Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile
PUTIN SI VUOLE PRENDERE L’UCRAINA NON PERCHE’ L’OCCIDENTE E’ OSTILE, MA PERCHE’ NON LO E’ ABBASTANZA
L’Articolo della Vittoria, apparso per errore sui siti statali russi con un anticipo financo
eccessivo rispetto alla realtà, ha il merito di togliere la maschera a Putin e, si spera, le fette di salame dagli occhi di qualche relativista di casa nostra.
Vi si legge che l’Ucraina è tornata alla Grande Madre Russia perché America ed Europa non hanno avuto la forza di trattenerla nella loro sfera di influenza e che questa guerra sancisce la fine del dominio occidentale sul mondo.
Ma come? Qui qualcuno ci aveva spiegato che il conflitto era stato propiziato dall’arroganza miope dell’Occidente e che per evitarlo sarebbe bastato far arretrare la Nato, meglio ancora dissolverla in uno sbadiglio.
Il fatto che fossero stati proprio i Paesi dell’ex Patto di Varsavia a volersi mettere sotto l’ombrello atlantico era evidentemente il frutto di un’ipnosi collettiva. Da una simile ricostruzione Putin ne usciva come un attaccabrighe, certo. Ma un attaccabrighe che si era limitato a reagire a una provocazione.
Questo perenne tormentarsi dell’Occidente con i sensi di colpa va persino a suo onore. Però la ricerca ostinata delle cause ultime spetta agli storici. Esercitata dai contemporanei, assomiglia a un alibi per giustificare la resa alle ragioni del bullo di turno.
La banale realtà è quella illustrata dall’articolo uscito precocemente sui siti russi. Putin ha deciso di papparsi l’Ucraina, e non perché l’Occidente era troppo ostile, ma perché lui ha avuto l’impressione che non lo fosse abbastanza.
(da Corriere della Sera)
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Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile
A PORTOSOLE È ORMEGGIATO IL “LENA”, UN 40 METRI DI GENNADY TIMCHENKO BATTENTE BANDIERE DELLE ISOLA VERGINI. A IMPERIA IL “LADY M”, 60 METRI, DI ALEXEY MORDASHOV
I maxi yacht di oligarchi russi, amici stretti del presidente Putin e tra gli uomini più ricchi del mondo, sono bloccati nei porti turistici di Sanremo e Imperia.
Il provvedimento che vede il congelamento dei beni non è stato ancora notificato ai comandanti che comunque sono stati “informati” che sarebbe meglio non lasciassero gli ormeggi.
Anche perchè l’unica cosa certa fino a questo momento è che i nomi dei proprietari delle imbarcazioni sono comparsi nella black list approvata dagli Usa e da tutti i Paesi che hanno condannato l’invasione dell’Ucraina. I transponder di posizione delle due imbarcazioni sono spenti.
Batte bandiera delle Isole Vergini lo maxi yacht da 40 metri di proprietà di Gennady Timchenko. Questa mattina guardie del corpo in un Suv nero erano parcheggiate vicino all’imbarcazione, con il portellone di poppa lasciato aperto per cercare di evitare si leggesse il nome della barca.
Il “Lena” è stato costruito nel 2010 per Timchenko. Vista lunghezza e stazza (700 tonnellate) è ritenuta tra i multimiliardari una “barchetta” ma ha dotazioni di lusso, cabine dotate di ogni comfort, dotazioni hi tech per un collegamento in tempo reale con tutto il mondo.
Timchenko, 69 anni, è stato fondatore del gruppo di investimento privato Volga Group che a sua volta è nel business del gas naturale con Novatek.
E’ un amico intimo di Putin, che conosce dal 1990, quando ottenne da lui la licenza per l’esportazione del petrolio russo.
E’ considerato da Bloomberg come il 96° uomini più ricchi del mondo, il sesto di tutta la Russia. Il nome del maxi yacht è un omaggio alla moglie Elena con la quale ha tre figli, una delle quali sposata con il figlio del ministro dei trasporti di Putin (la sua famiglia vive in Svizzera).
L’altro maxi yacht bloccato in Riviera è il “Lady M” dell’oligarca Alexey Mordashov, 56 anni, proprietario del pacchetto di maggioranza di Severstal, società che opera nel settore energia, dei metalli e delle miniere, co-proprietario della Rossiya Bank, stimato di un patrimonio personale di 23 miliardi di dollari, per Forbes è il quarto uomo più ricco di Russia (la sua famiglia è la più ricca del Paese con oltre 29 miliardi). Negli anni Duemila è stato protagonista di una serie di investimenti negli Usa (dai quali si è disimpegnato nel 2011).
E’ sponsor del teatro Bolshoi, del Film Festival di Mosca, della squadra maschile russa di scacchi. Si è sposato due volte e ha tre figli. Il “Lady M” è un maxi yacht da 60 metri realizzato dai cantieri statunitensi Palmer Johnson nel 2014 e caratterizzato sulla prua dalla sagoma di un giaguaro. E’ dotato di sei suites in grado di ospitare 12 persone (con 14 membri di equipaggio).
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile
“FERMA QUESTA GUERRA“
Per anni lo ha esaltato per la sua visione politica e per la guida “democratica” della
Russia.
Un’ammirazione oltre confine (e non solo per avergli concesso il passaporto e la cittadinanza russa per fuggire all’aumento delle tasse per i ricchi in Francia nel 2013. Insomma, un’amicizia che lo ha portato anche a paragoni azzardati, come quello fatto con Giovanni Paolo II. Ma l’invasione e la guerra all’Ucraina ha fatto traboccare quel vaso che risponde al nome di Gerard Depardieu.
Intervistato da AFP, l’attore francese non usa mezzi termini per chiedere al suo “amico” di smetterla di mostrare i muscoli (provocando morte e distruzione) all’Ucraina e al Mondo intero e di ritirare quelle truppe che hanno iniziato l’invasione all’alba di giovedì 24 febbraio colpendo, con una continua pioggia di missili, non solo obiettivi militari ma anche civili.
“Russia e Ucraina sono sempre stati paesi fratelli. Sono contrario a questa guerra fratricida e dico ‘ferma le armi e negozia!’”.
Perché, come giudicato dalla maggior parte della popolazione mondiale, la mossa di Putin appare senza senso e priva di qualsiasi razionalità.
E ora anche Gerard Depardieu, che nella sua vita non ha lesinato parole di ammirazione nei suoi confronti, ha deciso di sedersi dal lato opposto di quel fiume fatto di follia militare, chiedendo la fine del conflitto armato e la soluzione per via diplomatica.
Lo stesso attore, infatti, ha ricordato come nella storia Russia e Ucraina siano stati Paesi fratelli, anche se negli ultimi anni le tensioni politiche si sono trasformate in tensioni sociali. Come testimoniato dalle minacce, dall’invasione, dalle bombe, dai missili e dai morti provocati.
Eppure s’erano tanto amati. Perché nel 2013, nel bel mezzo delle polemiche sul nuovo regime di tassazione per i “ricchi” in Francia, Vladimir Putin aveva aperto le porte all’attore transalpino che, dunque, aveva ottenuto la cittadinanza e il passaporto russo (non proprio un qualcosa che può accadere tutti i giorni). Una mossa che provocò una tensione diplomatica tra i due Paesi. Battaglie dialettiche che, alla luce di quel che sta accadendo oggi, sembrano inezie.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile
ARCHITETTO E SCRITTRICE, UNA VERA PATRIOTA
Sui social rende omaggio alle “donne incredibili, volto della resistenza ucraina”, e assicura che “ci sarà la vittoria”. Olena Zelenska, moglie del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, usa il suo seguito su Instagram per rassicurare la popolazione. Nata a Kryvyj Rih nel 1978, Zelenska è architetta e scrittrice.
Ha studiato alla Facoltà di Ingegneria Civile della Kryvyi Rih National University, ed è diventata sceneggiatrice e autrice per Studio Quarter 95, un’emittente televisiva statale.
Anche lei è nel mirino di Putin: “Sono Olena Zelenska, sono la moglie del presidente ucraino Volodmymr Zelensky. Ci siamo sposati nel 2003. Nel 2004 è nata nostra figlia Oleksandra. Nel 2013 è nato nostro figlio Kyrylo. Sono una scrittrice e un architetto. E sono anche sotto la minaccia di morte del signor Putin”, ha scritto in uno dei suoi post. Ma ha deciso di rimanere in Ucraina con i due figli per sostenere il marito e il popolo ucraino e al momento si trova in una località segreta, come riferito da diversi media internazionali.
Olena e Volodymyr si sono conosciuti quando all’università, condividendo la passione per l’intrattenimento televisivo. Dopo il matrimonio Zelensky ha fondato la sua casa di produzione televisiva. Nel 2019, la rivista Focus l’ha inserita nella lista delle persone più influenti dell’Ucraina. È stata copertina di Vogue Ucraina, ha un ruolo nell’attivismo sociale e promuove stile di vita salutare.
È impegnata con l’Unicef e in programmi con diverse istituzioni culturali del suo Paese. Solo poche settimane aveva pubblicato un video di San Valentino in cui baciava suo marito e insieme dicevano “Amiamoci e amiamo l’Ucraina”.
Il tenore dei suoi post è ovviamente cambiato. L’ultimo ritrae il bimbi nato nella metropolitana di Kyiv durante i bombardamenti con il commento: “Questo doveva accadere in condizioni completamente diverse, sotto un cielo pacifico. Ma l’importante è che, nonostante la guerra, c’erano medici e persone nelle strade insieme a lei. Sarà protetta e difesa. Perché siamo incredibili, cari compatrioti!”.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile
GLI E’ STATO PERMESSO DI FARE UNA VIDEO-CHIAMATA A SUA MADRE
Storie che arrivano da quella terra sprofondata da quella guerra esplosa dopo anni di
sintomi impercettibili agli occhi dell’opinione pubblica, ma molto ben visibili nelle intenzioni di chi ha deciso di minacciare, invadere e agire contro l’Ucraina.
Come quella del soldato russo che si è arreso dopo i primi giorni di conflitto armato, dopo i primi giorni di quell’assalto su più fronti e con missili che hanno colpito obiettivi militari e civili, provocando morte e distruzione.
Il giovane militare è stato fermato e ha deciso di arrendersi. Simbolo di una guerra sbagliata (come lo sono tutte) e di un’invio massiccio di truppe per la volontà di quell’uomo solo al comando che porta il nome di Vladimir Putin.
Il soldato, nel gelo dell’Ucraina, è stato “soccorso” da chi era lì. Nelle immagini (c’è anche un video che racconta quei momenti) lo si vede circondato da persone che, dopo avergli dato del tè caldo gli passano anche del cibo. Lo aiutano a rifocillarsi.
Poi una donna, con in mano uno smartphone, gli consente di fare una video-chiamata alla madre. Il giovane la saluta, con le lacrime agli occhi, e le invia un bacio.
Il tutto mentre la donna ucraina rassicura la madre: “Non preoccuparti Natasha, è vivo e vegeto. Riceverai una chiamata più tardi”.
Abbiamo scelto di raccontare questa storia perché quella del soldato russo arreso e rifocillato dai cittadini ucraini è l’altra faccia della medaglia di questa vicenda. C’è un video (oltre all’immagine che abbiamo provveduto a oscurare), ma non lo mostreremo. Perché quel militare rischia di essere accusato di diserzione dalla Russia (con annessa conseguenze). Ma anche perché la Terza Convenzione di Ginevra spiega come immagini di questo tipo non debbano essere diffuse, proprio a tutela dei soldati. Perché per raccontare queste storie non servono immagini. Bastano le parole.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile
“SMETTETE DI AVER PAURA DEL CONTRASTO“
“Il mio consiglio ai leader occidentali? Smettete di avere paura del contrasto con Putin e preparatevi ad affrontarlo perché lui ha già scelto questa via e non si fermerà”. Vladimir Milov è uno dei consiglieri del leader dell’opposizione russa, Alexei Navalny.
Questa mattina è arrivato a Milano per partecipare all’inaugurazione della mostra “Sacharov – I diritti umani nel cuore dell’Europa” al Luiss Hub di Milano organizzata sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo e grazie al supporto del Comieco.
“Il modo in cui Putin fa politica mi fa pensare che un contrasto diretto tra Putin e i paesi Nato sia inevitabile prima o poi. Lui non si fermerà di fronte ai massacri, l’Ucraina è solo il primo passo” ha affermato Milov che dopo aver ricoperto il ruolo di viceministro durante il primo mandato presidenziale di Putin nel 2002 è passato all’opposizione finendo anche in carcere.
“Putin sta combattendo due guerre: contro l’Ucraina e contro il popolo russo che lotta per la libertà e viene incarcerato” spiega Milov che ha ricordato gli oltre settemila arresti che ci sono stati in Russia in questi giorni per le proteste contro la guerra.
E quando gli si chiede se il leader russo potrà cadere grazie ai movimenti di protesta dal basso o per congetture da pezzi del governo risponde così: “Lui governa da oltre vent’anni e si è circondato di “yes man” eliminando le voci contrarie attorno a lui. Penso che saranno i movimenti dal basso a farlo cadere. Dobbiamo incrementare la pressione. In questi giorni sono scesi in piazza decine di migliaia di persone e credetemi, ne vedremo sempre di più”.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile
IN POCHI GIORNI IL REGIME HA ARRESTATO SEIMILA PERSONE
In molte foto circolate sui social, si vedono alcuni bambini russi che sono stati arrestati
dalla polizia per aver manifestato contro la guerra.
Il Ministro degli esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha twittato: “Putin è in guerra con i bambini. In Ucraina, dove i suoi missili hanno colpito asili e orfanotrofi, e anche in Russia”.
In questi primi sei giorni di guerra, sono oltre 6000 i cittadini russi che sono stati arrestati per aver protestato pacificamente contro la guerra.
In Russia, i canali di informazione stanno continuando a chiamare l’invasione in Ucraina una ‘missione militare’ e si diffondono immagini delle città ucraine dove la vita scorre normalmente. Il regime di Putin sta negando i bombardamenti sui civili.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile
IL PRESTITO DI QUASI 10 MILIONI DI EURO OTTENUTO IN RUSSIA DA MARINE… ANCHE ERIC ZEMMOUR HA FATTO LODI SPERTICATE A PUTIN. E MÉLENCHON DA SINISTRA ADERIVA ALLE POSIZIONI PUTINIANE
Il dépliant distribuito dai militanti del Rassemblement National mostra Marine Le Pen orgogliosamente accanto a Vladimir Putin: una foto scattata in occasione del loro incontro del 2017, con una stretta di mano che dimostrerebbe «la statura internazionale» della candidata all’Eliseo.
Quel volantino di otto pagine con il programma elettorale e la visione del mondo della candidata è stato stampato in 1,2 milioni di copie e la sua distribuzione è già cominciata in tutta la Francia, solo che adesso la vicinanza a Putin diventa imbarazzante. L’invasione dell’Ucraina decisa dal presidente russo e le immagini dei bombardamenti delle città fanno di Putin un amico che è meglio disconoscere. Secondo Libération Marine Le Pen ha dato ordine di mandare al macero tutti i dépliant non ancora distribuiti, che sono la maggioranza.
Molti Paesi europei hanno uomini politici vicini a Putin, ma solo la Francia si trova nella situazione di un’elezione presidenziale programmata per il 10 e 24 aprile , con un candidato non ancora ufficiale – Macron – impegnato da capo di Stato nella coalizione occidentale anti-Putin, e i tre rivali che lo seguono nei sondaggi che hanno sempre apertamente sostenuto Putin, anche fino a pochi giorni fa.
Da Marine Le Pen che nel 2017 ha potuto partecipare alle elezioni grazie a un precedente prestito di quasi 10 milioni di euro ottenuto in Russia, a Eric Zemmour che ha fatto più volte lodi sperticate a Putin facendone il proprio modello ideologico (dalla politica di potenza alla difesa dei valori tradizionali dio patria famiglia), a Jean Luc Mélenchon che a sinistra aderiva alle posizioni putiniane e ancora poche settimane fa chiedeva ufficialmente l’uscita della Francia dalla Nato.
Adesso, mentre la candidata della destra gollista Valérie Pécresse crolla nei sondaggi al quinto posto, i tre inseguitori di Macron sono chiamati a giustificare la loro passione per l’amico Putin.
Il più rapido a prendere almeno in parte le distanze è stato Mélenchon, che ha immediatamente condannato l’invasione russa dell’Ucraina, dopo avere a lungo incolpato la Nato e giustificato l’ammassare delle truppe russe al confine.
Eric Zemmour, che fino a poco tempo auspicava l’avvento di un Putin francese (magari se stesso), ha provato a cambiare linea ma senza grande successo, l’ammirazione per Putin è troppo grande:
«Putin è il solo colpevole dell’invasione – ha detto Zemmour -, ma i responsabili della guerra sono anche i Paesi occidentali e la Nato che hanno continuato a espandersi a Est», facendo sua la tesi del Cremlino.
Marine Le Pen sembra la più convinta nell’allontanarsi da Putin, e non solo mandando al macero il volantino. «Riconosco di essermi sbagliata sull’esito delle tensioni che hanno preceduto l’attacco all’Ucraina. Mi ricordavo un Vladimir Putin autoritario, determinato a fare gli interessi del proprio Paese ma razionale. Ho creduto fino all’ultimo che la ragione avrebbe prevalso, ma mi sbagliavo. La decisione di invadere l’Ucraina e di sottomettere con la forza militare un popolo sovrano è una colpa storica che ci fa ripiombare nella guerra fredda e minaccia la civiltà europea».
Il sondaggio
Secondo l’ultimo sondaggio Harris, Macron sale ancora nelle intenzioni di voto e arriva al 27%, seguito da Marine Le Pen (18%), Eric Zemmour (15%), Jean-Luc Mélenchon (12,5%), Valérie Pécresse (11%).
(da il Corriere della Sera)
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Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile
SALVINI FA L’EQUILIBRISTA: IN 11 MINUTI DI INTERVENTO AL SENATO È RIUSCITO A NON CITARE MAI PUTIN, TENENDOSI SUL VAGO, MA IL WEB NON DIMENTICA E SPUNTANO OVUNQUE LE SUE FOTO CON “MAD VLAD” E LE PRESE DI POSIZIONE CONTRO LE SANZIONI ALLA RUSSIA
A qualcuno ricorda il Fonzie di Happy Days, che non riusciva a chiedere «scusa». Ad altri
il Veltroni delle elezioni 2008, che, per non nominare Berlusconi, parlava del «principale esponente dello schieramento a noi avverso».
Per Matteo Salvini l’innominabile è Vladimir Putin. Ieri, in 11 minuti di intervento al Senato, è riuscito a non citarlo mai, tenendosi sul vago, come fa sui social: un «aggressore», «chi ha scatenato la guerra», «chi bombarda».
Già, ma chi? Amnesia comprensibile.
Ma, per ricordare, a Salvini basterebbe cercare nei cassetti le magliette che in passato si è fatto stampare con la faccia del presidente russo.
Nel 2015 una l’aveva indossata anche al Parlamento europeo e, all’epoca, non lesinava elogi allo “Zar”. Uno memorabile: «Cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin». E qui tornerebbe utile la parolina proibita di Fonzie.
Pacifista, fautore dell’accoglienza, distante dalla Russia. Matteo Salvini, come Zelig, cambia volto e prova ancora a reinventarsi. La guerra, dopo la pandemia, lo costringe a una nuova trasformazione. Che si completa nell’aula di Palazzo Madama, intorno all’ora di pranzo.
I dieci minuti di intervento del leader della Lega (…) sono una veloce corsa sul filo dei distinguo, rappresentano una terza via fra l’interventismo e le vecchie posizioni filo-Putin. Accadde già nel periodo caldo del Covid, il capo del Carroccio non attaccava i No Vax ma votava con il governo a favore del Green pass.
Il copione si ripete: quando parla in aula, Salvini, sembra inseguito dal suo passato che urla ancora sui social, magliette e smodati elogi all’inquilino del Cremlino.
Ma la colpa non è di chi lo ha interpretato, quel passato, piuttosto di chi glielo ricorda: «Le polemiche oggi non fanno onore alla classe politica e giornalistica», tuona subito il numero uno di via Bellerio.
Non c’è un pentimento, ma certo la Lega si ricolloca, perché «chi tira le bombe non ha giustificazioni» e la guerra «mette un punto fermo fra quello che c’era prima e quello che c’è dopo ».
L’importante, per il segretario leghista, è raccontare al meglio la nuova versione di sè. Sempre un passo indietro rispetto a Draghi: al premier pieno mandato, però dubbi sull’uso delle armi e un continuo richiamo al valore della diplomazia e della pace.
Il tutto fra gli interrogativi di alcuni colonnelli che pensano che la terza via adottata possa essere vista come una conferma dell’ascendente putiniano non del tutto scomparso.
(da La Stampa)
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