Novembre 25th, 2021 Riccardo Fucile
IL RISCHIO ASSENZE PER “MALATTIA” DEI FURBETTI, MA BASTA MANDARGLI IL CONTROLLO
L’immunizzazione coatta estesa al personale non sanitario del comparto salute, alla polizia, ai carabinieri, alla Guardia di Finanza, ai militari, ai vigili del fuoco e a tutti gli operatori della scuola. Due milioni di persone avranno cinque giorni dall’entrata in vigore del provvedimento per mettersi in regola
Alla fine il governo Draghi ha varato l’obbligo vaccinale per il personale della sicurezza e della difesa e per quello scolastico. Nel decreto sul Super Green pass a partire dal 15 dicembre l’immunizzazione coatta sarà estesa al personale non sanitario del comparto salute, alla polizia, ai carabinieri, alla Guardia di Finanza, ai militari, ai vigili del fuoco e a tutti gli operatori della scuola.
Si tratta di due milioni di persone che avranno cinque giorni dall’entrata in vigore del provvedimento per mettersi in regola. E documentare l’avvenuta vaccinazione. Altrimenti scatterà la sospensione dal lavoro e dallo stipendio.
L’obbligo per la scuola era stato caldeggiato anche dal ministro della Salute Roberto Speranza, mentre il responsabile della Funzione Pubblica Renato Brunetta aveva chiesto quello per il personale della pubblica amministrazione a contatto con il pubblico. Non è stato accontentato.
Repubblica ricorda oggi che nell’ultimo report vaccinale per categorie solo il 5,8% del personale scolastico non si era ancora immunizzato contro Covid-19. Diversa la situazione per quanto riguarda le forze dell’ordine.
Tra i 98 mila agenti di polizia circa 10 mila sono No vax, mentre tra le Forze Armate 44 mila sono ancora senza vaccino, per una percentuale del 16%.
Nella polizia penitenziaria ce ne sono invece 12 mila e la percentuale è molto alta: il 30%. In totale i renitenti al vaccino dovrebbero essere 200 mila anche se la misura varata dal governo va a interessare due milioni di persone.
I controlli nella scuola spettano ai dirigenti scolastici. E ai prefetti il decreto affida il compito di adottare un «piano per l’effettuazione costante di controlli, anche a campione, avvalendosi delle forze di polizia e del personale di polizia municipale». Poi trasmetteranno al ministro dell’Interno una relazione settimanale sull’attività di verifica. Restano le attuali sanzioni: multa da 600 a mille euro. La ministra Lamorgese è stata protagonista di uno scontro con il presidente del Consiglio Mario Draghi proprio sul tema dei controlli: secondo la responsabile del Viminale non ci sono le risorse per garantirli.
Ma c’è chi fa notare che l’obbligo vaccinale per i professori e per il personale della scuola potrebbe peggiorare la situazione di tensione nel paese. «Una forzatura che rischiamo di pagare a caro prezzo in termini sociali e che non porterà a risultati forti dal punto di vista sanitario. A questo punto che si abbia il coraggio di mettere l’obbligo vaccinale per tutti», dice al quotidiano Ludovico Arte, preside dell’Istituto Marco Polo di Firenze.
Secondo il dirigente scolastico è altamente probabile che chi non si è vaccinato fino ad oggi trovi il modo per scamparla anche stavolta: «Ho la sensazione che alcuni dei contrari potrebbero cercare delle strade per non presentarsi al lavoro, anche ad esempio mettendosi in malattia».
(da agenzie)
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Novembre 25th, 2021 Riccardo Fucile
SCONTRO TRA DRAGHI E LAMORGESE IN CDM: DRAGHI SCARICA LA RESPONSABILITA’ SULLE FORZE DELL’ORDINE MA NON CI SONO UOMINI A SUFFICIENZA, INUTILE NASCONDERLO
Durante il consiglio dei ministri che ha approvato ieri il decreto sul Super Green pass
è andato in scena uno scontro inedito. Ovvero quello tra il presidente del Consiglio Mario Draghi e la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. È successo quando il governo ha annunciato un piano di controlli da affidare al Viminale in vista del Natale.
Perché secondo la ministra non ci sono le risorse per mandare le forze dell’ordine a effettuare controlli a campione sulla Certificazione Verde Covid-19 in vigore dal 6 dicembre. Ma sul tavolo ci sono altri problemi che riguardano il nodo dei controlli. Ovvero quelli da effettuare su treni regionali, autobus e metropolitane. E qui il tema sollevato già nei giorni precedenti dai sindacati è quello solito: chi controlla?
Dello scontro sui controlli tra Palazzo Chigi e Viminale parla oggi Repubblica. Che racconta come tra Draghi e Lamorgese il contrasto sia nato quando il premier ha chiesto di accompagnare il decreto sul Super Green pass a un piano di controlli straordinari da affidare alle forze dell’ordine: polizia, carabinieri, Guardia di Finanza, militari.
La richiesta non è peregrina, visto che il nuovo decreto cambia le regole per gli esercizi commerciali, i trasporti, gli hotel, i cinema e i teatri. E che se è vero che questo tipo di controlli spetta al gestore dell’esercizio, le cronache di questi giorni hanno riportato molti casi di verifiche farlocche o inesistenti. Come ha denunciato per esempio ieri il divulgatore scientifico Piero Angela.
Qui Lamorgese ha contestato Draghi. «Ma noi non siamo in grado di garantirlo al meglio (il piano di controlli, ndr), siamo in carenza di uomini e risorse». La replica di Draghi riportata dal quotidiano è stata questa. «Non posso sentire un argomento del genere, perché è fondamentale aumentare i controlli. E spetta all’Interno garantirlo». Ma il problema degli assembramenti e dell’ordine pubblico è reale.
Come ha spiegato a Open Girolamo Lacquaniti, portavoce dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, «l’assembramento non può essere prevenuto dalla polizia. Ci vuole l’intervento degli enti locali. Per esempio a Verona hanno cominciato a istituire i sensi unici pedonali. Questo facilita anche l’azione della polizia, perché altrimenti in una via con diversi negozi a chi devo dire ‘distanziatevi’? A chi dico ‘restate a casa’? Servirebbe un poliziotto a ogni incrocio. Alle forze dell’ordine devono essere dati ordini attuabili, ‘ad impossibilia nemo tenetur‘».
Il tema dei controlli e delle multe su treni regionali e trasporto pubblico locale è però ancora più complicato. Quando se ne è cominciato a parlare i sindacati dei trasporti hanno fatto subito notare che controllare treni e bus pieni fino all’inverosimile è impossibile.
Oggi, racconta La Stampa, la questione è diventata ancora più spinosa. «Il governo ci dica come avverranno le verifiche, con quale personale, visto che non ci sono sufficienti controllori. E non può ricadere tutto sul capotreno o sull’autista perché parliamo di mezzi ad alto affollamento», dice al quotidiano Maria Teresa De Benedictis, segretaria nazionale della Filt Cgil. «Noi riteniamo che la verifica debba essere fatta all’acquisto del titolo di viaggio, proprio per non esporre il personale ad alterchi e aggressioni a bordo del mezzo», sostiene la sindacalista.
Ma questo ragionamento porta con sé un corollario. Ovvero che allora a verificare la validità del Green pass “base” – non servirà quello rafforzato per i trasporti locali – dovrebbero essere i venditori dei biglietti. Ovvero tabaccai, edicolanti e bigliettai delle stazioni.
Mentre per la metropolitana il sindacato propone di aggiornare il meccanismo elettronico dei tornelli per renderlo in grado di leggere il Qr code con l’app VerificaC19.
Ma si tratterebbe di operare su tutti i tornelli di tutte le metropolitane d’Italia con un intervento tecnico. Non è esattamente qualcosa che si riesce a fare in qualche settimana. E sui treni regionali? In teoria potrebbe funzionare come su quelli ad Alta Velocità, ovvero il controllore potrebbe verificare insieme al biglietto il possesso del certificato.
Ma anche qui De Benedictis non è d’accordo: «Sui treni regionali c’è un’alta affluenza e un capotreno non può fare tutto da solo. Le aggressioni sono all’ordine del giorno, dobbiamo evitare altre occasioni di conflitto», sostiene la segretaria della Filt Cgil.
Il sindacato propone una strada diversa: la piattaforma online di Trenitalia potrebbe acquisire il Green pass prima di vendere il biglietto. Non solo. I controlli, secondo il sindacato, «spettano alle forze dell’ordine, penso a delle squadre che salgono alle fermate e fanno gli accertamenti. Si può immaginare anche un servizio di vigilanza privata a supporto dell’azienda». E probabilmente Lamorgese obietterebbe: se non ci sono le risorse per un piano di controlli nelle strade e sui posti di lavoro, perché dovrebbero esserci per gli autobus?
Il Corriere della Sera scrive che una circolare del ministero dei Trasporti stabilirà le modalità di verifica. Per i treni ad Alta Velocità il controllo avviene al momento dell’accesso al varco con verifica del titolare del biglietto. Il treno viene fermato in caso di positivo a bordo, mentre sugli aerei si effettua all’imbarco. Negli aeroporti è anche prevista la misurazione della temperatura.
(da Open)
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Novembre 25th, 2021 Riccardo Fucile
E CERTI SOGGETTI CONTINUANO A INVITARLI IN TELEVISIONE
Rosario alla mano, il sorriso di chi è convinto delle proprie ragioni: ospite a Non è l’arena, Fabio Tuiach racconta il suo punto di vista sul Covid e le proteste che ha portato avanti nel porto di Trieste, dove lavora, contro il Green Pass. In studio da Massimo Giletti presenti anche il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, e il giornalista Luca Telese.
“Mi sono divertito un sacco alla manifestazione”, dice Tuiach, che ha un passato nella Lega e in Forza Nuova. “Poi però – aggiunge – sono risultato positivo”.
Gli altri ospiti provano a fargli notare che non sia una cosa da poco, ma lui minimizza: “È una banale influenza, al porto c’erano medici che mi hanno dato antinfiammatori, non la tachipirina, che è il miglior modo per finire in ospedale”.
A quel punto prende la parola Telese: “Col rosario puoi curarti l’anima, ma non la malattia. Dici di essere un ragazzo forte, infatti sei guarito, ma voi a Trieste avete creato un focolaio, riempito le terapie intensive. Se il virus colpisce uno che è debole, quello muore, e questo è molto poco cristiano”.
Il discorso verte poi intorno al vaccino. “Perché non vuoi farlo?”, gli chiede Giletti. “Sono tornato da Lourdes e ho sentito che questo vaccino è sbagliato. Metti che vaccinavo mio figlio, non succede a nessuno, ma metti che succede a lui. Ho paura, non posso aver paura?”.
Sileri gli fa notare: “È comprensibile, ma ci sono molti più rischi a fare 400 chilometri in auto per venire qui, o a prendere un aereo. Anche gli antinfiammatori che lei ha preso possono dare una serie di complicazioni peggiori del vaccino”.
“Io non ho paura del Covid – replica Tuiach – posso avere paura del vaccino? Non voglio essere costretto a farlo, tanto anche i vaccinati trasmettono il virus. Cosa vi cambia a voi?”.
(da NextQuotidiano)
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Novembre 25th, 2021 Riccardo Fucile
LO STATO DEVE ESSERE CAPACE DI PROTEGGERE TUTTI
Magari non si può ancora parlare di “obbligo vaccinale” sotto mentite spoglie, però il
complesso delle misure segna davvero una stretta in tal senso.
Se professori e poliziotti, categoria ad alto tasso di scetticismo in materia, devono vaccinarsi per forza; se per salire su un treno regionale o su un autobus per andare al lavoro serve comunque il Green Pass, e stiamo parlando di una platea di sei milioni di persone; se, proprio nel periodo natalizio, ogni forma di attività ludica – l’abbuffata a ristorante, la palestra per smaltirla, il cinemino per svagarsi un po’, lo stadio che tanto sta a cuore a un paese di allenatori – si può fare solo da vaccinati e non da “tamponati”; e se, tutto questo, sarà soggetto a un potenziamento dei controlli, insomma si può dire che, senza vaccino, la vita diventa complicata assai.
E anche abbastanza oneroso il cedimento all’ideologia no vax, o comunque la paura di iniettarsi il siero. Molto prosaicamente, se i controlli funzionano, costa tre tamponi a settimana, cifra che, nella famiglia media italiana incide eccome: tre tamponi la settimana, per quattro settimane, diciamo che è un biglietto un po’ caro per prendere un autobus.
Dunque: passa un principio – l’obbligo – per categorie più vaste rispetto alla platea di medici e operatori sanitari, e viene potenziato uno strumento che rappresenta un incentivo a vaccinarsi per essere più liberi anche per mangiarsi il capitone a ristorante, e non solo a casa propria.
E poi l’esperienza insegna che le misure hanno sempre una certa gradualità. Si procede, lo racconta il metodo di questi mesi, step by step. E se anche col Green Pass normale si iniziò solo con le scuole, cinema e teatri, per poi allargarlo ai luoghi di lavoro, non è infondato, anzi la tesi trova autorevoli conferme, prevedere che anche per il Super Green Pass questa sarà la ratio. E cioè che, a scadenza a metà gennaio, se la situazione concreta lo dovesse richiedere, lo step successivo sarà un ulteriore passo verso l’obbligo di fatto, e non un allentamento.
È una sfida, resa possibile dall’ottima risposta del paese che, nella stragrande maggioranza, ha seguito la via della scienza e della ragione, con numeri superiori anche rispetto all’Europa, dove, anche per questo, la situazione è ai limiti del fuori controllo.
Ma è comunque una “sfida”, prima ancora che verso una certa parte politica, rispetto al paese, ingaggiata trasmettendo ad esso fiducia. È come dire che l’Italia non è quella di piazza del Popolo che assalta la Cgil né quella del Circo Massimo o del convegno di Torino e lo sforzo, rispetto a chi nutre ancora delle perplessità è “capire e convincere”, “non criminalizzare”.
È una lezione politica, perché lo Stato non è una minoranza che si contrappone alle altre, ma il luogo dell’interesse nazionale capace di proteggere anche le minoranze da sé, missione per cui è richiesta “compattezza nel governo”, alla fine raggiunta con voto unanime sia pur dopo lungo travaglio della Lega.
Certo, il dato politico di giornata è anche Salvini costretto a bere, in silenzio, l’amaro calice, per tutta una serie di ragioni e con tutta una serie di implicazioni compresa l’idea di sopportare tutto fino a febbraio, per poi sfilarsi se il premier andrà al Colle, operazione il cui presupposto è una pandemia sotto controllo.
(da Huffingtonpost)
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Novembre 25th, 2021 Riccardo Fucile
POI RINCARA LA DOSE: “LEI RAPPRESENTA PERSONE CHE PORTANO VIOLENZA, SI VERGOGNI”
“Basta, basta! Non se ne può più!”. All’udire le insistenti litanie dell’interlocutrice no pass, Matteo Bassetti ha iniziato a scuotere la testa, quasi estenuato. Una, due, tre volte. Poi ha alzato gli occhi al cielo e, non riuscendo più a trattenersi, si è lanciato in un duro sfogo. Non poteva che finire così, con uno scontro, il botta e risposta consumatosi ieri sera a Zona Bianca tra il primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e l’avvocatessa Olga Milanese del Comitato Referendum No Green Pass. Su Rete4, l’infettivologo si è scagliato contro l’attivista, bollando le affermazioni di quest’ultima come “contro-scientifiche”.
Proprio nella giornata il cui il governo aveva annunciato l’introduzione del super Green pass, nel programma di Giuseppe Brindisi si stava discutendo delle nuove misure e della loro ragionevolezza suffragata dai dati scientifici.
Sul punto, tuttavia, l’avvocatessa no pass ha iniziato a contestare le affermazioni di Bassetti e, dopo aver elencato alcuni numeri, ha affermato: “Ci sono dei diritti che sono considerati intangibili e inviolabili, che non possono essere estirpati dalla persona umana…”. Ascoltando le tesi di Olga Milanese, il professor Bassetti ha iniziato a dare segni di insofferenza per il ripetersi di dichiarazioni incompatibili con le evidenze da lui presentate. E a un certo punto ha perso la pazienza.
“Basta! Non è possibile che per ogni affermazione scientifica ci deva essere un’affermazione contro-scientifica. Non è possibile! Questa non è informazione… Non è un diritto, perché lei dice una serie di cretinate che non ha il diritto di dire davanti a milioni di persone”, ha sbottato il primario. La discussione è poi proseguita al rientro dalla pausa pubblicitaria, quando Bassetti – smontando i numeri citati dall’avvocatessa – è stato ancor più categorico: “Lei si deve vergognare!”.
Insomma, l’ennesimo botta e risposta televisivo con il ripetersi – purtroppo – di un ormai ricorrente copione: da una parte, la voce di chi rappresenta la scienza attraverso la ragionevolezza dei numeri, dall’altra quella di chi porta avanti la contestazione anche a fronte di evidenze sanitarie opposte. Su Rete4, peraltro, Bassetti e l’avvocatessa no pass si erano scornati anche prima di arrivare allo scontro vero e proprio. A un tratto, infatti, Olga Milanese aveva parlato di atteggiamenti violenti e l’infettivologo l’aveva gelata così: “Io l’unica violenza che ho visto negli ultimi mesi in Italia, è quella che esercitano le persone che seguono la signora. Io ricevo quotidianamente minacce di morte, insulti… Lei rappresenta un gruppo di persone che evidentemente portano violenza”.
(da agenzie)
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Novembre 25th, 2021 Riccardo Fucile
IN RAI SI SPENDONO MILIONI PER CONSULENZE E CONTRATTI MA SI PENALIZZA L’INFORMAZIONE REGIONALE
Un concorso realizzato appena un anno fa per potenziare le redazioni regionali della
Rai. Poi, un cambio di governance nel mentre.
Ieri, in commissione di Vigilanza Rai, un passaggio che – di fatto – va in controtendenza rispetto alla linea precedentemente tracciata.
Secondo quanto anticipato dal quotidiano Repubblica, infatti, l’edizione TGR Notte – quella che va in onda per qualche minuto come spazio informativo dalle sedi regionali della Rai nel mezzo della trasmissione di Maurizio Mannoni Linea Notte – verrà cancellata dai palinsesti.
Al momento, le sedi Rai hanno diversi spazi informativi nel corso della giornata.
Una rubrica importante nei giorni feriali della settimana al mattino (Buongiorno Regione), l’edizione delle 14 e quella serale delle 19.40. Ovviamente, ci sono gli spazi dei radiogiornali e il prezioso lavoro di supporto alle redazioni centrali dei principali telegiornali di Raiuno, Raidue e Raitre oltre che di RaiNews24. Tuttavia, al momento c’è ancora l’edizione della notte dalle sedi regionali, un ulteriore presidio per l’informazione locale e per il servizio offerto ai cittadini.
Sarà proprio questa edizione a essere sacrificata, nell’ambito di una politica di risparmio – promossa dal duo formato dal nuovo amministratore delegato Carlo Fuortes e dalla nuova presidente della Rai Marinella Soldi – sui conti dell’azienda.
In base a recenti dichiarazioni, infatti, le casse della Rai «non ci permettono di investire nel nuovo e mantenere intatto l’esistente».
Su qualcosa, dunque, bisognerà intervenire. Il primo taglio non è però stato dato ai contratti e alle consulenze esterne alla Rai, ma alle redazioni giornalistiche della TGR che avevano vissuto un annuncio di primavera, appunto, lo scorso anno quando avevano beneficiato di nuove assunzioni in seguito a un concorso pubblico.
(da agenzie)
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