Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
LA POSIZIONE DELLA FEDERAZIONE E’ UNA PAGLIACCIATA, TIPICA DELL’ITALIETTA TRASFORMISTA
“Io mi inginocchio. Ma perché voglio inginocchiarmi. Non perché devo. Se fosse obbligatorio farlo, io non mi inginocchierei”. Michele Serra lo ha spiegato bene nella sua adamantina Amaca di domenica scorsa: inginocchiarsi come forma di lotta al razzismo ha senso solo se il gesto in questione è vero, sincero, fuori dal conformismo. Altrimenti il rischio che si corre è di svilirlo, quel gesto, togliergli tutta la carica comunicativa, farlo diventare come uno di quei tanti riti a cui uno non ci fa più caso, come la foto in posa della squadra prima del fischio d’inizio di una partita.
Quindi davanti alla scelta se inginocchiarsi o meno, il buon senso suggerisce due diversi atteggiamenti, entrambi degni e di buona creanza. U
no: inginocchiarsi per dare un segnale forte contro l’imbecillità razzista. Due: non inginocchiarsi perché si crede che questo non sia il gesto migliore per affrontare un argomento così pesante e pervasivo come il razzismo.
Si badi bene, l’opzione due non fa di te automaticamente un perfetto razzista ma solo una persona che magari preferisce portare avanti le sue battaglie e le sue idee in modo diverso.
Con un piccolo dettaglio: esporsi e spiegare come intendi portarle avanti in modo diverso e concreto. Se invece stai zitto il sospetto che sia una motivazione tipica di chi si vergogna a dire che è razzista diventa qualcosa piu’ di un sospetto.
La maggioranza dei calciatori è contraria a inginocchiarsi? Non si inginocchi. Non vogliamo ipocrisie. Vadano in Tv e spieghino il perchè.
Altri si vogliono inginocchiare? Lasciateli liberi di farlo e ascolteremo le loro motivazioni.
Qualcuno è razzista? Esca allo scoperto e lo dica, l’Italia è piena di razzisti, uno più un meno sai che ce ne frega. Si prenderà applausi e fischi ma almeno dimostra di avere le palle.
L’Italia, che da sempre è patria di legulei e azzeccagarbugli, è riuscita però nell’impresa di riuscire a trovare in questa prospettiva binaria la sua terza via, che purtroppo conduce a un esito di rara bizzarria.
Ecco la posizione della Figc, la Federazione italiana giuoco calcio: “Come ha spiegato Chiellini, la squadra si inginocchierà per solidarietà con gli avversari, non per la campagna in sé (Black Lives Matter, ndr), che non condividiamo. I giocatori austriaci non si sono inginocchiati e i nostri sono rimasti in piedi. Se quelli del Belgio lo faranno, anche i nostri saranno solidali con loro”.
In altri termini, inginocchiati tu che m’inginocchio anch’io. Una posizione che si fa concava quando gli atri sono convessi e viceversa, insomma una nota degna delle migliori capriole italiche.
E che tuttavia se da una parte salva capra (inginocchiarsi davanti a Lukaku) e cavoli (non inginocchiarsi sempre e comunque), dall’altra si rivela per quello che è: un esemplare esercizio di nonsense logico.
Peraltro scaricando sull’altro la responsabilità di decidere per se stessi. Alla fine il perfetto inverso dell’assunto di Michele Serra: gli Azzurri si inginocchieranno perché devono e non perché vogliono.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
LE PERSONE HANNO SCELTO LA PRUDENZA E IL BUONSENSO
Probabilmente deve trattarsi di una sorta di evento post-traumatico. Una specie di
interiorizzazione del comportamento. O forse più semplicemente di un’abitudine difficile da perdere.
Fatto sta che se ci guardiamo intorno, nel giorno della “liberazione dalla mascherina”, una nutrita schiera di convinti sostenitori del dispositivo di protezione continua ad indossarla.
Eppure abbiamo atteso con trepidazione questo momento: l’Italia intera in bianco, contagi e decessi al minimo, numero di vaccinati che continua a salire, ospedali liberi dal Covid e il Governo che autorizza i cittadini a riporre la mascherina nelle tasche quando si è all’aperto (rimane l’obbligo di indossarla negli ambienti chiusi). Rischio minimo, ci vogliono comunicare.
D’altronde è notizia oramai dello scorso anno che il contagio da Covid all’aperto, in particolare in estate, è improbabile. E’ invece conquista recente la decrescita del numero dei casi in concomitanza con l’aumentare delle persone immunizzate.
Gli esperti, dati alla mano, rassicurano, dunque. Ma una parte di cittadini continua ad autoregolamentarsi e non ne vuole sapere di abbandonare la mascherina, neanche all’aperto.
Colpa della variante Delta, si dirà, di cui ancora si sa poco. Ma non deve essere solo questo. La vera ragione, probabilmente, risiede nella convinzione che seguire le regole dettate dal ‘proprio’ buonsenso, sia stato nel corso di tutta la pandemia, e perciò anche adesso, la strada più giusta da percorrere.
Per quanto mi riguarda, ad esempio, è così. Mi autodenuncio: non abbandonerò del tutto la mascherina, neanche all’aperto, con buona pace di quanti, so già, si scaglieranno contro di me.
Le ragioni sono molteplici. Ma una prevale su tutte: il principio della prudenza, che mi ha guidato nel corso dell’intera stagione pandemica. Grazie e a causa della professione che svolgo, le informazioni in cui mi sono imbattuta in un anno e mezzo sono state molte, a volte contraddittorie.
Perciò nel magma di principi e criteri di comportamento spesso antitetici fra di loro, mi sono dovuta orientare, molto spesso scegliendo (naturalmente sempre in accordo con le linee dettate da Cts e Governo, perciò seguendo in eccesso le regole e mai in difetto) quello che mi sembrava più corretto fare e non quello che era lecito fare. Sono certa che sono in molti ad aver fatto lo stesso.
Per questo motivo non riesco ad uscire da questa logica, neanche adesso. Per questo motivo non abdicherò completamente all’obbligo di mascherina, neanche all’aperto. Ma valuterò di volta in volta il fattore di rischio, decidendo se toglierla o meno.
In altre parole, non la terrò in tasca, ma ciondoloni per un orecchio, pronta per essere calzata perfettamente quando il mio “buon senso” mi dirà che è giusto farlo. Guardandomi intorno, oggi, mi sembra di non essere la sola a vederla in questo modo. D’altronde indossare la mascherina è un prezzo piuttosto basso da pagare. Una precauzione semplice, non troppo invasiva, da prendere. Posso farne a meno adesso? Forse sì, anzi in alcune circostanze, sicuramente sì.
Ma a noi “sì mask” sono certa perdonerete questo eccesso di cautela. D’altronde non facciamo del male a nessuno.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
L’EX PREMIER CONFERMA LA CONFERENZA STAMPA ALLE 17.30, GRILLO NON ARRIVA A ROMA… SI TRATTA FINO ALLA CHIUSURA DEL LEADER-MERCATO
Giuseppe Conte conferma la conferenza stampa che si terrà nel pomeriggio nel cuore di Roma, al Tempio di Adriano.
A due passi da Palazzo Chigi, non lontano dalla piazza dove il 4 febbraio scorso l’allora premier dimissionario fece portare quel tavolino dal quale, tra uno scatolone e l’altro, diede l’annuncio di un suo impegno in politica con il Movimento 5 Stelle. Ovviamente ogni parola era concordata con Beppe Grillo che nei fatti lo aveva già investito dell’incarico di rifondare il partito.
Nell’arco di pochi mesi tutto è cambiato. Anche ieri Conte ha sentito il Garante ma lo show in programma oggi sarà diverso da quello ci si attendeva dopo il “predellino” di Conte.
Tanto è vero che Beppe Grillo non sarà a Roma, al contrario di quanto detto fino a ieri sera ai suoi più stretti collaboratori. Tutti segnali che danno l’idea della distanza che c’è ancora tra i due.
Distanza che potrebbe essere colmata nelle prossime ore, secondo qualcuno, ma la tesi più accreditata all’interno del Movimento 5 Stelle è quella di un gioco al rialzo da parte dell’ex premier.
“Prima attaccherà Grillo, lo accuserà così come Grillo ha accusato lui, e poi dirà quali sono le sue condizioni per diventare capo politico”, ipotizza chi sta seguendo da vicino la trattativa.
Conte si starebbe preparando quindi a gettare la palla nel campo del Garante. In fondo, come l’ex premier ribadisce questa mattina durante i colloqui privati con i parlamentari, “è stato lui a chiamarmi per chiedermi di diventare capo politico, non sono stato io a cercarlo”.
E aggiunge ancora che non ha alcuna intenzione di fare “il figurante”. Attorno a questo punto, “all’agibilità politica” del capo politico, si gioca tutta la partita. Attorno quindi ai poteri che il Garante non vuole cedere. Vuole essere consultato prima di una qualsiasi decisione politica, vuole dire l’ultima parola, mentre Conte vuole la libertà di stabilire quando deve essere consultata la rete e quando no. Posizioni inconciliabili per adesso, a cui i pontieri stanno ancora lavorando affinché vengano smussate.
Ieri il fondatore del Movimento ha messo nero su bianco, in una mail, le sue “rinunce” per avviare il disgelo. Ha ceduto il controllo sulla comunicazione e il potere di decisione sulle nomine dell’organigramma del partito.
Sulle prerogative previste attualmente per il Garante l’ex comico invece non ha ceduto. Ma su questo punto c’è una fibrillazione altissima anche nei gruppi parlamentari: per una parte consistente di questi, soprattutto alla Camera, la permanenza di Grillo come Garante è condizioni irrinunciabile per il M5S che verrà.
“Come fa ora Conte a dire di no?”, ci si chiede tra i deputati. Da qui alla conferenza stampa di Conte al Tempio di Adriano, il trend della trattativa potrebbe cambiare, in meglio o in peggio. E la task force dei pontieri si prepara all’ultima mediazione: in primis Luigi Di Maio che è tornato a fare un appello all’unità: “Lavoriamo con testa e cuore”.
Ma prima di un eventuale accordo definitivo ci potrebbe essere una fase intermedia. E a segnarla potrebbe essere il discorso di Conte nel Tempio di Adriano, tempio di grandi passaggi politici anche per i 5Stelle. Si ricorda quando Di Maio si tolse la cravatta, lasciando ufficialmente l’incarico di capo politico, e dando spazio ai team dei facilitatori. Ma neanche questa fu un’esperienza fortunata. Anzi, i facilitatori si sono dispersi nel cosmo pentastellato e nessuno ne ha più saputo nulla
Il futuro ora è da scrivere. Se giovedì, di fronte ai parlamentari, è stato il momento di Grillo che ha invitato Conte a studiare cosa sia il Movimento 5 Stelle perché inadatto, oggi sarà il momento dell’ex premier che prima di tutto scaglierà qualche macigno contro Grillo.
“Si vendicherà e poi si vedrà”, sostiene un senatore a lui molto vicino. Che confida anche che l’ex premier non chiuderà del tutto, lascerà aperta una porta, dovrà essere il Garante a dire se accoglierà le sue richieste o si invece si dovrà tornare allo schema già votato della rete di un direttorio a cinque senza Conte.
I contatti, dopo la telefonata di ieri tra i due, comunque non si sono interrotti del tutto. La trattativa continua, ma con difficoltà. È ancora una guerra di posizione, oltreché una lotta di potere. E nel mezzo ci sono i pontieri, i cosiddetti mediatori, che provano soprattutto a convincere Conte ad ammorbidire la sua posizione. Le prossime ore saranno determinanti, prova ne è il fatto che l’ex premier non ha ancora deciso la linea da tenere. E questo la dice lunga sull’aria che tira dentro M5s.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
QUANDO VENERDI’ LA NAZIONALE AFFRONTERA’ IL BELGIO SARA’ FIGURACCIA IN OGNI CASO PERCHE’ NON CI SI INGINOCCHIA PER “SOLIDARIETA'” CON L’ALTRA SQUADRA MA PERCHE’ IL RAZZISMO FA SCHIFO E SE SI STA IN PIEDI SIAMO DEI PAGLIACCI CHE SI RIMANGIANO LA PAROLA
Belgio e Portogallo prima del match hanno deciso di inginocchiarsi, così come
l’arbitro. Un gesto contro il razzismo, secondo la modalità di protesta nata con il Black lives matters.
Tutti i giocatori hanno piegato il ginocchio prima del fischio di inizio. E dai social tanti italiani hanno rimarcato la differenza di atteggiamento di Belgio e Portogallo rispetto a quello della nostra Nazionale di calcio
“Così si fa”
“Era tanto difficile per gli italiani fare quello che ora hanno fatto Belgio e Portogallo? Si sono inginocchiati per mandare un segnale, perché sanno che è importante. Chapeu”
“I giocatori di Portogallo-Belgio si sono inginocchiati. Se un ragazzino belga o portoghese, stasera, chiede ai genitori il perché del gesto, be’ ne può uscire un bel racconto di eguaglianza. Intanto Meloni gioisce perché l’Italia ha vinto in piedi. Fate voi”
“Belgio e Portogallo prima della partita si sono inginocchiati, quindi alla prossima partita la nazionale italiana al di là del risultato farà una figuraccia”
Intanto per l’Italia, che prima della partita con l’Austria ha deciso di non inginocchiarsi per il Black lives matter, si prospetta un dilemma e una probabile figuraccia, come notano in tanti sui social.
Sarà il Belgio a sfidare la Nazionale ai quarti di finale degli europei. La squadra di Roberto Martinez a Siviglia ha infatti battuto agli ottavi il Portogallo
Cosa succederà se gli avversari ripeteranno il loro gesto? Gli azzurri rimarranno in piedi o smentiranno clamorosamente quello che hanno fatto prima del match con gli austriaci?
(da NextQuotidiano)
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Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
LA SFIDA DEL DDL ZAN, TRA OSTACOLI E MODELLI STRANIERI
Presentato per la prima volta nel 2018, e ora fermo al Senato, dopo la prima lettura alla Camera, il Ddl Zan ha dato vita a un dibattito sempre più polarizzato, specie dopo l’intervento del Vaticano che ha deciso di schierarsi in merito.
La Santa Sede contesta quei passaggi che prevedono l’istituzione della Giornata dell’omotransfobia, che minerebbe l’autonomia delle scuole private cattoliche. Il Vaticano critica l’indicazione presente nel Ddl Zan secondo cui le scuole dovranno svolgere attività per sensibilizzare gli studenti sui diritti Lgbtq+.
Cosa dice il Ddl Zan
È in particolare all’Articolo 7, Punto 3, che si trova il passaggio del Disegno di Legge firmato da Alessandro Zan che ha portato allo scontro con il Vaticano.
Nello specifico, in questo punto si trova il riferimento alle attività da svolgere nelle scuole in occasione del 17 maggio, quella che dovrebbe diventare la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia.
«Le scuole, nel rispetto del piano triennale dell’offerta formativa di cui al comma 16 dell’articolo 1 della legge 13 luglio 2015, n. 107, e del patto educativo di corresponsabilità, nonché le altre amministrazioni pubbliche provvedono alle attività di cui al precedente periodo compatibilmente con le risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica», si legge nel testo.
L’educazione ai diritti negli altri Paesi
Il primo Paese al mondo a introdurre l’insegnamento dei diritti Lgbtq+ nelle scuole è stata la Scozia. Nel novembre 2018 il ministro dell’Istruzione scozzese John Swinney ha annunciato l’inizio nelle scuole del programma Educate To Liberate: «La Scozia è già considerata come una delle nazioni più progressiste in materia di diritti Lgbt. È dunque un piacere per noi annunciare che il nostro sarà il primo paese al mondo ad introdurre nelle scuole un programma specifico di educazione all’inclusione».
Questo programma si basa su una serie di punti che vanno dall’insegnamento della storia dei diritti della comunità Lgbtq+ all’educazione all’inclusione fino alle campagne contro omofobia e transfobia.
Tutto il programma è stato preparato dal think tank «Time for Inclusive Education» che ha lavorato tre anni prima di proporre al governo scozzese delle linee guida da seguire per portare questi temi nelle scuole. Con una legge del 2019 i diritti della comunità Lgbtq+ sono diventati materia di studio anche nelle scuole dell’Inghilterra.
Il progetto in questo caso si chiama «Stonewall», come il bar di New York dove nel 1969 è nato il primo Gay Pride. Qui le linee guida sono meno nette, ma l’obiettivo è chiaro per tutti, come si può leggere nei documenti: «Le scuole sono libere di scegliere come farlo, ma deve essere certo al termine del percorso che i ragazzi abbiano compreso le tematiche della sessualità umana e il rispetto per loro stessi e per gli altri».
Cosa si può fare in classe
Una missione che si è proposto di portare avanti anche GenderLens, il progetto nato dalla necessità di creare in Italia uno spazio di informazione e confronto «dove la varianza di genere nell’infanzia e nell’adolescenza non sia considerata come una patologia o un problema da risolvere, ma come una delle tante espressioni della diversità umana», spiega Open Elisabetta Ferrari, membro del coordinamento di GenderLens.
Tra le attività recenti dell’associazione c’è stata una collaborazione con il Servizio per l’Adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica (SAIFIP) del Lazio per la stesura del documento «Strategie di intervento e promozione del benessere dei bambini e degli adolescenti con varianza di genere».
Linee guida poi ritirate a causa delle proteste da associazioni cattoliche e da diversi partiti sovranisti, come la Lega e Fratelli d’Italia. In particolare, il documento presentava delle indicazioni su come introdurre una carriera Alias nella scuole. Questa permette allo studente o alla studentessa in transizione di genere di essere chiamato/a con il “nome scelto” e non con quello depositato all’anagrafe.
«Il Ddl Zan non lo prevede nello specifico, ma non vedo perché gli altri genitori dovrebbero opporsi all’identità di genere e alla scelta del singolo studente, se la scuola decide di attivare la carriera Alias», commenta Ferrari.
Lei, mamma di un figlio trans, non binario, parla della difficoltà di trovare insegnanti competenti e preparati ad affrontare le tematiche Lgbtq+. Un aspetto che, se il Ddl Zan entrerà in vigore, dovrà sicuramente essere affrontato. «Come associazione abbiamo fatto formazione alle scuole che ce l’hanno richiesto. Sensibilizziamo i professori su come avvicinarsi alla varianza di genere, e soprattutto come parlarne in modo corretto, senza far sentire gli studenti trans inadeguati».
Parlare agli studenti
Al Liceo Formiggini di Sassuolo, invece, i temi Lgbtq+ e il Ddl Zan sono diventati materia di studio durante la lezione civica. Come spiega a Open la dirigente dell’Istituto, Christine Cavallari. «A un certo punto, la docente si era accorta che gli studenti non avevano mai letto il testo e quindi aveva deciso di dedicare un’intera lezione al disegno di legge», spiega Cavallari.
Il materiale è stato inviato preventivamente ai genitori che hanno cosi potuto visionarlo. Oltre all’intervento di una dottoressa in video, la docente aveva mostrato attraverso delle slide il testo del disegno di legge: i ragazzi hanno riconosciuto al termine della lezione di aver avuto le informazioni e gli strumenti necessari per farsi un’opinione. «Come normale, all’interno della classe sono continuate a esistere opinioni diverse e contrarie. Non c’è stata nessuna forzatura o indottrinamento. Quello che la scuola, e che noi volevamo fare, era dare agli studenti gli strumenti per leggere la realtà e per formarli come futuri cittadini».
Le scuole cattoliche
A detta delle scuole cattoliche però, questo tipo di attività può costituire un problema. Secondo i dati dell’anno scolastico 2017-2018, gli ultimi disponibili, sono 582.576 le persone iscritte alle scuole cattoliche in Italia, considerando tutti i gradi di istruzione dalle scuole dell’infanzia alle superiori. Si tratta del 6,72% del totale degli studenti in Italia. Questo dato è in costante calo.
Solo nell’anno scolastico 1992-1993 il numero di iscritti alle scuole cattoliche era di 876.398 alunni, il 9,14% del totale degli iscritti. Ed è proprio in questi istituti che potrebbero verificarsi gli attriti peggiori sul Ddl Zan. In particolare sulle attività previste per la Giornata contro l’omofobia.
Massimo Malagoli, il responsabile dell’Ufficio Comunicazione di Agesc, l’associazione che riunisce i genitori delle scuola cattoliche, dice: «Il rischio di questa legge è che l’ideologia gender diventi un dogma anche nelle scuole. Abbiamo una legge che viene portata avanti con un’ampia pressione dell’opinione pubblica. Il testo però non è chiaro e soprattutto sta passando l’idea che serva a colmare un vuoto giuridico. Non è così. La campagna mediatica che si sta creando parla di un’Italia intollerante. Non è così. Basta vedere tutte le dimostrazioni di solidarietà che ci sono state con il caso di Malika, la ragazza cacciata di casa perché lesbica. Il padre era di religione musulmana. Non sono d’accordo nemmeno con il testo della legge scritto da Salvini. Ormai questa legge è diventata solo una bandiera».
In caso di approvazione del Ddl Zan, però, Malagoli assicura che non si pensa a un’azione di contrasto delle scuole cattoliche: «Se la legge fosse approvata, le scuole cattoliche applicherebbero anche le parti riguardanti le attività durante la Giornata contro l’omofobia. Le scuole cattoliche sono paritarie e quindi seguono il dettato legislativo”
(da Open)
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Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
FRANCESCO MANDA UN SEGNALE, DOPO LE POLEMICHE
Non si è ancora esaurita la scia di polemiche per la nota verbale inviata dal Vaticano
per chiedere la modifica del ddl Zan. Intanto però padre James Martin, prete gesuita famoso in tutto il mondo per le sue aperture e il suo lavoro di accoglienza verso le persone omosessuali, ha ricevuto una lettera da Papa Francesco, che è piena di parole inclusive.
Ma come si conciliano con l’atteggiamento della Santa Sede riguardo il disegno di legge contro l’omotransfobia?
Dio “si avvicina con amore ad ognuno dei suoi figli, a tutti e ad ognuno di loro. Il suo cuore è aperto a tutti e a ciascuno. Lui è Padre”, scrive Papa Francesco nella breve lettera autografa in spagnolo inviata al padre gesuita James Martin, che svolge il suo apostolato tra le persone Lgbt, in occasione del webinar “Outreach 2021”. Il sacerdote ha pubblicato la lettera su Twitter.
“Lo ‘stile’ di Dio – scrive il Papa – ha tre tratti: vicinanza, compassione e tenerezza. Questo è il modo in cui si avvicina a ciascuno di noi. Pensando al tuo lavoro pastorale, vedo che cerchi continuamente di imitare questo stile di Dio. Tu sei un sacerdote per tutti e tutte, come Dio è Padre di tutti e tutte. Prego per te affinché tu possa continuare in questo modo, essendo vicino, compassionevole e con molta tenerezza”.
Papa Bergoglio ringrazia padre Martin per il suo zelo pastorale e per la sua “capacità di essere vicino alle persone con quella vicinanza che aveva Gesù e che riflette la vicinanza di Dio”.
“Prego per i tuoi fedeli, i tuoi ‘parrocchiani’ – conclude il Santo Padre – tutti coloro che il Signore ha posto accanto a te perché tu ti prenda cura di loro, li protegga e li faccia crescere nell’amore di nostro Signore Gesù Cristo”.
Anche durante l’Angelus il Papa ha pronunciato parole che sembrano alludere agli scontri avvenuti in questi giorni ricordando di smettere di giudicare tutti.
Ma qual è il vero Bergoglio, quello che spende parole piene di inclusività o quello che ha avallato, più o meno tacitamente, l’incredibile intromissione del Vaticano su una legge dello Stato italiano?
Forse sono necessari più fatti e meno parole.
(da NextQuotidiano)
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Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
“BEPPE, LA VERITA’? HAI DISTRUTTO IL PROGETTO DEL M5S”
«Allora, Giuseppe, possiamo fare così. I vicepresidenti del Movimento te li poi scegliere tu, va bene?». Nella robusta task-force di mediatori tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte raccontano che, durante la telefonata pomeridiana tra i due, a un certo punto è venuta fuori l’apertura del garante sulla scelta dei vice, a cui nello statuto è dedicato un paragrafo. E che quello è stato il momento in cui all’ex presidente del Consiglio è scappata una specie di risata liberatoria, l’unica all’interno di una telefonata che è cominciata bene ma finita male. «Scusa, Beppe, ma i vicepresidenti chi li dovrebbe scegliere, se non il presidente? Questa non mi sembra un’apertura. Nulla di personale con te, credimi. Ma la verità è che hai distrutto il progetto…».
All’ora di cena, quando sui terminali delle agenzie di stampa s’avanza la tesi del disgelo tra i due litiganti, nel bunker di Conte continua a tirare la stessa aria degli ultimi tre giorni. Che sia una tattica o una strategia, che sia un bluff o meno, l’atmosfera è quella della rottura.
La cerchia ristretta dell’ex premier ha chiuso i contatti con il mondo fuori. E quello che filtra dai messaggini che partono dai fedelissimi di Grillo e raggiungono il gruppetto degli ambasciatori si può riassumere in tre parole: «Le distanze rimangono». Formalmente, anche se i colpi di scena sull’annullamento della conferenza di addio adesso sarebbero molto meno che clamorosi rispetto all’altroieri, il punto stampa dell’avvocato rimane virtualmente programmato per oggi pomeriggio
La domenica di Conte si apre come si aprono tutte le giornate che sembrano interlocutorie, quelle della quiete prima della tempesta. L’avvocato si muove come un ciclista su pista che sceglie la tecnica del surplace: rimane fermo, immobile, in attesa di sorprendere l’avversario, che magari su muove per primo.
E infatti la prima mossa la fa Grillo. All’ora di pranzo, lo smartphone dell’ex presidente del Consiglio si illumina. Mittente memorizzato in rubrica «B.G.», il messaggio recita: «Possiamo sentirci?». La telefonata, istruita dai tanti che lavorano all’armistizio, Di Maio in testa, parte bene ma finisce male.
La partenza buona è quella in cui i due contendenti chiariscono che nella disputa non c’è nulla «di personale». Quella negativa, per il futuro prossimo dei Cinque Stelle, è nelle «aperture» del garante che per l’ex premier non lo sono affatto. E in quel messaggio finale espresso dalla viva voce di Conte, di cui anche il destinatario parlerà con i suoi: «Beppe, la verità è che hai distrutto il progetto…».
A poche ore dalla possibilità di dire addio all’offerta di guidare i Cinque Stelle, Conte non ritiene di avere l’agibilità politica necessaria per accettare l’incarico; non crede nemmeno che la marcia di avvicinamento al varo della nuova nave M5S sia sinonimo — eufemismi a raffica — di una navigazione serena.
Le aperture proposte da Grillo nella telefonata di ieri vengono considerate non tanto insufficienti, quanto calibrate su temi di poco conto, come per l’appunto la scelta dei vicepresidenti. Il resto delle valutazioni sarà affidato a una lunga notte e a una mattinata che si annuncia complicata.
Alle dieci di sera, l’unico lavoro autorizzato dall’avvocato è quello della ricerca di un posto in cui tenere la conferenza stampa di oggi. I punti su cui insistere, nel caso si arrivasse per davvero alla resa dei conti, sono fin troppo definiti. «Nulla di personale», «non ho l’agibilità politica», «grazie per avermi contattato» e quindi tanti saluti.
Per arrestare la girandola impazzita di un progetto che rischia di finire nel cestino prima ancora che la sua leadership veda la luce, insomma, c’è sempre meno tempo. L’ultimo giro di giostra era iniziato prima del fine settimana, con l’avvocato che pretendeva dal garante un messaggio pubblico in cui si rimangiava la sostanziale «diarchia» disegnata giovedì sera all’assemblea dei parlamentari. Poi c’è stata la telefonata di ieri, un messaggio privato ma senza le aperture chieste da Conte. Rimane lo spazio di una mattina per tentare di rimettere il treno sui binari. E quella mattina è arrivata.
(da Il Corriere della Sera)
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Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
NON SONO STATI ANCORA SCIOLTI TUTTI I NODI
Un chiarimento sul piano personale c’è stato, anche se non tutti gli aspetti politici
sono stati risolti. Beppe Grillo ha alzato il telefono e ha chiamato Giuseppe Conte, passaggio fondamentale in questa difficile trattativa che dovrebbe portare alla stesura del nuovo Statuto M5s. Così i due sono tornati a parlarsi, non più tramite intermediari. E non è escluso l’arrivo del Garante nella Capitale già domani.
Sono trascorse settantadue ore di tattica, di strategia, durante le quali la tensione è arrivata a livelli altissimi. In fondo, lo si è visto già quando era premier, Conte è un esperto di negoziati e con il Garante, in questi giorni, ha utilizzato un po’ il suo metodo già consolidato.
Grillo nei fatti lo ha umiliato di fronte ai parlamentari dicendogli tra le altre cose di studiare cosa sia il Movimento 5 Stelle, e lui ha minacciato di abbandonare il progetto e quindi il ruolo di capo politico in pectore. I pontieri, i ministri in particolare, si sono messi al lavoro e oggi sono arrivati i risultati. Il ghiaccio, che da giovedì ha avvolto Grillo e Conte, è iniziato a sciogliersi, ma i colpi di scena non sono certo finiti.
Le distanze infatti rimangano, non si può dire che tutto sia stato risolto. Lo show down che Conte minacciava di mandare in onda domani per adesso è in stand by. La conferenza stampa potrebbe essere rimandata, se invece dovesse esserci avrà senza dubbio toni diversi rispetto a quelli che fonti vicine all’ex premier lasciavano filtrare.
Si parla anche di una possibile intervista tv durante la quale Conte non userà toni teneri nei confronti di Grillo, anzi si toglierà più di qualche sassolino dalla scarpa. Tuttavia non chiuderà a una ricomposizione e detterà le sue condizioni.
Durante la telefonata Grillo avrebbe promesso al capo politico in pectore da lui designato di rinunciare al potere di controllo totale sulla comunicazione dei pentastellati, oltre a quello di scelta delle nomine. A Conte però questo non basta. Vuole più agibilità politica, non vuole che tutte le decisioni debbano essere condivise con il Garante. Su questo quindi si tratta ancora. Anche se diversi parlamentari si domandano: “Come farà ora Conte a dire di no a Grillo?”.
Da fonti vicine all’ex premier emerge però che “la partita non è affatto chiusa”. E c’è molta cautela: “Si sta lavorando, il finale non è ancora scritto” e la possibilità di trovare un’ intesa esiste ma anche il contrario. Messaggi che vengono inviati e che potrebbero far parte della solita tattica utilizzata da Conte per alzare la posta e ottenere quella maggiore agibilità politica che chiede da giorni.
In tutto ciò, come si è detto, non è stato ancora ufficializzato l’orario della conferenza stampa di Conte, che dovrebbe essere alle 17, ma anche questo viene letto come un segnale di lavoro in corso e di strategia in atto.
All’interno del Movimento si ragiona comunque a un piano B. Se tutto dovesse saltare si torna a quanto deciso agli Stati Generali, con la nomina di un consiglio direttivo. Se scissione sarà, nel M5s potrebbe tornare la leadership collegiale.
Un’opzione che potrebbe essere gradita a molti parlamentari. Anche se la maggioranza tifa apertamente per un accordo. Mentre si moltiplicano le voci dei parlamentari che lanciano appelli per una ricomposizione dello scontro, anche la base sembra parteggiare per la pace.
Sul blog delle Stelle e sulla pagina Fb di Grillo sono infatti in tanti a chiedere al fondatore di fare un passo indietro. Un passo indietro in parte lo ha già fatto, un compromesso appare possibile, non senza però una mini vendetta che Conte non risparmierà a Grillo.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
COSA SI SONO DETTI
Cosa si sono detti Giuseppe Conte e Beppe Grillo durante la telefonata di ieri? Se qualcuno vicino all’Elevato parla dell’apertura di alcuni spiragli sembra invece che la distanza tra i due sia ancora enorme. Conte non vuole accettare la “diarchia” con il Garante del Movimento 5 Stelle.
In un post sui social dopo la Vittoria degli azzurri, Conte sembrava rivolgersi al popolo dei 5 Stelle: “é nei momenti di difficoltà che si vede la forza della squadra”. Un messaggio rivolto alla base?
Ilario Lombardo su La Stampa riporta alcuni passaggi della telefonata, che non sembra aver risolto i nodi principali tra i due. Una conversazione durata circa un’ora, durante la quale i toni da tutte e due le parti sono stati durissimi:
«Posso accettare di non nominare i vicepresidenti – gli ribadisce Grillo nel corso della telefonata –. Vuoi nominarli tu? Va bene». Ma non può bastare.
«Se è un problema che io sia il rappresentante del Movimento all’estero, ci rinuncio. Anche se sarei utile…». Ci prova ancora. Eppure, per Conte, quelli sono dei passi indietro su questioni minori. Quello che serve, gli dice l’ex premier, è la «piena agibilità politica» del capo all’interno del partito
Secondo il Fatto, che cita fonti vicine a Conte “passi in avanti sulla sostanza politica non se ne sono fatti”. E il quotidiano addirittura scrive che le urla di Conte si sentivano dalla strada:
Senza contare che testimonianze del clima burrascoso della chiamata – poi, evidentemente, tranquillizzatasi – sono comparse persino su Facebook, dove ieri in alcuni gruppi chiusi di sostegno all ’ex premier qualcuno ha riportato le grida di Conte sentite da sotto la sua abitazione romana
Oggi Conte parlerà. Non si è ancora ben capito se in una conferenza stampa, o in un video sui social. Ancora meno chiaro è cosa dirà l’ex presidente del Consiglio. Certamente tra i 5 Stelle la speranza è che l’ex presidente del Consiglio non chiuda la porta in faccia definitivamente a Grillo. Ribadendo le sue posizioni ma senza attaccarlo in modo tale che non ci sia più la possibilità di tornare indietro. Rimandando dunque la soluzione del caso e sperando che tra i due arrivi la pace.
(da NextQuotidiano)
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