Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
COLPITO CON UN COCCIO DI BOTTIGLIA DOPO INSULTI OMOFOBI… PRESO A PUGNI L’AMICO CHE ERA CON LUI
Prima le offese di stampo omofobo accompagnate da minacce, poi uno sfregio al
viso dall’angolo della bocca all’occhio con un coccio di bottiglia: è l’aggressione omofoba subita alle 4 del mattino fra venerdì e sabato – come riporta oggi Il Corriere della sera – da un ragazzo di 24 anni, barista in un locale della zona del Lazzaretto, a Milano, alla vigilia del Gay Pride, che si è tenuto sabato.
Il ragazzo aveva finito il suo turno di lavoro e si era fermato in zona, ritrovo amato dai giovani, insieme a un amico, quando sono stati avvicinati da 4 persone che hanno iniziato a insultarli.
Il barista e l’amico hanno tentato di allontanarsi ma sono stati seguiti e bloccati: uno è stato ferito con un pugno, il barista – che secondo il Corriere ha intenzione di sporgere denuncia contro ignoti – sfregiato al volo con un coccio di bottiglia. Un ferita curata al pronto soccorso del Fatebenefratelli con dieci punti di sutura.
“Dove sono le autorità? Dove sono i controlli. E non venite a dirci che non si tratta di omofobia. In una città come Milano, o altrove, questi attacchi non devono più accadere”: così sui social il titolare del bar dove lavora il giovane cameriere sfregiato nella notte tra venerdì e sabato, commenta l’episodio di omofobia avvenuto alla vigilia del Pride milanese.
“Ieri sera, alla vigilia del pride Milano, un nostro dipendente, dopo 8 ore di estenuante lavoro – scrive sui social il titolare del noto locale -, viene prima insultato con epiteti… e poi preso a bottigliate da un gruppo di schifosi. Finisce in ospedale, punti di sutura sul viso, la macchia di sangue è ancora visibile tra il Lazzaretto e Viale Tunisia”.
“Fate girare – è l’invito rivolto dagli avventori del locale – perché un giorno potreste essere voi oggetto di un’aggressione omofoba. Il Ddl Zan serve eccome e subito!”. Tanti i commenti di solidarietà e le condivisioni del post.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO I CONDONI, ENNESIMO FAVORE AGLI EVASORI FISCALI… IL TRACCIAMENTO DEI PAGAMENTI HA AVUTO TROPPO SUCCESSO PER NON DARE FASTIDIO AI SOLITI NOTI
L’iniziativa del Cashback dovrebbe essere sospesa, almeno per sei mesi, a partire dal 30 giugno.
È quanto è stato deciso, secondo diverse fonti di maggioranza, durante la riunione della cabina di regia a Palazzo Chigi.
Quindi non ci sarà, almeno per ora, un secondo semestre e l’operazione si fermerà alla scadenza del 30 giugno con il pagamento delle somme accumulate con i pagamenti delle carte di debito e credito e con il «superpremio» da 1.500 euro ai maggiori utilizzatori.
Niente cambia per chi ha maturato il diritto al «premio»: dal primo luglio partirà infatti la procedura di accredito dei rimborsi accumulati.
Ad oggi sono 7,86 milioni i cittadini con transazioni valide per un totale di 726 milioni di transazioni elaborate e sono 5,9 milioni le persone che hanno già raggiunto i requisiti per il rimborso statale (almeno 50 operazioni valide con «moneta elettronica»).
Dal 1° luglio dunque la misura potrebbe fermarsi: finora era prevista per tre trimestri fino a giugno 2022.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
NON C’E’ PIU’ NULLA CHE RICORDI IL MITO FONDATIVO DEL PARTITO DI GRILLO
Per chi come me ha studiato e osservato da vicino la nascita e i primi sviluppi del
Movimento 5 Stelle la conferenza stampa di Conte è sembrata una campana a morto. Nelle parole di Conte non c’è nulla ma proprio nulla che ricordi il mito fondativo del partito di Grillo.
Non c’è il pathos, non c’è il linguaggio, non c’è l’aggressività, non c’è lo sberleffo, non c’è la folle utopia (qualcuno si ricorda il pianeta Gaia?), non c’è l’antilingua (il Vaffa, gli zombie, gli psiconani), non c’è il carisma violento, virtuale e allo stesso tempo terrigno di Grillo.
C’è la politica istituzionale, c’è un leader molto rispettabile che è immerso nel sistema fino al collo, che propone uno statuto al non-statuto, scuole di formazione all’uno-vale-uno del cittadino qualunque, il dialogo con la società civile al posto della Rete come metodo di lavoro.
Quando poi si arriva ai “forum tematici” … capiamo che lì la fine del Movimento spacca-tutto è proprio vera.
E si capisce in modo plastico che tra il comico e il prof non può esserci diarchia, ma nemmeno civile convivenza.
E’ il classico caso degli opposti che non si attraggono; da un lato il guru che si è inventato una creatura politica nel giro di pochi anni, a colpi di teatro e di canotto, urlando lo schifo nei confronti del sistema, capace di raggiungere il 32% dei consensi, dall’altro un cultore del diritto amministrativo, che ha fatto molto bene alla guida del paese nella fase più emergenziale della pandemia, che studia, legge, negozia, riesce a muoversi tra Salvini e Speranza e che si proietta con onestà verso un partito tradizionale dall’impianto moderato.
Mentre uno attraversa a nuoto (o quasi) lo stretto di Messina, l’altro passa il tempo a studiare gli statuti dei partiti sia italiani che stranieri.
Mentre uno voleva fare “una rivoluzione culturale di fronte a un paese in liquefazione”, l’altro sostiene di voler parlare con i moderati.
Le incompatibilità sono dunque tante, ma forse quella più importante ha a che vedere con il posizionamento politico che intravvediamo.
Se la post-ideologia grillina prevedeva di andare oltre la destra e la sinistra, con l’unico obiettivo di portare il popolo puro a sostituire i politici corrotti nell’ambito di una cittadinocrazia incontaminata e senza colori, la proposta di Conte si situa saldamente al centro dello spazio politico seppure con lo sguardo rivolto a sinistra, alle diseguaglianze sociali, alla transizione ecologica e alla sostenibilità equa.
Per il Partito democratico questa è una buona notizia; Conte vuole stare nel campo progressista, e conferma di vedere con favore l’alleanza progressista contro i partiti della destra radicale.
Anche se, una eventuale lista o partito guidato da Conte avrà inevitabilmente molte aree di sovrapposizione con gli eletti e gli elettori democratici, con il rischio di cannibalizzazione reciproca.
Vedremo cosa risponderà Beppe Grillo; se rimarrà intrappolato nell’Opa lanciata da Conte, leader oggi tra i più popolari, e finirà per rassegnarsi e cedere in toto la leadership del M5S o se la respingerà.
E vedremo anche se l’ex Primo Ministro avrà la forza, come pare di capire, di intraprendere un cammino alternativo.
Sta di fatto che ci ricorderemo a lungo della conferenza stampa di oggi; quella in cui Conte ha messo definitivamente la parola fine al Movimento 5 Stelle.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
“NON POSSO IMPEGNARMI A UN PROGETTO A CUI NON CREDO”
Nel rapporto con Beppe Grillo “è emerso un equivoco di fondo. Io credo che non abbia senso imbiancare una casa che necessita di una profonda ristrutturazione. Beppe mi è sembrato ritenere che tutto vada bene così com’è salvo moderati aggiustamenti. Ma io ‘ho detto fin dal primo incontro: non mi sarei mai prestato a un’operazione di facciata, di restyling. Serve un profondo cambiamento. Non posso prestarmi per un’operazione politica che nasce invischiata tra vecchie ambiguità e timore di procedere a una svolta”. Cosi’ l’ex premier Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa al Tempio di Adriano.
Conte ha sottolineato chiaramente come abbia l’intenzione di rifiutare una leadership “dimezzata”.
“Non sarò leader dimezzato o prestanome. Una diarchia non sarebbe funzionale” ha affermato. “Ho avuto un fittissimo scambio di mail con Beppe Grillo che mi ha fatto delle osservazioni buona parte delle quali ho accolto. Altre non posso accoglierle perché alterano il disegno e creano confusione di ruoli e di funzioni” ha spiegato. “Rivolgo un appello a Beppe Grillo e all’ intera comunità M5s – ha aggiunto Conte – A Beppe dico che non ne faccio una questione personale, lui sa bene che ho avuto e ho rispetto per lui. Ma non possono esserci ambiguità, spetta a lui decidere se essere il genitore generoso che lascia crescere la sua creatura o il genitore geloso. Per lui c’è e ci sarà sempre il ruolo di garante, ma ci deve essere distinzione di funzioni tra la filiera di garanzia e quella di decisione. Una forza politica che ambisce a guidare il Paese non può affidarsi a una leadership politica dimezzata”.
“Io non potrei mai essere un prestanome. La leadership politica deve essere chiara e deve avere anche i pieni poteri della comunicazione” ha affermato Conte, che ha chiarito però come i leader fin qui succedutisi non siano secondo lui “prestanome”. L’ex premier ha fatto sapere che domani mattina consegnerà i documenti frutto del suo lavoro dapprima a Grillo e poi a Vito Crimi, chiedendo che siano diffusi. “Sono condizioni imprescindibili del mio impegno” ha affermato Conte. L’ex presidente del Consiglio ha anche chiarito che incontrerà presto i parlamentari del Movimento.
L’ex premier ha dichiarato poi che nel suo statuto non esiste uno scudo legale per il garante. “Non c’era prima e non c’è adesso. Ma io non voglio pregiudicare in alcun modo la figura del Garante”.
Conte ha specificato che anche nel nuovo statuto “il garante avrà la possibilità di sfiduciare il leader politico del Movimento, sottoponendo la richiesta al voto ovviamente”.
L’ex premier, viste le divergenze con Grillo, ritiene che debba essere la base del Movimento a scegliere il leader. “Io ho parlato con tutti, sono passati 4 mesi, la comunità M5S ormai non ce la fa più, è sfibrata, dobbiamo mettere un punto fermo” ha detto l’ex premier. “Non mi basterà una maggioranza risicata ed auspico che il prima possibile ci si esprima sul nuovo statuto del Movimento cinque stelle” ha detto l’ex presidente del Consiglio. “Io il lavoro l’ho fatto pur incontrando difficoltà oggettive, ma ora i dati degli iscritti ci sono e dunque si può procedere a questa valutazione e mi auguro che gli organi competenti attivino questo percorso il prima possibile” ha aggiunto.
L’ex presidente del Consiglio ha anche chiarito come, non abbia “alcun piano B” nel caso in cui Grillo non accogliesse le sue richieste sullo statuto del M5S. Nessuna idea di fondare un nuovo partito. “Chi mi conosce sa che non ho doppie agende: non ho nel cassetto alcun ‘piano B. ’” ha detto Conte. Conte ha anche spiegato di avere un chiaro progetto politico. “Vogliamo proporre un progetto di società credibile e serio più solido e competitivo di quello che proporrà la destra. Se questo progetto partirà “si continuerà a lavorare fianco a fianco con il Pd” ha aggiunto.
Conte ha anche fatto riferimento al momento in cui ha promesso la sua presenza ai membri del M5S e ha rievocato il momento in cui Grillo gli ha chiesto di diventare leader politico del Movimento. “Quando dissi agli amici del M5S ’io ci sono e i ci sarò. Confesso che non avevo un’idea di impegno preciso. Fu una frase di affetto e riconoscenza per la lealtà e la reciproca fiducia tra noi. Pochi giorni dopo Beppe Grillo mi chiese di entrare nel Movimento. Poi mi invitò al Forum, dove rifiutai di entrare nel M5S ritenendo che una mia investitura a freddo fosse un’operazione del tutto inadeguata” ha affermato.
In questi 4 mesi, l’ex premier ha studiato attentamente il Movimento, le sue origini e la sua storia. “Ho letto tutto quello che c’era da leggere sulle origini e sulla storia del M5S, ho studiato gli statuti stranieri, ho fatto tantissimi incontri, ho ascoltato suggerimenti di parlamentari, consiglieri, sindaci, singoli iscritti” ha spiegato.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
ZERO REGIONI VINTE, UN PARTITO CHE E’ CROLLATO OVUNQUE… PRESENTARSI COME “FORCE TRANQUILLE” NON FUNZIONA
Non più tardi di un mese fa ci si chiedeva quante regioni poteva vincere, o almeno
contendere voto per voto ai vecchi partiti. Almeno sei, secondo sondaggi e giornali. La riposta degli elettori per Marine Le Pen è stata zero.
Ma non basta, perché il suo Rassemblement National è crollato ovunque, da nord a sud. L’elezione presidenziale della primavera 2022 sarà tutt’altra cosa, con i leader in campo, testa a testa, duelli all’ultimo sangue e Marine tornerà in campo.
Ma intanto queste elezioni regionali e dipartimentali segnate dall’astensione record (65 per cento) mettono la Le Pen di fronte al suo destino.
La figlia del demonizzato Jean-Marie, erede di un partito estremista, nostalgico, bandito dalla liturgia repubblicana francese, negli ultimi cinque anni ha fatto di tutto per rompere il cordone sanitario che la avvolgeva.
Un processo di “dédiabolisation” (traduciamo con normalizzazione) per legittimarsi come contendente al tavolo della grande politica.
Ha compiuto acrobazie ideologiche inimmaginabili, chiudendo la campagna in Costa Azzurra, ha persino citato Mitterrand usurpando lo slogan vincente del presidente a socialista nell’1981: “Oggi siamo noi la force tranquille”.
E compiuto un impavido esercizio di riesumazione del generale De Gaulle (che suo padre trattava da “traditore”) osando una citazione dall’appello del 18 giugno 1940 contro i nazisti invasori: “Non tutto è perduto per la Francia!”.
Ne era evidentemente così convinta che un paio di mesi fa in un’intervista alla televisione Bfmtv aveva detto con sfacciata serenità: “tra un anno sarò eletta presidente e il mio compito è quello di rassicurare la Francia”.
Nessun sondaggio l’ha mai data vincente, ma le percentuali che le venivano attribuite erano molto generose: ad appena quattro-cinque punti da Macron e in vantaggio rispetto all’ipotesi (al momento inesistente) di un faccia faccia con la sindaca socialista di Parigi Anne Hidalgo.
Se nel 2015, alle precedenti regionali, il Front National (allora non aveva ancora cambiato nome in Rassemblement National, vagamente di rassicurante evocazione gollista) effettivamente sfiorò il successo al Nord (Lille) e al Sud (Marsiglia Costa Azzurra), quest’anno non c’è nemmeno andato vicino.
Allora erano in campo Marine e la nipotina Marion e il nome Le Pen aveva avuto certo un maggior richiamo di quello dei figuranti candidati domenica scorsa.
Ma alla fine, tutto questo gran battage mediatico, in concreto ha portato nel 2020 alla conquista del sindaco di Perpignan che si è aggiunto a qualche municipio decentrato come Béziers o Henin Beaumont.
Tutto qui? Sì, ed è evidente che nel partito si prepara una stagione di coltelli, il “doppio gioco irrita gli elettori”, ha già avvertito ieri Ėric Zemmour, popolarissimo polemista tv, che molti vorrebbero candidato nel vuoto dell’estrema destra creato dalla normalizzazione di madame Le Pen.
Marine deve quindi aggiornare in fretta il suo discorso, tanto più che il ritorno dei vecchi partiti confermati e vincenti ovunque (sette regioni ai gollisti, cinque a socialisti e verdi) le tolgono quello spazio immaginario privo della dialettica destra-sinistra dove tutto è possibile e dove nel 2017 si era affermato l’uomo nuovo Emmanuel Macron.
Se ritorna ad essere Le Pen, Marine rischia il tran tran del vecchio padre che fungeva da spaventapasseri ad ogni elezione presidenziale e viveva di rendita (lo stato francese è molto generoso con i rimborsi delle spese elettorali) nel castello di Montretout, a Saint-Cloud, con vista su Parigi, ricevuto in dono da un erede di una ricchissima famiglia di collaborazionisti.
Se invece decide di procedere sulla strada della normalizzazione, troverà il terreno degli elettori moderati rioccupato dai vecchi proprietari gollisti (“Le vieux monde est de retour”, scrive con evidente soddisfazione il direttore del Figaro nell’editoriale di oggi) che con queste elezioni si candidano a riprendersi l’Eliseo nel 2022.
La campana è suonata ieri, più ancora che per Marine, per Emmanuel Macron, il cui partito “La République en marche” è svanito sotto il peso della propria inconsistenza, una specie di Cinque stelle chic, spuntato dal nulla nel 2017 quando si celebrarono con troppo anticipo i funerali dei vecchi partiti.
Visti i risultati di ieri, per la sfida dell’Eliseo segnatevi questi nomi: Xavier Bertrand, eletto trionfalmente nell’Alto Nord, ex ministro di Chirac, che già parla da candidato presidente; Valérie Pecresse, confermata al vertice dell’Ile de France (la regione di Parigi); Laurent Wauquiez, il più destro di tutti (certo, oggi, più della Le Pen), rieletto in Alvernia-Rodano-Alpi.
Che poi l’85 per cento dei giovani tra 18 e 35 anni non sia andato a votare, è un’altra storia: se la Le Pen non fa più paura, gli altri non mettono nessuna voglia.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
LA POSIZIONE DELLA FEDERAZIONE E’ UNA PAGLIACCIATA, TIPICA DELL’ITALIETTA TRASFORMISTA
“Io mi inginocchio. Ma perché voglio inginocchiarmi. Non perché devo. Se fosse obbligatorio farlo, io non mi inginocchierei”. Michele Serra lo ha spiegato bene nella sua adamantina Amaca di domenica scorsa: inginocchiarsi come forma di lotta al razzismo ha senso solo se il gesto in questione è vero, sincero, fuori dal conformismo. Altrimenti il rischio che si corre è di svilirlo, quel gesto, togliergli tutta la carica comunicativa, farlo diventare come uno di quei tanti riti a cui uno non ci fa più caso, come la foto in posa della squadra prima del fischio d’inizio di una partita.
Quindi davanti alla scelta se inginocchiarsi o meno, il buon senso suggerisce due diversi atteggiamenti, entrambi degni e di buona creanza. U
no: inginocchiarsi per dare un segnale forte contro l’imbecillità razzista. Due: non inginocchiarsi perché si crede che questo non sia il gesto migliore per affrontare un argomento così pesante e pervasivo come il razzismo.
Si badi bene, l’opzione due non fa di te automaticamente un perfetto razzista ma solo una persona che magari preferisce portare avanti le sue battaglie e le sue idee in modo diverso.
Con un piccolo dettaglio: esporsi e spiegare come intendi portarle avanti in modo diverso e concreto. Se invece stai zitto il sospetto che sia una motivazione tipica di chi si vergogna a dire che è razzista diventa qualcosa piu’ di un sospetto.
La maggioranza dei calciatori è contraria a inginocchiarsi? Non si inginocchi. Non vogliamo ipocrisie. Vadano in Tv e spieghino il perchè.
Altri si vogliono inginocchiare? Lasciateli liberi di farlo e ascolteremo le loro motivazioni.
Qualcuno è razzista? Esca allo scoperto e lo dica, l’Italia è piena di razzisti, uno più un meno sai che ce ne frega. Si prenderà applausi e fischi ma almeno dimostra di avere le palle.
L’Italia, che da sempre è patria di legulei e azzeccagarbugli, è riuscita però nell’impresa di riuscire a trovare in questa prospettiva binaria la sua terza via, che purtroppo conduce a un esito di rara bizzarria.
Ecco la posizione della Figc, la Federazione italiana giuoco calcio: “Come ha spiegato Chiellini, la squadra si inginocchierà per solidarietà con gli avversari, non per la campagna in sé (Black Lives Matter, ndr), che non condividiamo. I giocatori austriaci non si sono inginocchiati e i nostri sono rimasti in piedi. Se quelli del Belgio lo faranno, anche i nostri saranno solidali con loro”.
In altri termini, inginocchiati tu che m’inginocchio anch’io. Una posizione che si fa concava quando gli atri sono convessi e viceversa, insomma una nota degna delle migliori capriole italiche.
E che tuttavia se da una parte salva capra (inginocchiarsi davanti a Lukaku) e cavoli (non inginocchiarsi sempre e comunque), dall’altra si rivela per quello che è: un esemplare esercizio di nonsense logico.
Peraltro scaricando sull’altro la responsabilità di decidere per se stessi. Alla fine il perfetto inverso dell’assunto di Michele Serra: gli Azzurri si inginocchieranno perché devono e non perché vogliono.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
LE PERSONE HANNO SCELTO LA PRUDENZA E IL BUONSENSO
Probabilmente deve trattarsi di una sorta di evento post-traumatico. Una specie di
interiorizzazione del comportamento. O forse più semplicemente di un’abitudine difficile da perdere.
Fatto sta che se ci guardiamo intorno, nel giorno della “liberazione dalla mascherina”, una nutrita schiera di convinti sostenitori del dispositivo di protezione continua ad indossarla.
Eppure abbiamo atteso con trepidazione questo momento: l’Italia intera in bianco, contagi e decessi al minimo, numero di vaccinati che continua a salire, ospedali liberi dal Covid e il Governo che autorizza i cittadini a riporre la mascherina nelle tasche quando si è all’aperto (rimane l’obbligo di indossarla negli ambienti chiusi). Rischio minimo, ci vogliono comunicare.
D’altronde è notizia oramai dello scorso anno che il contagio da Covid all’aperto, in particolare in estate, è improbabile. E’ invece conquista recente la decrescita del numero dei casi in concomitanza con l’aumentare delle persone immunizzate.
Gli esperti, dati alla mano, rassicurano, dunque. Ma una parte di cittadini continua ad autoregolamentarsi e non ne vuole sapere di abbandonare la mascherina, neanche all’aperto.
Colpa della variante Delta, si dirà, di cui ancora si sa poco. Ma non deve essere solo questo. La vera ragione, probabilmente, risiede nella convinzione che seguire le regole dettate dal ‘proprio’ buonsenso, sia stato nel corso di tutta la pandemia, e perciò anche adesso, la strada più giusta da percorrere.
Per quanto mi riguarda, ad esempio, è così. Mi autodenuncio: non abbandonerò del tutto la mascherina, neanche all’aperto, con buona pace di quanti, so già, si scaglieranno contro di me.
Le ragioni sono molteplici. Ma una prevale su tutte: il principio della prudenza, che mi ha guidato nel corso dell’intera stagione pandemica. Grazie e a causa della professione che svolgo, le informazioni in cui mi sono imbattuta in un anno e mezzo sono state molte, a volte contraddittorie.
Perciò nel magma di principi e criteri di comportamento spesso antitetici fra di loro, mi sono dovuta orientare, molto spesso scegliendo (naturalmente sempre in accordo con le linee dettate da Cts e Governo, perciò seguendo in eccesso le regole e mai in difetto) quello che mi sembrava più corretto fare e non quello che era lecito fare. Sono certa che sono in molti ad aver fatto lo stesso.
Per questo motivo non riesco ad uscire da questa logica, neanche adesso. Per questo motivo non abdicherò completamente all’obbligo di mascherina, neanche all’aperto. Ma valuterò di volta in volta il fattore di rischio, decidendo se toglierla o meno.
In altre parole, non la terrò in tasca, ma ciondoloni per un orecchio, pronta per essere calzata perfettamente quando il mio “buon senso” mi dirà che è giusto farlo. Guardandomi intorno, oggi, mi sembra di non essere la sola a vederla in questo modo. D’altronde indossare la mascherina è un prezzo piuttosto basso da pagare. Una precauzione semplice, non troppo invasiva, da prendere. Posso farne a meno adesso? Forse sì, anzi in alcune circostanze, sicuramente sì.
Ma a noi “sì mask” sono certa perdonerete questo eccesso di cautela. D’altronde non facciamo del male a nessuno.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
L’EX PREMIER CONFERMA LA CONFERENZA STAMPA ALLE 17.30, GRILLO NON ARRIVA A ROMA… SI TRATTA FINO ALLA CHIUSURA DEL LEADER-MERCATO
Giuseppe Conte conferma la conferenza stampa che si terrà nel pomeriggio nel cuore di Roma, al Tempio di Adriano.
A due passi da Palazzo Chigi, non lontano dalla piazza dove il 4 febbraio scorso l’allora premier dimissionario fece portare quel tavolino dal quale, tra uno scatolone e l’altro, diede l’annuncio di un suo impegno in politica con il Movimento 5 Stelle. Ovviamente ogni parola era concordata con Beppe Grillo che nei fatti lo aveva già investito dell’incarico di rifondare il partito.
Nell’arco di pochi mesi tutto è cambiato. Anche ieri Conte ha sentito il Garante ma lo show in programma oggi sarà diverso da quello ci si attendeva dopo il “predellino” di Conte.
Tanto è vero che Beppe Grillo non sarà a Roma, al contrario di quanto detto fino a ieri sera ai suoi più stretti collaboratori. Tutti segnali che danno l’idea della distanza che c’è ancora tra i due.
Distanza che potrebbe essere colmata nelle prossime ore, secondo qualcuno, ma la tesi più accreditata all’interno del Movimento 5 Stelle è quella di un gioco al rialzo da parte dell’ex premier.
“Prima attaccherà Grillo, lo accuserà così come Grillo ha accusato lui, e poi dirà quali sono le sue condizioni per diventare capo politico”, ipotizza chi sta seguendo da vicino la trattativa.
Conte si starebbe preparando quindi a gettare la palla nel campo del Garante. In fondo, come l’ex premier ribadisce questa mattina durante i colloqui privati con i parlamentari, “è stato lui a chiamarmi per chiedermi di diventare capo politico, non sono stato io a cercarlo”.
E aggiunge ancora che non ha alcuna intenzione di fare “il figurante”. Attorno a questo punto, “all’agibilità politica” del capo politico, si gioca tutta la partita. Attorno quindi ai poteri che il Garante non vuole cedere. Vuole essere consultato prima di una qualsiasi decisione politica, vuole dire l’ultima parola, mentre Conte vuole la libertà di stabilire quando deve essere consultata la rete e quando no. Posizioni inconciliabili per adesso, a cui i pontieri stanno ancora lavorando affinché vengano smussate.
Ieri il fondatore del Movimento ha messo nero su bianco, in una mail, le sue “rinunce” per avviare il disgelo. Ha ceduto il controllo sulla comunicazione e il potere di decisione sulle nomine dell’organigramma del partito.
Sulle prerogative previste attualmente per il Garante l’ex comico invece non ha ceduto. Ma su questo punto c’è una fibrillazione altissima anche nei gruppi parlamentari: per una parte consistente di questi, soprattutto alla Camera, la permanenza di Grillo come Garante è condizioni irrinunciabile per il M5S che verrà.
“Come fa ora Conte a dire di no?”, ci si chiede tra i deputati. Da qui alla conferenza stampa di Conte al Tempio di Adriano, il trend della trattativa potrebbe cambiare, in meglio o in peggio. E la task force dei pontieri si prepara all’ultima mediazione: in primis Luigi Di Maio che è tornato a fare un appello all’unità: “Lavoriamo con testa e cuore”.
Ma prima di un eventuale accordo definitivo ci potrebbe essere una fase intermedia. E a segnarla potrebbe essere il discorso di Conte nel Tempio di Adriano, tempio di grandi passaggi politici anche per i 5Stelle. Si ricorda quando Di Maio si tolse la cravatta, lasciando ufficialmente l’incarico di capo politico, e dando spazio ai team dei facilitatori. Ma neanche questa fu un’esperienza fortunata. Anzi, i facilitatori si sono dispersi nel cosmo pentastellato e nessuno ne ha più saputo nulla
Il futuro ora è da scrivere. Se giovedì, di fronte ai parlamentari, è stato il momento di Grillo che ha invitato Conte a studiare cosa sia il Movimento 5 Stelle perché inadatto, oggi sarà il momento dell’ex premier che prima di tutto scaglierà qualche macigno contro Grillo.
“Si vendicherà e poi si vedrà”, sostiene un senatore a lui molto vicino. Che confida anche che l’ex premier non chiuderà del tutto, lascerà aperta una porta, dovrà essere il Garante a dire se accoglierà le sue richieste o si invece si dovrà tornare allo schema già votato della rete di un direttorio a cinque senza Conte.
I contatti, dopo la telefonata di ieri tra i due, comunque non si sono interrotti del tutto. La trattativa continua, ma con difficoltà. È ancora una guerra di posizione, oltreché una lotta di potere. E nel mezzo ci sono i pontieri, i cosiddetti mediatori, che provano soprattutto a convincere Conte ad ammorbidire la sua posizione. Le prossime ore saranno determinanti, prova ne è il fatto che l’ex premier non ha ancora deciso la linea da tenere. E questo la dice lunga sull’aria che tira dentro M5s.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 28th, 2021 Riccardo Fucile
QUANDO VENERDI’ LA NAZIONALE AFFRONTERA’ IL BELGIO SARA’ FIGURACCIA IN OGNI CASO PERCHE’ NON CI SI INGINOCCHIA PER “SOLIDARIETA'” CON L’ALTRA SQUADRA MA PERCHE’ IL RAZZISMO FA SCHIFO E SE SI STA IN PIEDI SIAMO DEI PAGLIACCI CHE SI RIMANGIANO LA PAROLA
Belgio e Portogallo prima del match hanno deciso di inginocchiarsi, così come
l’arbitro. Un gesto contro il razzismo, secondo la modalità di protesta nata con il Black lives matters.
Tutti i giocatori hanno piegato il ginocchio prima del fischio di inizio. E dai social tanti italiani hanno rimarcato la differenza di atteggiamento di Belgio e Portogallo rispetto a quello della nostra Nazionale di calcio
“Così si fa”
“Era tanto difficile per gli italiani fare quello che ora hanno fatto Belgio e Portogallo? Si sono inginocchiati per mandare un segnale, perché sanno che è importante. Chapeu”
“I giocatori di Portogallo-Belgio si sono inginocchiati. Se un ragazzino belga o portoghese, stasera, chiede ai genitori il perché del gesto, be’ ne può uscire un bel racconto di eguaglianza. Intanto Meloni gioisce perché l’Italia ha vinto in piedi. Fate voi”
“Belgio e Portogallo prima della partita si sono inginocchiati, quindi alla prossima partita la nazionale italiana al di là del risultato farà una figuraccia”
Intanto per l’Italia, che prima della partita con l’Austria ha deciso di non inginocchiarsi per il Black lives matter, si prospetta un dilemma e una probabile figuraccia, come notano in tanti sui social.
Sarà il Belgio a sfidare la Nazionale ai quarti di finale degli europei. La squadra di Roberto Martinez a Siviglia ha infatti battuto agli ottavi il Portogallo
Cosa succederà se gli avversari ripeteranno il loro gesto? Gli azzurri rimarranno in piedi o smentiranno clamorosamente quello che hanno fatto prima del match con gli austriaci?
(da NextQuotidiano)
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