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CONDANNATO A 7 ANNI PER AVER CONTESTATO LA GUERRA

Luglio 8th, 2022 Riccardo Fucile

AL PROCESSO ESIBISCE UN CARTELLO: “AVETE ANCORA BISOGNO DI QUESTA GUERRA?”… E GLI SGHERRI DI PUTIN TENTANO DI COPRIRLO, METTENDOSI DAVANTI

L’oppositore russo Alexei Gorinov è stato condannato a sette anni di carcere per aver criticato le operazioni militari in Ucraina.
L’accusa è di aver diffuso «notizie false» con particolare riferimento a quando si era espresso contro la proposta di organizzare un concorso di disegno per bambini e un festival di danza dicendo: «In questo momento i bambini stanno morendo».
Gorinov è avvocato e deputato del consiglio del distretto di Krasnoselsky (Mosca). Ad aprile venne arrestato dall’esercito russo per aver «diffuso falsità in modo consapevole».
La condanna di Gorinov è la prima inflitta sulla base della nuova “legge bavaglio” che prevede fino a 15 anni di reclusione in caso di diffusione di informazioni considerate false sulle truppe russe.
Al momento, altre 50 persone rischiano il carcere per lo stesso motivo, e circa 2.000 hanno ricevuto multe minori per aver mosso critiche contro l’operazione russa in Ucraina.
La condanna non ha fermato Alexei Gorinov che, durante il processo, ha tirato fuori un cartello con scritto: «Avete ancora bisogno di questa guerra?». La polizia ha tentato di coprirlo mettendosi davanti.
Non è la prima volta che accade. Durante un’altra udienza di giugno Gorinov aveva mostrato un cartello con scritto: «Sono contro la guerra». L’imputato si è dichiarato innocente e ha ribadito più volte la sua ferma opposizione alla «vile» guerra in Ucraina.
(da agenzie)

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PUTIN FA IL BULLO, MA L’ONDATA DI ARRESTI DI POTENTI TRA PIETROBURGO E MOSCA FA PENSARE A UNO SCONTRO TRA VARI GRUPPI AL CREMLINO,

Luglio 8th, 2022 Riccardo Fucile

ANCHE ALLA LUCE DEI TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA CHE COLPISCONO INFLUENTI GRUPPI DI OLIGARCHI

«In Ucraina non abbiamo ancora nemmeno iniziato»: Vladimir Putin torna dopo una pausa nello spazio mediatico per annunciare quello che «tutti devono sapere». All’incontro con i capigruppo della Duma – seduto, come ormai da tradizione del Cremlino, da solo, con gli interlocutori all’altro capo di un enorme tavolo – il presidente russo vorrebbe ostentare sicurezza, quando legge da un foglietto il testo della sua dichiarazione estremamente aggressiva.
La guerra in Ucraina è «colpa dell’Occidente collettivo», che cerca lo scontro con la Russia per “contenerla”, ma «gli occidentali dovrebbero ormai aver capito di aver perso fin dall’inizio»: la retorica bellicosa di Putin è tutta diretta verso la comunità internazionale, che accusa esplicitamente di aver scatenato la guerra e di volerla combattere «fino all’ultimo ucraino».
«Vogliono sconfiggerci sul campo di battaglia, ci provino pure», è la minaccia lanciata dal capo del Cremlino. Una svolta nella retorica della propaganda russa: non più “nazisti” ucraini, ma una guerra tra Mosca e resto del mondo, una sfida globale.
Sono toni che vari esponenti politici mediatici del regime avevano già utilizzato, ma Putin finora non era mai stato così esplicito nel considerare l’Ucraina una nozione geografica, scagliandosi contro «l’Occidente collettivo».
Che, secondo il presidente russo, è già stato sconfitto nel momento in cui è stata lanciata la “operazione militare speciale”, il 24 febbraio scorso, perché «è una rottura cardinale dell’ordine mondiale all’americana, l’inizio della transizione verso un mondo davvero multipolare».
Le invocazioni del diritto internazionale e della «autentica sovranità» suonano surreali nel contesto dei missili che anche ieri sono piovuti sulle città ucraine, ma Putin insiste che la «guerra per il Donbass» come lui la chiama sia stata voluta dagli occidentali già nel 2014, ripetendo la solita propaganda sul «golpe a Kiev».
La guerra ha «consolidato la sovranità russa», le sanzioni «creano difficoltà, ma non quelle in cui speravano gli occidentali», e «più si andrà avanti più sarà difficile negoziare con noi»: il presidente russo parla come se non fosse lui il leader più sanzionato e isolato del mondo, e come se le difficoltà del suo esercito, della sua economia e anche della sua stessa nomenclatura non esistessero.ù
Non è chiaro se questa apparizione sia stata pensata dal Cremlino più a beneficio dell’opinione pubblica interna – dopo che perfino nei talk show della propaganda qualcuno ha fatto dichiarazioni critiche sulla “operazione militare speciale” – e dei parlamentari, o se i leader della Duma fossero stati usati soltanto come comparse per un messaggio intimidatorio da indirizzare all’Occidente.
L’ondata di arresti di potenti tra Pietroburgo e Mosca negli ultimi giorni fa pensare a uno scontro tra vari gruppi al Cremlino, anche alla luce dei tagli alla spesa pubblica che colpiscono influenti gruppi di oligarchi. E ieri il sito Dossier ha rivelato che l’ex presidente Dmitry Medvedev, diventato negli ultimi mesi il più radicale portavoce del regime, sarebbe stato lasciato da sua moglie Svetlana: «Il divorzio potrebbe essere stato provocato dal suo stato psichico instabile rispecchiato dai suoi post», dicono le fonti dei giornalisti russi.
(da la Stampa)

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DRAGHI È PREOCCUPATO DA SALVINI: LE IDEE E LE PROPOSTE CHE FRULLANO NELLA TESTA DEL “CAPITONE” AVREBBERO UN IMPATTO DEVASTANTE PER I CONTI PUBBLICI

Luglio 8th, 2022 Riccardo Fucile

IN CONSIGLIO DEI MINISTRI CI SONO DUE SCUOLE DI PENSIERO: LA PRIMA TEORIZZA CHE DRAGHI STIA LAVORANDO PER SUCCEDERE A SE STESSO NELLA PROSSIMA LEGISLATURA; LA SECONDA CHE VOGLIA ACCORCIARE LA SUA PERMANENZA A PALAZZO CHIGI

In Consiglio dei ministri albergano due scuole di pensiero: la prima teorizza che Draghi stia lavorando per succedere a se stesso nella prossima legislatura; la seconda che Draghi voglia accorciare la sua permanenza a Palazzo Chigi nel finale di legislatura.
Queste tesi divergenti sono frutto di analisi soggettive dei rappresentati del governo, si basano sullo studio della mimica facciale del premier, sull’interpretazione di alcune sue battute, sui cambiamenti riscontrati nell’approccio metodologico dei problemi e nelle relazioni con i leader della maggioranza.
Come fossero profiler, i ministri provano a dare fondamento alle loro sensazioni, senza però avere certezze: «Perché Draghi è una sfinge».La discussione nell’esecutivo si è accesa in questa fase tumultuosa, innescata dalla scissione di Di Maio dal M5S. Un elemento elevato al rango di indizio da chi pensa che Draghi voglia continuare a far politica.
Ma la mossa del ministro degli Esteri — come aveva subito previsto un ministro del Pd — «invece di stabilizzare il quadro produrrà instabilità e si scaricherà su palazzo Chigi».
La reazione di Conte lo testimonia. Tuttavia la causa delle fibrillazioni è legata anche ad altri fattori: più si avvicina la scadenza delle urne, più i partiti avvertono la necessità di differenziarsi.
Perciò il compito del premier di tenere unita la sua larga maggioranza si è complicato: a fronte delle richieste presentate dal capo dei grillini — che il centrista Lupi definisce «un programma elettorale» — si è contrapposto per reazione il pacchetto di provvedimenti della Lega.
Il presidente del Consiglio, dopo l’incontro con Conte, è convinto di poter raggiungere un’intesa con il Movimento su una parte delle questioni che gli sono state sollevate. Mentre è preoccupato per i progetti avanzati dal Carroccio, siccome nel loro complesso avrebbero un impatto economico pesante.
A suo giudizio insostenibile per i conti pubblici. Non proprio un buon viatico in vista dell’elaborazione della Finanziaria, che rappresenterà il passaggio più complesso. A quell’appuntamento, se fosse possibile, ogni partito di governo vorrebbe arrivare con le mani libere, perché nessuno è propenso a mediare a ridosso del voto. Il fatto è che il premier non accetterebbe mai di cedere all’assalto alla diligenza. E questo accredita la teoria di chi suppone che Draghi voglia mollare.
Il paradosso è che, mentre il M5S minaccia l’immediata rottura con Palazzo Chigi, il Carroccio si limita per ora ad assediarlo con proposte molto invasive. E c’è un motivo se ha adottato questa linea. «I problemi sono nei Cinque Stelle, non nella Lega», ha sottolineato ieri il ministro Giorgetti.
Tradotto dal politichese vuol dire che Salvini non ha interesse a togliere le castagne dal fuoco a Letta, messo in difficoltà dalle manovre di Conte e impossibilitato così a costruire un’alleanza di centrosinistra competitiva. Ecco perché il segretario del Pd invoca «un governo nel pieno della sua forza per affrontare una situazione di crisi che sta peggiorando». È un modo per rivolgersi a Conte ma anche a Draghi, ed è l’unica strada per uscire dalle secche.
Lo sfrenato tatticismo di Palazzo finisce infatti per incidere sull’esecutivo. «E in questo frangente — commenta la capogruppo forzista Bernini — l’Italia ha bisogno di tutto meno che trasformare l’unità nazionale in un governo balneare». Avrà ragione Renzi quando avvisa che «la crisi non è alle porte», che «il problema è la confusione», che «tutti ma proprio tutti navigano a vista».
osì però finisce indirettamente per avvalorare la tesi di chi ritiene che Draghi si prepari a salutare. È impossibile ottenere delle prove. Ma l’altro ieri — fatto strano — il ministro Franceschini ha chiesto ai suoi uffici di verificare se i parlamentari avessero già maturato il vitalizio, ultimo ostacolo al voto anticipato: chissà se anche lui appartiene alla seconda scuola di pensiero e teme il botto.
(da il Corriere della Sera”)

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SIMON KUPER, SCRITTORE E GIORNALISTA DEL FINANCIAL TIMES: “BORIS JOHNSON E’ UN OPPORTUNISTA CHE NON CREDE IN NULLA”

Luglio 8th, 2022 Riccardo Fucile

“E’ UN NARCISISTA. LA SUA AVVENTURA POLITICA È SEMPRE STATA SOLO UN PROGETTO PERSONALE. NON HA MAI PROVATO ALCUN RISPETTO PER L’ELETTORATO CONSERVATORE. HA MANIPOLATO LA GENTE”… “HA FATTO DANNI IRREPARABILI. PRIMA DI TUTTO LA BREXIT”

Boris Johnson? «Un opportunista che non crede in nulla, che è privo di ideologia e che al massimo ha qualche debole preferenza».
Simon Kuper, scrittore e giornalista del Financial Times, ha studiato la vita, la carriera e l’ambiente in cui il premier si è formato per il libro Chums (Come una piccola casta di conservatori di Oxford ha conquistato il Regno Unito, il sottotitolo del volume): ha inquadrato il privilegio e l’indistruttibile autostima di una rete di giovani e ricchi rampolli sicuri che prima o poi sarebbero arrivati al potere.
«L’avventura politica del primo ministro – racconta – è sempre stata solo un progetto personale. Non aveva un obiettivo se non fosse quello che arrivando a Downing Street qualcuno prima o poi gli avrebbe fatto un monumento. È un narcisista».
Johnson ha caro il confronto con Winston Churchill: c’è nel Regno Unito un politico a cui è paragonabile?
«Ho letto con interesse ciò che ha scritto su Twitter Petronella Wyatt, sua ex compagna: che Boris non ha mai provato alcun rispetto per l’elettorato conservatore. Ha manipolato la gente, intenzionalmente, con la spavalderia di chi si crede superiore. Non si è curato di niente e di nessuno. In questo non esiste nella storia di questo Paese un politico paragonabile a lui».
Crede che abbia cambiato il Paese e il panorama politico per sempre?
«Ha fatto danni irreparabili. Prima di tutto la Brexit. Johnson si ostina a citarla come un traguardo ma i numeri parlano chiaro. Non ci sono vantaggi e il costo sta diventando chiaro a tutti. Johnson lo sa. Non parla più di opportunità o di Gran Bretagna globale. Servono regole più severe su chi mente al Parlamento e sui finanziamenti. Sinora ci siamo affidati a un sistema basato sul buon senso e l’onestà. Johnson ha dimostrato che non funziona».
Quali sono le sue armi segrete?
«Qui la gente prova ancora deferenza verso uomini bianchi che parlano come Boris, che hanno studiato a Eton e Oxford e che sembrano nati per comandare. Ha conquistato la gente con il senso dell’umorismo – sa essere spiritoso – e il suo ottimismo. Il premier è un uomo che in tutto ciò che fa esprime la certezza che tutto andrà bene. Se la gente ha votato per la Brexit è stato anche perché il progetto nella retorica di Johnson era accompagnato da una visione positiva del futuro, anche se falsa».
Ha fatto qualcosa di buono, secondo lei? Per cosa sarà ricordato?
«Sarà ricordato per la Brexit, ma no, non credo che abbia fatto qualcosa di positivo. Il vaccino e la pandemia? Il governo ha sprecato 37 miliardi di sterline con un sistema di tracciamento che non ha mai funzionato e che Johnson, come suo solito, ha messo in mano a una compagna di università, Dido Harding. Il vaccino lo abbiamo avuto grazie a Kate Bingham, non a lui. Il sostegno all’Ucraina? L’avrebbe fatto qualsiasi premier britannico».
Cosa farà ora Johnson?
«È nato per essere un intrattenitore. Tornerà a dedicarsi al progetto che gli sta più caro: il suo successo. È un narcisista. Non lo immagino felice in campagna con moglie e figli. Non ha mai prestato grande attenzione alla famiglia. Credo che con le sue dimissioni sia finita l’epoca degli etoniani».
(da il Corriere della Sera)

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FIRENZE, CHIESTO IL PROCESSO PER IL TIFOSO CHE HA MOLESTATO LA GIORNALISTA GRETA BECCAGLIA IN DIRETTA

Luglio 8th, 2022 Riccardo Fucile

NELL’INCHIESTA C’E’ ANCHE UN ALTRO INDAGATO

La procura di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio per Andrea Serrani, che molestò la giornalista Greta Beccaglia mentre era in diretta dall’esterno dello stadio di Empoli.
I fatti risalgono al 27 novembre 2021 e si giocava Empoli-Fiorentina. Serrani di mestiere fa il ristoratore ed abita nelle Marche.
Per i pm, come riporta oggi il Corriere Fiorentino, che ha chiuso le indagini, quella di Serrani non fu una semplice bravata e per questo ne ha chiesto il rinvio a giudizio. Beccaglia , 27 anni, assistita dall’avvocato Leonardo Masi, si costituirà parte civile nell’eventuale processo.
Nell’inchiesta c’è anche un altro indagato: un tifoso toscano di 45 anni, che, sempre quella sera avrebbe importunato verbalmente la giornalista. È stato identificato grazie alle telecamere interne dello stadio e per lui è già scattato il Daspo: non potrà entrare allo stadio per due anni.
Gli investigatori della Digos, incrociando il video della molestia con i filmati delle telecamere di sorveglianza dello stadio e dei tornelli, riuscirono a individuare Serrani. «Avevamo perso e ho fatto quel gesto per stizza e per goliardia. Non è un atto di sessismo», si giustificò il ristoratore. Poi anche per lui, il questore di Firenze firmò un Daspo. Ora rischia anche il processo.
(da agenzie)

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LA RESISTENZA UCRAINA HA DOVUTO AFFRONTARE DIFFICOLTÀ LOGISTICHE ENORMI PERCHÉ HA OTTENUTO DALL’OCCIDENTE MEZZI DI ORIGINE E TIPO DIVERSI (SETTE MODELLI SOLO PER I CANNONI) E ALTRI CHE RICHIEDEVANO UN TRAINING SPECIFICO

Luglio 8th, 2022 Riccardo Fucile

IL 22% DELL’AREA COLTIVABILE UCRAINA È IN MANI RUSSE. UN CONTROLLO CHE SI AGGIUNGE A QUELLO DELLA FASCIA COSTIERA CON IL BLOCCO ALL’EXPORT DI GRANO

Per la prima volta, dopo settimane, Zelensky afferma che le nuove armi inviate dalla Nato hanno un impatto maggiore sul terreno. Ne sono arrivate di più e di qualità, a cominciare da una decina di lanciarazzi a lungo raggio Himars.
Con questi sistemi le sue truppe hanno bersagliato con successo ferrovie, linee di comunicazioni, ma soprattutto depositi.
E, secondo fonti dell’intelligence, nella regione di Zaporizhzhia i timori degli invasori come dei loro simpatizzanti sarebbero aumentati proprio per l’effetto dei colpi subiti.
Se sia merito solo degli Himars – sempre pochi rispetto ai 300 chiesti – o dell’artiglieria è difficile dirlo, di sicuro Kiev vuol ribadire che la disponibilità di materiale bellico adeguato può incidere.
Gli esperti riconosco l’importanza degli apparati, evidenziano come la resistenza abbia dovuto affrontare guai logistici giganteschi perché ha ottenuto mezzi di origine e tipo diversi (sette modelli solo per i cannoni), e altri che richiedevano un training specifico da condurre mentre la Russia premeva nel Donbass.
Ora gli ucraini si stanno adattando, hanno bisogno di tempo e anche gli alleati devono coordinarsi meglio per garantire scorte sufficienti. Gli aiuti devono essere sempre più mirati in modo da poter sostenere le prossime sfide.
Le unità di Mosca, forse, hanno deciso di prendere respiro dopo i successi sull’asse Severodonetsk-Lysychansk. Analisti occidentali hanno annotato una possibile pausa operativa: ci sono blindati da riparare, plotoni da ricostituire, rimpiazzi da aggiungere.
Dove è possibile lo Stato Maggiore si affida ai treni – insostituibili per l’Armata – alla mobilitazione parallela, allo spostamento di qualche battaglione. Tutto ciò non significa certo una tregua.
Ci sono state operazioni – alcune stoppate dai difensori – possibili manovre per preparare un assalto massiccio a Sloviansk, i bombardamenti da lontano, gli attacchi con missili e caccia.
È stata presa di mira l’Isola dei Serpenti dopo che gli ucraini hanno issato la loro bandiera con un messaggio di sfida rivolto all’avversario.
A chiudere una notizia strategica. Uno studio della Nasa ha stabilito che il 22 per cento dell’area coltivabile ucraina è oggi nelle mani della Russia. Un controllo che si aggiunge a quello esercitato lungo la fascia costiera bloccando l’export di grano così fondamentale per l’economia di Kiev.
(da il Corriere della Sera)

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G20, LAVROV SE NE VA DOPO IL RIFIUTO DI BLINKEN DI INCONTRARLO

Luglio 8th, 2022 Riccardo Fucile

POI SI LAMENTA PERCHE’ GLI STATI CIVILI “CI CHIAMANO AGGRESSORI”

Ha preso il via il G20 dei ministri degli Esteri a Bali, in Indonesia. Ma quello russo, Sergej Lavrov, ha fatto sapere che salterà le sessioni del pomeriggio e la cena ufficiale della sera.
«Non correrò dietro Washington» ha detto spiegando che la causa è il suo omologo statunitense Antony Blinken che si è rifiutato di avere un incontro con lui a margine di una riunione del G20. «Non siamo noi che abbiamo abbandonato i contatti, sono gli Stati Uniti», ha detto Lavrov alla stampa. Ma gli Usa non vedono dialoghi all’orizzonte finché la Russia continuerà gli attacchi in Ucraina.
Un approccio che Lavrov denuncia e che, per questo motivo, ha deciso di chiudere le porte agli incontri di oggi. Ha invece accolto in modo favorevole la neutralità del paese che ospita l’evento, l’Indonesia, e ha riferito ai giornalisti che, nonostante l’atteggiamento degli altri Paesi, quella di stamattina è stata una «discussione utile».
Questo però non basta a far presenziare Lavrov. «I nostri partner occidentali hanno cercato di evitare di parlare di questioni economiche globali. Appena hanno parlato, si sono lanciati quasi subito in una frenetica critica alla Russia sulla situazione in Ucraina, chiamandoci aggressori». Nel corso degli incontri i ministri occidentali hanno ribadito la richiesta fatta dall’inizio della guerra: raggiungere un accordo pacifico.
(da agenzie)

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SONDAGGI, MEDIA YOUTREND DELLA SETTIMANA: SALGONO PD E FORZA ITALIA, SCENDONO FDI, LEGA, M5S E AZIONE

Luglio 8th, 2022 Riccardo Fucile

FDI 22,5%, PD 21,8%, LEGA 14,5%, M5S 10,7%, FORZA ITALIA 8,3%, AZIONE+EUROPA 4,5%

Tra il braccio di ferro con il governo e l’addio del ministro degli Esteri, per il Movimento 5 Stelle non è un periodo di alti consensi.
A certificarlo è il sondaggio Supermedia/Youtrend secondo cui, rispetto all’ultima rivelazione del 23 giugno, il partito di Giuseppe Conte dopo la scissione di Luigi Di Maio perde l’1,6 per cento e si attesa al 10,7. Insieme per il futuro, il nuovo gruppo del titolare della Farnesina alla Camera e al Senato, i consensi si aggirano tra l’1 e il 3 per cento.
Ma dopo il flop del centrodestra ai ballottaggi delle amministrative emerge anche un altro dato: la Lega (complice anche i dissidi tra governisti e Salvini) arretra rispetto a Fratelli d’Italia.
Il partito di Giorgia Meloni resta infatti al vertice delle preferenze con il 22,5% (perde lo 0,1), mentre il Carroccio arranca dietro al Pd (che con il 21,8 per cento guadagna lo 0,4) e cala dello 0,4% fermandosi al 14,5 per cento dei consensi.
Sotto al M5S c’è, invece, Forza Italia: il partito di Silvio Berlusconi guadagna comunque lo 0,3 per cento e si attesta all’8,3%, unico partito del centrodestra a salire nelle preferenze.
Tra i partiti sotto al 3 per cento il sondaggio di Supermedia/Youtrend registra un leggerissimo aumento delle preferenze (+0,2%) di Italexit di Gianluca Paragone (che arriva al 2,6%), dei Verdi (2,2%) e di Sinistra Italiana (2,1 per cento).
Sopra la soglia del 3% +Europa/Azione, che però cala dello 0,3 e scende al 4,5 per cento.
(da agenzie)

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YAMAGANI TETSUYA, CHI E’ L’UOMO ACCUSATO DI AVER SPARATO ALL’EX PREMIER SHINZO ABE

Luglio 8th, 2022 Riccardo Fucile

E’ UN EX MILITARE DI 42 ANNI, L’ARMA USATA SAREBBE ARTIGIANALE

Si chiama Yamagami Tetsuya, ha 42 anni ed è residente a Nara l’uomo accusato di aver sparato all’ex premier Shinzo Abe durante un comizio.
L’assalitore è un militare, membro della marina delle forze di autodifesa giapponesi, secondo quanto ha reso noto l’emittente Fuji Tv. È stato arrestato immediatamente.
Secondo i testimoni oculari si sarebbe avvicinato ad Abe da dietro mentre l’ex premier stava pronunciando il suo discorso in sostegno della candidatura di Kei Sato.
Il primo colpo che l’assalitore ha sparato, un minuto dopo l’inizio del discorso, non sembra aver colpito nessuno. Dopo il secondo Abe si è accasciato al suolo. Non ha mostrato segni di vita dopo l’attentato, secondo i media nipponici.
È ancora mistero sul movente dell’attentato. Pare che l’uomo abbia usato un’arma fatta in casa. Più precisamente, si tratterebbe di una doppietta a canne mozze di fattura artigianale.
Secondo l’agenzia di stampa Agi dietro potrebbe esserci il fanatismo religioso. Due giorni fa ricorreva il quarto anniversario della morte di Shoko Asahara, pseudonimo di Chizuo Matsumoto, criminale giapponese, uno dei fondatori del nuovo movimento religioso giapponese Aum Shinrikyo. Nel 2004 Asahara era stato riconosciuto colpevole di essere stato mente e mandante dell’attentato alla metropolitana di Tokyo del 1995.
La condanna a morte del capo della setta venne eseguita l’8 luglio 2018, quando al governo c’era Shinzo Abe. L’attentatore di oggi potrebbe aver agito per vendetta.
Ma, al momento dicono i media giapponesi, è solo un’ipotesi. L’uomo avrebbe deciso a uccidere Abe perché «insoddisfatto per l’operato dell’ex capo politico», secondo quanto ha riferito lui stesso agli inquirenti.
(da agenzie)

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