Aprile 11th, 2021 Riccardo Fucile
SORPRESI DALLE FORZE DELL’ORDINE, IMBARAZZO DELLA LEGA, CINQUESTELLE ALL’ATTACCO
Un pranzo con almeno una trentina di persone è stato interrotto alcuni giorni fa in una struttura ricettiva termale di Sardara, nel sud Sardegna.
Il blitz è stato condotto dai militari della Guardia di finanza della Tenenza di Sanluri che entrati nel ristorante dell’hotel hanno sorpreso numerose persone – secondo indiscrezioni addirittura una quarantina, tra cui esponenti politici locali e dirigenti regionali – mentre pranzavano.
L’arrivo delle Fiamme gialle avrebbe innescato un fuggi fuggi generale: 19 le persone sorprese ancora a tavola nonostante le limitazioni imposte dalla zona arancione (da lunedì la regione passa in zona rossa).
Si sarebbero giustificati dicendo che si trovavano lì per motivi di lavoro (l’hotel è regolarmente aperto ma non può effettuare servizio di ristorazione al tavolo agli esterni).
La Guardia di finanza ha avviato tutte le verifiche, per loro scatteranno le multe per aver violato le norme entrate in vigore per frenare la diffusione, analoga multa è scattata per il titolare della struttura.
Sul caso monta la polemica politica. Non ci sono conferme su chi avrebbe partecipato al banchetto, in tanti negano, ma sia i 5 Stelle che i Progressisti hanno preso posizione criticando quanto successo.
“Sarebbe una vergogna per l’intera isola, inaccettabile a fronte dei sacrifici fatti da tutti nell’ultimo anno”, attacca il gruppo dei Progressisti che presenterà un’interrogazione e “pretenderà che già nella giornata di martedì in Consiglio venga chiarito ogni minimo dubbio su questa vicenda indecorosa”.
Anche la consigliera regionale del M5S Desirè Manca, appreso dell’indagine condotta dalle Fiamme Gialle, ha presentato un’interrogazione urgente in Consiglio per chiedere al presidente Solinas “se sia a conoscenza della ragione del pranzo, i nomi dei partecipanti, e se non ritenga utile manifestare una netta presa di distanza stigmatizzando e ove possibile sanzionando le violazioni”.
La Lega, partito di maggioranza, prova a prendere le distanze: “In una situazione delicata come quella che attualmente viviamo, con l’isola che si accinge ad essere relegata in zona rossa per due settimane, riteniamo quanto mai sconveniente che a infrangere le regole sia proprio chi dovrebbe dare il buon esempio”, afferma il capogruppo Dario Giagoni.
Secondo fonti vicine alla presidenza, il governatore Christian Solinas esprime sconcerto e disappunto per una vicenda che giudica inaccettabile e sarebbe in attesa di conoscere ufficialmente le ragioni di questo incontro e i nomi dei partecipanti per adottare i provvedimenti di sua competenza.
Al momento, secondo quanto si apprende, nessuno dei commensali avrebbe comunicato la propria partecipazione al governatore.
Non nega di essere stato presente Antonio Casula, comandante regionale del Corpo Forestale, come racconta all’Unione Sarda. “Ero lì per lavoro, non sono uno di quelli che sono scappati, ero presente e mi sono qualficato, dando l’autocertificazione alla Finanza. Ero lì per lavoro, questo ho dichiarato perché questo era”.
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2021 Riccardo Fucile
LE INTERCETTAZIONI NON LASCIANO DUBBI: “C’ERANO PURE ESPONENTI DELLE FORZE DELL’ORDINE”
Festini con escort e cocaina, mazzette per sistemare le tombe o avere un posto
dove far riposare i propri cari, e persino fiori rubati dalle cappelle e rivenduti in un chiosco.
Senza pudore e senza pietà. Tanto da mischiare le ossa di bambini morti prematuramente. Quanto, stando alle indagini in corso, sarebbe accaduto nel cimitero di Sezze, un centro pontino di 23mila abitanti, ad appena 65 chilometri da Roma, ha dell’incredibile. Non ha precedenti.
E sembrano usciti da un romanzo anche i protagonisti della storiaccia: un custode di camposanto che viaggia su un lussuoso Hummer, ragazze in cerca di soldi facili, madri che vendono il corpo delle figlie per pochi euro, colf e negozianti che si trasformano in prostitute per cercare di arrotondare, un dentista romano con la passione per le giovanissime, dipendenti comunali, imprenditori e forse qualche politico in cerca di emozioni forti, di serate stupefacenti alla luce dei lumini, e sospetti anche su un ex comandante dei carabinieri e uno della polizia locale. Trame boccaccesche che diventano quasi paradossali.
Una delle giovanissime al centro dell’inchiesta sul giro della prostituzione ha raccontato al custode Franco Castaldi un sogno e i carabinieri temono che nella città lepina quei sogni fossero una cruda realtà: “Stavamo tutti in paradiso, c’avevi un abito celeste, però stavi davanti al cancello di via Bassiano (cimitero) con tutte le femmine…quelle che facevano il burlesque…mezze spogliate”. Castaldi: “Se vede quello che te faccio fa”.
La giovane: “E ti ho detto…ammazza che sei stronzo…pure qua vai colle femmine”. Castaldi: “Hai visto che te faccio fa in paradiso…perciò comportate bene perché sennò te metto nella parte dove faticano eh…te porto nella parte ndò trombano se te comporti bene eh”.
Il caso è esploso due anni fa, con le prime perquisizioni nell’inchiesta allora diretta dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha portato anche all’arresto di un 49enne accusato di fare sesso con una minore e di essere poi ricattato dalla madre della ragazzina, un capitolo della storiaccia che è ora oggetto di un processo davanti al Tribunale di Latina.
Tre settimane fa sono invece scattati undici arresti sul fronte del giro di corruzione, che per anni avrebbe caratterizzato la gestione del cimitero di Sezze
Ma proprio sugli aspetti più scabrosi dell’intera vicenda, quelli della del meretricio all’ombra del cimitero, nella casa del custode dove, quasi fosse il set di un improbabile cinepanettone, era stata installata abusivamente pure una piscina, le indagini vanno avanti.
La Procura di Latina ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di favoreggiamento della prostituzione. E il dubbio dei carabinieri è che quelle feste servissero al custode per poi tenere in scacco amministratori e dipendenti comunali.
In quel camposanto, che dopo gli arresti è stato non a caso ribenedetto, la casa che sarebbe stata trasformata in un lupanare, nella prima informativa inviata dai carabinieri alla Dda, viene definita “un fortino inaccessibile”, specificando che lì il dipendente comunale “eserciterebbe l’attività di reclutamento, induzione e favoreggiamento della prostituzione”.
Curiosità e paure sono però ora tutte concentrate sull’elenco dei partecipanti ai presunti festini, su chi cercava notti di sesso e cocaina e chi offriva il proprio corpo in un luogo del genere.
Un maresciallo dell’Arma, in alcune annotazioni e interrogatori, ha puntato subito il dito su dipendenti del Comune di Sezze, imprenditori e persino l’allora comandante della stazione dell’Arma, poi indagato nel procedimento sul sistema corruttivo, e il comandante della polizia locale.
E la droga? L’avrebbe garantita un pregiudicato del posto. A portare le prostitute da Latina a Sezze avrebbe invece provveduto, per gli inquirenti, un 40enne, incensurato ma legato agli ambienti della criminalità pontina.
Tra sesso e cocaina non potevano mancare poi i social. Spulciando il profilo Facebook del particolare custode ecco dunque che gli investigatori lo descrivono come “un soggetto dalla personalità sicuramente trasgressiva nonostante la sua età”.
I contatti di Castaldi con varie donne, sia italiane che straniere, giovanissime e meno giovani, erano del resto intensi. La ragazza del sogno l’avrebbe pure offerta a un dentista romano, portandola con sé nella capitale e raccomandandole: “Minigonna lunedì eh”. Il dentista sarebbe stato preoccupato del fidanzato della giovane: “La ragazzina è caruccia, solo che la vedo seria però, ha il fidanzato”. Ma Castaldi lo rassicurava: “Un ragazzotto, non ti preoccupare”.
Il custode con l’Hummer non avrebbe rinunciato neppure a un triangolo, avendo, secondo gli investigatori, rapporti anche con la madre della ragazza. Descrivendo la donna al dentista diceva: “Quella mora alta, quella che mi trombavo io”. E la mora? Il linguaggio con la figlia e con il custode era disinibito. Intercettata, è stata ascoltata anche mentre diceva a Castaldi che la figlia voleva andare con lui in un sexy shop sulla Pontina.
Storie che ora stanno scandalizzando il paese lepino, ma che da mesi correvano di bocca in bocca. Una donna di Sezze, coinvolta insieme al compagno in indagini su un traffico di droga tra la Colombia e l’Italia, ha dichiarato al sostituto procuratore della Repubblica di Roma, Stefano Pizza, che inizialmente seguiva le indagini: “Al bar dove lavoravo ho sentito alcuni ragazzetti di 18 o 20 anni, che tra loro commentavano di aver partecipato a un festino con della cocaina e delle prostitute organizzato da Zio Fausto che è il custode del cimitero”.
Ma a dominare, allora come oggi, sono i silenzi. Andava e va così a due passi da Roma. Con l’operaio arrestato per aver fatto sesso con un’adolescente che candidamente ha ammesso davanti agli inquirenti: “La madre mi faceva uscire con la figlia e mi chiedeva i soldi”. E sul rapporto sessuale consumato in auto con la minorenne: “E’ stato molto piacevole, anche perché avevo pagato per questo”.
Restando però solo tra i confini del cimitero, tra mazzette, qualche aggressione, festini a luci rosse e droga l’attività sembra fosse intensa. Senza limiti per gli affari. Tanto che una fioraia, che secondo gli investigatori rivendeva i fiori che grazie a Castaldi venivano trafugati dalle tombe, è stata intercettata mentre diceva al custode: “Quello che è morto, quello là della mamma che non teneva una lira che mi avevi detto tu, hanno fatto qualcosa di bianco?”. A lei servivano “una decina di rose bianche”. Il custode non se lo è fatto ripetere due volte: “Devo andare a vedere”.
Ogni tanto nel giro di prostitute ci sarebbe stato qualche intoppo: “Volevo far venire quella capra…ha detto che doveva passare la visita…almeno ci mettevamo in due”. L’interlocutore ha la soluzione: “Ma fai venire quell’altra no? Quella, quella fidanzata”. Castaldi non si sarebbe mai perso di coraggio. In un’altra occasione avrebbe infatti rassicurato sempre un suo interlocutore: “A chiamarla e a farla venire ce metto cinque minuti”.
Con quelle feste trasgressive Castaldi ricattava politici e funzionari comunali? Il sospetto da parte degli inquirenti è forte e un particolare ha fatto insospettire ancor di più magistrati e carabinieri: quando il custode è stato messo alle strette per la piscina abusiva ha fatto irruzione in Comune e le sue parole sono state inquietanti.
“Se vogliamo andare in guerra ci andiamo, conosco vita, morte e passioni di tanta gente di Sezze”, avrebbe detto. Particolare confermato agli investigatori dalla consigliera comunale Rita Palombi, che ha aggiunto: “Al Castaldi vengono consentiti atteggiamenti arroganti che se io fossi sindaco non tollererei”. Ancora, rispondendo a una domanda sui rapporti tra il custode e i politici: “Qualche volta il presidente del consiglio comunale Enzo Eramo mi ha fatto delle battute riferendo che lui non frequenta quegli ambienti”. L’inchiesta va avanti e lo scandalo nel paese pure.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 11th, 2021 Riccardo Fucile
DOMANI SU REPORT LA RIVELAZIONE DELL’EX TESORIERE DELLA LEGA FERRAMONTI… PRESSIONI DI AMBIENTI MASSONICI E FINANZIARI PR FAR CADERE CONTE
Di sé dice “non sono massone”, ma anche “mi considero un gelliano”, rivendicando il legame con il Venerabile della P2. “Sono stato amico di Gelli anche gli ultimi anni della sua vita. Gli ultimi quattro Capodanni li ho passati a Villa Wanda, assieme a lui”, si vantava Gianmario Ferramonti, leghista della primissima ora e uomo di mille affari in mezzo mondo.
Così parlava a Giorgio Mottola di Report ai primi di gennaio. Il giornalista è tornato da lui a fine mese, stavolta senza fargli vedere microfono e telecamera, precisamente il 27 gennaio e cioè all’indomani delle dimissioni di Giuseppe Conte, bersagliato tra gli altri – specie sui giornali di Antonio Angelucci, senatore forzista e signore delle cliniche – da un personaggio come Luigi Bisignani, che ha sempre negato l’iscrizione alla P2 ma compariva negli elenchi sequestrati a Licio Gelli nel 1981.
A Ferramonti, che anni fa aveva raccontato il suo interessamento per dare una mano a Pier Luigi Boschi nell’avventura di Banca Etruria, Mottola ha chiesto dei suoi rapporti con la figlia renziana, Maria Elena: “Anche per questa crisi vi siete sentiti?”. “Diciamo che con la Boschi ho una corrispondenza”, gli ha risposto compiaciuto l’ex leghista. Report trasmetterà il dialogo domani sera su Rai3, nella prima puntata della nuova stagione.
“Ci scriviamo, non ci parliamo”, ha chiarito un attimo dopo Ferramonti. “E la stai consigliando anche su questa fase?”, chiede Mottola. “Be’ – spiega Ferramonti – gli avevo dato una piccola notizia, che se buttavano giù questo cretino di Conte magari gli davamo una mano, vediamo”. “Ma gli davate una mano chi voi?”. “Allora, qui hai un rappresentante di Confimpresa – e Ferramonti indica un uomo, oscurato da Report, seduto alla sua destra davanti alla telecamera nascosta –, qui hai un rappresentante di Confimea, della Cifa – e indica se stesso… – Insieme qualche milione di voti ce l’abbiamo, no? E se decidiamo…”. “Spostarli sulla Boschi?”, chiede il giornalista. “Chi sarà al momento giusto al posto giusto…”, dice lui.
E poi continuano a parlare di Cecilia Marogna, la misteriosa ex collaboratrice dell’ex numero due della Segreteria di Stato vaticana, il cardinale dimezzato Angelo Becciu. L’inchiesta di Mottola è infatti dedicata allo “sterco del diavolo” e passa da Immacolata Chaouqui a Ferramonti e a Francesco Pazienza, fino a protagonisti di vicende più recenti dei nostri Servizi segreti, passando per Flavio Carboni e Bisignani.
Boschi ha risposto per iscritto a Report che “nei mesi di gennaio e febbraio” ha “ricevuto diversi messaggi telefonici da un numero che non conoscevo ma che, secondo il mittente, corrispondeva all’utenza di tal Gianmario Ferramonti. Non ho mai risposto ai suddetti messaggi – ha assicurato Boschi, né parlato con il sig. Ferramonti, men che mai della crisi di governo”.
Sarà senz’altro vero, ci mancherebbe. Come è vero che un mondo di faccendieri legato alle massonerie si agitava e perseguiva uno scopo sostanzialmente sovrapponibile a quello di Italia Viva, promettendo o millantando sostegno a chi avesse agevolato la fine del governo Conte 2 e della maggioranza giallorosa che lo sosteneva.
Il giorno in cui Ferramonti si è fatto registrare da Mottola iniziavano le consultazioni al Quirinale, verrà poi l’inutile incarico esplorativo a Roberto Fico e poi quello vero a Mario Draghi.
E il 7 febbraio Bisignani, che qualche rapporto anche con Ferramonti l’ha avuto, passava all’incasso, con una lettera al direttore del Tempo Franco Bechis: “Caro direttore, grazie a Renzi e a un Mattarella risvegliatosi in zona Cesarini, l’Italia avrà un governo finalmente autorevole. A parte gli unici tratti in comune rappresentati dal tifo per la Roma, i capelli curati e il completo blu d’ordinanza, Mario Draghi è proprio l’antipode di Giuseppe Conte, per formazione, preparazione e stile di vita”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 11th, 2021 Riccardo Fucile
IL RAPPER: “TANTA GENTE NON FA NULLA: CHI VIVE DI NOTTE E LA VECCHIA BORGHESIA”
“Ho avuto il Covid. Ora sono negativo, sono arrabbiato e sono tornato”. J-Ax è
risbucato così, su Instagram, dopo uno strano silenzio durato un mese in cui apparivano solo sue foto d’infanzia o di ricordi lontani.
E ha voglia di parlare dell’incontro – traumatico – con la malattia, della città che ama, Milano, maltrattata dalla politica sciatta e arrogante. Dei vaccini che non arrivano, dei no-vax e anche di quando “tornerà la musica”
“Sai, avevo deciso di essere tollerante con i no-vax, avevo letto uno studio americano secondo il quale i negazionisti non vanno mai ridicolizzati, ma vanno affrontati con calma, dati alla mano. Ora che ho avuto il Covid mi verrebbe da tirare dei cazzotti”.
Hai capito come te lo sei preso?
Da mio figlio di 4 anni che andava all’asilo, uno di quegli asili in cui si rispettano tutte le norme possibili, ma è scoppiato comunque un focolaio.
Non eri uno di quelli che si ostinava ad andare in giro, mi sembra
Mai fatto il cazzone in giro. Con mia moglie e mio figlio siamo stati a Milano anche ad agosto, a settembre abbiamo fatto una settimana in una villa a Stresa e basta.
Quando hai avuto i primi sintomi?
I primi di marzo. Ero in studio di registrazione, ho iniziato a tremare. Mi sono detto “avrò preso freddo”. Sono tornato a casa, ho fatto un bagno caldo. Il giorno dopo mi sentivo ancora strano. Mia moglie stava bene. Tre giorni dopo stava male anche lei.
Tuo figlio
È stato sempre bene. A quel punto ho iniziato a fare i pungidito, erano sempre negativi. Siamo andati a fare i test in farmacia, tutti, anche la mia collaboratrice domestica. Finalmente, dopo sei test negativi, viene fuori che suo marito è positivo. Quindi siamo passati ai molecolari, ce l’eravamo preso tutti.
Siete stati molto male?
Mal di testa terribile, mal di ossa, un mal di pancia da non riuscire neanche ad arrivare in bagno… nulla che somigliasse a qualcosa che avevo già avuto. Per me anche parlare di Covid in “forma lieve” non ha senso, di lieve non c’è un emerito cazzo in ’sta roba.
Come ti sei curato?
Zitromax e cortisone, più di questo non c’è nulla, non è che perché sono J-Ax mi abbiano dato i monoclonali
Ora come state?
Mia moglie ha ancora dei mal di testa fortissimi, io mi sveglio la mattina che sto bene e arrivo alle otto di sera che ho 80 anni.
Perché non hai raccontato che avevi il Covid?
Non volevo la pietà di nessuno e avevo altro da fare. Ho dato al mio social media manager un archivio di foto e gli ho detto “Pubblica queste finché non avrò la forza di ricordarmi che esiste Instagram”. Dovevo solo fare in modo di tirar fuori la mia famiglia da quella situazione.
Molti famosi però hanno usato il Covid per fare show
Lo so, ma quello che funziona di più sui social a me non va di condividerlo. Sai qual è il paradosso? Faccio il cantante, ma se metto una mia foto in studio mentre faccio musica ho pochi like, se posto una mia foto in una jacuzzi faccio una scorpacciata di like.
Hai fatto qualche pensiero brutto?
Ho cercato di minimizzare, però in un momento volevo scrivere in un foglio le istruzioni per mia moglie nel caso fossi morto, come si usa il condizionatore, le password…
Nel tuo video ti sei detto arrabbiato
Guarda cosa hanno fatto in Lombardia col vaccino anti-influenzale, figurati se poteva andare meglio con quello per il Covid. Fontana e Gallera sono la parte del problema che abbiamo visto, poi c’è il resto, dai problemi dell’eccessiva privatizzazione al fatto che il Covid ha smontato tutta la narrazione patinata su Milano e la Lombardia.
Cioè
Le scene sui Navigli, il non accettare le regole raccontano una città piena di bambini viziati. A Milano c’è questo modo forzato di essere gaudenti, la socialità obbligata per cui per tante persone è un modo di esistere. Poi però scoppia il Covid e la gente scappa sul primo treno, perché non ama davvero questa città, la sfrutta. Quelle immagini, da milanese, non me le dimentico.
Dici che il sud alla fine ne esce meglio
Posso sfatare un altro mito? Si dice sempre che al sud è pieno di gente che non fa un cazzo. Be’, a Milano è pieno di gente che non fa un cazzo, dal popolo della notte alla vecchia borghesia che ha casa a “Santa” a quelle famiglie cui c’è uno che ha lavorato e i figli che hanno ereditato tutto. È anche la città in cui si scopa di meno, secondo un sondaggio, quindi manco è vero che ci si diverte così tanto. (ride)
Il Covid ha smascherato questa città
È venuta fuori per come è gestita e per come votiamo noi cittadini. Milano è tanta fuffa, accanto a tanti elementi d’eccellenza.
E il sindaco
Metto anche lui assieme a Gallera e a Fontana e sai perché? Perché continua a fare quello cool. Solo che fa l’influencer col calzino colorato parlando di città green e si dimentica che questa è una delle città più inquinate al mondo. Cerca il consenso, quando dovrebbe fare con i milanesi come si fa con i bambini. Io mio figlio l’ho costretto a fare il tampone, lui ai milanesi dovrebbe dare la pillolina amara, chiudere la città alle macchine, sul modello Londra.
Tua madre vive accanto a te, si è vaccinata
Non ancora ed è anche diabetica. Io mi vaccinerei col sorriso, anche con Astrazeneca, perché mi fido della scienza, e sono convinto che si debba passare ai passaporti vaccinali per tornate a vivere. Ma dovevamo muoverci meglio e prima, fregandocene di quello che diceva l’Europa. In questi momenti ho paura della Meloni che è in me, ma poi passa.
Per fortuna. Ti mancano i live
Penso sempre a una cosa bella: quando si potranno rifare i concerti, saranno i live più belli della storia dell’umanità. Spesso il cantante di mestiere si abitua agli show dal vivo, questa volta sarà come la prima volta. Piangeremo tutti. Magari è la volta che riusciranno a scopare anche i milanesi e i giornalisti di Vice.
Ma è finito l’amore per Milano? Te ne vai
Potrei vivere ovunque nel mondo, ma Milano non la lascio. Te lo dico da rapper: io sono il re di Milano, non posso abbandonare il mio regno.
Scherzi
Scherzo. Un po’.
(da TPI)
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Aprile 11th, 2021 Riccardo Fucile
CON UN’UNICA DOSE E’ EFFICACE NEL RIDURRE DEL 67% I CASI SINTOMATICI
Finalmente anche in Italia stanno per incominciare le somministrazioni del quarto vaccino approvato contro Covid-19. Ora è la volta di Ad26.COV2.S sviluppato da Janssen, azienda di Johnson & Johnson.
Realizzato con la “tecnologia” degli adenovirus come vettore virale, la peculiarità del vaccino sviluppato dal colosso statunitense è nella singola dose, una caratteristica in grado potenzialmente di rivoluzionare la campagna vaccinale.
Nei giorni scorsi un po’ di turbolenza l’aveva generata una nota dell’Ema che ha aperto un fascicolo su questo prodotto perché 4 casi di trombosi avevano colpito negli Usa persone vaccinate col J&J. Ma l’austero ente americano, la Fda, che ha esaminato tutti i fascicoli, assicura che non c’è alcun collegamento tra questi casi di trombosi e il vaccino.
Come funziona il vaccino Johnson & Johnson?
A differenza dei già noti vaccini a mRNA di Pfizer-BioNTech e Moderna, il prodotto di Johnson & Johnson appartiene alla categoria dei vaccini a vettore virale come quello sviluppato da AstraZeneca e dai russi del Gamaleya Research Institute of Epidemiology and Microbiology.
L’obbiettivo comune di tutti i vaccini è far produrre al sistema immunitario gli anticorpi diretti contro la proteina spike del coronavirus. Ciò che cambia nel caso dei vettori virali è il metodo con cui ciò si verifica. Mentre per quelli a mRNA si inietta direttamente l’informazione, quelli a vettore virale contengono una porzione di DNA – che serve per far produrre la proteina spike – incapsulata all’interno di un adenovirus. Una volta iniettato all’interno del corpo, il virus – reso opportunamente innocuo – rilascia il materiale genetico utile a produrre la proteina. Una strategia che si è dimostrata già utile sia nella produzione del vaccino per Ebola sia per Covid-19. Ma a differenza di AstraZeneca e Sputnik V (il vaccino russo di cui EMA, al momento, sta effettuando la revisione dei dati per poter procedere all’autorizzazione), il prodotto di Johnson & Johnson ha la caratteristica di essere somministrato in un’unica dose.
Quanto è efficace?
Secondo i dati analizzati da EMA – che hanno portato all’approvazione del vaccino in tutto il territorio UE – derivanti del trial clinico ENSEMBLE, il vaccino si è dimostrato efficace nel ridurre del 67% i casi sintomatici di Covid-19 a due settimane dalla somministrazione.
Efficacia che raggiunge l’85% nella prevenzione delle forme gravi della malattia. Attenzione però a pensare, come per AstraZeneca, che si tratti di un vaccino di serie B. Tutt’altro. L’efficacia nell’evitare ricoveri e decessi a 4 settimane dalla somministrazione è stata del 100%.
Percentuali importanti che variano però tra le varie aree geografiche: 72% negli Stati Uniti, 66% in America Latina e 57% in Sudafrica.
Particolarmente interessante è proprio l’ultimo dato relativo al Sudafrica, dove è presente la variante B.1.351. Pur essendo meno efficace, il vaccino si è dimostrato utile contro le forme da moderate a gravi.
Ma c’è un altro dato che fa ben sperare: il 41% dei partecipanti allo studio apparteneva a categorie ad aumentato rischio di progressione a forme gravi di Covid-19, ovvero persone obese, diabetiche, ipertese, sieropositive e immunocompromesse.
I vantaggi del costo e della logistica
Oltre a presentare il vantaggio della singola somministrazione, il vaccino Johnson & Johnson ha dalla sua il fatto di poter essere conservato ad una temperatura di “frigorifero” per tre mesi e per due anni a meno venti gradi centigradi. Un vantaggio notevole in termini di logistica. Caratteristiche che vanno ad incidere notevolmente sui costi. Secondo l’azienda, pur considerando che il prezzo dipende dalle trattative con l’UE, una singola dose costerebbe non più di qualche euro.
Le dosi distribuite in Europa
Per quanto riguarda i Paesi dell’Unione Europea, secondo quanto dichiarato dall’AD di Janssen Massimo Scaccabarozzi, saranno 200 milioni (da valutare ancora l’impatto delle 15 perse per un errore di produzione in uno degli stabilimenti in USA) le dosi che arriveranno entro il 2021. Di queste, 27 milioni saranno destinate all’Italia. Nel frattempo la ricerca avanza e diverse multinazionali stanno incominciando le sperimentazioni per altre fasce di età non comprese nei primi studi (ad esempio Pfizer-BioNTech e Moderna). Per la fascia pediatrica in Italia il centro di riferimento per lo studio del vaccino Johnson & Johnson è l’ospedale pediatrico Vittore Buzzi di Milano.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 11th, 2021 Riccardo Fucile
PFIZER E MODERNA QUASI PERFETTI, ASTRAZENECA COSI’ COSI’, JOHNSON POTREBBE FARE MEGLIO
Pfizer-BioNTech e Moderna quasi perfetti, Oxford-AstraZeneca così così,
Johnson & Johnson potrebbe fare meglio. Guardare i numeri dell’efficacia dei vaccini anti-Covid che abbiamo attualmente a disposizione (e di quelli che arriveranno) può facilmente – e comprensibilmente – portare alla conclusione che esistano dei farmaci di serie A e dei farmaci di serie B.
Dimenticando per un momento la questione degli effetti collaterali, è infatti lecito pensare che tra un vaccino la cui efficacia sfiora il 95% e uno cui si ferma al 66% sarebbe tutto sommato preferibile, potendolo fare, scegliere il primo.
Come spesso accade, però, le cose sono più complicate di così: il valore dell’efficacia, infatti, va compreso e contestualizzato, e la comparazione brutale dei valori dichiarati dalle aziende produttrici può essere spesso fuorviante e far cadere in errore.
Come si misura l’efficacia…
L’efficacia dei vaccini anti-Covid è misurata a partire dai risultati dei trial clinici di fase 3 (quelli precedenti, di fase 1 e 2, servono infatti a stabilire soltanto che il candidato vaccino, e più in generale qualsiasi farmaco, è sicuro). I trial di fase 3 funzionano in questo modo: a una metà dei partecipanti viene somministrato un placebo e all’altra metà il candidato vaccino. Dopodiché, i volontari vengono rispediti nel mondo reale e monitorati nel corso dei mesi successivi per contare quanti di loro contraggono la malattia.
Prendiamo per esempio il trial clinico di fase 3 condotto da Pfizer: la sperimentazione comprendeva circa 43mila persone, e dopo la somministrazione del vaccino (o del placebo) 170 di loro hanno contratto la malattia; di questi, 162 facevano parte del gruppo cui era stato somministrato il placebo, e 8 del gruppo cui era stato somministrato il vaccino. È da questi numeri che i ricercatori hanno misurato un’efficacia del 95%. Se tutti i casi si fossero registrati nel gruppo placebo, il vaccino avrebbe avuto un’efficacia del 100%; di converso, se fossero stati equamente distribuiti nei due gruppi, il vaccino avrebbe avuto un’efficacia dello 0%. Il che, tradotto, avrebbe voluto dire che il vaccino non modificava in alcun modo la probabilità di ammalarsi.
…e cosa vuol dire
Alla luce di questo, come va interpretato il valore dell’efficacia? Avere un vaccino efficace al 95% non vuol dire che su 100 persone cui viene somministrato, 5 si ammaleranno di Covid: al contrario, il senso della misura è relativo alla protezione individuale e va letto in termini probabilistici.
Ovvero: nel caso di un vaccino efficace al 95%, ciascun paziente vaccinato ha il 95% in meno di probabilità, rispetto a un soggetto non vaccinato, di essere contagiato ogni volta che è esposto al virus.
Perché l’efficacia non è facilmente comparabile
A questo punto possiamo tornare alla questione iniziale: quanto possiamo fidarci dei valori dell’efficacia dichiarata per stilare un’ipotetica classifica di qualità dei vaccini che abbiamo a disposizione? Non troppo, stando a quello che sappiamo. Il punto cruciale, infatti, sta nel fatto che ciascun trial clinico fa storia a sé, dal momento che le sperimentazioni sono state condotte in momenti e luoghi diversi.
Pfizer e Moderna, per esempio, hanno condotto le loro sperimentazioni principalmente negli Stati Uniti durante la scorsa estate, in un momento in cui la circolazione del virus era tutto sommato sotto controllo. Johnson & Johnson, invece, ha condotto il trial clinico di fase 3 tra l’autunno e l’inverno, quando i numeri dei contagi erano molto più alti, e principalmente in Sudafrica e in Brasile, dove erano in circolazione varianti del virus diverse da quella per cui era stato sviluppato il vaccino (basti pensare che il 67% delle infezioni riscontrate durante il trial in Sudafrica erano relative alla variante B.1.351). Ciononostante, il vaccino si è rivelato efficace al 64%: un dato molto buono, se si considera, per esempio, che il vaccino dell’influenza del 2018 aveva un’efficacia inferiore al 50% e si è rivelato comunque utile a ridurre il numero dei decessi e delle ospedalizzazioni.
L’efficacia misurata dai trial clinici è un valore che va letto con attenzione: una comparazione puntuale avrebbe senso soltanto se i trial fossero stati condotti esattamente allo stesso modo, con gli stessi criteri di inclusione, nella stessa popolazione e nello stesso momento. Una stima più precisa ce la daranno, forse, soltanto i dati dell’efficacia reale, cioè quella misurata a partire dalle somministrazioni effettuate nella popolazione generale.
I parametri alternativi
L’efficacia, comunque, non è il solo valore quantitativo che permette di valutare la bontà di un vaccino. Molti esperti sostengono addirittura che non sia nemmeno il migliore, dal momento che la prevenzione tout court dall’infezione non è l’unico parametro da valutare.
L’obiettivo delle vaccinazioni, specie in una situazione di emergenza come quella che stiamo affrontando, non è necessariamente quello di arrivare allo scenario in cui non ci sono più contagi, ma piuttosto, e più realisticamente, quello di ridurre ospedalizzazioni, insorgenza di sintomi gravi e decessi. E se si considerano le cose da questo punto di vista lo scenario cambia molto: tutti i vaccini che abbiamo a disposizione, e auspicabilmente anche quelli che arriveranno, sono estremamente potenti nel ridurre ospedalizzazioni, sintomi gravi e decessi. In tutti i trial clinici, di tutti i vaccini, si sono registrate infezioni sia nel gruppo del placebo che in quello degli immunizzati; ma a differenza del placebo, nessun paziente contagiato del gruppo dei vaccinati ha sviluppato sintomi gravi, è finito in ospedale o ha perso la vita.
(da Wired)
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Aprile 11th, 2021 Riccardo Fucile
IL 40% DELLE DOSI SOMMINISTRATE E’ ANDATO ALLE ECONOMIE PIU’ FORTI
A tre mesi dall’inizio delle prime vaccinazioni contro il Coronavirus, la disparità di somministrazione tra i Paesi più ricchi del mondo e quelli più poveri continua ad allargarsi.
Delle oltre 748 milioni di dosi inoculate in tutto il mondo, il 40% è andato ai cittadini di 27 Paesi la cui popolazione rappresenta solo l’11% di quella mondiale.
I dati arrivano da Bloomberg che ha analizzato come gli Stati Uniti, per esempio, stanno per raggiungere l’obiettivo del 75% di vaccinazioni nei prossimi tre mesi. Un dato che si scontra con quanto avviene nel resto del mondo, dove la metà dei Paesi non è ancora riuscita a vaccinare neanche l’1% della popolazione. Una disparità che è ulteriormente sottostimata dal fatto che più del 40% delle nazioni, in maggior parte tra le più povere del mondo, non ha ancora condiviso i dati sulle somministrazioni.
Solo 3 dei 54 Paesi del continente africano, per esempio, sono riusciti a somministrare il vaccino a oltre l’1% della loro popolazione.
E, come denunciato da varie Ong ed esperti, l’Africa potrebbe dover attendere fino al 2024 per riuscire a immunizzare una quota sufficiente della popolazione. Il continente africano è infatti tra i più dipendenti dal programma Covax, il meccanismo globale per consentire un accesso equo ai vaccini anti-Covid, supportato dall’Onu, e da altre organizzazioni private.
In poco più di due mesi, Covax ha distribuito oltre 38 milioni di dosi in 6 continenti. Dei 100 Paesi raggiunti, 61 sono tra i 92 più a basso reddito. L’obiettivo del programma è quello di assicurare entro la fine del 2021 almeno 2 miliardi di dosi ai Paesi più svantaggiati.
Il programma si affida in gran parte all’Istituto indiano Serum, il più grande produttore di vaccini al mondo, e alla sua produzione di AstraZeneca. Ma il blocco dell’export tra marzo e aprile adottato dal governo indiano per dirottare parte delle dosi alle vaccinazioni interne ha rallentato ulteriormente la distribuzione ai Paesi che si affidano al programma Covax.
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2021 Riccardo Fucile
LES ECHOS E IL CORRIERE RIVELANO CHE IL 19 MARZO LA UE HA INVIATO UNA LETTERA “PER LA RISOLUZIONE DEL CONFLITTO CONTRATTUALE”, MA L’AZIENDA NON HA NEANCHE RISPOSTO
Il 19 marzo scorso l’Unione europea avrebbe inviato una lettera ad
AstraZeneca “per la risoluzione del conflitto contrattuale” sulla fornitura di dosi di vaccino contro il Covid. Il contratto siglato tra l’azienda anglosvedese e la Commissione Ue prevede che AstraZeneca debba rispondere alla lettera entro venti giorni. Ma finora, scaduto l’ultimatum, non sembra che la missiva sia stata presa in considerazione.
Secondo i dettagli forniti dal Corriere della Sera che ha ripreso un’esclusiva del quotidiano economico francese Les Echos, Bruxelles contesta in particolare il mancato rispetto degli obblighi contrattuali per la fornitura delle dosi e del principio della “massima diligenza possibile”.
Lo stesso commissario Ue, Thierry Breton, a capo della task force per la produzione di vaccini, ha più volte criticato di “aver visto da AstraZeneca una diligenza ma non la massima diligenza possibile”.
Secondo quanto previsto dall’accordo di acquisto anticipato siglato il 27 agosto scorso, – scrive l’AGI – AstraZeneca avrebbe dovuto fornire all’Ue 120 milioni di dosi entro il primo trimestre me ne ha fornite poco meno di 30 milioni.
Inoltre, l’Unione europea contesta il fatto che l’azienda – sfruttando anche il pagamento anticipato versato da Bruxelles – abbia destinato a Londra alcune dosi prodotte in impianti britannici che erano indicati nel contratto per la produzione europea.
L’accusa è di avere, in sostanza, promesso le stesse dosi sia all’Unione che alla Gran Bretagna pur garantendo nel contratto di non avere con altri impegni “in conflitto” con l’accordo preso con l’Ue. Inoltre, l’aziende avrebbe anche ritardato la richiesta di autorizzazione all’Ema proprio per prendere tempo a causa dei suoi problemi di produzione di dosi.
Nella lettera viene ricordato che la Commissione aveva pagato una prima rata di 227 milioni subito dopo la firma del contratti (in agosto) ma che in autunno è stata sospesa la seconda rata di 112 milioni per “mancanza delle rendicontazione richiesta”.
Ora Bruxelles non solo chiede l’applicazione del contratto e quindi la fornitura per tempo di tutte le dosi concordate ma non esclude una richiesta di danni.
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2021 Riccardo Fucile
“GRAVE TORNARE IN CLASSE SENZA AVER FINITO LE VACCINAZIONI”… “LE REGIONI SONO UN DISASTRO, OGNUNO FA COME LE PARE”
I numeri ancora bassi della campagna vaccinale, il dato ancora alto dei nuovi casi, le richieste di riaperture delle regioni. Per il docente di microbiologia tutto questo avrà un esito chiaro: la ripresa dei contagi
«Dove si è riaperta la scuola, immediatamente c’è stato un impatto sulla trasmissione del virus. In Inghilterra la discesa dei contagi è rallentata. Negli Stati Uniti, in particolare nel Massachusetts c’è stato un incremento dei casi, per fare solo due esempi. L’impatto esiste».
Sulle pagine del Messaggero Andrea Crisanti è netto nel giudizio sulla riapertura delle scuole: «Affermare che la riapertura delle scuole non causi un incremento dei casi è, diciamo, una baggianata».
Al centro delle critiche di Crisanti c’è lo stato della campagna vaccinale. Come ormai è chiaro, nulla è andato come previsto. Secondo le dichiarazioni del Governo Conte II entro fine marzo bisognava aver completato la Fase 1, mettendo al sicuro anziani e soggetti fragili. Al momento gli operatori sanitari e gli ospiti delle Rsa hanno superato nelle vaccinazioni quota 75%, mentre gli over 80 sono fermi al 38,8% e le categoria 70-79 anni al 2,5%. E in tutto questo il numero di nuovi positivi registrati ogni giorno è costantemente sopra ai 15 mila casi.
Secondo Crisanti questi due fattori uniti alla ripartura delle scuole e il cambiamento di fascia di diverse regioni condurranno verso un ritorno del virus: «Il nostro Paese avrà un livello di aperture e libertà di movimento molto simile a quello della Gran Bretagna. C’è una piccola differenza: l’Italia ha 16-17 mila casi e 400 morti al giorno, la Gran Bretagna 4 mila casi e 30-40 morti e in più 35 milioni di persone vaccinate. L’Inghilterra ha chiuso per 4-5 mesi ma ha vaccinato moltissime persone».
Riaprono le scuole, si fermano i vaccini per gli insegnanti. Con i ritardi sugli anziani, metà dei prof rischia la prima dose a fine anno scolastico
Cosa non ha funzionato nella campagna vaccinale
La responsabilità di questo scenario non è solo dell’esecutivo italiano. Parte della colpa è da cercare anche nell’Unione Europea: «Ci sono errori che vengono da lontano. L’Europa ha fatto gli ordini troppo tardi e puntando su alcuni produttori. Per mitigare i rischi bisognava comprare la stessa massiccia quantità di dosi da più case farmaceutiche. Già ad aprile del 2020 si dovevano opzionare molte più dosi per l’Italia dai tre produttori. Agire insieme all’Europa va bene, ma solo se fa la cosa giusta».
La differenza di procedure nei territori ha fatto il resto. Crisanti punta il dito su come di regione in regione siano cambiati priorità e metodi di prenotazione: «Questa pandemia ha dimostrato tutti i limiti del sistema delle Regioni. Non è possibile che vi siano differenze così drammatiche tra una regione e l’altra. Ognuno usa sistemi diversi per chiamare le persone. Secondo me all’origine dei nostri guai c’è l’autonomia che hanno le regioni nel campo della salute pubblica».
(da Open)
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