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UNGHERIA, ORBAN METTE LE MANI ANCHE SULL’UNIVERSITA’ CON I FONDI DEL RECOVERY

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

IL CONTROLLO DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE DEGLI ATENEI E I FONDI COMUNITARI PASSANO A PSEUDO FONDAZIONI VICINE AL PARTITO DI ORBAN

Il primo ministro ungherese Viktor Orban estende il proprio potere anche sulle università, sfruttando i fondi del Recovery e il silenzio dell’Unione europea.
Il parlamento di Budapest ha approvato oggi una nuova legge che istituisce una serie di fondazioni per rilevare la gestione delle università e di altri istituti culturali in Ungheria, una mossa che secondo i critici del premier getta un’ombra sulla libertà accademica e permette al partito al governo di assicurarsi il controllo di queste istituzioni anche in caso di perdita del potere.
Attualmente, la maggior parte delle università ungheresi sono di proprietà dello Stato ma godono di una vasta autonomia in campo accademico.
La nuova norma dispone invece una riorganizzazione degli atenei e l’affidamento della gestione a determinate fondazioni sulla base di un “ripensamento del ruolo dello Stato” con l’obiettivo di amministrare le università in modo più efficiente.
Il partito Fidesz guidato dal premier Viktor Orban, che controlla i due terzi dei seggi in parlamento, ha votato oggi a favore della nuova legge, che consente al governo di nominare i membri dei consigli di amministrazione delle fondazioni destinate a controllare il patrimonio immobiliare e il destino di miliardi di euro di fondi europei, guadagnando una notevole influenza sulla vita quotidiana negli atenei.
Le autorità ungheresi sovvenzioneranno molte di queste fondazioni avvalendosi delle partecipazioni statali nella società energetica MOL e nella casa farmaceutica Gedeon Richter. Inoltre il governo assegnerà più di 1.000 miliardi di fiorini, circa 2,76 miliardi di euro, all’ammodernamento delle università attraverso il Recovery fund.
Diverse voci dell’opposizione hanno accusato il primo ministro di voler svendere il patrimonio nazionale a queste fondazioni.
Orban, salito al potere nel 2010, ha rafforzato negli anni il controllo del governo su gran parte della vita pubblica ungherese, estendendolo ai media e ai settori dell’istruzione e della ricerca scientifica.
Promuovendo i “valori cristiani e conservatori”, il premier ha attuato una politica fortemente contraria all’immigrazione e alle rivendicazioni della comunità LGBTQ+.
La nuova stretta sulle università apre però un nuovo capitolo nella politica di Orban e del partito Fidesz, in vista delle elezioni legislative previste nella primavera del 2022. Per la prima volta da quando il premier ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento nel 2010, l’opposizione sta infatti lavorando a una coalizione unita che rischia di togliere il potere al Fidesz.
Con la nuova riforma e la nomina di figure vicine al proprio partito nei consigli di amministrazione delle fondazioni interessate, Orban affida di fatto il controllo degli atenei, con tutto l’ingente patrimonio immobiliare e i miliardi di euro di fondi europei loro riservati, non più al governo ma direttamente al Fidesz, assicurandosiu una posizione di potere anche in caso di sconfitta elettorale.
In tutto questo, l’Unione europea sembra per lo meno impotente, se non involontariamente complice. Il primo ministro ungherese tiene infatti sotto pressione Bruxelles ritardando l’approvazione del nuovo meccanismo di finanziamento del Recovery fund da parte del parlamento finché la Commissione europea non avrà accettato il piano di ripresa di Budapest, che potrà contare su 7 miliardi di euro in sovvenzioni e 10 miliardi di euro di prestiti che l’Ungheria riceverà nei prossimi tre anni nell’ambito del Reconstruction & Recovery Fund (RRF).
Orban ha dichiarato che intende spendere il 37 per cento di queste risorse per la transizione ecologica, il 20 per cento per la trasformazione digitale e un altro 20 per cento per la modernizzazione delle università. Tuttavia, l’attuale governo ungherese non rispetta gli standard della Commissione europea relativi all’indipendenza del sistema giudiziario, alle misure anticorruzione e alla trasparenza degli appalti pubblici.
Eppure questo non sembra costituire un problema perché né Bruxelles né Budapest hanno interesse a ritardare il lancio del Reconstruction & Recovery Fund (RRF). Forse non è un caso che non siano emersi dettagli in merito dall’incontro di venerdì 23 aprile 2021 tra Viktor Orban e Ursula Von der Leyen.
Fatto sta che finora alla Commissione non sono state fornite garanzie legali per una maggiore trasparenza negli appalti pubblici e un più stringente controllo statale sulle fondazioni, anzi. Recentemente Orban ha riorganizzato le deleghe all’interno del governo mettendo l’agenzia responsabile della pianificazione e della distribuzione dei fondi europei alle dirette dipendenze dell’ufficio del primo ministro.
(da TPI)

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IN PORTOGALLO TERAPIE INTENSIVE QUASI VUOTE E LUNEDI ZERO MORTI: GRAZIE AL LOCKDOWN DURO PER DUE MESI

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

A GENNAIO ERANO RIESPLOSI I CASI PER AVER CONCESSO 4 GIORNI DI “LIBERI TUTTI” A NATALE, POI LA RETROMARCIA… ORA HA SENSO RIAPRIRE, NON QUANDO CI SONO OLTRE 350 MORTI AL GIORNO COME IN ITALIA

Lunedì zero morti per la prima volta da agosto, le terapie intensive quasi vuote e adesso il governo è pronto a una nuova, importante abolizione di misure anti-Covid. Sei settimane dopo aver iniziato ad allentare gradualmente un prolungato lockdown, il Portogallo è sulla buona strada per cancellare ulteriormente le restrizioni la prossima settimana, come previsto.
Probabilmente dal prossimo lunedì revocherà i limiti sugli orari di apertura di ristoranti e caffè, consentirà lo svolgimento di grandi eventi all’interno e all’esterno anche se con limiti di capienza e aumenterà il numero di persone che possono partecipare a matrimoni e battesimi. Le regole sul distanziamento sociale e sull’uso di maschere rimarranno in vigore.
Il Portogallo è stato il paese più colpito al mondo rispetto al numero di abitanti a gennaio, settimane dopo aver revocato le restrizioni per quattro giorni nel periodo natalizio. Ma la pandemia è diminuita in modo significativo dal lockdown entrato in vigore in quel mese che le autorità hanno iniziato gradualmente ad allentare sei settimane fa. Lunedì nel Paese non si sono registrati decessi per Covid-19 per la prima volta dall’inizio di agosto.
Nelle case di cura per anziani non ci sono morti da due settimane. Il tasso di incidenza del virus ogni 100mila abitanti nell’arco di 14 giorni, una misura chiave per la pandemia, è pari a 67, dopo essere schizzato fino a 1.628.
Le unità di terapia intensiva nel Paese – che conta 10,3 milioni di abitanti – sono arrivate ad ospitare 900 pazienti all’inizio di febbraio, ma ora sono 91 i letti occupati.
Come in altri Paesi nell’Unione europea, il piano di vaccinazione del Portogallo è in ritardo ma sta accelerando. Il ministero della Salute ha detto che si aspetta di raggiungere per oggi il traguardo dei 3 milioni di dosi somministrate. Si prevede che tutte le persone di età superiore ai 60 anni saranno vaccinate entro il 23 maggio. È anche probabile che lo stato di emergenza nazionale, decretato poco più di un anno fa per concedere all’esecutivo poteri legali per l’imposizione di blocchi, non verrà esteso oltre la fine di questa settimana.
(da agenzie)

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FESTA DI NEGAZIONISTI NEL SASSARESE: TROVATE 130 PERSONE AMMASSATE SENZA MASCHERINE

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

MOLTI HANNO RIFIUTATO DI FORNIRE LE PROPRIE GENERALITA’ E SI SONO DEFINITI “CITTADINI DEL REGNO SOVRANO DI GAIA”

Un maxi raduno di negazionisti del Covid è andato in scena domenica 25 aprile in Sardegna, in una campagna di Palmadula, borgata della Nurra.
A scoprire circa 130 persone ammassate senza mascherina sono stati gli uomini del Corpo Forestale di Sassari. In seguito a una segnalazione il Corpo Forestale è intervenuto sul posto trovando – nell’unica regione italiana ancora zona rossa– una settantina di auto e caravan parcheggiati davanti a un terreno.
C’erano oltre cento persone che festeggiavano senza preoccuparsi del rischio di contagio. Famiglie con bambini stavano banchettando all’aperto, cantavano e suonavano senza tener conto dei divieti della zona rossa. Erano stati anche allestiti banchetti per la vendita di prodotti vari. Qualcuno, quando ha visto gli agenti, si è allontanato.
Per i partecipanti alla festa il Covid è una invenzione
Per porre fine alla festa il Corpo forestale ha inviato a Palmadula 30 unità da tutte le stazione del circondario. Il raduno, a quanto emerso, era stato lanciato su Facebook dal proprietario del terreno.
I presenti – negazionisti del Covid arrivati da tutta l’isola – in gran parte si sono rifiutati di fornire le proprie generalità o in alcuni casi hanno esibito documenti d’identità ‘fai da te’. Qualcuno ha dichiarato di essere un “cittadino del regno sovrano di Gaia” o appartenenti alla “Repubblica de Sardinia” e in quanto tali liberi e sovrani. Ritenendo di non appartenere allo Stato italiano hanno detto di non riconoscerne le leggi, comprese le norme di divieto imposte a causa della pandemia di Coronavirus. Perché non indossavano la mascherina? “Perché il virus – il parere dei negazionisti alla festa – non è altro che una invenzione delle grandi multinazionali della farmaceutica”.
“Persone incoscienti e tutte riottose a ridurre i rischi di contagiarsi”
Il comandante dell’Ispettorato Forestale di Sassari, Giancarlo Muntoni, e il responsabile del settore della vigilanza, commissario capo Antonio Sanna, hanno parlato di un “pericoloso assembramento di persone”. “Quello che abbiamo rinvenuto non era il semplice spuntino fra quattro amici ma un numerosissimo e pericoloso assembramento di persone, oltre un centinaio, compresi tanti bambini, in totale dispregio delle norme anti Covid. Persone incoscienti e tutte riottose a ridurre i rischi di contagiarsi e contagiare anche gli altri, compresi i colleghi Forestali intervenuti per fare il loro lavoro”, hanno commentato l’accaduto. Complessivamente sono state identificate 63 persone, controllati circa 70 veicoli, contestate 63 violazioni alle norme anti Covid.
(da agenzie)

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LO SPOT DEL GOVERNO SULLE “SCUOLE APERTE A LUGLIO E AGOSTO”

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

ESSENDO SU BASE VOLONTARIA, VEDRETE QUANTE FAMIGLIE CHE FINO A IERI VOLEVANO I FIGLI A SCUOLA ORA PREFERIRANNO CHE VADANO AL MARE E IN VACANZA

Il piano scuola per l’estate messo a punto dal Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi è pronto a partire: 510 milioni messi a disposizione degli istituti scolastici per potenziare l’apprendimento degli alunni provati da un anno di didattica a distanza.
150 milioni del totale dei fondi provengono dal decreto Sostegni, 320 milioni dai Pon per l’estate (risorse messe a bando dall’Unione Europea per utilizzarli nelle aree con maggiori disuguaglianze economiche e sociali), altri 40 milioni deriveranno invece dal fondo per l’ampliamento dell’offerta formativa e il contrasto della povertà educativa.
Le risorse del decreto sostegni saranno distribuite sulla base del numero di alunni tramite decreto ministeriale: si tratta in media di 18mila euro ad ogni istituto, e tra questi potranno rientrare anche le scuole paritarie e i Centri per l’istruzione degli adulti.
Il 70 per cento del totale dei fondi è destinato alle regioni del Sud (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia), che più soffrono della dispersione scolastica esacerbata da un anno di pandemia.
La logica è quella di un “piano di trasformazione che proseguirà durante il prossimo anno scolastico”, spiegano dal ministero: i fondi infatti sono utilizzabili sino al 2022. Ma gran parte delle risorse saranno utilizzate tra giugno e luglio proprio per facilitare il ritorno a scuola a settembre.
Non si tratta però di un’estensione dell’anno scolastico, quella di cui il premier Draghi aveva parlato durante le consultazioni di febbraio: questo infatti terminerà come previsto a inizio giugno. Non si tratta nemmeno di corsi di recupero per gli alunni promossi con insufficienze: per loro si terranno i normali corsi estivi per prepararsi all’esame di settembre.
Il piano scuola per l’estate consisterà invece in attività di potenziamento che permettano agli studenti di recuperare il tempo perso in termini di condivisione e socialità, lontano da compagni insegnanti, che sono risorse umane preziose per favorire l’apprendimento scolastico.
Le scuole potranno scegliere se restare aperte o meno, così come pure insegnanti e studenti potranno decidere di partecipare su base volontaria. I docenti in quel caso saranno pagati extra, affiancati anche da educatori esterni e realtà del terzo settore, secondo i primi dettagli che iniziano a circolare dalla bozza del piano.
A giugno si prevedono appunto corsi di rinforzo degli apprendimenti, con attività laboratoriali, scuola all’aperto, studio di gruppo. A luglio e agosto, invece, prevarranno attività di aggregazione e socializzazione.
(da agenzie)

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LO SCONCIO UE: INVECE CHE FAVORIRE I CANALI UMANITARI PENSA A INCENTIVARE I RIMPATRI AFFIDANDOLI A FRONTEX, L’AGENZIA CHE NON FA NULLA PER EVITARE I MORTI IN MARE

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

INCAPACI DI CACCIARE A CALCI IN CULO I SOVRANISTI DELL’EST, SI DEDICANO A RICATTARE I PAESI DI ORIGINE

Dopo la morte di 130 migranti al largo della Libia a cui l’Europa per ore si è rifiutata di fornire aiuto, secondo quanto denunciato dall’Onu, Bruxelles risponde a quella che per molte Ong sembra più che una tragedia, un disastro annunciato, l’Europa ha deciso di mettere da parte il piano sull’accoglienza per dare invece spazio a una delirante strategia sui rimpatri.
«Solo circa un terzo delle persone senza diritto di soggiorno nell’Ue torna nel proprio Paese di origine e di coloro che lo fanno, meno del 30% lo fa volontariamente. I rimpatri volontari sono sempre l’opzione migliore: mettono l’individuo al centro, sono più efficaci e meno costosi».
Secondo il Parlamento europeo, il rimpatrio volontario costa meno di quello forzato. Si stima che un allontanamento forzato costi in media 3.414 euro, contro 560 euro di quello volontario, e 2.500 da un Paese di transito.
Meno costosi di quel piano per la ricollocazione dei migranti naufragato nello stesso mare in cui sono naufragate centinaia di persone a partire dal 2015, da quando le quote di ricollocazione tra i Paesi membri non hanno funzionato.
Soprattutto a causa dell’opposizione dei Paesi del nord e dell’Est Europa. Bruxelles ha così deciso di rivolgersi nuovamente a Frontex. Sarà l’agenzia per il controllo delle frontiere europee a capo del nuovo piano per i rimpatri.
La stessa agenzia che, secondo inchieste internazionali, è responsabile di respingimenti illegali di migranti provenienti dalla Turchia al largo delle Isole greche.
Anche il Parlamento europeo, a febbraio, ha aperto una commissione d’inchiesta sul lavoro di Frontex, già al centro di un’indagine dell’antifrode europea per aver organizzato feste per 2 milioni di euro.
Nel documento preparato dalla Commissione europea, tra i compiti previsti dal mandato di Frontex, ci sarà quello di aumentare il numero delle operazioni di ritorno, tra cui appunto quelle sui rimpatri volontari.
La Commissione europea pensa che «mescolando parole come “ritorno” e “volontario” il suo piano per deportare migliaia di migranti suonerà meglio», commenta a Open Sira Rego, eurodeputata del gruppo di monitoraggio del Parlamento europeo su Frontex. «Ma quello che la Commissione ha annunciato oggi è solo l’agenda dettata da Orban, Duda e Jansa. È solo il desiderio di Salvini, Le Pen e Abascal».
«Questo piano rafforza il ruolo di Frontex come agenzia ufficiale per le deportazioni dell’UE – aggiunge Rego -. La stessa Agenzia che la scorsa settimana ha fatto annegare 130 persone nel Mediterraneo».
Una politica che secondo Rego l’Ue porta avanti da tempo. Bruxelles «insiste nel ricattare i Paesi d’origine condizionando i fondi per lo sviluppo alla riammissione di chi viene espulso dall’Europa. È quello che l’Ue fa con l’Afghanistan da diversi anni e che ieri è stato firmato in un altro vergognoso accordo. È quello che fa l’Ue fa quando rimanda in Libia le persone bloccate in mare».
L’Ue deve «creare un’agenzia pubblica europea di ricerca e soccorso. Deve smantellare Frontex. Deve creare una volta per tutte percorsi sicuri e legali verso l’Europa».
(da Open)

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SOPRAVVIVERE ALLO STUPRO, LA STORIA DI LUCE: “COMBATTO LA CULTURA CHE CI VUOLE BUGIARDE FINO A PROVA CONTRARIA”

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

“IL VIDEO DI GRILLO E’ LO SPECCHIO DEL PERCHE’ LE VITTIME DI VIOLENZA SESSUALE NON PARLANO”

Da una parte le urla di un uomo che, per difendere suo figlio Ciro accusato di stupro, sfrutta il suo potere mediatico per farsi sentire.
Dall’altra l’esperienza di centinaia e centinaia di ragazze che ogni giorno non trovano la voce per raccontare quanto subito.
Non sono tante le vittime di violenza che hanno la forza di parlare di quanto subito o che riescono a rendersi conto dello stupro nei tempi – limitati – concessi dalla giustizia italiana per sporgere denuncia.
La legge Codice Rosso ha ampliato la forbice di tempo concessa alle donne di altri 6 mesi, allungando a un anno il periodo utile per andare dalle autorità e sperare di portare a processo lo stupratore. Ma ancora non basta. E la storia di Luce, che ha metabolizzato la violenza solo dopo più di un anno, è un esempio lampante.
Luce ha 23 anni e vive a Bologna, dove studia Lettere all’Università. Da circa due anni ha un canale Instagram dove fa informazione sul consenso sessuale.
Dopo quanto le è accaduto a 19 anni si definisce una survivor: «Ero in vacanza a Parigi ed ero rientrata a casa accompagnata da un ragazzo che conoscevo e di cui mi fidavo», racconta. «Mi sembrava più sicuro che andare in giro da sola alle 4 del mattino per una città che non conoscevo bene. Beh, mi sbagliavo».
La mattina dopo lo stupro, Luce ha voluto affrontare l’argomento con lui. «Disse che non si era accorto che dormivo e che pensava volessi fare la preziosa», dice.
La sua totale assenza di consapevolezza è, esattamente come quella che ha mosso Beppe Grillo nel suo video, figlia della cultura dello stupro. Quella cultura che minimizza la violenza e tende a non credere alle donne, che in quanto donne esagerano di default. Che spaventa e ti spinge a non esporti anche quando hai tutte le ragioni per farti sentire.
«Loro sono innocenti fino a prova contraria, noi bugiarde fino a prova contraria», dice. «E faranno di tutto per cercare appigli nella tua personalità per colpevolizzarti. Ti diranno che eri troppo ubriaca, che non avresti dovuto rimanere fuori casa fino a quell’ora».
Luce non ha dubbi: se a scuola le avessero insegnato che il consenso, quando c’è, non lascia zone grigie o spazi per il fraintendimento, avrebbe avuto gli strumenti per capire che si trattava di uno stupro fin da subito.
«Io ho realizzato di aver subito violenza solo mesi dopo, dopo aver letto una storia su Instagram simile alla mia. A scuola non ci viene insegnato che cos’è il consenso, né che ci sono delle situazioni in cui non puoi darlo – come quando sei ubriaca o stai dormendo», racconta. «Sembra una cosa scontata, ma non lo è. Non lo è in questo mondo per una ragazza di 19 anni».
(da Open)

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SULLA SANITA’ DRAGHI METTE MENO SOLDI DI CONTE, MA RENZI E IL PARTITO DEL MES NON HANNO NULLA DA RIDIRE

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

IN PIENA PANDEMIA DRAGHI DESTINA ALLA SANITA’ APPENA 15,6 MILIARDI CONTRO I 19 PREVISTI PER IL RECOVERY DAL GOVERNO CONTE

Partiamo, come al solito, dai dati del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Totale investimenti: 221,5 miliardi di euro. Di cui 191,5 miliardi Fondi Ue del Recovery e 30 miliardi dal Fondo europeo complementare nazionale.
La ripartizione per settore è la seguente: Rivoluzione verde e transizione ecologica 57 miliardi (30%); digitalizzazione 42,5 miliardi (22%); istruzione e ricerca 31,9 miliardi (17%); infrastrutture 25,3 miliardi (13%); inclusione e coesione 19,1 miliardi (10%); salute 15,6 miliardi (8%).
Siamo in piena pandemia, gli ospedali arrancano, le terapie intensive sono insufficienti dopo anni di scriteriati tagli alla sanità pubblica e, misteriosamente, della pioggia di miliardi, più del Piano Marshall, che si prepara ad irrorare la penisola, la Sanità è il fanalino di cosa con solo l’8% del preventivo di spesa.
Ma com’è possibile? Addirittura l’inclusione e la coesione, con 19,1 miliardi (10%), la supera. Per carità, la coesione è importante, ma non certo come la Sanità. Eppure, a dispetto di questi semplici ragionamenti logici, i soldi sono stati conferiti in questo modo.
Detto ciò, e speriamo che qualcuno prima o poi ci spieghi questa anomalia di cui nessuno parla, c’è da capire un’altra cosa.
Il primo piano sul Recovery Fund fu presentato da Giuseppe Conte, allora premier, e fu il motivo principale che portò alla sua caduta dopo che Matteo Renzi contestò furiosamente la ripartizione che, tra l’altro, era pure leggermente superiore a quella di Draghi. Renzi e Iv ne fecero il cavallo di battaglia per richiedere l’utilizzo del Mes.
Ma ora Renzi e il partito del Mes non hanno nulla da ridire
La prima dotazione di Conte fu di 9 miliardi di euro e dopo le proteste renziane aumentò 19,72 miliardi, ora con Draghi è ricalata di nuovo.
Ma Renzi non si è fatto più sentire su questo tema che lo dovrebbe vedere ancora principale protagonista indignato vieppiù per l’ulteriore riduzione. Invece latita dopo una ritirata strategica. Questa è l’ennesima dimostrazione che a Renzi di temi specifici siano essi la sanità o la transizione ecologica non gliene può fregare di meno.
A lui interessava – e interessa – solo perseguire i propri egoistici obiettivi politici che poi si declinano come la sua sopravvivenza, altrimenti si sarebbe dovuto far sentire, visto che la situazione sull’argomento che fece cadere il governo Conte è addirittura – se possibile – peggiorata. Eloquente un’agenzia di ieri dell’onorevole Maria Elena Boschi che elogia Draghi per il Pnrr, ma tace pure lei sulla sanità
(da “il Fatto Quotidiano”)

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CON DRAGHI IL PARLAMENTO DIVENTA L’AULA DELL’ORNAMENTO

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

NESSUNO VOTA CONTRO IL PROGETTO RECOVERY ANCHE SE NESSUNO L’HA LETTO… MA, A DIFFERENZA DI CONTE, IN QUESTO CASO NON C’E’ STATO ALCUN ESPROPRIO, COM’E’ STRANA LA VITA

Parlamento fa rima con Ornamento?
Il piano che deve sollevare l’Italia dalla sua malattia, curarla e proiettarla nel nuovo mondo, è giunto nelle mani dei deputati due ore fa, verso le 14 e – facendosi impellente la cena – gli si sta già sfilando.
In effetti è un’apparizione. “Tutti insieme contiamo meno di un capo dipartimento del ministero dell’Economia”, dice il deputato Andrea Colletti, già provato dall’esperienza infelice con i 5stelle, dalle cui file è uscito e ora – davanti al mausoleo delle grandi opere che Mario Draghi ha illustrato nella mezz-oretta stabilita – appare in ulteriore ed evidente debito di autostima.
In effetti tutto è parso un pochino più floscio perché l’appuntamento con l’ora X della politica italiana, quella col Recovery, è trascorso come un pomeriggio in trattoria.
Lui, Super Mario o Super Mago (così Michele Anzaldi di Italia Viva) ha ammonito a non fare gli stupidi, “orgoglio e non stupidità” per la precisione, e i deputati hanno anche un po’ applaudito ma sempre con la mente sui rigatoni all’amatriciana.
“Ha visto mai una riunione di redazione con mille giornalisti che parlano, discutono, traccheggiano, propongono, revocano? Che giornale mai uscirebbe la mattina seguente? Una cosa sterminata ma illeggibile. Un guazzabuglio”.
I conti, i parametri, i paradigmi, le equazioni, i settori, le missioni.
Secondo Emanuele Fiano del Pd, la prova era così complicata da non poter essere alla portata del Parlamento che avrebbe fatto solo caciara. Dunque i partiti, attraverso i propri ministri, hanno fatto conoscere sottovoce i desideri e Draghi li ha accontentati.
Ricorda Fabio Mussi, osservatore estraneo al sangue versato durante la crisi di governo, che Renzi “annunciò il movimento di liberazione da Conte perché il Parlamento era stato espropriato del suo ruolo. E ora questa mimica, un siparietto per timbrare d’ufficio un piano concepito in quell’altrove di cui tanto ci si disperò? Bah”.
Bah! Sbadigli, qualche applauso, distanze confermate secondo i protocolli pandemici, e il Recovery plana nell’aula abulica, solennemente indifferente. “Mancano i partiti, questo è il guaio. La rappresentanza politica è in crisi, questo è il guaio. Un sindaco si sveglia e fa ciò che vuole. Un governatore decide per conto suo, e nessuno che si permetta di dirgli: uè, ma che stai combinando? Senza partiti non c’è Parlamento. E infatti si nota”.
Guglielmo Epifani si accomiata come quegli ospiti che – seppure invitati – alla festa non trovano posto. L’aula non piroetta, non si divide, non contesta, nemmeno annuisce. “Sul Sud belle parole e poco altro”, dice Stefania Prestigiacomo. “Lo spazio per intervenire c’è. Se esiste la volontà di non accucciarsi, non una ma dieci battaglie si possono ancora fare”, annuncia Stefano Fassina.
Svanita, perché trasferita in altri lidi, la benedetta governance, resta tra le mani di coloro che annunciarono la palingenesi draghiana non il fuoco ma paglia ormai divenuta cenere.
“Abbiamo un piano finalmente credibile”, dice Maria Elena Boschi, una di quelle che sei mesi fa ruggì come una leonessa ferita contro l’esproprio ordito dal “governo Casalino” e oggi accompagna con una carezza un Piano che non ha visto e nemmeno letto.
In effetti tira molto di più il coprifuoco e i suoi effetti collaterali: obbedire alla legge delle 22 oppure liberarsi dalla dittatura e fiondarsi a casa solo alle 23? Il tema divide, spacca, appassiona. Molto meglio del futuro digitale, dell’istruzione tecnica massiva, degli asili nido, e dei ponti, dei porti, del nuovo ufficio del processo penale, eccetera.
Per adesso non c’è gara. Resta il coprifuoco nel cuore del Palazzo, e infatti il Parlamento si scorda di Draghi che visto dall’Economist si rivela una “delusion” e invece raccontato in contemporanea dal Financial Times si ritrova un “modello” che mette in riga l’Italia che ama delinquere, ed esce per cena, oggi che finalmente si può.
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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SONDAGGI COMUNALI: PD IN VANTAGGIO A MILANO, ROMA E NAPOLI

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

A NAPOLI DETERMINANTE L’ACCORDO CON IL M5S SUL NOME DI FICO

Il Partito Democratico potrebbe conquistare Milano, Roma e Napoli alle prossime elezioni amministrative, soprattutto se dovesse allearsi con il Movimento Cinque Stelle.
È quanto emerge dai sondaggi in circolazione per le comunali, in attesa del voto previsto in autunno.
Nonostante la mancanza di candidati ufficiali in gran parte degli schieramenti, con la sola eccezione di Beppe Sala a Milano, il PD può cominciare la campagna elettorale in vantaggio rispetto agli altri partiti.
MILANO
Un sondaggio condotto da Ipsos sulle elezioni amministrative nel capoluogo lombardo rivela che il sindaco uscente Beppe Sala parte in vantaggio rispetto a Gabriele Albertini e a Maurizio Lupi. Contro l’ex sindaco di Milano, il candidato del centrosinistra vincerebbe con il 54-58 per cento dei consensi, contro il 42-46 per cento.
Ancora più ampio il distacco con Lupi, ex ministro delle Infrastrutture ed ex assessore all’Urbanistica nel primo mandato Albertini: Sala vincerebbe con un margine compreso tra il 57,5 e il 61,5 per cento contro il 38,54-42,5 del proprio avversario.
ROMA
Secondo un sondaggio elaborato da Index Research per la trasmissione di La7 “Piazzapulita” condotta da Corrado Formigli, l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri supera nel gradimento sia Carlo Calenda di Azione, che il possibile candidato del centrodestra Guido Bertolaso e la sindaca Virginia Raggi del Movimento Cinque Stelle.
Inoltre, stando ad alcuni sondaggi politici pubblicati da La Stampa e a un’indagine realizzata da Winpoll per il Sole 24 Ore, il presidente della Regione Lazio batterebbe tutti gli avversari con ampio margine.
NAPOLI
Il presidente della Camera, Roberto Fico, alla guida di una coalizione tra Movimento Cinque Stelle e PD raggiungerebbe il 39,8 per cento dei voti, contro il 34,1 per cento dell’ex ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, e il 29,2 per cento dell’ex ministro degli Affari Europei e attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari Europei, Enzo Amendola.
Tutti questi possibili candidati di centrosinistra, secondo un sondaggio realizzato da Quorum per il Sussidiario.net, supererebbero i probabili avversari del centrodestra, Catello Maresca, della lista DeMa, Alessandra Clemente, o indipendenti, Antonio Bassolino.
(da TPI)

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