Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
BILD: “VOTO NON VALIDO?”… LA SCHEDA NON DOVREBBE ESSERE RICONOSCIBILE
Il voto nell’urna come ultimo autogoal di Armin Laschet?
È quello che chiede la Bild, affermando che il candidato cancelliere della Cdu-Csu corre il rischio di vedere invalidato il proprio voto.
Laschet ha infatti piegato male la scheda elettorale, lasciando visibili le due croci per la Cdu, immortalate dai fotoreporter.
Questo potrebbe anche risultare un problema dal punto di vista formale, dal momento che il voto nell’urna è segreto e la scheda non dovrebbe esser riconoscibile.
Diverse testate riportano la notizia, fra cui Spiegel e die Welt, secondo la quale però il caso non rientrerebbe fra i criteri che invalidano il voto.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
LE VARIE IPOTESI, MA I PARTITI PRENDONO TEMPO
«Tra i parlamentari del Pd le tavole della legge si riducono a due
comandamenti. Primo: vietato anche solo ipotizzare elezioni anticipate. Secondo: scomunica per chi anche solo immagina che dopo il voto si possa finire fuori dal governo».
È attraverso questa autoironia feroce che in quel partito si invita a leggere in controluce e con beneficio di inventario la prudenza con la quale il segretario Enrico Letta ripete il suo mantra: «Del Quirinale prossimo venturo non si parla fino a gennaio e comunque Mario Draghi deve guidare il governo fino al 2023, termine naturale della legislatura».
Insomma, quale che sia il vero pensiero del segretario, non è il momento di tirarlo fuori, perché anche solo prospettare soluzioni per il Colle più alto che preludano al voto farebbe salire la pressione del partito oltre i limiti di guardia e potrebbe bruciare candidati eccellenti.
In Parlamento ci si interroga sulle parole del leader dem, vista la sua vicinanza non solo politica ma anche culturale con il presidente del Consiglio, e si arriva a una conclusione che un deputato di Italia viva porta allo scoperto: «Perché dica queste cose ancora non si sa, ma certo se le dice lo fa in accordo con Mario Draghi».
Mario Draghi, dunque. Il premier continua il suo lavoro con le ali della sua composita maggioranza che si intestano battaglie identitarie stando bene attente però a non appesantire la marcia del governo. Per sapere che cosa pensi lui dell’identikit del nuovo capo dello Stato bisogna accontentarsi di una breve risposta concessa in conferenza stampa: «Trovo un po’ offensivo pensare al Quirinale come a una possibilità, anche nei confronti del presidente della Repubblica».
Se si seguono le vie ufficiali le risposte dei partiti e dei parlamentari sono tutte uguali: «È troppo presto», «fari spenti», «tutto tace almeno fino alle amministrative di ottobre», ma in realtà non si parla d’altro che del Quirinale, con un misto di speranze e timori.
Perché non ci sono maggioranze certe, perché storicamente l’Aula di quel voto è luogo di agguati, perché questa volta più della metà dei grandi elettori sa che non tornerà alla Camera o al Senato e non solo per il taglio dei parlamentari.
L’esercito dei Cinque Stelle, per quanto un po’ ridotto dalle defezioni, ha a disposizione il pacchetto di voti più consistente anche se l’unità interna non è più granitica da tanto.
Il Movimento, sondaggi alla mano, vede le elezioni anticipate come uno spettro ma riflette così: «Per il Piano nazionale di ripresa e resilienza c’è bisogno di continuità, ma possono bastare nove mesi».
Proviamo a contare: nove mesi da adesso, nuovo presidente a febbraio, un governo che in poco tempo stringe sulle riforme e completa le vaccinazioni, forse, se ci fosse accordo, una nuova legge elettorale proporzionale e poi il voto.
Un esponente Pd fa più o meno lo stesso ragionamento e lo rende più esplicito: «Dovrebbe arrivare un segnale che dica che il prossimo presidente della Repubblica non scioglierà le Camere in un battibaleno. Si potrebbe anticipare la Finanziaria e chiuderla a settembre per poi votare a ottobre. A quel punto la legislatura avrebbe compiuto quattro anni e sei mesi, quelli che servono a garantire i vitalizi e a rassicurare un po’ la nutrita pattuglia dei peones».
Mai come in questo Parlamento, si ragiona un po’ in tutti i partiti, è difficile eleggere un presidente che sia espressione solo di una parte, oltre al fatto che sarebbe un passo indietro rispetto allo sforzo che ha portato ad affrontare pandemia e crisi economica con un governo di unità nazionale.
I leader del centrodestra, dopo le aperture di Matteo Salvini a Draghi, si trincerano dietro la candidatura di Silvio Berlusconi, facendone però un nome di bandiera, irritando così anche un po’ il federatore che è stato capace tante volte di portarli al governo.
L’uovo di Colombo, la riconferma di Sergio Mattarella, che consentirebbe all’attuale governo di proseguire il suo percorso, si scontra con la sua volontà, più volte dichiarata, di non essere disponibile, sia per ragioni personali che per convincimento politico: auspica anzi una riforma che non consenta un’immediata rielezione al Quirinale, così come proposto già da un suo predecessore, Antonio Segni.
Né pare immaginabile un patto tacito per un reincarico a tempo, che indebolirebbe la figura stessa del presidente della Repubblica.
Almeno al momento tutti i partiti sembrano rispettosi della sua volontà anche se un appello alla sua sensibilità istituzionale, in caso di bisogno, non potrebbe arrivare che all’ultimo minuto.
E comunque, si osserva, per reggere alla nuova maggioranza che può emergere dalle elezioni, servirà un presidente che sia espressione della parte più larga possibile del Parlamento. Peraltro la scelta di Mattarella di spendere il nome di Mario Draghi per il governo, se da una parte lo rende non facilmente sostituibile in quel ruolo, dall’altra rafforza ulteriormente il suo curriculum per il Colle.
Partita ovviamente ancora aperta, quindi, e aperto il gioco di attribuire a questo o a quel leader la volontà di spingere questo o quel candidato. E così qualcuno profetizza che Enrico Letta voglia puntare su Paolo Gentiloni e altri dicono che Matteo Renzi abbia un piano B che prevede Pier Ferdinando Casini come capo dello Stato.
In Italia viva si premette che Mario Draghi sarebbe la via maestra e che andrebbe clonato ma, pur senza fare nomi, si immagina che un presidente non divisivo potrebbe dare il tempo di costruire in Parlamento e nel Paese «l’alleanza dei draghetti», un movimento senza Draghi ma che avrebbe l’obiettivo di rompere gli schieramenti e ridisegnare la sfida politica, per riportare alla presidenza del Consiglio Mario Draghi dopo le elezioni del 2023.
In realtà sono molti quelli che potrebbero voler votare prima. Non ne fanno mistero Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che tenterebbe così anche di mettere in riga la fronda interna. Ne avrebbe voglia Giuseppe Conte, che ha assoluto bisogno di rendere concreta la sua leadership. Non è detto che dispiacciano a Enrico Letta, soprattutto se il voto nelle grandi città e le suppletive di Siena andassero a suo favore come i sondaggi prevedono.
Per il resto si attende, tra riflessioni, avvertimenti e timori. Si ragiona sull’Europa, che orfana di Angela Merkel è alla ricerca di figure autorevoli. Si avvertono i franchi tiratori di professione che un patto impallinato nell’urna porterebbe a elezioni senza passare dal via. E crescono le preoccupazioni, esplicitate da un esponente Pd: «Se ci facciamo sfuggire l’opportunità di portare Mario Draghi al Quirinale finisce che prima o poi ci saluta, e allora sono guai».
(da Il Messaggero)
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Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
AL NORD SI RIPARLA DI AUTONOMIA
I leghisti che la sanno lunga raccontano questo di fronte all’iniziativa di Giorgetti degli Stati Generali del Carroccio in Lombardia – «Non un’iniziativa personale ma di partito», precisano i suoi – a pochi giorni dal voto amministrativo: «Nessuna rivalità con Salvini e non esiste che Giancarlo voglia prendere il suo posto. Ma il Nord è il Nord, e al Nord abbiamo il cuore del nostro movimento, il nostro passato e il nostro futuro». Detta così, è una cosa che suona in questo modo: basta baloccarsi troppo con l’idea della Lega nazionale.
Anche perché laggiù al Sud, per qualche renziano (Scoma, a cui sarebbe stata promessa la candidatura a sindaco di Palermo) che sale sul Carroccio ci sono esponenti locali leghisti che trasmigrano in Fratelli d’Italia.
Torna il Nord über alles nella strategia del partito salvinista ma più che Salvini sono gli altri – anche se «non esiste il partito di Giorgetti» come dice Giorgetti magari dissimulando – a battere su questo tasto.
Che è lo stesso per cui la rivendicazione dell’autonomia differenziata, che negli ultimi tempi era sparita e che molti attribuiscono al capo leghista la ragione della sparizione, sta tornando prepotentemente nelle priorità del Carroccio, anche o soprattutto quello a trazione veneta ossia a guida Zaia.
Di fatto, si sono tenuti ieri alle Ville Ponti di Varese, terra giorgettiana, gli Stati Generali della Lega in Lombardia, proprio per approfondire i temi dell’agenda amministrativa, con la presenza degli esponenti di tutti i livelli di governo, da quello nazionale a quello regionale, fino alle amministrazioni locali. Circa duecento i sindaci lombardi presenti e non pochi pur ribadendo la stima per Salvini riferiscono che da quando c’è Draghi è cambiato tutto.
Già il fatto che non ci sia più Morisi alla guida delle Bestia un segnale di cambiamento lo è. Anche al di là dei gossip che vorrebbero raccontare la fuoriuscita del capo della comunicazione salvinista sui social come una vittoria dell’ala governista e giorgettiana su quella pop e populista rappresentata con successo in questi anni dai maghi dei social media amici di Matteo.
Il realismo di Giorgetti, che gioca in casa in quel di Varese, è così formulato: «Avremo vinto nelle urne del prossimo weekend, se avremo aumentato il numero dei sindaci. E perso, se li avremo diminuiti. In politica è così. Dopo di che c’è la grande incognita dell’affluenza, non so dopo il Covid quante persone andranno a votare».
Ecco, Giorgetti vede una Lega spaesata, consapevole dell’Opa ostile della Meloni, alle prese con la novità sconvolgente del governo Draghi, non più arciconvinta dell’infallibilità del capo (cioè Salvini), e cerca da antico uomo di partito di rianimarla.
Mentre Giorgetti fa il Giorgetti ed è in Padania, Salvini fa Salvini ed è a Tor Bella Monaca a Roma. «Fanno il gioco della parti», dicono in molti nella Lega. Ma altri: «Hanno in mente due Leghe diverse, anche se Giancarlo non accoltellerà mai Matteo neppure se glielo ordina Draghi».
Ma chissà. Giorgetti dixit ieri: «Nessuno ci perdona niente, anzi l’attività preferita è cercare di dividerci. Il copione è sempre lo stesso, ma se ci chiamiamo Lega, e in qualche modo ci rifacciamo alla Lega Lombarda, sappiamo che noi abbiamo un’altra missione, un altro modo di interpretare quello che siamo». Il che significa, appunto, che Salvini non si tocca (per ora, ma se il partito arriva sotto il 20 per cento domenica e lunedì prossimo qualche conseguenza ci sarà) e che però, allo stesso tempo, l’inquietudine in politica nella vita delle organizzazioni di partito non resta mai fine a se stessa.
(da il Messaggero)
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Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
CONSEGNAVA BENI DI PRIMA NECESSITA’ DURANTE LA ZONA ROSSA
Zaino in spalla e avanti e indietro a far da spola tra la casa della sua padrona e
quella della madre per portare all’anziana generi di prima necessità e il giornale durante il lockdown
E questa speciale attività, conosciuta da tutti nella sua città, Feltre (Belluno), gli aveva fatto raggiungere la fama nazionale, grazie anche a un post del presidente della Regione Veneto Luca Zaia, e gli era valsa nel 2020 il Premio fedeltà di San Rocco di Camogli.
Ma ora la sua proprietaria lo piange inconsolabile: è morto Luigi, il pinscher di 12 anni, che era diventato in zona rossa il cane-postino.
“Eravamo fratello e sorella”, ha ricordato la padrona di Luigi, Maria Beatrice Buzzat, a Il Gazzettino, ripercorrendo gli ultimi momenti di vita del cane-postino.
“Dovevamo andare a fare la spesa – è il racconto. – Ho visto che era a terra in fondo al giardino, sono corsa da lui e l’ho subito preso in braccio. Faceva fatica a respirare e non aveva più forze. Era un peso morto, ma nonostante questa condizione è riuscito ad alzare la testa e ad appoggiarla sulla mia spalla. Non so davvero come abbia fatto. Poi ha alzato gli occhi verso di me”
Purtroppo la corsa dal veterinario è stata inutile: Luigi è spirato tra le braccia di Beatrice. “In lui c’era davvero qualcosa di speciale – ha aggiunto Beatrice. – Era come una persona. Non servivano le parole, lui capiva tutto. Lui era sempre noi, era parte della nostra famiglia ma anche della comunità e in queste ore sto ricevendo decine di messaggi di cordoglio”.
Luigi ora riposa nel giardino di casa, avvolto nella sua coperta e con al collo la medaglia di “cane più fedele del 2020”.
(da Globalist)
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Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
COLPEVOLE DI AVER DATO ASSISTENZA LEGALE AGLI UNDER 16 CHE SI VOLEVANO VACCINARE SENZA IL PERMESSO DEI GENITORI
Gianni Baldini, presidente di Ami Toscana, è l’avvocato che ha assistito nella regione alcuni minorenni che volevano vaccinarsi contro il parere dei genitori.
Ieri mattina ha trovato una fiancata della sua auto completamente graffiata e, nella portiera, ha trovato infilato un cartello volgare e offensivo: «Infilateli nel culo i tuoi vaccini».
Il gesto risale alla notte tra venerdì e sabato. Il legale ha sporto denuncia presso i carabinieri.
Baldini, come ricorda oggi Repubblica Firenze, è stato tra i primi avvocati in Italia ad accogliere le richieste di informazioni da parte di minori per potersi vaccinare contro Covid-19 anche senza il consenso dei genitori. Un’attività che è arrivata fino ai tribunali (e i ragazzi hanno ricevuto dal giudice il permesso di immunizzarsi) e che lo ha messo nel mirino dei No vax.
Tra gli altri, il legale ha assistito tre giovani toscani di 17 e 16 anni che hanno ricevuto l’autorizzazione del Tribunale dei minori a vaccinarsi e a far prevalere il suo parere presso la commissione medica.
Una delle minorenni ha fatto avere una diffida al padre per vaccinarsi. «Mi hanno fatto i graffiti a tutta la fiancata e mi hanno lasciato anche il bigliettino per ricordo. Sanno dove vivo e conoscono la targa della mia auto. Il piazzale dove avevo parcheggiato l’auto dovrebbe essere sorvegliato da telecamere». dice Baldini.
Le immagini del gesto vandalico sarebbero già state acquisite dagli investigatori. «Comunque resto del parere che contro l’imbecillità e la violenza non esistano vaccini. Neppure sperimentali. Sono un uomo dall’animo sportivo, mi spiace di non avere l’assicurazione contro gli atti vandalici, quello sì. Spero che riescano ad individuarli. Non temo per quel che è successo, ma se fossi in loro mi preoccuperei delle conseguenze legali quando li beccheranno», conclude.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
“LA VARIANTE DELTA IN UN ANNO LI CONTAGERA’ TUTTI”
«Alcuni partiti soffiano sul fuoco No vax, mentre sui vaccini la politica dovrebbe
restare unita». Non è la prima volta che Matteo Bassetti va all’attacco del “suo” centrodestra, ma oggi in un’intervista a La Stampa il professore ordinario di malattie infettive e primario dell’ospedale San Martino di Genova è particolarmente esplicito. E punta il dito contro Fratelli d’Italia e Lega:
«Da liberale cresciuto leggendo Montanelli non li trovo maturi, anche se pure l’ultima uscita di Trizzino, medico ex Cinquestelle, e l’estrema sinistra sono preoccupanti». Poi parla anche della sua scorta: «Non è normale per un medico andare in giro accompagnato, ai convegni come a casa di amici. Alla fine penso: non si vogliono vaccinare, affari loro. Tengo più alla sicurezza di mia moglie e dei miei figli che ai No vax».
Secondo Bassetti la terza dose di vaccino contro il Coronavirus si trasformerà in un richiamo da fare ogni anno per tenere a bada le varianti. E il virus ha un andamento stagionale: «Si va confermando questa tendenza, anche in Inghilterra dove fa già freddo e le scuole sono aperte da tempo. Le mascherine aiutano, ma non sono tutto. In Italia torneremo a 150-200 morti al giorno e saranno tutti non vaccinati». E l’emergenza non è finita: «6-7 milioni di non vaccinati saranno gestibili, ma più si procederà con la vaccinazione più chi ne rimarrà fuori rischierà. La variante Delta in un anno contagerà tutti. I vaccinati si salveranno, gli altri meno e di questi il 5% finirà male».
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
USA UN RUOLO PUBBLICO PER CONTESTARE IL GREEN PASS
Le proteste dei No Green pass di sabato 25 settembre hanno visto la Polizia impegnata nel far rispettare l’ordine pubblico, di fronte a gruppi di manifestanti che violavano le dovute precauzioni contro la diffusione del nuovo Coronavirus.
Contrariamente ai colleghi, la vice questore Nunzia Alessandra Schilirò è intervenuta sul palco della manifestazione romana, organizzata anche dal controverso Movimento 3V contrario ai vaccini, alimentando ulteriormente le proteste contro la certificazione verde.
Parti del suo intervento vengono riportati nel sito Byoblu, testata che nel corso della pandemia ha ospitato personaggi controversi e seguiti negli ambienti No vax come ad esempio Stefano Montanari, Stefano Scoglio e Sara Cunial.
«Noi poliziotti abbiamo giurato sulla Costituzione, per questo è mio dovere essere qui» avrebbe dichiarato la vice questore Schilirò, contestando il Green pass italiano dichiarandolo «illegittimo». Nei suoi confronti il Dipartimento di Pubblica Sicurezza ha avviato un’azione disciplinare.
Il legame con Byoblu
Intervistata sempre da Byoblu, esprime le sue contrarietà sul Green pass: «Io sono per rifiutarlo su tutta la linea. Non si può scendere a questo compromesso, non si può accettare. Mi rendo conto che è impossibile arrivare a una sentenza della magistratura in così poco tempo. Però qualcosa possiamo farlo noi cittadini, perché se è vero che siamo quindici milioni, e quindici milioni di cittadini resteranno a casa, io voglio vedere come farà questo Paese ad andare avanti!».
Ben consapevole del suo ruolo pubblico, Schilirò ha difeso su Byoblu le sue posizioni: «Io oggi ho parlato come libera cittadina, ma è vero quello che dici, perché sicuramente i miei colleghi non avranno gradito. Ma io ho esercitato i miei diritti, i miei diritti previsti dalla Costituzione. Il mestiere che faccio è pubblico, perché se uno mette il mio nome su Google esce esattamente chi sono, cosa ho fatto, manca solo l’indirizzo di casa… E quindi nessuno mi può accusare di niente. Io sono un libero cittadino che difende la Costituzione, sulla quale ho giurato e vado avanti per la mia strada. Non ho paura di nulla».
La notizia e l’intervento della vice questore Nunzia Alessandra Schilirò vengono riportati in due articoli del sito Byoblu, dove in entrambi compare un messaggio pubblicitario riguardo al libro scritto dalla stessa poliziotta: “La ragazza con la rotella in più“, editore Byoblu.
La vice questore possiede anche un canale Telegram nel quale condivide non solo i contenuti di Byoblu, ma anche quelli diffusi sui canali complottisti della Covid come Matrix 2020 con il video di Stefano Montanari sul fantomatico ossido di grafene nei vaccini.
Tra i contenuti condivisi troviamo anche un post del canale Telegram THE STORM-Q17 legato alla teoria del complotto QAnon.
Non è l’unico post condiviso dal canale QAnon. In uno precedente, riguardante le vaccinazioni in Romania, ritroviamo evidenti riferimenti alla teoria complottista: «Q: UNITI SI VINCE» e «THE GREAT AWAKENING».
Troviamo, infine, la condivisione di un video contrario al Green pass della deputata complottista Sara Cunial, la stessa che recentemente ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro Speranza su un documento controverso sui vaccini anti Covid che abbiamo trattato nella sezione di Open Fact-checking.
Nel canale troviamo condivisi diversi contenuti come un articolo di DatabaseItalia (ne parlavamo qui), quello del sito R2020.info (collegato a Sara Cunial e Davide Barillari) e la liberatoria del Movimento Ippocrate (ne parliamo qui), così come i contenuti dei canali come Buffonate di Stato, Io Non Mi Vaccino, il canale del medico sospeso Mariano Amici (noto per lo strano esperimento sui tamponi e il kiwi), il canale 100 Giorni da Leoni (che sostiene il Movimento 3V contrario ai vaccini), il canale complottista chiamato Libera Espressione (ne parliamo qui) e Apri la tua mente … ivi (iveta s.) con un video di David Icke, tra i più noti complottisti del mondo.
Dal Dipartimento della pubblica sicurezza si è appreso che nei confronti della funzionaria è stata avviata un’azione disciplinare.
(da Open)
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Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
UNA FUNZIONARIA DELLO STATO CHE INVOCA LA “DISOBBEDIENZA CIVILE CONTRO UNO STATO DISPOTICO”
Ieri in piazza San Giovanni a Roma c’erano tremila persone a protestare contro
il Green Pass. Per la vice questore, Nunzia Alessandra Schilirò, erano lì per un giusto motivo. Tanto che ad un certo punto, durante l’evento, la donna ha deciso di salire sul palco di “Contro il green pass, per la Libertà e il futuro “ per dire la sua contro il certificato verde come “privata cittadina”.
Il suo intervento non era previsto nella scaletta, ma – a sorpresa – ha preso la parola invocando la “disobbedienza civile” di Ghandi come “dovere sacro quando lo Stato diventa dispotico”.
E poi ancora: “Il male nella storia non ha mai vinto”, rievocando le figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. “Se il male avesse vinto, noi non saremmo qui” e “Noi poliziotti abbiamo giurato sulla Costituzione, per questo sono qui”.
La Polizia era in realtà impegnata nel far rispettare l’ordine pubblico, di fronte a gruppi che avevano aderito alla manifestazione organizzata da “Ancora Italia”, Movimento 3V, FISI, “Primum non nocere”, “No paura day” e “Fronte del dissenso” che violavano le precauzioni contro la diffusione del virus.
Ora in servizio alla Criminalpol, prima a capo della sezione romana contro i reati sessuali, la 43enne vice questore ha poi postato su Facebook un video del suo intervento. Filmato ripreso anche dal sito Byoblu, che nel corso della pandemia ha ospitato personaggi controversi e seguiti negli ambienti No vax.
Come fatto notare dal giornale online Open, Schilirò possiede anche un canale Telegram nel quale condivide contenuti complottisti come il video di Stefano Montanari sul fantomatico ossido di grafene nei vaccini e le teorie dei trumpisti americani del complotto QAnon. C’è anche un video contrario al Green pass della deputata complottista Sara Cunial.
“I miei vertici non avranno gradito”, ha detto Schilirò dopo essere scesa dal palco. E aveva ragione: la questura ha infatti avviato un’azione disciplinare nei suoi confronti, il cui esito si saprà “nei prossimi giorni”.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
NEL 2013 IL GIP SI CANDIDO’ ALLE ELEZIONI REGIONALI E ALLE POLITICHE CON LA FIAMMA TRICOLORE
Paolo Andrea Taviano è il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma che negli scorsi giorni aveva emesso un “decreto di sequestro preventivo” dell’inchiesta giornalistica del giornale online Fanpage.it sul sottosegretario leghista all’Economia Claudio Durigon.
Un provvedimento abnorme, visto che la stessa Costituzione, all’articolo 21, dice che “si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili”.
Non è il caso della diffamazione, non è il caso dell’inchiesta su Durigon.
La Federazione nazionale della Stampa italiana e il Sindacato unitario giornalisti della Campania hanno spiegato in un comunicato che “il provvedimento è partito da una querela del comandante generale della Guardia di Finanza Giuseppe Zafarana, tirato in ballo dal dirigente della Lega durante una conversazione registrata”.
Paolo Andrea Taviano ha però anche dei trascorsi politici. Nel 2013 si candidò alle elezioni regionali del Lazio e alle Politiche con il Movimento Sociale-Fiamma Tricolore
In 24 ore è successo di tutto: la redazione di Fanpage ha fatto rumore, tanto, raccogliendo la giusta solidarietà di colleghi, lettori ed esponenti politici.
Poi, la Procura di Roma ha fatto un passo indietro notificando al giornale online la revoca del decreto di sequestro, senza che nessuno facesse istanza di opposizione. “Senza alcun preavviso – spiega in un editoriale il condirettore Adriano Biondi – la postale ci ha notificato un nuovo provvedimento, firmato dalla Gip Claudia Alberti, dal procuratore della Repubblica Michele Prestipino Giarritta e dal procuratore aggiunto Angelantonio Racanelli, con cui si dispone la revoca delle misure che ci erano state notificate solo 24 ore prima”.
(da agenzie)
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