Ottobre 5th, 2021 Riccardo Fucile
LA CARICA DELLE 3V SI SCHIANTA CONTRO L’INDIFFERENZA DEGLI ITALIANI
Verità, libertà e azione. Sono le tre parole che campeggiano, a grandi lettere,
sul sito del Movimento 3V.
L’unico partito – si legge nella homepage ufficiale – che chiede verità e mette al centro di ogni azione politica il benessere e la salute dell’essere umano. È il partito dei no-vax, gli irriducibili che dall’inizio della pandemia hanno sempre detto no a tutto: lockdown, coprifuoco, mascherine, vaccino e Green Pass.
“La libertà dell’essere umano – si legge nel loro programma politico – viene calpestata sulla base di ipotetiche motivazioni medico scientifiche che, a detta di medici e scienziati, sono inesistenti, false od errate”. Combattere la scienza con altra scienza. Le hanno provate tutte, in questi mesi. Con i riflettori dell’opinione pubblica puntati addosso.
Le guerriglie nelle principali città l’anno scorso, con tanto di aggressioni ai giornalisti. Le proteste contro le nuove restrizioni in primavera. E poi la proliferazione in rete di chat e gruppi, come Basta Dittatura!, di recente oscurato da Telegram, dove minacce a politici e giornalisti erano all’ordine del giorno. C’era persino chi incitava a minacciarli di persona, condividendo sulla chat numeri di telefono ed indirizzi di casa.
Ecco: un anno di centralità mediatica, forse esagerata dai media stessi (gli italiani con almeno una dose, ad oggi, sono l’84%), non ha dato i suoi frutti. Il Movimento 3V ha fallito in tutti comuni dove si era presentato. E non erano neanche tanti, tra l’altro. Sul sito sono state presentate solo 9 liste di candidati ai consigli comunali, quasi tutte nelle grandi città al voto.
Percentuali da zero virgola in tutta Italia. A Milano non si va oltre allo 0,4. Mezzo punto percentuale a Torino e Napoli. A Roma, il segretario nazionale del movimento e candidato sindaco Luca Teodori racimola ben 7 mila voti. Ma nella capitale questo si traduce nello 0,6%. In Emilia-Romagna le cose vanno un po’ meglio. A Bologna, l’ex pentastellato Andrea Tosatto, cantautore e cantore della Roma raggiana, va poco sopra la soglia psicologica dell’un per cento. A Ravenna si sfiora il tre.
Una sorpresa imprevista arriva da Rimini. Nella capitale della riviera, il candidato no-vax Matteo Angelini è riuscito ad entrare in consiglio comunale, superando di poco il 4% necessario ad ottenere un seggio. Certo, anche in Romagna, le 3V non sono competitive. Ma i risultati sono più incoraggianti.
Discorso a parte, invece, lo merita Trieste. Qui i no-vax sono più forti che nel resto d’Italia. Raccolgono quasi 4 mila voti e raggiungono il 4,4%. L’unico dei cinque capoluoghi regionali dove possono dire la loro. In terra giuliana, le 3V sono davanti al Movimento 5 Stelle (3,4%), loro ‘progenitore’ storico nelle battaglia no-vax prima del Covid, quando i grillini erano all’opposizione e facevano eleggere alla Camera Sara Cunial, la deputata di riferimento per il mondo no-vax.
E infatti, il candidato sindaco delle 3V Ugo Rossi è un ex militante pentastellato, anche lui tra i delusi della svolta governista a 5 Stelle. Ingegnere, 31 anni, ambientalista, ex M5s, ex Fridays for Future, Rossi è riuscito a convogliare su di sé larga parte del consenso no-vax a Trieste grazie ad episodi temerari: a settembre, i carabinieri lo hanno arrestato perché avrebbe tentato di ‘difendere’, usando le mani, due cittadini accusati di aver indossato male la mascherina.
Dopo il rilascio, avvenuto subito, Rossi non si è fermato ed ha organizzato una doppia manifestazione che ha portato in piazza oltre diecimila persone. Numeri importanti, per una città di poco più di 200 mila abitanti. A parte il caso di Trieste, però, le 3V non hanno sfondato. Tanto rumore per nulla.
(da Huffingtonpost)
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Ottobre 5th, 2021 Riccardo Fucile
AUMENTANO PD, FDI E M5S, IN CALO LA LEGA, STABILE FORZA ITALIA
Il PD è il primo partito in Italia, seguito da Fratelli d’Italia e dalla Lega.
È quanto rivela il sondaggio di BiDIMedia realizzato nei primi giorni di ottobre sulle intenzioni di voto degli italiani.
Il Partito Democratico recupera la sua corsa, raggiungendo il 20,6% e superando di 1 punto il partito di Giorgia Meloni, diventa la prima forza politica nel Paese.
Fratelli d’Italia resta comunque in testa all’interno della coalizione di centrodestra al 19,6%. La Lega di Matteo Salvini, invece, subisce un sensibile calo che la porta al 19,3%, più di un punto sotto l’alleata Meloni.
Si registra anche una crescita del Movimento 5 Stelle che nelle intenzioni di voto degli italiani, sarebbe il quarto partito in Italia con il 16,3%, seguito da Forza Italia, stabile al 6,8%.
Nonostante la crescita di Fratelli d’Italia, il centrodestra si dimostra in difficoltà rispetto al passato. Infatti, il partito della leader Meloni segna ancora un dato positivo, ma rallenta mentre per la Lega prosegue il calo di consensi.
Secondo BiDIMedia l’atteggiamento poco chiaro che il Carroccio ha adottato sulle scelte del governo Draghi in merito al Green Pass potrebbe aver portato gli elettori del partito di Salvini a preferire Fratelli d’Italia.
Il sondaggio rivela anche come sia cresciuta rispetto alle ultime rilevazioni la fiducia degli italiani nel governo Draghi, raggiungendo il 52% di voti positivi contro il 41% di cittadini che si sono espressi negativamente sulle intese nazionali.
Andando nel dettaglio, i contrari sono diminuiti di 4 punti, mentre è cresciuta di 3 punti la fiducia nella coalizione di governo.
A favorirla, con elevate percentuali di gradimento, sono soprattutto gli elettori di PD, Azione, +Europa, Italia Viva e Articolo 1, ma anche di Lega e Forza Italia.
Tra gli elettori del Movimento 5 Stelle sono aumentati quelli fiduciosi nel governo che adesso sono il 21%.
Un dato interessante, se si considera che un’analoga percentuale di fiducia si registra anche tra gli elettori di Fratelli d’Italia, partito che però è all’opposizione.
Al Sud preferenze per centrosinistra e M5S
Il sondaggio realizzato analizza anche la distribuzione delle intenzioni di voto nelle varie Regioni italiane.
Complessivamente, se a livello nazionale l’alleanza giallorossa cresce dell’1,3%, il centrodestra perde un punto mentre le forze centriste calano dello 0,3%.
La preferenza per la coalizione Pd-M5s cresce al Centro Nord (raggiungendo le stesse percentuali del centrodestra in Liguria) e in maniera più significativa al Sud, soprattutto in Calabria e in Puglia dove supera il centrodestra.
Secondo i dati, inoltre, se le elezioni politiche si svolgessero a breve sarebbe buona anche l’affluenza ai seggi elettorali con il 61,5% di italiani pronti a recarsi alle urne. Resta considerevole però il fronte degli incerti che rappresenterebbero il 30% degli italiani e la cui posizione potrebbe essere decisiva al momento del voto.
(da Open)
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Ottobre 5th, 2021 Riccardo Fucile
IL PAESINO DELL’IMPERIESE HA 234 ABITANTI, IRONIA SUL WEB
“A Terzorio (IM) altro splendido risultato per Valerio Ferrari riconfermato sindaco. Congratulazioni”. Italia Viva, il partito di Matteo Renzi, esulta per la vittoria del suo candidato nel piccolo centro in provincia di Imperia, Terzorio, dove Valerio Ferrari è stato riconfermato alla guida della cittadina.
Un’affermazione a primo turno, e in un certo senso un vero e proprio plebiscito per il candidato renziano, che ha raccolto il 100% delle preferenze espresse.
Sì, perché Ferrari era anche l’unico candidato a presentarsi alle elezioni comunali.
Nel paesino con 234 abitanti e 189 aventi diritto, il sindaco della lista Nui Tersurin, sostenuto da Italia Viva, ha ottenuto ben 124 preferenze. Le restanti schede sono state annullate (otto) o lasciate in bianche (sei). Le schede contestate? Naturalmente, zero.
(da agenzie)
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Ottobre 5th, 2021 Riccardo Fucile
AL VAGLIO DEGLI INQUIRENTI CENTO ORE DI VIDEO DELL’INCHIESTA DI FANPAGE
Proseguono a ritmo serrato le indagini della Procura di Milano sulla presunta
“lobby nera” di Fratelli d’Italia. Gli inquirenti hanno aperto un fascicolo per finanziamento illecito ai partiti e riciclaggio e ieri hanno acquisito le oltre 100 ore di filmati realizzati da FanPage nel corso dell’inchiesta giornalistica su FdI e sull’eurodeputato Carlo Fidanza (nella foto).
La Procura ha aperto un fascicolo venerdì scorso, dopo la pubblicazione dell’inchiesta giornalistica, che è stata trasmessa anche da Piazzapulita su La7.
E già venerdì è stata inviata dai pm Giovanni Polizzi e Piero Basilone alla redazione del giornale online la richiesta per acquisire i filmati. Il video, che è stato acquisito dalla Guardia di Finanza e che voleva acquisire anche la leader di FdI, Giorgia Meloni, verrà analizzato dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e affidato ai pm Polizzi e Basilone.
Gli inquirenti stanno cercando di individuare i professionisti che, secondo l’eurodeputato di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza, e l’esponente della destra milanese Roberto Jonghi Lavarini, noto come il barone nero, si presterebbero a fare da “lavatrici” per i contributi elettorali versati in nero da aziende e imprenditori che non desiderano comparire.
Nei prossimi giorni verranno inoltre ascoltati i giornalisti che hanno indagato per oltre 3 anni sugli ambienti della destra milanese. Nelle oltre 100 ore di filmati realizzati dagli autori dell’inchiesta giornalistica, noti esponenti di FdI fanno saluti romani, inneggiano a Hitler e al fascismo. Vengono inoltre presi di mira gli ebrei e i neri, oltre al giornalista di Repubblica Paolo Berizzi, finito nel mirino dell’estrema destra dopo i suoi articoli.
(da agenzie)
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Ottobre 5th, 2021 Riccardo Fucile
“MATTEO NON PARLA PIU’ DI FEDERALISMO, PERCHE’ UN MILANESE DOVREBBE VOTARLO?”
“Urca… il 10% a Milano, così poco. La Lega è andata malissimo anche qui e pensare che è l’unica grande città dove Matteo Salvini ha superato Giorgia Meloni”.
Giancarlo Pagliarini, anche detto ’Il Paglia’, storico dirigente del Carroccio di Umberto Bossi, ministro del Bilancio nel governo Berlusconi del 1994, risponde al telefono di buon mattino nel day after delle elezioni amministrative: “Ho letto i giornali, ora sto preparando i biscotti ma mi dica…”.
Commenta con l’Huffpost la debacle della Lega tornata ai risultati di cinque anni fa dopo il successo delle ultime Europee e Politiche: “Salvini ha perso perché non propone più una riforma federale. Perché un milanese dovrebbe votarlo?”. E in effetti nella sua città, il leader leghista ha perso 15 punti percentuali in due anni.
Il 6% a Roma, il 10,7% a Milano, il 9,8% a Torino, il 7,7% a Bologna e il 2,6% a Napoli. Da Nord a Sud la Lega ha avuto un crollo, piazzandosi quasi ovunque, dietro Fratelli d’Italia. Qual è la soluzione? Tornare al Nord o insistere sulla Lega nazionale?
“Ci vuole una riforma federale. Il fatto che Salvini non parli più di autonomia, ci ha penalizzato in queste elezioni. Ha abbandonato il Nord. A chi vota Lega non frega niente del sovranismo o di Roma Capitale. A noi interessa una riforma federale, che non è egoismo ma è semplicemente una migliore organizzazione del sistema Paese”.
È quello che dicono Giancarlo Giorgetti, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e gran parte degli eletti della Lega in Parlamento nelle Regioni e nei consigli comunali. Lei vede un Salvini isolato, anzi accerchiato, dentro il suo stesso partito?
Se Salvini si fosse messo a parlare più spesso e più volentieri di come è organizzata la costituzione in Svizzera avrebbe preso più voti. L’articolo 3 dice che la sovranità è degli enti territoriali, in quel caso dei cantoni, che delegano dei compiti allo Stato centrale. Ma i titolari della sovranità sono loro, non è lo Stato. E i milanesi la pensano così. Noi vogliamo un sistema organizzato meglio, che senso ha pagare le tasse e poi i soldi vanno a Roma? La Lega la pensava così, Giorgetti la pensa così. Salvini pensa ad altro ed è per questo che non viene votato.
Si spieghi meglio. Bisognerebbe tornare al passato? Ma la Lega secessionista di Bossi non ha mai ottenuto grandi risultati. Salvini ha vinto quando era all’opposizione e parlava di immigrazione.
Il problema sa qual è? È che a Salvini oggi va bene Roma Capitale fortemente nazionalista. E soprattutto non parla mai della necessaria riforma, non dico federale, ma almeno di quella prevista dal referendum del 2017 che voleva dare più risorse agli Enti territoriali. La Lega Nord di Miglio, di Bossi non c’entrava niente con queste idee salviniane. Bisognerebbe rendersi conto che la Lega vera non c’entra niente con queste cose.
I flussi raccontano di un travaso diretto di voti dalla Lega a Fratelli d’Italia. Lei se lo aspettava?
Direi che molte persone non sono andate a votare. Se io fossi nato e cresciuto a Roma forse avrei votato la Meloni, ma io sono nato e cresciuto a Milano, solo dei pazzi potrebbero votare oggi per Salvini o Meloni che parlano di Roma Capitale. Almeno, ogni tanto, da Giorgetti viene fuori qualche parola per ricordare il referendum fatto in Lombardia e in Veneto nel 2017, da Salvini neanche quella. Alcuni della Lega hanno votato addirittura per Giuseppe Sala perché c’era la proposta di ricordare i risultati di questa consultazione, che non parlava di federalismo ma di un po’ più di autonomia e responsabilità agli Enti territoriali.
La Lega paga lo stare al governo? C’è una parte che mal digerisce la larga alleanza? Lo stesso Salvini sembra stare, a differenza di Giorgetti, più all’opposizione che in maggioranza.
Per fortuna che siamo al governo, sennò la Lega non prendeva neanche quel 10%. Il problema è il silenzio di Salvini sulla necessità di cambiare il sistema paese.
Come vede la Lega dei prossimi anni? Con Salvini segretario o con un ricambio più nordista?
Salvini le cose le coglie al voto spero che si rimetterà a parlare dei temi che interessano a noi, non perché venivano storicamente dalla Lega ma perché sono cose necessarie. Salvini è bravo a raccattare voti ma molti si chiedono sotto cosa ci sia. È importante cosa dirà, se parlerà di responsabilità degli Enti locali e se sarà meno centralizzato.
Dopo la sconfitta a queste elezioni amministrative, vede un congresso a stretto giro?
Prima o poi si farà anche un congresso. Se Salvini ci tiene a fare il segretario lo faccia, non credo che a Giorgetti interessi fare il segretario a lui interessa lavorare.
(da agenzie)
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Ottobre 5th, 2021 Riccardo Fucile
HA DIPINTO INVOLONTARIAMENTE L’ELETTORATO SOVRANISTA
“Sala è uno di finta sinistra, ma Milano è una città un po’ fighetta, vota per la
sinistra, soprattutto il centro storico: ma questo lo sapevamo anche prima, non c’è alcuna sorpresa”.
E’ il commento di Vittorio Feltri che analizza così con l’Adnkronos il risultato elettorale che ha visto vincere come sindaco a Milano il candidato del centrosinistra Beppe Sala. “Quello che ho scritto un mese fa si è verificato puntualmente. E cioè che a Milano avrebbe vinto a mani basse Sala, era scritto nel destino“, aggiunge Feltri.
Che commenta poi il dato di affluenza alle urne, mai così basso: “Non solo a Milano, anche nelle altre città è successo che la gente non va più a votare perché ha perso la passione nella politica – dice Feltri – La politica è mal vista da quando sono morte le ideologie, non c’è più un sentimento a livello ‘cardiaco’ nella gente. Quando c’era la ex Dc, c’era la battaglia, vinceva sempre ma di poco, il Partito Comunista era forte e minacciava sempre il sorpasso. La gente partecipava in modo passionale, tifava. Ora i partiti hanno perso grinta, hanno perso la capacità di sedurre gli elettori. A Milano pioveva, figurati se andavano a votare“.
“Giorgia Meloni a Milano ha triplicato i suoi voti, quindi non può certamente lamentarsi” aggiunge. Certo che per vincere le elezioni a Milano bisognava avere una coalizione forte, che non c’è“.
“Me lo aspettavo che Salvini perdesse notevoli quote di “elettori -aggiunge poi Feltri- perché ha governato prima coi 5 Stelle, poi è uscito dal governo senza spiegare i motivi, poi è rientrato sempre coi 5 Stelle e con gli avversari storici, cioè il Pd, senza spiegare nulla e la gente non ci ha più capito niente. Questo è il motivo per cui la Lega è passata dal 34% a delle cifre molto più dimensionate, ma dov’è la sorpresa? Era ovvio”.
(da agenzie)
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Ottobre 5th, 2021 Riccardo Fucile
IN MOLTI MUNICIPI MICHETTI HA PERSO DAL 3% AL 5% RISPETTO ALLA COALIZIONE
“Non mi accollo Michetti, che è un professionista serio, lo accompagno”. Arrivano insieme, il candidato sindaco in completo marrone e Giorgia Meloni.
Per la prima mossa del colpo che varrebbe il match arrancante: “Roma è la partita più importante, saranno due settimane decisive, andremo casa per casa a spiegare il programma”, dice lei. Se la gioca da leader in pectore del centrodestra – snocciola i risultati di FdI che ha superato la Lega a Bologna, Torino, Grosseto, Rimini, Pordenone, tutta l’Emilia Romagna, il triplo dei voti nella capitale, pari a Novara – e da “romana de Roma”.
Ma soprattutto da tutor politica di Michetti, più a suo agio con la metro cantierabile, la mobilità su gomma e il cambio di generazione digitale che con la pugna nell’agone.
Nel grande spazio sotterraneo adibito a comitato elettorale di Michetti, a due passi dalla Garbatella, c’è un’aria strana.
Meloni si spertica per dire che non vede la vittoria a sinistra, al massimo un pareggio, e tanta propaganda sui media. Nei conciliaboli c’è meno sicumera. Si chiudono in una stanza Rampelli, Lollobrigida. Si attendono, più tardi, Gasparri e Annagrazia Calabria.
La leader promette che chiamerà sia Salvini che Berlusconi: “Ora che si polarizza il confronto bisogna serrare i ranghi – avvisa gli alleati – il centrosinistra è compatto noi un po’ più in ordine sparso, ma questo è un test per le politche”. Basta con le voci “distoniche” (leggi Giorgetti). Accarezza gli elettori degli esclusi dal ballottaggio, Calenda con un risultato “significativo”, la Raggi a cui rende l’”onore delle armi” con un attacco durissimo a Conte: “Di pessimo gusto precipitarsi a Napoli dal vincitore, ingeneroso e un po’ vigliacco, la sindaca ha combattuto con dignità”.
Belle parole che ammantano una spiacevole realtà: Michetti parte in vantaggio, ma con poche speranze di aggregare quelle aree. Il grande nemico è l’astensionismo, arginarlo rappresenta la speranza più grande.
Non a caso un big confessa che ieri la prima vera doccia fredda è arrivata con i dati sull’affluenza: tradizionalmente se è bassa penalizza la destra, e al secondo turno va peggio. Tutti ne sono consapevoli.
Sanno che tocca alla Meloni caricarsi sulle spalle un nome che, con le attenuanti dell’essere stato scaraventato in una campagna disunita e “fangosa”, non ha convinto i romani.
Lo dicono i dati che emergono via via che si scrutinano i municipi: quasi dappertutto le liste di partito sono due, tre, cinque punti sopra Michetti. Nel XV municipio FdI è al 41%, il candidato sindaco al 36%. Nel XIII il candidato presidente meloniano è al 38,2%, Michetti al 33,4%.
Nel III, Montesacro, le percentuali sono 31,3 contro 28,2%. Significa che il voto disgiunto è stato netto, che bisogna lavorare a testa bassa. “Ci concentreremo sui municipi in cui siamo in vantaggio – ragiona la consigliera regionale Chiara Colosimo – Nel XIII siamo otto punti sopra Gualtieri”.
Quella contro l’astensionismo è la madre di tutte le battaglie. Meloni lancia un appello e una stoccata: “La sfida sarà convincere chi si è allontanato dalla politica perché i partiti hanno usato i voti per fare cose distoniche”.
E’ l’aggettivo del giorno, stavolta forse si abbina a Salvini. I numeri meno cospicui del previsto si riverberano nelle preferenze. Gli staff negli uffici sono al lavoro per distinguere i sommersi dai salvati, e contare la dote.
Prima degli eletti risulta Rachele Mussolini, figlia di Romano, ma con un boom contenuto: “Ci saremmo aspettati 10-12mila preferenze – ammette un dirigente – invece pensiamo che ne otterrà circa 7mila”.
Certo, visto che a Milano passa come seconda l’avvocata Valcepina, si può desumere che il video di Fanpage – su cui un’irritata Meloni non vuole essere “rincorsa” senza aver ricevuto l’intero girato – non li ha penalizzati.
Il primo comandamento, però, resta invertire la tendenza. A recuperare il voto giovanile penserà (in parte) Fabio Roscani, al vertice di Gioventù Nazionale (l’ex Azione Giovani) tra social e iniziative sul territorio. Per il resto, c’è Giorgia: “Ho suggerito a Enrico di parlare con tutti, ci sono tanti elettori che non sono affini al Pd”. Lui recepisce: “Non ho parlato male di nessuno, chi non rispetta gli avversari non rispetta i cittadini”. La caccia è aperta, la stagione durerà due settimane, il premio vale tutto.
(da Huffingtonpost)
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Ottobre 5th, 2021 Riccardo Fucile
“L’ITALIA HA PREMIATO LA SCIENZA E LA MEDICINA”
“Elezioni amministrative? Mi pare che l’Italia abbia premiato la scienza e la
medicina e che siano stati bastonati alle urne quei partiti che sono andati contro la scienza, che hanno portato avanti l’anti-vaccinismo, che hanno preso posizioni contro i sanitari e le evidenze scientifiche. Mi pare, insomma, che ancora una volta gli italiani abbiano dimostrato di essere molto maturi“. È il commento di Matteo Bassetti, primario del reparto Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, ai risultati delle elezioni comunali.
Ospite de “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus, l’infettivologo osserva: “Gli italiani hanno bocciato chi negli ultimi tre mesi ha preso posizioni assolutamente contrastanti con la risposta grandiosa data dal SSN, da Figliuolo, da Draghi con la più grande campagna vaccinale europea e con una politica che sta dando i suoi frutti. Basta guardare i dati sulle ospedalizzazioni e su quello che abbiamo fatto a livello di ricerca comunitaria. La politica che è voluta andar dietro ai maghi Merlino, ai complotti e alla tesi secondo cui il vaccino fa male prende una bastonata colossale alle elezioni. E questo è un segnale forte da parte della gente che ha detto: ‘Noi non crediamo ai maghi e alle fattucchiere’. Se dopo questa bastonata elettorale, qualche partito politico non cambia registro, vuol dire che non ha capito”.
E aggiunge, con una sonora frecciata alla destra: “Ci sono alcuni partiti che non possono lavorare sempre con la logica dei due forni: un giorno sono contro i vaccini, un altro giorno sono a favore, un altro giorno ancora sono contro i sanitari, il giorno dopo a favore della scienza. O stai da una parte o stai dall’altra. Queste scelte alla fine pagano. Soprattutto un partito politico si è messo contro la scienza, la medicina, la ricerca, l’Università: spero che cambi registro – continua – perché, secondo me, finirà ancora più lontano da una certa parte della cultura e del pensiero scientifico. A me spiace dirlo, ma quando tu lisci il pelo continuamente a personaggi che sostengono che bisogna curare il covid con la liquirizia e che i vaccini ammazzano la gente, alla fine le persone, che sono in maggioranza pro vaccini, non ti seguono. Insomma, a queste elezioni hanno vinto i vaccinati e i vaccini”.
A chi lo accusa di fare politica, Bassetti replica: “Io faccio politica sanitaria, visto che sono direttore del dipartimento regionale di Malattie Infettive. Non faccio politica, anzi sono alcuni partiti politici che vengono a fare il mio mestiere. Quando tu in televisione vai a dire che i vaccini creano le varianti (Matteo Salvini, ndr) o che il covid si cura con la liquirizia o che le cure date da noi medici uccidono la gente e che funzionano le cure domiciliari portate avanti da fantomatici maghi Merlino, non sono certamente io a fare politica, ma sono quei politici a voler fare il mio mestiere. È molto diverso: c’è una invasione nel mio mestiere che è quello di medico – conclude – Non dimentichiamoci che qualcuno è arrivato a dire che io, professore universitario, non potrei parlare in tv. Le malattie infettive sono la mia materia. Ma allora chi deve parlare di malattie infettive in televisione? I politici e non i professori universitari? Quindi, il vero problema è che i politici invadono il campo di noi medici, scienziati e ricercatori, non il contrario. Se i politici facessero il loro mestiere, noi faremmo tranquillamente il nostro. Ma nel momento in cui invadono un campo altrui, è chiaro che i medici, gli scienziati e i ricercatori si difendono“.
(da agenzie)
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Ottobre 5th, 2021 Riccardo Fucile
SCELTE SBAGLIATE: DAI CANDIDATI AI TEMI TOCCATI… LA MELONI NON DICE CHE LE ASPETTATIVE DI VOTO ERANO BEN ALTRE: IL 17% A ROMA E’ NULLA, TRENT’ANNI FA IL MSI A ROMA PRENDEVA IL 30%
Il centrodestra, per ora, è rimasto a bocca praticamente asciutta dopo il primo turno di queste elezioni amministrative. La conferma della Calabria (con la vittoria di Occhiuto) era prevedibile e non può certo lenire le ferite aperte che, alla chiusura delle urne, hanno confermato come lo stato di salute della coalizione composta dal Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia non sia eccellente come, invece, i leader dei partiti hanno cercato di mostrare.
Perché se Berlusconi prosegue nella sua figura di “collante” (con scarsi risultati) il dualismo tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni ha creato diversi problemi durante l’intera campagna elettorale.
Tempi sbagliati per la scelta dei candidati, dice Salvini. Successo perché il centrosinistra ha solo confermato le amministrazioni in cui già governava, dice Meloni.
Insomma, i due leader dei principali partiti di Centrodestra – quelli moderati e fieramente “sovranisti” – riescono a divergere anche nell’analisi del voto e della sconfitta. Ma una cosa li unisce: nessuno dei due ha fatto autocritica sui temi toccati durante questi lunghi mesi di campagna elettorale.
Perché Matteo Salvini è apparso in grande difficoltà e quasi in imbarazzo. Non tanto per il mero risultato elettorale della coalizione, ma per esser stato – di fatto – scavalcato da Fratelli d’Italia in molte città. Se a Roma era ben noto un appeal molto più consolidato di Giorgia Meloni, il dato di Milano mostra la freccia del sorpasso a destra. Insomma, una manciata di voti di vantaggio della Lega su Fratelli d’Italia. Un risultato impensabile a Milano fino a qualche mese fa.
E il Carroccio, nella sua sede meneghina di via Bellerio, ha già aperto una fase di riflessione con alcuni esponenti – anche di peso – che hanno già messo in dubbio le capacità del segretario di condurre il partito in un porto sicuro.
Ma nella strana coppia Salvini-Meloni chi ha vinto?
Il risultato elettorale di Fratelli d’Italia è stato abbastanza buono (soprattutto considerando il punto di partenza che vedeva il partito dei “patrioti” molto indietro nelle gerarchie solo un anno fa). Soprattutto a Torino e Bologna è stato certificato il sorpasso nei confronti degli “amici-nemici” del Carroccio.
E si potrebbe pensare, dunque, a un ottimo risultato.
Poi, però, occorre fare il confronto con i sondaggi (tanto amati da Giorgia Meloni, ma solo quando sono positivi per lei). Come spiega il quotidiano La Repubblica, infatti, i numeri di FdI sono quasi dimezzati rispetto alle aspettative. Certamente il suo partito è in rampa di lancio, ma il consolidamento di quei numeri tanto decantati ancora non è arrivato.
(da NextQuotidiano)
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