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“PUTIN È CONVINTO CHE L’OCCIDENTE SIA OGGI PIÙ DEBOLE CHE MAI. MA IL SUO COMPORTAMENTO DERIVA DA UNA PARANOIA ANTIAMERICANA” –

Febbraio 13th, 2022 Riccardo Fucile

ADAM MICHNIK, DIRETTORE DEL QUOTIDIANO POLACCO “GAZETA WYBORCZA” E LEADER DI SOLIDARNOSC NEL 1989, PREVEDE UNA “PICCOLA GUERRA” MA NON SUBITO: “PUTIN “QUALCOSA FARÀ: E’ COME UNA BICI, SE NON SI MUOVE, CROLLA”

«Putin è certamente convinto che l’Occidente sia oggi più debole che mai. Ma il suo comportamento deriva anche dalla sua paranoia antiamericana. Putin pensa che qualsiasi cosa facciano gli americani sia contro la Russia. Credo che Biden non si sia fatto troppe illusioni sulla Russia di Putin. Intende essere realista e non vuole la guerra, ma rifiuta la politica della pacificazione e della ritirata».
Così Adam Michnik, direttore del quotidiano polacco Gazeta Wyborcza e leader di Solidarnosc nel 1989: partecipò alla tavola rotonda che pose fine al governo comunista in Polonia.
Che obiettivi ha Putin?
«Ha mirato a qualcosa quando ha iniziato ad ammassare le truppe, ma si è imbattuto in qualcos’altro. Forse ha calcolato che l’Occidente e Biden fossero nei guai, e che quello fosse il momento di entrare in gioco. Non si aspettava una risposta decisa dall’Occidente. Non vuole uno scontro militare totale, ma come ci ricordano le persone sagge, nessuno voleva nemmeno la Prima guerra mondiale».
Crede che il pericolo sia immediato?
«Penso che Putin non attaccherà apertamente ma applicherà tattiche russo/sovietiche profondamente radicate. Si tratterrà durante la mobilitazione dell’opinione pubblica in Occidente e attenderà che il mondo intero tiri un sospiro di sollievo per aver evitato il conflitto. Ricordiamoci che questo è ciò che è accaduto nel 1968 in Cecoslovacchia. L’invasione sovietica di agosto avvenne tre settimane dopo l’incontro durante il quale Dubcek e Breznev si erano abbracciati. Sembrava che la crisi fosse stata scongiurata».
Come valuta l’approccio dell’Europa verso la Russia?
«L’Europa si comporta in modo ragionevole, forse non troppo eroicamente. Certo, i tedeschi sono i più cauti, ma è comprensibile. Uno Stato che ha un peso storico come l’era nazista di Hitler deve essere prudente. Non me la sento di criticare la Germania. Una volta un leader politico tedesco mi chiese: “Adam, dimmi la verità, cosa ti allarmerebbe di più, una Germania troppo pacifista o troppo militarista?”. Non ho risposto».
La posizione dell’estrema destra europea sembra essere pro Putin.
«Forse è un’alleanza occasionale, ma non c’è dubbio che sia Vox che il Front National di Le Pen siano coinvolti in alcuni prestiti finanziari del Cremlino. Ma sarebbero antieuropeisti anche senza i soldi russi. Il progetto europeo, con tutte le sue colpe, la corruzione e la debolezza, è un progetto liberale, che rispetta la democrazia e la libertà individuale. Non vogliono un progetto del genere. Ci sono persone in Europa e negli Usa a cui non piace la democrazia. Lo si è visto negli slogan che hanno accompagnato la rivolta dei sostenitori di Trump a Capitol Hill il 6 gennaio 2021. Una società che ha vissuto a lungo sotto un regime democratico diventa suscettibile alla fatica della democrazia: la convinzione che la democrazia sia edonistica, non esprima valori più elevati. Un tale sentimento funziona come un gas nocivo. Le persone perdono la ragione. Alcuni si convincono che lo scopo della loro vita è morire per la patria, per la fede e così via».
Ha detto che Putin rinvierà l’invasione.
«In Russia, di fatto, tutto dipende da un uomo. Quando dico “tutto”, penso alle decisioni. Stalin, almeno formalmente, era limitato dal politburo. Putin è onnipotente, un monarca assoluto, un Cesare. Ma sono convinto che dopo 22 anni al potere Putin, qualunque fosse il potenziale della sua leadership ora si è esaurito. E poiché non esiste un meccanismo per un cambiamento pacifico al Cremlino, non resta che il cupo slancio del continuo decadimento. È come una bicicletta, che deve andare avanti per rimanere in piedi. Bisogna vedere quando si fermerà e in che modo cadrà. Qualcosa deve succedere, perché Putin vuole restare in piedi. Quindi, sceglierà quelle che i russi chiamano “piccole guerre vittoriose”. Può essere Kharkiv, Odessa, Moldavia, Kazakistan, proprio come è stato con la Crimea. È un po’ quello che succede con gli stupefacenti: euforia, seguita dal desiderio di un’altra dose».
Pensa che ci sia una spinta interna russa verso l’attacco?
«Il regime è preoccupato, incerto, non sa cosa potrà succedere. Si potrà andare avanti così per qualche tempo; è una stabilità in decadimento. Ricordiamoci com’ era andata con Breznev. Anche allora tutti sapevano che l’uomo in carica era una mummia ambulante, eppure lo tennero fino alla fine perché il sistema sovietico non aveva un meccanismo affidabile per portare il cambiamento. Per questo è impossibile prevedere cosa accadrà con Putin e la Russia. Ma qualcosa accadrà».
(da il Corriere della Sera)

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SUL TEMA DELLA CONCORRENZA IL GOVERNO RISCHIA L’OSSO DEL COLLO: IL PRIMO SCOGLIO PER DRAGHI E’ LA LOBBY TRASVERSALE DEI BALNEARI

Febbraio 13th, 2022 Riccardo Fucile

L’EUROPA CHIEDE DA ANNI ALL’ITALIA DI LIBERALIZZARE IL SETTORE METTENDO A GARA PUBBLICA LE CONCESSIONI…FRATELLI D’ITALIA VUOLE RINNOVARE PER ALTRI 99 ANNI IL PRIVILEGIO DEGLI IMPRENDITORI CHE DI FATTO SI SENTONO PROPRIETARI DI TERRENI DEMANIALI (ALCUNI ADDIRITTURA LI SUBAFFITTANO A PREZZI SALATISSIMI)

Domani in aula alla Camera c’è la discussione generale sule mozioni e la maggioranza è alla ricerca di un difficile accordo, il presidente del Consiglio Mario Draghi vuol tirare dritto con un decreto ma i partiti che lo sostengono lo seguiranno?
Eccolo il prossimo scoglio, ed è proprio il caso di dirlo: l’Europa chiede da anni all’Italia di liberalizzare il settore degli stabilimenti balneari attraverso la direttiva Bolkestein, cioè mettendo a gara pubblica le concessioni, al momento (e da decenni) praticamente regalate, con canoni d’affitto che per un normale cittadino sono quelli di un appartamento in città.
Passano gli esecutivi ma tutto resta immutato, addirittura la mozione di Fratelli d’Italia – a cui si oppongono 5 Stelle e centrosinistra – propone di rinnovare per altri 99 anni il privilegio degli imprenditori che di fatto si sentono proprietari di terreni demaniali (alcuni addirittura li subaffittano a prezzi salatissimi).
Ma la battaglia a favore dei balneari è trasversale e spesso a portarla avanti sono parlamentari in palese conflitto di interessi, perché si occupano direttamente della materia e contemporaneamente hanno attività nel settore.
Riccardo Zucconi di Fdi, ad esempio, è il promotore della super proroga, anche a costo di far multare l’Italia, dato che dal dicembre 2020 ci troviamo in pre-procedura di infrazione europea sul tema della concorrenza.
Viareggino, è gestore di un bar e ristorante in uno dei migliori edifici liberty della città del Carnevale, il Gran Caffè Margherita. Casualità?
Nel Pd la questione balneari è seguita dal deputato Umberto Buratti, ex sindaco di Forte dei Marmi. Pochi giorni fa ha parlato ad un incontro nelle Marche organizzato dai dem locali dal titolo “Per superare la Bolkestein”, ovvero «l’analisi delle ipotesi percorribili per andare incontro alle esigenze dei balneari e di chi porta avanti attività in aree demaniali»; questo alla luce della sentenza del novembre scorso del Consiglio di Stato, il quale ha stabilito che la durata delle concessioni non deve andare oltre la fine del 2023 e senza alcuna possibilità di proroga, pena lo status di abusivi.
Bene, Buratti, che è commercialista, fino a ottobre scorso era socio al 16,6 per cento del bagno Impero a Forte dei Marmi, di “Buratti Pietro e Buratti Anzio & C. S.n.c”. Insomma, un affare di famiglia, visto che ora restano i cugini al comando.
Nella Lega, che da anni tuona contro la Bolkestein colpevole di minacciare i diritti decennali (alcuni vecchi di oltre cento anni) e senza concorrenza di questi imprenditori, c’è la riminese Elena Raffaelli, deputata, socio accomandante di Bagno 88 e Bagno 87. A Bruxelles invece nel 2019 Matteo Salvini ha mandato il patron del celebre Papeete di Milano Marittima, Massimo Casanova.
In Forza Italia troviamo Massimo Mallegni, ex sindaco di Pietrasanta (Lucca), ora senatore. Prima di Natale giurava: «Mai sosterrò una legge che distrugge il settore balneare e che caccia di casa e dal lavoro migliaia di famiglie che hanno fatto la storia del turismo italiano». Comprensibile se si pensa che tra le famiglie in questione c’è anche la sua: lui stesso era proprietario di hotel e di uno stabilimento tra Marina di Pietrasanta e Pietrasanta, senza dimenticare il bagno Felice del fratello Marco.
Poi ecco un’altra storica esponente della destra di Fdi, la senatrice Daniela Santanché, in società con Flavio Briatore a Forte dei Marmi, con il loro Twiga che fa affari d’oro. In un moto di sincerità, Briatore stesso spiegò alle Iene che a voler essere onesti il canone d’affitto per gli stabilimenti avrebbe dovuto essere aumentato di almeno 5-6 volte.
L’elenco dei “fiancheggiatori” è comunque più lungo, a farne i nomi furono gli stessi imprenditori del settore sulla loro rivista Mondo balneare : tra gli altri, l’ex ministro al Turismo Gian Marco Centinaio, Edoardo Rixi e Stefania Pucciarelli della Lega, Maurizio Gasparri e Deborah Bergamini di Forza Italia, Enrico Costa di Azione. Gli anni nel frattempo scorrono, come detto parlamenti e governi puntano alla conservazione: chissà come mai.
(da La Repubblica)

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DRAGHI E IL PARTITO DEL PNNR

Febbraio 13th, 2022 Riccardo Fucile

IL SUO NOME POTREBBE RITORNARE DOPO LE ELEZIONI

No, Mario Draghi un lavoro non deve trovarselo da solo (se vuole). Meglio che resti a disposizione non tanto per il centro (che forse verrà) ma per quel “Partito del Pnnr”, che ha come primo teorico Bruno Tabacci.
D’altra parte, per gli strani paradossi della politica italiana può persino accadere che nel momento stesso in cui Draghi dichiara che non ha intenzione di mettersi in politica (esclusa la guida attuale del governo, evidentemente), si allarghi la fetta di chi è pronto a chiederglielo in maniera continua. Costruendo le condizioni “a sua insaputa”.
Dopo la conferenza stampa di venerdì, si è avuto un esempio di questo fenomeno. Non si parla di un partito per Draghi, ha chiarito Carlo Calenda. Ma casomai di immaginare che lui guidi una coalizione, dopo le elezioni, come “figura super partes”.
Ai costruttori del centro, alla ricerca di una federazione, con Matteo Renzi che nicchia e Pier Ferdinando Casini che sfugge, è toccato specificare che no, l’ex Bce non dovrebbe certo mettersi alla guida di tale eventuale esperimento. Ma che funzionerebbe come orizzonte, prospettiva, possibilità.
“Nessuno ha mai pensato a Mario Draghi come un leader, come un ritrovato Monti che scende in campo. Non credo la sua storia personale e professionale, l’approccio con cui è diventato presidente del Consiglio, possa portare a questo”, ha detto Giovanni Toti. Per poi però aggiungere: “Credo che dobbiamo adottare l’agenda, l’approccio del governo Draghi, la sobrietà e la capacità di agire”.
Clemente Mastella, viceversa, ci tiene a dire che lui a Draghi non aveva mai neanche pensato: “Il presidente del Consiglio ha risposto in maniera un po’ strana dicendo che lui ha eventualmente altri posti di lavoro, ma l’idea del centro per quanto mi riguarda non ipotecava Draghi come capolista o come federatore di quest’area”.
Fa un certo effetto, poi, sentire Antonio Tajani doversi difendere per aver ipotizzato un ruolo alla guida dell’Europa per il premier. “Uno schiaffo da Draghi? Mah, io non l’ho sentito. Da parte mia c’è stato un segno di rispetto e di attenzione. Dire che potrebbe essere il futuro presidente della Commissione europea o del Consiglio europeo mi sembra un attestato di stima”.
Ieri è arrivato pure il sondaggista. Mai alla guida di un partito o di una coalizione, Mario Draghi potrebbe rientrare in gioco per il Quirinale se Sergio Mattarella decidesse di lasciare prima, ha detto Renato Mannheimer.
Il tormentone, tra corteggiatori respinti e strateghi al lavoro, è partito. Nelle intenzioni di chi vede il premier a Palazzo Chigi anche dopo il 2023, la prima tappa è la legge elettorale proporzionale. Perché il premier non deve candidarsi, ma tornare in gioco dopo il voto.
Va detto che sulla possibilità di farlo il proporzionale, la dinamica già inizia ad assomigliare a quella dell’elezione del Capo dello Stato. Molto dipende dalla Lega. Sulle reali intenzioni di Matteo Salvini, nessuno scommetterebbe.
(da Il Fatto Quotidiano)

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CHI HA FRODATO PIU’ FORTE SUL SUPERBONUS? DAI BOSS AI PUSHER, SONO SPARITI FINORA DALLE CASSE DELLO STATO 4 MILIARDI E 400 MILIONI

Febbraio 13th, 2022 Riccardo Fucile

UN TOSSICO HA TENTATO DI CEDERE A UN INTERMEDIARIO FINANZIARIO OLTRE 400 MILA EURO DI CREDITI…DA UN CONSORZIO DI 21 IMPRESE CON UN SOLO DIPENDENTE UNA TRUFFA DA 100 MILIONI A NAPOLI… LA BRACCIANTE CHE SI RITROVA 80 MLN DI EURO

Il caso più eclatante è quello di G. C. M., 37 anni, ospite di una comunità per tossicodipendenti. Non ha un lavoro, non ha alcun bene intestato, non ha mai presentato la dichiarazione dei redditi. Eppure nel 2021 «ha aperto una partita Iva come procacciatore d’affari e ha tentato di cedere a un intermediario finanziario oltre 400 mila euro di crediti fittizi, poi venduti a una società di costruzioni». I soldi sono stati incassati e trasferiti su un conto corrente sloveno.
«Cessione del credito», è questa la formula magica che ha consentito alle organizzazioni criminali e ai loro boss, ma anche a delinquenti comuni, colletti bianchi, commercialisti e avvocati, di far sparire finora dalle casse dello Stato quattro miliardi e 400 milioni di euro. E potrebbe non essere finita perché al 31 dicembre — come confermato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini — «le cessioni comunicate attraverso la piattaforma telematica sono state pari a 4,8 milioni per un controvalore di 38,4 miliardi».
Il depliant di Poste con le istruzioni
Il sistema ha sfruttato la norma del decreto rilancio che nel 2020 non ha posto alcun limite alla possibilità di cedere i bonus edilizi. E così è bastato falsificare le pratiche, oppure sfruttare «prestanome» — come è appunto il pusher individuato dall’Agenzia delle Entrate — per ottenere le somme rivolgendosi a Poste italiane e a svariati istituti di credito.
La procedura era sin troppo semplice, come conferma il depliant di Poste Italiane citato due giorni fa dal presidente del Consiglio Mario Draghi che nelle istruzioni sottolinea: «La procedura è semplice e immediata, non è necessario fornire alcuna documentazione a supporto della richiesta. Effettuata la richiesta di cessione del credito a Poste Italiane, affinché questa vada a buon fine è necessario comunicarlo ad Agenzia delle Entrate. In caso di esito positivo, il prezzo della cessione verrà accreditato direttamente sul tuo Conto Corrente BancoPosta». Detto fatto, nessun controllo preventivo è stato effettuato e migliaia di persone hanno ottenuto l’accredito.
«Ho le credenziali, possiamo divertirci»
Il 31 gennaio scorso la guardia di Finanza arresta i componenti di un’organizzazione che partendo da Rimini si è mossa in tutta Italia e grazie alla falsificazione dei vari bonus edilizi ha frodato quasi 300 milioni di euro. Creavano false società, fingevano di effettuare lavori e invece si limitavano a passare all’incasso sulla piattaforma dell’Agenzia delle Entrate accedendo ai cassetti fiscali. Hanno acquistato lingotti d’oro e criptovalute, hanno spostato soldi a Cipro, Malta e Madeira. Le conversazioni intercettate per ordine dei magistrati hanno svelato il sistema utilizzato. I «cash dog» hanno consentito di trovare contanti e gioielli occultati in botole e intercapedini.
«Lo Stato Italiano è pazzesco», esultano gli indagati mentre si accordano sui bonus da prendere. E poi l’imprenditore chiarisce ai complici: «Ne ho già 16 sui due cassetti. Nostri, non dipendono da nessuno, sono i miei, non devo chiedere il favore a nessuno di venderli, di accreditare, di fare. Li ho generati, poi ti spiego come ho fatto… come abbiamo fatto con il commercialista, sono stato quattro mesi dietro e ce l’ho fatta». E ancora: «Bisogna stare attenti, bisogna avere persone fidate, persone anziane…». Prestanome che in pochi mesi hanno consentito alla banda di comprare ristoranti, appartamenti, quote di altre società.
L’annuncio su Facebook del finto consorzio
Un consorzio di 21 imprese che ha un solo dipendente: parte da qui l’inchiesta della procura di Napoli su una truffa da 100 milioni di euro. Il resto lo fanno le denunce dei cittadini che raccontano di aver risposto a un annuncio pubblicato su Facebook di una ditta che offriva prezzi vantaggiosi e procedure semplificate per ristrutturare palazzi e villini.
Il dossier della Guardia di Finanza entra nei dettagli rivelando il contenuto delle denunce — tutte uguali — presentate da decine di cittadini: «Tramite annuncio su Facebook i denuncianti contattavano il consorzio Sgarbi per effettuare lavori nelle proprie abitazioni essendo titolari di porzione di villetta bifamiliare, usufruendo dell’eco bonus 110%. Dopo diversi solleciti da parte dei contribuenti, il titolare del consorzio chiedeva loro di inviare firmato il documento di impegno per la presentazione telematica. Soltanto dopo essere stati convocati presso questo comando scoprivano che, nonostante nessun lavoro fosse mai stato svolto né alcuna fattura presentata, l’Agenzia delle entrate aveva già accettato la cessione del loro credito». Oltre al danno per i truffati c’è stata la beffa: i clienti del consorzio hanno dovuto «sanare» la propria posizione per non apparire come soggetti che avevano hanno già fruito dei bonus.
La bracciante con 80 milioni di euro
In provincia di Foggia c’è un paese dove tutti i residenti sono riusciti a incassare il credito. Stessa fortuna è toccata a svariati gruppi familiari residenti a Roma. È stata un’inchiesta avviata dai magistrati della capitale e condotta con i colleghi pugliesi a far scoprire il meccanismo messo in piedi grazie alla creazione di decine di finte aziende. Il dossier della Finanza svela il sistema: «Sono state individuate due società, gestite dalle medesime persone, che attraverso un meccanismo circolare di fatture false e comunicazioni di cessioni crediti hanno generato operazioni per centinaia di milioni di euro. Sostanzialmente le due società si sono fatturate a vicenda circa 500 milioni di euro ciascuna, in pochi mesi, per anticipi lavori mai effettivamente realizzati. Queste operazioni hanno generato indebiti crediti di imposta, poi monetizzati presso intermediari finanziari e soggetti grandi contribuenti».
I canali erano due: «Cessione dei crediti a persone fisiche compiacenti, perlopiù nullatenenti e tutte residenti nel medesimo paese o facenti parte del medesimo gruppo familiare, che hanno poi incassato il controvalore del credito da un intermediario finanziario. Utilizzo di una società di consulenza con operatività limitata, senza dipendenti e amministrata da un’imprenditrice agricola che, improvvisamente, acquista e rivende a un grosso intermediario finanziario 80 milioni di euro di crediti».
(da il Corriere della Sera)

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VITO CRIMI: “CONTE NON SAPEVA DI QUEL REGOLAMENTO, MI SONO DIMENTICATO DI DIRGLIELO”

Febbraio 13th, 2022 Riccardo Fucile

CONTORNI SEMPRE PIU’ FARSESCHI

“Neanche mi ricordo di tutti i regolamenti che abbiamo approvato nel M5S, ne facevamo tanti…”. In una vicenda che assume giorno dopo giorno contorni sempre più farseschi, ora accade che dall’archivio mail di Vito Crimi, ex viceministro dell’Interno, ex capo politico M5S ad interim nell’interregno tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, spunti l’atto che può mettere al riparo dalle beghe legali la leadership dell’ex premier, sospesa dal Tribunale di Napoli.
Perché i giudici contestano un passaggio della votazione che ha eletto Conte presidente del M5S, ad agosto del 2021: a quella tornata di clic sono stati ammessi solo gli iscritti con più di 6 mesi di anzianità. Una sforbiciata alla platea elettorale perfettamente legittima, perché prevista da un regolamento approvato dal M5S nel 2018
“Quel regolamento era noto a tanti attivisti”, racconta Crimi alla Repubblica, non Conte, “non glielo avevo detto. Era una prassi talmente consolidata che lo davamo tutti un po’ per scontato. Mi sono dimenticato di farlo presente a Giuseppe, mi sembrava superfluo”. Ai magistrati la “prassi” non è bastata. Serve una carta. Per questo Conte, chiedendo la revoca della sospensione, ha allegato il regolamento del 2018.
“Sono rimasto basito quando ho visto l’ordinanza – spiega Crimi – A quel punto ho detto a Giuseppe: ora mi metto a cercarlo, ho fatto il ripristino del backup, ho dovuto richiamare il mio ex segretario che lavorava con me quando ero sottosegretario all’Editoria, all’epoca dei fatti. Mi sono messo a spulciare migliaia di mail. L’indirizzo del comitato di garanzia era aperto a tutti gli iscritti, ogni giorno arrivavano lettere di ogni tipo, i reclami… Non mi ricordavo nemmeno se il regolamento fosse del 2018 o del 2019. Ho riscoperto alcuni regolamenti di cui nemmeno ricordavo l’esistenza”.
Crimi ricostruisce i fatti di quei giorni. “Di Maio ci mandò una mail in cui chiedeva di fissare questa regola: che le convocazioni online degli iscritti fossero aperte a chi avesse più di 6 mesi di anzianità. Ho telefonato ai colleghi del comitato di Garanzia che presiedevo, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri, e ho risposto: diamo parere favorevole”.
(da agenzie)

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GLI ITALIANI IN UCRAINA: “LA NOSTRA VITA E’ TUTTA QUI”

Febbraio 13th, 2022 Riccardo Fucile

LE TESTIMONIANZE DI TRE CHEF

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a cena venerdì sera nel suo ristorante, l’Osteria Il Tartufo di Kharkiv, trenta chilometri dal confine con la Russia. “E ieri i politici, il procuratore… Parlano, parlano, incontrano persone, qualcosa si sta muovendo. Stanno prendendo decisioni”.
È lo chef Salvatore Leo, originario della provincia di Salerno e in Ucraina da 13 anni, a raccontarlo ad Adnkronos. Dell’avviso diramato dall’unità di crisi della Farnesina agli italiani in Ucraina, ai quali si chiede di tornare in patria, dice di non essere informato. “Non ne so nulla. Io scappo quando scappano loro”, dichiara. Ma loro, gli ucraini, intanto “stanno trasferendo i soldi all’estero, lo fanno tutti. La guerra economica quella sì, è già iniziata”.
Nel frattempo “preparo da mangiare per i politici ucraini. Venerdì sera c’era qui il presidente, Zelensky. Ha mangiato poco. Qualche capesanta, un po’ di pesce, le quaglie”. Impossibile sapere come stesse, se fosse teso o meno. “Lui mangia in una sala chiusa, non possiamo avvicinarlo e non l’ho visto di persona. Ha un suo cameriere personale che gli porta i piatti che gli cucino”, ha aggiunto.
Intanto, però, “ieri mi sono registrato sul sito ‘dovesiamonelmondo.it'”, come aveva consigliato di fare l’ambasciata italiana in Ucraina, in modo da poter essere rintracciati e da ricevere informazioni utili in caso di emergenza. Per ora “in città non ci sono militari, non ci sono carri armati. Solo che la sensazione che qualcosa stia cambiando, qualcosa si stia muovendo”.
Nonostante l’invito della Farnesina ad abbandonare l’Ucraina ad unirsi alla voce di Salvatore Leo sono altri italiani all’estero, anche loro professionisti nel mondo della ristorazione che si dichiarano reticenti ad abbandonare la terra dove ormai hanno tutto: lavoro, famiglia, un’intera vita.
“Mi chiamano i parenti dall’Italia, mi supplicano di rientrare, ma qui per ora è tutto tranquillo, perché dovrei? Qui ho la mia famiglia, il mio lavoro…”, dice al Corriere della Sera Michele Lacentra, 53enne chef di origini lucane, nato in Svizzera, partito sei anni fa per l’Ucraina per sposarsi con Kateryna.
Lacentra, cuoco del ristorante “Il Siciliano” di Kiev dice che “ci sono italiani che sono già rientrati” e “altri che se lo possono permettere, parlo di imprenditori, businessmen italiani, hanno invece lasciato Kiev e si sono trasferiti a Leopoli, 50 km dal confine con la Polonia e l’Ungheria, sperando di raggiungere un posto più sicuro”.
A parlare al Corriere giunge anche Stefano Antoniolli, 45enne trevigiano chef italiano più famoso in Ucraina che in quella terra si è costruito una vita. Dopo l’annuncio della Farnesina, il cuoco ha preso una decisione: “Io resto qua. Mio figlio lunedì va a scuola. Non m’impressiono. Ci andava anche la mattina del 18 febbraio 2014, quando dai tetti spararono sulla folla di Maidan: la sua aula era a poche centinaia di metri da là… Vivo qua, lavoro qua. Dove vado? La mia sensazione è che non sarà una guerra di bombe, ma una guerra di nervi. Vince, chi li ha più saldi”, afferma Antonioli.
(da Huffingtonpost)

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ORA TOCCA A OLAF SCHOLZ

Febbraio 13th, 2022 Riccardo Fucile

LUNEDI A KIEV, MARTEDI A MOSCA PER TENERE IN PIEDI IL DIALOGO

Dopo la mediazione di Emmanuel Macron, dopo il sabato di intense telefonate fra Mosca e Washington, tocca a Olaf Scholz tenere in piedi il dialogo sulla crisi ucraina e dare dimostrazione di compattezza del fronte occidentale.
Il cancelliere tedesco, che lunedì scorso è stato a Washington, vola lunedì a Kiev da Volodymyr Zelensky e martedì a Mosca da Vladimir Putin nel tentativo di disinnescare le tensioni che, secondo l’intelligence americana, stanno portando a grandi passi verso l’invasione russa dell’Ucraina. Anche la Germania, come l’Italia, ieri ha invitato i suoi cittadini a lasciare il Paese il prima possibile.
“È nostro compito assicurarci di prevenire una guerra in Europa, inviando un chiaro messaggio alla Russia che qualsiasi aggressione militare avrebbe conseguenze che sarebbero molto alte per la Russia”, ha detto Scholz venerdì al Bundesrat.
Il rifiuto del Governo tedesco di fornire armi letali all’Ucraina o di precisare quali sanzioni sosterrebbe contro Mosca ha suscitato critiche all’estero e in patria e ha sollevato domande sulla determinazione di Berlino nell’opporsi alla Russia, anche per il forte interesse economico tedesco nel progetto North Stream 2 – completato, ma non operativo – avversato da Washington.
North Stream 2 è considerata una delle princpali leve politiche nel negoziato con i russi. Anche per questo la missione di Scholz viene tenuta sotto attenta osservazione come termometro della sintonia del fronte occidentale. “Scholz deve trasmettere un messaggio molto chiaro a Mosca: l’alleanza occidentale è unita. Non c’è alcuna possibilità di creare una crepa. Penso che questo sia il messaggio più importante che deve trasmettere lì”, afferma Markus Ziener, un esperto del German Marshall Fund.
Da Berlino trapela che il cancelliere insisterà sulla de-escalation e sul ritiro delle truppe al confine che “possono essere considerate solo una minaccia”, inviterà Putin a “non sottostimare l’unità dell’Occidente e la severità delle possibili sanzioni”, ma non prevede che l’incontro produca risultati concreti, pur ritenendolo “importante per comprendere meglio le preoccupazioni e gli obiettivi russi”.
La Germania si oppone a una “finlandesizzazione” dell’Ucraina – una sostanziale neutralità rispetto alla Nato e alla Russia – e non proporrà una moratoria sulla possibile adesione di Kiev nell’Alleanza Atlantica.
Bild scrive che Scholz ha chiesto consiglio ad Angela Merkel in vista del colloquio con il presidente russo. Merkel, sottolinea il tabloid, conosce Putin “come pochi altri capi di Governo o di Stato, per averlo incontrato molte volte, sia in tempi buoni che cattivi. Conosce i giochi di potere che Putin usa volentieri nei confronti dei suoi interlocutori”. In una nota su Twitter, il portavoce del Governo tedesco Steffen Hebestreit ha twittato: “Si tratta di impedire una guerra in Europa”.
L’economia tedesca ripone “grandi speranze” nella visita del cancelliere a Mosca, ha affermato il presidente della Camera di commercio russo-tedesca all’estero (Ahk), Rainer Seele, come ha riferito il quotidiano Handelsblatt. “Il conflitto intorno all’Ucraina deve essere risolto pacificamente e attraverso gli strumenti della diplomazia”, ha dichiarato Seele, il quale ha messo in guardia contro l’interruzione dei rapporti tra Mosca e Berlino in un periodo in cui questi sono tesi come non lo sono da decenni. Il congelamento di progetti comuni, ha riferito, non riduce le tensioni ma le acuisce. “Anche nei momenti peggiori della Guerra fredda l’economia tedesca ha sempre fatto da ponte tra la Germania e l’Unione sovietica”, ha dichiarato il presidente dell’Ahk. Nonostante le sanzioni e le restrizioni dovute alla pandemia di coronavirus, ha precisato, le imprese tedesche hanno investito in Russia circa 7,6 miliardi di euro. Il mondo imprenditoriale tedesco si aspetta che l’incontro Scholz-Putin offra l’occasione di discutere anche dei test medici obbligatori per gli stranieri che vogliono lavorare in Russia. “Manager e ingegneri tedeschi e stranieri sono sottoposti a una procedura discriminatoria e che richiede tempo, a danno degli investimenti”, ha dichiarato l’amministratore delegato dell’Ahk, Matthias Schepp.
(da Huffingtonpost)

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LE INTERCETTAZIONI TRA MILITARI RUSSI: IL PIANO SEGRETO DI MOSCA PER FAR SCATTARE L’INVASIONE DELL’UCRAINA

Febbraio 13th, 2022 Riccardo Fucile

UNA FINTA PROVOCAZIONE COME PRETESTO

L’invasione russa dell’Ucraina potrebbe partire con un falso pretesto, una finta provocazione, secondo le ipotesi dell’intelligence americana che hanno scatenato l’allarme del consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan.
Dietro quello che la Russia chiama «il culmine dell’isteria americana» ci sarebbe la scoperta da parte dei servizi americani di una nuova operazione russa che punterebbe a creare una false flag con un video falso, in cui verrebbe mostrato un attacco da parte degli ucraini sul territorio filorusso del Donbass, nell’Ucraina occidentale, come scrive il New York Times.
Ma non sarebbe l’unico piano nell’agenda militare del Cremlino, che starebbe preparando più di un’operazione provocatoria, considerata verosimile al punto da spingere l’intelligence Usa a ribadire che la Russia potrebbe far partire l’invasione in qualsiasi momento e non oltre i primi giorni della prossima settimana. Accuse su un piano di questo genere sono state lanciate dallo stesso Joe Biden ancora ieri, durante la telefonata di oltre un’ora con Vladimir Putin. Da settimane l’intelligence americana mantiene viva l’ipotesi, rinforzata nelle ultime ore da nuove informazioni che sarebbero state intercettate in diverse conversazioni tra alti militari russi. I media americani non escludono che le ultime informazioni emerse dalle intercettazioni possano essere tentativi dei russi di disorientare gli avversari. Ma quel che è certo, scrive anche Repubblica, è che le comunicazioni siano state registrate e sono sotto l’analisi degli analisti americani.
Tra i pochi dati incontrovertibili c’è la concentrazione di forze russe lungo i confini ucraini, diventati sempre più intensi negli ultimi giorni soprattutto nella regione separatista del Donbass.
Laddove la provocazione russa dovesse riuscire, partirebbe l’attacco tra mercoledì 16 e giovedì 17 febbraio con una dimostrazione di forza delle forze russe con uno scenario da «terra bruciata», provocando quindi importanti danni fino alle porte di Kiev, per poi passare al ritiro delle truppe.
Sarebbe una dimostrazione di forza da parte di Putin che lo terrebbe però al riparo dalle accuse di occupazione dell’Ucraina, costringendo così le forze occidentali, compresa Kiev, a trattare una sorta di resa. E nella trattativa il Cremlino potrebbe non accontentarsi di acquisire nuovi territori, puntando a una nuova definizione del sistema di sicurezza europeo, a cominciare dall’espansione della Nato verso oriente.
(da agenzie)

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L’ALLARME DEGLI SCIENZIATI INGLESI: “LA PROSSIMA VARIANTE POTREBBE ESSERE PIU’ LETALE“

Febbraio 13th, 2022 Riccardo Fucile

OMICRON NON SARA’ L’ULTIMA

Dopo Andrea Ammon, direttrice del Centro europeo per le malattie Ecdc, che ha smorzato gli entusiasmo dichiarando che “la pandemia non è finita” ed “è probabile che questo Covid-19 rimanga con noi. Non è detto che Omicron sia l’ultima variante che vediamo”, anche un gruppo di scienziati inglesi ha messo in guardia contro un eccessivo rilassamento delle misure di contenimento dei contagi, nella convinzione che un nuovo ceppo di Coronavirus potrebbe essere molto più pericoloso di quello attualmente in circolazione e provocare un altissimo numero di malattie gravi e decessi. Di conseguenza occorre prestare la massima attenzione nell’eliminare tutte le restrizioni, cosa che invece il premier Boris Johnson si appresta a fare la prossima settimana.
Secondo il professor Mark Woolhouse, dell’Università di Edimburgo, la convinzione che dopo Omicron potrebbero arrivare nuove varianti più miti non è supportata da nessun dato. Al contrario, “Omicon non derivava da Delta, bensì da una parte completamente diversa dell’albero genealogico del virus. E dal momento che non sappiamo da dove verrà una nuova variante nell’albero genealogico del virus, non possiamo sapere quanto possa essere patogena. Potrebbe esserlo meno ma potrebbe, altrettanto facilmente, esserlo anche di più”. Dello stesso avviso Lawrence Young della Warwick University. “Le persone pensano che ci sia stata un’evoluzione lineare del virus da Alpha a Beta, da Delta a Omicron. Ma non è così. L’idea che le varianti del virus continueranno a diventare più miti è sbagliata. Un nuovo ceppo potrebbe rivelarsi ancora più patogeno della variante Delta, per esempio”.
Insomma, se da più parti – anche in Italia – arrivano messaggi rassicuranti su un’imminente fine della pandemia non sono pochi gli scienziati che invitano a non cantare vittoria troppo presto. Ne è convinta anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità; secondo David Nabarro vi sono ancora ampi margini di incertezza su come potrebbero comportarsi le varianti future: “Ci saranno altre varianti dopo l’Omicron e se saranno più trasmissibili domineranno. Inoltre, potranno causare diversi modelli di malattia; in altre parole, potrebbero rivelarsi più letali o avere conseguenze più a lungo termine”. Nabarro ha esortato le autorità sanitarie a prepararsi a uno scenario di questo genere. “Sarebbe prudente incoraggiare le persone a proteggere se stesse e gli altri. Un approccio diverso rappresenterebbe una scommessa con conseguenze potenzialmente gravi”.
(da Fanpage)

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