Destra di Popolo.net

ANONYMOUS DIFFONDE I DATI PERSONALI DI 120.000 SOLDATI RUSSO IN UCRAINA

Marzo 5th, 2022 Riccardo Fucile

NOMI, INDIRIZZI E NUMERI DI TELEFONO… E ORA PUNTANO AI DOCUMENTI SULLE FINANZE DI PUTIN

Nomi, date di nascita, indirizzi, unità di affiliazione, numeri di passaporto e numeri di telefono. È il contenuto dell’ultimo leak diffuso da Anonymous, la rete di hacker che dal primo giorno dell’invasione in Ucraina ha dichiarato guerra a Vladimir Putin.
Gli hacker hanno diffuso i dati personali di 120 mila soldati della Federazione Russa che stanno combattendo in Ucraina.
Un primo elenco era stato pubblicato nei giorni scorsi dal quotidiano Pravda Ucraina. Questi dati hanno una rilevanza strategica: i profili dei soldati sul campo potrebbero permettere agli attivisti ucraini di infiltrarsi nella rete di comunicazioni, senza contare le possibili conseguenze anche per le famiglie dei militari sul campo.
Nelle ultime ore l’account Twitter principale di Anonymous (@YourAnonNews) ha dichiarato anche di non essersi schierato contro i cittadini russi: «Noi non siamo vostri nemici. Il vostro governo sta attaccando uno Stato sovrano. Ribellatevi».
Gli hacker hanno lanciato poi un messaggio rivolto ai soldati russi: «Arrendetevi e mettete giù le vostre armi. Il popolo dell’Ucraina non vuole la guerra».
Dopo gli attacchi ai siti del governo e quelli sui dati di navigazione dello yacht di Putin e delle compagnie petrolifere, negli ultimi giorni la rete hacker aveva rivolto le proprie attenzioni verso il sito dell’agenzia spaziale russa Roscosmos.
Gli affari di Puti
Nella sua scenografica dichiarazione di guerra, Anonymous aveva detto di voler indagare anche sul patrimonio personale di Vladimir Putin. Al momento non sono ancora state rivelate informazioni di questo tipo ma nelle ultime ore l’account Twitter @PucksReturn rilanciato da @YourAnonNews ha dichiarato di essere entrato in possesso di una serie di documenti che dimostrerebbero alcune operazioni condotte dai conti personali di Putin. Le stime sul patrimonio del presidente della Federazione russa sono ancora molto vaghe ma alcune di queste arrivano fino a 200 miliardi di dollari.
(da agenzie)

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RUSSI IN FUGA VERSO LA FINLANDIA: “NON VOGLIAMO QUESTA GUERRA, MA DIRLO SIGNIFICA FINIRE IN CARCERE“

Marzo 5th, 2022 Riccardo Fucile

TEMONO UN RITORNO ALL’UNIONE SOVIETICA, SCAPPANO IN TRENO E IN AUTO

Il flusso di persone in uscita non è enorme. Ma è costante. Non scappano solo gli ucraini dalle loro città sotto le bombe dell’avanzata russa decisa dal presidente Vladimir Putin. Scappa anche il suo di popolo, i russi.
Scappano verso la Finlandia attraverso il valico di frontiera di Vaalimaa, a poco meno di 200 chilometri dalla capitale Helsinki. Autobus, auto, racconta la Bbc. Si fermano per i controlli doganali e passaporti. Lasciano il paese per quella notizia che si rincorre da giorni per cui Putin starebbe per introdurre la legge marziale e affrontare così quello che sembra essere un crescente dissenso interno contro quella che lui e il suo governo chiamano «operazione speciale» in Ucraina, per «demilitarizzarla e denazificarla».
I russi scappano via terra perché per via aerea non è più possibile: i voli sono sospesi. E allora viaggiano in auto, in pullman, in treno. «Le persone in Ucraina sono la nostra gente, la nostra famiglia», racconta una giovane donna russa alla Bbc. È fortunata, aveva già il visto per l’Europa all’annuncio delle sanzioni. «Non dovremmo ucciderli».
Scappa ora, e in Russia non sa quando tornerà. «Non mentre il nostro terribile governo è lì. È così, così triste», dice. La maggior parte dei suoi connazionali, dice ancora, non vuole questa guerra. Ma non può dirlo, perché rischia il carcere.
In Finlandia, si legge ancora, la simpatia verso i russi in fuga e gli ucraini sotto attacco c’è eccome, e sta crescendo. Così come – soprattutto dopo l’attacco alla centrale nucleare e la (ulteriore) stretta sulla libertà di stampa e di opinione di questi giorni in Russia – cresce la preoccupazione nei confronti della vicina Mosca e del pericolo che possa decidere di prendersela anche con altri paesi confinanti.
Come la Finlandia appunto, la cui tradizionale tendenza alla neutralità sta così cambiando. Sempre più finlandesi pensano infatti – secondo recenti sondaggi – che sia arrivato il momento per Helsinki di aderire alla Nato e accedere alla protezione che l’adesione all’alleanza porterebbe.
Le persone in fuga dalla Russia arrivano anche direttamente alla stazione di Helsinki con i treni, stracarichi, da San Pietroburgo (e i prezzi dei biglietti stanno aumentando vertiginosamente). I russi in fuga possono portare una quantità di denaro limitata con loro. Il rublo è crollato e l’economia russa è minacciata dalle sanzioni e dal ritiro di molte grandi compagnie occidentali, dice ancora la Bbc. Il governo russo cerca disperatamente di evitare una corsa alle banche.
Non è da escludere che le sempre più pesanti sanzioni economiche potrebbero portare a una reazione dei russi (ricchi) contro Putin. Ma che questo possa fermare la guerra e fargli cambiare idea è decisamente improbabile. A preoccuparlo, piuttosto, potrebbe essere l’appello del colosso petrolifero russo Lukoil a fermare l’invasione. E se i protagonisti dell’economia russa si rivoltano contro di lui, sarà difficile andare avanti senza apportare grandi cambiamenti, come l’introduzione della legge marziale.
«Ho 30 anni, non ho visto il peggio… le repressioni, la polizia segreta», racconta un’altra donna al telefono alla Bbc: ha lasciato la Russia in direzione Istanbul. Perché, dice, ha avuto paura di un ritorno alla vita com’era sotto l’Unione Sovietica. «Avevo una paura molto chiara: se non fossi andata via in questo momento non sarebbe stato mai più possibile. Da un lato, sembra che questo sia il momento di scappare. Dall’altro, c’è il legittimo timore che non potrai vedere i tuoi amici e la tua famiglia per chissà quanto tempo, se non mai più».
Il terrore è quello per l’introduzione della legge marziale, che permetterebbe a Putin e ai suoi, di fatto, di fare quello che vogliono senza il cruccio delle proteste in strada. Il presidente russo ha detto chiaramente, nella sua ultima chiamata con l’omologo francese Emmanuel Macron, che non si fermerà finché non avrà occupato l’intera Ucraina. Dall’Eliseo è trapelato che da quella telefonata è emersa chiaramente la paura che la situazione potrebbe peggiorare. E molto. Con l’opzione nucleare, che appare sempre più vicina.
(da agenzie)

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IL GENERALE TRICARICO: “CON LE ARMI DELL’OCCIDENTE L’ESERCITO UCRAINO ANDRA’ AL CONTRATTACCO“

Marzo 5th, 2022 Riccardo Fucile

“LA GUERRA POTREBBE DURARE ALL’INFINITO COME IN AFGHANISTAN“

Il generale Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica italiana, dice oggi in un’intervista rilasciata al Messaggero che con le nuove armi arrivate dall’Occidente l’esercito ucraino passerà al contrattacco.
Cambiando le modalità di combattimento e i destini della guerra. «Credo che la dinamica per la parte ucraina sia utilizzare al meglio la guerriglia urbana», esordisce il generale, «non accettando un conflitto aperto in cui verrebbe massacrato».
E proprio in questa ottica «le armi potrebbero dare un contributo determinante. Parliamo di strumenti abbastanza semplici da usare, non dico per un cittadino comune ma sicuramente per un soldato».
Per Tricarico le città sotto assedio sono la spia di una tattica “conservativa” della Russia, che ha tentato di prendere l’Ucraina senza raderla al suolo.
«Per questo Putin ha usato poco droni e aviazione», dice il generale. Ma nell’approvvigionamento dell’esercito russo «c’è un problema di risorse, pensate per una guerra di pochi giorni». Gli ucraini potrebbero quindi approfittare di queste difficoltà, «ma servono le armi. Ho sentito alcuni pacifisti dire che non bisognerebbe inviarle alla resistenza. Questo significa vietare a un paese il suo legittimo diritto alla difesa. Ma non mandare le armi significa negare la possibilità di difendersi al popolo». L’ultimo pronostico è su quanto durerà la guerra: «C’è chi dice due settimane, chi dice vent’anni. Potrebbe però durare all’infinito, come in Afghanistan. Oggi nessuno può dirlo».
(da agenzie)

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IL PIANISTA AL CONFINE TRA POLONIA E UCRAINA CHE SUONA PER ACCOGLIERE I PROFUGHI

Marzo 5th, 2022 Riccardo Fucile

DAVIDE MARTELLO VIVE IN GERMANIA MA E’ DI ORIGINI ITALIANE

Le immagini del pianista che suona mentre poco più in là infuria la guerra in Ucraina sono diventate virali. Si tratta di un uomo che vive in Germania di origini italiane, il 40enne Davide Martello, che non è nuovo a iniziative simili in situazioni altrettanto critiche.
Davide Martello era noto già per le sue esibizioni a Parigi dopo l’attentato al Bataclan, ma non solo. Aveva suonato anche a Istanbul dopo le rivolte in Turchia di Gezi Park, nel 2013, la sera prima dello sgombero voluto dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ma anche a piazza Maidan, a Kiev nel 2014 durante la rivoluzione e la guerra civile nel Donetsk.
Ha portato il suo pianoforte a un passo dalle bombe russe su un rimorchio a due ruote viaggiando per 15 ore: ma cosa lo spinge a suonare in un contesto così straniante?
“Ci ho messo 15 ore ad arrivare fin qua, ma ne valeva la pena. I profughi hanno sentito per giorni solo il rumore dei bombardamenti, ora voglio che sentano solo la musica” e ancora “Ho pensato che era giusto così, ho viaggiato tanto ma ne è valsa la pena”. Così mentre suona “Over te rainbow” e “Imagine” fa impressione vedere una rifugiata che si avvicina a lui
Vero che la bellezza salverà il mondo, speriamo che sia un buon viatico per rivedere le politiche per tutti i profughi, che fuggono da tutte le guerre.
(da agenzie)

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L’AGGRESSIONE RUSSA ALL’UCRAINA HA PORTATO MOLDAVIA E GEORGIA A CHIEDERE DI ENTRARE NELLA UE

Marzo 5th, 2022 Riccardo Fucile

LE RICHIESTE PERVENUTE OGGI

Quel che sta accadendo dallo scorso 24 febbraio in Ucraina sta provocando una serie di reazioni a catena da parte di molti altri Paesi che orbitano geograficamente ai confini della Russia.
E per questo motivo Moldavia e Georgia hanno presentato – nel giro di poche ore di distanza l’una dall’altra – la richiesta ufficiale di ingresso all’interno degli Stati membri che fanno parte dell’Unione Europea.
Una mossa che vuole anticipare i tempi per scongiurare il rischio di ritrovarsi nella stessa situazione in cui si è trovata l’Ucraina.
Nella serata di giovedì la Presidente della Moldavia, Maia Sandu (da sempre vicina ai valori europei), ha ufficializzato la richiesta di adesione, motivandola con queste parole:
“Vogliamo vivere in pace, prosperità, essere parte del mondo libero. Mentre alcune decisioni richiedono tempo, altre devono essere prese in modo rapido e deciso e sfruttando le opportunità che derivano da un mondo che cambia”.
Una mossa che segue quella già fatta dalla Georgia, con il Presidente Irakli Garibashvili che ha deciso di seguire (ovviamente in un contesto storico differente) quanto fatto dall’Ucraina subito dopo le minacce e l’invasione da parte della Russia. E proprio la Georgia nel 2008 era finita nel mirino del Cremlino per la rivendicazione del territorio dell’Ossezia del Sud.
Corsi e ricorsi storici. Ovviamente, per il momento, la precedenza va garantita all’Ucraina e le richieste di Moldavia e Georgia potrebbero convincere ancor di più l’Unione Europea a sburocratizzare l’ingresso del Paese ucraino all’interno dell’elenco degli Stati membri.
Ma anche le altre due situazione appaiono delicate. La Moldavia, infatti, confina con la zona sud dell’Ucraina; la Georgia, invece, si affaccia sempre sul Mar Nero ma al proprio confine Nord lambisce proprio con la Russia.
E visti i venti di guerra e i piani chiari (ma solo fino a un certo punto) di Vladimir Putin, lo scudo europeo potrebbe garantire ai due Paesi uno scudo maggiore in caso di attacco russo.
(da agenzie)

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LEV SHEVCHENKO, L’URBANISTA CHE SI “BARRICA“ IN CASA A KYIV DIETRO UN MURO DI LIBRI

Marzo 5th, 2022 Riccardo Fucile

GLI SCATTI SIMBOLO DELLA RESISTENZA UCRAINA

Nella giornata mondiale del libro, lo scorso 3 marzo, è iniziata a circolare sui social un’immagine della resistenza ucraina – diffusa dalla giornalista ucraina Katerina Sergatskova – che ritrae la vista dalla strada dell’abitazione di Lev Shevchenko, architetto urbanista di Kyiv.
Dalla finestra si vede un muro di libri, eretto come una sorta di “barricata” per proteggere la sua abitazione da una eventuale esplosione che potrebbe mandare in frantumi i vetri.
“Giorno otto” è la didascalia che l’uomo ha usato per accompagnare lo scatto, che potrebbe diventare iconico della resistenza della popolazione sotto l’assalto russo.
Dall’esplosione del conflitto, Shevchenko ha iniziato a documentare come poteva la vita in città con l’imminente minaccia delle bombe russe.
“Stiamo tornando agli anni ‘50”, osserva. Già nei giorni prima dell’attacco, nella prima metà di febbraio, lanciava appelli alla comunità internazionale affinché comminasse sanzioni economiche contro il Cremlino, in particolare contro la moneta russa, il rublo. E criticava l’attenzione dei media, riaccesasi soltanto quando Putin ha iniziato ad ammassare truppe al confine con il Donbass mentre da otto anni – dall’invasione della Crimea – gli ucraini convivono con questa minaccia.
Il suo gesto come simbolo del trionfo della cultura e della bellezza contro la brutalità della guerra: al confine tra Polonia e Ucraina, dove continua incessantemente il flusso di profughi, Davide Martello, artista tedesco di origini italiane suona il suo pianoforte per provare a rendere il più accogliente possibile l’arrivo nell’Unione europea di chi scappa dal conflitto. La sua musica diventa colonna sonora delle migliaia di manifestazioni di solidarietà, simboliche o concrete, che da giorni prendono vita alla frontiera dell’Europa.
(da agenzie)

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L’EX DEPUTATA PARTITA DAL CANADA CHE TORNA IN UCRAINA PER COMBATTERE I RUSSI: “SE CADIAMO NOI OGNI PAESE E’ A RISCHIO”

Marzo 5th, 2022 Riccardo Fucile

INTERVISTA A VIRGINIA DRONOVA

Con l’inizio del conflitto in Ucraina, Virginia Dronova, Segretaria internazionale e vice Segretaria generale di Solidarietà Europea, partito politico con il quale l’ex presidente ucraino Petro Poroshenko è salito al potere nel 2014, ha deciso di lasciare il Canada dove vive da due anni per tornare a Kiev dove è nata e cresciuta per prendere parte alla resistenza civile e militare contro le truppe russe.
“Quello che stiamo subendo è un atto barbarico, ingiustificato e soprattutto non è, come dicono molti, frutto di una provocazione – ha spiegato a Fanpage.it da un rifugio di Lviv – voglio che il mondo sappia che nessun posto è sicuro in Ucraina, i missili russi possono raggiungere ogni posto: questa non è una guerra lontana, non sta accadendo altrove. Questa follia deve finire, se la Russia conquista il mio Paese, il resto del mondo sarà il prossimo”.
Dove ti trovi in questo momento Virginia?
Sono in Ucraina, fino a due giorni fa ero a Kiev, poi sono dovuta andare via, perché i bombardamenti si sono intensificati, continuo a lavorare per la Ukranian Society in difesa del mio paese.
Eri in Canada fino a qualche giorno fa, poi hai deciso di tornare in Ucraina dopo l’inizio della guerra
Sì, ho vissuto in Canada per due anni, poi circa otto giorni fa ho deciso di partire per tornare nel mio paese, l’Ucraina, dove sono nata e dove ho vissuto. L’ho fatto perché la mia gente aveva bisogno di me. Mi sono sempre occupata di politica e per questo ho capito subito che la situazione era drammatica e che sarebbe peggiorata col passare dei giorni: so che è pericoloso e che ho messo a rischio la mia vita ma ho deciso di partire comunque. La notte successiva al mio arrivo a Kiev, sono iniziati i bombardamenti nella città: erano le 5 del mattino quando abbiamo sentito le prime esplosioni. Quindi ho lasciato la mia casa e da quel giorno sono sempre in movimento, alternando giorni nei rifugi e nei vari luoghi dai quali stiamo organizzando la resistenza. Poi mi sono spostata verso ovest, e anche da qui cerco di fornire supporto materiale al nostro esercito e soprattuto cerco di informare la comunità internazionale di quanto sta accadendo.
Dove ti trovi ora? 
Ora sono a Lviv (Leopoli), ma anche qui la situazione si sta complicando. L’Ucraina è tutta sotto attacco. Le bombe sono ovunque, tutti noi dormiamo nei rifugi. Ma noi continuiamo la nostra battaglia, perché non vogliamo abbandonare il nostro Paese, quello che stiamo subendo è un atto barbarico, ingiustificato e soprattutto non è, come dicono molti, frutto di una provocazione. Queste cose non dovrebbero accadere nel 2022.
In che modo stai supportando il tuo Paese? 
Prima di trasferirmi in Canada sono stata Segretaria Nazionale del Partito Solidarietà Europea, uno dei principali partiti di opposizione in Ucraina. Stiamo coordinando l’informazione innanzitutto affinché tutti sappiano davvero cosa sta accadendo qui e soprattutto cerchiamo di fornire beni di prima necessità e risorse ai civili e ai militari che stanno combattendo contro l’esercito russo. Qui abbiamo bisogno di tutto.
Cosa ti ha spinto a tornare in Ucraina? 
Ti racconto una storia: sono stata in Italia solo tre settimane fa perché mia madre ha vissuto in Italia per più di 20 anni, viveva a Livorno. Purtroppo è morta di Covid a fine gennaio e quindi sono venuta nel vostro Paese per dirle addio e poco dopo essere tornata in Canada, è scoppiata la guerra in Ucraina, ed è in quel momento che ho sentito il dovere, per lei, per noi che siamo partiti, di tornare a casa e combattere per la mia patria. Ho paura come tutti qui, ma se non difendiamo noi stessi ora cosa succederà dopo? Dobbiamo aspettare che 50 milioni di ucraini vengano uccisi? O che la Russia invada altri paesi europei? Noi dobbiamo fermare questa follia, questa barbarie, è nostro dovere fornire qualsiasi tipo di aiuto in questo momento
Cosa pensi che debbano fare gli altri Paesi in questo momento? 
Ci sono passaggi decisivi che l’Unione Europea ma anche i singoli Stati possono fare. La Russia deve essere isolata, deve capire che questo follia ha delle conseguenze. La prima cosa da fa e è accogliere le migliaia di cittadini ucraini che lasceranno la propria casa: in molti hanno imbracciato le armi, sia donne che uomini, decidendo di restare qui e combattere per tutto il tempo necessario. Noi siamo delle vittime, non abbiamo attaccato nessuno, c’è un invasore che è venuto a casa nostra, dobbiamo resistere per difendere la democrazia e soprattutto perché se cadiamo noi allora tutti i Paesi occidentali possono subire la stessa sorte dell’Ucraina.
Cosa ne pensi della mossa del presidente Zelensky che ha chiesto proprio ora l’ingresso nell’Unione Europea? 
La decisione formale non può essere presa in questo momento, ma un segnale politico deve essere lanciato per dimostrare che l’Ucraina fa parte dell’Occidente.
Hai perso qualcuno in questi giorni di battaglia?
Ci sono vittime e ce ne saranno ancora. La gente muore per le strade, uccisa. Il racconto dell’operazione militare speciale non è veritiera: i missili colpiscono case, siti civili, non hanno nessuna pietà. Ho amici nell’esercito, nella Difesa, temo per le loro vite, ma so anche molto bene che ogni giorno rischiano la vita. Io stessa impugnerei un’arma ma al momento forse servo più qui, però non escludo che possa accadere, anche domani magari. Ho lasciato tutto per venire qui e combattere per il mio Paese: è mio dovere farlo. Voglio che il mondo sappia che nessun posto è sicuro in Ucraina, i missili russi arrivano ovunque e non bisogna pensare che questa guerra sia qualcosa di lontano da noi. Questa follia deve finire, se la Russia conquista il mio Paese, il resto del mondo sarà il prossimo.
(da Fanpage)

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