Febbraio 13th, 2022 Riccardo Fucile
CONTORNI SEMPRE PIU’ FARSESCHI
“Neanche mi ricordo di tutti i regolamenti che abbiamo approvato nel M5S, ne facevamo tanti…”. In una vicenda che assume giorno dopo giorno contorni sempre più farseschi, ora accade che dall’archivio mail di Vito Crimi, ex viceministro dell’Interno, ex capo politico M5S ad interim nell’interregno tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, spunti l’atto che può mettere al riparo dalle beghe legali la leadership dell’ex premier, sospesa dal Tribunale di Napoli.
Perché i giudici contestano un passaggio della votazione che ha eletto Conte presidente del M5S, ad agosto del 2021: a quella tornata di clic sono stati ammessi solo gli iscritti con più di 6 mesi di anzianità. Una sforbiciata alla platea elettorale perfettamente legittima, perché prevista da un regolamento approvato dal M5S nel 2018
“Quel regolamento era noto a tanti attivisti”, racconta Crimi alla Repubblica, non Conte, “non glielo avevo detto. Era una prassi talmente consolidata che lo davamo tutti un po’ per scontato. Mi sono dimenticato di farlo presente a Giuseppe, mi sembrava superfluo”. Ai magistrati la “prassi” non è bastata. Serve una carta. Per questo Conte, chiedendo la revoca della sospensione, ha allegato il regolamento del 2018.
“Sono rimasto basito quando ho visto l’ordinanza – spiega Crimi – A quel punto ho detto a Giuseppe: ora mi metto a cercarlo, ho fatto il ripristino del backup, ho dovuto richiamare il mio ex segretario che lavorava con me quando ero sottosegretario all’Editoria, all’epoca dei fatti. Mi sono messo a spulciare migliaia di mail. L’indirizzo del comitato di garanzia era aperto a tutti gli iscritti, ogni giorno arrivavano lettere di ogni tipo, i reclami… Non mi ricordavo nemmeno se il regolamento fosse del 2018 o del 2019. Ho riscoperto alcuni regolamenti di cui nemmeno ricordavo l’esistenza”.
Crimi ricostruisce i fatti di quei giorni. “Di Maio ci mandò una mail in cui chiedeva di fissare questa regola: che le convocazioni online degli iscritti fossero aperte a chi avesse più di 6 mesi di anzianità. Ho telefonato ai colleghi del comitato di Garanzia che presiedevo, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri, e ho risposto: diamo parere favorevole”.
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2022 Riccardo Fucile
LE TESTIMONIANZE DI TRE CHEF
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a cena venerdì sera nel suo ristorante, l’Osteria Il
Tartufo di Kharkiv, trenta chilometri dal confine con la Russia. “E ieri i politici, il procuratore… Parlano, parlano, incontrano persone, qualcosa si sta muovendo. Stanno prendendo decisioni”.
È lo chef Salvatore Leo, originario della provincia di Salerno e in Ucraina da 13 anni, a raccontarlo ad Adnkronos. Dell’avviso diramato dall’unità di crisi della Farnesina agli italiani in Ucraina, ai quali si chiede di tornare in patria, dice di non essere informato. “Non ne so nulla. Io scappo quando scappano loro”, dichiara. Ma loro, gli ucraini, intanto “stanno trasferendo i soldi all’estero, lo fanno tutti. La guerra economica quella sì, è già iniziata”.
Nel frattempo “preparo da mangiare per i politici ucraini. Venerdì sera c’era qui il presidente, Zelensky. Ha mangiato poco. Qualche capesanta, un po’ di pesce, le quaglie”. Impossibile sapere come stesse, se fosse teso o meno. “Lui mangia in una sala chiusa, non possiamo avvicinarlo e non l’ho visto di persona. Ha un suo cameriere personale che gli porta i piatti che gli cucino”, ha aggiunto.
Intanto, però, “ieri mi sono registrato sul sito ‘dovesiamonelmondo.it'”, come aveva consigliato di fare l’ambasciata italiana in Ucraina, in modo da poter essere rintracciati e da ricevere informazioni utili in caso di emergenza. Per ora “in città non ci sono militari, non ci sono carri armati. Solo che la sensazione che qualcosa stia cambiando, qualcosa si stia muovendo”.
Nonostante l’invito della Farnesina ad abbandonare l’Ucraina ad unirsi alla voce di Salvatore Leo sono altri italiani all’estero, anche loro professionisti nel mondo della ristorazione che si dichiarano reticenti ad abbandonare la terra dove ormai hanno tutto: lavoro, famiglia, un’intera vita.
“Mi chiamano i parenti dall’Italia, mi supplicano di rientrare, ma qui per ora è tutto tranquillo, perché dovrei? Qui ho la mia famiglia, il mio lavoro…”, dice al Corriere della Sera Michele Lacentra, 53enne chef di origini lucane, nato in Svizzera, partito sei anni fa per l’Ucraina per sposarsi con Kateryna.
Lacentra, cuoco del ristorante “Il Siciliano” di Kiev dice che “ci sono italiani che sono già rientrati” e “altri che se lo possono permettere, parlo di imprenditori, businessmen italiani, hanno invece lasciato Kiev e si sono trasferiti a Leopoli, 50 km dal confine con la Polonia e l’Ungheria, sperando di raggiungere un posto più sicuro”.
A parlare al Corriere giunge anche Stefano Antoniolli, 45enne trevigiano chef italiano più famoso in Ucraina che in quella terra si è costruito una vita. Dopo l’annuncio della Farnesina, il cuoco ha preso una decisione: “Io resto qua. Mio figlio lunedì va a scuola. Non m’impressiono. Ci andava anche la mattina del 18 febbraio 2014, quando dai tetti spararono sulla folla di Maidan: la sua aula era a poche centinaia di metri da là… Vivo qua, lavoro qua. Dove vado? La mia sensazione è che non sarà una guerra di bombe, ma una guerra di nervi. Vince, chi li ha più saldi”, afferma Antonioli.
(da Huffingtonpost)
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Febbraio 13th, 2022 Riccardo Fucile
LUNEDI A KIEV, MARTEDI A MOSCA PER TENERE IN PIEDI IL DIALOGO
Dopo la mediazione di Emmanuel Macron, dopo il sabato di intense telefonate fra Mosca e Washington, tocca a Olaf Scholz tenere in piedi il dialogo sulla crisi ucraina e dare dimostrazione di compattezza del fronte occidentale.
Il cancelliere tedesco, che lunedì scorso è stato a Washington, vola lunedì a Kiev da Volodymyr Zelensky e martedì a Mosca da Vladimir Putin nel tentativo di disinnescare le tensioni che, secondo l’intelligence americana, stanno portando a grandi passi verso l’invasione russa dell’Ucraina. Anche la Germania, come l’Italia, ieri ha invitato i suoi cittadini a lasciare il Paese il prima possibile.
“È nostro compito assicurarci di prevenire una guerra in Europa, inviando un chiaro messaggio alla Russia che qualsiasi aggressione militare avrebbe conseguenze che sarebbero molto alte per la Russia”, ha detto Scholz venerdì al Bundesrat.
Il rifiuto del Governo tedesco di fornire armi letali all’Ucraina o di precisare quali sanzioni sosterrebbe contro Mosca ha suscitato critiche all’estero e in patria e ha sollevato domande sulla determinazione di Berlino nell’opporsi alla Russia, anche per il forte interesse economico tedesco nel progetto North Stream 2 – completato, ma non operativo – avversato da Washington.
North Stream 2 è considerata una delle princpali leve politiche nel negoziato con i russi. Anche per questo la missione di Scholz viene tenuta sotto attenta osservazione come termometro della sintonia del fronte occidentale. “Scholz deve trasmettere un messaggio molto chiaro a Mosca: l’alleanza occidentale è unita. Non c’è alcuna possibilità di creare una crepa. Penso che questo sia il messaggio più importante che deve trasmettere lì”, afferma Markus Ziener, un esperto del German Marshall Fund.
Da Berlino trapela che il cancelliere insisterà sulla de-escalation e sul ritiro delle truppe al confine che “possono essere considerate solo una minaccia”, inviterà Putin a “non sottostimare l’unità dell’Occidente e la severità delle possibili sanzioni”, ma non prevede che l’incontro produca risultati concreti, pur ritenendolo “importante per comprendere meglio le preoccupazioni e gli obiettivi russi”.
La Germania si oppone a una “finlandesizzazione” dell’Ucraina – una sostanziale neutralità rispetto alla Nato e alla Russia – e non proporrà una moratoria sulla possibile adesione di Kiev nell’Alleanza Atlantica.
Bild scrive che Scholz ha chiesto consiglio ad Angela Merkel in vista del colloquio con il presidente russo. Merkel, sottolinea il tabloid, conosce Putin “come pochi altri capi di Governo o di Stato, per averlo incontrato molte volte, sia in tempi buoni che cattivi. Conosce i giochi di potere che Putin usa volentieri nei confronti dei suoi interlocutori”. In una nota su Twitter, il portavoce del Governo tedesco Steffen Hebestreit ha twittato: “Si tratta di impedire una guerra in Europa”.
L’economia tedesca ripone “grandi speranze” nella visita del cancelliere a Mosca, ha affermato il presidente della Camera di commercio russo-tedesca all’estero (Ahk), Rainer Seele, come ha riferito il quotidiano Handelsblatt. “Il conflitto intorno all’Ucraina deve essere risolto pacificamente e attraverso gli strumenti della diplomazia”, ha dichiarato Seele, il quale ha messo in guardia contro l’interruzione dei rapporti tra Mosca e Berlino in un periodo in cui questi sono tesi come non lo sono da decenni. Il congelamento di progetti comuni, ha riferito, non riduce le tensioni ma le acuisce. “Anche nei momenti peggiori della Guerra fredda l’economia tedesca ha sempre fatto da ponte tra la Germania e l’Unione sovietica”, ha dichiarato il presidente dell’Ahk. Nonostante le sanzioni e le restrizioni dovute alla pandemia di coronavirus, ha precisato, le imprese tedesche hanno investito in Russia circa 7,6 miliardi di euro. Il mondo imprenditoriale tedesco si aspetta che l’incontro Scholz-Putin offra l’occasione di discutere anche dei test medici obbligatori per gli stranieri che vogliono lavorare in Russia. “Manager e ingegneri tedeschi e stranieri sono sottoposti a una procedura discriminatoria e che richiede tempo, a danno degli investimenti”, ha dichiarato l’amministratore delegato dell’Ahk, Matthias Schepp.
(da Huffingtonpost)
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Febbraio 13th, 2022 Riccardo Fucile
UNA FINTA PROVOCAZIONE COME PRETESTO
L’invasione russa dell’Ucraina potrebbe partire con un falso pretesto, una finta
provocazione, secondo le ipotesi dell’intelligence americana che hanno scatenato l’allarme del consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan.
Dietro quello che la Russia chiama «il culmine dell’isteria americana» ci sarebbe la scoperta da parte dei servizi americani di una nuova operazione russa che punterebbe a creare una false flag con un video falso, in cui verrebbe mostrato un attacco da parte degli ucraini sul territorio filorusso del Donbass, nell’Ucraina occidentale, come scrive il New York Times.
Ma non sarebbe l’unico piano nell’agenda militare del Cremlino, che starebbe preparando più di un’operazione provocatoria, considerata verosimile al punto da spingere l’intelligence Usa a ribadire che la Russia potrebbe far partire l’invasione in qualsiasi momento e non oltre i primi giorni della prossima settimana. Accuse su un piano di questo genere sono state lanciate dallo stesso Joe Biden ancora ieri, durante la telefonata di oltre un’ora con Vladimir Putin. Da settimane l’intelligence americana mantiene viva l’ipotesi, rinforzata nelle ultime ore da nuove informazioni che sarebbero state intercettate in diverse conversazioni tra alti militari russi. I media americani non escludono che le ultime informazioni emerse dalle intercettazioni possano essere tentativi dei russi di disorientare gli avversari. Ma quel che è certo, scrive anche Repubblica, è che le comunicazioni siano state registrate e sono sotto l’analisi degli analisti americani.
Tra i pochi dati incontrovertibili c’è la concentrazione di forze russe lungo i confini ucraini, diventati sempre più intensi negli ultimi giorni soprattutto nella regione separatista del Donbass.
Laddove la provocazione russa dovesse riuscire, partirebbe l’attacco tra mercoledì 16 e giovedì 17 febbraio con una dimostrazione di forza delle forze russe con uno scenario da «terra bruciata», provocando quindi importanti danni fino alle porte di Kiev, per poi passare al ritiro delle truppe.
Sarebbe una dimostrazione di forza da parte di Putin che lo terrebbe però al riparo dalle accuse di occupazione dell’Ucraina, costringendo così le forze occidentali, compresa Kiev, a trattare una sorta di resa. E nella trattativa il Cremlino potrebbe non accontentarsi di acquisire nuovi territori, puntando a una nuova definizione del sistema di sicurezza europeo, a cominciare dall’espansione della Nato verso oriente.
(da agenzie)
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Febbraio 13th, 2022 Riccardo Fucile
OMICRON NON SARA’ L’ULTIMA
Dopo Andrea Ammon, direttrice del Centro europeo per le malattie Ecdc, che ha smorzato gli entusiasmo dichiarando che “la pandemia non è finita” ed “è probabile che questo Covid-19 rimanga con noi. Non è detto che Omicron sia l’ultima variante che vediamo”, anche un gruppo di scienziati inglesi ha messo in guardia contro un eccessivo rilassamento delle misure di contenimento dei contagi, nella convinzione che un nuovo ceppo di Coronavirus potrebbe essere molto più pericoloso di quello attualmente in circolazione e provocare un altissimo numero di malattie gravi e decessi. Di conseguenza occorre prestare la massima attenzione nell’eliminare tutte le restrizioni, cosa che invece il premier Boris Johnson si appresta a fare la prossima settimana.
Secondo il professor Mark Woolhouse, dell’Università di Edimburgo, la convinzione che dopo Omicron potrebbero arrivare nuove varianti più miti non è supportata da nessun dato. Al contrario, “Omicon non derivava da Delta, bensì da una parte completamente diversa dell’albero genealogico del virus. E dal momento che non sappiamo da dove verrà una nuova variante nell’albero genealogico del virus, non possiamo sapere quanto possa essere patogena. Potrebbe esserlo meno ma potrebbe, altrettanto facilmente, esserlo anche di più”. Dello stesso avviso Lawrence Young della Warwick University. “Le persone pensano che ci sia stata un’evoluzione lineare del virus da Alpha a Beta, da Delta a Omicron. Ma non è così. L’idea che le varianti del virus continueranno a diventare più miti è sbagliata. Un nuovo ceppo potrebbe rivelarsi ancora più patogeno della variante Delta, per esempio”.
Insomma, se da più parti – anche in Italia – arrivano messaggi rassicuranti su un’imminente fine della pandemia non sono pochi gli scienziati che invitano a non cantare vittoria troppo presto. Ne è convinta anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità; secondo David Nabarro vi sono ancora ampi margini di incertezza su come potrebbero comportarsi le varianti future: “Ci saranno altre varianti dopo l’Omicron e se saranno più trasmissibili domineranno. Inoltre, potranno causare diversi modelli di malattia; in altre parole, potrebbero rivelarsi più letali o avere conseguenze più a lungo termine”. Nabarro ha esortato le autorità sanitarie a prepararsi a uno scenario di questo genere. “Sarebbe prudente incoraggiare le persone a proteggere se stesse e gli altri. Un approccio diverso rappresenterebbe una scommessa con conseguenze potenzialmente gravi”.
(da Fanpage)
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Febbraio 13th, 2022 Riccardo Fucile
300 VEICOLI SEQUESTRATI
Dopo l’Olanda anche in Francia si sono riattivati i focolai dei no vax e dei no pass, cioè di
tutta quel mondo che respinge fermamente e con spirito complottistico tutte le misure adottate dai vari governi per contrastare la pandemia, che secondo loro non esiste.
La polizia ha fermato 97 persone e fatto 513 multe ai manifestanti che sabato sono scesi in piazza a Parigi contro le restrizioni sanitarie anti-Covid nella protesta chiamata “convoglio della libertà”.
Tra i fermati anche uno dei più noti leader dei gilet gialli, Jerome Rodrigues. Per tutti l’accusa è di aver partecipato o organizzato una manifestazione vietata. Oltre 300 i veicoli sequestrati per aver infranto il divieto di accesso in città.
Gli scontri
La marcia del “convoglio della libertà”, partito dalla provincia francese per raggiungere Parigi e puntare poi diritto al cuore dell’Europa, ha provato ad entrare nella capitale ma è stato respinto.
Migliaia di veicoli, furgoni, camper, sono stati bloccati alle porte della capitale francese, mentre decine di elementi della galassia di antivax, anti-Macron, gilet gialli e antagonisti vari sono riusciti a passare, a piedi o in auto. Ne è seguita un’ora di tafferugli con la polizia, con massiccio lancio di lacrimogeni che ha terrorizzato i turisti seduti ai tavolini dei bistrot.
(da agenzie)
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