Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
UN TENENTE COLONNELLO RUSSO, PRIGIONIERO DEGLI UCRAINI, HA CHIESTO PERDONO PER QUELLO CHE HA DEFINITO UN “GENOCIDIO” RACCONTANDO DI ESSERE PARTITO CON LA CONVINZIONE CHE IL PAESE AVESSE BISOGNO DI ESSERE LIBERATO
Un comandante russo fatto prigioniero in Ucraina ha chiesto “misericordia” per le forze
di Putin, dicendo che sono state indotte a invadere con l’inganno nella falsa convinzione che il governo fosse stato rovesciato dai nazisti e che il Paese avesse bisogno di essere liberato.
L’uomo, che ha raccontato di essere un tenente colonnello, ha detto che i suoi connazionali sono stati sottoposti al “lavaggio del cervello” per sostenere la guerra ma, avendo visto di persona la situazione in Ucraina, ora si “vergogna” di aver preso parte a un “genocidio”.
Astakhov Dmitry Mikhailovich ha detto che i suoi dubbi sono aumentati quando ha visto due dei suoi pugili preferiti – Oleksandr Usyk e Vasiliy Lomachenko – accettare di combattere per la resistenza: «Ragazzi, siate coraggiosi. Questo è un genocidio, le persone vengono semplicemente uccise. Mi vergogno di essere venuto in questo Paese, in questo territorio, il territorio dell’Ucraina. I russi a casa non hanno idea della realtà della guerra».
Mikhailovich ha chiesto un rilascio sicuro per i prigionieri in modo che, al loro ritorno in Russia, possano spiegare la vera situazione ai loro connazionali.
Ovviamente, trattandosi di prigionieri, non si sa se le dichiarazioni siano state rese in maniera libera o sotto costrizione. L’unica certezza è che diversi soldati catturati in Ucraina hanno raccontato la stessa versione.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
LA PREDICA DI UN FOLLE: “I GAY PRIDE IMPONGONO CON LA FORZA UN PECCATO MORTALE, CHI SI RIBELLA A LORO VIENE PUNITO CON LA FORZA“… MA FATTI CURARE DA UNO BRAVO
Il Patriarca ortodosso Kirill, nel corso della sua predica di oggi, ha pronunciato parole terrificanti con cui non solo ha difeso la guerra di Putin, ma ha praticamente dato la colpa di questa guerra, e reso motivo dell’attacco all’Ucraina, a quello che lui chiama “una prova” che i paesi oggi dovrebbero superare per entrare nel novero di chi “rivendica il potere mondiale”: il Gay Pride.
Di seguito il delirante testo della predica del Patriarca:
“Oggi esiste una prova per dimostrare la lealtà a questo governo, una specie di lasciapassare verso quel mondo “felice”, il mondo del consumo eccessivo, il mondo della “libertà” visibile. Sapete che cos’è questa prova? Una prova molto semplice e allo stesso tempo terribile: è il gay pride”.
“Le richieste a molti di organizzare un gay pride sono una prova di lealtà a quel mondo molto potente; e sappiamo che quando le persone o i paesi rifiutano queste richieste, allora non possono entrare in quel mondo, ne diventano estranei”.
“I gay pride sono progettati per dimostrare che il peccato è una delle variabili del comportamento umano. Ecco perché per entrare nel club di quei paesi è necessario organizzare una parata del gay pride. E sappiamo come le persone resistono a queste richieste e come questa resistenza viene repressa con la forza”
“Ciò significa che si vuole imporre con la forza un peccato condannato dalla legge di Dio, e quindi imporre con la forza alle persone la negazione di Dio e della sua verità.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
“NON POSSO GIUSTIFICARE LA GUERRA“
Jacopo Tissi lascia il teatro Bolshoi. Il 27enne ha spiegato che alla base della scelta c’è
l’aggressione russa all’Ucraina: «Sono scioccato da questa situazione che ci ha colpito da un giorno all’altro e, onestamente, per il momento, mi ritrovo impossibilitato a continuare la mia carriera a Mosca», ha scritto su Instagram, «nessuna guerra può essere giustificata».
Tissi era stato nominato primo ballerino lo scorso dicembre. Ieri, 6 marzo, era arrivato il passo indietro del direttore del Bolshoi, Tugan Sokhiev: «Dopo aver affrontato una scelta impossibile tra i miei musicisti preferiti russi e francesi, ho deciso di dimettermi da direttore del Teatro Bolshoi di Mosca e da direttore musicale dell’Orchestre National du Capitole de Tolosa», aveva detto.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
IERI MOODY’S HA TAGLIATO IL RATING ABBASSANDOLO A CE, L’ANTICAMERA DEL FALLIMENTO… I REGOLAMENTI INTERNAZIONALI ESCLUDONO CHE UNA CEDOLA POSSA ESSERE ONORATA IN UNA VALUTA DIVERSA DA QUELLA DI EMISSIONE
Nuovo balzo del costo per assicurare i bond governativi russi contro il rischio di un default dopo il decreto approvato dal presidente Vladimir Putin che consente di ripagare in rubli i creditori di obbligazioni in valuta estera.
Secondo Bloomberg, che cita i dati di Ice Data services, le probabilità di un default implicite nel costo delle assicurazioni sul debito, i Cds, hanno toccato il livello record dell’80%. I Cds che assicurano 10 milioni di dollari di debito russo per cinque anni costano 5,8 milioni di dollari di commissione iniziale, a cui si aggiungono 100 mila dollari all’anno.
La Russia è sempre più vicina al fallimento. Ieri Moody’ s ha tagliato il rating sulla Russia a Ca (praticamente l’anticamera del default) confermando le prospettive negative, cioè segnalando che nuove bocciature sono possibili.
La stretta sul deflusso di capitali verso l’estero decisa da Mosca, spiega l’agenzia di valutazione, potrebbe limitare la capacità di onorare il debito. Il declassamento è «determinato da gravi preoccupazioni circa la volontà e la capacità della Russia di pagare le obbligazioni», ha evidenziato Moody’ s, aggiungendo che i rischi di insolvenza sono aumentati.
Mercoledì scorso, infatti, sono state implementate le misure introdotte dalla Banca centrale russa per fronteggiare le sanzioni, in primis l’innalzamento dei tassi al 20 per cento. Esse comprendono lo stop ai pagamenti di dividendi e cedole su azioni e obbligazioni detenute da investitori stranieri, titoli di Stato inclusi
Il problema, tuttavia, è anche un altro: il 20% del debito russo (56 miliardi di euro su 280) è detenuto da investitori esteri. Per evitare il cross default (la dichiarazione complessiva di insolvenza) la Russia ha deciso di pagare i creditori stranieri in rubli al tasso di cambio della Banca centrale presso un istituto russo.
Il 16 marzo scadono le cedole di due bond in dollari per 117 milioni (con altri 65,6 milioni lunedì 21). I regolamenti internazionali, tuttavia, escludono anche che una cedola possa essere onorata in una valuta diversa da quella di emissione, dunque il default «tecnico» (cioè il mancato rispetto di un’obbligazione) è a un passo.
Tanto più che i rubli non sono convertibili in Occidente.
La Russia è stata, infatti, esclusa dal circuito Euroclear che si occupa di garantire il regolamento delle transazioni in valuta sui mercati internazionali. Dunque, il rublo nei Paesi G7 (e non solo) ormai è carta straccia. Non a caso Gazprom e Rosneft, che hanno due bond da 1,3 e 2 miliardi di dollari in scadenza tra ieri e oggi, hanno assicurato il pagamento in dollari tramite società veicolo situate in Europa.
Ecco perché Moody’ s ha già “scaricato” Mosca sottolineando che «al livello di rating Ca le aspettative di recupero del capitale sono dal 35 al 65%».
Per gli investitori professionali questo significa far scattare i Cds (acronimo di «credit default swap»), derivati che assicurano i sottoscrittori contro l’insolvenza di un emittente. Il Cds a 5 anni ha già sfondato quota 400: questo significa che coprirsi su 1.000 dollari dovuti dalla Russia a quella scadenza costa più di 4.000 dollari.
Il mercato vede il fallimento di Mosca nei fatti: il tasso sui govies russi annuali e biennali è al 24% contro il 19,8% dei decennali.
L’inversione della curva dei rendimenti, che si verifica quando le scadenze brevi rendono più delle lunghe, è un altro indizio di default prossimo venturo. La «modesta» entità del debito pubblico russo (in rapporto al Pil è al 21% circa, dopo l’insolvenza di fine anni ’90), tuttavia, potrebbe convincere la Cina a farsi carico dei problemi del “vicino”, come già sta accadendo. I tre principali circuiti di carte di credito (Visa, Mastercard e American Express) hanno infatti annunciato lo stop all’operatività in Russia come ritorsione per l’attacco all’Ucraina.
Le carte emesse all’estero non funzioneranno a Mosca e viceversa. Il colosso bancario russo Sberbank sta, pertanto, lavorando alla possibilità di emettere carte su Mir, il sistema telematico interbancario attivo in Cina (e alternativo a Swift da cui la Russia è stata esclusa) e gestito da Unionpay.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
IL 20% AVREBBE PREFERITO RIMANERE FUORI DAL CONFLITTO, IL 10% FAVOREVOLE A UN INTERVENTO MILITARE A DIFESA DEL POPOLO UCRAINO
Da oltre due anni viviamo nell’insicurezza. Fino a ieri eravamo turbati dal Covid. Il nemico
invisibile che si muove fra noi. In molti hanno parlato di “guerra”, per definire e rappresentare la pandemia. Che ha provocato effetti pesanti e continua a fare vittime. Ma non è una “guerra”. Perché il nemico non ha un volto né interessi in nome dei quali combattere. Mentre ciò che avviene in Ucraina è una guerra vera. Sanguinosa. Che sta mietendo vittime nella popolazione del Paese “occupato”. E, al tempo stesso, fra i militari del Paese “occupante”. La Russia.
Una guerra che si combatte sugli schermi e sui social, oltre che sul territorio e nelle città. Non per caso le autorità russe contrastano, in modo aperto, i canali di comunicazione mediatica e im-mediata. Il digitale e i social. Che “trasmettono” le vicende e le scene di guerra oltre confine. In diretta. Nelle nostre case.
In tempo reale. Anche per questa ragione la preoccupazione dei cittadini appare acuta e diffusa. Pressoché unanime. A differenza di 8 anni fa, nel 2014, quando l’intervento russo in Ucraina determinò l’annessione della Crimea. È quanto emerge dal sondaggio condotto da Demos nei giorni scorsi. Che sottolinea, inoltre, come l’occupazione russa sia condannata da più di tre quarti degli italiani.
Peraltro, la reazione dell’Occidente, attraverso sanzioni economiche, ma senza scendere direttamente in campo, suscita un’ampia adesione, come osservano Bordignon e Turato, nel loro approfondimento.
Mentre quanti ritengono che sarebbe stato meglio e più efficace intervenire direttamente, con azioni e interventi militari, costituiscono una componente limitata. Poco superiore al 10%. Circa la metà di quanti avrebbero preferito rimanere fuori dal conflitto. Rinunciando a ogni tipo di sanzione. Per non danneggiare il (nostro) Paese.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
ZAINO IN SPALLA, UN NUMERO DI TELEFONO SCRITTO SULLA MANO, IL PICCOLO SI E’ DIRETTO IN SLOVACCHIA, VERSO LA CASA DI ALCUNI PARENTI A BRATISLAVA, A OLTRE 1.000 CHILOMETRI DI DISTANZA
Dall’Ucraina alla Slovacchia, in viaggio da solo a 11 anni per scappare dalla guerra. Un bambino di Zaporizhzhia (dove si trova la centrale nucleare più grande d’Europa conquistata dalla Russia) è partito con uno zaino in spalla, il passaporto e un numero di telefono scritto sulla mano.
Ha viaggiato da solo in treno, perché sua madre non poteva, e si è diretto verso la casa di alcuni parenti che abitano a Bratislava senza sapere se ce l’avrebbe fatta. Una traversata lunga 1.000 chilometri.
La storia è stata raccontata dal ministero dell’Interno della Slovacchia. Il bambino portava con sé un biglietto scritto dalla mamma, nel quale si ringraziava chi l’avrebbe aiutato e il governo slovacco per l’accoglienza. Ha conquistato i funzionari «con il suo sorriso, impavidità e determinazione, degni di un vero eroe», si legge in un post pubblicato dalla pagina Facebook del ministero slovacco. Appena arrivato, i funzionari slovacchi hanno potuto contattare i parenti grazie al numero scritto sulla mano e portarlo da loro a Bratislava, sano e salvo.
«Con un sacchetto di plastica, il passaporto e un numero di telefono scritti sulla mano, è arrivato completamente solo perché i suoi genitori sono dovuti rimanere in Ucraina», ha riferito il ministero. «I volontari si sono presi cura di lui volentieri, lo hanno portato in un luogo caldo e gli hanno fornito cibo e bevande». Una storia finita bene.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
COME NELLE PEGGIORI DITTATURE
Nonostante le repressioni e gli arresti, in Russia prosegue la protesta dei cittadini contro
la guerra di Putin in Ucraina.
La giornalista russa Ana Vasilyeva ha mostrato in che modo avviene il controllo su chiunque tenti di manifestare il dissenso all’ombra del Cremlino.
Su Twitter ha pubblicato un video in cui alcuni agenti della polizia di Mosca fermano delle persone in strada e chiedono di controllare gli smartphone, facendo swipe tra applicazioni e messaggi.
A compiere le operazioni di “controllo” capillare sui cittadini sono i poliziotti dell’Mvd, il ministero dell’Interno russo: secondo quanto riporta l’inviato a Mosca di Fanpage, rimasto anonimo per tutelarlo giuridicamente dalla legge bavaglio votata all’unanimità dalla Duma è “assolutamente vietato” fotografare o riprendere quel che avviene in piazza.
Scandagliati anche gli strumenti dei giornalisti, come telecamere, cellulari, droni, alla ricerca di immagini “vietate”. Numerosi anche gli agenti in tenuta anti-sommossa, pronti a caricare le famiglie coraggiosamente scese in piazza contro la guerra
Alla fine della giornata erano 1.700 le persone fermate e detenute – secondo un portavoce della polizia – sulle circa 2.500 che hanno manifestato. Secondo Ovd-Info, associazione russa che lavora come osservatorio dei diritti umani, gli arrestati sono stati in totale 4.500 contando anche le altre 50 città russe diventate teatro di manifestazioni anti-Putin. Dal 24 febbraio sono complessivamente circa 12mila. Tra gli arrestati, riporta l’Adnkronos, c’è anche la candidata al premio Nobel per la pace Svetlana Gannushkina, nel giorno del suo 80esimo compleanno.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
GLI HANNO SPARATO IN UN AGGUATO
Il municipio di Gostomel, piccolo insediamento dell’Oblast di Kyiv, ha annunciato in un comunicato la morte del sindaco della comunità, Yuri Illich Prylypko, “ucciso mentre distribuiva il pane agli affamati e le medicine ai malati”.
Appena ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva assegnato a Gostomel lo status di “città eroica” per la sua resistenza ai russi. In uno degli ultimi post su Facebook, Prylypko aveva annunciato di aver consegnato un generatore nella zona di Horenka.
Il primo cittadino è morto dopo essere stato colpito da alcuni proiettili esplosi da militari russi: oltre a lui, sono stati uccisi altri due uomini nello stesso agguato. “Nessuno lo aveva costretto ad affrontare i proiettili nemici. Avrebbe potuto, come centinaia di altri, rimanere nascosto in una cantina. Ma aveva preso la sua decisione – aggiunge il comunicato – è morto per la comunità, è morto per Gostomel, è morto da eroe. Conserveremo di lui memoria e gratitudine eterna”.
“Era spesso chiamato Ilic – si legge – sia da nemici che da amici, tutti sapevano che nel momento più difficile non avrebbe respinto o rifiutato nessuno. Data la situazione, è impossibile organizzare un funerale, basta ricordare e pregare. È morto come ha vissuto. Ognuno di noi ha sentito queste parole molte volte e per la maggior parte le ha percepite come un’altra frase rituale insignificante. E invano. La morte espone l’essenza umana davanti al tribunale dell’Altissimo. Cancella tutto ciò che è pretenzioso, inventato, insignificante, lasciando il più prezioso”.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
L’ESPERTO DI RELAZIONI INTERNAZIONALI, WALTER RUSSELL MEAD: “UNA RIVOLTA INTERNA NON È DA ESCLUDERE. A QUEL PUNTO IL NUOVO GOVERNO POTREBBE CHIUDERE IL CONFLITTO E RICOSTRUIRE UNA RELAZIONE CON L’EUROPA“
Le sanzioni non hanno fermato la Russia, Putin ha sbagliato i calcoli e la Nato si muove con le mani legate. Per Walter Russell Mead, uno dei massimi esperti di relazioni internazionali negli Usa, «ora tutti si stanno adoperando per trovare soluzioni rapide, improvvisano perché quel che doveva succedere non è accaduto». Partiamo dalla Nato.
Le no-fly zone sono fuori discussione, ma l’Alleanza fa arrivare armi agli ucraini. Può fare altro?
«L’Alleanza non combatterà mai per l’Ucraina, questo è chiarissimo. Ed è evidente che ci sono dei limiti a quel che può fare. Siamo in uno scenario per alcuni versi simile a quello del 1956 in Ungheria o del 1968 in Cecoslovacchia. C’era poco da fare dinanzi all’avanzata dei carri armati sovietici. Ma, non abbiamo ancora visto in moto la macchina della cyberwar se non qualche attacco ai siti governativi russi».
Quanto Putin si è giovato di questo limite?
«Ha avviato l’invasione senza subire la deterrenza dell’Occidente proprio perché incompleta. Detto questo, Putin ha sbagliato i calcoli».
Non si aspettava una resistenza ucraina così vigorosa, e poi altre sottovalutazioni? «Anzitutto la compattezza mostrata da Nato e alleati sulle sanzioni e sulla diplomazia, non ci sono state crepe e questo il Cremlino non lo riteneva possibile. Nemmeno credo si attendesse che il Giappone si allineasse all’Occidente nelle misure economiche anti-Mosca. E poi le sanzioni alla Banca centrale russa, erano fuori dal radar russo».
Putin è ancora al comando della guerra?
«No, quando inizi un conflitto immediatamente perdi il controllo degli eventi».
Le sue mosse però sembrano andare in una direzione diversa: bombardamenti su infrastrutture civili, ha intensificato i raid
«La guerra è diventata un elemento di sopravvivenza non solo per Putin, ma anche per il regime e per l’élite russa associata al suo potere. Usano la propaganda per dire che l’Occidente è compatto contro la Russia e questo consente di ricorrere a toni patriottici. Poi dice che la Nato arma gli ucraini per uccidere i bravi soldati russi. L’unità dell’Occidente diventa un’arma per giustificare la repressione e salvare il regime».
Sul Wall Street Journal ha ipotizzato un colpo di palazzo contro Putin. Quanto lo ritiene possibile?
«Una rivolta interna non è da escludere. A quel punto il nuovo governo potrebbe chiudere il conflitto e ricostruire una relazione con l’Europa. Questo avrebbe ripercussioni importanti sull’ordine mondiale e un impatto sulla Cina. A Pechino ci penserebbero due volte prima di cambiare lo status quo, penso a Taiwan, con la forza».
E se Putin resistesse e vincesse in Ucraina?
«Ne uscirebbe uno scenario da nuova Guerra Fredda, ancora più gravida di tensione. La Russia controllerebbe tutta l’Ucraina in un mix di forza militare e repressione politica e il confronto con l’Europa diverrebbe incandescente. Non escluderei un conflitto congelato che si trascina per lunghissimo tempo fra cessate il fuoco, negoziati, e scaramucce».
L’Europa ha dimostrato compattezza, Biden è sembrato in alcune fasi quasi far un passo indietro e lasciare agli alleati il pallino e la Germania ha compiuto delle svolte già definite epocali. Cosa ne pensa?
«Serve tempo per valutare queste scelte. Anzitutto se a Mosca un domani dovesse esserci un governo più interessato a tenere rapporti buoni con l’Europa, credo che i tedeschi aprirebbero subito i rubinetti del Nord Stream 2. E poi sulle spese militari che Berlino ha deciso di aumentare sono scettico, un conto sono i proclami, un conto i temi per realizzare queste promesse. L’attivismo europeo e tedesco non mi sorprende».
Perché?
«Quando durante la Guerra Fredda, soprattutto in alcuni anni, gli europei sentivano più forte la minaccia dell’Urss hanno avuto atteggiamenti molto più da “falchi” rispetto agli Stati Uniti. Penso alla Germania Ovest dove i tedeschi espulsi dalla Polonia e dalle terre dei sudeti facevano negli Anni 50 e 60 una grande pressione sul governo di Bonn per l’intransigenza. Quando l’Europa percepisce il pericolo insomma diventa molto combattiva».
Il nuovo ordine mondiale che emergerà da questa guerra non potrà non tenere conto del ruolo della Cina. Ci sono letture contrapposte sui reali rapporti fra Mosca e Pechino, lei come li vede?
«La loro è una partnership basata sulla non-fiducia, sono tenute insieme dalla percezione di avere un nemico comune, ma sia Mosca sia Pechino sono pronti a tradire se dovessero scorgere vantaggi in una scelta di campo diversa. Detto questo, quando di tratta di indebolire il potere americano e di incunearsi nelle relazioni fra Paesi del mondo libero, le intenzioni di Cina e Russia si muovono in parallelo».
(da la Stampa)
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