Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
“SOLDI IN CAMBIO DI VOTI”: NEL MIRINO UN’ASSESSORA DELLA LEGA
Sulle elezioni comunali a Voghera si sospetta la corruzione elettorale. Venerdì 27 marzo, la polizia
giudiziaria si è recata nel comune in provincia di Pavia per acquisire documenti riguardanti un’indagine.
L’inchiesta è partita in seguito ad un esposto presentato da un gruppo di cittadini, che sostengono di essere stati contattati durante la campagna elettorale per le ultime elezioni comunali nella città oltrepadana (svoltesi nello scorso mese di settembre).
La Procura di Pavia, dopo aver ricevuto l’esposto, ha avviato gli accertamenti per far luce sull’episodio. Al momento non risultano indagati. Ma l’indagine è ancora in pieno svolgimento.
La segnalazione indica in Francesca Miracca, leghista, assessore con deleghe a commercio, turismo, fiere e mercati, l’esponente politica l’esponente politico che ha promesso soldi in cambio di voti.
Il presunto caso di corruzione elettorale si sarebbe verificato in occasione delle elezioni comunali svoltesi nella città oltrepadana nello scorso settembre.
L’esponente del Carroccio non ha ricevuto alcun avviso di garanzia. Tramite il suo legale, l’assessore ha fatto sapere “di aver agito sempre in maniera pulita e trasparente”.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
ASSE A SOSTEGNO DELRIO-FRANCESCHINI-GUERINI… MARTEDI’ LA VOTAZIONE
Serracchiani è in rampa di lancio per fare la capogruppo del Pd. Nella sfida tra lei e Marianna Madia, da ieri sera le chance di Serracchiani sono cresciute.
Perchè Base riformista, la corrente che fa capo a Luca Lotti e a Lorenzo Guerini, ha deciso nell’ultima riunione di appoggiare Serracchiani.
A questo punto l’ex governatrice del Friuli, avvocato del lavoro, vice presidente del partito, può contare sull’asse Delrio-Franceschini-Guerini che la sostengono. Soprattutto Graziano Delrio, il capogruppo uscente, è il suo più convinto supporter.
In numeri: 60 deputati dei 93 del Pd, la vorrebbero capogruppo. Martedì la votazione nel gruppo della Camera, difficilmente potrà comparire la terza candidata a sorpresa, di cui ancora ieri mattina si parlava nelle file dem, facendo i nomi di Anna Ascani o Alessia Rotta.
Le fibrillazione sono appunto legate alla presidenza della commissione. Forza Italia, che non ha alcuna presidenza di commissione, ha cominciato a farsi sentire. Ha battuto un colpo, avanzando la richiesta di un proprio candidato. Le grandi manovre non si sono fermate qui.
È stata sondata per la presidenza anche Renata Polverini, ex sindacalista, ex governatrice del Lazio che ha lasciato Forza Italia a gennaio appoggiando il governo Conte 2 per evitarne la caduta. Polverini ha risposto: “No grazie”, e ha avuto un colloquio con Serracchiani a scanso di equivoci, garantendo il suo appoggio.
Comunque, a chi in Forza Italia aveva ambizioni di guidare la commissione è arrivato lo stop ultimativo del Pd. “In politica esistono dei codici di comportamento che vanno rispettati”, è stato l’avvertimento di Enrico Borghi, a cui Letta ha appena affidato la delega alla Sicurezza nella segreteria dem. Borghi ha ricordato la buona regola dello scambio di cortesia: “Quando dopo le dimissioni di Mara Carfagna diventata ministra, Forza Italia rivendicò la continuità per il ruolo di vice presidente della Camera, il Pd rispettò tale richiesta, pur avendo i requisiti per avanzare una propria candidatura”. Continua Borghi: “Se Debora Serracchiani dovesse essere eletta alla presidenza del nostro gruppo, sulla presidenza della commissione Lavoro chiediamo il rispetto della dialettica interna del nostro partito”. L’alt è nettissimo: per Base riformista, la corrente a cui Borghi appartiene, l’insistenza forzista sarebbe una invasione di campo nel dibattito interno al Pd.
Con il M5S l’accordo c’è per una continuità dem alla presidenza. Ugualmente con Leu, il cui rappresentante in commissione Lavoro è Guglielmo Epifani, ex segretario Cgil ed ex segretario del Pd che ha poi seguito Pierluigi Bersani nella fondazione di Articolo 1. Italia Viva non dovrebbe mettersi di traverso.
Sui i nomi. Il Pd potrebbe proporre Antonio Viscomi, professore di diritto del lavoro nell’università della Calabria, che ha un ampio consenso trasversale. Oppure Romina Mura, che ha a sua volta una esperienza di lungo corso. Il nodo commissione Lavoro è l’ultimo ostacolo per via libera di Serracchiani a capogruppo del Pd
(da “La Repubblica”)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
IN REGIONE PIU’ DI DUEMILA RICOVERATI, PAZIENTI TRASFERITI IN ALTRE PROVINCE
Gli ospedali di Bari, Lecce e Taranto sono al collasso. 
Con oltre 2mila persone ricoverate nelle strutture sanitarie della Puglia, la Regione è stata costretta ad attivare i trasferimenti dei pazienti Covid in altre province e continua la corsa a riconvertire i reparti per accogliere i positivi che necessitano di ospedalizzazione.
Con i dati odierni si arriverà a sfiorare il 50% dei posti in area medica occupati da Covid positivi. Come spiegato da un servizio del TgR Rai, il Dipartimento Salute non nasconde la preoccupazione per il momento più difficile da inizio pandemia per la Puglia. Una situazione assai delicata, come raccontato da Ilfattoquotidiano.it anche dall’interno della terapia intensiva allestita nella Fiera del Levante.
I posti letto occupati nel Leccese sono 122, mentre l’area medica degli ospedali di Taranto è sostanzialmente piene, come pura la terapia intensiva dell’ospedale Moscati, dove restano solo 4 posti letto a disposizione. Piena anche la rianimazione dell’ospedale di Bisceglie.
A supplire alla situazione critica di alcune Asl è in particolare la provincia di Brindisi, quella meno colpita dall’onda del virus. Nell’ospedale Perrino del capoluogo sono ricoverate 21 persone arrivate da fuori provincia, 3 delle quali in rianimazione, e la rete di strutture sanitarie del Brindisino è pronta a riconvertire altri 50 posti in area medica. In soccorso anche alcuni ospedali privati del Barese, dove vengono dirottati alcuni pazienti in arrivo nei pronto soccorso per altre patologie e che risultano negativi al tampone.
E nuovi incrementi di ospedalizzati sono previsti nei prossimi giorni. La Puglia infatti non ha ancora raggiunto il picco della curva epidemica.
L’ultimo bollettino regionale del 27 marzo conteggia 2.008 nuovi casi, ben 820 dei quali in provincia di Bari, e 32 decessi. Da oggi e fino al 6 aprile, la regione è entrata in zona rossa “rafforzata”, disposta dal presidente del Michele Emiliano con un’ordinanza che vieta l’asporto dopo le 18, salvo prenotazione telefonica, vieta gli spostamenti verso le seconde case e introduce qualcosa di molto simile a un lockdown nella Domenica delle palme, a Pasqua e e Pasquetta.
Venerdì è tornato a farsi sentire anche il sindaco di Bari, Antonio Decaro, sottolineando che “i numeri sono altissimi” e “gli ospedali sono tornati in crisi”. Nell’ultima settimana la provincia del capoluogo pugliese è stata una delle peggiori in Italia per numero di nuovi casi in rapporto agli abitanti.
“Se ci vogliamo ammalare sicuramente un modo c’è: basta uscire e stare tutti insieme — ha detto — Prima di uscire pensiamo alle persone che stanno in ospedale e che può succedere a ciascuno di noi”. Quindi ha avvertito: “Se mi arriveranno segnalazioni di assembramenti, le trasferirò immediatamente alle forze dell’ordine”.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
OTTO REGIONI SONO SOTTO IL 20%
Ecco dati aggiornati pubblicati sul sito del governo: gli over 80 che hanno ricevuto invece solo la prima dose sono 2.173.782, cioè il 48,74%.
In pratica sono stati finora vaccinati (compreso il richiamo) contro il Covid 983.320 ultraottantenni, e cioè il 23,52% di questa fascia di popolazione.
Otto Regioni sotto il 20%
Ma in otto Regioni la situazione è ancora peggiore: lì gli ultraottantenni vaccinati con due dosi sono meno del 20%. Si tratta di Sardegna (6,32%), Toscana (10,47%), Calabria (13,03%), Umbria (16,57%), Lombardia e Puglia (17,28%), Sicilia (17,86%) e Abruzzo (18,49%).
Trento e Bolzano le migliori – Le aree più virtuose sono invece la Provincia Autonoma di Trento (41,37%) e la Provincia Autonoma di Bolzano (35,73%). T
ra le Regioni, la migliore è la Basilicata con il 34,88%, seguita dall’Emilia Romagna al 30,18%. Al 27,56% il Lazio, al 21,03% il Veneto, al 21,97% il Piemonte.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
ALTRO CHE LA BALLA CHE SONO UN CENTINAIO, E’ ORA DI FARE CHIAREZZA E PRENDERE PROVVEDIMENTI
Mentre il governo Draghi studia un decreto legge per introdurre il vaccino obbligatorio contro il
Coronavirus per il personale sanitario che lavora a contatto con i pazienti, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) sta completando una ricognizione per capire quanti siano effettivamente i lavoratori del comparto che finora non hanno ricevuto nemmeno la prima dose.
Secondo quanto anticipato dal quotidiano la Repubblica, la copertura rilevata è del 96,5%. Tradotto in valore assoluto, ci sono circa 35 mila operatori sanitari ancora non vaccinati, includendo nel calcolo anche i dipendenti delle cliniche convenzionate e private. Ma non è detto che siano tutti No Vax
La maggior parte del personale sanitario che non si vuole vaccinare lavora comunque nelle Rsa, le residenze per anziani.
Sempre secondo il quotidiano diretto da Maurizio Molinari, il 40% non ha ricevuto alcuna dose di vaccino. Parliamo di circa 100 mila persone, ma il dato va preso con le molle, perchè i numeri forniti da alcune regioni non sono completi.
E c’è un altro elemento di cui tenere conto: molti di questi lavoratori si sono già ammalati di Covid-19, quindi potrebbero aver semplicemente deciso di procrastinare la vaccinazione. Lo stesso discorso si applica anche al personale che lavora in ospedale e nelle cliniche private.
Le stime dei sindacati
Fa riflettere, tuttavia, la discrepanza tra le cifre rilevate dall’Agenas e quelle provenienti dai sindacati dei medici ospedalieri e degli infermieri. I numeri forniti dalle organizzazioni dei lavoratori, infatti, sono molto più bassi e corrispondono per i medici a circa un 2% di mancate adesioni alla campagna, pari a circa 2 mila persone su 114 mila. Numeri ancora più bassi riguarderebbero gli infermieri, nell’ordine di qualche centinaia su 255 mila lavoratori.
Oltre all’obbligo vaccinale, nel decreto legge che il governo sta preparando, potrebbe trovare spazio anche lo scudo legale per medici e infermieri che somministrano i vaccini, per evitare che possano finire sotto inchiesta da parte dalle magistratura in caso di effetti collaterali pesanti del farmaco. La protezione non varrebbe solo in caso di colpa grave.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
QUANDO L’ASL AVEVA INVIATO I VACCINATORI NELLA CASA DI RIPOSO, I 26 DIPENDENTI IN BLOCCO HANNO RIFIUTATO LA DOSE
E’ bastata la lieve febbre di un’operatrice socio-sanitaria no-vax, a far da far da miccia a un focolaio che ha colpito la maggioranza degli anziani ospiti di una casa di riposo di Fiano Romano: 27 su 36, ora tenuti sotto stretto monitoraggio dalla Asl Roma 4. E adesso gli operatori “egoisti”, che hanno rifiutato in massa il vaccino, rischiano il posto di lavoro.
Quando i primi di gennaio i vaccinatori della Asl Roma4 erano venuti alla “Casa di riposo e riabilitazione” di Fiano Romano, il titolare, Roberto Agresti, aveva “fatto un discorso alla nazione”. Per convincere i suoi “nonni” ospiti, e il suo personale, a dire sì all’iniezione. Su 36 anziani, in 24 hanno accettato.
Ma per quanto riguarda gli operatori – nonostante Agresti per primo avesse dato il buon esempio, facendosi somministrare la dose – non c’è stato niente da fare: tutti e 26 hanno scosso la testa. Due mesi dopo se ne sono viste le conseguenze. “Tutto è partito il 15 marzo, quando un’operatrice ha avuto la febbre – spiega Agresti – l’ho subito mandata a casa, ha fatto il tampone ed era positiva.
Abbiamo subito preso tutte le precauzioni, tute, isolamento, ma il danno era fatto. E sono venuti fuori i casi”.
Tra gli operatori, tutti giovani, solo in 3 si sono contagiati. Ma non è stato così per gli anziani. Anzi, a risultare positivi, sebbene con sintomi lievi, sono stati anche alcuni vaccinati. “Ho fatto il conto – prosegue il titolare – i 9 nonni negativi sono tutti vaccinati, ma tra i 27 positivi il 70% aveva ricevuto le due dosi di Pfizer”.
Tanto che la Asl porterà avanti anche gli esami per determinare il dosaggio degli anticorpi presenti negli ultra 80enni.
“Al momento non ci sono fortunatamente criticità , ma abbiamo mandato un’equipe Uscar a valutare le condizioni dei positivi dal punto di vista clinico”, spiega Simona Ursino, direttrice del Servizio prevenzione della Asl che copre l’area a nord-ovest di Roma da Ladispoli a Civitavecchia.
“Sono amareggiata – prosegue Ursino – .Abbiamo finalmente uno strumento per precedere il virus, invece di corrergli dietro, eppure c’è chi non lo vuole sfruttare”.
La dottoressa confessa che il caso della casa di riposo di Fiano Romano non è isolato. “Sul territorio abbiamo strutture che hanno avuto un’adesione del 90%, ma in tante non è affatto così e gli operatori che accettano sono la minoranza – continua il medico – le strutture socio- sanitarie, come le Rsa vanno meglio, ma in quelle comunitarie e assistenziali ci sono problemi. E comunque bisogna sempre fare una forte attività di couseling”. Un lavoro di convincimento incessante da parte della Asl.
“Il 20 aprile, appena arriva il vaccino Johnson & Johnson, inizieremo la vaccinazione dei detenuti del carcere di Civitavecchia, ma abbiamo già organizzato degli incontri formativi tenuti da personale sanitario, per fugare ogni dubbio a chi si vaccinerà “, conclude.
Intanto, nella casa di riposo di Fiano, immersa nel verde, regna la mestizia e la rabbia. “Sono cinque giorni che sto chiuso qui dentro, non abbandono la mia nave, è un dramma – si sfoga Agresti -. E’ da un anno che siamo chiusi ai parenti, ai nostri anziani viene richiesto un enorme sacrificio, non è giusto che ci sia un egoismo tale, una totale mancanza di senso civico. C’è stato un duro confronto con gli operatori, e ho detto alla cooperativa che fornisce il personale che a fine focolaio tutti quelli che lavorano in questa struttura dovranno essere vaccinati. Altrimenti qui non tornano. Punto. Non c’è un matrimonio tra struttura e operatore, chi si vaccina rimane, chi non lo fa va a lavorare altrove”.
Per Agresti l’unica soluzione al problema è rendere obbligatoria la vaccinazione per chi fa lavori di tipo sanitario. “Lo deve imporre lo Stato, noi privati abbiamo sempre le mani legate – conclude l’imprenditore -. Perdiamo 400 persone al giorno per il Covid. Non c’è scusa che tenga”.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
UN BARCONE STAVA PER AFFONDARE CON 36 PERSONE, 15 BAMBINI E 7 SETTE DONNE A BORDO… LO SCONCIO DI UN’EUROPA CHE NON INTERVIENE, MALTA E ITALIA NON HANNO RISPOSTO ALLA RICHIESTA DI AIUTO
Sono state salvate dalle onde, dopo due giorni alla deriva, 36 persone: nel gruppo ci sono 15 bambini,
di cui due piccolissimi, e 7 donne. A soccorrerli la ong spagnola Open Arms. Come ha spiegato il fondatore Oscar Camps, Alarm Phone aveva raccolto questa mattina la richiesta di aiuto dei naufraghi.
I 36 migranti rischiavano di affondare da un momento all’altro. Il natante si trovava inizialmente attualmente in zona Sar maltese.
Nessun Paese si è mosso per offrire loro soccorso, nonostante diverse sollecitazioni.
Il segnale di Sos era stato inoltrato al call center per i naufraghi in difficoltà nel Mediterraneo, Alarm Phone, che sui suoi social aveva scritto: “Abbiamo informato tutte le autorità con la posizione Gps, ma Malta non risponde al telefono e l’Italia non si assume la responsabilità . La barca perde e le persone sono in preda al panico. Non lasciarli annegare”
L’allarme era stato rilanciato anche dall’organizzazione umanitaria Mediterranea Savinh Humans: “Nel Mediterraneo centrale: barca con 30 persone a bordo, di cui 16 bambini, in difficoltà in zona SAR Maltese. Stanno imbarcando acqua e sono in panico. Alarm Phone ha avvertito tutte le Autorità competenti. Serve intervento immediato di soccorso!”, scrivono i volontari su Twitter.
C’è un altra barca in distress nel Mediterraneo centrale: si tratta di un natante con 122 migranti a bordo. “Abbiamo ricevuto una chiamata da un’altra barca con 122 persone. Sono in grave pericolo a largo della Libia. Dicono che alcuni stanno morendo, serve soccorso urgente. Abbiamo informato tutte le autorità e inoltrato la posizione. Non lasciateli annegare!”, è l’appello disperato della piattaforma Alarm Phone.
(da Fanpage)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
QUASI 100 MORTI, FRA CUI DUE BAMBINI DI 5 E 13 ANNI, MENTRE SI CELEBRA LA GIORNATA DELLE FORZE ARMATE GOLPISTE… SPARARE SU CIVILI INERTI E’ UN CRIMINE CONTRO L’UMANITA’
Mentre i generali golpisti celebrano sè stessi nella Giornata delle Forze Armate, continua la strage di civili inermi in Myanmar.
Oggi si contano almeno 91 morti tra i manifestanti, e tra questi anche almeno due bambini, di 5 e 13 anni. Manifestanti sono scesi in piazza a Yangon, Lashio, Mandalay, Kyaukpadaung e Kyeikhto, mentre ormai le vittime complessive della repressione seguita alla protesta contro il colpo di Stato del 1° febbraio scorso avrebbero raggiunto quota 400: un’ecatombe consumatasi tra le decine di migliaia di civili che ormai da quasi due mesi manifestano coraggiosamente e pacificamente, sfidando la repressione della giunta militare, in uno dei giorni più sanguinosi dall’inizio delle proteste.
A dare la notizia del bimbo ucciso è il quotidiano inglese Guardian, che cita media locali, mentre ha riferito della barbara uccisione della ragazzina il sito di informazione Myanmar Now, secondo il quale la 13enne è deceduta a Meikhtila, colpita a morte nella sua casa mentre le forze armate della giunta aprivano il fuoco indiscriminatamente su molte abitazioni in diverse zone residenziali della città .
Tra i morti di oggi ci sarebbe anche un giovane calciatore locale di una squadra under 21. Secondo la testimonianza di un’attivista in contatto con l’HuffPost, che si fa chiamare soltanto “Martha”, oltre alle 91 vittime accertate oggi ci sarebbero molti altri bambini, almeno 5.
In quella che è, fino ad oggi, la giornata più drammatica nell’ex Birmania dall’inizio delle proteste, i militari non hanno rinunciato a celebrare la festa annuale delle Forze Armate con una grande parata nella capitale, mentre lo stesso esercito diffondeva minacciosi avvertimenti ai manifestanti attraverso i media ufficiali, secondo i quali i soldati avrebbero sparato alla schiena e alla testa contro chi sarebbe sceso in piazza a sfidarli.
Le minacce non hanno però fermato la gente; in un video diffuso tramite Twitter e catturato da una telecamera di sicurezza, si vedono alcuni soldati che sparano – senza prima aver subito alcuna provocazione e in una strada dove non si vedono proteste – contro una motocicletta, catturando un ferito, mentre altre due persone riescono a scappare. In un altro video, si vede un uomo che piange disperato mentre tiene tra le braccia il figlio morto, e cerca di infilarne il cadavere nella sua automobile.
Unanime la condanna proveniente dalle rappresentanze dell’Unione Europea e da quella della Gran Bretagna, della quale la Birmania è stata colonia fino alla conquista dell’indipendenza, nel 1948: “Questa 76a giornata delle forze armate del Myanmar rimarrà impressa a tutti nel Mondo come una giornata di terrore e disonore, l’uccisione di civili disarmati, compresi i bambini, è un atto indifendibile” ha scritto sui suoi profili social l’ambasciata della UE a Rangoon, mentre la rappresentanza diplomatica del Regno Unito ha affermato che “le Forze di Sicurezza del Myanmar si sono disonorate sparando a civili disarmati”
E alla tragedia in corso, scatenata dalla feroce repressione militare contro i civili si aggiungerebbe, secondo quanto denunciato oggi da alcuni gruppi umanitari, una terribile emergenza sanitaria, che potrebbe causare un numero di morti innocenti ancora maggiore.
Molti medici e infermieri dei principali ospedali pubblici hanno aderito infatti, in modo compatto, al movimento di disobbedienza civile a livello nazionale, che ha gravemente limitato l’erogazione dell’assistenza sanitaria nel Paese.
Inoltre, i soldati hanno occupato i principali ospedali pubblici e hanno attaccato gli operatori sanitari, compresi i soccorritori che cercavano di aiutare i manifestanti feriti. Il coprifuoco e la paura per le violenze dell’esercito impediscono a molti civili di raggiungere le cliniche di emergenza o gli ospedali ancora in funzione.
Quasi tutti i test e il trattamento del COVID-19 sono stati interrotti, afferma l’ONU, e non è chiaro come — e se – la campagna vaccinale contro il coronavirus, iniziata poco prima del colpo di stato di febbraio, potrà riprendere.
“Siamo davvero molto preoccupati per un’imminente crisi umanitaria. Il sistema sanitario pubblico è praticamente crollato”, ha dichiarato Andrew Kirkwood, alto funzionario delle Nazioni Unite in Myanmar. “Le forze di sicurezza hanno occupato 36 ospedali in tutto il paese e, in alcuni casi, i pazienti sono stati cacciati con la violenza dai militari”
La crisi sanitaria sarebbe ormai drammatica, con un impatto devastante sull’intero sistema pubblico; dalle cure di emergenza salvavita all’importazione di farmaci, fino al trattamento di quelle che — in condizioni normali – dovrebbero essere malattie gestibili, ma che, in questa situazione, rischiano di fare molti altri morti.
Alcuni servizi sanitari funzionano ancora: i medici offrono servizi di emergenza volontari, alcune cliniche o ospedali sono aperti e gruppi di comunità sono intervenuti per colmare le lacune nel trattamento dell’HIV, ad esempio, ma secondo la denuncia di MSF, Medici senza frontiere, i programmi nazionali del Myanmar per l’HIV / AIDS e la tubercolosi sono “chiusi”. “Ciò sta mettendo a rischio centinaia di migliaia di pazienti in trattamento con antiretrovirali”, ha detto a The New Humanitarian Pavlo Kolovos, capo missione uscente di MSF in Myanmar. “Significa che ci sono molte persone le cui vite sono a rischio.”
Il collasso del sistema sanitario rispecchia le chiusure più ampie che ormai interessano l’intera economia del Myanmar. Il settore bancario è praticamente congelato, rendendo difficile o impossibile trasferire denaro, pagare salari o inviare aiuti umanitari in denaro. I prezzi di cibo e carburante stanno aumentando vertiginosamente e anche il settore dei trasporti ha rallentato, innescando allarmi di gravi carenze di prodotti di prima necessità amplificati anche dagli ” acquisti causati dal panico ” .
Già prima del colpo di stato, quasi un milione di persone in tutto il Myanmar dipendeva dagli aiuti internazionali. I gruppi umanitari temono adesso che a questa emergenza pregressa si vada ad aggiungere quella causata dai profughi. Secondo le Nazioni Unite, 100mila lavoratori migranti sono già tornati a casa questo mese, in fuga dalle crescenti repressioni militari a Yangon, il cuore commerciale del paese; molti non hanno nè cibo nè acqua. “Siamo preoccupati per un forte aumento delle persone che necessitano di assistenza umanitaria, in particolare a causa del completo collasso del sistema sanitario pubblico”, ha detto Kirkwood: “siamo di fronte al rischio di una vera e propria ecatombe umanitaria, oltre alla concreta possibilità che la crisi diventi regionale e si estenda a buona parte dell’area. È in gioco il futuro stesso del Myanmar”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
COSA ASPETTA DRAGHI A MANDARE A CASA UN SOTTOSEGRETARIO CHE HA NOMINATO CONSULENTE UN SOGGETTO DEL GENERE, CONOSCENDO I SUOI PRECEDENTI?
Via l’incarico al consulente a processo per le minacce contro l’ex ministra Lucia Azzolina. È quello
che ha chiesto di fare l’attuale titolare del dicastero all’Istruzione, Patrizio Bianchi. Il ministro esprime inoltre la massima stima nei confronti di Azzolina, che lo ha preceduto al vertice del dicastero di viale Trastevere.
A renderlo noto è il ministero dell’Istruzione, che spiega come Bianchi, pur riconoscendo l’autonomia dei sottosegretari nella nomina del loro staff, alla luce di quanto emerso da notizie di stampa, ha chiesto al sottosegretario Rossano Sasso di valutare attentamente e rapidamente l’opportunità della nomina del professor Pasquale Vespa.
Il ministro, dicono sempre da viale Trastevere, ha quindi ricevuto dal sottosegretario la disponibilità del professor Vespa a sospendersi dal suo incarico, in attesa del chiarimento della sua posizione. Di conseguenza, il ministro ha dato mandato all’amministrazione di procedere alla revoca dell’incarico assegnato al professor Vespa.
Non si tratta solo di un atto amministrativo formale, ma dell’epilogo di quello che è il primo vero e proprio scontro all’interno dell’esecutivo di Mario Draghi. L’incarico, infatti, sarà revocato al consulente chiamato al ministero dal sottosegretario della Lega. A denunciare la vicenda, nelle scorse ore, è stata proprio Azzolina, ex ministra dei 5 stelle e ora semplice deputata.
Nei mesi scorsi Azzolina ha denunciato le offese e gli attacchi ricevuti via social da Vespa, che per questi fatti è finito imputato di un processo che inizierà a Napoli il prossimo 9 aprile.
“Vespa ha portato avanti una campagna quotidiana contro di me. È un sindacalista e un precario che però non vuole il concorso, ma chiede quella sanatoria per cui da tempo i leghisti si battono. Tanto che non ha voluto partecipare nemmeno a quello straordinario riservato proprio ai precari”. Poi su Facebook ha aggiunto: “Vespa ha trascorso gli ultimi due anni della sua vita ad insultarmi pubblicamente, fomentare aggressioni verbali e allusioni sessuali. Minacciarmi di morte. Un cyberbullo, a tutti gli effetti“.
L’ex ministra, in un’intervista al Fatto Quotidiano, spiega di non aver mai conosciuto il docente. “Ma sui social per anni ha condotto una guerra contro di me con post sessisti e minacce, da cui poi scaturivano commenti volgari e di cattivo gusto. I peggiori istinti umani. Poi c’è stato quel video… è stato davvero brutto. Ha contribuito a far sì che fossi messa sotto scorta“, sono le parole dell’esponente dei 5 stelle.
Vespa sul profilo Facebook si definisce “Ingegnere, Giornalista, Sindacalista, Docente Precario, Direttore di NapoliTime, Coordinatore UIL Scuola Precari Campania, Presidente Associazione Nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori #AnDDL. Presidente Ass. Ecomuseo del Mare e della Pesca”.
Sempre sui social aveva annunciato di essere entrato a far parte dello staff del sottosegretario all’Istruzione leghista, lo stesso che nelle scorse settimane è salito agli onori della cronaca, non solo per aver attribuito a Dante una citazione di Topolino, ma anche perchè sposato con un’avvocata specializzata in ricorsi sulla scuola.
E proprio Sasso è intervenuto in difesa del neoassunto: secondo il leghista, Sasso sarebbe “un simbolo dei diritti dei lavoratori più deboli, che ha condotto battaglie evidentemente dure e scomode, che adesso si vorrebbe fare passare come uno stalker e come un molestatore”.
Il ministro dell’Istruzione, evidentemente, non la pensa così.
(da agenzie)
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