Ottobre 3rd, 2021 Riccardo Fucile
MENTRE LA MELONI VIOLA IL SILENZIO ELETTORALE PER DELIRARE SU COMPLOTTI A SUO DANNO, IL GIORNALISTA SEGUE LA STRADA DELLA LEGALITA’: “LA MELONI INSINUA CHE IL VIDEO SIA STATO MANIPOLATO? ALLORA CI DENUNCI E POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE”
Ha scelto il giorno del silenzio elettorale, Giorgia Meloni, per rispondere in un videomessaggio pubblicato sui suoi profili social alle accuse mosse nei confronti di Fratelli d’Italia dall’inchiesta di Fanpage sui possibili finanziamenti “in nero” della campagna elettorale a Milano e sulla vicinanza con gruppi neofascisti.
Per la leader di Fdi si è trattato di un “linciaggio in contumacia di un intero partito sulla base di una ricostruzione di parte”. “Io non ho nulla di cui vergognarmi – dice – perché quanto accaduto è stato studiato a tavolino da un intero circo. Trappole contro di noi perché non siamo ricattabili, questo in Italia fa paura”.
Quasi tre giorni di tempo per studiare una strategia di difesa che suona come un classico “i poteri forti ce l’hanno con noi”.
Ma i video parlano chiaro: Carlo Fidanza mostra disponibilità al giornalista infiltrato di Fanpage quando si parla di “fare un po’ di black” (finanziare in nero la campagna di Chiara Valcepina, ndr), e lui stesso – eurodeputato e braccio destro di Meloni – si è autosospeso dopo la pubblicazione dell’inchiesta.
Poi la leader di Fdi cambia totalmente argomento: “Lucano un eroe perché uno di loro, Fidanza condannato senza neanche un’indagine. Se non di parte, Formigli mandi in onda integralmente questo mio video”. Corrado Formigli, conduttore di Piazzapulita che su La7 ha pubblicato in anteprima l’inchiesta di Fanpage, non soltanto ha rilanciato il video di Meloni, ma l’ha anche invitata giovedì in trasmissione insieme al direttore della testata online, Francesco Cancellato.
Quest’ultimo, in un’intervista al Corriere della Sera, ha risposto alla richiesta di Fratelli d’Italia di avere a disposizione le 100 ore di girato “dalle quali vengono estrapolati 10 minuti di video tagliati e cuciti arbitrariamente”, dicendo:
“Il girato oggetto della prima puntata verrà dato alla Procura della Repubblica che ha aperto un fascicolo”. Ha poi invitato Giorgia Meloni a “far valere le sue ragioni con tutti gli strumenti giuridici a disposizione” se ritiene che l’inchiesta sia stata “montata ad arte”. “Ma le dico una cosa – ha concluso parlando con l’intervistatore – un saluto romano non si trasforma in una stretta di mano”.
(da agenzie)
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Ottobre 3rd, 2021 Riccardo Fucile
IL CONDUTTORE RISPONDE ALLA LEADER DI FDI
“Giorgia Meloni è invitata giovedì a Piazza pulita. Ci sarà anche il direttore di
Fanpage Cancellato e torneremo a parlare dell’inchiesta. Le porrò delle domande. Ascolteremo le sue risposte. Ci sarà tutto il tempo necessario. Si chiama informazione”.
Lo scrive su twitter Corrado Formigli, in risposta a Giorgia Meloni che ha chiesto al conduttore di trasmettere integralmente il video di Fanpage che ha portato all’autosospensione dell’eurodeputato di Fdi, Carlo Fidanza.
“Abbiamo semplicemente trasmesso un’inchiesta che ci sembrava rilevante dal punto di vista dell’informazione e dell’interesse pubblico, un’inchiesta che ci è stata sottoposta da Fanpage che abbiamo deciso di trasmettere integralmente”, aveva dichiarato Formigli all’Andkronos, spiegando così il motivo della messa in onda dell’inchiesta di Fanpage su Fratelli d’Italia.
Il conduttore ha sottolineato che si è trattato “di una scelta giornalistica. C’è stata proposta e sottoposta un’inchiesta che abbiamo deciso di ritrasmettere in esclusiva a ‘Piazzapulita’ perché conteneva questioni a nostro parere molto serie”.
(da agenzie)
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Ottobre 3rd, 2021 Riccardo Fucile
A LORO VA IL PRIMATO DEI RADUNI PIU’ AFFOLLATI, MA ORA DEVONO SMENTIRE IL LEGGENDARIO MOTTO DEL LEADER SOCIALISTA
La fine della campagna elettorale, tanto più in autunno, tanto più all’imbrunire, offre immagini esorbitanti e malinconiche. Esausti e anche un po’ rimbambiti dalle loro stesse parole ripetute all’estremo, i candidati salgono sui palchi come automi nell’ultimo sforzo.
Ancora una volta i comizi di chiusura trovano un senso nel gioco di rimbalzo con la tv e i social. Sia l’uno che l’altro medium sono fin troppo adatti, se non a mentire, almeno a far credere che giù, dietro le transenne, c’è tanta gente, c’è la folla, c’è fervore, c’è entusiasmo, ci sono le bandiere, la musica, gli applausi scroscianti.
Sennonché, al giorno d’oggi, la densità e il sentimento sono spesso il risultato di una percezione sensoriale ottenuta attraverso inquadrature, angolazioni, luci, sonoro; inoltre le moltitudini appaiono tali perché raccolte in luoghi o set – a Roma piazza del Pantheon, Santi Apostoli, Bocca della Verità – scelti proprio perché adatti
E tuttavia, sembra che da una parte il contatto prolungato con il pubblico, il calore, gli sguardi, la concitazione, le strette di mano, le pacche, i selfie e dall’altra le foto sui giornali, i like, i retweet e i cuoricini, insomma pare che addirittura a livello neuro-cognitivo il frullatore finisca per convincere chi fa campagna elettorale dal vivo – e soprattutto chi l’affronta da potenziale rockstar – che tutto va a gonfie vele, e che potrebbe anche farcela.
Così, sulla strada della vittoria rimane solo un ultimo enigmatico ostacolo, retaggio dall’antica politica in forma di assioma vagamente iettatorio che scolpisce in lettere incandescenti: “Piazze piene, urne vuote”. Il combinato disposto, nella sua inesorabile sintesi, ha il potere di riportare, sia pure per un attimo, i sicuri vincenti con i piedi per terra, in preda al dubbio e all’angoscia, fino all’ultimo minuto.
Pietro Nenni, per mezzo secolo uomo simbolo del socialismo italiano, fu un celebrato comiziante, con ritmi di perfetto solfeggio vocale e argomentativo, ma anche un grande creatore di formule e motti – “o la Repubblica o il caos”, “la stanza dei bottoni” – destinati a entrare, più che nel lessico, nell’immaginario senza tempo della politica.
Si è qui cercato dove e quando precisamente egli abbia pronunciato o scritto, quasi di sicuro con autobiografica amarezza, la fatidica sentenza sull’affollamento che non si traduce in voti. O almeno: la frase non è nei diari, né nella biografia di Giuseppe Tamburrano e nemmeno nell’intervista che sempre a quest’ultimo Nenni concesse per Laterza alla metà degli anni 70. Forse occorrerebbe più tempo per trovarne sicura traccia in altre fonti.
Ma la vulgata gliel’attribuisce al cento per cento dopo la storica sconfitta del Fronte popolare (Pci e Psi sotto l’emblema di Garibaldi) alle elezioni del 18 aprile 1948. Quando i comizi del Fronte erano per l’appunto gremiti, ben oltre le speranze dei partiti di sinistra, ma nella cabina elettorale la coalizione ottenne un misero 30,9 per cento mentre la Dc arrivava a sfiorare la maggioranza assoluta (48,5).
A 73 anni e tre generazioni di distanza, tutto è mutato, a cominciare dall’affluenza, oggi molto, ma molto ridotta rispetto a quel tempo aspro e glorioso della democrazia. Ma senza minimamente gufare, come direbbero Renzi e il pensiero magico, tra quelli che maggiormente e sorprendentemente hanno riempito le piazze vanno compresi Carlo Calenda a Roma e Giuseppe Conte al Sud.
Il primo l’ha rivendicato in modo esplicito, una volta accolto sul palco sulle note di “Hard as a rock” e appena preso in mano il microfono: “Quando abbiamo dovuto scegliere, a un certo punto si è detto facciamo piazza Santi Apostoli, facciamo la Bocca della Verità, facciamo un evento simbolico… Eh, no, io gli ho detto: amici miei, no, noi riempiamo pia-zza del Po-po-lo!”. Che in effetti non solo appariva, ma era abbastanza fitta di potenziali elettori – come al solito, chi dice 5 mila chi il doppio – oltre che di bandiere azzurre. Alla fine, nella penombra, un appassionato, fotografato e subito pubblicato bacio con la signora Calenda – ma su questo Nenni c’entra poco.
E comunque. Nel video anche l’occhietto dell’osservatore più smaliziato poteva riconoscere che l’ex ministro, se non riempie le piazze, certo ha attirato un certo pubblico. 155 quartieri visitati, 50 mila citofoni e porte cui hanno bussato gli attivisti calendiani, 400 incontri d’ascolto, 50 confronti pubblici. In che misura questo capitale di mobilitazione sarà utilizzabile alle elezioni nessuno può dirlo. Se Calenda arriva al ballottaggio sarà la più grande sorpresa; se invece prende il 10 o anche il 15 per cento il monito di Nenni avrà la sua conferma. La colonna sonora del filmato riepilogativo s’intitola in ogni caso: “Endless possibilities”.
Alle infinite opportunità di Calenda, sempre sul medesimo registro quasi teologico, l’ex premier Conte si è lasciato accompagnare dal brano “Above the clouds”, sopra le nuvole. Ma è pur vero che anche lui nei suoi giri ha sempre trovato gente, specie donne, che l’applaudivano e alcuni pure l’invocavano. Notato un cartello, tipo Mogol: “Vorrei stringerle la mano”. Sulla piazza di Cavallino, in Puglia, gli hanno portato caffè e brioches mentre parlava in piazza. A Cerignola s’è esibito in dialetto evocando nonno Augusto e nonna Felicetta: tripudio. A Scampia ha tirato un rigore di tacco (parato). Anche una buona affermazione di Conte, se le piazze non mentono, rientrerebbe nel novero delle meraviglie. Nell’attesa, s’accartocciano le foglie morte della campagna elettorale.
(da Huffingtonpost)
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Ottobre 3rd, 2021 Riccardo Fucile
E IL MAXI DEBITO? ESTINTO CON COMODO NEL 2095
Centomila euro versati dalla Lega Nord a Lega Salvini Premier nel 2020. 
Lo scrive Stefano Vergine su Il Fatto Quotidiano, aggiungendo: “Il passaggio di denaro è documentato dai rendiconti finanziari del Parlamento. Il problema? Lega Nord ha ancora in carico un debito milionario con lo Stato italiano, quello derivante dalla truffa dei 49 milioni di euro. In altre parole, quei 100 mila euro potevano in teoria essere usati dal vecchio partito per ripagare parte del debito non ancora estinto. Invece, i soldi sono finiti nelle casse di Lega Salvini Premier”.
Come ricorda Vergine, nel 2018 si conclude l’accordo con la Procura di Genova che prevede che Lega Nord debba restituire i 49 milioni senza interessi: 600 mila euro all’anno.
“Fatto il conto della serva – e considerando che 3 dei 49 milioni erano già stati sequestrati nel momento della condanna di primo grado – a questi ritmi il debito verrà estinto nel 2095”, spiega il Fatto.
Per recuperare i soldi in anticipo ci sarebbe bisogno che la Lega Nord “chiuda il bilancio con un risultato positivo della gestione ordinaria, tutto ciò che eccede 1,2 milioni di euro viene sequestrato”.
Intanto, sostiene Vergine, “il nuovo partito ha chiuso la gestione caratteristica del 2020 in positivo per 496 mila euro, con un avanzo di esercizio pari a 365 mila euro.
Il motivo del successo è presto detto: a partire dal 2018, in concomitanza all’accordo con la Procura di Genova, buona parte delle donazioni che prima affluivano nelle casse di Lega Nord sono state spostate su quelle di Lega Salvini Premier.
Oggi i ricavi della nuova creatura sono cinque volte superiori a quelle del vecchio Carroccio: 8,3 milioni contro 1,6 milioni”.
(da agenzie)
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Ottobre 3rd, 2021 Riccardo Fucile
ANCHE IL GENERALE E’ RIMASTO VITTIMA DELL’ANNUNCITE
“Entro fine settembre sarà vaccinato l’80 per cento della popolazione”, tuonava così il commissario all’emergenza covid, il generalissimo Francesco Paolo Figliuolo, quando parlava del grande piano vaccinale messo a punto per fronteggiare il SarsCov2. Ebbene oggi i nodi vengono al pettine: l’obiettivo non è stato raggiunto.
Al 30 settembre, infatti, solo il 71, 8 per cento della popolazione ha completato il ciclo vaccinale (report del Governo)
Ma non c’è da stupirsi. Di annunci, infatti, il generalissimo ne aveva fatti parecchi. Avremmo dovuto raggiungere il 60% delle vaccinazioni entro luglio, il 70 ad agosto e l’80 a settembre. Una tabella di marcia che avrebbe dovuto tenere un ritmo spedito – almeno 500mila – ma che ha subito una frenata a inizio agosto senza più tornare a regime.
Infatti quando tra fine luglio e inizio agosto il ritmo delle somministrazioni è iniziato a calare, Figliuolo aveva lanciato, anche in vista della riapertura della scuola, “un’attività mirata per i più giovani”, un modo per accelerare nuovamente con le prime dosi e far passare in secondo piano i ritardi sugli over 50, la fascia più a rischio di ricovero, anche in terapia intensiva, in caso di contagio.
Una resa in piena regole sul fronte delle fasce più a rischio. “Li andremo a cercare e li vaccineremo”, aveva dichiarato frettolosamente il generalissimo. Ma neanche la determinazione e la campagna di informazione messa in atto in quel momento sono riuscite a far raggiungere gli obiettivi prefissati.
“A breve arriveremo all’80%” ha ribadito, anche ieri, il commissario Figliuolo durante una visita a Saluzzo ricordando che quando è stato nominato c’erano “4,5 mln di somministrazioni” ora “siamo a oltre 85 mln di somministrazioni”. “Abbiamo superato le 42 mln e 650mila seconde dosi – ha aggiunto il generale -, e questo vuol dire, come ha detto Brusaferro, che abbiamo una curva dei contagi in discesa, un calo drastico delle ospedalizzazioni, delle terapie intensive e dei decessi e questo mi rincuora”.
(da La Notizia)
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Ottobre 3rd, 2021 Riccardo Fucile
“3.200 PEDOFILI, MA LA STIMA E’ AL RIBASSO”
«Migliaia di pedofili hanno operato all’interno della Chiesa cattolica francese
dal 1950». La pesante dichiarazione arriva da Jean-Marc Sauve, il capo di una commissione d’inchiesta indipendente (Ciase) che fra pochi giorni pubblicherà un corposo dossier sugli abusi sessuali all’interno della Chiesa francese.
Ex vicepresidente del Consiglio di Stato e segretario di diversi governi, Sauve, 72 anni, ha dedicato un anno e mezzo a raccogliere testimonianze e soprattutto documenti che farebbero emergere uno dei più grandi scandali che riguarda prelati e collaboratori della Chiesa a livello mondiale.
Si tratta di circa 3.200 preti e altri membri religiosi ritenuti colpevoli di pedofilia. Una stima che Sauve ha definito «al ribasso» e che ora fa tremare la Chiesa francese.
«L’ indagine conferma gli altissimi livelli di violenza sessuale sui minori. Su 51,4 milioni di francesi sopra i 18 anni, sono 5,5 milioni quelli che hanno subito violenze sessuali durante la loro adolescenza. Più del 10%» ha spiegato Sauve nell’intervista esclusiva a Le Journal du Dimanche.
Il 62% delle vittime che hanno contattato la commissione sono uomini, l’80% ha più di 50 anni. «Tutti accomunati da una grande sofferenza» racconta Sauve, «che abbiano 40 o 88 anni, l’opera di morte era quella dell’abuso sessuale e questa è anche la storia di molti silenzi: un bambino non ha il bagaglio o le parole per dirlo, soprattutto se vive negli anni ’50. Ha la sensazione che non gli si creda, che sia sporco. Alcuni lo hanno detto ai genitori o a una terza persona, ma non sono mai stati presi sul serio».
E così il pensiero va a tutti quelli che tutt’ora non hanno confessato quanto subìto: «Quanti sono?», si chiede Sauve, sottolineando come quanto scoperto sia solo la punta di un iceberg molto più grande.
Bergoglio: «Sarà una croce ma servirà a fare luce»
Nel frattempo dallo scorso 6 settembre i vescovi francesi hanno continuato a fare visita a Papa Francesco. Divisi in tre gruppi regionali, tutti i religiosi sono stati convocati a Roma alternandosi in una serie di incontri terminati ieri sabato 2 ottobre. A differenza di altri Paesi dall’inizio del pontificato di Papa Bergoglio la Francia non ha ricevuto nessuna nuova nomina a cardinale esclusa quella assegnata a Dominique Mamberti, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Secondo quanto riferito da mons. De Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims, Bergoglio sarebbe stato già informato riguardo l’imminente uscita del rapporto: «Attendiamo con impazienza, da quel che sappiamo sarà severo», ha detto, «ne abbiamo parlato in questi giorni con la Curia romana e oggi con il Papa, con il quale abbiamo concordato che sarà una croce ma servirà a fare luce».
La commissione d’indagine
Il gruppo d’inchiesta con a capo Jean-Marc Sauve è stato messo in piedi lo scorso 2018 per iniziativa della conferenza episcopale e della conferenza dei religiosi e delle religiose. L’obiettivo era quello di istituire una commissione sugli abusi sessuali nella Chiesa per fare luce su uno dei temi più complessi e tenuti in ombra degli ultimi anni. Il lavoro è cominciato nel 2018 e già un anno dopo risultavano ascoltate circa 6.500 persone. Fino ad arrivare al marzo 2021 quando i primi risultati diffusi da Sauve hanno parlato di circa 10 mila vittime per 70 anni di storia della Chiesa.
(da agenzie)
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Ottobre 3rd, 2021 Riccardo Fucile
“LUCANO E’ UN MODELLO DA SEGUIRE, IO L’HO CONOSCIUTO BENE E SONO CONVINTO CHE NON SI E’ MESSO UN SOLDO IN TASCA”
La percezione cambia anche in base al pensiero politico e soprattutto all’onestà intellettuale di chi si pronuncia: se la Meloni ha definito Mimmo Lucano un ‘criminale’, c’è chi lo ha sempre preso come un modello da seguire: ‘Riace “ci sembrava un modello interessante per ripopolare i borghi dell’Appennino, solo anziani e nessun bambino”.
Lo ha raccontato a ‘La Stampa’ Mario Morcone, prefetto in pensione che al Viminale si occupò tanto di migranti e che ora fa l’assessore in Campania.
In “una prima fase”, “Mimmo Lucano aveva inventato qualcosa di nuovo. E non solo lui: andrebbe citata anche l’esperienza di Cantalice, vicino Rieti. Non rinnego di averlo sentito tante volte”, ha spiegato Morcone.
“Quando divenni capo di gabinetto del ministro Marco Minniti, la realtà degli sbarchi era profondamente mutata”, “non si procedeva più per esperimenti, ma con automatismi e regole. Facemmo un accordo con l’Anci: tutti i Comuni dovevano accogliere; c’erano le percentuali per abitante. Investimmo tanti soldi sullo Sprar. Subentrarono le regole della contabilità pubblica. E Lucano si inserì nel solco”.
Ma poi ha aggiunto: “Capimmo presto che faceva pasticci”, “il ministro Minniti mi disse: chiamatelo, vediamo se sono errori veniali a cui mettere rimedio. E così lo convocammo a Roma. Lucano venne due volte. Accadeva attorno al 2017. Gli feci presente che se aveva bisogno di aiuto, avremmo potuto affiancarlo con dei funzionari. Sa, è una persona semplice, poco addentro a leggi e regolamenti. Ma venne fuori il calabrese dalla testa dura, convinto di saper fare solo lui, e quando si trovava di fronte a carte indiscutibili, allora diceva: ‘La solidarietà viene prima di tutto, anche prima della legge'”.
Interpellato sulla condanna a 13 anni, risponde: “Io l’ho conosciuto bene e sono convinto che non s’è messo un soldo in tasca. Aspetto di leggere le motivazioni della sentenza per capire meglio, ma penso che una condanna a 13 anni sia qualcosa di sconvolgente”.
(da agenzie)
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Ottobre 3rd, 2021 Riccardo Fucile
DILAGA LA PROTESTA CONTRO IL CRIMINALE SOVRANISTA CHE HA CAUSATO LA MORTE PER COVID DI 600.000 BRASILIANI… SONDAGGI IN CADUTA LIBERA: CROLLATO AL 26%
Migliaia di brasiliani si sono riversati nelle vie e nelle piazze in diverse città
del Paese per protestare contro il governo federale e per chiedere l’impeachment del presidente Jair Bolsonaro, al grido di «Fora Bolsonaro».
Le manifestazioni si sono svolte in risposta all’appello lanciato da partiti e movimenti sociali e su spinta dei sindacati.
A prendere parte alle proteste erano presenti, tra gli altri, i rappresentati del Partito dei Lavoratori dell’ex presidente Lula, quelli del Partito Socialista Brasiliano, i membri del Partito Democratico Laburista nonché attivisti della comunità Lgbtq+ e i rappresentanti di 60 organizzazioni ecclesiali e sociali brasiliane, espressione della Chiesa nazionale.
Secondo quanto riferito dagli organizzatori, le manifestazioni si sono svolte in più di 200 città del Paese. I cortei più imponenti si sono registrati a Rio de Janeiro, San Paolo e a Brasilia.
Bolsonaro è da tempo contestato per la gestione gestione «irresponsabile» dell’emergenza Covid, che ha causato sinora circa 600mila decessi nel Paese. Ma non solo.
I manifestanti hanno anche protestato contro l’inflazione e gli alti prezzi del carburante, dell’elettricità e dell’acqua.
La popolarità del presidente brasiliano è crollata verticalmente negli ultimi mesi, raggiungendo il 22 per cento, il livello più basso da quando è stato eletto presidente. Un dato certamente non rassicurante per Bolsonaro a un anno delle elezioni del 2022. Secondo un recente sondaggio del Datafolha Institute Bolsonaro, alle prossime elezioni, otterrebbe infatti il 26 per cento dei voti al primo turno, contro il 44 per cento dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva.
(da agenzie)
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