Luglio 15th, 2022 Riccardo Fucile
SCOMPAIONO ANCHE I SOLDI IN PIU’ IN BUSTA PAGA PER I LAVORATORI E GLI AIUTI AL CAROVITA
Spread in salita, rendimento del Btp decennale a 3,34%. E la Borsa di Milano, maglia nera d’Europa, che brucia 17 miliardi.
Anche se per l’addio ufficiale si dovrà attendere mercoledì 20 luglio, la caduta del governo Draghi ha già cominciato a provocare una piccola tempesta sui mercati. Nella quale a pagare il prezzo più alto sono le banche.
Ma l’addio del premier a Palazzo Chigi si porta dietro anche molte incognite su un’altra borsa: quella della spesa.
Perché a questo punto non si sa che fine farà il decreto “corposo” che doveva portare un taglio del cuneo fiscale pari a 100-150 euro in più nelle buste paga. Così come gli aiuti su bollette e benzina. E i tagli (annunciati) dell’Iva. Mentre l’inflazione continua la sua corsa. Impoverendo il portafogli degli italiani.
Spread e Credit Default Swap
Con ordine. Lo spread è il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e tedeschi. Ieri ha chiuso intorno a 220, oggi ci si aspetta uno scatto ancora superiore. Il dato è importante perché definisce la fiducia nei confronti del paese. E una sua crescita è una brutta notizia. Ma c’è anche un altro modo per valutare il rischio-paese. Ovvero guardare il prezzo dei Credit Default Swap (Cds). Si tratta delle “polizze assicurative” contro il (teorico) default di un paese. Spiega oggi il Sole 24 Ore che esistono due tipologie di Cds: quelli che coprono chi li acquista dal default e quelli che coprono anche dal rischio di ridenominazione del debito. Ovvero, nel caso dell’Italia, quelli che proteggono gli investitori da un’uscita dall’euro.
Ieri, fa sapere il quotidiano, sono salite entrambe le tipologie. Ma molto di più i secondi: i vecchi Cds hanno aumentato il premio da 72 a 77 punti base. Oggi quindi bisogna pagare lo 0,77% per assicurarsi dal rischio-default. I nuovi Cds invece sono cresciuti da 148 a 161. Si tratta ancora di livelli contenuti. Ma è un segnale d’allarme piuttosto chiaro. Da segnalare infine le tensioni sulle banche. Ieri tutte le maggiori (Unicredit, Intesa, Mps) hanno perso tra il 7 e il 5,5%. Ma c’è chi, come Bpm, ha perso il 12% da lunedì. Questo potrebbe essere un segnale. Visto che lo scudo della Bce è in arrivo, la speculazione sui buoni del Tesoro è complicata. Quello sui titoli succedanei del rischio-paese no.
Mutui, inflazione, bollette e benzina
Già oggi l’Italia deve subire il record dell’inflazione. Mentre i mutui sono in crescita per l’aumento dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea. A fine mese il governo avrebbe dovuto varare un decreto con tagli alle bollette per i meno abbienti e proroghe dello sconto sulle accise della benzina. Si attendeva l’estensione al terzo trimestre del cosiddetto bonus bollette riconosciuto nella misura del 15% dei maggiori costi sostenuti dalle piccole aziende e attività che consumano fino a 16,5 Kw. Mentre il taglio di 30 centesimi al litro oggi è garantito fino al 2 agosto. In attesa di sapere che fine farà la crisi di governo, è lecito attendersi che queste scadenze non verranno rispettate. Anche per i tempi tecnici necessari a varare eventualmente un nuovo esecutivo.
C’è poi il taglio del cuneo fiscale.
Avrebbe dovuto portare tra i 100 e i 150 euro in più nelle tasche degli italiani. In attesa della riforma promessa con la legge di bilancio 2023. Con la nuova rimodulazione del cuneo i vantaggi sarebbero stati estesi fino a 35 mila euro, con un aumento nelle buste paga che dovrebbe attestarsi sui 1.200 euro all’anno in media. Ovvero circa 100 euro in più al mese. Di queste norme si perderanno le tracce. Così come del salario minimo e del Trattamente Economico Complessivo (Tec) che avrebbe dovuto ridurre la precarietà e gli stipendi da fame.
L’Iva e il Pnrr
Infine ci sono l’Iva e il Recovery Plan. Nei giorni scorsi, ricorda oggi il Resto del Carlino, la viceministra dell’Economia Laura Castelli aveva detto che il governo aveva intenzione di ridurre l’imposta sul valore aggiunto sui beni della grande distribuzione per andare incontro ai problemi delle famiglie. La riduzione di un punto percentuale sulle aliquote ordinarie e agevolate avrebbe prodotto un risparmio di 4,5 miliardi nell’acquisto dei beni da parte degli italiani. Sul Pnrr, nel primo semestre il governo è riuscito a tagliare 45 dei 100 traguardi previsti per il 2022. Ma ora bisognerebbe correre per raggiungere tutti gli altri obiettivi e arrivare al 31 dicembre con le carte in regola. In bilico c’è una tranche di 22 miliardi.
(da Open)
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Luglio 15th, 2022 Riccardo Fucile
DRAGHI VERSO L’ADDIO MERCOLEDI’ CON ELEZIONI A OTTOBRE
«Per me questa esperienza è esaurita. Non ci sono le condizioni per
andare avanti». E ancora: «Non avrei più l’agibilità politica per proseguire». Nei due colloqui al Quirinale Mario Draghi è stato chiarissimo con Sergio Mattarella sulla crisi di governo.
Tanto chiaro che le dimissioni respinte dal Colle potrebbero cambiare poco o nulla: i suoi collaboratori sono già al lavoro per il discorso di mercoledì 20 luglio. Nel quale confermerà il rifiuto ad andare avanti in ogni caso.
Dal Quirinale parlano di «totale identità di vedute» tra i due e di nessun contrasto con il presidente della Repubblica. I retroscena raccontano una storia diversa. E puntano sulla caduta definitiva mercoledì. Con le elezioni il 10 ottobre sullo sfondo.
La cronistoria
Prima di tutto la cronistoria. Il presidente della Repubblica riceve per la prima volta al Quirinale il presidente del Consiglio quando è ancora in corso la seconda chiama al Senato. L’agenzia di stampa Ansa parla di un colloquio «teso, a tratti anche ruvido». Le dimissioni il premier ce le ha già in tasca. E a Mattarella spiega che i ricatti e i distinguo della maggioranza di unità nazionale non possono continuare. Il primo colloquio è interlocutorio: il Senato intanto gli conferma la fiducia, la crisi di governo è extraparlamentare, il Cdm sconvocato viene riconvocato per le 18, quando le Borse sono chiuse.
Draghi prende la parola solo per leggere la dichiarazione che viene subito dopo diffusa alla stampa. Il patto di fiducia è venuto meno, dice ai ministri, non si può più continuare. Il tempo di ricevere un applauso e il premier lascia la sala della riunione. Intanto parte un battibecco tra il dem Andrea Orlando e il tecnico Cingolani. Per il secondo, il primo è stato troppo tenero con Conte e il M5s. Intanto il premier sale di nuovo al Colle e stavolta consegna le dimissioni. Che Mattarella respinge, anche nella speranza che alcuni giorni di ulteriore riflessione, anche da parte dei partiti, possano portare a un esito diverso che eviti la fine della legislatura. Una «cesura» chiara, e poi un Draghi bis, peraltro, era uno dei suggerimenti lanciati dal leader Iv Matteo Renzi, che aveva richiamato in Aula alla responsabilità non solo i partiti, ma anche il premier.
I retroscena
Fin qui la cronaca. I retroscena invece raccontano anche qualcos’altro. Il colloquio tra i due è teso e il rapporto ormai logorato, scrive il Fatto Quotidiano. Secondo fonti di governo Draghi avrebbe proposto a Mattarella Daniele Franco come suo successore, proprio mentre i giornali raccontavano dell’intramontabile Ipotesi Amato. Il rinvio alle Camere è una cortesia istituzionale che però potrebbe essere inutile. Visto che Draghi vorrebbe confermare le dimissioni e definirle “irrevocabili” nel suo discorso prima del voto. E La Stampa spiega che il problema, per Draghi, non è solo il M5s. Il fatto che Matteo Salvini abbia chiesto uno scostamento di bilancio pari a 50 miliardi viene visto come una provocazione. Draghi non vuole «mettere in gioco un’affidabilità, una reputazione» che si è costruito in questi anni.
E quando gli fanno sapere che il Movimento è pronto a sventolare “Il Papeete di Draghi” – ovvero proprio il titolo del Fatto Quotidiano di oggi – non si spaventa: «Dovevano pensarci prima», è il virgolettato riportato. Il capo del governo è «disgustato» dai «ripensamenti tardivi» e da «bizantinismi e alchimie».
Dopo il viaggio in Algeria ci sarà quindi il vertice intergovernativo, che è confermato ma potrebbe essere condensato in una sola giornata. Quindi arriverà il definitivo showdown, scommettono tutti a Palazzo Chigi. Dopo le comunicazioni in Parlamento, il presidente del Consiglio dovrebbe annunciare di voler salire nuovamente al Quirinale per dimettersi. Bloccando così il voto parlamentare sul suo intervento. Poi toccherà a Mattarella decidere. Con le urne sullo sfondo.
La spinta a un ripensamento
Il quirinalista Marzio Breda sul Corriere della Sera entra ancora più nel dettaglio. E spiega che il primo colloquio è servito a Mattarella proprio per spingere Draghi a un ripensamento. «Capisco le difficoltà e comprendo le ragioni che mi hai elencato. La scelta è tua, ma ti invito a rifletterci su ancora. Dopotutto non sei stato sfiduciato. Le dimissioni mettiamole da parte fino a mercoledì. Pensaci. Poi vai in Parlamento a valutare la situazione, per doverosa trasparenza. Io spero che tu cambi idea», è il virgolettato attribuito al Capo dello Stato. Le parole di Draghi però non hanno lasciato molti spiragli: «Presidente, mi dimetto. Ma non per farmi riaffidare l’incarico. Lascio e basta. Definitivamente. Mi dispiace». E ancora: «Non ha senso che io insista a farmi logorare».
Storie tese nel M5s
Repubblica spiega che il percorso costruito da Mattarella per parlamentarizzare la crisi ha un chiaro sottotesto. Ovvero che si trova un accordo per riprendere da dove si è interrotto o si va al voto. Non si tratta solo di un messaggio implicito nella scelta del Quirinale di respingere le dimissioni e rimandare il premier alle Camere. Per il quotidiano Mattarella non vede come delle forze incapaci di riaggregarsi intorno a Draghi possano in pochi giorni trovare programmi e convinzione per farlo su una soluzione alternativa. E quindi chi si sfila deve sapere quali saranno le conseguenze.
Intanto l’agenzia di stampa AdnKronos parla di nervi tesi alla riunione del Consiglio nazionale M5S, durato quasi tre ore e aggiornato a oggi. Bocche cucite dai membri dell’organismo pentastellato, ma alcuni presenti raccontano all’agenzia di momenti di grande tensione. «Meglio dormirci su, sennò finisce male», taglia corto uno dei partecipanti lasciando l’incontro. Poche parole dal leader del Movimento Conte, che ha lasciato la sede di via di Campo Marzio inseguito dai cronisti: «Ci siamo confrontati e abbiamo preso atto delle dimissioni del presidente Draghi. Ha preso questa decisione e ne prendiamo atto. Ci aggiorniamo domani».
(da Open)
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Luglio 15th, 2022 Riccardo Fucile
LA 23ENNE CAMPIONESSA DI PALLAVOLO RACCONTA GLI EPISODI DI RAZZISMO SUBITI QUANDO AVEVA 14 ANNI… ORA CHE E’ FAMOSA SONO DIVENTATI TUTTI GENTILI, TIPICO DEI SERVI RAZZISTI
“Avevo 14 anni e i genitori delle ragazze dell’altra squadra iniziarono a insultarmi: frasi razziste, cattive, davanti alle loro figlie. Un ricordo orribile. Certe meschinità sono difficili da ingoiare”: Paola Egonu racconta a Oggi del razzismo vissuto sulla propria pelle, che ha l’unica colpa di essere scura.
“È brutto – spiega la 23enne pallavolista della Nazionale – ma io sono arrivata a odiare il Veneto. Ora la gente invece è più aperta, e sono felice quando torno a casa e finalmente sto a mio agio”.
Con le sue compagne di squadra è arrivata in semifinale della Nations League, un traguardo mai raggiunto dall’Italia da quando il torneo si chiama così (cioè dal 2017). Nei quarti contro la Cina Egonu ha realizzato 36 punti rimarcando ancora di più la sua centralità all’interno della squadra.
Un successo che le ha permesso, in parte, di non essere più vittima di episodi di discriminazione: “A me non capita più di subire torti – spiega – ma succede ai miei cari: mi indigno e soffro per loro. Qualche tempo fa mia mamma ha preso un caffè in un bar. Le hanno allungato una tazzina fredda, che stava sul bancone, fatta per qualcun altro. Ha protestato. La risposta è stata odiosa: ‘Se vuoi ti bevi quello’. Con un bianco non si sarebbero permessi”.
E sul suo coming out: “Mi hanno fatto una domanda e ho risposto con sincerità. Finita l’intervista la mia agente mi ha detto: ‘Ma ti sei resa conto di quello che hai appena detto?’ Ho chiamato i miei genitori: all’inizio si sono irrigiditi, ma poi hanno accettato la situazione. Ho spiegato loro che a me piacciono le persone, e il genere mi interessa poco”. “Sono innamorata di un ragazzo – conclude – e mi è sembrato del tutto normale. Adesso, sì, sono innamorata, felice e spaventata. Controllo frustrazioni, rabbia, dolore, ma l’emozione che mi dà questa persona è così forte… Non mi chieda se è un uomo o una donna, non ha importanza”.
(da NextQuotidiano)
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Luglio 15th, 2022 Riccardo Fucile
“CI SONO MODI E MODI DI PARLARE E DI FARE POLITICA”… CARA ELODIE, GIORGIA URLA NON PERCHE’ E’ INCAZZATA, MA SOLO PER NASCONDERE IL NULLA CHE RAPPRESENTA, E’ SOLO UN’ATTRICE CARATTERISTA BEN PAGATA
Intervistata da Peter Gomez a La Confessione, Elodie torna sulla polemica
con Giorgia Meloni che fece seguito al discorso della leader di Fratelli d’Italia pronunciato a Marbella durante la convention del partito spagnolo di estrema destra Vox. “Vedo una donna molto arrabbiata. Anche io sono arrabbiata, ma vado in terapia”, disse la cantante in un colloquio con il Corriere della Sera.
Oggi commenta: “Non ha cose più importanti da fare, come gestire un Paese, cose più importanti da fare che stare a decidere cosa è giusto o sbagliato per le persone. Non sta a te, non sei Dio, non ti ci avvicini nemmeno. Questo è quello che mi disturba di più del fascismo. Possiamo avere idee diverse, vedere la vita in modo diverso, ma non c’è bisogno di tutto quel livore, quella cattiveria incazzata. Stai calma. Posso capire che dici ‘Io sono lontana da quel modo di vedere la vita’, però non te ne frega un ca**o, ci sta. Non viviamo nella montagna del sapone, ognuno ha la sua vita e il suo modo di vedere le cose, però ci sono modi e modi di dirle, di parlare e di fare politica. Non credo che sia questo il modo giusto, dovremmo anzi capire come convivere tutti insieme nelle nostre diversità”.
Gomez le chiede se si sia spiegata il successo politico in termini di consensi di Meloni. Elodie gli risponde: “Perché la gente ha paura, non ha il coraggio i fare un passo verso gli altri, è più semplice additare e scagliarsi verso il prossimo per frustrazioni che non riguardano la vita degli altri ma il nostro modo di vivere. Parlare con noi stessi, capire quali siano i nostri problemi, è molto più facile prendersela con i neri, con i gay”.
(da NextQuotidiano)
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