Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
CHI MANIFESTA FINISCE IN CARCERE, NON SI POSSONO POSTARE VIDEO E SMS ANTI-PUTIN, BLOCCATI I MEDIA INDIPENDENTI
Cosa sta succedendo in Russia? Mentre Putin ha affondato la tregua e non alcuna
intenzione di fare un passo indietro, i russi subiscono le conseguenze delle scelte di Mad Vlad. Se nel Paese c’è una larga fetta di popolazione obnubilata dalla propaganda del Cremlino, c’è un’altra parte del Paese che assiste sotto choc, con il terrore di scendere in piazza a manifestare e con la certezza di un futuro incerto.
Ed è la paura il sentimento a cui sono relegati milioni di antiputiani che vivono nell’angoscia che un semplice messaggio che racconta ciò che accade nel Paese possa trasformarsi in un boomerang.
Da giorni viene annunciata una nuova legge che isolerebbe completamente la popolazione, tagliando le gambe a ogni possibilità di sapere cosa accade in Russia: si è annunciato, infatti, che entrerà in vigore una nuova norma secondo la quale qualsiasi informazione passata a chi vive in un “paese ostile” può configurarsi come tradimento alla nazione. Il terrore è che possa essere incriminato anche chi invia un semplice messaggio a un amico che non vive sul territorio russo.
Già adesso la Russia ha approvato una legge che modifica il Codice penale per “contenere la diffusione di “fake news” sulle forze armate russe. In due parole non c’è più la possibilità di condividere video e informazioni che non rientrano nella propaganda del Cremlino. Pena: 15 anni di carcere.
Intanto la vita quotidiana in Russia è già stravolta. Molti negozi europei e americani stanno abbassando le saracinesche. Ha chiuso il colosso Ikea, ma anche Apple e Mango hanno lasciato Mosca. Per non parlare dell’inflazione alle stelle che colpisce i generi di prima necessità e che, di questo passo, porterà la popolazione alla fame.
Ma sui russi incombe anche lo spauracchio della mobilitazione della popolazione, con gli uomini abili a combattere chiamati a indossare una mimetica e a imbracciare le armi.
Per far digerire ai russi il boccone amarissimo, Putin non può che far leva sull’arma della propaganda. Nel Paese sono stati bloccati i media russi indipendenti. Il rischio è che i russi non avranno più accesso a un’informazione libera. Di contro, sui tg si giustifica l’operazione: “Stiamo liberando il popolo ucraino”. Vietato parlare di invasione, mentre in tv scorrono immagini fake di carri armati che entrano a Kiev. Un lavaggio del cervello che inizia già sui banchi di scuola.
In tutti gli istituti viene trasmesso un video in cui l’Ucraina e la Russia vengono mostrati come amici fino a quando gli ucraini non si macchiano di tradimento: “Vanya e Nikola erano amici; Vanya stava proteggendo Nikola, perché era più forte, ma poi Nikola ha avuto nuovi amici che gli hanno insegnato come ferire gli altri. Vanya ha dovuto prendere il bastone da Nikola perché nessuno si facesse male”.
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
IL FRONTE DELLA GUERRA ORA E’ A ODESSA
In un silenzio assoluto e nel buio della notte la prima grande città ucraina è caduta nelle mani dei russi.
Anziani disarmati, donne con i bambini per mano e ragazzi arruolati nelle milizie volontarie si sono opposti ai tank e ai blindati di Putin. I soldati di Kiev hanno combattuto casa per casa, coperti dalle molotov fai da te lanciate da tetti e finestre. Prima dell’alba di ieri è stata una delegazione degli stessi abitanti a chiedere alle autorità di città e regione di fermarsi per evitare il definitivo massacro. Troppi morti e feriti.
I 290 mila residenti di Kherson da due giorni erano circondati dai russi: dalle rive del Dnipro, dalla foce sul Mar Nero, dalle colonne di carri armati che Mosca ha spostato via terra da Donbass e Crimea.
Da ore nella città deserta si muovevano solo mezzi militari e truppe nemiche, scaricate dagli elicotteri MI8 attorno ai luoghi decisivi. Senz’acqua potabile, cibo, energia elettrica, medicine, senza la speranza di una via di fuga a ovest, verso la costa del Mar Nero che conduce a Odessa e fino alla Moldavia.
I 60 chilometri della via di fuga fino a Mykolajiv, ultima roccaforte prima che l’avanzata russa irrompa a Odessa, sono oggi invasi solo dai reparti ucraini ritirati da Kherson. Migliaia di camion, tank, ambulanze e furgoni gonfi di soldati feriti, sfiniti e affamati. Ai lati, tendoni improvvisati dove i medici cercano di chiudere le ferite più gravi. Non uno si considera però sconfitto.
«È una guerra – dice Roman, capo dell’esercito di difesa territoriale costretto a ripiegare – non una battaglia. Se i russi vorranno prendere Mykolajiv dovranno accettare un impresentabile sacrificio». Sulla strada vengono scaricati centinaia di blocchi di cemento. Volontari alzano muri di mattoni. Donne e ragazzi dei villaggi trascinano migliaia di cavalli di Frisia anti-tank e seminano sull’asfalto ricci di ferro. Caterpillar scavano voragini. Ovunque crescono trincee fatte con sacchi di sabbia, vecchi copertoni, armadi e carcasse di auto.
La resistenza del Sud lotta anche contro la testa del nemico. Per disorientarlo i contadini sostituiscono i cartelli con i nomi dei luoghi e invertono le frecce. Centinaia di giovani incollano cartelloni che attaccano i russi. Su quelli con una nave a forma di Cremlino che affonda grondando sangue, c’è scritto «Nave militare russa vaffanculo». Altri recitano: «Russo non tornare a casa con la mani macchiate di sangue, per conquistare l’Ucraina Putin ha perso il resto del mondo».
Attorno, migliaia di soldati e cannoni pronti a fare fuoco. Mykolajiv si prepara così alla sua battaglia. Sotto tiro il porto di Ocakiv, a sud della città: silurato dai russi un cargo del Bangladesh, almeno un morto tra i marinai dell’equipaggio. Drammatica la scelta sul ponte mobile che attraversa il fiume Bug, unico collegamento tra la penisola e la costa verso Odessa. «Se lo alziamo per fermare l’avanzata russa – dice il sindaco Oleksandr Senkevych – saremo in trappola anche noi. Se lo abbassiamo per salvarci, aiuteremo gli invasori. Se lo facciamo saltare, sarà un’ecatombe per tutti».
(da La Repubblica)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
SUL TRENO LEOPOLI-KIEV, PROSSIMA FERMATA L’INFERNO
Sul treno senza luci che avanza in direzione opposta a quella dell’istinto di sopravvivenza,
si aspetta in silenzio.
Zero voglia di avventurarsi in discorsi patriottici e analisi militari. Sette ore di viaggio e non un solo Slava Ucraini udito in carrozza.
Il diretto 750 Leopoli-Kiev va nella città da cui tutti vogliono fuggire e ci va al buio. Il sistema di illuminazione è stato disattivato per non diventare bersaglio per cacciabombardieri.
A quaranta chilometri dalla capitale che Putin pretende, il capotreno ordina di chiudere le tendine dei finestrini. Il macchinista accelera all’improvviso. Da un finestrino semi-aperto entra nevischio e odore di circuiti bruciati. Appaiono le prime case. Non si parla, si bisbiglia. Quasi che i russi ci possano sentire.
Diretto 750, partito alle 12 con mezz’ora di ritardo e in arrivo a Kiev, prima o poi. All’andata era strapieno di famiglie. Al ritorno i passeggeri sono tutti uomini. Le donne, i bambini e gli anziani li hanno lasciati sul piazzale della ferrovia di Leopoli con la speranza che possano attraversare il confine per la Polonia. Loro, i maschi tra i 18 e i 60 anni, no. Non possono. Devono tornare a Kiev, a Kharkiv, a Mariupol, a Odessa, comunque sotto i missili russi.
La nazione ucraina chiama, bisogna imbracciare il fucile e puntarlo contro gli invasori venuti da Mosca anche se non si è mai tirato un grilletto.
Normalmente da Leopoli a Kiev ci si mettono cinque ore e mezzo, ma il convoglio va a velocità ridotta e ogni tanto si ferma. Non c’è niente da fare e niente da guardare. Il paesaggio non cambia mai. Dopo un’ora, due ore, tre ore, la stessa brutta cartolina. Campagna innevata, alberi spogli, case basse col tetto a punta, stazioni anonime senza scalo, locomotive di quarant’anni fa su binari morti, serbatoi di cherosene, i check-point ai passaggi a livello, altra campagna e altri alberi secchi.
Il riscaldamento dello scompartimento è troppo alto, fa venire il mal di testa e secca la gola. Fino al tramonto il cielo è una coltre grigia e uniforme.
Victor della carrozza 5 fissa il finestrino, ma non è un raggio di sole che sta cercando.
Uno dei passeggeri
«Siamo vicini a Zytomar, qui hanno colpito coi razzi…». È un riflesso condizionato, più lo spettro di Kiev si avvicina e più gli occhi si alzano per controllare se piovono bombe. Victor ha 57 anni, un grosso zaino sul sedile, beve tè da una tazza con su scritto, in inglese, “L’elettricista è il miglior mestiere del mondo”. La guerra ha costretto gli ucraini a riconvertire le professioni. Fino al 24 febbraio Victor aggiustava fili e frullatori, adesso è soldato. «Sono un riservista, avevo fatto il servizio militare 30 anni fa. Torno a casa e poi raggiungo i miei amici che stanno al fronte».
A 57 anni, in prima linea. Paura? «Non so che dire». Vincerete voi alla fine? «Neanche questo so dire. Prima vado e sparo, poi torno e ti rispondo». Patrioti e prigionieri.
Svitlana, psicologa diretta a Kiev
Neanche volendo Victor avrebbe potuto seguire la sua Mariya in Polonia. Il presidente Zelensky ha bisogno di Victor e ha bisogno di Vladislav, 34 anni, cuoco. Fuma una sigaretta nell’intercapedine tra una carrozza e l’altra, per non affumicare gli altri e per cercare sollievo dal caldo. «Mia moglie e mia figlia sono passate, sono a Varsavia. Torno a Kiev, prendo i miei genitori e porto a Leopoli anche loro». La spola tra due capitali, quella di oggi e quella di domani nel caso i bombardamenti dovessero costringere il governo ucraino a riparare altrove. «Una volta fatto questo, mi metto a cucinare il rancio per i nostri ragazzi eroi». Il diretto 750 Leopoli-Kiev ha un sussulto.
Per le prime sette ore è andato a un passo soporifero. Ora invece accelera e negli scompartimenti si rimbalza contro le sponde dei seggiolini. Non è vero che i passeggeri, circa cento, sono tutti uomini. Nella carrozza 3 c’è Svitlana, la psicologa, che ha trovato un suo equilibrio e non solo interiore: ha messo i piedi sul sedile davanti e si è puntellata il fianco col grosso trolley, per ridurre le vibrazioni del locomotore diventato frettoloso.
«Ero in Egitto quando è scoppiata la guerra, mio figlio ha 28 anni ed è a combattere. Torno per stagli vicino, lo sento una volta ogni due giorni. Mi manda un messaggino, mi scrive ‘tutto ok’ e per me è l’unica cosa che conta». Svitlana non ha intenzione di rimanere a casa ad aspettare il figlio. «Andrò nei bunker a dare supporto psicologico ai bambini, che vivono con l’incubo delle sirene d’allarme e le esplosioni. Bisogna parlargli della guerra, farli cantare, proteggerli con l’abbraccio a farfalla».
Lo mima, mettendo il braccio destro dietro la scapola sinistra, e viceversa. Dice che funziona. «Li fa sentire sicuri», assicura Svitlana, che combatte e resiste con la psicologia, l’unica arma che ha.
Dima, 23 anni, cameraman
«Robert, mi chiamo solo Robert». Questo pezzo d’uomo alto due metri, con i pantaloni tattici, il collo tatuato e lo zaino gonfio, non è un tipo loquace. Nell’oscurità, il volto accigliato si illumina per lo schermo del telefonino acceso. Sta consultando le mappe geografiche dei dintorni di Kiev. Sulla giacca ha una toppa con i colori della Slovacchia. «Brigata internazionale», sono le uniche altre due parole che proferisce.
Il treno accelera ancora, poi si blocca, stride il ferro dei freni. Riparte. Imbocca nel silenzio il binario 11 alle 20.15. Stazione centrale di Kiev. Fuori c’è già il coprifuoco, i passeggeri del Diretto 750 troveranno una comoda sistemazione sul pavimento della stazione. Welcome to hell.
(da La Repubblica)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
ORA FORSE NON VA PIU’ IN POLONIA MA IN ROMANIA, E’ DIVENTATA UNA FARSA
Dopo aver annunciato l’approdo a Leopoli con Orbàn per una missione di pace, il Capitano ha via via ripiegato su un programma meno ambizioso.
Che prevede l’entrata in Ucraina dalla Polonia o, come scrive oggi il Corriere della Sera, dalla Romania.
Per questo Salvini sta programmando una missione concordata con le autorità diplomatiche e i servizi di sicurezza.
Che gli consenta di arrivare in una località di raccolta e transito dei profughi in uscita dall’Ucraina. I passaggi sono due: dalla Polonia o dalla Romania.
Tutto per fare quache selfie da mostrare sui social
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
CI VORRANNO SETTIMANE PER PRENDERE KIEV E NON BASTERA’ IN OGNI CASO
Gustav Gressel è l’esperto di conflitti e di armi nucleari dello European Council on
Foreign Relations ed uno dei massimi conoscitori dell’ex-Urss e dell’Europa orientale.
In un’intervista rilasciata oggi a Repubblica parla della guerra in Ucraina e delle affinità storiche con la “guerra d’inverno” che tra 1939 e 1940 vide la Russia nei panni dell’aggressore e la Finlandia a difendersi.
Helsinki dovette cedere il 10% del suo territorio a Stalin ma riuscì a resistere all’invasione. Adottò così la neutralità con la dottrina della “finlandizzazione” e, senza entrare nella Nato, è attualmente membro dell’Unione Europea.
«I russi non hanno ancora circondato completamente Kiev e finché non lo fanno non possono assediarla», esordisce Gressel.
Riusciranno a conquistarla se insistono, «ma sarà una faccenda molto sanguinosa e ci vorranno settimane di combattimenti. E un conto è conquistare la città, un altro controllarla». C’è in effetti la possibilità che Putin dopo Kiev decida di negoziare, «ma l’Ucraina è grande e non gli basta prendere Kiev per piegarla.
Putin pensa che se prende la capitale e installa un governo fantoccio, il resto del Paese si arrenderà. Ma se cade Kiev, non vuol dire che si arrenderà Leopoli. L’Ucraina è diversa dalla Russia, non è governata da un uomo solo come fa lui a Mosca».
Adesso l’Occidente «può rendere l’invasione più costosa possibile per la Russia, con le sanzioni, isolandola in ogni contesto internazionale e fornendo assistenza militare all’Ucraina».
Prendendo un esempio storico: «Ci è riuscita la Finlandia contro Stalin nel 1939-‘40, al prezzo di perdere la Carelia e della finlandizzazione: Stalin sapeva che se avesse continuato a premere avrebbe vinto la Guerra d’Inverno e conquistato tutta la Finlandia, ma quando si è accorto che il prezzo era troppo alto, che stava subendo troppe perdite e il conflitto sarebbe stato costoso, si è ritirato. Lo stesso può fare l’Ucraina con Putin: perderà una parte del territorio, ci sarà uno stato di conflittualità permanente ai confini, ma continuerà ad avere il proprio governo, non un burattino messo da Mosca, e manterrà l’indipendenza. Non è detto, ma può farcela».
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
PARLA L’ECONOMISTA VLADIMIR MIROV
«Sarebbe stato meglio che le sanzioni fossero partite prima della guerra, ma avranno un effetto devastante sulla Russia. Vladimir Putin ha fatto il passo più lungo della gamba».
Ne è convinto l’economista Vladimir Mirov, che lavora con Navalny e sottolinea in un’intervista rilasciata a La Stampa che Mosca ha riserve per due settimane e poi dovrà fermarsi: «Non hanno ancora capito che la Russia è piombata in una crisi economica che sarà peggio di quella del 1991. Diamogli altre due- tre settimane per comprendere la realtà: non ha le risorse per proseguire la guerra».
Secondo Mirov Putin dovrà trovare il modo di ritirare le truppe presentando il tutto come una vittoria: «Tutti i suoi collaboratori hanno troppa paura. Ha eliminato da tempo tutti quelli che potevano dirgli di no, e gli altri sono terrorizzati dall’Fsb, che li intercetta tutti. Se anche soltanto due persone si dicono che è arrivato il momento di farlo fuori, lui lo saprà, figuriamoci se la cerchia dei ribelli si allarga a tre o più congiurati».
Anche se ci sono segni di nervosismo tra gli oligarchi «Putin non li prende sul serio. Bisogna aspettare che ad accorgersi che i soldi stanno finendo siano i suoi “siloviki”, i militari e l’Fsb. Purtroppo il livello della sua classe dirigente è piuttosto basso, l’impressione è che chi sta fuori sappia dello stato penoso dell’economia e delle forze armate più di lui».
Gli uomini della corte dello zar, invece, «per ora opteranno per uno sciopero all’italiana: smetteranno di far funzionare il sistema di governo, e l’economia. Avranno una scusa fantastica: diranno che è tutta colpa delle sanzioni».
Il rapporto di Putin con la realtà però non sembra dei migliori: «Non è completamente folle. Ha un istinto di sopravvivenza. E i suoi uomini vogliono sopravvivere».
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
LE FORZE ARMATE UCRAINE: “GLI OCCUPANTI RUSSI PERDONO NON SOLO EQUIPAGGIAMENTO E VITE UMANE. IN PREDA AL PANICO, LASCIANO SUL CAMPO ANCHE DOCUMENTI SEGRETI”
Anonymous sta creando non pochi problemi alla Russia di Putin in questi giorni così
delicati per l’Ucraina. Dopo aver dichiarato “guerra” allo zar qualche tempo fa, adesso ha pubblicato su Twitter alcuni documenti che rivelerebbero le mappe e le date dell’invasione russa in Ucraina.
A tal proposito, il collettivo di hacker ha scritto: “Documenti presi alle truppe russe mostrano che la guerra è stata approvata il 18 gennaio e che il piano iniziale per colpire l’Ucraina prevedeva un attacco dal 20 febbraio al 6 marzo”.
Nella prima pagina dei documenti, come riporta l’agenzia Agi, si legge in cirillico “Flotta del Mar Nero” e “Mappa di lavoro”. In ogni caso, non sarebbe ancora stato possibile verificare l’autenticità dei documenti.
Anche se, sempre su Twitter l’analista di sicurezza Micheal Horowitz ha scritto che i documenti sarebbero stati scoperti dal ministero della Difesa di Kiev “sul campo”. E in effetti le forze armate ucraine sui social hanno fatto sapere che “gli occupanti russi perdono non solo equipaggiamento e vite umane. In preda al panico, lasciano sul campo anche documenti segreti”.
Alla fine, le truppe ucraine hanno commentato: “Diremo una cosa agli occupanti russi: seminate in giro le vostre attrezzature e i documenti segreti, ci serviranno prima per i nostri difensori, e poi per l’Aia”. Chiaro riferimento alla Corte penale che si esprime su crimini internazionali contro l’umanità e crimini di guerra.
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
“ERA CONVINTO DI VINCERLA SUBITO, È PARTITO CON IL PIEDE SBAGLIATO. LA SUA INIZIATIVA PRODURRÀ IL RISULTATO OPPOSTO: IL DISSENSO APERTO DA PARTE DEGLI ALTRI PAESI. IN PIU’ LA RUSSIA NON E’ UN PAESE OMOGENEO. NELLA SOCIETÀ RUSSA CI SONO MOLTI REALISTI”
«Putin uscirà da questa guerra da perdente. Vuole essere ricordato come il leader politico che ha restaurato il potere, un patriota russo. Per lui la missione è restituire il prestigio della grande Russia. Tuttavia, dal tentativo di recuperare l’influenza degli Stati che gli sono vicini, lui ne uscirà malissimo»
Sergio Romano analizza il conflitto che è scoppiato nell’Europa orientale. Lo fa da una posizione di privilegio. Conosce la Russia, è stato il nostro ambasciatore a Mosca ai tempi in cui c’era l’Urss dal 1985 al 1989 e conosce la Nato. Anche qui è stato ambasciatore per l’Italia dal 1983 al 1985.
Perché Putin perderà? «Ha ritenuto di poter fare una guerra che gli altri Paesi, come quelli europei, avrebbero accettato per debolezza. Inoltre era convinto di vincerla subito, credeva di potersi permettere un conflitto. Questo restauratore dell’impero russo è partito con il piede sbagliato. La sua iniziativa produrrà il risultato opposto: il dissenso aperto da parte degli altri Paesi. I governanti e i popoli di altre nazioni osservano il comportamento del maggiore uomo politico russo. La sua politica genera diffidenza, sarà circondato da nazioni sospettose che non si fideranno mai di lui»
Se si dovessero accettare le condizioni del Cremlino di un’Ucraina neutrale, smilitarizzata ci sarebbe il pericolo che la Russia, in una seconda fase, si senta abbastanza forte da attaccare altri Paesi lungo il suo confine?
«Non dobbiamo vedere la Russia come un Paese omogeneo. Sarebbe un errore. Nella società e nella politica russa ci sono molti realisti, personalità di rilievo che si rendono conto di ciò che la Russia può avere e chiedere e ciò che non può avere e chiedere. Sono convinto, da sempre, che Mosca abbia diritto ad un suo spazio e ad una considerazione internazionale, ma temo molto che la linea adottata da Putin nuoccia al suo stesso Paese»
(da “il Messaggero”)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
COMMISSIONATI DA PUTIN AL GRUPPO WAGNER E ALLE FORZE SPECIALI CECENE
Che l’obiettivo numero uno della Russia sia lui, Volodymyr Zelensky lo sa già. L’ha
dichiarato lui stesso poche ore dopo l’invasione dell’esercito di Putin, conscio anche del fatto che la sua famiglia sia “al secondo posto” nella lista dei nemici del Cremlino. Secondo quanto riporta il Times, il presidente dell’Ucraina dallo scorso 24 febbraio sarebbe scampato ad almeno tre tentati omicidi.
Mercenari del gruppo Wagner e forze speciali cecene avrebbero ricevuto l’incarico di “eliminarlo”.
Il giornale britannico afferma però che i funzionari ucraini sarebbero stati informati dei piani da alcuni membri del Servizio di sicurezza russo che sono contrari alla guerra e cercano di sabotarla dall’interno. “È inquietante quanto sia ben informato il team di sicurezza di Zelensky”, ha detto una fonte citata dal quotidiano.
Per quanto riguarda i sicari del Gruppo Wagner, organizzazione paramilitare russa che alcuni analisti ritengono essere un’unità a braccio del Ministero della Difesa del Cremlino, il Times sostiene che a gennaio in Ucraina sono arrivati “tra i 2mila e i 4.000 mercenari”, tra ex poliziotti ed ex militari.
Di questi, circa 400 si trovano nella capitale. Tutti avrebbero una “lista” con 23 uomini da eliminare, tra i quali – oltre al presidente Zelensky – ci sono anche il premier Denys Šmihal’, altri uomini dell’esecutivo, il sindaco di Kyiv, Vitali Klitschko e suo fratello Wladimir.
Già lo scorso 1 marzo il segretario del Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa dell’Ucraina, Oleksiy Danilov, in un discorso televisivo aveva annunciato l’eliminazione di “un gruppo di élite di soldati ceceni mandati ad assassinare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky”.
Avendo ricevuto la “soffiata” nella giornata di Sabato 27 febbraio, il governo ucraino avrebbe ha decretato il coprifuoco poche ore dopo per tutelarsi parlando di “sabotatori russi” in circolazione.
Per destabilizzare Mosca il team di hacker Anonymous ieri ha svelato il sabotaggio interno ai servizi segreti russi: “Ora possiamo aspettarci una lotta di potere interna al Cremlino per rovesciare il regime di Putin. Nel frattempo, continuiamo con gli attacchi”.
(da agenzie)
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