Agosto 14th, 2021 Riccardo Fucile
ARRIVA DOPO ORE UN TWEET CRIPTICO SULLA MORTE DEL FONDATORE DI EMERGENCY
Oggi scopriamo che il salvare vite umane non è un gesto di solidarietà e pietas
cristiana, ma una “idea politica”.
A dirlo, con un brevissimo messaggio di “cordoglio” pubblicato sui suoi canali social, è Matteo Salvini parlando della morte di Gino Strada.
Con il fondatore di Emergency, in passato, ci furono moltissime tensioni. Infatti, le differenti visioni del mondo (e no, non si parla di politica) tra i due erano, sono e saranno sempre distanti anni luce. Ma questo non può essere ridotto a una mera etichetta – sbagliata – agganciata a un trending topic social.
“Con la morte di Gino Strada, l’Italia perde un uomo di valore. La diversità delle idee politiche lascia spazio al cordoglio e alla preghiera”, queste le poche parole dedicate dal leader della Lega al fondatore di Emergency sul suo profilo Twitter.
Certo, un messaggio distensivo arrivato solo dopo la notizia del decesso di Strada. Ma equiparare il salvataggio di vite umane a un’idea politica è quanto di più sbagliato si possa immaginare.
Insomma, ancora una volta Salvini su Gino Strada manca completamente il bersaglio. Perché il suo “cordoglio” arriva dopo una serie di liti dialettiche in cui non c’era tutto questo fair play camuffato oggi sui social. Il tutto si evidenzia in una rapida rassegna di tweet raccolti da Pietro Raffa.
“Amico dei clandestini”, “mangiatoia dell’immigrazione”. Insomma, due concetti che non sono “idee politiche”. O, almeno, questo non era lo spirito che muoveva Gino Strada che a differenza di Matteo Salvini non ha mai fatto politica e non è mai andato a caccia di voti soffiando sul vento dell’odio contro gli stranieri.
Perché c’è chi ha salvato vite umane e chi si è appuntato medaglie alla giacca, senza meriti sociali.
(da agenzie)
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Agosto 14th, 2021 Riccardo Fucile
LO RIBADIAMO: QUESTA STORIA FINIRA’ SOLO QUANDO QUALCUNO BUSSERA’ ALLA PORTA DI QUESTA FECCIA
Dietro una tastiera sono tutti leoni. E lo zoo social, anche oggi, ha offerto il peggior spettacolo possibile con gli insulti a Gino Strada.
Neanche la morte, infatti, riesce a placare l’odio che impera sulle varie piattaforme. Se da una parte arrivano messaggi di cordoglio e “call to action” come quella di Loredana Bertè, dall’altra c’è chi – con cuore (a mo’ di emoticon) impavido – si prodiga nel rilasciare i suoi commenti non richiesti su un fatto che, al massimo, dovrebbe essere accompagnato solamente da un silenzio.
Che non tutti apprezzassero il lavoro di Gino Strada è cosa nota a tutti. Si può essere in accordo o in disaccordo con loro, ma in un mondo democratico è anche legittimo ascoltare le mozioni di tutti (anche se le riteniamo sbagliate).
Ma, spesso e volentieri, gli insulti a Gino Strada sono stati privi di correlazione con la realtà. E questo fenomeno non si è spento neanche nel giorno della notizia della sua morte. Questa una rapida (neanche troppo) carrellata della vergogna presente in rete.
Un misto tra i razzisti della prima ora, i sovranisti della seconda generazione e chi non perde l’occasione per paventare la correlazione tra la vaccinazione anti-Covid e la morte del fondatore di Emergency.
Questi insulti a Gino Strada, nel giorno della sua morte, sono la cartina di tornasole di come gli italiani siano stati fomentati da una certa parte della politica (la stessa che, a tre ore dalla notizia del suo decesso, non ha ancora scritto una riga per ricordare il medico attivista) e che non riescano a fermare il proprio odio anche quando la controparte non è più in grado di rispondere. Un male atavico che Gino Strada ha provato a combattere durante tutta la sua vita.
(da agenzie)
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Agosto 14th, 2021 Riccardo Fucile
“VACCINI E APERTURA SUI PIU’ GIOVANI SONO LE PRIORITA'”
Matteo Bassetti non è pronto a barattare scienza con popolarità. 
E’ quanto emerge dall’intervista rilasciata questa mattina sulle colonne de Il Corriere della Sera, in cui il virologo si è detto “scaricato” dagli ambienti di centrodestra da quando ha cominciato la sua battaglia in favore del vaccino.
In questi due anni di pandemia il primario del reparto di malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova è stato uno dei punti di riferimento scientifici per quella parte dell’emiciclo.
A Lega e Fratelli d’Italia sono piaciute molto quelle uscite di Bassetti che tendevano a smorzare molte delle paure legate al covid. Sebbene alle volte più che rassicurazioni sono sembrate incoscienti ridimensionamenti dei fatti.
“Se Bassetti non piace più non è un mio problema. Io porto avanti le ragioni della scienza – ha raccontato il virologo -. La scienza ci dice che la soluzione, per arginare la pandemia, sta nei vaccini. Ancora oggi, nel mio ospedale, sono stati ricoverate persone fra i 40 e i 60 anni con forme di Covid che potevano essere prevenute con la vaccinazione”.
Effettivamente nella comunicazione del professore è cambiato qualcosa. “In qualche modo sono diventato una specie di idolo della destra perché ho sempre ritenuto sbagliato il terrorismo mediatico sul Covid – spiega Bassetti – e i bollettini che, almeno in certi momenti della pandemia l’anno scorso, ci informavano, ossessivamente, ogni giorno, della situazione di morti e ricoverati. Questo mio modo di fare comunicazione è piaciuto a una certa area politica”.
La linea pro vax ha costretto l’immunologo genovese a rinunciare ad una fetta di popolarità, in favore di un doveroso rispetto per la scienza. Poi il richiamo ai più giovani e l’importanza degli studenti “Non possiamo mantenere ancora i ragazzi in Dad. Hanno bisogno di stare insieme e di socializzare. Devono vaccinarsi. E per gli insegnanti si dovrebbe pensare all’obbligo”.
(da NextQuotidiano)
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Agosto 14th, 2021 Riccardo Fucile
PARLA IL DIRETTORE DI TERAPIA INTENSIVA DEL POLICLINICO DI MODENA
Massimo Girardis è il direttore della terapia intensiva del Policlinico di Modena oltre che professore all’Università di Modena e Reggio Emilia. Lavora quindi in una delle capitali dei No vax italiani, dove ogni giorno si scende in piazza a manifestare. In un’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera spiega chi sono i suoi pazienti oggi ricoverati per Covid-19: «Li dividerei in tre categorie. Chi non si è vaccinato per paura, No vax e negazionisti». I primi sono quelli che «chiedono aiuto, conforto. Riconoscono l’errore, sono riconoscenti verso medici e personale». Ma gli “ospiti” più difficili sono i cosiddetti negazionisti: «Sono convinti che il Covid sia un’invenzione del sistema e ne rifiutano l’esistenza fino a quando non riescono più a respirare e hanno bisogno di ossigeno per sopravvivere».
Girardis racconta un caso tipico: «Abbiamo qui un’intera famiglia, padre, madre e figlio. Il problema è che sono persone difficilmente gestibili. L’uomo non voleva salire in ambulanza, quando è arrivato al Pronto soccorso gridava che sarebbe andato via dopo pochi minuti. Solo quando si è risvegliato in rianimazione, dopo giorni di intubazione, si è convertito e ha ammesso l’esistenza del Covid». Il professore spiega che con loro all’inizio il dialogo è difficile: «Hanno un atteggiamento ostile nei confronti dei sanitari con i quali manca armonia. Temono di non essere assistiti come gli altri per la nomea di negazionisti e rivendicano gli stessi diritti, però allo stesso tempo rifiutano le cure. Ci sono momenti di tensione in reparto».
E questo perché «gli infermieri sono segnati da fatica e sofferenza interiore. Hanno visto tanti malati morire e il confronto con gente che nega una realtà così dolorosa rischia di generare scintille. Temo si possano verificare episodi sgradevoli».
Il problema è anche e soprattutto caratteriale: «Noi soffochiamo sotto tute e maschere, oppressi dal caldo di questo agosto. Fatichiamo, fisicamente ed emotivamente, perché ci sembra di essere tornati ai tempi bui. E poi arrivano questi soggetti che ci trattano da nemici, ci accusano di volerli uccidere intubandoli a forza».
Infine ci sono i No vax veri e propri: «Riconoscono l’esistenza del Covid ma sono contro i vaccini, barricati dietro le solite motivazioni. Non ci sono prove che funzionino, i danni si vedranno negli anni perché modificano il genoma umano, non voglio diventare suddito delle lobby industriali, eccetera. Una volta guariti si scusano per aver fatto tanta propaganda negativa sui social».
(da agenzie)
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Agosto 14th, 2021 Riccardo Fucile
I SINDACATI ESULTANO IN PIEMONTE PERCHE’ ANCHE UN NO VAX PUO’ ACCEDERE ALLA MENSA AZIENDALE: E QUESTI SAREBBERO QUELLI CHE TUTELANO I LAVORATORI?
Il governo Draghi ha imposto un dietrofront sul Green pass nelle mense di militari e
polizia. Ieri abbiamo raccontato che una circolare della Polizia di Stato datata 5 agosto – il giorno prima dell’entrata in vigore della Certificazione Verde Covid-19 obbligatoria in ristoranti e bar – esentava dalla presentazione del salvacondotto per l’accesso alle mense di servizio di Questure e Prefetture.
Ma l’esecutivo, anche a seguito delle indicazioni del ministero della Salute, fa sapere che l’obbligo tornerà in vigore superando le circolari interne della polizia. Che potevano anche rappresentare un precedente pericoloso e scatenare un effetto domino su quelle aziendali, in fermento per l’obbligo sugli operai di esibire il Green pass per la pausa pranzo sul posto di lavoro.
Una decisione che però non è piaciuta ai sindacati. «Quanto sta avvenendo nelle ultime ore con la questione Green Pass, rasenta davvero il ridicolo e l’incredibile. La certificazione verde sarà ora obbligatoria anche nelle mense delle forze di polizia. Non si può introdurre una disposizione del genere a fronte di un vaccino non obbligatorio. Si calpestano i diritti dei lavoratori in divisa e si perpetra un abuso nei loro confronti», dice Fabio Conestà, Segretario Generale del Movimento Sindacale Autonomo di polizia (Mosap).
Ieri era emerso che una circolare della polizia firmata dal caposegreteria e prefetto Sergio Bracco esentava dal Green Pass obbligatorio le mense di polizia e militari. Nel primo paragrafo dedicato alle mense di servizio si chiariva che «le attività connesse con la fruizione del vitto sono consentite a tutto il personale, fermo restando il rispetto dei protocolli o delle linee guida dirette a prevenire o contenere il contagio».
Secondo la circolare si applicava il decreto 105 che istituisce il Green Pass obbligatorio soltanto «per quanto concerne l’accesso di persone esterne/ospiti». Liberando di fatto tutte le mense di polizia e militari dall’obbligo per gli astanti di presentazione del Green Pass.
Intanto è rientrato lo sciopero alla Hanon Systems di Campiglione Fenile, nel Torinese. L’azienda ha comunicato il ritiro immediato dell’obbligo di Green pass per la mensa aziendale.
I sindacati hanno salutato la decisione come una grande vittoria. «Ci abbiamo creduto sin dall’inizio e anche la Regione Piemonte ci ha dato ragione, per cui i lavoratori mangiano tutti insieme», ha detto Davide Provenzano, leader della Fim Cisl. La Regione Piemonte infatti aveva sottolineato l’assenza di obbligo di Green pass nelle mense aziendali «fermo restando il rispetto dei protocolli o delle linee guida dirette a prevenire o contenere il contagio».
E nel frattempo dal 17 agosto, per accedere al servizio mensa dei dipendenti dentro la Città del Vaticano. La certificazione emessa dal Vaticano, che ha avuto il riconoscimento europeo, è stata resa disponibile nelle scorse settimane a tutte le persone che si sono vaccinate in Vaticano. Se non si ha il Green pass, in alternativa bisognerà esibire una certificazione medica comprovante l’impossibilità a sottoporsi a vaccinazione, secondo quanto deciso dal Governatorato. La verifica del Green pass sarà affidata al personale incaricato dalla Direzione dell’Economia dello stesso Governatorato. Si tratta della prima applicazione del Green pass all’interno del Vaticano. L’udienza generale, con la partecipazione di centinaia di persone, mercoledì 11 agosto, si è svolta senza chiedere il pass ai fedeli. E al momento non ci sono comunicazioni diverse per la prossima udienza, quella del 18 agosto, che si svolgerà sempre nell’Aula Paolo VI.
(da Open)
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Agosto 14th, 2021 Riccardo Fucile
L’EX CALCIATORE RACCONTA LA SUA ESPERIENZA
L’ex giocatore della Roma Daniele De Rossi in un’intervista a Sportweek annuncia che lascerà la Nazionale per provare a fare l’allenatore ma, soprattutto, racconta la sua lotta contro Covid-19.
La sua storia insegna che è molto pericoloso sottovalutare il Coronavirus, anche se si è giovani e forti: «L’ho preso in Bulgaria. Sono stato subito male con febbre alta, ma l’ho sottovalutato. Avevo letto che alla mia età, 37 anni, al massimo avevi tre giorni di febbre. Invece è stato un crescendo. Ho vissuto tre fasi. La prima, di malessere vero: tosse tutto il giorno e nausea. Spossante. La seconda, della paura: in ospedale allo Spallanzani, dopo aver preso la saturazione che misurava 87 i dottori, che non smetterò mai di ringraziare, hanno cambiato faccia… Sono stato quattro giorni sotto ossigeno. La terza fase è stata quella dell’attesa: finiti i sintomi, sono rimasto 18 giorni positivo, senza poter uscire».
De Rossi parla anche del video con la maschera di ossigeno e l’audio in cui racconta i sintomi di cui ha sofferto: «L’avevo mandato agli amici più stretti per rassicurarli, uno di loro l’ha girato in una chat di famiglia e da lì è uscito. L’inoltro è l’opzione peggiore di WhatsApp, andrebbe eliminato. Però anche i giornali e i siti dovrebbero fermarsi prima di pubblicare un materiale riservato senza la volontà del diretto interessato. Il dolore spettacolarizzato e questa morbosità per incidenti, infortuni, malattie, non la condividerò mai. Disumanizza la società».
Infine, due parole sui No vax: «Sono vaccinato, mai stato contro. Posso capire l’anziano che ha paura delle reazioni, ma le manifestazioni in piazza di chi parla di complotti e nega il Covid, le ritengo pura follia. Avere intorno gente che ragiona così mi spaventa. Il vaccino è l’unica strada per tornare ad avere una vita normale. Gli obblighi e le imposizioni mi fanno schifo sempre, la democrazia non si tocca, ma la tua libertà di scegliere non può intaccare la mia salute».
(da agenzie)
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Agosto 14th, 2021 Riccardo Fucile
I DATI DEL RAPPORTO DI SORVEGLIANZA INTEGRATA
Nell’ultima settimana è aumentata l’incidenza dei contagi da Covid fra i bambini nella
fascia 0-9 con un’incidenza leggermente superiore a 50 casi per 100.000 abitanti per la prima volta da inizio maggio.
In linea con quanto osservato nella settimana precedente, l’incidenza nella fascia di età 10-19 è pari a 156 per 100.000 abitanti, nella fascia 20-29 è pari a 146 per 100.000 abitanti e nelle fasce 30-39 e 40-49 è pari rispettivamente a 79 e 56 per 100.000 abitanti. Lo rivela il rapporto di sorveglianza integrata settimanale dell’Iss.
Il tasso di ospedalizzazione negli ultimi 30 giorni per i non vaccinati è stato oltre sette volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo (52 contro 7 ricoveri per 100.000 abitanti). Lo indica il rapporto di sorveglianza integrata Iss sul monitoraggio Covid sul sito Epicentro dell’Istituto.
Ecco invece il dettaglio dei dati aggiornati sull’efficacia vaccinale. I vaccini in Italia nel periodo 4 aprile-8 agosto hanno dimostrato l′82,33% di efficacia nel prevenire il contagio, il 94,7% nel prevenire l’ospedalizzazione, il 97,16% il ricovero in terapia intensiva e il 96,82% il decesso.
E’ quanto segnala l’Istituto Superiore di Sanità nei . Il livello di protezione dalla diagnosi positiva di Covi varia tra le fasce di età, andando dal 68,32% per i 12-39 enni all′88,91 degli over 80, mentre nel prevenire i ricoveri ordinari va dall′88,4% dei più giovani al 94,07 dei più anziani. Meno oscillazioni per l’efficacia sui ricoveri in rianimazione (97,15% per la fascia 40-59, 97,79% per i 60-79enni e 95,79% per gli over 80) e sui decessi (rispettivamente 95,13%, 96,89% e 96,69%).
Nel momento in cui le vaccinazioni nella popolazione raggiungono alti livelli di copertura, si verifica il cosiddetto effetto paradosso che non rappresenta più la copertura effettiva vaccinale: il numero assoluto di infezioni, ospedalizzazioni e decessi può essere simile tra vaccinati e non vaccinati, per via della progressiva diminuzione nel numero di questi ultimi.
La spiegazione di questo fenomeno, utile per la lettura dei numeri della pandemia, è contenuta nel rapporto di sorveglianza integrata dell’Iss pubblicato sul sito Epicentro. Fra gli over 80, con copertura vaccinale al 90%, il numero di ospedalizzazioni fra vaccinati con ciclo completo è pari a 294 e mentre nei non vaccinati è leggermente più basso, pari a 220, ma il gruppo dei non vaccinati in questa fascia di età è ovviamente molto più esiguo (il 10% del totale).
(da agenzie)
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