Luglio 18th, 2021 Riccardo Fucile
IGOR E LUNA HANNO RIPORTATO A RIVA, INSIEME AI BAGNINI UMANI, LA GIOVANE TRASCINATA VIA DALLA CORRENTE
Igor e Luna, eroi per un giorno. Sono i due cani Labrador che ieri a Palinuro, nel
Cilento, hanno salvato una ragazza di 15 anni che era stata trascinata al largo dalla corrente. E’ successo ieri pomeriggio intorno alle 17, quando Ilenia, che stava facendo il bagno con le amiche, è stata trascinata via e si è ritrovata da sola in balìa delle onde.
Immediato l’intervento delle squadre di soccorso, composte anche dai cani bagnino. Luna, la giovane Labrador color miele, è riuscita a raggiungerla per prima.
Assieme al suo compagno di squadra umano l’hanno assicurata al baywatch e hanno iniziato la difficile manovra di rientro.
Nel frattempo, anche la seconda squadra li ha raggiunti. La ragazza ha potuto aggrapparsi direttamente al possente Igor per essere riportata finalmente in salvo dalle amiche che l’aspettavano preoccupate a riva.
L’operazione è stata eccezionalmente documentata da un video realizzato da uno dei bagnanti che hanno assistito sul bagnasciuga alle operazioni di soccorso. In questo periodo nella località cilentana stanno operando 6 Unità Cinofile Sics, suddivise in 3 postazioni di sicurezza, dislocate sulla lunga ed affollata spiaggia delle Saline.
(da agenzie)
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Luglio 18th, 2021 Riccardo Fucile
SCOPPIA LA POLEMICA E IL COMUNE E’ COSTRETTO A SCUSARSI E FARE DIETROFRONT
Niente banchetti per la raccolta firme per il referendum sull’eutanasia legale in Piazza San Giorgio a Reggio Calabria. “La gestione di quegli spazi viene solitamente autorizzata con preventivo parere del Parroco, e non può essere concessa ad associazioni attiviste politicamente o che trattino argomenti antitetici ai dogmi religiosi”.
È il contenuto della mail firmata da due impiegati comunali e arrivata all’Associazione Luca Coscioni, che aveva fatto richiesta di poter organizzare la raccolta firme nel capoluogo calabrese.
A rendere pubblica la vicenda è stato Marco Cappato, presidente dell’associazione, postando uno screenshot del messaggio sul suo profilo Twitter. Cappato ha comunque annunciato che il 28 luglio sarebbe andato a tenere un comizio in quella piazza, “autorizzato o meno che sia”.
Spazi pubblici nelle mani di un parroco, che decide in base alla morale religiosa cosa si può e cosa non si può promuovere ai cittadini.
L’assessora alle attività produttive della cittadinanza Irene Calabrò ha provato a metterci una pezza, parlando di un “disguido generato dagli uffici comunali”.
Venendo incontro all’ultimatum di Cappato, Calabrò l’ha formalmente invitato a una visita in città. Ma all’inizio di luglio i radicali avevano lamentato un’altra curiosa situazione, sempre a Reggio: la Città Metropolitana aveva concesso un solo tavolo per i Referendum Day e un totale di tre per tutto il mese.
L’assessora ha sottolineato di essere una delle autenticatrici del referendum e di aver avuto contatti con i promotori per chiarire l’accaduto. La pec del settore di risposta era “interlocutoria” e voleva solo comunicare “che lo spazio scelto era di pertinenza della chiesa e che, in quanto tale, non poteva essere concesso dal Comune”.
È stato quindi concordato un altro spazio e se le date scelte (11, 18 e 25 luglio) risulteranno insufficienti la raccolta di firme sarà estesa anche in altri giorni.
“In merito alle dichiarazioni pubbliche dell’onorevole Marco Cappato si intende precisare che la lettera firmata da due dipendenti dello Sportello Unico Attività Produttive del Comune di Reggio Calabria, in risposta alla richiesta del locale Comitato per il referendum e dell’Associazione Luca Coscioni, risulta assolutamente impropria e non rappresenta in alcun modo la posizione ufficiale dell’Amministrazione comunale”.
Resta il dubbio su chi abbia autorizzato i due firmatari della mail a rispondere in quel modo e di chi fosse la volontà all’interno del Comune di non concedere Piazza San Giorgio per la raccolta firme sull’eutanasia legale.
(da agenzie)
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Luglio 18th, 2021 Riccardo Fucile
I GENITORI DI UNA RAGAZZINA SONO NO VAX
Restano stabili ma gravi le condizioni di salute dei due bambini, uno di due mesi e
un altro di 9 anni, che erano stati ricoverati per Covid all’ospedale Di Cristina di Palermo. Entrambi affetti da patologie pregresse, sono stati intubati. Il neonato, in particolare, partorito da una mamma positiva, è stato trasferito in rianimazione all’ospedale Cervello, come riporta Il giornale di Sicilia.
È pressoché certo che il contagio sia avvenuto in ambito familiare e si stanno attendendo i risultati per verificare se si tratti della variante Delta che in Sicilia ha già provocato la prima vittima: di ieri la notizia relativa a un sessantenne di Marsala, con patologie pregresse e che aveva fatto solo la prima dose di vaccino
Il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, in un’intervista al Corriere ha spiegato che i genitori della giovane non si sono vaccinati per scelta: «La sorella – della paziente – è stata a lungo in Spagna, mentre i genitori sono No Vax».ccino.
“I bimbi si ammalano, necessario che i familiari si vaccinino”
“Purtroppo – ha spiegato ieri la dottoressa Marilù Furnari, responsabile della direzione medica dell’ospedale pediatrico – ci stiamo occupando di due casi gravi. Anche i bambini si ammalano. È quindi necessario, se i piccoli sono al di sotto dei dodici anni, che i familiari si vaccinino. Ribadisco che solo con la vaccinazione di massa – afferma la specialista – possiamo impedire il dilagare della variante Delta e delle varianti in genere e ottenere l’immunità di gregge. E oltre agli anziani ai devono vaccinare i ragazzi per poter andare a scuola in sicurezza”. In Sicilia, infatti, come nel resto d’Italia, si sta assistendo ad un nuovo aumento di contagi.
Ma l’Isola in particolare sta raggiungendo cifre importanti: ieri le nuove infezioni sono state 386, con un indice di positività del 4 per cento. Un aumento dei contagi del 78% negli ultimi sette giorni che adesso fa paura, anche perché torna il rischio di passare dalla zona bianca a quella gialla lunedì 26 luglio, il che rappresenterebbe un duro colpa alla stagione turistica che sta per entrare nel vivo. E dal 18 luglio entra in vigore la zona rossa per Gela, quarto comune a livello regionale, insieme a Mazzarino, Riesi e Piazza Armerina. Sul fronte ospedaliero c’è la risalita dei ricoverati che sono adesso 167, sei in più rispetto a ieri, di cui 23 in terapia intensiva.
(da agenzie)
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Luglio 18th, 2021 Riccardo Fucile
CHIUSO IL LOCALE PER ASSEMBRAMENTI, IL DJ ERA PURE SPROVVISTO DI LICENZA
Gli agenti del commissariato di polizia di Nardò, in Puglia, hanno chiuso un locale della marina di Santa Caterina poiché trasformato in discoteca con musica oltre l’orario consentito.
Le forze dell’ordine hanno trovato centinaia di ragazzi assembrati che non rispettavano nemmeno il distanziamento anti-Covid oltre a un dj al lavoro in consolle.
Gli agenti hanno beccato centinaia di ragazzi senza mascherine (in pochi le indossavano) mentre il titolare del locale non aveva nemmeno rispettato il distanziamento nella collocazione dei tavolini.
Per questo motivo è scattata la multa da 400 euro e la chiusura del bar per 5 giorni. Si valuta, infine, la posizione del dj che, nel momento in cui è stato effettuato il controllo, era sprovvisto della licenza Siae.
(da agenzie)
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Luglio 18th, 2021 Riccardo Fucile
UNO DEI GIOVANI E’ GRAVE… IL GRANDE GESTO DI COSCIENZA CIVICA DELLA MADRE: NELLA VITA BISOGNA SAPERSI ASSUMERE LE PROPRIE RESPONSABILITA’
Un gesto come non se ne vedono molti, ma che dimostrano come fortunatamente
la coscienza civile non è morta.
È fuggito ed è tornato a casa senza preoccuparsi di quell’incidente e di aver quasi ucciso un ragazzino. Notte di sangue a Senago nel Milanese, teatro di un gravissimo incidente stradale che ha coinvolto due ragazzi di 19 e 20 anni che viaggiavano a bordo di uno scooter: sono stati travolti da un’auto che si è poi allontanata dal luogo dello schianto. Ad avere la peggio nell’impatto è stato il più giovane dei due ragazzi in motorino.
All’arrivo dei sanitari, intervenuti con due ambulanze e due auto mediche, il 19enne era in arresto cardiocircolatorio: rianimato, è stato trasportato al pronto soccorso del San Gerardo di Monza, dove si trova in condizioni delicatissime.
Nello schianto ha anche riportato l’amputazione dell’arto inferiore destro. Ferito, ma in maniera più lieve, il 20enne: è finito al Niguarda di Milano, sveglio e cosciente, con traumi agli arti inferiori e superiori.
La fuga del pirata della strada – un 27enne di Paderno Dugnano, studente – è terminata poco dopo. Arrivato a casa, è stata sua mamma ad allertare il 112 raccontando quello che era successo.
I carabinieri lo hanno raggiunto, identificato e denunciato per lesioni personali stradali gravissime, fuga a seguito di incidente stradale e omissione di soccorso.
Stando a quanto ricostruito, lo schianto è avvenuto mentre il ragazzo stava effettuando un sorpasso in un tratto di strada con la striscia continua.
(da agenzie)
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Luglio 18th, 2021 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI LONDRA HA ESTESO L’OBBLIGO SUI MEZZI PUBBLICI… CON 50.000 CONTAGIATI AL GIORNO E’ DA FOLLI IL LIBERI TUTTI
A due giorni dal “Freedom day”, quando il 19 luglio in tutto il Regno Unito cadranno le restrizioni anti-covid per volere del primo ministro inglese Boris Johnson, sempre più enti e istituzioni voltano le spalle al titolare del 10 di Downing Street.
La variante Delta corre nel Paese, sono oltre 50mila i nuovi contagi registrati in 24 ore (un record dal gennaio scorso) e solo nella prima settimana di luglio ci sono stati oltre mezzo milione di britannici forzati a stare in isolamento dal sistema di allerta del Track and Trace.
Non sembra – e non è, infatti – il contesto migliore per immaginare di abbandonare l’uso della mascherina, soprattutto negli spazi al chiuso. È dello stesso parare Sadiq Khan, sindaco di Londra, che ha disposto che i dispositivi di protezione individuale debbano essere mantenuti almeno sui mezzi pubblici.
Sulla scia di questa decisione, anche diverse catene di negozi hanno annunciato che continueranno a chiedere ai clienti di indossare le mascherine mentre fanno acquisti. Nelle scuole, che in Gran Bretagna chiudono il 23 luglio, sono partiti avvisi via sms ai genitori affinché continuino a far indossare la mascherina ai propri figli fino all’ultimo giorno.
Terra bruciata intorno a Boris Johnson, la cui decisione di allentare definitivamente le restrizioni era finita nel mirino di diversi scienziati provenienti da tutto il mondo , che avevano siglato una lettera di biasimo sull’autorevole rivista scientifica “The Lancet”. “Errare è umano perseverare è diabolico”, ha detto Walter Ricciardi, presidente della World Federation of Public Health Associations, anche lui firmatario della lettera.
Una strategia, quella di raggiungere l’immunità di gregge tramite i contagi, che per il Dottor William Haseltine di ACCESS Health International, negli Stati Uniti, è “un piano disastroso perché condannerà decine di migliaia di persone alla morte o ai danni di lungo periodo causati dal Covid”.
Il ministro della Sanità Sajid Javid, che oggi è risultato positivo e ha rivelato di avere “sintomi lievi” dopo aver ricevuto entrambe le dosi di vaccino, ha previsto la possibilità di arrivare a 100mila contagi al giorno alla fine dell’estate.
Se anche un semplice 1% di questi positivi avesse bisogno di ospedalizzazione il sistema sanitario potrebbe essere messo in ginocchio. Lo stesso consulente scientifico dell’esecutivo, Chris Witty, ammette: “I ricoveri raddoppiano ogni tre settimane e potrebbero raggiungere numeri spaventosi in futuro. La pandemia ha ancora molta strada da fare in Regno Unito”.
“Il piano del governo Johnson non avrà un impatto sullo sui britannici ma colpirà tutti noi – ha aggiunto Christina Pagel, Direttrice dell’Unità di ricerca clinica del University College London – per via della nostra posizione come centro nevralgico dei viaggi internazionali, ogni variante che diventa dominante nel Regno Unito ha molte probabilità di diffondersi nel resto del globo”.
(da agenzie)
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Luglio 18th, 2021 Riccardo Fucile
NORMALE RICEVERE INSULTI, L’ITALIA E’ PIENA DI FRUSTRATI IGNORANTI E SFIGATI OMOFOBI… “TANTI ESPONENTI ED ELETTORI DI CENTRODESTRA MI HANNO DETTO “SIAMO CON TE”…. CON IL VOTO SEGRETO CI SARANNO SORPRESE
Parla a Open la senatrice di Forza Italia che, dopo aver portato la sua esperienza in
Aula è stata vittima di commenti omofobi. Lei è anche l’unica senatrice azzurra che voterà a favore del ddl Zan (o meglio l’unica a dirlo pubblicamente)
Barbara Masini ci ha messo la faccia. La senatrice di Forza Italia è andata in aula, al Senato, e ha raccontato la sua storia, la sua esperienza personale.
Lei, che convive da 12 anni con la sua compagna. Lei, l’unica tra i senatori e le senatrici di Forza Italia, che ha sempre detto di essere a favore del ddl Zan, andando contro il suo partito.
Al suo fianco, in realtà, c’è sempre stato Elio Vito, deputato di Forza Italia, “pecora nera” dei forzisti alla Camera. Anche lui pro-ddl Zan.
A Open Barbara Masini confessa che quello che le ha fatto più male sono state «le offese e alcuni silenzi» subito dopo il coming out in Senato: «Mi hanno offesa, dandomi della perventita, della malata. Dicendomi “chissenfrega della tua vita privata, pensa a lavorare”, non sbandierare la tua vita. Vattene a sinistra. Perché altri colleghi, legittimamente, come Salvini possono portare la loro famiglia nei discorsi al Senato e io no? Questo significa che c’è ancora omofobia di fondo. E mi fa male».
«Non volevo esibirmi, era un “atto dovuto”. Berlusconi? Non mi ha chiamata»
Lei, in realtà ha deciso di esporsi non per visibilità ma perché riteneva che fosse arrivato il momento di farlo, anche alla luce di alcune frasi pronunciate in Senato da alcuni senatori di centro-destra, Lega in primis.
«Non volevo affatto esibirmi, era quasi un atto dovuto per il ruolo che ricopro. Mi hanno detto persino “se non ti riguardava, non te ne occupavi”.
Io, invece, mi sono occupata di tantissime cose in Parlamento, dall’Iva per la musica al 4% allo psicologo scolastico che non c’entra niente con la comunità omosessuale». Altro che perseguire interessi personali. Per fortuna – continua Masini – la politica si è dimostrata responsabile: «Ho ricevuto tante testimonianze di gente di centro-destra che mi ha detto “siamo con te”».
Nel caso in cui dovesse essere chiesto il voto segreto al Senato, non si escludono colpi di scena. Uno che invece non si è fatto sentire per nulla è il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi (che ha criticato duramente il ddl Zan): «Sarei felice di spiegargli perché ho un’altra posizione». Ma lui, niente, nemmeno dopo il coming out, l’ha chiamata. Strano, per chi lo conosce bene.
(da Open)
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Luglio 18th, 2021 Riccardo Fucile
E I PARTITI CONTINUANO A OCCUPARSI SOLO DEI CONCORSI
Che cosa c’è di più grave, per una comunità, del sapere che la metà dei suoi giovani sono dei ritardati? Che a diciotto anni hanno le conoscenze e le competenze di tredici? Che la loro incapacità di scrivere, comprendere un testo, organizzare un discorso, risolvere problemi condizionerà in maniera irreversibile le relazioni personali, la carriera, la stessa vita di una generazione?
Niente dovrebbe destare maggiore allarme di un’emergenza educativa come questa, senza precedenti nella storia repubblicana.
Eppure l’infausta diagnosi dei test Invalsi sul livello di apprendimento degli studenti italiani non trova più di uno strapuntino sulla prima pagina dei quotidiani. E nei giorni seguenti la notizia non suscita il dibattito che ti aspetteresti, anzi scompare dal radar. Perché?
La risposta è che una buona parte della classe dirigente del Paese, e tra questa non pochi giornalisti, pensa che quei dati siano falsi. Perché i figli di questa «società stretta», di cui già parlava Leopardi nel suo «Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani», sono quasi tutti bravi, frequentano le tre o quattro migliori scuole di Roma e Milano, e mietono successi nelle università straniere, dove approdano con facilità.
Da questo circuito di relazioni e didattiche privilegiate, che riguarda il due per cento della popolazione, l’osservazione della realtà offre un quadro tutt’altro che drammatico. E, soprattutto, occulta la vista del disastro che sta a valle. Si aggiunga un’idiosincrasia o, se volete, un pregiudizio ideologico per una rilevazione oggettiva del sapere, quella dell’Invalsi, che viene bollata come una pratica neoliberista, e la frittata è fatta. Il Paese sprofonda, ignaro, nell’analfabetismo.
Se poi dai media il discorso si sposta sulla politica, la rimozione collettiva diventa depistaggio.
Sotto accusa finisce la didattica a distanza, rea di ogni gap cognitivo, relazionale, geografico e censitario. Perché, si dice, il computer riduce lo spirito critico, isola, discrimina i più periferici e i meno abbienti.
A prova di ciò si adducono le performance migliori dei test nella scuola elementare, dove le lezioni in presenza sono state meglio garantite durante la pandemia. Ma è una lettura parziale e mistificatoria.
Per capirlo basta guardare il trend delle prove Invalsi, dall’anno scolastico 2005-2006, in cui furono introdotte, ad oggi. La scuola primaria ha sempre dato risultati migliori: che poi questi derivino da una pedagogia innovativa è un’ipotesi. Ma è una certezza che nella media e nella superiore, dove si assiste da anni a un progressivo decadimento del sapere, la didattica è rimasta ancorata a un modello trasmissivo fondato sulla tradizionale lezione frontale: il professore che spiega, gli studenti che fingono di ascoltarlo
La tecnologia funziona quando è il mezzo di un insegnamento che punti su un apprendimento interattivo. Vuol dire confrontarsi, produrre contenuti culturali insieme, sviluppare pensiero critico sulla realtà.
Senza una pedagogia capace di valorizzare queste opportunità, la Dad enfatizza la tossicità di un metodo che richiede un’autodisciplina incompatibile con le nuove generazioni, produce esclusioni e apre nella società un’emergenza psichica. Ma condannare senz’appello lo smart learning può servire solo a mettere la testa sotto la sabbia e tornare a fare la vecchia e inadeguata scuola di sempre.
È l’impresa a cui si applicano in queste ore quasi tutte le forze politiche. In settima Commissione alla Camera si litiga per intestarsi l’allargamento della platea di precari da immettere. Oltre a quelli abilitati, i cosiddetti di prima fascia, si punta a garantire coloro che non hanno mai vinto un concorso, e che possono esibire come unico titolo il loro stesso precariato. È più facile negare la crisi dei saperi certificata dall’Invalsi, piuttosto che riconoscere che essa dipenda dalla lunghissima eclissi dei concorsi nella scuola italiana.
C’è l’ok del Ministero dell’Economia a coprire 112mila posti vacanti entro il 31 luglio, dopo l’approvazione del decreto sostegni bis, per poi provvedere in agosto alle supplenze delle cattedre scoperte da trasferimenti e assegnazioni varie, e avere a settembre una copertura stabile degli insegnamenti.
È paradossale, ma non troppo, che siano Lega e Pd a spingere con unità d’intenti per scorrere più in basso possibile le graduatorie e stabilizzare tutti coloro che si può, e sia invece il Movimento Cinquestelle a frenare.
Lo scollamento grillino dal tessuto sociale del Paese si specchia in una sua ridotta rappresentanza di quegli interessi corporativi che si coagulano attorno a forze politiche più radicate nella società. Ma dalla ricerca del consenso, con cui si regola in Parlamento il futuro della scuola, non potrà che venire un nuovo patto a perdere. La cui utilità marginale sarà sempre inferiore alla quantità di risorse che è necessario distribuire ai gruppi di pressione per raggiungere l’intesa.
Nei due anni della pandemia la scuola italiana ha ricevuto qualcosa come tre miliardi. La giungla di un’autonomia non governata li ha dirottati verso gli usi più disparati: ci sono istituti che hanno cambiato volto e mezzi, altri che sono rimasti al palo. Ma niente è servito a migliorare nel complesso la qualità dell’offerta formativa.
E niente di significativo è accaduto dall’arrivo a Viale Trastevere di Patrizio Bianchi, uomo di bellissime idee ma fin qui incapace di mettere a terra un solo progetto concreto, come ormai si sussurra con preoccupazione nelle stanze di Palazzo Chigi.
Nel giorno dell’insediamento, Draghi disse che a scuola era ora di recuperare il tempo perduto, rimodulando il calendario in estate.
Ma convincere i sindacati di far lavorare gli insegnanti a luglio era impresa troppo ardua per chiunque. Così la strategia di recupero si è trasformata in un’opera di risocializzazione su base volontaria, che ha visto arrivare 150 milioni di contributi agli istituti ma senza alcun censibile ritorno sulla didattica.
Quanto ai concorsi, il ministro ha fin qui varato solo quello per seimila cattedre di scienze, tecnologia, ingegneria e matematica. Ma i candidati promossi all’orale sono appena la metà dei posti banditi, forse anche a riprova di come la carriera e lo stipendio del docente non siano un richiamo per i migliori talenti.
Se i risultati dell’Invalsi passano inosservati, o piuttosto vengono disconosciuti, è perché la priorità della scuola italiana è ancora una volta finita per coincidere con il destino dei precari, cioè con la garanzia di chi aspira a lavorare e non con la tutela dei fruitori del servizio pubblico.
Il rischio è che, in attesa della conferenza programmatica che il ministro Bianchi intende organizzare per novembre, il gabinetto Draghi sciupi l’agibilità politica concessale dalla crisi dei partiti. La gravità di un’emergenza, che da formativa si è fatta anche educativa, avrebbe richiesto interventi rapidissimi e procedure speciali, simili a quelli messi in campo nella campagna per i vaccini. Non il disegno politico, ancorché di ampie vedute, di un ministro che politico non è, e che non gode di una vera e propria maggioranza politica
C’è bisogno di tempo pieno in tutto il Paese, di formazione obbligatoria, non all’uso dei computer ma all’innovazione della didattica, di un piano mirato contro la dispersione e per l’inclusione in tutte le periferie del sistema, riutilizzando le sacche improduttive di insegnanti parcheggiati al Sud nei cosiddetti organici di potenziamento. Ma, a due mesi dall’avvio dalle lezioni, i ritardi, le incompiutezze e le incognite sono le stesse degli anni scorsi.
Con in più il disagio maturato nel lungo impasse della pandemia. E ora si scopre che oltre il 15 per cento degli insegnanti non ha ricevuto neanche una dose di vaccino e, a rigor di logica, non potrebbe garantire la didattica in presenza.
Nei risultati dei test Invalsi c’è, in controluce, la fotografia di questo universo condannato al declino.
Dalla massa di minorati intellettuali e morali che lo frequenta si stacca ancora qualche studente modello, che finirà a governare il Cern di Ginevra. E che autorizzerà i benpensanti a dire che i nostri ragazzi si fanno valere all’estero, perché l’istruzione italiana è ancora la migliore.
Salvo poi svegliarsi un giorno e scoprire che la Polonia ci ha sorpassato.
(da Huffingtonpost)
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Luglio 18th, 2021 Riccardo Fucile
MA FORZA ITALIA SI SMARCA E APRE AL MODELLO FRANCESE
La Lega continua ad opporsi all’idea di importare anche in Italia un utilizzo del
green pass alla francese. “Non vorrei imporre altra burocrazia e altri problemi a un Paese che ha voglia di correre e ripartire. Non complichiamo la vita agli italiani”, ha ribadito oggi Matteo Salvini
Forza Italia apre invece al modello francese. Lo ha ribadito oggi la presidente del Gruppo al Senato, Anna Maria Bernini, senza farsi mancare una frecciatina nei confronti degli alleati della Lega: “Il Green Pass non è un intralcio burocratico alla libertà, semmai è la chiave per tenere aperta la porta della libertà scongiurando la quarta ondata di Covid. Nessuno è obbligato a vaccinarsi, ma chi lo fa ha il diritto di non essere sottoposto a ulteriori restrizioni a causa dei comportamenti altrui. La variante Delta si sta diffondendo soprattutto tra i giovani, e chi sostiene che vanno lasciati in pace finge di non capire che se loro non corrono gravi pericoli rischiano però di contagiare genitori e nonni; una spirale che va assolutamente prevenuta vaccinandoli, facendo tamponi a tappeto e attraverso un tracciamento capillare dei casi, finché i numeri lo consentono. Mentre in altri Paesi europei torna il coprifuoco, andare a caccia dei voti no vax, dunque, sarebbe irresponsabile e significherebbe non guardare all’interesse generale”.
(da agenzie)
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