — precisa l’EMA — devono essere consapevoli della remota possibilità  di tali sindromi e, se si verificano sintomi indicativi di problemi di coagulazione, devono consultare immediatamente un medico e informare gli operatori sanitari della loro recente vaccinazione”.
Verrà  quindi aggiornata la sezione 4.4, la sezione degli avvertimenti del foglietto che illustra le caratteristiche del prodotto, così come il bugiardino per paziente.
Verrà  inoltre inviata una comunicazione diretta ai professionisti sanitari e agli operatori sanitari che prescrivono, dispensano o somministrano il medicinale.

(da Fanpage)

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CTS NELLA TEMPESTA, SI E’ DIMESSO L’INGEGNERE SPONSORIZZATO DALLA LEGA CHE AVEVA SBAGLIATO TUTTE LE PREVISIONI

Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile

PERPLESSITA’ ANCHE SULLA MANCANZA DELL’INAIL NEL COMITATO, FATTO FUORI IL DIRETTORE IAVICOLI PERCHE’ ERA UN RIGORISTA

Parte tra polemiche, malumori e qualche protesta il nuovo Comitato tecnico scientifico che si riunirà  per la prima volta nel primo pomeriggio di domani, venerdì 19 marzo.
Non ci sarà  l’ingegnere Alberto Giovanni Gerli, uno dei dodicicomponenti nominati il 16 marzo, che oggi ha comunicato la rinuncia all’incarico, ufficializzata dalla comunicazione del Dipartimento della Protezione civile cui il Cts fa capo.
La nomina dell’ingegnere padovano di 40 anni, fondatore di una startup di illuminazione a led e appassionato di bridge, era finita al centro dell’attenzione per il fatto che le sue previsioni sull’andamento del coronavirus si sono rivelate inesatte.
Sinistra Italiana e Verdi avevano criticato la nomina, da tutti attribuita alla Lega , chiedendo al capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, di sollevarlo dall’incarico nel Cts.
Gerli non ha aspettato, ha fatto un passo indietro per “evitare al Cts e alle istituzioni in generale ulteriori, inutili ostacoli e distrazioni rispetto alle importanti e difficili decisioni che sono chiamati a prendere in un momento tanto delicato per il Paese”, ha scritto in una nota definendo “inattese e sorprendenti le polemiche” che lo hanno riguardato
Fin qui le polemiche e le proteste. Poi ci sono i malumori, che riguardano in particolare l’esclusione dell’Inail dal nuovo Cts. Una scelta sulla quale, riferiscono ad HuffPost fonti di primissimo piano, anche il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando avrebbe espresso più di una perplessità . Per Cgil, Cisl e Uil, “è un errore”. Lo scrivono in una nota unitaria i segretari confederali, Rossana Dettori, Angelo Colombini e Domenico Proietti, nella quale precisano che “non sono chiari i criteri con i quali è stato definito il nuovo Comitato Tecnico Scientifico”, è chiedono al Governo “di rivedere la sua decisione”. Ricordando “il contributo tecnico svolto dall’Inail nella definizione dei protocolli condivisi sulla salute e sicurezza siglati dal Governo con le parti sociali, protocolli che hanno avuto una funzione decisiva nel garantire la salute nei luoghi di lavoro”.
Ma perchè escludere l’Inail dal nuovo Comitato? Al riguardo i pareri non concordano. Tra gli osservatori c’è chi collega la decisione alla volontà  del governo di imprimere un cambio di passo – come è stato fatto nella struttura commissariale per l’emergenza e nella Protezione Civile con la nomina di nuovi vertici – anche nel Cts. Per segnare una discontinuità  che secondo questa interpretazione passerebbe da un ridimensionamento netto dell’influenza del Ministero della Salute sul Comitato – dei dirigenti ministeriali nel nuovo Cts è stato confermato solo il direttore del Dipartimento di Prevenzione, Gianni Rezza – caldeggiato dalla Lega e attuato attraverso una “sforbiciata” all’ala più rigorista, nella quale sempre si è fatto rientrare Sergio Iavicoli, direttore del dipartimento di medicina, epidemiologia e igiene del lavoro e ambientale dell’Inail e referente dell’Istituto nel Cts.
Ma la decisione di escludere l’Inail, che nel vecchio Cts si è occupato, per lo più in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità , di redigere i protocolli per le riaperture e la gestione dei contagi nelle strutture, potrebbe essere scaturita anche dalla definizione di una mission diversa per il nuovo Comitato.
Che per il futuro potrebbe anche non occuparsi più di protocolli e gestione del rischio e concentrarsi invece sull’analisi dei dati sulla base dei quali impostare le valutazioni e i pareri da fornire via via al Governo per far fronte all’emergenza.
Tra i componenti freschi di nomina, infatti, più d’uno appartiene “al mondo statistico, matematico-previsionale o – come informava la nota diramata per presentare il nuovo Comitato – ad altri campi utili a definire il quadro della situazione epidemiologica e ad effettuare l’analisi dei dati raccolti necessaria ad approntare le misure di contrasto alla pandemia”. Gerli era tra questi, ma la sua esperienza nel Cts è finita prima di cominciare. Chi sarà  nominato al suo posto? Dalla Protezione civile assicurano che la risposta arriverà  la settimana prossima. Domani il Cts dei dodici si riunirà  in undici.

(da agenzie)

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SIGRID KAAG, LA MINISTRA OLANDESE SPOSATA CON UN PALESTINESE CHE HA SCONFITTO I SOVRANISTI: “IO TRATTATA DA STRANIERA NEL MIO PAESE”

Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile

L’AFFERMAZIONE DEI LIBERAL-DEMOCRATICI MODIFICA GLI EQUILIBRI DELLA POLITICA OLANDESE

I risultati delle elezioni olandesi confermano la maggioranza del governo uscente, Mark Rutte sarà  ancora il premier olandese.
La novità  è che il secondo partito della camera bassa non è più l’estrema destra di Geert Wilders, ma il D66 (Democraten 66) di Sigrid Kaag, partito social-liberale con una visione molto più europeista rispetto agli standard del numero uno dei Paesi frugali.
I sondaggi quotavano il D66 a non più di 19 dei 150 seggi del parlamento, invece è proiettato verso 23-24 seggi.
Il grande sconfitto è Wilders, un alleato di Matteo Salvini che dopo la debacle alle elezioni europee perde posizioni anche in patria.
Tuttavia, l’estrema destra populista non è sparita, ha solo trovato nuova rappresentanza nel FvD di Thierry Baudet, alleato di Giorgia Meloni, che passa da 2 a 8 seggi. Lo sconfitto della maggioranza di governo invece è Wopke Hoekstra, leader della CDA che da Ministro delle Finanze ha cercato di guadagnare posizioni affermando una linea più rigorista di Rutte. Adesso dovrà  fare un passo indietro.
La grande sorpresa è l’ascesa del D66 di Sigrid Kaag, 59 anni, ministra del commercio estero e della cooperazione allo sviluppo, una leader che ora potrebbe avere un forte impatto sul modo in cui gli olandesi guardano all’Unione europea.
La campagna elettorale è stata dominata da questioni interne, tra i partiti principali solo Kaag chiedeva più attenzione all’Ue — l’EUlefante nella stanza. Inoltre, a differenza di Rutte e degli altri partner di coalizione a volte accusati di troppa leggerezza nei confronti dell’estrema destra, nei dibattiti televisivi Kaag ha costantemente incalzato le posizioni anti-Islam e anti-immigrati di Wilders e Baudet. Una caratteristica che non sorprende, vista la storia professionale e personale della leader del D66.
Figlia di un pianista, Kaag ha da sempre una visione internazionale e cosmopolita. Dopo aver iniziato a studiare arabo all’Università  di Utrecht, si trasferisce all’American University del Cairo dove si laurea in studi mediorientali.
Dal 1990 al 1993 lavora come funzionaria per il ministero degli esteri olandese, poi per la Royal Dutch Shell a Londra. Dal 1994 entra nelle Nazioni Unite, dove resterà  fino al 2017 quando sceglie la politica.
Da funzionaria Onu si occupa di Nord Africa e Medio Oriente. Nel 2013 e 2014 guida la missione che ha portato alla distruzione delle armi chimiche in Siria, ottenendo il ringraziamento personale dell’allora presidente USA Barack Obama.
Nel 2017 lascia l’Onu per entrare a far parte del governo Rutte come ministra del commercio estero e della cooperazione allo sviluppo, carica che ricopre tutt’ora. A settembre 2020 diventa leader del D66 con l’ambizione di diventare la prima premier donna dei Paesi Bassi, e conduce la campagna elettorale che porta il D66 al successo di mercoledì
Kaag è sposata con un arabo, Anis al-Qaq, ex ambasciatore palestinese e politico di Fatah. La coppia ha quattro figli e figlie arabo-olandesi. Nei suoi interventi ha condannato con forza le diverse forme di razzismo presenti nella società  olandese, e non ha mai avuto paura di raccontare come una virtù il cosmopolitismo messo alla berlina dall’estrema destra del Paese.
Una volta Kaag ha detto: «A volte, a causa della mia carriera e del mio matrimonio, vengo trattata come una straniera nel mio Paese».
Con un profilo del genere, per gli estremisti di destra olandesi Kaag è un nemico assoluto da criticare, attaccare e insultare a ogni respiro, un po’ come veniva fatto con Laura Boldrini, ma elevato all’ennesima potenza.
A differenza di Boldrini però, Kaag è leader del secondo partito del Paese e ha dimostrato nelle urne che contro il populismo di destra si può vincere. Per i suoi sostenitori, il successo del D66 è la prova che sostenere le cause che si ritengono giuste e affrontare a viso aperto alcune verità  scomode non è un percorso verso il fallimento in politica, o almeno, non lo è nei Paesi Bassi.
L’Europa secondo il D66
A livello di Ue, il partito di Kaag ha una visione più euro-federalista, aperta all’idea di istituire un ministro delle finanze dell’eurozona che gestisce un bilancio comune, ma finanziato con tasse dell’Ue. Il programma del D66 rivela anche un approccio più morbido sull’immigrazione, con il partito che sostiene corridoi umanitari per i rifugiati e percorsi d’ingresso per i migranti economici, considerati necessari per alcuni settori dell’economia olandese.
L’europeismo del D66 differisce dal VVD e dal CDA in altre aree: è a favore di un esercito europeo, vuole rafforzare il ruolo del Parlamento europeo e chiede una maggiore coesione in politica estera. Probabilmente è proprio su questo che troverà  maggior sintonia con Rutte, che non si farà  sfuggire l’occasione di dare spazio ai rapporti di Kaag con la nuova amministrazione statunitense di Joe Biden, piena di ex-funzionari dell’amministrazione Obama.
Il VVD di Rutte infatti vuole che l’Ue funga da contrappeso a Cina e Russia, mentre il CDA ha chiesto un consiglio di sicurezza europeo. Adesso l’Ue e le Capitali restano a guardare cosa succede all’Aia, chiedendosi se i nuovi rapporti di forza della coalizione olandese significano che Rutte abbandonerà  il rigore da frugale-anseatico che ha distinto gli ultimi quattro anni del suo mandato.
Soprattutto a Roma però, non è il caso di sognare troppo e farsi strane idee, il prossimo governo di Rutte sarà  forse meno “frugale” ma ancora molto olandese, contrario al debito allegro, finanziato dai surplus nordici e, soprattutto, privo di vincoli e impegni stringenti.

(da Open)

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PORDENONE, CARRO ARMATO SBAGLIA MIRA E CENTRA ALLEVAMENTO DI GALLINE

Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile

LA PROCURA APRE UN’INCHIESTA, SOTTO SEQUESTRO I MEZZI DELL’ESERCITO

Un carro armato dell’Esercito ha sbagliato mira e ha centrato un allevamento di galline di Vivaro, in provincia di Pordenone. Numerose galline sono morte nello scoppio e nel crollo di una parte del manufatto che le ospitava.
Per questo sono in corso le indagini dei carabinieri e la Procura di Pordenone ha aperto un’inchiesta. E ha messo sottosequestro non solo il carro armaro impegnato in un’esercitazioni di tiro in un poligono riservato alle Forze armate sul torrente Cellina ma pure gli altri 3 coinvolti nello stesso addestramento.
L’incidente si sarebbe verificato durante l’esercitazione notturna della Brigata Pozzuolo del Friuli, in cui erano impegnati congiuntamente il Genova Cavalleria e i Lagunari di Venezia. I militari non si sarebbero accorti immediatamente dell’errore perchè il colpo non ha innescato alcun incendio.
Le indagini della Procura di Pordenone dovranno chiarire perchè il “Blindo centauro” ha sparato in direzione del centro abitato, visto che l’area riservata ai tiri si trova in direzione opposta.
Ad accorgersi dell’incidente sono stati i titolari dell’azienda agricola, che non riuscivano a darsi una spiegazione del danno al capannone e del decesso delle galline e hanno chiesto ai carabinieri della Compagnia di Spilimbergo di intervenire. I militari dell’Arma, che erano informati dell’esercitazione notturna, hanno collegato gli elementi e risolto quello che sembrava un giallo.

(da agenzie)

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