Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile
I SONDAGGISTI: IL PARTITO DI ORBAN AL 41%, L’OPPOSIZIONE UNITA AL 39% , MA TUTTO E’ POSSIBILE
L’istituto Zavecz Research segna un 41% di preferenze per Fidesz, il partito del primo
ministro Orban, contro il 39% per l’alleanza. E anche altri sondaggisti vedono il leader ungherese in vantaggio.
L’affidabilità dei sondaggi viene però messa in dubbio dagli analisti, in quanto si fanno su un campione molto ristretto (circa 1000 persone). Inoltre molti sono restii nel dichiarare le intenzioni reali di voto.
“Potrà esserci anche una sorpresa”, dice Endre Hahn, direttore dell’istituto Median, fra i più affidabili.
L’incertezza proviene dal fatto che è molto difficile misurare l’effetto della guerra in Ucraina. Orban, grande amico di Putin per 12 anni, ha cambiato registro da un giorno all’altro in una posizione neutrale, compiendo un esercizio di equilibrismo. “L’Ungheria deve rimanere fuori dal conflitto, non è la nostra guerra, non permetterò che passino armi attraverso il nostro territorio in Ucraina”, ha ripetuto molte volte, attirando dure critiche da parte del presidente ucraino Zelensky.
(da agenzie)
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Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile
LA RUSSIA È DIVENTATA UNA SORTA DI SECONDA COREA DEL NORD ,
GLI OCCIDENTALI SI LIBERARANNO DALLA DIPENDENZA DEL GAS DI MOSCA E IL CLAMOROSO FALLIMENTO MILITARE PORTERÀ A UN’INEVITABILE RAFFORZAMENTO DELLA NATO
Una parte del futuro dei rapporti tra Europa e Russia sarà scritta nell’accordo di pace che Kiev e Mosca, prima o poi, firmeranno. Altre scelte fondamentali, però, sono state prese in queste settimane e non cambierebbero nemmeno se la guerra finisse oggi. Vanno tutte in direzione opposta ai tre obiettivi “storici” di Vladimir Putin.
Il primo è politico. Lui stesso lo aveva spiegato nel marzo del 2000, intervistato dalla Bbc: «La Russia fa parte della cultura europea. E non posso immaginare il mio Paese isolato dall’Europa e da quello che spesso chiamiamo “il mondo civilizzato”».
L’annessione della Crimea, nel 2014, non aveva compromesso questa ambizione. Le proteste del “mondo civilizzato” erano state flebili e il ruolo internazionale della Russia e del suo leader ne era uscito intatto.
Otto anni dopo, è una storia tutta diversa. Agli occhi degli europei, il Paese di Dostoevskij e Tolstoj è diventato una sorta di seconda Corea del Nord.
Multinazionali che investivano e creavano lavoro sono scappate, per non vedere la loro immagine accostata a quella di un regime con le mani insanguinate. L’isolamento che Putin temeva è avvenuto, ed è destinato a durare.
Il secondo obiettivo del presidente russo era economico: continuare a vendere petrolio e gas, che rappresentano il 52% del valore delle esportazioni di Mosca, ai migliori clienti possibili. Ossia gli europei, che saldano i conti in valuta pregiata, anche ai prezzi altissimi imposti dalla piazza finanziaria di Amsterdam.
Pure in questo caso, tutto è cambiato nel giro di poche settimane. Ci vorrà qualche anno, ma il distacco dalle forniture russe è nei programmi di tutti i governi dell’Unione.
Pur di riuscirci, sono disposti a potenziare e costruire gasdotti alternativi e a creare nuovi terminali di rigassificazione, in grado di accogliere le navi metaniere che partono dagli Stati Uniti.
Ma il fallimento maggiore Putin lo sta incassando nel perseguimento dell’obiettivo al quale, da sempre, tiene di più: quello militare, che consiste nell’impedire il rafforzamento e l’allargamento ad est della Nato.
Un mese e mezzo fa, l’Alleanza atlantica era ridotta a poco più di un guscio vuoto.
Era priva di una missione strategica, ossia di una ragione di vita, e i continui richiami dei presidenti statunitensi ai governi del vecchio continente, affinché stanziassero almeno il 2% del Pil nazionale nelle spese per la Difesa, venivano regolarmente ignorati.
L’invasione dell’Ucraina, rapida, brutale e non prevista dagli europei, ha restituito alla Nato un nemico, cioè una ragion d’essere.
Che le ha imposto, innanzitutto, una nuova “postura”: uomini e mezzi sono spostati e ammassati lungo il confine orientale, come implorano, terrorizzati, i governi di Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania.
Per la prima volta nel dopoguerra, gli Stati europei che non aderiscono alla Nato riflettono su quanto sia conveniente non avere l’ombrello americano sopra la testa. Sono gli stessi elettori, davanti alle immagini di Kiev bombardata, che chiedono un ripensamento ai loro governanti.
Succede in Finlandia: cinque anni fa, solo il 19% della popolazione avrebbe voluto che il proprio Paese si legasse al Patto atlantico. A fine febbraio la loro quota era salita al 53% e adesso è pari al 62%. Il governo di Helsinki ha già annunciato che porterà la questione in parlamento.
Ragionamenti simili si fanno in Svezia: anche lì, sondaggi alla mano, gli elettori favorevoli all’ingresso nella Nato hanno superato i contrari.
Ad ambedue i Paesi, il Cremlino ha fatto sapere che ci sarebbero «gravi conseguenze politico-militari» se l’alleanza strategica con Washington andasse in porto. Ma la domanda, per quei governi e quei popoli, è se non rischino di più adesso, nella loro situazione di neutralità, che non schierandosi.
Nei Paesi che già appartengono all’Alleanza, la guerra di Putin è stata un formidabile argomento in favore dell’aumento delle spese militari chiesto da Washington.
Ha rotto il tabù il governo progressista e pacifista del cancelliere tedesco Olaf Scholz e gli altri, incluso quello italiano, lo hanno seguito. Ora il 2% del Pil è il traguardo di tutti.
Il problema militare di Putin potrebbe non limitarsi all’Europa. Complice il sonno degli americani, negli ultimi anni la Russia ha allargato la propria sfera d’azione in Africa. Mosca oggi gioca un ruolo importante in Siria, a sostegno di Bashar al-Assad, e per il controllo della Libia, dalla parte del generale Khalifa Haftar.
In Niger e nel Mali, dove operano anche soldati italiani e francesi, il Cremlino agisce tramite i mercenari del gruppo Wagner. «Ma se il nuovo compito della Nato è contrastare la Russia», spiega una fonte diplomatica, «diventa possibile anche un coinvolgimento diretto dell’Alleanza in questi teatri. Se dall’altra parte c’è Putin, i problemi italiani e francesi divengono problemi della Nato».
(da Libero)
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Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile
E NON È MAI STATO A KIEV. IL “FINANCIAL TIMES” LO HA PRESO PER IL CULO PERCHÉ AL FRONTE INDOSSAVA STIVALI PRADA DA 1.500 EURO
Il presidente ceceno Ramzan è il leader che ha pacificato la Cecenia per conto di Mosca.
L’ha fatto non ancora trentenne versando ettolitri di sangue. Ora che si avvicina ai 46 anni, tiene il controllo della repubblica caucasica con il terrore e a Kadyrov piace che tutti lo sappiano, alimenta la sua leggenda nera a forza di video, come un influencer.
Né Kadyrov né i suoi uomini, i kadyrovzky, hanno però mai fatto la guerra con cannoni e carri armati. Sono una forza anti sommossa, di controllo interno. Dai loro un prigioniero e sapranno torturarlo fino a farlo parlare.
«Sono un soldato di fanteria di Putin» ha ripetuto modesto per anni. In questo mese di guerra, a Kadyrov non basta più. In Ucraina sembra che i suoi uomini abbiano compiti di polizia militare («plotone di contenimento», cioè chi spara ai disertori) e di rastrellamento.
Sanno entrare nei palazzi, setacciare un quartiere e sono quindi utilissimi per «ripulire» Mariupol
Il presidente ceceno ama esibirsi. Due settimane fa era al fronte di Kiev: «Siamo a 20 chilometri da voi nazisti ucraini, arrendetevi o vi finiremo». La settimana scorsa, era già a Mariupol.
Prima ha annunciato che i suoi ragazzi avevano preso il municipio. Poi pregava rivolto alla Mecca, nella piazzola di un benzinaio RosNeft. Domenica, abbracciava il comandante dell’8a armata russa, tenente generale Andrei Mordvichev. «Pochi giorni e ripuliremo la città».
Un’altra clip mostra l’assalto dei suoi kadyrovzky allo scheletro di un palazzo di Mariupol: infernale fuoco di sbarramento, schieramento compatto dietro un blindato che spara col cannoncino.
Sembrava un film con la telecamera in linea tra i coraggiosi ceceni e le finestre sventrate da dove avrebbe dovuto sparare il cecchino. In linea? I kadyrovzky acquattati dietro al blindato e il cameraman totalmente esposto? Infatti era un film. Nei primi fotogrammi si sente urlare in russo: «Strilayte, strilayte. Snimayu». Che vuol dire: «Sparate, sparate. Sto filmando».
Ci fosse un timbro «fake» bisognerebbe bollare così tutte le apparizioni del presidente ceceno fino ad oggi: falsi. Si tratta di video montati mescolando immagini reali ad altre vecchie o in luoghi diversi.
Un espediente consueto per i kadyrovzsky che infatti si sono guadagnati il poco marziale soprannome di tiktoker per la loro smania di apparire sui social. Al fronte di Kiev il presidente ceceno potrebbe non esserci mai stato. Persino il ministero della Difesa russo ha detto «non ci risulta». Lui era probabilmente ancora a Grozny, la sua capitale, in una cantina.
Il Financial Times ha ironizzato su un guerriero che sfoggia al fronte stivali Prada da 1.500 euro, bellissimi per carità, ma poco adatti per correre. Il municipio di Mariupol catturato dai suoi era un distaccamento periferico e anche la preghiera era un bluff: in Ucraina non ci sono distributori RosNeft.
Quanto all’abbraccio con il tenente generale Mordvichev, il poveretto è stato ucciso 10 giorni prima del presunto saluto con Kadyrov. Il fact checking potrebbe continuare. Il leader ceceno è probabilmente nei pressi di Mariupol, da un paio di giorni.
Ha incontrato il presidente della repubblica indipendentista di Donetsk e ha visitato in ospedale il suo kadyrovzky più fidato, ferito proprio ieri a Mariupol, quel Ruslan Geremeyev sospettato dell’omicidio di Boris Namtzov, ex sfidante di Putin.
Nella trasferta al fronte, Kadyrov si è fatto accompagnare da guerrieri rotti ad ogni violenza e da un ragazzino con la faccia imberbe. La telecamera dei tiktoker della guerra si ferma a lungo sul suo primo piano. È il figlio Adam, 14 anni. Già vittima prima ancora che qualcuno gli spari.
(da il Corriere della Sera)
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Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile
LO ZAR BOMBAROLO STAREBBE CAPENDO SOLO ORA COSA STA DAVVERO SUCCEDENDO. ECCO SPIEGATA LA “SPACCATURA” CON I VERTICI DELLA DIFESA, GUIDATA DAL POVERO SHOIGU (CHE HA AVUTO UN INFARTO DOPO UNA STRIGLIATA DEL CAPO DEL CREMLINO)
Gli Stati Uniti ritengono che il presidente russo Vladimir Putin sia “informato male” dai suoi consiglieri su quanto male si stia comportando l’esercito russo in Ucraina e sull’impatto delle sanzioni sull’economia russa, ha detto alla CNN un funzionario statunitense.
Ma ora Putin avrebbe capito la situazione e questo sta portando a una “spaccatura” tra lui e i vertici della difesa russa. “Riteniamo che Putin sia stato disinformato dai suoi consiglieri su quanto male si stia comportando l’esercito russo e su come l’economia russa sia paralizzata dalle sanzioni, perché i suoi consiglieri principali hanno troppa paura di dirgli la verità”, ha detto un funzionario statunitense.
Il funzionario ha affermato che la valutazione si basa su risultati declassificati dell’intelligence statunitense.Il funzionario ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno informazioni che indicano che Putin è venuto a conoscenza della disinformazione, portando a una spaccatura tra Putin e i suoi alti funzionari della difesa.”Abbiamo informazioni che Putin si è sentito fuorviato dall’esercito russo.
Ora c’è una tensione persistente tra Putin e il (Ministero della Difesa), derivante dalla sfiducia di Putin nella leadership del MOD”, ha affermato il funzionario statunitense.Il funzionario ha detto che Putin non sapeva che i suoi militari stavano “usando e perdendo coscritti in Ucraina, mostrando una chiara interruzione nel flusso di informazioni accurate al presidente russo”.
(da agenzie)
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Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile
IVAN KOLPAKOV, DIRETTORE DEL QUOTIDIANO ONLINE INDIPENDENTE “MEDUZA”, RIVELA COME SI VIVE SOTTO MINACCIA COSTANTE: “SE SI USA LA PAROLA GUERRA SI RISCHIA IL CARCERE, MA CI SONO PRESSIONI FUORI DALLA LEGGE. TELEFONATE DI AVVERTIMENTO, LA POLIZIA CHE FA TROVARE DROGA IN CASA TUA”
«Fare il giornalista in Russia, oggi, è impossibile. Si rischia concretamente di essere uccisi,
e si è soggetti a ogni genere di pressioni». Ivan Kolpakov, direttore del quotidiano online in inglese e in russo Meduza , parla da Riga.
Meduza , tra le ultime testate indipendenti ancora attive dopo la stretta sui media dell’ultimo mese (anche la Novaja Gazeta di Anna Politkovskaja ha sospeso le pubblicazioni lunedì) è stato fondato lì. Era il 2014, e la redazione era fatta di fuorusciti da Lenta.ru , sito indipendente poi acquisito da un oligarca.
«Eravamo in quattro, oggi siamo una cinquantina in vari Paesi». Basato a Riga, Meduza ha potuto pubblicare l’intervista che il presidente ucraino Zelensky ha concesso a quattro giornalisti russi, nonostante il divieto di Mosca. Kolpakov era tra loro.
Che pressioni riceve un giornalista in Russia?
«Le leggi sono sempre più severe: se usa la parola “guerra” rischia il carcere. Se sta attento e non ne infrange nessuna, ma resta indipendente, ci sono poi le pressioni fuori dalla legge. Telefonate continue di “avvertimento”. La polizia fa trovare droga a casa tua. Il nostro Ivan Golunov è il caso più celebre: lo hanno arrestato con questo schema. Lo fanno spesso. Altrettanto spesso gli investitori sono spinti a non comprare più pubblicità».
Meduza è nella lista degli «agenti stranieri» dal 2021
«E quando ci siamo entrati tutta la pubblicità è sparita. Da allora ci finanziavamo col crowdfunding: dalla Russia avevamo 23 mila finanziatori regolari. Ora con le sanzioni si può donare solo dall’estero».
Avete ancora giornalisti in Russia?
«No, li abbiamo fatti uscire tutti. Informiamo da fuori: internet non è ancora stato chiuso dal governo, e credo che non lo sarà. Quindi siamo in contatto normalmente con le nostre fonti».
Ma il vostro sito in Russia è bloccato. Chi vi legge?
«Quando ci hanno bloccati, il 4 marzo, ci aspettavamo di perdere tra il 70 e l’80% dei lettori. Con la guerra erano aumentati. Temevamo il blocco, e avevamo avvertito i lettori di scaricare la nostra app, che nel codice ha un anti-blocco o di installare una Vpn (una connessione privata, che aggira i blocchi governativi, ndr ). Così abbiamo perso solo un quarto dei nostri utenti unici, che in momenti buoni arrivavano a essere 2,5 milioni al giorno».
È legale usare una Vpn?
«Sì, per ora. Il governo ne blocca alcune, ma altre funzionano. Chi vuole informarsi in modo indipendente ne ha più di una, e legge tutto».
Sono tanti?
«La mia impressione è che la maggior parte dei russi sia in una fase di negazione, e scelga di credere alla propaganda. È più comodo, più sicuro. E poi ci sono molte persone, e questo mi spezza il cuore e non lo capisco, che sono a favore della guerra. Ma credo comunque che i contrari siano tantissimi, anche se impauriti dalla repressione».
Il dissenso alla guerra potrebbe rovesciare il governo?
«Mah. Il 24 febbraio Putin ha perso molto consenso, sì. Ha perso le élite, un sacco di soldi, persino i conservatori. Il 24 febbraio è stato per lui l’inizio della fine. Ma non c’è da festeggiare: sarà una fine lunga e sanguinosa, che costerà alla Russia e al mondo migliaia di vite. Sarà una carneficina».
(da agenzie)
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Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile
NON SOLO: HANNO EVACUATO IN RUSSIA L’INTERO REPARTO MATERNITÀ DI UN’OSPEDALE DELLA CITTA’
I bombardamenti russi hanno colpito un edificio della Croce Rossa a Mariupol. Lo fa sapere una responsabile ucraina.
“A Mariupol gli occupanti hanno bombardato deliberatamente l’edificio del Comitato internazionale della Croce Rossa”, scrive su Telegram Lioudmyla Denisova, incaricata dei diritti umani presso il Parlamento ucraino.
“L’aviazione nemica e l’artiglieria hanno fatto fuoco su un edificio segnato con una croce rossa su uno sfondo piano, che indica la presenza di persone ferite o civili e materiale umanitarie”, aggiunge. “Al momento non abbiamo informazioni sulle vittime”, ha precisato Denisova, senza indicare quante persone si trovassero nell’edificio al momento dell’attacco.
“L’ufficio sul campo della missione consultiva dell’Ue in Ucraina è stato recentemente colpito dai bombardamenti russi, subendo gravi danni. Nessun membro della missione o collaboratore è rimasto ferito”. Ne dà notizia l’Alto rappresentante dell’Ue, Josep Borrell, esprimendo una “ferma condanna” dell’attacco e “di qualsiasi attacco contro i civili e le infrastrutture civili”.
La città di Mariupol ha denunciato l’evacuazione forzata in Russia dell’intero reparto maternità di un ospedale di Mariupol, dove un’altra struttura analoga è stata bombardata il 9 marzo. Lo scrive il sindaco della città assediata su Telegram. “Più di 70 persone, donne e personale medico del reparto maternità numero due del distretto della riva sinistra di Mariupol sono stati presi con la forza dagli occupanti”, ha detto l’ufficio del sindaco.
Più di 20.000 residenti di Mariupol sono stati portati “contro la loro volontà” in Russia, dove i loro documenti di identità sono stati confiscati prima di essere trasferiti “in città russe lontane”, ha detto l’ufficio del sindaco. Un altro reparto di maternità a Mariupol era stato colpito dai bombardamenti russi il 9 marzo, nell’attacco erano morte tre persone tra cui un bambino.
(da agenzie)
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Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile
“HO 18 ANNI. STANNO MANDANDO IN GUERRA FOTTUTI STUDENTI ORDINARI. VI CHIEDIAMO DI DIFFONDERLO”
Sta facendo il giro di Twitter un video in cui si vedono giovani soldati russi con elmetti
enormi che brandiscono AAK-47 degli anni ’40 mentre si lamentano di essere stati «buttati nella merda».
Uno di loro esclama: «Devi sapere la verità! Il ministero della Difesa russo non ha idea di cosa stiamo facendo qui. Siamo stati buttati nella merda!».
Un compagno gli fa eco: «I nostri fucili sono degli anni ’40! Non sparano un fottuto colpo! Stanno mandando in guerra fottuti studenti ordinari».
I ragazzi, che secondo quanto riferito sono membri della 15esima brigata di fucilieri motorizzati separati, si sono filmati nel retro di un camion vicino a Sumy, nei pressi del confine con la Russia.
Uno di loro dice: «Ho 18 anni». Poi alza la sua mitragliatrice AK-47 rilasciata per la prima volta nel 1947 e si lamenta: «Ci sono stati dati fucili automatici per affrontare artiglieria e proiettili di mortaio. Vi chiediamo di diffondere questo».
Sumy è stata teatro di intensi combattimenti negli ultimi giorni, con filmati agghiaccianti di droni che mostrano la portata della distruzione. Putin aveva promesso di non inviare giovani coscritti non addestrati in prima linea in Ucraina, ma da allora ha infranto la sua promessa.
(da Daily Mail)
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Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile
AVREBBE PRESO UNA MAZZETTA PER 12.000 EURO…NELL’INCHIESTA ANCHE L’EX EUROPARLAMENTARE DI FDI MAULLU
Il senatore Paolo Romani è indagato dalla procura di Bergamo per corruzione. Lo rivela il sito La Repubblica. Il nome del politico, prima legato a Forza Italia e ora al nuovo partito di Giovanni Toti, emerge «da un decreto di perquisizione disposta dal pm Paolo Mandurino, nell’ambito di uno stralcio dell’inchiesta sul crac della società di lavoro interinale Maxwork, dichiarata fallita nel giugno 2015, in cui era rimasto coinvolto anche l’ex marito di Valeria Marini, l’imprenditore Giovanni Cottone».
Con il politico, sempre secondo quanto riferisce l’articolo, «sono indagati per corruzione, e perquisiti stamattina, il fondatore dell’azienda Massimiliano Cavaliere, il commercialista Placido Sapia e l’ex responsabile amministrativa Giuliana Mila Tassari.
Ma nell’inchiesta sono indagati anche l’ex europarlamentare di Fratelli d’Italia Stefano Maullu e il fratello Antonio Sandro, entrambi accusati di false comunicazioni al pm». Secondo l’impianto accusatorio della procura, i tre manager di Maxwork, nel gennaio 2015 avrebbero consegnato 12 mila euro in contanti a Romani, «come corrispettivo di un atto contrario ai doveri del suo ufficio».
La somma sarebbe stata «materialmente consegnata in un plico chiuso, ritirato presso gli uffici della Maxwork da Antonio Sandro Maullu, su incarico di Stefano Maullu». Una circostanza che sarebbe «pienamente provata da una intercettazione ambientale» riemersa nel procedimento principale.
Un audio “da cui risulta il ritiro da parte di Maullu Antonio Sandro, su richiesta di Paolo Romani, del plico destinato al medesimo Romani». I fratelli Maullu però, alla richiesta di fornire informazioni in procura, il 2 marzo scorso, «hanno escluso espressamente di essersi recati negli uffici della Maxwork per ritirare un plico, contenente la somma indirizzata a Romani Paolo, così rendendo false dichiarazioni».
(da agenzie)
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Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile
“MOSSA TATTICA PER PRENDERE TEMPO“
“In questa fase delle trattative bisogna essere molto prudenti. Anche se oggettivamente
sono stati fatti passi in avanti nei colloqui, la situazione sul terreno di combattimento offre una lettura parecchio diversa. Le acque non si sono calmate e la Russia, come abbiamo visto nelle ultime settimane, non è affidabile”.
Così Jean Pierre Darnis, docente di Contemporary History all’Università Luiss di Roma, ha commentato i negoziati di pace che si sono svolti ieri tra le delegazioni di Russia e Ucraina a Istanbul, in Turchia, in cui si è parlato, tra le altre cose, dello status neutrale di Kiev. “Oggi è stato raggiunto il più significativo progresso nei negoziati in corso”, aveva annunciato il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, a più di un mese dall’invasione russa. Ma è davvero così?
Prof. Dernis, secondo lei i negoziati di ieri sono stati davvero costruttivi?
“C’è molto di irrisolto, bisogna essere estremamente prudenti nel considerare questa fase. La situazione sul terreno offre una lettura parecchio diversa da quella di un negoziato in cui si calmino le acque. Sembra che la posizione russa sia dettata dalla sua disfatta sul campo, dalla necessità di raggruppare le truppe e ritirarle da alcune zone come Kiev e di concentrarsi su altri bersagli. Quindi il negoziato per la Russia potrebbe essere una mossa tattica che serve a prendere tempo e a riattaccare da un’altra parte. Dobbiamo essere molto cauti. Anche perché la Russia, come abbiamo già visto negli ultimi mesi, non è affidabile. Certamente ci sono stati i colloqui, è un dato, c’è discorso di definizione di una soluzione diplomatica che in qualche modo ci sarà un giorno o l’altro, ma pensare che questo processo sia lineare significherebbe che ci si può fidare della parola dei russi e purtroppo abbiamo visto nelle ultime settimane che non è così. In ogni caso, sembra molto difficile pensare che la Russia possa abbandonare i suoi obiettivi strategici di imperialismo e conquista dell’Ucraina”.
Tra i punti più importanti discussi c’è quello della neutralità dell’Ucraina. Cosa significherebbe l’adozione di questo status anche per i Paesi europei?
“Io non penso che questa ipotesi sia al momento concreta. L’Ucraina rimane un Paese armato dalla NATO, lo è e lo sarà. Se in un futuro Kiev diventerà membro dell’Alleanza o meno, questo sarà quasi secondario, perché rimarrà comunque strettamente alleata, anche perché questo conflitto, con degli aspetti anche criminali da parte della Russia, ha mostrato la totale inaffidabilità e il pericolo che Mosca rappresenta sia per l’Ucraina che per l’Europa occidentale. Se neutralità significa non entrare formalmente nella NATO, credo sia molto prematuro ragionare su questo scenario. I tempi di neutralità vera non ci sono e non ci saranno. Per altro l’attacco della Russia all’Ucraina è anche un attacco di politica interna contro l’Occidente e il modello alternativo che rappresenta Kiev dentro nell’Unione, ma credo che ciò sia irrinunciabile per l’Ucraina e quindi alla fine di neutralità non si parla”.
Un altro fronte caldo è quello che riguarda la questione Crimea e Donbass, su cui le due parti restano distanti. Cosa dovremmo aspettarci?
“Tutto dipende ancora una volta dalle sorti delle armi. Più la Russia subirà disfatte sul terreno meno potrà pretendere. Quindi, bisogna capire come andranno avanti i combattimenti in corso, cioè fino a che punto l’Ucraina potrà difendersi come sta facendo adesso ed anzi contrattaccare e fino a che punto i russi si mobiliteranno per ristabilire una loro forma di vantaggio. Le sorti delle armi ci indicheranno la via”.
Si è parlato anche di Paesi garanti, tra cui l’Italia. Che ruolo può svolgere il nostro Paese in queste trattative?
“Rivestirà un’importanza molto limitata, così come il resto di Paesi europei. Non dimentichiamo che quando l’Ucraina ha deciso di sbarazzarsi delle armi nucleari e di affidare la sua sicurezza ad un trattato internazionale firmato da Uk, Usa e Russia che garantisse le sue frontiere, questo documento è stato completamente disatteso dopo il conflitto del 2014. Nessuno ha mandato i propri soldati per andare a difendere l’Ucraina. Io non credo pertanto che Kiev si fidi dei Paesi occidentali fino in fondo al punto da essere garanti e mi stupirebbe che a nome di un trattato firmato, se ci fosse una maggiore risposta della Russia, l’Italia mandasse soldati a difesa dell’Ucraina”.
Gli ultimi colloqui si sono svolti in Turchia, che si è offerta come mediatore per la Pace. Prima di lei, ci aveva provato anche Israele. Quale Paese crede che potrà avere un ruolo chiave nei prossimi incontri?
“Solo Russia e Ucraina, nessun altro”.
(da Fanpage)
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