Luglio 8th, 2022 Riccardo Fucile
POI SI LAMENTA PERCHE’ GLI STATI CIVILI “CI CHIAMANO AGGRESSORI”
Ha preso il via il G20 dei ministri degli Esteri a Bali, in Indonesia. Ma quello russo, Sergej Lavrov, ha fatto sapere che salterà le sessioni del pomeriggio e la cena ufficiale della sera.
«Non correrò dietro Washington» ha detto spiegando che la causa è il suo omologo statunitense Antony Blinken che si è rifiutato di avere un incontro con lui a margine di una riunione del G20. «Non siamo noi che abbiamo abbandonato i contatti, sono gli Stati Uniti», ha detto Lavrov alla stampa. Ma gli Usa non vedono dialoghi all’orizzonte finché la Russia continuerà gli attacchi in Ucraina.
Un approccio che Lavrov denuncia e che, per questo motivo, ha deciso di chiudere le porte agli incontri di oggi. Ha invece accolto in modo favorevole la neutralità del paese che ospita l’evento, l’Indonesia, e ha riferito ai giornalisti che, nonostante l’atteggiamento degli altri Paesi, quella di stamattina è stata una «discussione utile».
Questo però non basta a far presenziare Lavrov. «I nostri partner occidentali hanno cercato di evitare di parlare di questioni economiche globali. Appena hanno parlato, si sono lanciati quasi subito in una frenetica critica alla Russia sulla situazione in Ucraina, chiamandoci aggressori». Nel corso degli incontri i ministri occidentali hanno ribadito la richiesta fatta dall’inizio della guerra: raggiungere un accordo pacifico.
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2022 Riccardo Fucile
FDI 22,5%, PD 21,8%, LEGA 14,5%, M5S 10,7%, FORZA ITALIA 8,3%, AZIONE+EUROPA 4,5%
Tra il braccio di ferro con il governo e l’addio del ministro degli Esteri, per il
Movimento 5 Stelle non è un periodo di alti consensi.
A certificarlo è il sondaggio Supermedia/Youtrend secondo cui, rispetto all’ultima rivelazione del 23 giugno, il partito di Giuseppe Conte dopo la scissione di Luigi Di Maio perde l’1,6 per cento e si attesa al 10,7. Insieme per il futuro, il nuovo gruppo del titolare della Farnesina alla Camera e al Senato, i consensi si aggirano tra l’1 e il 3 per cento.
Ma dopo il flop del centrodestra ai ballottaggi delle amministrative emerge anche un altro dato: la Lega (complice anche i dissidi tra governisti e Salvini) arretra rispetto a Fratelli d’Italia.
Il partito di Giorgia Meloni resta infatti al vertice delle preferenze con il 22,5% (perde lo 0,1), mentre il Carroccio arranca dietro al Pd (che con il 21,8 per cento guadagna lo 0,4) e cala dello 0,4% fermandosi al 14,5 per cento dei consensi.
Sotto al M5S c’è, invece, Forza Italia: il partito di Silvio Berlusconi guadagna comunque lo 0,3 per cento e si attesta all’8,3%, unico partito del centrodestra a salire nelle preferenze.
Tra i partiti sotto al 3 per cento il sondaggio di Supermedia/Youtrend registra un leggerissimo aumento delle preferenze (+0,2%) di Italexit di Gianluca Paragone (che arriva al 2,6%), dei Verdi (2,2%) e di Sinistra Italiana (2,1 per cento).
Sopra la soglia del 3% +Europa/Azione, che però cala dello 0,3 e scende al 4,5 per cento.
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2022 Riccardo Fucile
E’ UN EX MILITARE DI 42 ANNI, L’ARMA USATA SAREBBE ARTIGIANALE
Si chiama Yamagami Tetsuya, ha 42 anni ed è residente a Nara l’uomo accusato di aver sparato all’ex premier Shinzo Abe durante un comizio.
L’assalitore è un militare, membro della marina delle forze di autodifesa giapponesi, secondo quanto ha reso noto l’emittente Fuji Tv. È stato arrestato immediatamente.
Secondo i testimoni oculari si sarebbe avvicinato ad Abe da dietro mentre l’ex premier stava pronunciando il suo discorso in sostegno della candidatura di Kei Sato.
Il primo colpo che l’assalitore ha sparato, un minuto dopo l’inizio del discorso, non sembra aver colpito nessuno. Dopo il secondo Abe si è accasciato al suolo. Non ha mostrato segni di vita dopo l’attentato, secondo i media nipponici.
È ancora mistero sul movente dell’attentato. Pare che l’uomo abbia usato un’arma fatta in casa. Più precisamente, si tratterebbe di una doppietta a canne mozze di fattura artigianale.
Secondo l’agenzia di stampa Agi dietro potrebbe esserci il fanatismo religioso. Due giorni fa ricorreva il quarto anniversario della morte di Shoko Asahara, pseudonimo di Chizuo Matsumoto, criminale giapponese, uno dei fondatori del nuovo movimento religioso giapponese Aum Shinrikyo. Nel 2004 Asahara era stato riconosciuto colpevole di essere stato mente e mandante dell’attentato alla metropolitana di Tokyo del 1995.
La condanna a morte del capo della setta venne eseguita l’8 luglio 2018, quando al governo c’era Shinzo Abe. L’attentatore di oggi potrebbe aver agito per vendetta.
Ma, al momento dicono i media giapponesi, è solo un’ipotesi. L’uomo avrebbe deciso a uccidere Abe perché «insoddisfatto per l’operato dell’ex capo politico», secondo quanto ha riferito lui stesso agli inquirenti.
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2022 Riccardo Fucile
PRIMO CAPO DI GOVERNO NATO DOPO LA GUERRA, E’ IL PREMIER DI PIU’ LUNGA DURATA (DAL 2012 AL 2020)
Basterebbero due elementi per spiegare la portata storica della figura di
Shinzo Abe, gravemente ferito poche ore fa da un attentatore mentre svolgeva un comizio politico a Nara.
È stato il primo capo del governo giapponese nato dopo la guerra (la terribile cesura della storia nipponica) nel 1954; ed è stato il premier di più lunga durata del Giappone democratico dal 2012 al 2020, dopo un breve mandato di un anno nel 2006.
Ma è stato anche il leader che ha legato il suo nome a una politica economica, la Abenomics
Fondata sull’intreccio tra politica monetaria, fiscale e di sostegno alla crescita economica, la Abenomics ha fatto uscire il Giappone da una difficile e prolungata fase di depressione economica.
In parlamento dal 1993, Abe è stato leader del partito liberale per tutto il periodo di governo.
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2022 Riccardo Fucile
ARRESTATO EX MILITARE
L’ex primo ministro giapponese Shinzo Abe è morto. Raggiunto da due colpi di arma da fuoco durante un evento elettorale nella regione di Nara. Abe non mostrava segnali vitali subito dopo essere stato colpito alla schiena mentre stava pronunciando il suo discorso a sostegno di un candidato del Partito Liberal Democratico in vista delle elezioni per la Camera alta di domenica 10 luglio.
Abe è stato ferito da due colpi sparati a distanza ravvicinata, a tre secondi l’uno dall’altro, mentre era in piedi su un piccolo podio e parlava in pubblico, in mezzo alla strada
L’ex primo ministro aveva iniziato a parlare da pochi minuti, quando si è sentito il rumore di colpi di arma da fuoco, hanno riferito l’emittente nazionale NHK e l’agenzia di stampa Kyodo. Abe, 67 anni, si è accasciato e perdeva sangue dal collo. Trasportato in ospedale, è morto poche ore dopo l’aggressione.
Abe, il primo ministro più longevo del Giappone, è stato in carica nel 2006 per un anno e di nuovo dal 2012 al 2020.
Un uomo è stato arrestato. Si tratta di un 41enne: Tetsuya Yamagami, residente del posto. L’uomo, secondo l’emittente pubblica Nhk, avrebbe confessato: ha detto alla polizia che era frustrato da Shinzo Abe e per questo voleva ucciderlo. Secondo la polizia, l’attentatore era deciso a uccidere Abe perché “insoddisfatto per l’operato dell’ex capo politico”.
Yamagami Tetsuya ha affermato di non avere sparato all’ex premier per motivi politici. Lo ha dichiarato la polizia: “Non è un rancore contro le convinzioni politiche dell’ex primo ministro Shinzo Abe”, ha detto l’uomo, citato dall’agenzia Kyodo
Stando a un’immagine ripresa dai media giapponesi, l’uomo che aveva nascosto l’arma infilandola dentro quello che sembra una sorta di obiettivo fotografico. L’attentatore, maglietta, pantaloni militari con le tasche, e mascherina sul volto, è stato arrestato e portato via da quattro agenti, mentre a pochi metri di distanza uomini dello staff tentavano di rianimare l’ex premier. La polizia ha perquisito l’abitazione dell’aggressore.
Il presunto assalitore, secondo quanto riferito dall’emittente Fuji Tv, sarebbe un militare, membro dell’autodifesa marittima della Japan Self-Defense Forces, la Jietai. La televisione pubblica Nhk ha spiegato che è stato identificato come Tetsuya Yamagami, 41 anni, residente a Nara. Secondo testimoni oculari, si sarebbe avvicinato da dietro mentre l’ex premier stava pronunciando il suo discorso. Il primo colpo che l’assalitore ha sparato, un minuto dopo l’inizio del discorso, non sembra aver colpito nessuno. Dopo il secondo, Shinzo Abe si è accasciato al suolo. La notizia del discorso dell’ex leader del Partito Liberaldemocratico a Nara era stata data solo ieri sera. Yamagami ha utilizzato una specie di doppietta a canne corte di fattura artigianale, nascosta in una borsa. L’aggressore ha eluso la sorveglianza degli agenti di sicurezza e si è avvicinato all’ex premier. In seguito l’uomo ha tentato di allontanarsi, finendo per essere poi bloccato dalla polizia.
Sospesa la campagna elettorale
Anche i partiti di opposizione hanno deciso di fermare la campagna elettorale in segno di solidarietà e di tornare nella capitale.
Le reazioni internazionali alla notizia dell’attentato
Gli Stati Uniti sono “profondamente preoccupati” per l’attentato contro Shinzo Abe, ha dichiarato il Segretario di Stato Usa, Antony Blinken. “Siamo in attesa di notizie dal Giappone. Questo è un momento molto, molto triste”, ha affermato il Segretario di Stato americano, Antony Blinken, dopo aver appreso, dalla riunione dei ministri degli Esteri del G20 a Bali, della notizia dell’attentato contro l’ex Premier giapponese Shinzo Abe. “I nostri pensieri, le nostre preghiere, sono per lui, per la sua famiglia, per i giapponesi”, ha aggiunto
Il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, si è detto “profondamente scioccato” dall’attacco “atroce” all’ex premier gipponese e ha assicurato che l’Alleanza, di cui Tokyo è uno stretto alleato, “è al fianco” dei giapponesi e del loro governo.
“Il Governo italiano esprime la sua ferma condanna per l’attentato a Shinzo Abe. L’Italia è vicina ad Abe e al popolo giapponese in questo momento drammatico”, si legge in una nota del presidente del Consiglio, Mario Draghi.
“Assolutamente inorridito e rattristato nel sentire dello spregevole attacco a Shinzo Abe. I miei pensieri sono con la sua famiglia e i suoi cari”, ha scritto su Twitter il premier britannico uscente Boris Johnson commentando l’attentato.
Affida il dolore a un tweet anche il presidente francese, Emmanuel Macron, che invia “pensieri alla famiglia e alle persone vicine ad un grande primo ministro. La Francia – aggiunge – è al fianco del popolo giapponese”.
“Caro Shinzo Abe resisti! I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con la tua famiglia e il con il popolo giapponese”, scrive in un tweet la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel si è detto “scioccato e rattristato dal vile attacco a Shinzo Abe mentre svolgeva le sue mansioni professionali – ha scritto sempre su Twitter -. Un vero amico, strenuo difensore dell’ordine multilaterale e dei valori democratici. L’Ue è al fianco del popolo giapponese e del premier Fumio Kishida in questi tempi difficili. Vicinanza alla sua famiglia”. A lui si associa con un tweet la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola: “Assolutamente scioccata… I miei pensieri vanno a lui, ai suoi cari e a tutti coloro che sono in Giappone in questa giornata buia”.
Il primo ministro indiano, Narendra Modi, sui social si è detto “profondamente sconolto per l’attacco contro il mio caro amico Abe”.
La Cina si è detta “scioccata” per l’aggressione. “Ci auguriamo che l’ex primo ministro Abe sia fuori pericolo e si riprenda presto”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian, parlando nel briefing quotidiano.
Solidarietà arriva anche dalla Spagna: “Sconvolto dalla sparatoria dell’ex primo ministro del Giappone, Shinzo Abe. I nostri migliori auguri a lui e alla sua famiglia e la nostra totale condanna a questo vile attacco. La Spagna è solidale con il popolo giapponese in questi tempi difficili”, scrive il premier spagnolo, Pedro Sànchez, su Twitter.
I precedenti
Quello di Abe è solo l’ultimo degli attentati che hanno riguardato politici di rilievo in Giappone.
Nel 1992 un estremista di destra sparò alcuni colpi di arma da fuoco all’allora vice presidente del partito democratico, Kamemaru Shin, nella prefettura di Tochigi, senza tuttavia colpirlo.
Nel 1994, in un hotel a Tokyo il premier Hosokawa Morihiro venne sparato da un appartenente a un gruppo di estrema destra, ma rimase illeso.
Nel 2007 il sindaco della città di Nagasaki, Ito Itcho, morì durante un attentato organizzato da una banda criminale.
Un altro caso ha riguardato il direttore dell’Agenzia nazionale di polizia, Kunimatsu Takaji, nel 1995, che venne gravemente ferito da colpi di pistola sparati davanti la sua abitazione.
Regole rigide per la vendita di armi
A differenza degli Usa, per acquistare armi in Giappone è necessario passare rigorosi esami per accertare le proprie condizioni mentali, e in commercio sono consentiti soltanto alcuni tipi di fucili e carabine. Secondo i più recenti dati dell’Ocse, il tasso di omicidi in Giappone si assesta a 0,2 su 100.000 abitanti, contro lo 0,5 dell’Italia, e i 6 degli Stati Uniti.
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2022 Riccardo Fucile
ECCO LA BOZZA: COSI’ I PARTITI CORRONO DA SOLI, MODELLO PROPORZIONALE CON PREMIO DI MAGGIORANZA
La bozza della nuova legge elettorale è pronta. Roberto Calderoli, su input di
Matteo Salvini ed Enrico Letta, ha lavorato gomito a gomito con Dario Parrini, il presidente dem della commissione Affari costituzionali del Senato, per portare a casa il risultato. Che poi sia quello buono è tutto da verificare.
Ma “il dialogo c’è” con la Lega sulla riforma elettorale: ammette il segretario del Pd, convinto però che i tentativi da qui a fine estate potrebbero essere più d’uno. «C’è più di un’interlocuzione in corso», precisano dal Nazareno. L’importante è intanto avere aperto una breccia.
Proporzionale con premio di maggioranza
Archiviare le attuali regole di voto, il cosiddetto Rosatellum, è l’uscita di sicurezza per tutti i partiti, ormai insofferenti alla camicia di forza di coalizioni che sono campi di battaglia più che di alleanza.
Già prima delle amministrative qualcosa si è mosso, quando la travagliata partita del Quirinale aveva mostrato le difficoltà delle coalizioni. Dopo i ballottaggi di domenica 26 giugno, il lavoro di Calderoli e Parrini è diventato un testo che prevede la possibilità per ciascun partito di correre con le proprie insegne, un proporzionale quindi, che restituisca però con un premio la stabilità per governare.
Un premio piccolo, per evitare l’incostituzionalità già in passato segnalata dalla Consulta di disproporzionalità nell’assegnazione dei seggi.
La coalizione, se c’è, è resa evidente agli elettori con la sottoscrizione di un programma comune da parte delle diverse forze politiche. Ma come si scelgono gli eletti è la questione aperta: preferenze, listini corti, quale altra soluzione?
L’accelerazione dopo le fibrillazioni M5S
Nelle file dei progressisti, la scissione dei 5Stelle e il continuo bradisismo a cui Giuseppe Conte sta sottoponendo il governo Draghi, hanno provocato una accelerazione verso una riforma elettorale.
Letta per la verità, già da mesi faceva pressing per una legge proporzionale, fosse il “Brescellum” (la proposta ferma in commissione Affari costituzionali della Camera e cara ai 5Stelle) o qualsiasi altra soluzione. Aprire un cantiere di riforma elettorale è diventata una necessità, che però ha dovuto fare i conti con il muro alzato dal centrodestra, convinto di vincere facile insieme. Così dicono anche le simulazioni in mano ai leghisti.
Però il deterioramento dei rapporti tra Salvini e Giorgia Meloni rischia di impedire persino di percorrere l’ultimo miglio dei preparativi per le Politiche, ovvero la spartizione dei collegi uninominali. Il Rosatellum infatti, la legge attuale, è un mix di maggioritario (per 1/3 con collegi uninominali in cui è eletto il candidato di coalizione che ha avuto più voti) e proporzionale (per 2/3 ripartiti proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le soglie di sbarramento).
Gli accordi a destra si trasformerebbero in disaccordi profondi e paralizzanti. A sinistra si procede con semplici esempi: quanti elettori dem sarebbero disposti a votare, nel collegio x, il grillino Danilo Toninelli, ad esempio? E viceversa quanti grillini si convincerebbero a dare il loro consenso a Lorenzo Guerini, simbolo e bandiera per il Pd di Letta, ma non per i 5Stelle di Conte.
I partiti corrono da soli
Al di là delle contingenze ultime, fanno sapere dal Nazareno, che ripristinare una corsa elettorale in cui ciascun partito renda visibile la propria identità, funziona. Anche in vista di un fronte largo, di cui il Pd sia il pivot.
Calderoli, nella scrittura del testo, ha raccomandato “proporzionalità e ragionevolezza” del premio di maggioranza, perché ancora gli bruciano le bocciature della Consulta sul “suo” Porcellum.
Potrebbe essere dato all’insieme di partiti che già abbiano raggiunto il 45% di consensi. Infine, i tempi.
Ci sono, se c’è la volontà politica: è il leit motiv di chi sponsorizza questa nuovo modello elettorale.
Chi vuole la riforma elettorale e chi no
Fratelli d’Italia potrebbe essere d’accordo, nonostante l’avversione per il proporzionale, convinta dal premio di maggioranza e dalla possibilità di correre da soli ma poi di ritrovarsi insieme nel centrodestra.
I 5Stelle hanno sempre voluto una legge proporzionale. Come Articolo Uno e Sinistra italiana.
Anche un futuro polo centrista ne trarrebbe vantaggio. In verità tra i dem ci sono alcune perplessità. Il responsabile riforme Andrea Giorgis frena. Però i lavori sono ormai in corso.
(da La Repubblica)
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Luglio 7th, 2022 Riccardo Fucile
“LA RUSSIA DI OGGI E IL MEDIOEVO”
“Il concetto di assurdo non basta a descrivere la Russia di oggi: semmai serve quello di grottesco. Ma un grottesco al quadrato”. Lo scrittore “assurdista” Vladimir Sorokin ha la voce gentile e usa il linguaggio postmoderno, l’umorismo surreale e le immagini terrificanti che pervadono la sua produzione letteraria. È uno dei più grandi autori russi contemporanei, probabilmente il più popolare. “La Russia di Putin è il Medioevo e la sua guerra contro l’Ucraina è la guerra degli zombie contro il futuro”, afferma. “Se vincesse Mosca, il Medioevo potrebbe conquistare l’Europa”.
Nel suo romanzo più famoso, “La giornata di un oprichnik”, Sorokin immaginava la Russia del 2027 con a capo uno zar, strettamente alleata alla Cina e con un muro a dividerla dall’Occidente. Un Paese moderno e al contempo medievale, in mano ai pretoriani del sovrano, gli oprichniki — le famigerate guardie di Ivan il Terribile. Una distopia che, almeno in parte, sta diventando realtà. Speriamo che l’autore non sia stato preveggente anche nel suo ultimo libro, “Doktor Garin”, di prossima pubblicazione in Italia. Vi si racconta di un futuro in cui il mondo è in stato di guerra permanente, con attacchi nucleari a cadenza regolare. Mentre in un ospedale psichiatrico di lusso negli Altai vivono i pazienti Boris, Angela, Emmanuel, Silvio e…Vladimir. Che sa dire soltanto “non sono io”.
Sorokin ha 66 anni, non è mai stato un attivista politico ma nemmeno è mai andato d’accordo col Cremlino. Nel 2002 un gruppo giovanile pro-Putin gettò copie dei suoi libri in un enorme Wc di cartapesta davanti al teatro Bolshoi a Mosca. Poi lo scrittore fu formalmente accusato di pornografia per una scena erotica tra i cloni di Stalin e Khrushchev nel suo romanzo “Goluboe Salo” (Lardo blu). L’invasione dell’Ucraina è stata l’ultima goccia.
Fanpage.it ha raggiunto lo scrittore al telefono nell’appartamento che da tempo possiede a Berlino, dove è arrivato dalla Russia due giorni prima dell’inizio della guerra. “Ma non mi aspettavo l’attacco, non facevo Putin così folle”, spiega. Al momento non ha intenzione di tornare in patria.
Quanto c’è della Russia di Putin in “La giornata di un oprichnik”?
La realtà è sempre più dura della finzione letteraria. E la realtà russa, poi, esagera. Ma la natura del potere descritto nel libro è la stessa: è un potere medievale. La Russia di Putin è il nuovo Medioevo. E adesso questo Medioevo ha varcato il confine e ha iniziato un’espansione aggressiva verso l’Europa. In molti si sono stupiti della violenza delle forze militari di Mosca. Io no. Soldati, ufficiali e generali si identificano completamente con i guerrieri medievali
La sua scrittura spesso trasuda violenza. Perché?
Sono nato e cresciuto in un Paese fondato sulla violenza. La violenza è la metafisica della vita russa. Fin da piccolo mi sono chiesto perché i russi non possano farne a meno.
E si è dato una risposta?
Il nostro Stato nasce nel XVI secolo con Ivan il Terribile. Un sovrano crudele e paranoico che ha stabilito un principio tuttora vigente: il potere agisce come un invasore, un violento occupante dell’enorme territorio della Russia.
Nel libro, segreti inconfessabili uniscono gli oprichniki allo zar e tra di loro. Crede che esista qualcosa del genere, nell’entourage del presidente?
Hanno un solo segreto, Putin e i suoi: si son giurati di mantenere il loro potere. Ad ogni costo. Sono pronti a tutto, per farlo.
In un altro suo romanzo, “Telluria”, immagina l’Europa divisa in piccoli stati medievali. Crede che sia un rischio reale?
Questa guerra si sta trasformando in un conflitto contro l’intera civiltà occidentale. È una guerra tra passato e futuro. Putin, con il suo nuovo Medioevo, sta combattendo dalla parte del passato. L’ Ucraina e l’Europa combattono per il futuro. La Russia non può e non deve vincere.
In Italia e altrove in Europa, però, in molti danno ragione a Putin. L’anti-americanismo è diffuso. Si fanno appelli a uno stop degli aiuti militari all’Ucraina. I politici sovranisti ci vanno a nozze. Lo scenario di “Telluria” non sembra poi così fantasioso.
Se gli europei non aiuteranno l’Ucraina a vincere, allora le idee del nuovo Medioevo russo verranno iniettate nel corpo dell’Europa unita e come un acido inizieranno a distruggerlo. Anzi, più che di un acido si tratterebbe di veleno da cadavere. Perché la guerra di Putin è la guerra degli zombie. E per l’appunto il simbolo dell’”operazione speciale” di Putin è la lettera Z: sono gli zombie riemersi dal passato, a combattere contro gli ucraini.
Che Russia si immagina, dopo questa guerra?
La Russia è un Paese imprevedibile e il conflitto aggiunge ulteriore incertezza. Ma ho la sensazione che il regime di Putin sia entrato nella fase finale. Penso che il suo sviluppo abbia raggiunto il limite. E che questa guerra sarà la sua fine.
E potrebbe essere una fine apocalittica? Nel mondo del suo ultimo libro, “Doktor Garin”, la guerra nucleare è diventata la normalità. Putin, messo alle strette, potrebbe usare l’atomica?
In teoria sì, perché in tutti questi 20 anni ha coltivato e fatto crescere il ricatto nucleare. In pratica, non ne sono sicuro. Perché Putin ha l’etica del teppista da strada, che dice a tutti di avere un coltello in tasca e minaccia di usarlo ma difficilmente lo farà. Altrimenti lo avrebbe fatto subito e senza dire una sola parola.
Qual’è l’ideologia di Putin? A volte sembra uno zar “liquido”, che risponde alle paure createsi in Russia nei caotici anni immediatamente successivi alla dissoluzione dell’Urss, più che seguire una sua dottrina o una vera strategia politica.
Indubbiamente al Cremlino sono neo-imperialisti e vogliono la rinascita dell’impero russo. Però la politica di Putin è eclettica. Lui non segue un’ideologia. Ha molti modelli: gli zar ma anche Stalin, Brezhnev, Andropov. Da ognuno coglie una sfumatura diversa. La base su cui fa affidamento, tuttavia, resta la piramide del potere russo così come fu creata nel Medioevo: una struttura al cui vertice è il sovrano protetto dalle sue guardie armate. E in basso non ci sono cittadini ma sudditi.
E secondo lei questa “piramide” del potere è sempre rimasta la stessa? Non è una forzatura, la sua? Siamo nel Ventunesimo secolo, anche in Russia. A Mosca non mi sento certo nel Medioevo.
Nel corso dei secoli son cambiate le facciate ma non la struttura. Sotto Stalin la facciata era di cemento. Con Putin è di plastica e di materiali moderni.
Perché per Putin è così importante l’Ucraina? Sembra proprio ossessionato.
Putin odia l’Ucraina e gli ucraini in modo patologico, perché hanno scelto un percorso democratico di sviluppo. Il futuro invece del passato. E in Ucraina tutti parlano russo. È un modello in scala ridotta della Russia. Ma non autoritario. Ai russi potrebbe venir voglia di copiarlo. L’esistenza del “modello ucraino” provoca paura e odio, in Putin.
La maggior parte dei russi la pensa come il presidente, secondo i sondaggi.
Per 20 anni il reattore nucleare della propaganda ha funzionato a pieno regime irradiando la popolazione con slogan neo-imperialisti. L’80 per cento degli irradiati ha subito mutazioni: ha il cervello deformato dalla propaganda.
Il sociologo Lev Gudkov sostiene che il cosiddetto “Homo Sovieticus”, cinico e conformista perché deve sopravvivere in un ambiente totalitario, non si è mai estinto e prospera nella Russia di Putin. Ha ragione?
Lo definirei piuttosto “uomo post-sovietico”. Ma si è risvegliato. Yeltsin commise un grave errore a non seppellire il cadavere dell’Urss, al contrario di quel che fecero Germania e Italia con nazismo e fascismo. Noi ci siamo limitati ad abbandonare il passato sul terreno, pensando che il cadavere marcisse da solo. Invece si è alzato, si è trasformato in uno zombie e ora vaga non solo per la Russia ma anche oltre confine, spaventando l’Europa.
Quest’anno usciranno edizioni in lingua inglese dei suoi romanzi, “Telluria” e “Serdtsa Chetyrekh” (I loro quattro cuori), per la traduzione del giovane talento Max Lawton, secondo cui lavorare con lei — mi ha detto — “è come suonare jazz con Miles Davis”. Poi ci saranno oltre al “Doktor Garin” in italiano, altri sei titoli in inglese nei prossimi tre anni, sempre con Lawton. Lei sta andando per la maggiore. Lavora a qualcosa di nuovo?
Non ancora. Quando è in corso una guerra, la letteratura di solito tace. La guerra è più forte di tutto. I grandi romanzi sulla guerra son stati scritti dopo. Ora è solo il momento di rattristarsi. E preoccuparsi.
(da Fanpage)
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Luglio 7th, 2022 Riccardo Fucile
FINALMENTE I TURISTI AVRANNO ASSISTENZA IN BIGLIETTERIA
L’assemblea sindacale in programma da oggi a sabato per due ore al Maschio
Angioino è stata revocata. I dipendenti hanno vinto: avranno un interprete per i turisti di lingua straniera.
Un incontro tra i dirigenti dell’assessorato alla Cultura di Napoli e la Funzione Pubblica della Cisl ha risolto la vicenda. Che era iniziata un paio di giorni fa con la convocazione dell’assemblea.
Che i lavoratori del Castel Nuovo avevano voluto per cristallizzare la situazione paradossale: all’entrata lavorano abitualmente quattro dipendenti comunali delle categorie operaie.
Si tratta di ex Lsu (lavoratori socialmente utili) che ricoprono compiti e mansioni che vanno oltre quelli del loro contratto. Devono emettere biglietti con il Pos, chiudere la cassa e fare i conteggi.
Il sabato, quando gli amministrativi dei piani superiori del Maschio Angioino non sono presenti, non c’è nessun referente. Ora, spiega oggi il Mattino, tutto cambierà: entro fine mese la biglietteria avrà un interprete.
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2022 Riccardo Fucile
FORMALMENTE LA SCADENZA PER OTTENERE LA PENSIONE È FISSATA AL 23 SETTEMBRE, QUANDO LA LEGISLATURA TOCCHERÀ I QUATTRO ANNI, SEI MESI E UN GIORNO… IN REALTÀ GIÀ ORA DEPUTATI E SENATORI SONO GARANTITI
Formalmente la scadenza per ottenere la pensione è fissata al 23 settembre, quando la legislatura toccherà i quattro anni, sei mesi e un giorno necessari a far scattare gli emolumenti dopo i sessant’ anni.
In realtà già ora deputati e senatori uscenti sono garantiti, perché la legge prescrive che resteranno in carica fino alla prima seduta del prossimo Parlamento. E anche se le Camere venissero sciolte oggi, tra il periodo di campagna elettorale, il giorno del voto e l’insediamento dei nuovi rappresentanti del popolo, passerebbero almeno ottanta giorni.
Così la meta tanto ambita è stata di fatto raggiunta.
E insieme ad essa cade l’argomento che in questa fase ha tenuto banco nel Palazzo, al punto da essere elevato a fattore politico: la tesi cioè che nessuna mossa di partito avrebbe potuto portare alla caduta delle Camere fino a settembre, in nome degli interessi (personali) dei singoli parlamentari.
Che di qui in avanti saranno sicuri di intascare mille euro al mese per ogni legislatura completata. Insomma, l’alibi del vitalizio non c’è più. Ma questo non inciderà sul timing di Palazzo Chigi, perché – spiega un esponente dem – «nessun partito della maggioranza ha la forza di mandare anzitempo a casa Draghi».
A prescindere da quanto farà il M5S. Il modo in cui il capo dei grillini sta muovendo contro il premier è «la scopiazzatura della strategia con cui Renzi lo mandò a casa un anno e mezzo fa», racconta un ministro che sedeva anche nel Conte-bis: «Conte ha esordito alzando il tono dello scontro. Poi ha chiesto un segno di “discontinuità” al governo e infine ha presentato un documento a Draghi. Proprio come fece Iv prima di ritirargli la fiducia».
Ma un conto sono gli atti, un conto la capacità di gestirli politicamente, portandosi dietro tutti i grillini. E l’ex premier manifesta questi limiti: più che un leader è il «portavoce» di due diverse e contrapposte istanze nel Movimento. È chiaro che presto o tardi le tensioni nei Cinque Stelle si scaricheranno sui vertici del partito o sull’esecutivo. Ma anche nel caso in cui Conte rompesse con il governo non sarebbe scontata la fine della legislatura.
Già nel Pd si nota una differenza d’impostazione tra Letta e Franceschini: la scorsa settimana il segretario ha annunciato che «se il M5S uscisse dalla maggioranza si andrebbe alle urne», mentre il ministro ha detto che «se il M5S uscisse dalla maggioranza non si potrebbe più fare l’alleanza».
E ieri alla riunione dei deputati dem, quando la capogruppo Serracchiani ha riproposto la tesi di Letta, nella sala è stato tutto uno scambio di sguardi e di sorrisi. «Ma chi ci crede che il nostro partito darebbe il benservito all’uomo della Bce per andare alle elezioni?», ha commentato uno dei partecipanti: «Zingaretti ci provò due volte. E prima nacque il Conte-bis, poi arrivò Draghi».
Una cosa è certa: qualora il Movimento rompesse con Palazzo Chigi, la Lega non si muoverebbe e lascerebbe al Pd la prima mossa. Su questo punto almeno Salvini e Giorgetti hanno raggiunto un compromesso. Per tutta una serie di ragioni il Capitano non può e non vuole intestarsi la paternità del voto anticipato: intanto mira a difendere i consensi del suo partito, che per quanto in calo rappresentano una dote ben maggiore di quella di cui dispone Conte; eppoi non intende prestare il fianco a Meloni, che aspetta di infilzarlo con un «finalmente» per sottolineare il fallimento delle larghe intese.
Semmai il Carroccio si appresta ad alzare di più i decibel nella maggioranza per mostrarsi incisivo e determinante sui provvedimenti di governo. Ieri i capigruppo leghisti hanno puntato l’indice contro la norma sul «de minimis» legata al tetto dell’energia. E subito dopo il ministro Giorgetti ha chiesto all’Economia di «correggere urgentemente il testo». Il nodo dei vitalizi è sciolto. Quello politico resta intatto.
(da il Corriere della Sera)
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