Settembre 25th, 2021 Riccardo Fucile
IL POST INSULSO E’ RISULTATO CONTROPRODUCENTE E IL CAPITONE E’ BATTUTO IN RITIRATA… VISTOSO CALO DELLE INTERAZIONI SUI SOCIAL, ORMAI SONO PIU’ LE CRITICHE CHE I CONSENSI
La nuova linea di Matteo Salvini sui social network fa una prima vittima. Dopo l’addio (o l’arrivederci?) di Luca Morisi alla “Bestia”, ieri un filmato che ritraeva un uomo che si masturbava in un parco a Milano è stato rimosso dal suo profilo Instagram a un paio d’ore dalla sua pubblicazione.
«Schifo assoluto davanti ai bambini e in pieno giorno. Non è questa la Milano che vogliamo», era il commento del Capitano che accompagnava il filmato.
Che è stato cancellato contravvenendo alle regole non scritte del social networking, le quali prevedono che mai e poi mai si elimini un’aggregazione effettuata: basti ricordare al riguardo che il famoso video in cui Salvini citofonava a casa di una famiglia a Bologna per accusare un cittadino di spaccio è stato rimosso da Facebook e non dal Capitano.
D’altro canto va sottolineato che rispetto a quell’epoca la fase della vorticosa crescita dei consensi intorno al leader della Lega sembra essersi arrestata da tempo.
Il Corriere della Sera scrive oggi che a provarlo è anche l’analisi dell’engagement (ovvero, le interazioni con i contenuti aggregati) innescato dai profili del leader su Facebook e Instagram: l’entusiasmo pro Capitano si è raffreddato e il tenore dei commenti degli utenti è ben più negativo rispetto ai tempi d’oro del Papeete.
E la Lega è in una fase nuova, dove l’appoggio al governo Draghi prevede un altro aplomb anche per il leader che ha fondato le sue fortune sul populismo.
«Al governo con Draghi siamo in una fase totalmente nuova e dobbiamo adeguare la nostra linea politica e comunicativa», è il messaggio recapitato a Salvini da alcuni big leghisti secondo il quotidiano.
E il sofferto passo indietro di Morisi — da dieci anni al fianco del «Capitano», soprannome coniato da lui stesso — rientrerebbe in questo quadro di rinnovamento.
Di certo l’addio del Casaleggio di Salvini non tocca gli assetti del sistema di comunicazione del Carroccio: «Il team social continuerà a lavorare come ha fatto finora», fanno sapere le stesse fonti.
Anche se il leader continua a perdere apprezzamenti a dispetto dei 400mila euro spesi in due anni in sponsorizzazioni su Facebook. Per Morisi tra l’altro si parla di «una pausa di riflessione» e non di un addio.
Anche se il guru di Salvini da tempo non si faceva vedere più a Roma e rimaneva confinato nella sua abitazione di Mantova. Tra gli uomini della vecchia guardia del Nord vicini a Giancarlo Giorgetti, quando si cercavano le cause delle difficoltà del Carroccio, il nome di Morisi veniva scandito con insistenza.
In molti lo volevano fuori dalla Lega. E alla fine così è stato.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2021 Riccardo Fucile
L’UOMO RIFIUTAVA DI AMMETTERE L’ESISTENZA DEL VIRUS
Un autotrasportatore di 56 anni, residente a Codevilla (Pavia) in Oltrepò Pavese
e conosciuto per le sue posizioni No vax, è morto a causa di Covid-19.
Dopo il tampone positivo, agli inizi di settembre, ha provato a curarsi a casa, ma le sue condizioni sono rapidamente peggiorate ed è stato portato in ospedale dove è deceduto poco dopo.
A darne notizia è oggi il quotidiano La Provincia pavese. Il 56enne non si era vaccinato: una scelta in linea con le sue convinzioni già manifestate ai tempi del primo lockdown del 2020.
Chi lo conosce racconta che l’autotrasportatore rifiutava anche di ammettere l’esistenza del virus; inoltre ha sempre contestato le regole introdotte per limitare i contagi, dall’utilizzo della mascherina sino al Green pass.
Sui social seguiva gruppi negazionisti, dove vengono espresse posizioni decisamente contrarie ai vaccini.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2021 Riccardo Fucile
LI CHIAMA “GUARDIE BIANCHE DEI POTERI FORTI” E “PAGLIACCI RIVOLUZIONARI PAGATI DAL SISTEMA” SENZA ACCORGERSI CHE VOTAVANO PER LEI
A disturbare l’evento di Fdi non sono «guardie bianche dei poteri forti», come li definisce Meloni, «non sono pagliacci ridicoli rivoluzionari finanziati dal sistema». Sono invece no vax e no Green pass che si sentono traditi dalla svolta vaccinista di Meloni
A guardare il video, sembra di essere di fronte a una scena del tutto ordinaria.
La leader sul palco di un comizio politico perde la pazienza a causa di un gruppo di disturbatori antagonisti che provoca chi è sul palco e ostacola il regolare svolgimento dell’evento.
Ma se ci si sofferma ad ascoltare attentamente da chi vengono quelle provocazioni, il messaggio che veicolano, e contro chi la leader sta perdendo le staffe, la scena assume tutto un altro significato.
Siamo a Torino, Giorgia Meloni è sul palco di Fratelli d’Italia per sostenere il candidato sindaco Paolo Damilano a pochi giorni dalle elezioni amministrative.
Dalla piazza alcuni contestatori le urlano: «Venduta, traditrice, assassina». Il riferimento è al repentino cambio di rotta in tema vaccini e Green pass.
A disturbare l’evento di Fdi non sono quindi «guardie bianche dei poteri forti», come li definisce Meloni, «non sono pagliacci ridicoli rivoluzionari finanziati dal sistema», e neanche «antagonisti dei centri sociali che occupano spazi pagati dai cittadini».
Sono invece no vax e no Green pass che si sentono traditi dalla sterzata di Meloni.
Tra i contestatori, in particolare, c’è anche Marco Liccione, ex militante di Fratelli d’Italia, che – come documentato da Il Foglio – si è sentito tradito da Fdi e dalla sua leader.
Ripreso dalle tv locali, megafono alla mano, contesta la svolta vaccinista di Meloni e sui suoi canali social esprime tutto il suo stupore per essere stato associato ai «centri sociali».
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2021 Riccardo Fucile
LA DECISIONE DELLA FEDERAZIONE PUGILISTICA
Per ora si tratta di un provvedimento provvisorio, in attesa della che vengano
concluse le indagini ma la Procura Federale della Federazione pugilistica italiana ha sospeso Michele Broili “per presunte gravi violazioni disciplinari”.
Per ora la sospensione è in vigore fino al 19 novembre, quando dovrebbero terminare le indagini.
Broili era stato sconfitto da Hassan Nourdine sabato scorso dopo essersi presentato sul ring per il titolo italiano dei pesi Superpiuma con dei tatuaggi sul corpo che inneggiavano al nazismo.
La Federpugilato aveva diramato un comunicato in cui spiegava di voler “chiarire immediatamente la propria posizione e renderla pubblica”.
“Durante l’incontro – si legge nella nota – si sono notati alcuni tatuaggi sul corpo del Pugile Broili inneggianti al nazismo e, come tali, costituenti un comportamento inaccettabile e stigmatizzato da sempre dalla Federazione Pugilistica Italiana, la quale è costantemente schierata contro ogni forma di violenza, discriminazione e condotta illecita e/o criminosa. Ovviamente di tale comportamento è esclusivamente responsabile il tesserato che lo ha posto in essere e, semmai, indirettamente ed oggettivamente la Società di appartenenza che lo abbia avallato e/o tollerato. Alcuna responsabilità può e deve essere ascritta alla Federazione Pugilistica Italiana, la quale non può essere a conoscenza delle scelte personali di ogni singolo tesserato sino a quando non ne abbia contezza”.
Per quanto riguarda la sospensione, è stato il Procuratore a chiederla come misura cautelare, istanza accolta dal Tribunale federale.
Per Michele Broili perciò fino al 19 novembre è interdetta ogni attività agonistica, sociale e federale. Il Tribunale ha anche disposto l’audizione dello stesso Broili per lunedì prossimo, 27 settembre.
Nourdine dopo la vittoria aveva commentato: “Ho trovato quelle scritte oscene. La Federazione doveva accorgersi dall’inizio che questo pugile aveva simpatie naziste. Ignoranza? Non ci sono giustificazioni. Chi ha fatto almeno le scuole medie sa cosa ha fatto il nazismo e chi non ha potuto frequentare sa cosa sia stato l’Olocausto. Incitare all’odio è punito dalla legge. Ma, vista la situazione, c’è stato anche più gusto a vincere”
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2021 Riccardo Fucile
COSA E’ SUCCESSO: UN CASO PARADOSSALE… IL COMMENTO DELLA TESTATA GIORNALISTICA
Come vi stiamo raccontando, in queste ore ci troviamo nostro malgrado al centro di un caso piuttosto anomalo, determinato dalla decisione del Tribunale di Roma di procedere al sequestro preventivo e all’oscuramento dell’inchiesta Follow The Money di Fanpage.it, avente per oggetto i legami fra Lega e Ugl, nonché il ruolo dell’ex sottosegretario all’Economia del governo Draghi Claudio Durigon.
Qui il direttore Francesco Cancellato aveva fatto il punto della situazione e segnalato le ragioni per cui ritenessimo il provvedimento del Gip del Tribunale di Roma profondamente sbagliate, ma anche potenzialmente lesive di diritti costituzionalmente garantiti.
Non solo perché le norme di rango costituzionale tutelano la stampa da sequestri e censure, ma anche perché il reato di diffamazione non consentirebbe al giudice di effettuare sequestri preventivi.
A nostro modo di vedere, inoltre, il decreto con il quale ci era stata notificata la decisione del Gip partiva da premesse errate, si basava su una conoscenza approssimativa dei fatti, saltava a conclusioni frettolose e non teneva conto delle peculiarità di un’inchiesta giornalistica.
Dopo la nostra denuncia, abbiamo ricevuto la solidarietà di migliaia di lettori, di autorevoli esponenti politici, nonché il supporto dell’ordine dei giornalisti, della FNSI, di Articolo 21 e di tantissime altre associazioni e organizzazioni che si battono per la difesa della libertà di stampa e del diritto all’informazione.
La notizia, come ormai saprete, è che dopo sole 24 ore la Procura di Roma ha fatto un passo indietro e, in tempi record, ci ha notificato la revoca del decreto di sequestro. Attenzione, non sfugga un particolare importante: la Procura ha fatto tutto da sola, noi non abbiamo presentato istanza di opposizione al sequestro, né abbiamo impugnato l’atto che ci era stato notificato. Ci siamo limitati a prendere atto della decisione del Gip e ad attendere che il Pm desse mandato alla postale per l’oscuramento dell’inchiesta (in modalità e tempi che neanche ci era dato sapere).
Invece, senza alcun preavviso, la postale ci ha notificato un nuovo provvedimento, firmato dalla Gip Claudia Alberti, dal procuratore della Repubblica Michele Prestipino Giarritta e dal procuratore aggiunto Angelantonio Racanelli, con cui si dispone la revoca delle misure che ci erano state notificate solo 24 ore prima.
Una situazione paradossale, che non è neanche semplice da ricostruire. Proviamoci.
La motivazione ufficiale della revoca è che la “sussistenza delle esigenze cautelari poste alla base del provvedimento di sequestro” è venuta meno a seguito di sopravvenute circostanze. Quali? Ecco, la procura spiega che “in data odierna” la Polizia Giudiziaria ha “effettuato un monitoraggio della rete internet al fine di verificare la presenza online dei video” oggetto di sequestro “con esito positivo”, scoprendo che gli stessi sono “visibili su varie pagine web”. Questa scoperta fatta nelle ultime ore, ovvero che i video di un’inchiesta che hanno visto milioni di italiani siano presenti sul web, rende inutile il sequestro e l’oscuramento delle URL sul sito di Fanpage.it. Anche perché un altro degli elementi che per il Gip Paolo Andrea Taviano rendeva urgente l’oscuramento delle nostre inchieste era “il concreto pericolo di reiterazione di reati della stessa specie”, circostanza che appare assai poco probabile dato l’oggetto in questione.
Ufficialmente, dunque, la Procura ha svolto ulteriori indagini (casualmente consegnate oggi), dalle quali si è evinto che le inchieste su Durigon sono online su diverse pagine web e social network.
Circostanza che nella prima fase di indagine, condotta dal Pm e validata dal Gip, evidentemente non si era riusciti ad appurare. Per quanto suoni singolare, non ci sono state valutazioni diverse, né si è ritenuto che quanto disposto nel decreto con cui si dava mandato per sequestrare le pagine di Fanpage.it presentasse altri profili di problematicità o di illegittimità.
Ed è l’aspetto più preoccupante dell’intera vicenda: quello che non ci fa gioire di un cambio di orientamento che fortunatamente preserva l’integrità delle nostre inchieste e ci consentirà di difenderci dalle accuse che ci vengono rivolte nel merito e nelle sedi opportune, come giusto che sia.
Perché non c’è molto da gioire dopo la revoca del sequestro di Fanpage.it
Nell’atto di sequestro, firmato dal Gip Taviano non si faceva minimamente cenno alla sentenza 31022/2015 della Corte di Cassazione, che appunto interviene sul sequestro preventivo mediante oscuramento della pagina telematica di un quotidiano on line recante un articolo ritenuto diffamatorio. La Cassazione, infatti, è giunta alla conclusione che “il giornale on line, al pari di quello cartaceo, non può essere oggetto di sequestro preventivo, eccettuati i casi tassativamente previsti dalla legge, tra i quali non è compreso il reato di diffamazione a mezzo stampa”. Il decreto di revoca, però, non contraddice la scelta del Gip di procedere all’oscuramento di un contenuto per l’ipotesi di diffamazione, che apparirebbe in contrasto con la sentenza appena richiamata.
La Procura di Roma continua a ritenere che “il divieto di sequestro di cui all’articolo 1 RDLS del 1946” sia da riferirsi all’istituto del sequestro probatorio e non a quello preventivo e, “pur prendendo atto della sentenza della Cassazione”, ritiene auspicabile un nuovo intervento legislativo, “attesa l’estrema diversità della diffusione di notizie tra il tradizionale mezzo della stampa e gli strumenti telematici”, soprattutto in relazione al potenziale di diffusività delle notizie pubblicate online.
Tralasciando il motivo per il quale si ritiene opportuno inserire un invito a cambiare il quadro normativo in un decreto di revoca di un sequestro, il senso è che per la Procura di Roma occorre dotarsi di strumenti che appunto consentano pratiche come quella del sequestro preventivo per le testate giornalistiche online. Un passaggio di una certa gravità, che si va a sommare a una condotta francamente incomprensibile.
Perché in sole 24 ore un giornale si è visto dapprima recapitare un decreto di sequestro, nel quale si dava per scontato il “carattere diffamatorio” del contenuto di sue inchieste e si parlava di “circostanze verosimilmente illecite” in relazioni a parti di esse; il tutto senza che nessun giornalista di Fanpage.it risultasse indagato e senza che nessuno, direttore compreso, fosse mai stato interpellato dalla Procura. Poi è arrivato in tempi record un decreto di revoca in cui si adducono motivazioni quantomeno discutibili (davvero ci si è accorti nelle ultime 24 ore che le inchieste di Fanpage.it su Durigon avessero avuto un’ampia diffusione?). Infine ci tocca leggere che il vero problema è rappresentato dall’assenza di strumenti per intervenire sulla stampa online.
È per questo che non possiamo essere contenti di questo epilogo.
Perché le questioni che abbiamo sollevato in queste ore, assieme a centinaia di colleghi e alle associazioni di categoria, restano tutte sul tappeto, ancora più di prima. Perché questa volta sono state garantite le prerogative della stampa e il diritto alla libera informazione, forse solo grazie al supporto di decine di migliaia di lettori e alla mobilitazione dell’opinione pubblica e di tanta parte della politica. Ma se ciò capitasse di nuovo?
(da Fanpage)
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Settembre 25th, 2021 Riccardo Fucile
IN 24 ORE RIBALTATA LA SITUAZIONE: STOP AL SEQUESTRO PREVENTIVO
“Inchiesta sui fondi della Lega, revocati sequestro e oscuramento di Fanpage.it”.
E’ la stessa testata on line a rendere noto il provvedimento della magistratura relativo al materiale dell’inchiesta con al centro il partito guidato da Salvini e l’ex sottosegretario Claudio Durigon.
“Grazie. È l’unica cosa che riusciamo a dire, dopo queste incredibili ventiquattro ore. Pochi minuti fa, infatti -si legge sul sito in un comunicato del direttore Francesco Cancellato – la polizia postale di Napoli ci ha notificato il decreto con cui la Procura di Roma ha disposto la revoca del sequestro preventivo e dell’oscuramento dei video relativi all’inchiesta Follow The Money sui fondi della Lega. Grazie, quindi. Perché senza l’enorme mobilitazione in difesa di Fanpage.it di colleghi, politici e di tanti, tantissimi cittadini, non crediamo che tutto questo sarebbe accaduto”.
Ma Cancellato avverte: “Non c’è nulla da festeggiare”.
Infatti non solo il direttore spiega che il sito ha solo difeso il diritto sancito dall’articolo 21 della Costituzione, quello della libertà di stampa, ma anche perché “da nessuna parte, nemmeno nella revoca, si attesta il principio che mai e poi mai un contenuto giornalistico debba essere messo sotto sequestro o oscurato in via preventiva, salvo che nei casi previsti dalla Costituzione, casi tra cui non rientra la diffamazione”.
Inoltre Cancellato ricorda che mentre Fanpage ha un enorme visibilità che ha reso possibile che tanti lettori, ma anche giornalisti e politici si sollevassero in sua difesa, altri giornali più piccoli potrebbero non avere la stessa capacità di difendersi: “Forse non l’avrebbe saputo nessuno. Forse, addirittura, è già successo, e nessuno l’ha saputo. E di fronte a notizie scomode, a inchieste difficili, a nomi potenti avremmo meno giornalisti disposti a rischiare per fare bene il loro lavoro”.
Successivamente Fanpage ha pubblicato anche i dettagli del dissequestro, spiegando che la Procura ha agito in autonomia senza che il sito avesse presentato alcuna istanza: “La Procura ha fatto tutto da sola, noi non abbiamo presentato istanza di opposizione al sequestro, né abbiamo impugnato l’atto che ci era stato notificato. Ci siamo limitati a prendere atto della decisione del Gip e ad attendere che il Pm desse mandato alla postale per l’oscuramento dell’inchiesta (in modalità e tempi che neanche ci era dato sapere)”
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2021 Riccardo Fucile
“PER 10 ANNI ERA NEL PPE MENTRE FACEVA A PEZZI LA DEMOCRAZIA IN UNGHERIA, DOVE BERLINO INVESTIVA”
Angela Merkel e il Ppe hanno la loro responsabilità nel successo politico del nazionalista Viktor Orban.
“Per un’intera decade Orban è stato membro della forza politica dominante sulla scena europea, mentre faceva a pezzi la democrazia in Ungheria”, ci dice Ferenc Laczo, ungherese, professore di storia dell’Europa all’università di Maastricht, in questa intervista sul futuro della Germania e dell’Unione Europea dopo il voto tedesco del 26 settembre.
La prossima settimana, Lazco sarà in Italia, ospite del Festival dell’Internazionale a Ferrara (2 ottobre).
Il futuro di Orban, ora che non è più membro del Ppe? I sondaggi sulle elezioni del 2022 in Ungheria, danno la coalizione di partiti di sinistra “testa a testa” con Fidesz, ci dice. “Sono cautamente ottimista”, perché da quando ha dovuto lasciare il Ppe, Orban appare “più isolato”, il nuovo gruppo al Parlamento Europeo con Salvini, Meloni e i polacchi del Pis è solo “un suo sogno, non c’è nulla di concreto” e questo gli ha danneggiato “l’immagine” in Ungheria.
Germania al voto domenica prossima, comunque vada è la fine dell’era Merkel. Dalla suo punto di vista di storico ungherese, che giudizio sulla Cancelliera nel suo comportamento verso Viktor Orban e il suo partito nazionalista Fidesz?
Merkel e in generale il centrodestra moderato europeo, il Ppe, hanno sempre cercato di integrare vari tipi di partiti senza guardare troppo ai principi. Era sufficiente che portassero voti e assicurassero al Ppe di restare la prima forza politica nel Parlamento europeo per poter controllare tante nomine europee. Orban ha fatto parte di questa strategia perché Fidesz ha molto consenso in Ungheria, era la quarta forza politica del Ppe. Dunque per un’intera decade Orban è stato un membro della forza politica dominante sulla scena europea mentre faceva a pezzi la democrazia in Ungheria. Merkel e tutta l’elite tedesca hanno usato questi metodi per gestire la politica europea e creare un grande ombrello di centrodestra il più grande possibile. Adesso Orban non è più nel Ppe ma è importante ricordare quello che è avvenuto negli ultimi dieci anni. Per Merkel e per l’economia tedesca l’Ungheria è un buon posto per investire. Lì sono finiti molti investimenti tedeschi soprattutto in era Orban. E questo è l’altro motivo per cui il capo di Fidesz non è stato mai intralciato, anzi è stato aiutato finanziariamente con investimenti e fondi europei e così ha potuto consolidare il suo regime. Per cui direi che la protezione politica, i legami economici, gli investimenti e i fondi europei sono alla base del suo successo.
Cosa pensa che accadrà con il nuovo governo tedesco e la fine dell’era Merkel?
Il quadro è molto incerto. La sinistra, i Verdi, i liberali non vogliono avere nulla a che fare con Orban. Se andassero al governo, mi aspetto un cambiamento di approccio, anche se i legami economici tra Ungheria e Germania sono forti e potrebbero limitare questo cambiamento. È più interessante guardare a cosa succede su un livello europeo. Qui vedo un cambiamento nell’ultimo anno o due e penso che questo processo di cambiamento abbia conosciuto un’accelerazione, da quando Orban si è riconosciuto in Donald Trump, ha dovuto lasciare il Ppe e dunque oggi appare più isolato rispetto al passato, quando sembrava connesso ai leader più influenti del mondo, a partire da Merkel. Il suo regime ne è uscito danneggiato per diversi scandali e scelte politiche che hanno ristretto la democrazia e i diritti come la recente campagna anti-Lgbtq. Dunque mi aspetto che l’atteggiamento europeo cambi, anche se è in evoluzione solo ora, dovevano agire prima, hanno aspettato troppo, hanno aspettato fino a quando la situazione è diventata davvero insostenibile.
L’occasione per cambiare può essere il piano di ripresa e resilienza ungherese, bloccato a Bruxelles per maggiori approfondimenti sulle presunte violazioni dello stato di diritto, insieme a quello polacco. Ma bocciare il piano di Orban non rischia di essere un boomerang per Bruxelles, in vista delle elezioni dell’anno prossimo in Ungheria?
Domanda interessante. Pensare di bloccare i fondi può essere una strategia miope. Capisco che i fondi sono stati davvero tanti per un governo che ha rafforzato il regime, capisco che bisogna fare qualcosa su questo, ma allo stesso tempo c’è il rischio di compiere un errore. L’Ungheria non ha ricevuto i fondi per merito di Orban, ma perché le spettavano in qualche modo. La domanda allora è politica. Se davvero Bruxelles blocca il piano di ripresa ungherese, deve argomentarlo bene, in modo chiaro. Fidesz è un partito nazionalista e ha fatto la sua fortuna con una insistente campagna anti-Ue. Per il suo elettorato, il fatto che l’Ue li punisca può non essere un buon motivo per scegliere l’opposizione. Orban potrebbe perdere i voti moderati al massimo, ma con una campagna contro l’Europa che nega i fondi all’Ungheria potrebbe certamente consolidare il suo elettorato più radicale, più estremista, a tratti xenofobo, i suoi fans più accaniti che sono il pezzo forte della sua base da quando Fidesz ha conosciuto un’evoluzione più estremista, tipo Jobbik, partito ancor più nazionalista e di ultra-destra. Questo è il punto. Penso che in Ungheria ci sia ancora una forte maggioranza a favore dell’Ue, l’Ungheria non è un paese euroscettico: è governato da una forza nazionalista ma allo stesso tempo la maggioranza è a favore dell’Ue. Un paradosso, ma è così. Se invece il conflitto tra Budapest e Bruxelles si accende in seguito ad un eventuale stop al piano di ripresa e resilienza ungherese, Orban può perdere il voto moderato, ma sicuramente galvanizza i suoi e magari riesce anche a convincere altri.
Se il partito di Merkel, Cdu-Csu, dovesse perdere le elezioni di domenica e passare all’opposizione, che scenario dobbiamo aspettarci? È lecito pensare che per risolvere la loro crisi il centrodestra tedesca si sposti a destra e riapra canali di dialogo con i movimenti nazionalisti a destra del Ppe?
Non me lo aspetto perché in Germania regge ancora quella linea chiara che isola l’Afd, nessun altro partito ci si avvicina. Ma parlando di un livello più europeo, il pericolo c’è perché nella Cdu ci sono gli ultraconservatori che hanno simpatizzato con Orban il quale ha giocato un ruolo particolare per i conservatori. Vale a dire: affermare le cose non politicamente corrette che alcuni di loro magari pensavano, che non avrebbero mai detto e che però hanno coperto per tanti anni. Ma la Germania è il paese dove non mi aspetterei mai che tutto questo diventi mainstream a differenza di altri paesi. Resta un paese più moderato se paragonato alla Francia, l’Italia, la Polonia.
Orban vincerà anche le prossime elezioni in Ungheria?
Viviamo il momento più interessante della politica ungherese negli ultimi dieci anni. C’è una coalizione di partiti anti-Orban e nei sondaggi è un testa a testa: le chance di batterlo sono al 50 per cento. Certo, lo scontro non è alla pari. Ma il pericolo per Fidesz è di esagerare troppo nel controllo delle istituzioni e delle risorse: può essere un boomerang. Sono cautamente ottimista perché, da un lato, il partito di governo ha il controllo su tutto, ma dall’altro è contestato largamente. Tuttavia non sappiamo cosa succederà, perché anche se l’opposizione vince, non potrà governare liberamente in quanto le leve del controllo delle risorse resterà nelle mani di Fidesz, almeno in prima battuta.
Pensa che Orban riuscirà a dar vita ad un nuovo gruppo politico all’Europarlamento con Salvini, Meloni, i polacchi del Pis?
Quando ha lasciato il Ppe, in Ungheria tutti pensavano che avrebbe subito fondato un nuovo gruppo politico al Parlamento europeo. Poi si è capito che i piani per questa nuova ‘casa politica’ sono più un suo sogno, al massimo un progetto all’orizzonte, ma non c’è nulla di concreto. Tanto più che finora questo piano non è riuscito a nessuno di loro, nemmeno a Salvini. Orban aveva un certo carisma e forza anni fa. Sembrava un player importante della politica europea ma ora non più. La sua forza in effetti è stata sopravvalutata. Voleva essere in qualche modo il punto di riferimento intellettuale della destra, cosa molto importante per la sua immagine in Ungheria. Ma non penso che ci sia riuscito, tra i nazionalisti ci sono troppe forze che spingono in direzioni diverse.
(da Huffingtonpost”)
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