Destra di Popolo.net

IL GIORNALISTA RAI ENTRATO A BUCHA: “HO VISTO I CADAVERI IN STRADA E LE FOSSE COMUNI DEI CIVILI UCCISI DAI RUSSI“

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

IL RACCONTO DI PIAGNERELLI

Bucha alle porte di Kiev occupata per un mese dai militari russi dove sono stati trovati i corpi di 310 civili uccisi dai russi. Di grandissimo interessa la testimonianza dell’inviato della Rai Ilario Piagnerelli che è entrato nella città ucraina
Piagnerelli ha mostrato per prima cosa un’auto schiacciata da un carro armato russo che gli è passato sopra e che aveva al suo interno ancora il corpo del conducente. Ma la città è stata trovata piena di auto civili bruciate, probabilmente si trattava di mezzi con i quali i civili avevano cercato la fuga.
Piagnerelli ha raccontato anche di un uomo ucciso mentre andata in bicicletta con il cranio sfondato dai colpi di proiettile. Distrutta un’auto con la scritta bambini e un drappo bianco al finestrino. Ha detto Ilario Piagnerelli: “Questa è Bucha dove è dimostrato che crimini di guerra sono stati commessi dai soldati russi. Con le fosse comuni con 280 cadaveri”.
Più tardi – collegato con Che tempo che fa – Piagnerelli ha anche parlati di cecchini che sparavano contro persone comuni che magari erano uscite per trovare cibo e acqua. Ed in un caso di un civile fermato ad un posto di blocco russo, fatto scendere dall’auto e sdraiare a faccia in giù dall’auto. Poi ucciso con un colpo in testa e il corpo gettato lì vicino in una discarica.
(da Globalist)

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IL RACCONTO TERRIBILE DI UN ITALIANO FUGGITO ALLA DEVASTAZIONE DI BUCHA

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

L’IMPRENDITORE TORINESE: “SONO SOTTO SHOCK: DONNE STUPRATE E UCCISE, HANNO SPARATO ANCHE AI BAMBINI”

Gianluca Miglietta, imprenditore torinese, ha vissuto l’orrore di Bucha, ne i suoi occhi ancora le immagini di una città devastata. Le “persone morte per la strada”, le “macchine che saltavano in aria” e “la paura dei cecchini nascosti dappertutto” in quella che era diventata “una città fantasma”.
Questo il massacro di Bucha, “una catastrofe indescrivibile”, vista da Miglietta quando, dopo sei giorni e sei notti nello scantinato del condominio dove viveva alle porte di Kiev, ha deciso di uscire per mettersi in salvo.
“Una decisione difficile, poteva essere il mio momento e invece grazie a Dio ce l’abbiamo fatta, ma per altri non è stato così”, dice ad Adnkronos dalla provincia di Torino dove ora si trova insieme alla moglie Iryna e ai loro due cani. “Il mio cervello è ancora sotto shock” e “per me è impossibile dimenticare quello che ho visto”, anche se le immagini di Bucha circolate in questi giorni rappresentano “l’un per cento della realtà orribile che sta vivendo l’Ucraina”.
Cita, a proposito, “il massacro delle donne, stuprate e uccise. Poi gli passano sopra con il carro armato, come si può definire tutto questo?”. Per Miglietta, che in Ucraina aveva fondato l’azienda di cosmesi ‘Naturelle Haute Cosmetique’, quello in atto è “un genocidio, vogliono sterminare un intero popolo, quello ucraino”.
Dalle immagini viste dall’Italia, Miglietta ha riconosciuto “la mia chiesa, quella di fronte a casa mia a Bucha, dove andavo il sabato o la domenica. C’era un prato, lo stavano sistemando prima della guerra, e ora c’è una fossa comune, sacchi neri con dentro corpi”.
E poi ci sono “le madri e i figli che vengono seppelliti nei terreni di fronte ai condomini. Non sono più persone, non ci sono più i visi, non hanno più le identità, non sono più riconoscibili. E’ atroce”. Il suo pensiero va a quel 2 marzo in cui è riuscito a uscire dallo scantinato. “Mi sono trovato davanti agli occhi delle scene agghiaccianti di distruzione e morte. A terra c’era di tutto. C’erano corpi, ragazzini, hanno sparato ai bambini”, racconta. “Solo ieri hanno ucciso un ragazzino di 14 anni con la fascia bianca al braccio per segnalare che era un civile. Ma allora cosa dice il sindaco che Bucha è stata liberata?”, prosegue, aggiungendo però che “ci vorrà tempo prima che davvero sia libera dai russi, magari ce ne sono ancora di nascosti, ‘travestiti’ da civili”.
Intanto “la realtà è che sparano, missili dappertutto, missili anche sugli anziani. Io sono stato nascosto il più possibile, poi ho deciso di tentare il viaggio della speranza”, ma “in quei momenti c’è poca lucidità. Vedi i carri armati rotti, i cadaveri per la strada, i posti di blocco, sono momenti di panico e pensi solo a correre, a cercare la strada migliore”.
Miglietta dice che “ho azzardato e ho avuto coraggio, ma ho anche avuto più fortuna di altri. In quei momenti è l’adrenalina che comanda”. Agli altri, quelli rimasti a Bucha, l’imprenditore non smette di pensare. “E’ da due settimane che non riesco a mettermi in contatto con 40, 50 persone che conosco e che sono rimaste lì. C’è l’anziano Oleg, che ha deciso di restare nella sua città, ma che non mi risponde da un po’. E ci sono le donne, giovani e anziane, che erano come me nello scantinato”, racconta. C’è anche chi ce l’ha fatta, “due donne, con i loro bambini, ora sono al sicuro in Germania”. Per gli altri contatti, “spero che non siano tra i morti”.
(da agenzie)

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PER ORSINI IN UCRAINA SI RISOLVERA’ TUTTO COSTRUENDO L’OSPEDALE “GESU’ DI MARIUPOL“

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

GLI ESILARANTI CINQUE PUNTI PER ARRIVARE ALLA PACE

In un articolo sul Fatto Quotidiano Alessandro Orsini ha provato a dare risposta al quesito che in molti si sono fatti (e gli hanno fatto) ascoltando le sue tesi sulla guerra in Ucraina portate avanti nei vari talk show cui ha partecipato: quindi, in concreto, cosa dovrebbe fare l’Italia?
Il direttore e fondatore dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della LUISS ha più volte criticato l’Unione europea, gli Stati Uniti e il governo italiano per come ha reagito all’invasione di Putin, per poi sintetizzare in cinque punti la sua strategia vincente per arrivare alla pace “concretamente”.
Tra questi c’è l’utilizzo dei fondi destinati a far pervenire armi all’Ucraina per “costruire, con la compartecipazione del Vaticano, due grandi ospedali per i civili ucraini mutilati dalla guerra. Il primo per i bambini e il secondo per gli adulti”. Strutture da costruire al confine settentrionale dell’Italia “in modo da rendere più rapido il trasferimento delle vittime ucraine in Italia”, e che – secondo Orsini – “dovrebbero essere denominati rispettivamente ‘Madre Ucraina’ e ‘Gesù di Mariupol’ in modo da saldare il movimento pacifista laico con quello cattolico”.
Non è chiaro il motivo per il quale non si possano destinare vari reparti degli ospedali già presenti per far fronte all’emergenza Ucraina, senza contare i tempi di costruzione di un’intera struttura, tra appalto, progettazione e realizzazione.
Orsini suggerisce anche a Draghi di fare ciò che Putin sperava di veder succedere, cioè rompere con l’Unione europea – ha invece ha agito fino ad ora in modo compatto – “e riconoscere che il blocco occidentale ha commesso alcuni errori”.
Non è chiaro neanche cosa intenda il sociologo quando al punto due parla di “dirsi disponibili al riconoscimento del Donbass e della Crimea” specificando che non si tratti di un riconoscimento reale, ma solo di una “disponibilità” a farlo, senza tener conto di tutte le implicazioni politiche che un proclama del genere comporterebbe, anche nei rapporti futuri con la stessa Ucraina.
(da agenzie)

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L’ASSE DI VISEGRAD È ORMAI MORTO E SEPOLTO: ORBAN CONTINUA A FLIRTARE CON PUTIN

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

I POLACCHI INVECE SONO IN PRIMA LINEA CONTRO “MAD VLAD”… L’ECONOMIA UNGHERESE ZOPPICA, L’INFLAZIONE SALE E LA PANDEMIA È STATA UN DISASTRO

Per la quarta volta consecutiva e la quinta in tutto, Viktor Mihály Orbán e il suo partito Fidesz conquistano la maggioranza dei voti all’Assemblea Nazionale ungherese.
A Mosca, Vladimir Putin sarà soddisfatto: il suo unico amico nella Ue resta in sella. È un risultato elettorale abbastanza atteso ma che pone questioni rilevanti. Soprattutto al fronte che in Europa si sta opponendo all’invasione dell’Ucraina.
Ancora ieri mattina, appena messa la scheda con il proprio voto nell’urna, mentre il mondo era orripilato dalle stragi dell’esercito russo, Orban diceva di non essere pro nessuno se non pro Ungheria.
Contrario a inviare armi a Kiev, contrario a fare passare direttamente sul territorio magiaro quelle della Nato, contrario a nuove sanzioni a Mosca. Disposto solo ad accettare profughi che arrivano attraverso il confine con l’Ucraina.
A parole solidale con il vicino attaccato, nei fatti «equidistante», anzi interessato soprattutto alle forniture di gas e petrolio che Putin gli vende ai prezzi più bassi in Europa. Volodymyr Zelensky lo ha criticato due volte in pubblico come il peggiore dei leader europei.
Prima domanda: perché gli ungheresi lo hanno votato di nuovo, nella prima competizione elettorale importante dall’invasione di Putin?
È un fatto anomalo, eccentrico nel panorama europeo o è indice di una tendenza, che va oltre l’elettorato magiaro, a spazzare sotto al tappeto il destino dell’Ucraina? Nelle scelte di voto hanno pesato parecchi fattori.
L’economia che zoppica e l’inflazione che sale. La cattiva gestione della pandemia. I rapporti con Bruxelles, tesi da tempo.
L’ultimo mese di campagna elettorale, però, si è sviluppato tutto sulla questione dell’invasione dell’Ucraina. Orbán ha detto che per Budapest è una questione di guerra o di pace, cioè che una vittoria delle opposizioni – sei partiti alleati in Uniti per l’Ungheria con Péter Márki-Zay leader – avrebbe significato armi magiare agli ucraini «dal giorno dopo» e quindi guerra; una sua vittoria, invece, vuole dire pace.
Gli ungheresi hanno votato in questo clima.
Il fatto che il governo di Fidesz controlli quasi tutti i media, abbia speso in propaganda dieci volte più delle opposizioni, abbia disegnato collegi elettorali che lo favoriscono ha certamente favorito il risultato.
Seconda questione: il cosiddetto asse dei nazionalisti-populisti sembra, a questo punto, saltato.
I due maggiori protagonisti, il governo polacco e quello ungherese, sono su posizioni opposte rispetto ai rapporti con Putin, con Varsavia in prima linea nel sostegno concreto a Kiev. Il Gruppo di Visegrád (Varsavia, Budapest, Praga, Bratislava) è di fatto saltato: nei giorni scorsi, i ministri della Difesa di Polonia e Repubblica Ceca si sono rifiutati di partecipare a una riunione in Ungheria.
La vittoria di Orbán lo terrà congelato.
Terza e più importante conseguenza del risultato: i rapporti tra Bruxelles e Budapest sono destinati a inasprirsi. La Ue ha una serie di dossier aperti contro l’Ungheria, tanto che i denari del Recovery Fund non le sono stati erogati a causa della corruzione e dei bassi standard di rispetto dello Stato di diritto. In questo momento, per l’Unione Europea è essenziale mantenere l’unità, di fronte ai pericoli geopolitici.
La posizione nei confronti dell’Ungheria, però, continuerà a essere dura: a differenza di quella verso la Polonia, anch’ essa sotto accusa per violazione delle regole democratiche ma palesemente Paese decisivo nel sostegno all’Ucraina e contro l’invasione russa. Non saranno facili, per l’Ungheria, i prossimi quattro anni di governo Orbán
Vincitore in casa ma isolato nel mondo
(da Il Corriere della Sera)

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SALVINI TROVA IL TEMPO PER CONGRATULARSI CON ORBAN MA NON PER CONDANNARE IL MASSACRO DI BUCHA

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

TUTTI I LEADER POLITICI ITALIANI HANNO ESPRESSO SDEGNO: TUTTI TRANNE LUI

Tutti i leader politici italiani hanno espresso pubblicamente sdegno per le immagini del massacro di civili a Bucha. Tutti, tranne uno: Matteo Salvini, impegnato a fare le congratulazioni al presidente ungherese Viktor Orban per il successo elettorale
Per il segretario del Partito democratico Enrico Letta il massacro di civili perpetrato dai soldati russi a Bucha è meritevole di un embargo totale a gas e risorse dalla Russia. Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte le ha descritte come immagini “orrende”, una “carneficina” che ricorda “i tempi più cupi della nostra storia”.
La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha commentato così su Twitter: “Lasciano senza fiato le immagini dei civili giustiziati per le strade e delle fosse comuni, che arrivano da Bucha dopo il ritiro delle truppe di invasione di Putin. Una barbarie che riemerge dalle epoche più buie della storia europea e che speravamo di non rivedere mai più. Va fatto ogni sforzo per la pace e per fermare l’aggressione all’Ucraina”. Per Forza Italia si possono prendere come esemplificative le parole del coordinatore nazionale Antonio Tajani: “Le fotografie e i video mostrano fosse comuni e corpi in strada con le mani legate. Gli incubi del ‘900 sono tornati in Europa”.
Manca qualcuno? Matteo Salvini, sempre prontissimo a lanciarsi sui trend dalle sue pagine social, deve essersi perso quello su Bucha, che purtroppo tiene banco da ieri, giorno della diffusione delle immagini di strade e seminterrati pieni di cadaveri di civili massacrati.
Ma per il leader della Lega non sono meritevoli di commento, a differenza di un paio di post sulla pace fiscale e sul compiacimento per il ritrovamento della piccola Nicole in Molise.
Mentre tutto il mondo guardava con orrore alla barbarie dell’esercito russo, Salvini si congratulava pubblicamente con Viktor Orban, il cui partito, Fidesz, ha riottenuto la maggioranza in Parlamento per la terza volta di fila.
Per le sue posizioni filo-russe, Salvini si è trovato in estrema difficoltà fin dal giorno dell’invasione della Russia in Ucraina: non si è distinto per iniziative degne di nota se non per la figuraccia internazionale fatta in Polonia nella cittadina al confine di Przemysl, e più volte ha criticato l’atteggiamento del governo – di cui fa parte – per la scelta di vendere armi a Kyiv.
(da agenzie)

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RUSSIA: NAVI E YACHT CAMBIANO BANDIERA A RITMO RECORD PER EVITARE SANZIONI

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

SONO GIA’ 18 NAVI

Sventolare la bandiera russa? Troppo rischioso. Così molte navi battenti bandiera russa hanno cambiato bandiera a marzo, probabilmente per nascondere i loro legami con Mosca ed evitare di essere coinvolte nelle sanzioni per l’invasione dell’Ucraina. Secondo la società di consulenza marittima Windward Ltd, 18 navi, comprese 11 navi mercantili della stessa flotta, sono passate a bandiere non russe il mese scorso. «Alcuni di questi casi potrebbero indicare che i proprietari di queste navi vogliono mascherare intenzionalmente la propria identità per condurre affari che non sarebbero consentiti dalle nuove sanzioni”, ha affermato Windward in un rapporto condiviso con Bloomberg News.
I cambi di bandiera arrivano quando le navi russe, dalle petroliere agli yacht multimilionari di proprietà degli oligarchi, si sono oscurate, disattivando i sistemi di identificazione e trasmissione della posizione che dovrebbero essere sempre accesi mentre si è in mare.
La pratica aiuta a evitare il rilevamento e può comportare rischi per la sicurezza marittima. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e altri alleati hanno intensificato le sanzioni contro la Russia a causa dell’invasione dell’Ucraina iniziata a fine febbraio.
L’8 marzo il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha emesso un ordine esecutivo che vieta le importazioni di petrolio e gas russi, mentre il Regno Unito ha affermato che eliminerà gradualmente le importazioni di petrolio entro la fine dell’anno. Entrambi i paesi, insieme al Canada, hanno anche escluso le navi russe dai loro porti.
“Le aziende straniere hanno motivazioni diverse per spostarsi dalla bandiera russa, vogliono che le loro navi possano operare ovunque senza restrizioni e, in alcuni casi per ragioni morali”, ha affermato Gur Sender, product manager di Windward. Delle 18 navi, tre sono petroliere, due delle quali trasportano petrolio, secondo Windward. Cinque che hanno cambiato bandiera a marzo sono collegate direttamente ai proprietari russi. Undici navi mercantili provengono dalla stessa flotta di proprietà di una compagnia degli Emirati Arabi Uniti e tutte hanno cambiato bandiera alle Isole Marshall. Tre navi hanno cambiato in bandiere Saint Kitts e Nevis.
Le sanzioni commerciali
Il cambio di bandiera non è necessariamente insolito: a volte accade a causa di un cambio di proprietà o area operativa, ha affermato Sender. La media mensile per le navi di Singapore nel 2021 è stata di 17 cambi di bandiera, mentre il Giappone ne ha una media di cinque al mese quest’anno.
Quei numeri rimangono coerenti, tuttavia. I cambiamenti nella flotta russa di 3.300 uomini sono improvvisamente aumentati, non avendo mai superato più di nove in un mese a partire da gennaio 2020, secondo i dati di Windward. “Ciò che rende interessanti i cambi di bandiera è quando si verificano in correlazione con restrizioni commerciali nei confronti di un paese specifico, specialmente quando una delle società di gestione o di proprietà è effettivamente registrata nello stesso paese soggetto a restrizioni”, ha affermato Sender.
(da agenzie)

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ADESSO TOCCA A ODESSA, LA SUA POSIZIONE È STRATEGICA: SE PUTIN RIUSCISSE A CONQUISTARLA, CHIUDEREBBE COMPLETAMENTE L’ACCESSO AL MARE AL GOVERNO DI KIEV

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

PIÙ CHE NEL DONBASS, ORA LE TRUPPE RUSSE SI STANNO CONCENTRANDO PROPRIO NEL SUD DEL PAESE, MA NON RIESCONO A SFONDARE: NEPPURE A MARIUPOL

I russi tornano a bombardare a Kharkiv, a Est, la seconda città ucraina. Ieri sera le autorità locali hanno parlato di 23 feriti, ma potrebbero esserci anche delle vittime, anche bambini. Trovato un Sukhoi Su-35, un caccia russo, abbattuto. Ma c’è pure l’attacco a sud, sulla costa del mar Nero.
Obiettivo: Odessa e Mykolaiv, raggiunte dai missili dell’esercito di Putin ieri mattina. In particolare a Odessa, il porto più importante del Paese, sono risuonate per tutta la giornata le sirene di allarme antiaereo. Dopo la ritirata dall’area di Kiev, con la scia di orrori che stanno emergendo, i russi hanno deciso di concentrare gli sforzi a Sud.
Finora è andata male: nella fascia meridionale avanzano, ma a Mariupol, una città ormai distrutta e dove in 150mila sono condannati alla fame e alla sete, non hanno il pieno controllo del territorio. Se prendiamo la striscia di Ucraina che si affaccia prima sul Mar d’Azov, poi sul Mar Nero, Mariupol (dove ieri è stato ucciso il regista lituano Mantas Kvedaravicius, autore di un documentario sulla città) è all’estremità orientale, a ridosso del confine con la Russia, nell’estremità inferiore del Donbass.
Ma l’obiettivo di Putin, anche per avere una posizione di forza nei negoziati, è ricucire l’area controllata fino a all’estremità opposta, a occidente, lasciando senza affaccio sul mare l’Ucraina, tenendo conto che la Crimea è già stata presa nel 2014.
Le forze armate russe non sono riuscite a oltrepassare la resistenza che hanno trovato a metà strada, a Mykolaiv, dove hanno provato in tutti i modi a passare, bombardando la città, fino a distruggere nei giorni scorsi il palazzo della Regione, causando 35 vittime solo in quell’attacco.
Ieri mattina l’annuncio del sindaco Oleksandr Senkevych sul suo canale Telegram: «Abbiamo in corso diversi attacchi missilistici contro la città. Stiamo raccogliendo dati ora».
Alcuni testimoni parlano anche di tre aerei (o probabilmente tre droni) che volavano a bassa quota. Conferma Anton Gerashchenko del Ministero dell’Interno ucraino: «Diversi razzi russi hanno colpito il porto di Mykolaiv».
In serata il governatore Kim ha tracciato un bilancio: 14 feriti e un morto. Ma l’attacco più importante di ieri mattina è avvenuto un centinaio di chilometri dopo, a Est, a Odessa, dove i missili dei russi hanno distrutto «alcune infrastrutture», in particolare una raffineria da cui si sono alzate enorme colonne di fumo.
L’azione è stata rivendicata anche da Mosca. Il ministero della Difesa russo ha confermato di aver «distrutto una raffineria di petrolio e tre impianti di stoccaggio di carburante nelle vicinanze della città di Odessa». Giusta l’annotazione del quotidiano Kyiv Independent: la Russia «continua a prendere di mira i depositi di petrolio nel Paese, compresi quelli di Leopoli e Dnipro nei giorni scorsi».
Qui però il pensiero va a quanto avvenuto, venerdì scorso, invece in territorio russo, a Nord, a 40 chilometri dal confine con l’Ucraina.
A Belgorod otto depositi di carburante, di una compagnia petrolifera russa, sono stati distrutti da esplosioni provocate da alcuni missili lanciati, probabilmente, da due elicotteri. I russi hanno accusato l’Ucraina per questa azione, Kiev ha negato ogni responsabilità. Ieri da Belgorod sono state segnalate nuove esplosioni anche se non è stato chiarito cosa e chi le avesse causate. Infine, altro attacco missilistico, ma al centro del Paese, a sud della Capitale.
L’aviazione ucraina sostiene che a Vasylkiv è stato colpito «un edificio di una struttura educativa locale, una persona è in condizioni critiche, diverse ferite riportate».
Secondo gli Usa, la scelta di Mosca di ritirare le truppe dalla regione non è solo strategica, ma segnala delle difficoltà incontrate dall’esercito di Putin: «Stiamo assistendo a un rovescio spettacolare per la Russia – ha detto il capo della diplomazia Usa, Antony Blinken, alla Cnn – Avevano tre obiettivi all’inizio: il primo era di assoggettare l’Ucraina e toglierle la sua sovranità e indipendenza, il secondo era affermare la potenza russa e il terzo dividere l’Occidente e la Nato. Stiamo facendo di tutto per sostenere l’Ucraina». In questa direzione va la decisione degli Stati Uniti di favorire l’invio di forniture di carri armati a Kiev.
(da agenzie)

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UNO DEI SOPRAVVISSUTI A BUCHA: “HANNO UCCISO UN UOMO ANZIANO, SEDUTO SU UNA PANCHINA. UN RUSSO SI È AVVICINATO E GLI HA SPARATO IN TESTA, POI SE NE È ANDATO“

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

“UN GIORNO MI HANNO PUNTATO LA MITRAGLIATRICE ALLA TESTA, POI HANNO SPARATO UN COLPO SINGOLO VICINO ALL’ORECCHIO SENZA COLPIRMI. INFINE MI HANNO DATO UN CALCIO IN TESTA E MI HANNO LASCIATO LÌ. C’ERANO SOLDATI BIELORUSSI, RUSSI E DELLA BURIAZIA. ERANO SQUADRE SPECIALI”

Vladislav Kozlovskiy ha visto il peggio: «Hanno ucciso un uomo anziano, uno che non conoscevo. Era davanti a me, seduto su una panchina. Un russo si è avvicinato e gli ha sparato in testa, poi se ne è andato ».
Kozlovskiy ha 28 anni e faceva il manager di un ristorante nel centro di Bucha, prima dell’occupazione. È stato ostaggio per circa un mese, assieme a un centinaio di persone, in un rifugio antimissili che è diventato la loro prigione.
È un testimone diretto degli orrori di cui adesso vediamo le prime immagini.
Lui ha visto con i suoi occhi, sa cosa vuol dire essere sull’orlo, di qua la vita, di là la morte: «Un giorno mi hanno puntato la mitragliatrice alla testa, poi hanno sparato un colpo singolo vicino all’orecchio senza colpirmi. Infine mi hanno dato un calcio in testa e mi hanno lasciato lì».
E da dove venivano queste truppe che hanno massacrato la città? Dall’accento ha riconosciuto «soldati bielorussi, russi e della Buriazia. Erano squadre speciali». Chiede se si può diffondere il suo racconto, «voglio che tutto il mondo sappia cosa ci hanno fatto».
I bambini e le donne uccisi a sangue freddo, un colpo alla nuca. Gli uomini rastrellati, un colpo alla nuca. Le fosse comuni, «hanno messo i cadaveri nella pala di un escavatore, il buco era già stato fatto, li hanno scaricati e coperti di terra».
Altri corpi sono stati seppelliti dai cittadini, «ogni giorno c’era da seppellire qualcuno, venivamo fatti uscire e lavorare. Erano tutti colpiti alla nuca, avevano le facce tagliate e altre ferite sul corpo».
Quindi, torturati e poi giustiziati, come si vede anche in un video diffuso dall’esercito ucraino, la prima perlustrazione della città dopo l’uscita degli occupanti.
Nella stanza di una caserma, la luce di una pila illumina una fila di grossi fagotti, uno ha la giacca a vento rossa, sono uomini. Hanno le mani legate dietro la schiena, ed erano in ginocchio con la faccia contro il muro, nel momento dello sparo
Una donna anziana, Tania, racconta di aver perso il marito nel caos dell’occupazione, e di averlo cercato a lungo, «infine sono andata alla Croce Rossa. Una donna mi ha detto che avevano dei cadaveri nel seminterrato, di andare a vedere lì. C’era. L’ho riconosciuto dalle scarpe e dai pantaloni. Allora sono andata a cercare un amico che mi aiutasse a girarlo, perché aveva la faccia sul cemento e non volevo che stesse così. Era lui, pieno di sangue secco. Lì dentro c’era un odore forte di morti, e una grande puzza di urina».
Un uomo spiega che «la loro artiglieria era piazzata nel cortile della scuola, il quartier generale al sesto piano di un altro edificio che era anche l’asilo dei bambini». La gente sperava che arrivassero i liberatori, «ma eravamo scudi umani, così ci hanno usato per un mese».
Sulla via Kirova, una ventina di cadaveri. Più o meno, un chilometro di morti. Questi sono stati lasciati lì, nessuno ha avuto il coraggio di andarli a prendere, e sono stata l’ultima fiammata dei russi che abbandonavano Bucha. La mitragliata finale, questa volta a raffica.
Altri corpi sono stati seppelliti nei giardini davanti alle case, perché il cimitero era troppo lontano. Seppelliti alla buona, da parenti terrorizzati, in buche scavate in fretta, di notte, nella terra gelata.
Altri testimoni raccontano di case vandalizzate, di perquisizioni alla ricerca di soldi, gioielli, cibo. Ma questo è niente, visto che alcuni soldati hanno ucciso gli abitanti di una casa, «hanno buttato i cadaveri giù dai letti e si sono messi a dormire lì».
E tornando a Vladislav, ci sono stati anche dei russi “buoni”, se così si può dire. «Il 2 marzo ci eravamo rifugiati nel bunker collettivo, che è vicino alla vetreria. Ma ci hanno trovati subito. Battevano contro le porte, alla fine abbiamo aperto. Quei primi soldati non ci hanno fatto niente, ci hanno promesso di farci uscire dopo due giorni, e dato persino le loro razioni perché mangiassimo. Il sesto giorno siamo usciti. Le donne con i bambini e gli anziani sono stati rilasciati, noi siamo rimasti in quindici, tutti uomini. Era un reparto speciale. Uomini aggressivi, violenti. Ci hanno portato via i telefoni, ci hanno fatti mettere in ginocchio ». Poi, uno a uno, fatti spogliare. «Cercavano i tatuaggi, i simboli, le rune, ma nessuno di noi li aveva».
Nei telefoni però c’erano messaggi, foto e chat sospette, «due ragazzi sono stati uccisi subito. Un altro, colpito al fianco. Gli hanno urlato “adesso corri a casa!”. E noi sopravvissuti, ci hanno picchiato, volevano sapere dov’ erano i partigiani. In quel momento mi hanno puntato la mitragliatrice alla testa». Dei quindici che erano, «siamo rimasti in sei. Ero incredulo di essere vivo, ero sotto shock». Ma libero, vivo, incredibilmente vivo.
(da la Repubblica)

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L’INTELLIGENCE UCRAINA HA DIFFUSO IN RETE I DATI PERSONALI DI OLTRE 600 UFFICIALI CHE RISULTEREBBERO IN FORZA ALL’FSB, I SERVIZI SEGRETI RUSSI

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

LA LUNGA LISTA INCLUDE NOMI E COGNOMI, LUOGO E DATA DI NASCITA, INDIRIZZO, NUMERO DI TELEFONO, SIM CARD A DISPOSIZIONE, NUMERO DI TARGA DELLE AUTO DI PROPRIETÀ, RIFERIMENTI DEL PASSAPORTO

Il Direttorato per l’Intelligence del Ministero della Difesa ucraina ha diffuso attraverso Internet i dati personali di oltre seicento ufficiali che risulterebbero in forza al celeberrimo FSB.
La lunga lista include nomi e cognomi, luogo e data di nascita, indirizzo, numero di telefono, SIM card a disposizione, numero di targa delle auto di proprietà, riferimenti del passaporto.
Le informazioni sono state rese di dominio universale sul sito web del Servizio Segreto ucraino con l’indicazione “Dipendenti dell’FSB russo coinvolti nelle attività criminali dell’aggressione all’Europa”.
Non accontentandosi di aver piazzato online i riferimenti personali dei “nemici”, il Ministero della Difesa ha “linkato” la lista sulla propria pagina Facebook richiamando l’attenzione degli utenti del social network scrivendo “Ogni cittadino europeo dovrebbe conoscere i loro nomi!”.
E Twitter è stato l’amplificatore “naturale” della rivelazione di una così delicata rubrica. Tutte le persone coinvolte in questo terribile “leak” risultano residenti alla Lubianka, quartier generale dell’FSB.
Tra le tante curiosità ce n’è una segnalata da The Times. Uno di questi agenti russi avrebbe un account su Skype dal bizzarro nome “jamesbond007”.
(da agenzie)

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