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JOE BIDEN, IL RADICALE

Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile

LO SI GIUDICAVA UN “VECCHIO E LOGORO” PROFESSIONISTA, SI STA DIMOSTRANDO TUTT’ALTRO

Alle elezioni, pochi ritenevano che Joe Biden sarebbe stato un presidente incisivo in grado di condurre un’attiva politica riformatrice. Lo si giudicava un “vecchio e logoro” professionista, prescelto come male minore per convogliare un elettorato tradizionale e nero sul candidato in grado di battere Trump.
E, invece, Biden si sta dimostrando tutt’altro: un “presidente radicale” nel significato politico che dell’aggettivo si dà in Europa. Non un verboso radical americano, pronto a enunciare a parole progetti rivoluzionanti, e neppure un tranquillo liberal soddisfatto di smussare i più controversi aspetti degli Stati Uniti.
Alla prova dei fatti, la direzione di marcia del nuovo presidente è tipica del riformatore democratico radicale pronto ad affrontare i nodi più controversi della società americana senza la prudenza tipica dei precedenti. Se non quella dell’equilibrio dei poteri in presenza di un Congresso per metà al Senato repubblicano, e di una Corte Suprema controllata dai tradizionalisti.
I nodi che Biden ha affrontato sono tra i più difficili e “pericolosi” del potere nazionale. Di fronte al razzismo endemico è stato deciso nell’auspicare un “giusto verdetto” nel processo per l’uccisione di Floyd, e non ha fatto mancare un commento spregiudicato (per il presidente) alla sentenza di condanna. Quindi sta tentando di far passare una legge di controllo del comportamento violento delle polizie (statali e locali) che è difeso dalla supremazia dei bianchi sui neri.
Si è lanciato nella campagna ambientalista divenendo anche il leader dello schieramento internazionale per il controllo del clima, riconosciuto da indiani e cinesi. In patria ha toccato interessi poderosi: le lobby delle armi, del tabacco, del petrolio e dell’industria pesante che sono sempre state agguerrite nel condizionare la politica e l’Amministrazione.
Ha ripreso la classica tradizione democratica di attenzione verso i ceti medi e popolari istituendo una tassazione sui capital gains dei più ricchi per finanziare con l’American Family Plan la sanità (questione irrisolta della nazione più ricca del mondo), l’educazione nei college, il welfare, e le provvidenze per i poveri.
Ultima ma non di minore importanza per la comunità internazionale, ha rilanciato l’azione interventista nei diritti civili e umani nel mondo, come nella migliore tradizione americana, pronunziando per la prima volta il tabù “olocausto” degli armeni compiuto dai turchi nel 1915, e poi ha proseguito non tacendo sulla persecuzione di Navalny da parte del Cremlino.
Si dirà che nei confronti degli autocrati Erdogan e Putin le mosse di Biden rispondono ad avvertimenti di politica estera. Certo che si tratta anche di questo. Ma è significativo che la “grande potenza” per eccellenza oggi intervenga non solo per tutelare i suoi interessi ma anche per difendere con la sua influenza i diritti umani e civili.
A me sembra che la “sorpresa radicale” di Biden allinei l’ultimo presidente Usa a due suoi predecessori democratici ben diversi, ma entrambi mossi da quel vigore democratico radicale che riappare in questi giorni: Il Franklin D. Roosevelt del New Deal e il Lyndon B.Johnson della migliore politica interna – solo interna, ripeto – della War on Poverty.

(da agenzie)

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IL “MODELLO INDIA” FINISCE CON I CADAVERI BRUCIATI IN STRADA

Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile

TRE MESI FA IL PREMIER MODI PORTAVA A DAVOS L’ORGOGLIO INDIANO, OGGI MANCA L’OSSIGENO

“A dispetto di previsioni catastrofiche secondo le quali saremmo stati travolti da uno tsunami di infezioni, abbiamo salvato molte vite: l’India è il Paese col più basso tasso di mortalità del mondo. Ci siamo salvati e contribuiremo a salvare l’intera umanità da una immane tragedia”.
È il 28 gennaio quando il premier Narendra Modi porta in scena l’orgoglio indiano al summit del World Economic Forum di Davos. Oggi, neanche tre mesi dopo, il suo è un Paese al collasso: lo tsunami di infezioni è arrivato, abbattendosi con violenza su una popolazione da giorni alle prese con una “lotta per la sopravvivenza”. Per il secondo giorno consecutivo, l’India ha riportato il bilancio giornaliero di contagi più alto del mondo: 332.730 nelle ultime 24 ore; 314.835 nella giornata di giovedì. Anche il numero dei decessi nelle ultime 24 ore è balzato a un record di 2.263, in un contesto di ospedali strapieni e a corto di ossigeno. Delhi ha segnalato più di 26.000 nuovi casi e 306 decessi, circa un morto ogni cinque minuti, l’andamento più rapido dall’inizio della pandemia.
I servizi funebri sono sommersi: crematori e cimiteri sono ormai a corto di spazio. A Nuova Delhi le persone che perdono i propri cari stanno ricorrendo a strutture improvvisate per organizzare sepolture di massa e cremazioni.
A una situazione già drammatica si aggiungono i recenti incidenti nelle strutture ospedaliere. Tredici persone sono morte in un incendio scoppiato in un ospedale in un sobborgo di Mumbai. Due giorni fa, in un ospedale pubblico nello Stato occidentale del Maharashtra, 24 pazienti Covid sono morti per la mancanza di ossigeno nei respiratori. Altri nove sono morti in un incendio in un ospedale il mese scorso nella capitale statale Mumbai.
Gli ospedali, alla disperata ricerca di ossigeno, lanciano appelli sui social network. Un grande ospedale privato della capitale indiana, il Max Hospital, ha twittato che gli restano forniture di ossigeno sufficienti solo per un’ora e che è in attesa di rifornimenti dalle prime ore del mattino. Il ministro delle Ferrovie, Piyush Goyal, ha annunciato che il governo ha avviato treni rapidi Oxygen Express con tanker carichi di ossigeno per provare a soddisfare le richieste di aiuto degli ospedali.
“Ognuno sta combattendo per la propria sopravvivenza e cerca di proteggere i propri cari. Sono scene difficili da guardare”, ha dichiarato a Reuters Bhramar Mukherjee, professore di biostatistica ed epidemiologia. “Non c’è una rete di sicurezza sociale per gli indiani”.
Modi, il cui governo è stato criticato per aver allentato troppo presto le misure anti-contagio, ha incontrato i principali ministri degli Stati più colpiti, tra cui la capitale Delhi, Maharashtra e lo Stato di origine di Modi, il Gujarat, per discutere la crisi. Il ministro della Sanità, Harsh Vardhan, ha provato ad attribuire la responsabilità alla “disattenzione dei cittadini”, ma è evidente che il caos attuale è il risultato di un azzardo che porta la firma dell’esecutivo di Delhi. Il governo aveva ordinato un lockdown severo lo scorso anno nelle prime fasi della pandemia, ma ai primi segnali di miglioramento ha revocato gran parte delle misure per il timore dell’impatto economico e sociale delle chiusure sulle vite dei lavoratori migranti. Modi ha dichiarato che un altro blocco sarebbe l’ultima risorsa.
Secondo gli esperti, la variante B.1.617 – individuata per la prima volta in India nel mese di ottobre – potrebbe aver contribuito ad accelerare l’ondata di contagi. Della nuova variante, tuttavia, si sa ancora relativamente poco, a parte il fatto che dovrebbe essere più contagiosa (ma meno rispetto a quella britannica).
Presenta due mutazioni, chiamate E484Q e L425R, e ora si trova nel 15-20 per cento dei campioni sequenziati nel Paese. Nei giorni scorsi è stata scoperta nel Regno Unito, in Belgio, Germania e Svizzera. In Italia è stata individuata lo scorso 10 marzo a Firenze.
La corsa del virus in India procede incontrollata anche a causa della lentezza della campagna vaccinale. Il che è un paradosso, se si pensa che il Paese è uno dei principali produttori mondiali di vaccini. A fronte di una popolazione di 1,39 miliardi di persone, meno dell′1,5% è stato vaccinato. “Un fallimento difficile da capire per un Paese noto per essere la farmacia del mondo”, osserva Kaushik Basu, professore alla Cornell University ed ex consigliere economico del governo indiano.
(da Huffingtonpost)

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LA GERMANIA CHIUDE, L’ITALIA RIAPRE: SIAMO RIDICOLI

Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile

E CI PRENDONO IN GIRO SU UN’ORA DI DIFFERENZA DI COPRIFUOCO

Mentre il Governo italiano si spacca sull’orario del coprifuoco, in Germania la Merkelsfodera il pugno di ferro e si prepara a imporre una nuova stretta per arginare il virus. Con curve dei contagi abbastanza simili e con campagne vaccinali, più o meno equivalenti, le due Nazioni europee sembrano divergere in maniera sostanziale sulle misure da adottare per contrastare una possibile quarta ondata.
Se in Germania le scuole sono aperte sono per gli alunni dell’asilo e delle ultime classi del Liceo, in Italia ci prepariamo, anche se con qualche retromarcia, a riaprire le classi, anche delle Superiori, in quasi tutte le Regioni, il prossimo 26 aprile.
Dopo aver monitorato per settimane l’andamento della variante inglese, fonte di preoccupazione principale rispetto all’aumento dei contagi negli under 20, improvvisamente abbiamo valutato come “gestibile” l’eventuale rischio connesso alla riapertura delle Secondarie, mettendo sotto al tappeto l’ormai acclarato nesso tra contagi e scuola in presenza.
Nel magico spazio temporale che inghiotte le sedute del Consiglio dei Ministri dalla realtà contingente, sono spariti i problemi derivanti dagli assembramenti di adolescenti in entrata e uscita, e le problematiche legate all’insufficienza dei mezzi di trasporto. Nonché le preoccupazioni riguardo la circolazione delle ben note varianti inglesi e brasiliane, ormai cadute nel dimenticatoio, in nome del dio delle riaperture che reclama il posticipo del coprifuoco alle 23.
Come se fosse normale, con oltre 16mila contagi (stimati, non effettivi) e 360 decessi, preoccuparsi di allungare l’orario di apertura dei ristoranti
Ma nel magico mondo della propaganda Made in Italy è essenziale salvare il rientro a scuola, a un mese dalla fine, per portare a casa il consenso dell’opinione pubblica.
Nella Germania della Merkel, a quanto pare, si preferisce non barattare la salute pubblica con l’approvazione popolare e si procede in maniera totalmente opposta a quanto deciso qui da noi. Qui da noi è tutta un’altra storia, ma ci piacerebbe se non fossero i posteri a decretarne l’ardua sentenza. Ma le responsabilità di un Governo davvero coeso e orientato al bene comune.
(da TPI)

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QUIRINALE PREOCCUPATO DALLO SCONTRO SALVINI-DRAGHI: “QUI FINISCE COME CON CONTE”

Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile

“QUESTI ATTEGGIAMENTI DI SALVINI MINANO LA CREDIBILITA’ DELL’ITALIA SUL RECOVERY”: E VE NE SIETE ACCORTI ORA?

Il “non possumus” al decreto sulle riaperture a causa del coprifuoco alle 22 anzichè alle 23 è risultato “indigesto” anche ai piani altissimi della Repubblica.
Nemmeno al Quirinale, dunque, sono tranquilli per l’accaduto: “Speriamo che non si ritorni alle logiche del governo Conte” spiegano a mezza bocca, scuotendo la testa, del Colle.
Perchè il vero incubo è che Salvini ricominci a fare il Pierino puntando a logorare consenso e immagine del governo sia a livello interno che a livello internazionale. “Queste azioni minano la credibilità non soltanto del governo ma dell’intero sistema-paese e proprio alla vigilia della presentazione del Recovery Plan in Europa” il refrain.
Insomma, era il momento meno opportuno per cominciare a piantare bandierine. Anche perchè questo strappo si aggiunge a quello delle Regioni (“capitanate” ora dal salviniano Fedriga) che hanno cominciato ad accusare il premier di non rispettare la Costituzione ed hanno tutta l’intenzione di continuare a mettersi di traverso andando a rimorchio del leader leghista.
Dunque l’incubo del Colle è di ricominciare a vedere lo stesso “film” dei due governi passati, Conte 1 e 2, con tensioni quotidiane tra governo ed enti locali e tra i partiti della maggioranza. Un “fantasma” che ai piani altissimi della Repubblica con l’avvento di Mario Draghi speravano di aver definitivamente scacciato.
(da TPI)

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TELEFONATA SALVINI-DRAGHI: “LA LEGA STA CON IL GOVERNO”, “ALLORA RISPETTATE LE DECISIONI”

Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile

TEMPO PERSO, IL LEGHISTA OGGI RICOMINCIA CON LE POLEMICHE

Matteo Salvini e Mario Draghi si sono sentiti nella serata di ieri, giovedì 22 aprile. Il Capitano leghista non ha mancato di chiarire che nutre il massimo rispetto per il presidente del Consiglio e che la Lega è convintamente al governo e vuole restarci. Super Mario, da parte sua, gli ha fatto capire che non è il momento di piantare bandierine.
Il tifosissimo del Southampton Giancarlo Giorgetti (GG per gli amici) le sta tentando tutte pur di fare da paciere tra il “suo” leader Salvini e il capo del governo Draghi.
Dopo una giornata di burrascose fibrillazioni, premier e capo di partito si sono sentiti ieri sera in una lunga conversazione telefonica.
“Caro Mario, non siamo e non saremo mai noi quelli a remare contro”, ci ha tenuto a precisare il leader della Lega, lasciando intendere che si dovrebbe guardare piuttosto dalle parti del Pd o dei 5 Stelle.
Il premier Draghi, peraltro, non se ne è stato con le mani in mano e ha fatto capire a Salvini che non è il momento di piantare bandierine: “Le decisioni prese dal governo si rispettano”. Il messaggio recapitato al leader leghista è stato estremamente chiaro: basta con i distinguo.
Infatti oggi Salvini ha già ricominciato, tempo perso
(da TPI)

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IL CIMITERO DELLA VERGOGNA DI PALERMO: 870 MORTI IN ATTESA DI SEPOLTURA

Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile

ANCHE IL FORNO CREMATORIO E’ FERMO PER UN GUASTO

Il tanfo è insopportabile. Cinque minuti e devi uscire dai grandi tendoni bianchi allestiti al cimitero dei Rotoli, per proteggere centinaia di bare.
Ogni giorno ne arriva qualcuna, ma spazi liberi non ce n’è più da tempo, nel più grande camposanto di Palermo: così 870 salme aspettano una sistemazione, qualcuna attende da marzo 2020.
Molte sono poggiate sull’asfalto. La sporcizia, l’acqua che entra dentro. Neanche i bambini si salvano: ne vediamo due, in piccole bare di compensato. Non ci sono sepolture disponibili, né fra i loculi e nemmeno nella terra. Impossibile anche la cremazione: il forno è fermo per un guasto dal 15 aprile dello scorso anno. Unica alternativa è la cremazione fuori regione, in Calabria.
Rosaria Davì prende aria, come per stare in apnea, prima di entrare nel tendone. È venuta a trovare suo fratello, morto a cinquant’anni in un incidente stradale: “Non si può sopportare tutto ciò. Come si fa a infliggere tutto questo dolore a chi già soffre la perdita di un caro? Accarezzo un attimo la bara e poi esco, non si resiste lì dentro”.
C’è chi pur di non vivere questo strazio è disposto a tutto. Come Alessandra Oriolo che ha perso la mamma di 85 anni, deceduta in ospedale lo scorso 14 aprile: “Abbiamo deciso di acquistare un loculo nel cimitero privato di Sant’Orsola, pagandolo 4mila euro pur di dare una degna sepoltura alla mamma, Maria Concetta. Sarebbe stato un dolore troppo grande, anche per mio padre, vederla in quei magazzini”.
Francesco Velletri, imprenditore funebre da quattro generazioni, vede ogni giorno la disperazione di tanti parenti. “Una famiglia ha preferito custodire il feretro nella camera mortuaria della casa di riposo in cui è spirato il proprio caro – racconta – in attesa di acquistare un loculo nel cimitero di Sant’Orsola”. Piove su Palermo e sui Rotoli, la bara più vicina all’ingresso del tendone si bagna. Un dipendente del cimitero arriva con una famiglia che ha appena perso un caro. Allarga le braccia e li guarda: “Mi vergogno”.
(da La Repubblica)

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LAURA BOLDRINI DOPO L’INTERVENTO CHIRURGICO: “RINGRAZIO IL RIZZOLI DI BOLOGNA”

Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile

“TORNO A ROMA SAPENDO CHE NULLA SARA’ PIU’ COME PRIMA”

“Esco dall’ospedale Rizzoli di Bologna trasformata rispetto alla donna che vi è entrata due settimane fa”. Con un lungo post di Facebook, Laura Boldrini, ex presidente della Camera, racconta l’esito positivo dell’intervento a cui è stata sottoposta nell’ospedale bolognese, dove era entrata dopo ave scoperto la malattia “che purtroppo fa parte della vita ma non si è mai pronti ad affrontarla” scrisse l’8 aprile.
“Indubbiamente sono stati i giorni più difficili della mia vita, che hanno lasciato segni indelebili nel corpo e nella mente. La malattia che si impone e mette tutto il resto in secondo piano, la malattia che tira fuori le fragilità nascoste sotto corazze sapientemente costruite nel corso di una vita. Non si è mai pronti, specialmente quando ad abbattersi è uno tsunami inaspettato. Eppure bisogna far fronte con le forze di cui si dispone, con quel che ne resta” racconta Boldrini ringraziando “chi mi ha operata, a curata e assistita in questi giorni. Con competenza e umanità. Volti che, sia pur nascosti sotto la mascherina, rimarranno per sempre impressi nei miei ricordi”.
“Mi sono ritrovata inserita in un contesto ospedaliero con ritmi serrati – dice ancora – ogni giorno interventi chirurgici lunghi e complessi, con persone che giungono qui da tutto il Paese, ognuna con il proprio bagaglio di angoscia e di speranza. Anche tanti bambini e tante bambine, adolescenti che devono, troppo presto, convivere con il dolore e i cui genitori si sentono impotenti. Una realtà che insegna tanto a chiunque sia disposto a recepire”.
“Ora torno a Roma, ma non ancora nella mia abitazione, per poter affrontare questa nuova e faticosa fase, questo percorso ad ostacoli che ho davanti e che voglio superare per ritornare alla normalità, all’impegno politico e sociale di sempre. Sapendo che nulla sarà più come prima” conclude.
(da agenzie)

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LA FOTO CHOC DELL’ULTIMA STRAGE: “NOI SOCCORRITORI IN MEZZO A UN MARE DI CADAVERI”

Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile

130 ESSERI UMANI, DONNE E BAMBINI AFFOGATI: LIBIA ED EUROPA LI HANNO LASCIATI MORIRE

“Ci siamo trovati letteralmente a navigare in mezzo ai cadaveri. E purtroppo siamo arrivati troppo tardi. Ma questa gente, 100, 120, 130 non lo sapremo mai, si poteva salvare se qualcuno fosse andato in loro soccorso quando hanno chiesto aiuto”.
E’ la terribile testimonianza di Alessandro Porro, soccorritore a bordo della Ocean Viking di Sos Mediterranee, che ieri insieme a tre mercantili ha avvistato una decina di corpi senza vita di migranti e il relitto di un gommone grigio, una delle tre imbarcazioni per le quali 48 ore prima il centralino Alarm Phone aveva diramato una richiesta di soccorso ignorata dalle autorità marittime libica nonostante il gommone si trovasse in zona Sar libica a nord est di Tripoli.
I migranti che avevano telefonato chiedendo aiuto 48 ore prima dicevano di essere 130 a bordo di quel gommone.
(da La Repubblica)

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SONDAGGIO INDEX: LA LEGA PERDE UN PUNTO IN UNA SETTIMANA, SALVINI HA L’ACQUA ALLA GOLA

Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile

PD E FDI SI AVVICINANO… LETTA SOPRA SALVINI NEL GRADIMENTO, CONTE IL PIU’ AMATO

I sondaggi politici di Index Research illustrati da Corrado Formigli durante Piazzapulita dicono che la Lega ha perso lo 0,9% in una settimana. Mentre guadagnano il Partito Democratico e Fratelli d’Italia, che si avvicinano sempre più al Carroccio.
La rilevazione di Index Research dice che la Lega è al 21,6% e perde lo 0,9% rispetto alla settimana precedente.
Dietro il Carroccio c’è il Pd che raggiunge il 20% guadagnando uno 0,2%.
Insegue Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che porta a casa un guadagno di mezzo punto percentuale ed arriva al 17,8%. In questa rilevazione il MoVimento 5 Stelle è la quarta forza al 16,6% e perde uno 0,2%.
Insegue Forza Italia con il 6,5%, stessa percentuale di una settimana fa. Poi c’è Azione di Carlo Calenda con il 3,5% (+0,1%).
Sinistra Italiana è al 2,5% (in crescita) e Italia Viva con Matteo Renzi al 2,3% (in calo).
Seguono i Verdi con l’1,9%, Articolo Uno-Mdp con l’1,7%, Più Europa con l’1,5% e Cambiamo! di Giovanni Toti con l’1,3%.
Vuole votare altri partiti il 5,8% del campione. L’area indecisi/non voto raggiunge quota 39,7%.
E la fiducia in Draghi? È in calo dello 0,4% ed è a quota 58,5%. Quella nei confronti del governo Draghi è in calo dello 0,2% al 43,6%.
La fiducia nei leader vede al primo posto ancora Giuseppe Conte con una percentuale di 38, seguito da Giorgia Meloni al 36. Enrico Letta, con 33, è stabilmente sopra Salvini e guadagna un punto percentuale mentre il Capitano, a quota 26, ne perde uno. Seguono Luigi Di Maio e Carlo Calenda con 17, Silvio Berlusconi con 15 e, ultimo, Matteo Renzi con 11.

(da agenzie)

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