Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile
LO SPORT, L’AMBIENTE E IL CARISMA DA LEADER… POLITOLOGA CON UN PASSATO DA CAMPIONESSA DI NUOTO
È l’astro verde della politica tedesca e il 26 settembre potrebbe diventare la nuova prima cancelliera della Germania al posto di Angela Merkel.
Annalena Charlotte Alma Baerbock ha 40 anni, politologa originaria della Bassa Sassonia, è la leader insieme a Robert Habeck del partito tedesco dei Verdi.
È scesa in campo lo scorso aprile come candidata ufficiale alle prossime elezioni federali insieme ad Armin Laschet per la CDU e Markus Söder della CSU.
A proposito dei suoi rivali non ha dubbi: «Io sono il cambiamento, gli altri lo status quo». Mai stata ministra, si è da subito dichiarata pronta alla sfida rappresentando una delle principali risorse per l’ascesa del partito ambientalista in Germania.
Dietro l’onda verde che ha portato i Grüenen a raddoppiare i consensi nel giro di cinque anni e a candidarsi alla guida del Paese per la prima volta nella storia, c’è anche e soprattutto il carisma di Annalena Baerbock, capace di attirare soprattutto i giovani elettori della fascia dai 18 ai 29 anni.
Campionessa di nuoto, ora pronta a tuffarsi da un altro trampolino
Classe 1980, figlia di una pedagoga e di un ingegnere, Annalena Baerbock nasce ad Hannover, nella Bassa Sassonia. Gli anni dell’adolescenza vengono scanditi da una grande passione per lo sport che le insegna fin da subito il senso della sfida e della sana competizione: giovane promessa del nuoto agonistico, vince nei tuffi dal trampolino la medaglia di bronzo ai Campionati nazionali di Germania. Trascorre gli anni dell’università ad Amburgo dove si laurea in Scienze politiche, vola poi a Londra per un master in diritto internazionale alla London School of Economics. Sposata con Daniel Holefleisch e madre di due bambine, attualmente vive a Potsdam, città alle porte di Berlino.
I primi passi in politica e la grande vittoria del 2018
Annalena Baerbock entra a far parte del partito dei Verdi Bündnis 90/Die Grünen nel 2005. In quello stesso anno fino al 2008 lavorerà all’Europarlamento come relatrice della deputata Elisabeth Schroedter. Dal 2009 al 2013 si trasferisce a Brandeburgo ricoprendo il ruolo di presidente regionale dei Verdi per poi essere eletta con lo stesso partito al Bundestag.
Ma è il 2018 l’anno che segna l’ascesa politica della candidata Cancelliera, eletta con il 64,54% dei voti alle primarie dei Verdi. Da lì Bearbock non si è più fermata ottenendo il sostegno del 97% dei delegati (il risultato più alto di sempre). Poi, ad aprile 2021, l’annuncio più importante dato dal presidente del partito Robert Habeck: «Inizia oggi un nuovo capitolo per la nostra formazione politica» ha detto riferendosi alla candidatura di Bearbock alla Cancelleria tedesca.
I temi: dal cambiamento climatico alla discriminazione di genere
Negli anni che l’hanno vista scalare i vertici dell’attuale secondo partito tedesco, Annalena Baerbock è presto diventata punto di riferimento per le politiche ambientali dedicandosi soprattutto ai temi del cambiamento climatico e dell’economia sostenibile.
«La crisi climatica non è qualcosa di astratto. Sta accadendo proprio qui tra noi e ora dobbiamo fare tutto il possibile per tenerla sotto controllo» ha detto sull’argomento. «Siamo a un bivio in cui dobbiamo scegliere la strada per restare sotto gli 1,5 gradi e al tempo stesso ci troviamo di fronte all’opportunità storica di utilizzare il prossimo decennio per costruire una prosperità rispettosa del clima per le generazioni future».
Un altro tema che le sta a cuore è l’Europa. Politologa ed esperta di diritto internazionale, sostiene una forte politica di difesa e coesione dell’Unione. Battendosi per i diritti violati dalla discriminazioni di genere, la candidata cancelliera ha anche operato attivamente all’interno di un’associazione a favore dei profughi e si è fatta mediatrice nell’accordo che ha portato alla nuova legge tedesca sulla donazione degli organi. Nelle ultime apparizioni televisive la giovane promessa dei Verdi si è fatta paladina di una politica concentrata su bambini, famiglie e giovani. Per Baerbock si dovrebbero «sburocratizzare gli uffici di collocamento» e i versamenti dei sussidi di disoccupazione «perché un povero su tre in Germania è un bambino».
La candidatura a prossima cancelliera di Germania
«Non sono mai stata cancelliera né ministra, ma sono pronta alla sfida». La frase pronunciata il giorno in cui Baerbock ha accettato di essere la candidata ufficiale del suo partito alle prossime elezioni ha confermato il grande carisma personale e politico dell’ambientalista.
La promessa dei Verdi si è oramai conquistata nel Bundestag, insieme ai Grüenen, un posto importante che ora sembra non essere disposta a cedere tanto facilmente.
(da Open)
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Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile
LA GUARDIA DI FINANZA GLI HA NOTIFICATO L’AVVISO DI GARANZIA PER PECULATO
L’ex consigliere comunale Enzo Liardo, ora in corsa col partito di Meloni, è finito
nel registro degli indagati insieme a un dipendente comunale dell’Anagrafe. Avrebbe ottenuto elenchi di elettori sottobanco
La Guardia di Finanza di Torino ha notificato l’avviso di garanzia per concorso in peculato all’ex consigliere comunale Enzo Liardo, candidato di Fratelli d’Italia alla elezioni comunali.
I militari lo hanno atteso nell’ufficio Anagrafe centrale per poi controllare i dati del telefono e del computer.
Secondo lui, il mandato dei pm Francesco Pelosi e Paolo Toso è il risultato di «un’imboscata di qualche avversario». Secondo quanto raccolto dai magistrati, invece, Liardo sarebbe entrato in possesso di elenchi con i nomi e i dati di residenza degli elettori, ottenuti tramite un dipendente comunale ora indagata in concorso.
Le informazioni in questione erano disponibili a pagamento per tutti gli altri candidati e sarebbero state ottenute sottobanco da Liardo.
Gli inquirenti stanno ricostruendo anche i metodi con cui venivano accelerate le pratiche di duplicazione dei certificati elettorali:
Al momento Liardo resta in corsa per le elezioni del prossimo 3 e 4 ottobre.
(da agenzie)
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Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile
POI SE LA PRENDE CON MATTARELLA, “REO” DI NON AVER LETTO BENE IL DECRETO
Solo qualche giorno fa, al Senato, il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri era stato ripreso dal Presidente di turno (il leghista Calderoli) per aver utilizzato il termine “idiozie” per parlare delle paradossali tesi no vax portate avanti da alcuni parlamentari.
Il motivo? Queste parole non sono consentite nella dialettica parlamentare. Poi, però, ieri è stato permesso alla deputata del Gruppo Misto (ex MoVimento 5 Stelle) Sara Cunial di paragonare il Green Pass alle leggi razziali.
Parole in libertà, con la reprimenda arrivata solo al termine del suo folle discorso in Aula.
“Nel 1938 molti studenti italiani, per una fede diversa da quella della massa, sono stati espulsi dalle scuole e dalle biblioteche. Ora nel 2021 sono nuovamente sbarrati a noi cittadini quei luoghi. Questo è inaccettabile”.
Inaccettabile sì, come il paragone tra due eventi storici che – per ovvi ed evidenti motivi – non possono essere minimamente essere paragonati e messi sullo stesso piano.
Ma la dichiarazione di Sara Cunial prosegue ancora: “Siamo milioni a non essere disposti a sottostare al vostro ricatto. La nostra libertà è l’unica cosa per cui possiamo veramente lottare. Questa Camera è supina a un governo dittatoriale al soldo delle lobby”.
Prima dell’intervento di Andrea Mandelli, presidente di turno alla Camera, Cunial attacca anche Sergio Mattarella: “Siamo proprio sicuri che il presidente della Repubblica abbia letto il contenuto del decreto sul super Green pass obbligatorio per i lavoratori? È chiaro che un garante della Costituzione non possa che essere stato a sua volta costretto e ricattato a firmare un ignobile nefandezza come quella, capace di cancellare i nostri diritti e rovesciare le nostre sovranità, compresa quella della Camera, supina a un governo dittatoriale, al soldo delle lobby finanziare e delle famiglie di Davos e Bilderberg”.
(da agenzie)
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Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile
VERTICI FORZISTI INFEROCITI PER LA SCORRETTEZZA DEL LEGHISTA
“Salvini vuole mostrare i muscoli perché è in difficoltà. Ma non può farlo mica a
nostro danno…”. A fatica, nella ristretta corte di Silvio Berlusconi, si trattiene l’ira per la campagna acquisti avviata dal leader della Lega a dieci giorni dalle amministrative.
C’è un silenzio forzato, dentro Forza Italia, che accompagna una mossa che fa deflagrare il centrodestra, che ne pone in risalto le distanze interne, che manda in archivio i progetti di federazione e mette in dubbio persino la tradizionale kermesse dei tre capi-partito a chiusura della campagna elettorale: l’evento non è ancora stato programmato e nessuno sa più dove e soprattutto se si farà.
Attorno alla vicenda apparentemente minima del passaggio alla Lega di tre esponenti forzisti lombardi, i consiglieri regionali Alessandro Fermi e Mauro Piazza e l’ex presidente della Provincia di Lecco Daniele Nava, si consuma uno psicodramma nella coalizione.
I vertici azzurri restano sorpresi dalla tempistica dell’operazione di Salvini e non comprendono l’atteggiamento “predatorio” nei confronti di un alleato con cui, fino a qualche settimana fa, addirittura si ipotizzavano liste comuni alle prossime Politiche. Il tutto, peraltro, per acquisire un valore aggiunto molto limitato alle Comunali di Milano, visto che i neo-leghisti vengono da altre zone della Lombardia. Forza Italia riconduce l’”aggressione” alla volontà del senatore milanese di uscire mediaticamente da un’impasse determinata da spaccature e defezioni nel suo partito, ultima quella dell’eurodeputata Francesca Donato, parlamentare numero cinque a lasciare il gruppo di Bruxelles nel giro di un solo anno.
Salvini, a Milano, tiene a dimostrare che la sua Lega è ancora attrattiva. E, nel salutare i nuovi arrivi, dice che “nei prossimi giorni entreranno in Lega alcuni parlamentari di diverse parti, non solo di centrodestra”.
Circolano alcuni nomi, quello del deputato friulano di Fdi Walter Rizzetto (che smentisce categoricamente) e quello del siciliano di Iv Francesco Scoma, anche lui un ex di Forza Italia, che invece è realmente in marcia verso il bastimento del Capitano. Poi nega, ancora una volta, qualsiasi spaccatura con l’ala governista
Ma è un fuoco di sbarramento che non copre i comportamenti in aula, che non nasconde dalla visuale quella metà (o quasi) dei deputati assenti al momento di votare la conversione in legge del decreto del governo sul Green Pass.
In questo scenario, certo è che il centrodestra procede in ordine sparso in Parlamento, con comportamenti differenti sia sulle misure anti-Covid che sulla riforma della giustizia, e nel giorno del big bang finisce per litigare pure sull’Europa.
Salvini decide di rilanciare il progetto di un gruppo unico di Destra al parlamento europeo
Di lì a poco il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani gelerà il capo del Carroccio: “Credo sia giusto collaborare ma mi sembra impossibile che nasca un gruppo unico di destra”.
Si litiga su tutto, mentre corre il count-down verso il voto. Un esperto frequentatore delle aule parlamentari come Giafranco Rotondi ci ride su : “Matteo Salvini domanda la federazione a Berlusconi e poi scippa alcuni consiglieri regionali a Forza Italia a Milano. Donat Cattin avrebbe fatto saltare l’alleanza”.
Il segretario leghista però dà la colpa del mancato abbraccio a Forza Italia: “Non impongo cose controvoglia”, afferma con riferimento alle resistenze delle ministre Gelmini e Carfagna. Determinando infine un’irritazione montante anche dalla parte più dialogante di Forza Italia.
Il giorno dell’orgoglio salviniano si spegne in un tramonto caotico per il centodestra.
(da agenzie)
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Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO SICILIANO SCOMA INGROSSA LA FILA DEI TRASFORMISTI… GIUSTO IN TEMPO PER FARSI TROMBARE TRA UN ANNO
“Non sono un trasformista, ritorno da dove ho iniziato”, si affretta a dichiarare la new entry leghista Francesco Scoma, eletto in Forza Italia nel 2018, passato in Italia Viva nel 2020, approdato da Salvini in queste ore.
Che vuoi che siano un paio di cambi di casacca a fronte dei duecentosessantasette dall’inizio della legislatura (dati Openpolis, 11 settembre), di cui 119 solo nell’ultimo anno, un record.
D’altra parte che ci fossero forze fresche in arrivo non solo dal centrodestra lo aveva annunciato lo stesso leader del Carroccio in pieno scouting per elaborare l’addio della pasionaria no vax Francesca Donato.
E sono superati i tempi in cui Salvini tuonava contro “i Verdini e gli Scilipoti” con parole un po’ così: “Se vieni eletto in Parlamento con quel partito e cambi, te ne vai a casa, ti togli dalle palle, e molli la poltrona”.
Di Salvini, Scoma condivide “l’approccio politico” mentre non è affatto deluso da Renzi, che “resta un politico di livello”; semmai il problema è che il deputato palermitano non nutre più speranza per il progetto politico centrista, “che non è mai partito”.
Quella di affrescare con larghe pennellate politiche il proprio nuovo posto nel mondo è antica e nobile arte, che Scoma non disdegna.
Così vale la pena ricordare quello che lo stesso disse a Repubblica Palermo lasciando Silvio Berlusconi (“uomo, politico e imprenditore straordinario”): ”È una decisione sofferta, ma in Forza Italia non esiste più dialettica politica, non esiste più dialogo”.
Nel mirino allora c’era l’assenza di partecipazione e soprattutto il plenipotenziario Gianfranco Miccichè “chiuso nel suo fortino”.
Nell’obiettivo di Scoma oggi c’è il “sindaco in fuga” Leoluca Orlando e il suo posto a Palazzo delle Aquile. Il voto è nel 2022.
Intanto dalla Sicilia arriva qualcosa in più di un monito. “Chi sceglie ora di andare via, poi, sbaglia i suoi conti e rischia di perdere oltre che la faccia anche la poltrona”, ringhia Davide Faraone, senatore eletto col Pd e passato con Renzi ai tempi della scissione.
(da Huffingtonpost)
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Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile
IN DUE SETTIMANE – 41% , APPENA 486.000 PRIME DOSI DAL 15 AL 21 SETTEMBRE
A fronte di scorte che superano le 10 milioni di dosi, crollano i nuovi vaccinati,
che in sole due settimane vedono una riduzione del 41% con solo poco più di 486.000 prime dosi effettuate dal 15 al 21 settembre.
L’esitazione vaccinale persiste negli over 50 e frena la vaccinazione nella fascia 12-19 anni. Lo evidenzia il nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe.
Il decreto recentemente approvato, impone l’obbligo del Green Pass sul posto di lavoro a partire dal 15 ottobre: la speranza è che possa aiutare a sbloccare questa situazione di stallo, spingendo le persone non ancora vaccinate a sottoporsi all’iniezione anti covid.
Al 22 settembre (ore 6.16) risultano consegnate 93,5 milioni di dosi di vaccini, il 75% della popolazione (44,4 milioni) ha ricevuto almeno una dose e il 69,8% (41,3 milioni) ha completato il ciclo.
Continua però a scendere il numero di somministrazioni settimanali: sono state 1,48 milioni, ma di queste solo 486.000 erano prime dosi, “un crollo rispetto alla risalita di fine agosto (831mila)”.
Rispetto alla copertura vaccinale, 3,7 milioni di over 50 (13,5%) non hanno ancora completato il ciclo vaccinale, con rilevanti differenze regionali (dal 16,3% della Calabria al 6,3% della Puglia): di questi, 2,88 milioni non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose. A fronte di un appiattimento dei trend di vaccinazione in questa fascia di età, le fasce 20-29 e 30-39 anni continuano a salire, seppure ad un ritmo meno sostenuto.
Mentre la fascia 12-19 mostra segni di frenata: quasi 1,5 milioni di ragazzi non ha ricevuto una dose di vaccino. “Stante l’attuale e ingiustificata indisponibilità pubblica di dati sulle prenotazioni non è possibile sapere in che misura questi numeri saliranno nelle prossime settimane per effetto dell’estensione dell’obbligo di green pass sui luoghi di lavoro”, evidenzia il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.
(da agenzie)
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Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI UN OPERAIO VENETO CHE FA ANCHE IL SINDACALISTA: CACCIATO ANCHE DALLO JUVENTUS CLUB
Vive e lavora a Rovigo. È (anzi, era) iscritto allo Juventus Club “Gaetano Scirea” di Castagnaro (in provincia di Verona). Fa l’operaio in una fabbrica in Veneto e, tra le altre cose, ricopre anche il ruolo di rappresentante sindacale.
Insomma, si tratta di una persona che combatte (o almeno dovrebbe, per il suo ruolo) difendere gli altri dai soprusi chiedendo e lottando per le loro tutele.
Questo è il ritratto di un “tifoso” bianconero. Di quel tifoso che si è reso protagonista degli insulti razzisti nei confronti di Mike Maignan, il portiere del Milan.
Il video dei suoi insulti razzisti e delle continue bestemmie è diventato virale sui social e ha sollevato, ancora una volta, il problema razzismo all’interno degli stadi italiani
Ma proprio da quel filmato si è riusciti a risalire alla sua identità, con tutte le conseguenze annesse a livello “sportivo” e “penale”.
Per lui, dopo l’identificazione da parte degli uomini della Digos, è scattata la denuncia per istigazione all’odio razziale.
Inoltre, nei suoi confronti, è già scattata la prima sanzione per violazione del regolamento interno all’Allianz Stadium (l’impianto di proprietà della Juventus). Oltre al Daspo (che prevede la non possibilità di accedere agli impianti sportivi, anche se ancora non se ne conosce la quantificazione, in termini temporali), l’operaio di Rovigo rischia di avere anche ulteriori problemi con la giustizia.
A tutto ciò si lega anche un’altra questione (di secondo piano, ma quantomeno simbolicamente giusta): l’uomo è stato anche cacciato dallo Juventus Club “Gaetano Scirea” di Castagnaro.
(da NextQuotidiano)
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Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile
LA GIUSTA ACCOGLIENZA A DUE SOGGETTI CHE CON BATTIATO NON C’ENTRANO UNA MAZZA… POSSONO SEMPRE ANDARE A FARE I SOVRANISTI ALLA FESTA DELLA LEGA
Vittorio Sgarbi sale sul palco della serata-omaggio a Franco Battiato e il
pubblico dell’Arena fischia a tal punto che il critico d’arte deve abbandonare la scena.
Con lui anche Al Bano, evidentemente imbarazzato di fronte all’inaspettata reazione dei fan del Maestro.
È quanto avvenuto martedì sera a “Invito al viaggio”, il concerto dedicato a Franco Battiato, recentemente scomparso, in Arena di Verona.
Alice, Fiorella Mannoia, Colapesce e Dimartino, Eugenio Finardi e Jovanotti: sono solo alcuni dei numerosi artisti arrivati per ricordare il Maestro.
Fuori programma, a dare il loro saluto si sono presentati anche Vittorio Sgarbi e Al Bano.
Ad annunciarli è stato Umberto Broccoli, di fatto il narratore della serata. I due sono stati accolti tra i fischi di mezza Arena.
“Fascista”, grida qualcuno all’indirizzo del critico d’arte. E ancora: “Sei inopportuno, vai via”.
A fatica Sgarbi riesce a parlare tanti sono i fischi e prima di andarsene fa un cenno alla sorella tra il pubblico: “Saluto mia sorella e tanto mi basta, e a quelli che mi insultano dico “siate felici””.
Detto questo, il ferrarese ha quindi abbandonato il palco. Stessa sorte è toccata ad Al Bano, forse colpevole solamente di essere entrato in scena con Sgarbi.
Imbarazzato, il cantante pugliese ha cercato di sdrammatizzare: “Se sono qua è colpa di Sgarbi. Ma la miglior cosa è che come sono arrivato, me ne vada”.
(da agenzie)
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Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile
FINO A IERI ERA PER “L’ABOLIZIONE TOTALE”… E LA RACCOLTA DI FIRME DI RENZI? NON E’ MAI PARTITA
Tra fine agosto e inizio settembre i due Matteo erano allineati: “Dobbiamo
assolutamente cancellare il reddito di cittadinanza”.
Il leader della Lega poi ha cambiato versione – e ha prevalso la linea Giorgetti, più filogovernativa – arrivando a sostenere che “il reddito per chi non può lavorare è sacrosanto”.
Martedì sera a Porta a Porta ha completato l’inversione a U, aggiungendo alla lista dei beneficiari anche i caregiver. Intanto l’ex premier ha fatto sparire dai radar la questione referendum: ora dice che Draghi cambierà la misura per merito suo, ma il lavoro sui correttivi era cominciato già lo scorso marzo
A fine agosto Matteo Salvini è sicuro, così sicuro da volerci mettere anche la firma: il reddito di cittadinanza va abolito.
Lo ripete per tutta l’estate e il 28 agosto da Pinzolo annuncia: “In manovra economica l’emendamento per farlo lo metto io, avrà la mia prima firma. Dobbiamo assolutamente cancellare il reddito di cittadinanza”.
Una posizione intransigente, che si affianca a quella dell’altro Matteo, Renzi, che nel frattempo il 2 settembre al Tg4 annuncia definitivamente il quesito del suo referendum abrogativo.
La raccolta firme del leader di Italia Viva poi non è mai partita, nonostante la possibilità di raccoglierle online.
Mentre Salvini? La sua posizione è magicamente sfumata, giorno dopo giorno, fino alla giravolta completa compiuta ieri sera, martedì 21 settembre, ospite a Porta a Porta su Rai1: “Firmerò io l’emendamento in legge di bilancio”, ribadisce il leader della Lega. Ma le parole abolire e cancellare sono scomparse.
La posizione del Carroccio oggi è per “confermare questo sostegno a chi non può lavorare: disabili, invalidi, chi ha la moglie, il marito o il figlio a casa da curare 24 ore su 24. Non puoi lavorare? Non ti abbandono, ti aiuto, ti proteggo”. Un’inversione a U compiuta nel giro di tre settimane.
I ripensamenti di Salvini cominciano a inizio settembre. Ancora domenica 5 il leader della Lega da Cernobbio spara contro il sussidio, affiancato da Giorgia Meloni: “Il reddito di cittadinanza si è rivelato sbagliato – dice – proporrò un emendamento alla manovra per destinare alle imprese questi soldi”.
Nel frattempo però qualcosa sta cambiando. Da qualche giorno la stampa nazionale non attacca più la misura voluta dal M5s e approvata dal governo Conte 1.
Anche in questo caso, per tutta l’estata i media hanno martellato il reddito di cittadinanza, spesso “torturando” numeri e statistiche.
Poi a settembre su quegli stessi giornali, dal Corriere della Sera a La Stampa, trovano improvvisamente spazio gli interventi di esperti che suggeriscono cambiamenti piuttosto che la cancellazione.
Il 6 settembre Salvini incontra Giancarlo Giorgetti al consiglio federale della Lega. Il ministro dello Sviluppo economico non parla di abolizione, ma dice che “andrebbe trasformato in lavoro di cittadinanza“.
E il leader capisce l’antifona, cominciando a cambiare la sua posizione: “L’ impegno è presentare, in sede di Bilancio, un emendamento a mia firma, in cui chiederemo di rivedere o cancellare il reddito di cittadinanza”. “Penso ad ammettere questa misura solo per quelli che non possono lavorare, ma per il resto dobbiamo cancellarlo”, specifica Salvini.
Il leader è in minoranza, un po’ come sulla questione green pass e vaccini: deve correggere il tiro e adattarsi alla linea filo-governativa, quella guidata da Giorgetti, che prende sempre più piede anche tra i governatori.
D’altronde, già il 6 agosto il presidente del Consiglio Mario Draghi era stato chiaro: “Il concetto alla base del reddito di cittadinanza io lo condivido in pieno”.
Un mese dopo la posizione non è affatto cambiato, come chiarisce il 7 settembre il Corriere della Sera, che titola: “Draghi non tocca il reddito“.
Si parla solo di eventuali cambiamenti, definiti correttivi o miglioramenti a seconda delle posizioni.
Anche Renzi, dopo aver gettato il sasso, comincia a tirare indietro la mano: promuovendo il suo libro, ormai da luglio annunciava un referendum per abrogare il reddito di cittadinanza. Il 2 settembre presenta il quesito, l’8 settembre a L’Aria che tira su La7 già cambia versione: “Aver permesso di aprire la discussione sul reddito di cittadinanza ha portato al fatto che Draghi lo cambierà“.
Falso, visto che il comitato per la valutazione del reddito di cittadinanza è attivo già dallo scorso marzo, mentre il libro di Renzi è uscito a luglio e il quesito del referendum è stato annunciato a settembre, quando Draghi aveva già chiarito che la misura sarebbe stata rivista, non cancellata.
Renzi racconta di aver già ottenuto il suo obiettivo per non dire che ha rinunciato a raccogliere le firme. Tra l’altro, per votare tra il 15 aprile e il 15 giugno 2022, dovrebbe arrivare a quota 500mila entro il 30 settembre: se avesse voluto davvero raggiungere questo obiettivo – sfruttando anche la possibilità della firma digitale – la raccolta sarebbe già iniziata.
Se invece dovesse partire nelle prossime settimane o mesi, sarebbe comunque impossibile votare prima del 2025, perché la legislatura scade a marzo 2023 e nell’anno precedente e nei sei mesi successivi non è possibile per legge depositare una richiesta di referendum.
Passa un’altra settimana e pure Salvini comincia a cambiare registro: “Rivediamo il reddito di cittadinanza e togliamolo ai furbetti che non hanno voglia di fare niente”, dice dal palco a Rosarno. La giravolta parte dalla Calabria, una regione del Sud, l’area dove si concentrano oltre 2 milioni di beneficiari.
“Qual è la posizione della Lega? E’ fondamentale – sostiene il leader del partito – garantire e aiutare, come deve fare uno stato serio, chi non può lavorare e non ce la fa perché disabile, fragile o è arrivato ad una certa età e non può rientrare nel mondo del lavoro. Aiutare gli ultimi. Però regalare redditi a caso soprattutto a immigrati che non fanno un accidente dalla mattina alla sera non è possibile, non è giusto, non è morale”. Eccolo il nuovo mantra di Salvini: togliere il sussidio agli stranieri.
Anche se di fatto è la categoria che ad oggi meno beneficia della misura, visto che uno dei paletti per accedere al reddito di cittadinanza prevede la residenza in Italia da almeno 10 anni. Non a caso è uno dei correttivi suggeriti dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico: “Aumentare la cifra che va alle famiglie numerose e ridurre i paletti per gli immigrati”.
Dalla Calabria Salvini si sposta in Veneto: il 19 settembre è a Bovolone, ma il (nuovo) ritornello non cambia. “Garantire un’integrazione al reddito per chi non può lavorare, per gli anziani, per i disabili, per quelli che hanno la schiena rotta è sacrosanto“, dice il leader della Lega.
Tra l’altro, “chi non può lavorare” rappresenta praticamente i due terzi dei beneficiari del reddito. Circa 900mila beneficiari sono infatti minorenni, mentre altri 135mila nuclei familiari percepiscono la pensione di cittadinanza. I soggetti al patto per il Lavoro, stando all’ultimo report Anpal di luglio, sono circa un milione di persone su oltre tre milioni di beneficiari.
Salvini nel Veronese non vuole colpire solo gli stranieri ma anche “le centinaia di migliaia di persone che lo prendono senza meritarlo“. Quindi bisogna togliere il reddito “a tutti quelli che non hanno voglia di lavorare“. Una categoria quanto meno indefinita, ammesso che esista: è la “teoria del divano”, che a sua volta non ha mai trovato riscontro nei dati Istat.
Inoltre, man mano che passano i giorni Salvini allunga invece la lista delle persone che devono beneficiare del reddito di cittadinanza: nella puntata di Porta a Porta di martedì sera, a “chi non può lavorare”, ai pensionati e ai disabili si sono aggiunti anche i caregiver.
Alla fine, la certezza è che il referendum di Renzi è sparito dai radar e pure Salvini non vuole più abolire il reddito.
Ancora promette un emendamento alla legge di bilancio a sua firma, ma il ministero del Lavoro è già da tempo impegnato a definire i miglioramenti al reddito: la proposta potrebbe finire presto sul tavolo del governo e viaggiare separata rispetto alla manovra. I correttivi, peraltro, riguardano principalmente la modifica della scala di equivalenza per evitare di penalizzare le famiglie numerose e la revisione del peso dell’affitto sul sussidio a seconda del territorio di residenza.
Ma Draghi proprio martedì ha ribadito, questa volta mettendolo anche nero su bianco nella sua risposta a uno studente, che il reddito di cittadinanza non si tocca, “è ispirato a valori costituzionali, come l’eguaglianza e la solidarietà politica, economica e sociale”. I limiti ci sono, “soprattutto per quanto riguarda le politiche attive del lavoro”. Su questo sì, il governo vuole intervenire.
(da Il Fatto Quotidiano)
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